Scorrono i titoli di coda del 2024. Ognuno ha la sua lista dei momenti dimenticabili e indimenticabili. Messi in fila, riassumono ciò che è stato ma ci preparano anche a quello che potrebbe accadere nel 2025. Eccoli, i protagonisti, i momenti e gli avvenimenti che hanno cambiato la traiettoria dell’anno. Li abbiamo letti, visti, sentiti; spesso, ci hanno sorpreso; altre volte, li abbiamo attesi; di certo, ci hanno entusiasmato o deluso, tranquillizzato o preoccupato. Ci permettono di tirare le somme. Noi, in redazione, scendendo per strada o connettendoci con l’altro capo del mondo, abbiamo provato a raccontare, spiegare e analizzare il 2024. Abbiamo scelto cinque temi che riteniamo rilevanti oggi e centrali fin da domani. Li abbiamo immortalati con altrettante visualizzazioni di dati, pubblicati quest’anno.
Le porte dell’inferno
Il 2024 ha ribadito le precarietà del sistema carcerario italiano. Lo certificano i numeri dei decessi e dei suicidi nei penitenziari: non sono mai stati così alti, calcola il Centro Studi di Ristretti Orizzonti. Negli istituti, sovraffollati e carenti di personale, i detenuti muoiono o si uccidono. L’ultimo a suicidarsi è stato un recluso nell’istituto di Viterbo, tra il 17 e il 18 dicembre. «Continua la dissipazione di vite e diritti nelle carceri italiane», è il quadro del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa.
Armati fino ai denti
Nell’aprile scorso, mentre erano in corso 56 conflitti in giro per il mondo, il Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha aggiornato il suo database sulla spesa militare globale del 2023. Per il nono anno di fila, ha superato quella del precedente, aumentando del 6.8% dal 2022. L’incremento degli investimenti (stipendi, spese operative, armi ed equipaggiamenti, ecc.) «è una risposta diretta al deterioramento globale della pace e della sicurezza», secondo Nan Tian, ricercatore senior del programma “Spesa militare e produzione di armi” dell’istituto.
Vicini al baratro
Stiamo vivendo le ultime ore dell’anno più caldo mai registrato. La temperatura media mondiale avrebbe dovuto essere inferiore a 1.5 °C, ma l’obiettivo – stabilito dall’Accordo di Parigi (2015) – è stato mancato. Il riscaldamento globale non si abbassa perché le emissioni di gas serra e, in particolare, di anidride carbonica (CO₂) si alzano. In settembre, l’Emissions Database for Global Atmospheric Research (EDGAR) della Commissione Europea ha fatto la panoramica del 2023: «La maggior parte delle emissioni di gas serra è costituita da CO2 da combustibili fossili, pari al 73.7% delle emissioni totali. E sono aumentate del 72.1% dal 1990».
Il diritto che arranca
Lo stato di salute della libertà di stampa in Italia è «problematico». Quest’anno, sulla base di cinque indicatori (contesto politico, quadro giuridico, contesto economico, contesto socio-culturale, sicurezza), nella classifica mondiale dei 180 Paesi stilata da Reporter Senza Frontiere (RSF), il Paese è scivolato di cinque posizioni, abbandonando le prime quaranta. Se si circoscrive all’Unione Europea, dal 2020 l’Italia non s’è schiodata dagli ultimi dieci posti per via, secondo RSF, delle pressioni di «organizzazioni mafiose» e «piccoli gruppi estremisti violenti» e dagli ostacoli dei «politici» nella cronaca giudiziaria, anche attraverso le SLAPP.
Paperoni di governo
Il 5 novembre gli Stati Uniti hanno avuto gli occhi addosso. È stato l’anno in cui i suoi elettori hanno scelto il 47° Presidente. Donald Trump ha vinto contro l’uscente, Joe Biden, e tornerà alla Casa Bianca tra poco più di due settimane. Dal giorno della vittoria, l’eletto ha stilato la lista dei membri della sua amministrazione, zeppa di magnate, immobiliaristi e straricchi di varia risma, che guiderà la Nazione fino a gennaio 2029. Ogni nominato dovrà essere confermato dal Senato ma, già oggi, possiamo affermare che il prossimo governo a stelle e strisce sarà il più ricco della storia.