Milano non è una città per ciclisti. Basta girare mezza giornata per rendersi conto che chi si sposta su due ruote in città non ha vita facile. Non è solo una questione di lunghezza delle piste ciclabili, ora lunghe 140km e che dovrebbero arrivare a 240km entro il 2015. Il problema è che è quasi impossibile percorrere più di cento metri senza trovare un ostacolo. Che siano le macchine in sosta selvaggia sui percorsi o le stesse piste interrotte improvvisamente poco cambia: il ciclista è costretto a reimmettersi nel flusso del traffico. Succede ovunque: in via Melchiorre Gioia come nella centralissima circonvallazione interna.

Per migliorare la situazione, in alcune parti delle città il Comune aveva installato dei paletti per impedire l’invasione delle corsie per le due ruote. Tuttavia la soluzione è durata pochi mesi: le barriere, infatti, sono state distrutte dall’inciviltà di alcuni automobilisti; si è ricominciato a posteggiare e le lamentele dei ciclisti sono rimaste inascoltate. D’altronde se c’è chi scambia le ciclabili per parcheggi gratuiti, non mancano i motociclisti che le sfruttano come corsie a scorrimento veloce. «Tutto ciò avviene perché non ci sono abbastanza controlli da parte della Polizia Locale» sostiene Eugenio Galli, presidente di Ciclobby.

Come spesso accade, infatti, per far rispettare le regole serve una tragedia. È il caso di via Solari, dove nel novembre del 2011 il dodicenne Giacomo Scalmani ha perso la vita. Bastò una macchina in doppia fila e uno sportello aperto all’ultimo momento, perché il giovane fosse travolto da un tram. Da allora la situazione è radicalmente cambiata. «I vigili sono diventati molto severi – afferma un residente – e di macchine in strada non se ne vedono più». Nella prima metà del 2014, secondo l’assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran, «potrebbero partire i lavori per il progetto realizzato in collaborazione con i cittadini della zona: un insieme di ciclabili e Zone30».

Tuttavia non mancano tratti più funzionali e sicuri, come il collegamento tra parco Sempione e piazza Amendola o i quattro chilometri lungo il naviglio della Martesana. Ma anche qui bisogna fare i conti con una scarsa manutenzione: spesso la segnaletica a terra è così rovinata da non essere più visibile e talvolta le radici degli alberi invadono le piste rendendole sconnesse. Ci si dimentica facilmente che la realizzazione di nuove infrastrutture non può sostituirsi al miglioramento di quelle già esistenti.

«Sforzi se ne sono fatti – è il parere di Galli – ma se aumentano i ciclisti non aumenta sufficientemente l’offerta di ciclabilità da parte dell’amministrazione comunale». A cominciare dall’informazione: basti pensare che sul sito del Comune di Milano, nella sezione Milano in Bici, la mappa della rete ciclabile è aggiornata a fine 2011.