Nessuno le ferma più perché i loro successi, inanellati l’uno dopo l’altro, sono una valanga. A ricordarli, semplicemente ci si perde. Solo tra i più recenti, ricordiamo la gara di discesa libera a Bansko (Bulgaria) del 25 gennaio con un podio tutto italiano (Elena Curtoni, Marta Bassino e Federica Brignone) e il primo e il secondo posto per Federica Brignone e Sofia Goggia nel super gigante del 2 febbraio a Sochi (Russia). E i tifosi plaudono.Ma cosa c’è dietro al successo delle nostre sciatrici? Davide Marchettini, è l’ortopedico traumatologo responsabile della loro salute ed efficienza. Lavora all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano ed è membro dello staff medico della nazionale di sci.
Che cosa comporta la sua posizione di medico della nazionale di sci? In cosa consiste il suo ruolo? C’è una rotazione di turni tra lei e altri medici?
Il medico è al seguito della squadra in qualsiasi momento del giorno e della notte per ogni esigenza, sia quando gli atleti sono in pista sia che si allenino o gareggiano, fuori dalla gara, durante i trasferimenti. Con la federazione collaborano parecchi medici. Ci sono ruoli più organizzativi, come il medico dello sport che si occupa della gestione degli esami del sangue, dei test atletici (prestagionali, infrastagionali e a fine stagione) o il responsabile della commissione medica disponibile per rientri in caso di infortuni, visite, esami, interventi. Alcuni seguono in esclusiva una squadra, nel mio caso quella di slalom gigante femminile, nell’arco di tutta la stagione. Altri sono al seguito della squadra quando possono.Bisogna avere un certo numero di medici nello staff per poter coprire tutte le necessità, perché al di là degli impegni programmati ci sono allenamenti dell’ultima ora, modifiche o rinvii di gare a causa delle condizioni meteo o della scarsa disponibilità di piste.
Le selezioni per le gare come avvengono?
Ci sono atleti che hanno il posto fisso in base al loro punteggio FIS. Altri invece se lo contendono, soprattutto gli atleti più giovani o provenienti dalla Coppa Europa. La squadra nazionale ha un certo numero di posti, assegnati in base alle capacità degli atleti. La squadra nazionale ha inoltre due o tre posti in più a seconda di quanti atleti già ha. Chi arriva tra i primi tre in coppa Europa nell’anno precedente ha diritto al posto fisso in Coppa del Mondo. Se un atleta in Coppa del Mondo si ritira, quel posto per l’anno successivo è ancora a disposizione della nazionale.
Tra le ragazze c’è molta competizione o si sostengono a vicenda? Che atmosfera c’è quando si preparano per le gare?
In generale l’atmosfera è molto bella, pur essendo uno sport individuale. Il gruppo che seguo io è fatto da atlete molto forti e capiscono che potersi confrontare anche in allenamento con le compagne va solo a loro vantaggio. Un confronto che avviene anche attraverso riprese video che vengono poi usate per rivedersi e correggersi. È un banco di prova che chi ha dei team personali e si allena da solo, come la Shiffrin e la Fenninger, cioè atlete di un certo livello, non hanno. È un clima che definirei di sana competizione. Quando poi sono in gara si incitano molto a vicenda.
Davide Marchettini, ortopedico traumatologo, membro dello staff medico: “È un clima che definirei di sana competizione. Quando poi sono in gara si incitano molto a vicenda”.

Festeggiamenti per il secondo posto di Marta Bassino nello slalom gigante di Lienz (Austria), 28 dicembre 2019
Quindi c’è sia competizione sia gioco di squadra?
Sì, anche se i caratteri sono diversi: c’è l’atleta che va d’accordo con tutti e l’atleta che non è sempre così dentro il gruppo perché magari è più riservata. È un team che vive insieme tutto l’anno, quindi è controproducente che si creino delle situazioni di disagio. Le esigenze di una giovane che si affaccia alla Coppa del Mondo non sono le stesse di una Goggia o di una Brignone.Il clima che si crea dipende molto dallo staff, da come riesce a fronteggiare le diverse situazioni cercando di essere sempre super partes e di interpretare i diversi caratteri in modo tale da essere più civili possibili.
Lei ha sottolineato un punto: le esigenze delle atlete sono diverse. Questo richiede un’organizzazione complessa per gestire i pregi e i difetti tecnici delle singole atlete nella preparazione per la gara?
La parte organizzativa in questo ambiente è una parte essenziale. Il fatto di riuscire a creare le condizioni ottimali è un’altra di quelle competenze che devono avere lo staff e la federazione. Quando si stabilisce un allenamento è sempre un allenamento di gruppo per ottimizzare viaggi e budget. È chiaro che se un’atleta viene da un infortunio o ha un’esigenza particolare in una determinata disciplina, magari viene dirottata su un altro gruppo. Ci sono delle atlete, cosiddette “polivalenti” o “gruppo élite” (Goggia, Brignone e Bassino) che fanno sia le discipline tecniche che quelle veloci. Riuscire a gestire queste atlete che stanno un po’ nel mezzo tra gare tecniche e veloci non è facile, però anche questo viene fatto seguendo le loro esigenze e il calendario.
Gli atleti di qualunque disciplina non sono mai tranquilli prima di una gara. Come distendono i nervi le ragazze?
Ognuno ha il suo metodo. L’atteggiamento più diffuso è quello di ascoltare musica, cercare tranquillità, soprattutto le atlete più forti. Dipende molto dal carattere: a quelle più scherzose ti ci puoi rivolgere in qualsiasi modo fino all’ultimo momento. Ci sono quelle che ad un certo punto è meglio lasciarle tranquille. Trascorrono le fasi di attesa della partenza nei cosiddetti “ospitality”, aree riservate dove gli atleti trovano un clima più riservato.

Festeggiamenti per il primo posto di Federica Brignone nello slalom gigante a Sestriere (Italia), 18 gennaio 2020
Cosa prova quando le ragazze che ha seguito ottengono un buon risultato?
L’emozione di un appassionato che ha la fortuna di vivere la passione così in prima fila. Vivendo il clima pre-gara, conoscendo le persone è chiaro che la vivi ancora di più. Sei in un ambiente bello anche dal punto di vista paesaggistico. All’inizio mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Adesso dopo tanti anni noto che l’entusiasmo è sempre quello. Ed è anche il motivo per cui continuo.
Un momento che le è rimasto impresso e vuole condividere?
È molto difficile non coltivare delle amicizie nell’ambiente. Più che degli episodi, personalmente mi fregio di avere avuto e di avere delle amicizie. Mi ha fatto molto piacere che al mio matrimonio al tavolo degli sposi ci fossero Kristian Ghedina e Alessandro Fattori. Li ho conosciuti nei miei primi anni di attività, quando ero con i discesisti uomini e con loro piano piano è nata un’amicizia.
