Rinunciare alla privacy in nome della sicurezza? Secondo Glenn Greenwald il principio “più sicuri, meno liberi” poggia su basi del tutto false. Il co-fondatore di The Intercept lo ha ripetuto più volte durante un dibattito sul diritto di privacy ospitato dalla University of Arizona College of Social and Behavioral Sciences. All’incontro hanno partecipato Noam Chomsky ed Edward Snowden in videoconferenza. Moderati da Nuala O’Connor presidente del Center for Democracy and Technology, i tre hanno toccato alcuni dei punti chiave della questione. Inevitabile il riferimento agli ultimi attentati di Bruxelles e alle falle nel sistema di intelligence belga. «Quando si raccoglie ogni tipo di informazione, non si capisce nulla…si è ‘accecati dal rumore’» ha attaccato Snowden citando un articolo del New York Times, in cui si riportava che il Belgio avesse ignorato alcuni avvertimenti dell’intelligence di Ankara prima degli attentati. Secondo Greenwald il difficile rapporto tra privacy e sicurezza è ancora carico di equivoci che ne rendono difficile la comprensione, per questo è necessaria una preliminare distinzione tra sorveglianza mirata e sorveglianza di massa. «Se gli Stati Uniti si fossero limitati a controllare soggetti ritenuti pericolosi, come sarebbe stato giusto fare, non avremmo mai sentito il nome di Edward Snowden – ha spiegato Greenwald riferendosi allo scandalo Datagate – Il problema è che quello che gli Usa hanno messo in atto è stato un sistema di sorveglianza di massa» e la conferma di Snowden non si è fatta attendere: «Sono stato seduto su quella scrivania e ho utilizzato strumenti di sorveglianza di massa». Snowden è intervenuto anche sul recente scontro tra Apple e FBI, mettendo in discussione le motivazione addotte dall’FBI per l’accesso al cellulare dell’autore della sparatoria di San Bernardino, Syed Rizwan Farook:, spiegando che il bureau sapeva già che «quei cellulari non erano in contatto con terroristi stranieri».
A chiudere l’incontro un intervento di Chomsky sul tema dei media: «É necessario fare molta attenzione al modo in cui i media strutturano e analizzano la realtà presente. Spesso si legge, anche nelle scuole, La fattoria degli animali di Orwell, ecco, di quel libro andrebbe letta con particolare attenzione l’introduzione, in cui l’autore si rivolgeva al popolo inglese spiegando che‘In Inghilterra le idee impopolari possono essere messe a tacere anche senza usare la forza’ e questo avviene grazie a due fattori, la stampa, spesso controllata da uomini potenti e interessati a far circolare solo alcuni tipi di idee e l’educazione scolastica che costruisce uno scheletro di ubbidienza che dà forma a quello che i media rappresentano e che rimane ogni volta che apriamo un giornale».

 

⇒Continua a leggere su The Intercept