Con 181 gallerie partecipanti provenienti da 28 paesi, ancora una volta alla 28esima edizione della Fiera internazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Milano, artisti contemporanei ed emergenti hanno dimostrato attraverso le loro opere, quanto sia importante la fruizione dell’arte in una società come quella in cui viviamo, sempre più individualista e sempre meno riflessiva. L’esposizione, diretta da Niola Ricciardi e realizzata da Fiera Milano in collaborazione con Gruppo Intesa Sanpaolo, sarà visitabile per l’intero weekend fino alle 19.30 del 14 aprile.

Con un importante riferimento al cantautore, esploratore e artista Franco Battiato, il titolo che è stato scelto per questa edizione è NO TIME, NO SPACE . Il fil rouge di quest’anno è percepibile sin dal principio del percorso espositivo: allargare fino ad eliminare completamente ogni confine spaziale e temporale.

In occasione del MIART, il padiglione 4 dell’Allianz MiCo in viale Scaramposi, – raggiungibile con la metropolitana 5 – è stato suddiviso in cinque sezioni separate che si fondono nello spazio ricreando un insieme armonico. La suddivisione degli artisti, delle gallrie e dei divulgatori dell’arte è basata su colori differenti: rosso con “Emergent“, viola con “Estabilished“, lilla con “Timescape“, verde con “Portal“, grigio con “Editions” e giallo con “Magazines“.

(ROSSO) Una volta varcata la soglia di ingresso del padiglione, la prima sezione ad essere presentata, curata da Attilia Fattori Franchini scrittrice e curatrice indipendente viennese, è “Emergent” che quest’anno accoglie 23 realtà provenienti da tutto il mondo. Tra le più raffinate ed impattanti, sono le opere di Michele Gabriele, presentate dalla galleria newyorkese ASHES/ASHES.  Attraverso i suoi dipinti e le sue sculture aliene –  ingessate e con le pinne ai piedi -, l’artista cattura l’attenzione dei visitatori catapultati in un mondo fatto di estraneità ma anche di sofferenza e solitudine.

E ancora, la mostra personale dell’artista tedesco Robert Brambora, presentata dalla galleria parigina Sans titre, unisce due serie complementari di lavori sviluppati dall’artista: paesaggi urbani contemporanei si sovrappongono a sculture in ceramica dall’aria contemplativa. Le opere sono completate da una carta da parati che invita ad un dialogo sui contrasti presenti nel mondo contemporaneo.Ispirata al romanzo Le città invisibili di Italo Calvino, la serie di dipinti su legno di Brambora ritrae paesaggi urbani avvolti dallo smog che evocano gli effetti del cambiamento climatico. I dipinti richiamano alla memoria ambienti surreali e fantascientifici, suscitando solitudine e desolazioni: “aspetti familiari a chi abita i vasti e impersonali paesaggi urbani delle città capitaliste contemporanee”, dice Brambora raccontandoci le sue opere. Su alcuni dei dipinti, si depositano frammenti di testi digitali e pubblicità provenienti dal futuro generate con l’uso dell’intelligenza artificiale, mentre l’immersiva carta da parati dello stand, disegnata dallo stesso Brambora, ritrae lingue che si intrecciano e simboleggiano la diabolicità e il tumulto degli ambienti urbani. In contrasto con le immagini appena descritte, altre opere completano l’istallazione: grandi orecchie dorate di ceramica che curiosamente trasmettono un senso di serenità e quiete.

(VIOLA) Proseguendo verso la sezione principale di Miart, “Estabilished” ospita  gallerie  di diversa nazionalità, le cui opere dalla contemporaneità raggiungono i primi anni del Novecento. Non può non incuriosire il progetto presentato da Primo Marella Gallery che, attraverso i continenti – dall’Asia all’Africa, all’Europa -, fonde stili e forme comunicative diverse. Tra gli artisti, in ordine compaiono Tegene Kunbi, Godwin Champs Namuyimba, Youki Hirakawa,Hako Hankson, Willem Harbers.

Innovative e fuori dalle righe sono anche le opere presentate da Prometeo Gallery. Dagli arazzi con volto di donna dell’artista e giornalista curda Zehra Dogan alla scultura intitolata “Il bugiardino” di Christian Fogarolli; dalla serie di cotone insanguinato di Filippo Berta dal titolo “Vietato toccare” all’intimo scatto “Limbo” della guatemalesca Regina Josè Galindo.

Importanti da annoverare sono anche Galleria Lia Rumma con l’opera di Marina AbramovicMeasuring Body Heat, from the series With Eyes Closed I See Happiness” del 2012 e Galleria Continua con il vaso scolpito di Hans Op De Beeck e le morfologie eoliane di Loris Cecchini.

Sempre una grande certezza è rappresentata dalla Galleria TornabuoniArte, fondata da Roberto Casamonti negli anni Ottanta e specializzata in opere d’arte italiane postbelliche. Marina Apollonio, Giorgio De Chirico in serie, Lucio Fontana, Joan Mirò, Francesca Pasqualini sono solo alcuni dei grandi artisti presentati nello spazio espositivo, dedicato ad un colosso italiano del mercato dell’arte.

