Brent partiva, armato di telecamera e delle sue storie, con il suo sguardo fantastico sulla realtà”. Così il giornalista Mattia Ferraresi ricorda Brent Renaud, suo compagno di classe durante il periodo alla Nieman Foundation di Harvard.

Brent, giornalista e fotoreporter, si trovava in Ucraina al fronte, per lavorare ad un progetto sui profughi per Time Magazine. Sul ponte di Irpin è stato colpito alla nuca da un proiettile dei soldati russi. È stato il primo giornalista occidentale a cadere durante il conflitto ucraino. Con lui c’era anche il collega Juan Arreondo, che è sopravvissuto.

“Ho conosciuto Brent e Juan nel 2018, quando siamo stati ammessi in un programma alla Nieman Foundation – racconta Ferraresi – eravamo una classe di 27, abbiamo costruito rapporti e amicizie molto profonde. Al di là della collaborazione personale, ci sentivamo come una famiglia”. Un ambiente di giovani giornalisti, con tante idee e progetti in mente. “Non ho collaborato direttamente con Brent, ma seguivamo i corsi e lavoravamo ai nostri progetti. Paradossalmente sono diventato suo amico proprio perché non eravamo costretti a collaborare”. A fine programma ognuno ha preso la propria strada, fino ad arrivare al tragico epilogo. “L’ultimo contatto che abbiamo avuto è stato quando Brent aveva deciso di partire per l’Ucraina ed era in cerca di un fixer. Il collega Juan aveva deciso all’ultimo di seguirlo”.

Sul piano professionale, Brent collaborava con il fratello Craig da anni. “Brent era riservato, timido. La sua presenza in una stanza non si sentiva, ma quando diceva una parola era molto profondo e serio, ed era in grado di attirare l’attenzione. Al contrario, Craig era molto estroverso”. Le loro differenze caratteriali formavano un team in grado di lavorare molto bene assieme: Craig si occupava della promozione dei prodotti, mentre a Brent piaceva stare sul campo. Questa peculiarità traspare nei loro progetti, come in Advice from a grandma beauty queen, un breve video reportage realizzato dai fratelli per il NY Times. Racconta di quando la loro nonna, ultranovantenne, è stata incoronata Miss Arkansas. Il suo consiglio di vita? “Amate le persone”. Pur nella sua semplicità e brevità, la storia riesce a scaldare il cuore, e a far comprendere la straordinaria umanità dei fratelli Renaud, e della loro capacità di entrare nella vita delle persone per raccontare le loro storie.

Il giornalista Mattia Ferraresi ricorda: “Brent era riservato, timido. La sua presenza in una stanza non si sentiva ma quando diceva una parola era molto profondo e serio, ed era in grado di attirare l’attenzione”

Infatti, “Brent sosteneva che non bastava guardare le persone, bisogna voler loro bene, affezionarsi a chi si decide di raccontare”. Nel corso dei loro documentari e riprese, i fratelli Renaud trascorrevano intere giornate con le persone che intervistavano. In questo modo instauravano fiducia ed empatia, che si prolungavano negli anni. “Questo è in contraddizione con un’idea comune, secondo la quale il giornalista deve tenere una certa distanza dai soggetti che si raccontano” continua Ferraresi. Il modo di lavorare di Brent riusciva ad abbattere anche questo stereotipo: “aveva grande umanità e capacità di fare domande perfette. Allo stesso tempo, sapeva quando era necessario stare in silenzio, in compagnia delle persone. Non faceva grandi distinzioni tra piano personale e quello professionale”.

E così il modo migliore per ricordarlo e per onorarlo, dato il suo carattere introverso, è quello di “guardare i suoi progetti e diffonderli il più possibile. Dentro i lavori di Brent traspare il suo animo profondamente buono e puro”. Non ci sono filtri, non ci sono abbellimenti. Solo una visione profonda ed onesta della realtà, un reportage umano del mondo e delle situazioni che ci circondano. “I suoi lavori sono una testimonianza diretta, una via d’accesso per vedere il mondo con i suoi occhi” conclude emozionato e sorridente Ferraresi, ricordando l’amico e collega recentemente scomparso. Una morte avvenuta mentre Brent stava facendo ciò che amava di più: raccontare le storie degli ultimi da vicino con empatia e umanità.