«La prima volta che ho preso in mano l’agenda degli eventi di Emergency ho visto il numero di Fabrizio De André. Era il ’99 e lui era già morto. Inutile dire che è stato un colpo al cuore». Chiara Marchini racconta così il suo arrivo in Emergency negli uffici della comunicazione. La collaborazione con il cantautore genovese era nata qualche anno prima in maniera del tutto spontanea: «Una sera, mentre ero da solo in ufficio, – racconta Alberto Almagioni, collega di Chiara che lavora in Emergency da più anni – arriva una telefonata. Rispondo e mi sento dire “Sono Fabrizio De André”. Mi si è congelato il sangue. Era nel ’95-’96 e noi avevamo appena iniziato la nostra attività».
La relazione con De André, fatta di attività in cui l’artista ha sempre coinvolto Emergency, è continuata fino alla sua morte e anche dopo. «Dalla conoscenza di Dori Ghezzi – spiega Chiara – è nata la possibilità di continuare a vivere il ricordo di Fabrizio che è tornato, poi, l’asta di beneficenza del 2000, la più strepitosa mai battuta nella storia della musica italiana».
A cavallo di millennio Emergency ha messo a disposizione alcuni strumenti musicali esposti in piazza Duomo a Milano, tra cui il tamburo de “L’ombelico del mondo” di Jovanotti e la chitarra di Piero Pelù che appena un anno prima avevano donato “Il mio nome è mai più” all’associazione. A questi si aggiungeva la chitarra di De André offerta direttamente da Dori Ghezzi e battuta per il valore di 168 milioni di lire. «Quell’incredibile cifra – aggiunge Chiara – è stata il frutto della generosità di Genova. Il gestore del negozio di Via del Campo da cui De André si riforniva aveva fatto un appello alla città e tutti i genovesi avevano deciso di donare la loro quota riportando la chitarra a casa sua. Il guadagno ci ha permesso di costruire una corsia femminile nell’ospedale in Sierra Leone nel 2001 che, in memoria di quell’asta, è stata ribattezzata “Via del Campo” con tanto di targa». Ma la magia non finisce qui: quella stessa targa oggi viene pulita da Loretta, una donna che, ricoverata in ospedale dopo aver perso i suoi due figli e incuriosita dal nome della corsia, ha appreso la storia dell’omonima canzone da un infermiere Emergency e si è innamorata della poesia di De André: quel Ama e ridi se amor risponde […] dal letame nascono i fior le faceva capire che c’era ancora una speranza fuori da suo villaggio, dove veniva derisa perché accusata di far innamorare gli uomini col solo sguardo.

Via del Campo, il nome della strada genovese e della canzone di Fabrizio De André che è riportata sulla targa dell’ospedale di Emergency
Così si è concretizzata la collaborazione con De André, con un persistente collegamento a “Il mio nome è mai più”, il vero inizio del legame tra Emergency e la musica. «Prima c’era stata la relazione con i Nomadi e con la compagna di Augusto Daolio che curava il nostro merchandising in Cambogia», ricorda Alberto ricostruendo cronologicamente l’interazione che negli anni l’associazione ha intrapreso con il mondo della musica italiana.
«Il 7 dicembre 2001 arriva un nuovo successo di vendite, questa volta un album – continua Alberto –. La nostra responsabile della comunicazione abitava di fronte a Zelig ai tempi del circo di Paolo Rossi in cui lavorava anche Savino Cesareo. Lui un giorno arriva da noi e ci propone di realizzare l’album “Olmo & Friends” col volto di Fabio De Luigi. Una scommessa pazza che ha, però, portato a un nuovo Platino».
Un altro successo inaspettato, quest’ultimo, soprattutto perché non del tutto aderente al mondo musicale di cui, invece, fanno parte le successive collaborazioni. Nel 2002 i Modena City Ramblers, già noti a Emergency dal ’96, scrivono “Ghetto” dedicando una strofa a Gino Strada:
Scava un po’ d’amore nel ghetto
Trovalo e portalo fuori dal buio
Scava un po’ d’amore nel ghetto
Portalo fuori dagli un’idea […]
Chiedilo a Gino Strada
Arriva, poi, un nuovo momento di rottura con l’esibizione live di Frankie Hi- Nrg mc nel 2006: «Il rap era un linguaggio a noi ancora estraneo – spiega Chiara –, ma avevamo fatto leggere all’allora presidente della cultura Carlo i suoi testi che l’avevano colpito, a conferma del valore della buona scrittura di cui Frankie è un grande esponente». Successivamente, nel 2008 il rapper ha scritto per Emergency il brano “Din Don”.