Multiculturale, originale ed impattante anche l’istallazione di Galleria Simondi. Artiste con stili e provenienze diverse ma accumunate dalla necessità di esprimere il proprio “io” e affermare la propria esistenza culturale danno origine ad una sinergia artistica degna di nota. Tra le opere, si possono ammirare le creazioni di Fatma Bucak che, con I do smell war” – avendo vissuto in contesti di guerra -, esplora le condizioni concettuali ed ideologiche dei confini, in ogni loro sfaccettatura dall’oblio alla propaganda, dalla censura al consenso passivo.  Emily Jacir  con Noi” si concentra sulla trasformazione, sulla traduzione della lingua araba e sulle narrazioni storiche messe a tacere. Il suo lavoro indaga il movimento personale e collettivo attraverso lo spazio pubblico e le sue implicazioni sull’esperienza fisica e sociale dello spazio stesso. Seguendo la trascrizione letterale, “l’opera presenta una scritta in arabo che, tradotta in italiano, corrisponde al pronome personale “noi”: una dichiarazione che emerge in modo immediato sia per la sua natura calligrafica, sia per la cromia netta della tipografia in nero su fondo rosso che la caratterizza.” Noi” è un’opera che richiama al sentimento di vicinanza e comunità, in un tempo in cui confini e barriere sembrano sempre più divisivi ed escludenti.

E ancora. L’opera “Stay inside or perish” di Ivana Basic viene presentata dalla Galleria Massimo Minini che, con maestria, conferisce alle sue sculture un’anima e un alto grado di realismo. In questo particolare caso,l’entità immobilizzata e particolarizzata dell’artista ci mette di fronte ad un’angosciante alienità della nostra stessa esistenza.

(LILLA) (VERDE) All’interno della sezione principale di Miart, le novità di questa edizione sono “Timescape” e “Portal”.  “Timescape” – secondo quando riportto dal curatore di Miart Ricciardi – si svilupperà anche negli anni a venire: l’obiettivo è celebrare e riportare l’attenzione su una serie di opere del passato, diversificando così le consuete proposte artistiche della fiera e conferendone una profondità temporale e tematica. In questo senso, non sarebbe potuta mancare la storica Galleria Russo, nata nel lontano 1898. Attraverso un’attenta selezione di opere, sposa a pieno il principio cardine di “Timescape“. Nella sezione dedicata, sono presenti importanti artisti del Novecento: Umberto Boccioni con “Ritratto di bambina” – opera di transizione tra i movimenti artistici del Divisionismo e del Futurismo -; Arnaldo Pomodoro con “Sfera” che racconta il rigorso spirito geometrico che tende all’essenzialità volumentrica tipica dell’artista; Mimmo Rotella con “Spietato“; Paul Cezanne con “Paysage avec moulin“; Fausto Pirandello con “La dormiente“.

Portal” è curata da Abaseh Mirvali e propone otto piccole mostre. Intense e pervasive sono le opere del giovane Troy Mazaka presentate da First Floor Gallery Harare. Nello spazio espositivo, campeggiano dipinti su linea di colore rossarstro e sculture in silicone. Negli ultimi anni le opere di Mazaka sono state pensate sia per comunicare in modo viscerale – e lo testimoniano i dipinti con donne – che in modo filosofico – e lo si evince dalle opere siliconate -. Appassionato di politica e originario dello Zimbabwe, l’artista studia l’impatto che la storia e la gestione del potere hanno sulle comunità.

(GRIGIO) (GIALLO) Per concludere il viaggio nei meandri dell’arte moderna e contemporanea, uno spazio è dedicato ai divulgarori dell’arte nelle sezioni Megazines ed Editions. Tra i magazine di maggiore interesse sono presenti Arte Critica (Roma), Arte (Milano), il Giornale dell’Arte (Torino), Artibune (Milano), Artforum (Roma), Flah Art (Milano).

In merito alle editions, Magzine ha fatto una piacevole scoperta: si tratta di Artshell. Qualora non ne abbiate mai sentito parlare, sappiate che i servizi innovativi offerti da questo tipo di azienda potrebbero rivoluzionare l’intero mondo dell’arte attraverso l’uso del VR. Emidio Giovannini, assistente marketing dell’azienda ci spiega di cosa si tratta: «Artshell offre prodotti e servizi digitali per il mondo dell’arte. Lavoriamo con studi di artisti, gallerie e fiera dei settori più disparati. In generale, elaboriamo anche siti web e sviluppiamo sistemi di archiviazione e catalogazione delle opere. Per Miart, siamo quelli che hanno sviluppato la piattaforma tecnologica su cui tutta la fiera si regge. Quest’anno ci hanno proposto di essere fisicamente presenti durante la fiera e per questo abbiamo pensato di proporre una piccola esperienza VR. Troverete una sorta di spazio virtuale nel quale potrete navigare: potrete camminare al suo interno e potrete guardare le opere esposte in uno spazio espositivo virtuale».

«L’arte è spesso vista come cosa secondaria, effimera. La bellezza che abita le opere è rapida. Il suo scopo è scomparire dietro la propria purezza ed è questa qualità a rendele potenti quanto tutto ciò che è già esistito». Così il grande artista Etel Adnan invita a lasciarsi catturare dalla bellezza dell’arte, unica salvezza in questo mondo fatto di avidità e noncuranza.