«Se spegnessi Starlink, la prima linea di Kiev crollerebbe». Il timore che il sistema di comunicazione satellitare fornito da Space X, azienda di proprietà di Elon Musk, possa essere chiusa improvvisamente ha messo in allarme i vertici delle forze armate dell’Ucraina.
Nonostante Musk abbia poi corretto il tiro, affermando di non essere intenzionato a tagliare i ponti di Starlink con Kiev, le sue dichiarazioni hanno suscitato nuovi interrogativi. Oggi questi temi, prima riservati alla cerchia degli addetti ai lavori, sono giunti anche all’opinione pubblica e la discussione è arrivata al Parlamento italiano, con l’approvazione alla Camera dei Deputati del cosiddetto Ddl Spazio.
Quanto è importante Starlink per l’Ucraina?
Per capire quanto la costellazione satellitare di Starlink sia essenziale per l’Ucraina bisogna fare un passo indietro e tornare al febbraio 2022, quando i carri armati di Mosca sono penetrati nel territorio di Kiev. «Preventivamente alle operazioni sul campo contro le forze armate, i russi si sono preoccupati anche di attaccare i sistemi di comunicazione, cercando di “accecare” l’esercito nemico. In tal senso l’intervento di SpaceX è stato fondamentale per permettere all’esercito ucraino non soltanto di garantire le comunicazioni, ma anche per condurre operazioni milita, e nonostante i tentativi russi di metterne fuori uso i satelliti, l’efficienza e la tempestività dei tecnici di Starlink nel respingere questi attacchi e potenziare i software è stata eccezionale», spiega Lucio Bianchi, Generale Ispettore dell’Aeronautica italiana.
Attualmente sarebbero più di 40mila i terminali Starlink disseminati sul territorio ucraino: permettono di guidare droni, intercettare i missili e fungono da sistemi di puntamento per l’artiglieria. La disattivazione, in mancanza di alternative, potrebbe davvero essere fatale per la tenuta del fronte.
Uno Stato che gioca un ruolo cruciale in questa storia è la Polonia: Varsavia ha acquistato 20 mila unità Starlink e le ha destinate all’Ucraina, con un costo che si aggira intorno ai 50 milioni di euro l’anno. E’ da ricordare che proprio i polacchi sono stati tra i primi a fornire aiuti al vicino invaso e ad accogliere ingenti quantità di profughi, nella speranza di frenare l’avanzata di Mosca e costituirsi come il “bastione orientale” della Nato.
Il ruolo dei privati
L’uscita di Musk ha certamente scombussolato i vertici politici e militari ucraini, lasciando intendere che la tenuta o la resistenza del fronte siano nelle sue mani. Certo, il miliardario ha corretto il tiro poco dopo, ma se la sua fosse stata una reale intenzione cosa sarebbe successo? Musk è prima di tutto un imprenditore, nonostante faccia parte del governo di Donald Trump, e dunque deve innanzitutto valutare quanto sarebbe economicamente conveniente una scelta del genere. L’interrogativo , dunque, è quanto sia conveniente affidarsi completamente ai sistemi commerciali e se vi siano dei modi per evitare che un eventuale “capriccio” di chi li possiede possa essere deleterio per le scelte strategiche.
Secondo il generale Bianchi, per evitare che il ricatto dei privati possa incidere per le scelte strategiche ci sono diverse strade: «La prima è un accordo tra governo e governo, cioè l’acquisto di una capacità di un’azienda privata di un Paese attraverso il governo di quello specifico Paese, in cui proprio l’esecutivo si farà garante che il servizio richiesto venga fornito senza soluzione di continuità. Un’altra strada è quella finora percorsa dagli Stati Uniti, nel passato molto aperti verso i sistemi commerciali, ritenuti in certi casi molto più avanzati delle dotazioni disponibili in ambito militare. In questo senso, il governo di Washington, dopo aver ritenuto un sistema commerciale adatto alle sue esigenze lo compra e dunque ne acquisisce la totale gestione. La ditta privata, attraverso un regolare contratto, fornirà poi la manutenzione, mettendo a disposizione il proprio personale qualificato, ma la proprietà e l’utilizzo delle dotazioni resteranno in mano al governo del Paese».
Il ddl Spazio. Lo scontro tra governo e opposizione in Italia
Le posizioni del magnate di Starlink hanno creato scompiglio anche in Italia, dove il 6 marzo alla Camera dei Deputati è stato approvato il Ddl Spazio, voluto dal governo di Giorgia Meloni e fortemente criticato dalle opposizioni.
Le critiche si sono concentrate in particolare sull’art.25 del testo, che ipotizza la creazione, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di una “riserva di capacità trasmissiva nazionale”, cioè una rete di satelliti che potranno essere gestiti da imprese private provenienti da Paesi europei e membri della Nato, tra cui gli Stati Uniti.
“Giù la Musk” è stato lo slogan scritto sui cartelli sventolati da alcuni deputati in riferimento al presunto favoritismo di Giorgia Meloni verso il magnate dello spazio, considerato un fedele alleato della premier. Proprio per questo, il Partito Democratico ha presentato il 26 febbraio scorso un emendamento volto a rettificare l’articolo, limitando l’accesso soltanto a paesi dell’Unione Europea, e soltanto in caso di comprovata necessità rispetto a quelli dell’Alleanza Atlantica”.
Il governo, che ha bocciato la proposta, ha invece dato il via libera a due emendamenti sempre presentati dagli avversari. Il primo dei due stabilisce che nell’affidamento agli operatori stranieri delle comunicazioni istituzionali debba essere garantita la sicurezza nazionale; il secondo prevede che sia assicurato “un adeguato ritorno industriale per il sistema Paese”.
Infine, le imprese che si presenteranno per la gestione dei satelliti dovranno ottenere una precisa autorizzazione dall’Agenzia Spaziale Italiana, garantire efficienza ed ecosostenibilità e versare un contributo allo Stato. Il governo dovrà anche stabilire nel dettaglio le condizioni e i requisiti per assicurare i livelli di sicurezza e sostenibilità dell’attività spaziale a cui dovranno sottoporsi le aziende, e le regole secondo cui dovrà essere eseguita l’attività di vigilanza.