«Pochi giorni fa sale sul mio taxi un signore con occhiali scuri, capelli lunghi e un grande borsone. Non vuole mettere la borsa nel baule, sé l’è tenuta stretta per tutto il tragitto. Mi è subito sembrato un tipo strano, con una faccia losca. In un italiano non tanto perfetto mi chiede di portarlo in banca e non dice una parola finché non siamo giunti a destinazione. Io continuo a guardarlo dallo specchietto retrovisore cercando di non farmi notare. Lui mi sembra molto nervoso e impaziente. Mi faccio dei film in testa e inizio a sudare; non vedo l’ora che finisca la corsa. Credevo fosse un rapinatore e che avesse con sé delle armi. Durante il tragitto pensavo a cosa avrei potuto fare.
Quando arriviamo davanti alla banca mi chiede di attenderlo. Non sapevo bene come comportarmi; avevo davvero paura fosse entrato per fare una rapina. Decido poi di aspettare. L’uomo rimane in banca per almeno venti minuti e nel frattempo arriva una volante della polizia che si ferma proprio dietro al mio taxi. Io sono davvero agitato. Quando l’uomo risale in macchina parto e dietro di noi la polizia. L’uomo mi chiede di accelerare perché deve consegnare una cosa molto importante ad un amico che lo sta aspettando. Io sono nel panico. Inoltre, la polizia ci segue fino a che non mi fermo a destinazione. L’uomo mi paga con 50 euro e, senza aspettare il resto, scende veloce dal taxi. Mi ci è voluto un po’ di tempo per riprendermi. È stata la corsa più lunga che io abbia mai fatto!»

(Nicola C., Stazione Cadorna)