Un taglio sul bordo del pacchetto, l’angolo della prima figurina che compare e già si cerca di dare risposta al solito dubbio: “Ce l’ho o mi manca?”. L’album Calciatori Panini fa parte ormai della cultura popolare di intere generazioni, cresciute imparando a memoria loghi, formazioni, calciatori e numeri di maglia come fossero letteratura, grazie a quelle piccole fotografie adesive che poi diventavano merce di scambio per agguerrite trattative tra i banchi di scuola.  Ne abbiamo parlato con Antonio Allegra, Direttore Mercato Italia della Panini.

Giunti alla 56esima edizione, le figurine dei calciatori sono ormai un mito. Come avviene ogni anno la progettazione dell’album?
La realizzazione di una raccolta “Calciatori” dura, di fatto, un anno: dal momento dell’uscita della collezione precedente si iniziano a raccogliere le indicazioni e le critiche degli appassionati per iniziare a delineare la nuova raccolta. Vi è poi un momento di “ripasso” delle collezioni storiche poiché qualche spunto si trova sempre; in tarda primavera si inizia a lavorare operativamente sulla progettazione della raccolta.

In che periodo e come si realizzano le foto alle squadre?
Le foto dei giocatori vengono principalmente realizzate nei ritiri pre-campionato anche se in alcuni casi, in particolare per gli ultimi acquisti, si fa un secondo giro a stagione iniziata. Talvolta poi sono le squadre stesse che ci fanno avere le loro foto ufficiali.

Quanta gente stimate faccia l’album ogni anno?
Non esiste una fonte unica o un dato ufficiale su quanti collezionisti Calciatori vi siano ogni anno; sulla base di stime realizzate incrociando diverse fonti – dalla vendita di album in edicola (anche se molti vengono regalati) al numero di richieste di figurine mancanti – noi stimiamo di avere circa 1 milione e mezzo di collezionisti.

Avete filiali in molti Paesi d’Europa e del Sudamerica. La cultura per le figurine, che in Italia è quasi un rito liturgico, è uguale dappertutto?
Il collezionismo di figurine è sicuramente tipico dell’Europa – in maniera più marcata per i paesi mediterranei – e di Sud e Centro America, mentre negli Stati Uniti o in Nord Europa c’è più una cultura delle trading card da collezione. La Germania rivaleggia con il Brasile come nostro Paese top seller, ma in grandi occasioni, come i Mondiali di calcio, anche gli Usa diventano uno dei nostri mercati di maggior successo.

È cambiato il vostro pubblico di riferimento nel corso degli anni?
Si, o meglio si è ampliato: se fino agli anni ’80 il collezionare le nostre figurine era tipico dei ragazzini delle scuole elementari e al massimo delle medie oggi l’età del nostro target primario si è abbassata anche a 4-5 anni. Il fenomeno rilevante è l’esistenza di un fortissimo target secondario rappresentato da giovani adulti, genitori o anche nonni, che condividono tra amici, con i figli o nipoti questa passione. Stimiamo di avere non meno di 1/3 di collezionisti adulti – quindi oltre mezzo milione – e 2/3 di ragazzini.

Come iniziò l’avventura dell’album dei Calciatori?
La storia Calciatori parte con la collezione 1961-62 anche se, in realtà, esiste una collezione zero, con figurine stampate dall’editrice milanese Nannina e rimaste invendute, acquistate dai fratelli Panini e re-immesse sul mercato come buste sorpresa, riscuotendo un incredibile successo e stimolando la realizzazione di una raccolta interamente in casa Panini.

L’album è cambiato molto nella sua storia. Quali sono state le tappe decisive che lo hanno portato ad essere quello attuale?
Gli anni ’60 sono quelli delle figurine non autoadesive, che si incollavano con la coccoina o con impasti di acqua e farina, fino all’avvento delle celline – triangolini bi-adesivi – di fine anni ’60. La prima raccolta con figurine interamente autoadesive è nel 1972-73. Gli anni ’70 sono gli anni della sperimentazione a livello di formato figurina, che cambiava ogni anno.

E poi?
Dagli anni ’80 in poi, si consolida la figurina con l’immagine del giocatore a mezzo-busto e si lavora su un arricchimento grafico ed editoriale della collezione. La collezione 1993-94 è la prima realizzata interamente in computer graphic e da lì c’è stata un’esplosione del numero di figurine per album, arrivate fino a 900. L’edizione 2016/17, in questo senso, è la prima di una nuova serie, perché il formato di album e figurine torna simile a quello degli anni ’60 e ’70.

Dalla stampa al prodotto finale: i segreti dell’album dei Calciatori

Una volta ci si scambiava le figurine a scuola, oggi è possibile farlo su Internet: il collezionismo ha perso romanticismo?
Certamente le nuove tecnologie hanno ampliato l’ambito di condivisione della passione, ma riteniamo che la magia che si prova aprendo una bustina di figurine, l’odore, la sensazione unica se si trova l’immagine del proprio campione, quella che ci permette di completare la collezione, sia rimasta immutata.

Avete in qualche modo accusato anche voi la drammatica crisi degli ultimi anni? Come avete reagito?
Sicuramente la crisi si è sentita pure in Panini anche se non in maniera drammatica come in altri settori, anche perché magari si cerca di non privare i propri figli di uno svago che rimane di fatto a basso costo e con possibilità di acquisti diluiti nel tempo.

C’è una figurina che per qualche motivo particolare è passata alla storia?
La figurina che è passata alla storia, in particolare come l’archetipo di figurina “rara”, è quella di Pierluigi Pizzaballa, portiere dell’Atalanta 1963-64: di fatto, essendo il giocatore non in ritiro quando passò il nostro fotografo, si andò in stampa senza quell’immagine. Ovviamente la lacuna venne compensata qualche settimana dopo quando il giocatore venne fotografato e nelle ristampe era regolarmente presente ma era oramai nato il mito di Pizzaballa.

C’è un dubbio che affligge tutti i collezionisti: esistono figurine più rare di altre o vengono tutte stampate in egual numero?
Oggi l’ufficio qualità di Panini impagina i fogli stampa e controlla la mescola in maniera tale che teoricamente si abbia la stessa probabilità di trovare tutte le figurine – anche se non è sempre facile in raccolte come quella di quest’anno che prevede ben 6 diversi tipi di figurina con relativa moltiplicazione dei fogli stampa.

Era così anche in passato?
No,  soprattutto negli anni ’60 capitava di andare in stampa solo con le immagini disponibili e non con la collezione completa. La mescola era manuale, fatta con la vanga, e anche questo meccanismo non aiutava certamente una distribuzione equa all’interno delle bustine. In ogni caso, già dalla prima collezione, i fratelli Panini organizzarono un servizio figurine mancanti per completare l’album.