L’arte di strada chiusa in un albergo di lusso. In mostra in un museo. Può sembrare una contraddizione ma forse è solo il riflesso dell’evoluzione costante del concetto stesso di street art. Se in origine le strade e i muri erano semplicemente lo scenario, o meglio, la cornice di un graffito illegale, oggi la città ha iniziato a modificare le proprie dinamiche sia sociologiche che urbane sfruttando il lavoro degli artisti quasi al pari di quello dei progettisti. È così che la pensa Daniele Decia, fondatore della Galleria Question Mark e curatore del Nyx Milan Hotel, un albergo vestito da museo con le opere di 13 street artist di fama internazionale. «Niente ghirlande o fiorellini dipinti che piacciono all’arredatore, solo la libera interpretazione dello spazio da parte dell’artista» spiega Decia. Che prosegue: «È stato fatto uno studio dello spazio per unire il muralismo con il design d’interni, senza vincoli poetici se non il richiamo alla strada». E così gli spazi notoriamente anonimi di un hotel metropolitano hanno preso vita, ospitando graffiti, pavoni, scimmie, volti, lettere e geometrie colorate. Dalle colonne al tetto, dalle cucine alle stanze tutto è in vero stile urban street. Niente ghirlande o fiorellini dipinti che piacciono all’arredatore, solo la libera interpretazione dello spazio da parte dell’artista

Del resto, se una delle colpe spesso rimproverate all’architettura contemporanea è quella di essere solo un accattivante esercizio “di facciata”, si deve ammettere che l’arte urbana che di fatto vive proprio sugli edifici possa essere considerata anche attraverso la sua componente urbanistico-architettonica. Ma come può un’opera, per importante che sia, influenzare addirittura l’evoluzione urbana di una metropoli? Bisogna chiarire cosa si intende quando si dice street art. Oggigiorno quando ci si riferisce alla street art spesso non si intende più quel movimento di contro-cultura underground fortemente osteggiato dall’opinione pubblica. Al contrario, questa forma d’arte è ormai diventata quasi ovunque un’espressione consolidata del mainstream ed è anzi sempre più spesso una risorsa alla quale le autorità stesse ricorrono. «Il nostro obiettivo è quello di rivoluzionare la tradizione dell’art hotel, declinandolo in chiave street», sottolinea la responsabile Linda Mariotti.

Appena si entra nella hall si viene accolti dalle sculture degli Urbansolid che introducono l’ospite in questo mondo colorato e suggestivo, ben diverso dal grigiore di piazza IV Novembre che ci si lascia alle spalle varcando la porta dell’albergo. L’edificio è una torre di 12 piani ex Philips a due passi dalla Stazione Centrale ; di fatto, la struttura torna a vivere con le opere di questi giovani artisti che hanno messo la loro arte in una location a 5 stelle, per far conoscere il mondo dei writers a persone che faticano ad accostarvisi. Dormire qui sarà un po’ come trovarsi nel remake di Una notte al museo. Infatti, questo posto ha tutta l’aria di essere una mostra permanente piuttosto che un hotel del centro.

L’esperienza è totalizzante, tutto è colore e movimento: dai graffiti 3D del patio firmati da Yama11, Peeta e Joys della Ead Crew, fino alla parete dell’ultimo piano siglata da Neve, dove una donna tiene tra le sue mani la città che si intravede aprendo la porta della terrazza. Chi prende l’ascensore per l’undicesimo piano trova ad accoglierlo la scimmia di Jair Martinez, mentre chi si ferma al quarto rimane colpito dai colori sgargianti dei fascioni di Seacreative, realizzati con una tecnica particolare che rende l’idea di più fogli da disegno sovrapposti. Poi, piume di pavone dorate sulle scale, volti e labbra che si accavallano sul corridoio, forme geometriche che nascondono la firma davanti alle stanze. Ogni piano ha un nome diverso, dedicato a esperti del lettering, artisti figurativi e astratti, scultori e illustratori come Orion, Etnik, Skan, Andrea Casciu, Corn79, Moneyless. La rosa degli street artist e dei writer scelti da Decia è variegata: lui ha selezionato gli artisti e poi ha dato loro carta bianca. A ognuno ha chiesto di disegnare quello che più avrebbero voluto far vedere. Il risultato è stato sorprendente: spazi completamente plasmati dall’arte e dal colore, con graffiti tridimensionali e colonne ognuna diversa dall’altra. I disegni geometrici e i toni sgargianti hanno conferiscono maggior profondità all’ambiente. Lo studio dello spazio fonde il muralismo con il design d’interni, senza altri vincoli poetici se non il richiamo alla strada. Decia ha chiesto agli artisti di preparare un paio di bozzetti da far vedere a Iris Barak, co-curatrice del progetto, e, una volta approvati, si è passati all’azione. I lavori sono incominciati a dicembre e Nyx Milan Hotel è quasi pronto ad aprire le proprie porte al grande pubblico,mancano solo gli ultimi ritocchi. E tra scatoloni, scale e trapani, spiccano i colori vivi e i motivi geometrici dell’ingresso, mentre gli artisti decorano gli ultimi graffiti. Spazi completamente plasmati dall’arte e dal colore, con graffiti tridimensionali e colonne ognuna diversa dall’altra

Tutto è quasi pronto ma sono ancora molti gli interrogativi ancora aperti su come organizzare la fruizione di questo albergo-museo. Se è certo che al pian terreno ci sarà spazio per esposizioni di arte contemporanea aperte alla città, l’accessibilità dei piani al pubblico è ancora in dubbio. L’idea di Decia è di organizzare visite guidate per dare la possibilità di ammirare le opere anche a chi non alloggia nell’hotel. D’altra parte la vocazione museale di questo luogo è forte, basti pensare che accanto ad ogni opera è posta una breve biografia dell’artista, la spiegazione dell’opera e qualche foto di altri interventi già eseguiti in giro per il mondo. Proprio come accade in ogni museo che si rispetti. Non solo. «Il Nyx Milano andrà oltre, offrendo un’esperienza sensoriale completa al pubblico – spiega Decia–. A partire dall’olfatto, con una fragranza distintiva che caratterizzerà tutti gli ambienti dell’hotel. Poi il gusto, con una proposta che sarà ispirata anche in questo caso alla strada e ai suoi cibi. E ancora l’udito, con dj set che animeranno la struttura almeno tre giorni a settimana”. L’intenzione è quella di portare la strada nell’hotel e in qualche modo l’hotel in strada, trasformandolo in un nuovo punto di attrazione per turisti e milanesi».