La fila fuori dallo store di Fody è lunga già prima dell’inizio dell’evento. Famiglie, giovani e adulti venuti a Milano per conoscere gli artigiani della startup e i volontari che da qualche anno hanno conquistato il mondo dei social. Tra gli avventori c’è una bambina di non più di dieci anni che prima di uscire dice a sua mamma: “Anche io voglio lavorare qui”. Attorno a lei sono in tanti a partecipare all’evento, tra abbracci e saluti.

Una community unita e nata grazie ai video pubblicati sui social di Fody, che non si limita solo a like e commenti: “Da loro abbiamo sempre un bel supporto e tanti vengono a questi eventi in presenza: è appagante”, spiega Lapo Castagnoli, che insieme a Lorenzo Traversari ha dato vita sui social ad uno spazio per far conoscere Fody e il mondo della disabilità.
L’azienda prende il nome da un uccellino tessitore del Madagascar, che crea nidi comunitari partendo da materiali di scarto. I valori cardine di Fody, infatti, sono proprio sostenibilità e inclusione. Gli artigiani sono persone con una disabilità intellettiva o provenienti da contesti svantaggiati e lavorano affiancati da educatori e formatori professionali.

L’obiettivo di Fody è dimostrare che le persone con disabilità non meritano solo compassione, ma che le loro potenzialità e capacità vanno comprese.

Li abbiamo incontrati durante l’ultimo evento organizzato nel loro store temporaneo al Merlata Bloom di Milano, dove gli artigiani Francesca, Daniele e Giada ci hanno parlato della loro giornata lavorativa. Tutti e tre sono specializzati in una parte del processo artigianale, dal taglio dei fili alla realizzazione dei manici per le shopping bag. “Molto più di un lavoro”, così lo definisce Lapo Castagnoli, spiegandoci che molti dei dipendenti avevano avuto brutte esperienze nei precedenti impieghi. A livello personale, ci racconta dell’impatto che può avere un lavoro come questo: “Uno dei ragazzi usciva poco di casa e si è dovuto creare degli amici immaginari. Poi è venuto a Fody e ha trovato degli amici veri.”
Quindi non solo colleghi, ma anche amici, i tre ragazzi sono un esempio di quello che Fody riesce a creare, in laboratorio e online. Realizzare contenuti per i social è un’attività che gli artigiani apprezzano e in cui partecipano attivamente come protagonisti e ideatori.

Nel giro di due anni, le pagine social sono cresciute da circa 1000 follower a 157 mila. La strategia vincente è stata quella di trasmettere messaggi positivi che arrivassero all’utente: contenuti spontanei e privi di pianificazione, se non quella di postare con continuità. Quando si è unito a Fody, Lorenzo Traversari voleva dimostrare che un ragazzo con disabilità può essere non solo un buon amico ma anche una risorsa attiva della società: “Molti mi hanno scritto che hanno paura della disabilità perché non sanno come interfacciarsi e, vedendo che in realtà si possono fare tante cose, hanno cambiato visione”.

Oltre a trasmettere questo valore, l’utilizzo dei social ha contribuito alla crescita dell’azienda, facendola conoscere a nuovi potenziali clienti, artigiani e volontari. Ma, soprattutto, ha rappresentato una crescita personale per chi gestisce le pagine. Alla domanda “Cosa avete imparato gli uni dagli altri?”, Lapo risponde: “Sicuramente a guardare le cose da un altro punto di vista e fermarmi a riflettere un po’ di più. Ma loro da me penso niente, se non il fatto di essere amici. Non mi sento di aver insegnato niente a nessuno, magari a fare i video”, conclude ridendo.