Un piccolo lembo di terra che unisce due continenti, l’America del Nord e l’America del Sud, attraversato da uno dei canali più importanti dell’emisfero, in grado di unire l’oceano Atlantico e il Pacifico. Si tratta di una vera e propria sfida, quella tra Stati Uniti e Cina, per riuscire ad imporre la propria egida su Panama e sul suo Canale.

Nel discorso del suo insediamento, Donald Trump ha nuovamente aperto il dibattito, con toni accesi ed intimidatori. Non certo da «pacificatore», come si è presentato parlando alla Rotonda del Campidoglio: «La promessa di Panama è stata spezzata. Lo scopo del nostro patto e lo spirito del trattato sono stati completamente violati. Le navi americane sono sottoposte a tariffe altissime e non sono trattate equamente. Soprattutto c’è la Cina a operare nel Canale di Panama. Ma noi non l’abbiamo dato alla Cina, l’abbiamo dato a Panama e ce lo riprenderemo».

Il Canale, costruito all’inizio del secolo scorso dagli Stati Uniti, è stato poi ceduto a Panama nel 1999 per effetto del trattato – cui faceva riferimento il magnate – firmato da Jimmy Carter. Secondo il neopresidente, gli accordi sono stati calpestati dalla Repubblica panamense, colpevole di aver agevolato i mercati cinesi. Il Presidente José Raùl Mulino ha respinto «nella loro interezza» le parole del tycoon: «Non vi è alcuna presenza di alcuna nazione al mondo – ha aggiunto – che interferisca con la nostra amministrazione».

In passato il Donald Trump ha più volte soffiato sul fuoco del conflitto. In ogni intervento non ha mai negato l’uso della forza per un’eventuale riconquista del Canale di Panama. «Non posso dare garanzie su nessuna delle questioni – aveva detto – ma posso dire questo: ne abbiamo bisogno per la sicurezza economica. Il Canale di Panama è stato costruito per i nostri militari. Potrebbe darsi che dovrò fare qualcosa». I cittadini panamensi, memori di queste dichiarazioni, hanno reagito all’insediamento con una manifestazione anti-Trump: durante le proteste una bandiera statunitense è stata bruciata.

Negli ultimi dieci anni l’influenza cinese in America latina è diventata sempre più minacciosa per gli Stati Uniti. In particolare su Panama, che dal 2017 ha stretto forti rapporti commerciali con il mondo asiatico. Talmente stretti da arrivare a disconoscere l’indipendenza di Taiwan. L’anno successivo un funzionario del dragone, Qui Yuangping, in visita a Panama ha dichiarato che «l’istituzione di relazioni diplomatiche con Panama è stato il più importante risultato diplomatico per la Cina» di quell’anno.

Nonostante numerosi rallentamenti dovuti ai cambi di presidenza – una buona notizia per gli Stati Uniti – si stima che a Panama operino circa 40 aziende di stampo cinese, in settori come la finanza, le telecomunicazioni e la logistica: una pessima notizia per Washington. Soprattutto se si considera che la Cina è anche il secondo maggiore utilizzare del Canale di Panama, rappresentando il 21,4% delle merci che transitano attraverso questa via marittima.