L’obiettivo è ambizioso: fare in modo che i soldati possano comunicare tramite il pensiero. Nessuna ricetrasmittente, nessun telefono, niente codici da interpretare e nessun rischio di essere intercettati. Soltanto la tecnologia necessaria che potrebbe cambiare in modo radicale la stessa natura della guerra. Una svolta, quindi, nel decodificare alcuni segnali del cervello che potrebbe essere il primo passo verso un futuro in cui i soldati, durante un’operazione militare, riusciranno a parlarsi col pensiero.
È ciò che negli Usa una ricerca finanziata dallo US Army Research Office sta cercando di ottenere dopo aver separato con successo i segnali del cervello che influenzano le azioni o i comportamenti dai segnali che invece non lo fanno. Usando un algoritmo e modelli matematici complessi, infatti, il gruppo di ricerca è riuscito a «interpretare i segnali, non solo a individuarli», ha detto Hamid Krim, un program manager del Laboratorio.
L’idea è quella di fare in modo che la tecnologia riesca a dare dei riscontri al cervello umano in modo tale da permettere al soldato di fare l’azione corretta prima che succeda un determinato evento. Insomma, un modello perfetto per proteggere la vita dei soldati e ridurre al minimo i rischi.
Krim ha cercato di spiegare la questione sottolineando gli aspetti positivi, anziché quelli chiaramente distopici, di una innovazione applicabile non soltanto all’ambito militare. «Immaginate due persone in un teatro che parlano tra di loro senza proferire una sillaba», afferma Krim. «Quindi ci siamo io e te in un teatro e dobbiamo dirci una cosa. Io parlo al mio computer – che può essere nella tasca, può anche essere il mio cellulare o qualsiasi altra cosa – e poi quel computer parla al tuo computer il quale trasmette il messaggio a te».
La portata dell’innovazione è ovviamente rivoluzionaria. Si parla di congegni tecnologici che non avranno bisogno di comandi manuali per essere attivati. Quando il manager Krim dice di “parlare” al computer, infatti, intende comunicare attraverso il pensiero. Un comando istantaneo che, attraverso algoritmi e modelli matematici in grado di decifrare i segnali, arrivi direttamente alla mente del commilitone grazie alla tecnologia. La straordinaria intuizione, applicata all’ambito militare, avrebbe non soltanto il vantaggio di velocizzare le comunicazioni tra i soldati, ma anche di renderle potenzialmente indecifrabili per il nemico. Qualsiasi tentativo di intercettazione dei comandi o delle tattiche dello schieramento avversario sarebbe vano.
Il prossimo passo, ha detto Krim, potrebbe essere quello di decifrare altre categorie di segnali che impartiscono ordini al cervello in modo tale che il computer possa essere in grado di interpretarli e conoscere così i pensieri dei soldati. «Tu puoi leggere una cosa – ha sostenuto il program manager – ma questo non vuol dire che sia in grado di capirla».
Il programma è stato guidato dai ricercatori della University of Southern California, ma ha coinvolto anche numerose università nel Regno Unito, come quella dell’Essex, Oxford e l’Imperial College. In cinque anni il Laboratorio ha messo a disposizione degli scienziati 6.25 milioni di dollari.