Se si chiedesse ai ventenni di oggi di raccontare un loro ricordo d’infanzia, molti risponderebbero allo stesso modo: finita la scuola, non si aspettava altro che tornare a casa per accendere la tv e guardare, per l’ennesima volta, gli episodi di Dragonball che venivano trasmessi all’ora di pranzo. Ora quella passione è cresciuta e ha invaso i cinema di tutta Italia con due film d’eccezione:  Il ragazzo e l’airone del maestro Hayao Miyazaki e Perfect Days del regista tedesco Wim Wenders.

Miyazaki porta lo spettatore in un mondo altro, misterioso, magico e dai tratti angoscianti. Wenders lo trasporta in una placida calma quotidiana, alla scoperta di una vita umile e semplice tanto diversa e tanto affascinante per chi è ormai abituato a un’esistenza frenetica e senza soste.

Le due opere hanno in comune una straordinaria forza espressiva che, ognuno a modo proprio, invita il pubblico a conoscere un Paese distante ma sempre più affascinante ai nostri occhi: il Giappone. Ed è un Giappone da record quello che è approdato nelle sale italiane: l’ultimo capolavoro di Miyazaki ha totalizzato quasi sei milioni di euro d’incassi con oltre 800mila presenze, divenendo il film d’animazione giapponese che ha venduto di più nella storia del cinema in Italia. Il film di Wenders lo segue a ruota, piazzandosi al secondo posto dei film più visti nelle sale, grazie anche all’interpretazione del protagonista, Kōji Yakusho, vincitore della Palma d’oro per il miglior attore all’ultimo Festival di Cannes.

Miyazaki porta lo spettatore in un mondo altro, misterioso, magico e dai tratti angoscianti. Wenders lo trasporta in una placida calma quotidiana, alla scoperta di una vita umile e semplice tanto diversa e tanto affascinante per chi è ormai abituato a un’esistenza frenetica e senza soste

Ma da cosa dipende lo straordinario successo del Sol Levante tra gli spettatori italiani? Secondo Paola Scrolavezza, professoressa di lingue e letterature del Giappone e della Corea all’università di Bologna, si tratterebbe di una questione generazionale e culturale.

«Negli anni Ottanta il Giappone ha cominciato ad esportare cultura, sia a livello di prodotti come anime e manga sia per quanto riguarda la letteratura e molto altro ancora – racconta Scrolavezza –. Una prima generazione di persone che si è avvicinata al Giappone è proprio quella nata negli anni Ottanta, e ovviamente i giovani, figli di questa generazione, hanno avuto un accesso facilitato. Ruolo importante hanno giocato anche l’influenza dei media e un afflusso di prodotti sempre maggiore, a partire dagli anime e dai manga per arrivare a videogames, libri, cibo, serie tv tramite le piattaforme di streaming e, adesso, anche nel cinema. Si è costituito un pubblico che prima non c’era».

ilrageariPERFECT-DAYS

«Credo che il successo di questi film – spiega Gianluca Arnone, critico del mensile Rivista del Cinematografo –, dipenda dal fatto che hanno intercettato involontariamente un momento storico in cui l’Occidente, in preda a scossoni e incertezze riguardo al futuro, ritrova calma e serenità in una visione molto orientale che entrambi i film portano avanti. Sono due modi diversi di vedere la storia e il mondo e sono concilianti rispetto alle nostre paure.Perfect Days innesca una reazione pacificata della vita, il ragazzo e l’airone introduce la ricchezza pittorica che ci fa entrare in un altrove intenso, quasi un aldilà, dove c’è la possibilità di trovare armonia. Due qualità tipicamente orientali, due opere diverse ma al tempo stesso simili che mostrano una cultura riappacificata e riappacificante».