Il grande sconfitto di queste elezioni presidenziali non è il Partito Democratico né Hillary Clinton. Sconfitto è il mondo dei media tradizionali, quello dei giornali e delle televisioni. I media di tutto il mondo hanno messo in campo ingenti risorse per coprire la campagna elettorale di Donald Trump e Hillary Clinton, un testa a testa che da tempo non si vedeva.

Dal New York Times al Wall Street Journal, tutte le testate più importanti si erano schierate a sostegno della Clinton, appoggiandola fino all’ultimo e dando risalto ai sondaggi a lei favorevoli. Ma alla fine ha vinto Trump. Viene quindi spontaneo chiedersi: che influenza hanno realmente i media sull’opinione pubblica?

Negli ultimi mesi la copertura dei media è stata unita nell’osteggiare Trump, con articoli dettagliati di inchiesta e commento che hanno scandagliato a fondo la vita del candidato repubblicano, mettendo in luce le sue contraddizioni e condannando le sue dichiarazioni come sessiste, razziste e xenofobe. Hanno passato al setaccio i suoi affari e i suoi progetti immobiliari, i suoi casinò e i suoi “magheggi” fiscali. Eppure, alla fine, gli americani hanno scelto lui.

La lontananza tra i media mainstream e l’opinione pubblica la si spiega in parte con la sempre maggiore influenza dei social network, che Trump ha curato in modo particolare, facendone una parte importante della sua campagna elettorale. I grandi editori sono sempre più lontani all’americano medio che, secondo i recenti studi, controlla undici volte al giorno i social network e legge da qui le notizie.

Quanto accaduto potrebbe significare che, in futuro, probabilmente ci sarà una diminuzione della spesa in annunci elettorali sui media tradizionali e un parallelo aumento degli investimenti sui social media. Questo potrebbe avere un notevole effetto negativo sugli editori, in particolare quelli  locali che, a loro volta, si troverebbero ad avere meno risorse, e quindi a fare ulteriori tagli dell’organico, indebolendo ulteriormente le loro testate, che diventerebbero ancora meno influenti. Insomma, un circolo vizioso da cui sembra difficile uscire.

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