Nel 2010, proprio grazie all’associazione, nasce un’inaspettata collaborazione tra la band Casa del vento, amica storica dell’associazione, e Patti Smith, star del rock americano che per una fortuita coincidenza era presente quell’anno all’evento Emergency a Firenze ed era rimasta colpita dall’impegno sociale di Gino Strada. «Era il periodo del mandato di Renzi – racconta Alberto – che aveva deciso di consegnare il permesso ufficiale a Patti Smith. Lei aveva sentito la “Casa del vento” e aveva improvvisato un’esibizione con loro. Qualche giorno dopo aveva chiamato Gino chiedendo di poter suonare con loro. Ne è nato un album, il secondo dopo “Olmo & Friends”, “Seeds in the wind” che raccoglieva i quattro live di Firenze, due canzoni a testa, e l’omonimo inedito».
La collaborazione con la musica è continuata fino all’anno scorso quando il duo Ermal Meta e Fabrizio Moro, dopo la vittoria sanremese con “Non mi avete fatto niente”, ha deciso di donare a Emergency i diritti della canzone. «Questo ha permesso di innescare un meccanismo virtuoso – spiega Chiara – per cui Emergency è diventata ricevente Siae diretto della canzone. Per loro spontanea decisione Meta e Moro non guadagnano nulla dall’esecuzione del brano». Una conferma, questa, del “donare per donare” di cui nel ’99 si era già fatta portavoce “Il mio nome è mai più”.
«Gli artisti riconoscono a Gino la volontà di concretizzare l’utopia – aggiunge Chiara –, una grande capacità che ha una somiglianza con la musica: l’impegno sociale, l’umanità e la sensibilità sono elementi fondamentali delle nostre attività che il pop e il rock dei cantanti avvicinatisi a noi negli anni condividono».Oggi Emergency è ricevente Siae diretto di “Non mi avete fatto niente”
Questo è il mondo della musica e di Emergency, la condivisione, la comunicazione, saper arrivare alle persone e trasmettere un messaggio di fiducia. «Come, infatti, il medico ha il doppio ruolo di divulgatore e operatore, così anche le canzoni muovono gli animi e le azioni della gente», aggiunge Chiara che non dimentica mai di sottolineare l’inizio di questo legame. «È partito tutto da “Il mio nome è mai più” – precisa –, perché anche la collaborazione con De André si è concretizzata, ahimè, dopo la sua morte. Dobbiamo molto a quella canzone. Ci ha permesso di riacquistare fiducia in un momento di totale disillusione come quello dei conflitti in Jugoslavia e Afghanistan». Da “Il mio nome è mai più” Emergency ha riacquistato fiducia nelle personeNel 1999 era proprio in questo secondo Paese che Emergency aveva i suoi volontari: «Gino era già stato in Jugoslavia – continua Alberto – e aveva valutato non ci fosse bisogno del nostro intervento. Con “Il mio nome è mai più”, però, abbiamo deciso volontariamente di accendere i riflettori su un conflitto di cui nessuno stava parlando. Questo, insieme alla trasparenza delle spese e dei costi di produzione del disco rendicontati sul sito, ha permesso di far crescere la fiducia nei nostri confronti».
Oggi l’attività musicale di Emergency continua nell’incontro nazionale che quest’anno arriva alla diciottesima edizione e per la prima volta porta a Milano dal 28 al 30 giugno eventi, mostre, conferenze e soprattutto tanta musica eterogenea. Una relazione iniziata quel 17 giugno 1999 grazie a “Il mio nome è mai più” che, però, continua a rappresentare un risultato insuperabile, perché figlia di un tempo profondamente diverso.

