La notizia è che il Presidente della Repubblica Argentina Mauricio Macri ha deciso di escludere teleSur dalla TDA (Televisión Digital Abierta), ovvero dalla piattaforma televisiva digitale pubblica e gratuita che raggiunge l’80% degli argentini.
Sembra inoltre assai plausibile che, a seguito di questa misura, teleSur smetta anche di essere compresa nell’offerta di canali degli operatori che trasmettono via cavo.
TeleSUR è un’emittente televisiva latinoamericana, con sede a Caracas, che trasmette in chiaro. Nata il 24 luglio 2005 per volere dell’allora presidente venezuelano Hugo Chávez seguendo il motto“Nuesto Norte es el Sur”–“Il nostro punto di riferimento è il Sud”, ha una proprietà divisa tra vari paesi: Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Uruguay e Nicaragua.
Tra questi figurava anche l’Argentina, almeno fino a quando il ministro per i Mezzi e Contenuti pubblici del nuovo governo Macri, Hernán Lombardi, ha deciso di oscurare la piattaforma che da ormai un decennio si è affermata come valida alternativa ai colossi dell’informazione statunitense presenti nel paese. Questo è stato reso possibile dallo scioglimento della AFSCA, l’Autorità Federale di Servizi di Comunicazione Audiovisiva, operato da Macri. Per questo molti hanno accusato il presidente argentino di “neoconservatorismo”.
“El Norte hoy no exige libertad de prensa. Nosotros sí”ovvero“Il Nord oggi non esige la libertà di stampa. Noi si”. È questo lo slogan che proprio in queste ore, partendo dall’ Argentina, sta facendo il giro del mondo attraverso i social network. Ad introdurlo per primo Alfredo Serrano, direttore del Centro Estratégico Latinoamericano Geopolítico, che lo ha utilizzato come chiusa del proprio articolo di denuncia, apparso ieri sul sito di TeleSur, in merito alla censura operata dal governo di Mauricio Macri proprio ai danni della seguitissima emittente televisiva.