Tre candidati, un’unica direzione: il Pirellone. Tra un mese i cittadini lombardi voteranno il nuovo presidente della regione Lombardia . Il centrodestra riconferma Attilio Fontana, in cerca del suo secondo mandato. Il centrosinistra prova a interrompere la presidenza quasi trentennale del centrodestra, con l’europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino, appoggiato anche dal Movimento Cinque Stelle. A completare questa rosa di candidati c’è Letizia Moratti, ex vicepresidente ed ex assessore regionale al Welfare, scelta due anni fa da Fontana e, dopo le dimissioni rassegnate a inizio novembre, candidata ora del Terzo Polo.

Il 12 e 13 febbraio le urne si apriranno anche per gli elettori del Lazio, chiamati a scegliere tra il candidato di centrosinistra Alessio D’Amato, quello di centrodestra Francesco Rocca e la corsa in solitaria dei pentastellati con la giornalista Donatella Bianchi.
Le regionali di metà febbraio coinvolgono due delle regioni più popolose d’Italia. Il prossimo presidente della Lombardia dovrà misurarsi con la regione dei primati: circa un sesto degli italiani sono residenti in quest’area, costellata da oltre 1500 comuni, il numero più alto in Italia. Il convitato di pietra di queste elezioni è il suo capoluogo, Milano, una delle città più attrattive d’Europa. La Lombardia è un laboratorio di contraddizioni, di primati in classifiche positive e negative, di corsa verso città sempre più veloci e interconnesse e di file, altrettanto lunghe, di persone che non riescono ad arrivare a fine mese e che ricorrono ad un pasto caldo nelle mense comunitarie. La posta in gioco delle amministrative di febbraio è alta, in un equilibrio precario e allo stesso tempo allettante tra le città del futuro e il tessuto dei piccoli comuni, tra i grattacieli della finanza e gli scrigni delle piccole botteghe.

I tre candidati si stanno confrontando con questa realtà proteiforme e con le questioni più urgenti: la sanità, la mobilità, la lotta contro il carovita. Molte, dunque, sono le sfide che attendono il prossimo presidente, nella regione che ha ospitato l’Expo otto anni fa e che si prepara ad ospitare tra tre anni, sempre nel suo capoluogo, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Sanità
La Regione ha oltre 200 ospedali pubblici e privati accreditati e una trentina di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Si tratta di un sistema che integra pubblico e privato, presente quest’ultimo per il 33%. A completare il quadro ci sono le oltre 700 residenze sanitarie assistenziali (RSA) . Secondo i dati rilasciati da ISTAT, la Regione fino a quattro anni fa si posizionava al terzo posto, dietro alla provincia autonoma di Bolzano e al Trentino- Alto Adige, per spesa pubblica sanitaria, investendo quasi il 5 % del suo pil, un dato che si inserisce in un quadro non confortante per il nostro Paese dove, nel 2019, la spesa sanitaria pubblica era di gran lunga inferiore alla media europea.
Se da un lato la sanità lombarda si poggia su un sistema integrato pubblico-privato, dall’altro gli ospedali pubblici stanno facendo i conti con liste di attesa sempre più lunghe. Per cercare di dare respiro agli ospedali, è prevista l’integrazione della medicina territoriale attraverso le Case della Comunità, luoghi diffusi sul territorio dove tutti potranno accedere a prestazioni socio-sanitarie. Il numero più alto tra le 1350 previste in Italia entro il 2026 è quello destinato alla Lombardia, dove ne saranno create 216. Oltre alla medicina territoriale, la cui importanza è stata ricordata anche dal presidente della Casa della Carità di Milano Don Virginio Colmegna, altro problema è la mancanza di medici nei pronto soccorso e il ricorso a prestazioni a chiamata con “i medici a gettone” che tuttavia sono pagati all’ora e hanno compensi molto più alti.
Don Virginio Colmegna: “Il tema centrale per la Lombardia resta quello della sanità, o meglio della salute. Nella nostra regione, infatti, soprattutto in questi anni di pandemia, il sistema ha fatto vedere tutti i suoi limiti e inadeguatezze” .
A fronte di questo quadro, i tre candidati hanno avanzato le loro proposte.
Letizia Moratti: “La mia proposta nasce dall’esperienza che ho fatto in questi due anni. Tra i punti che avevo inserito per risolvere una situazione drammatica, di un piano vaccinale che non decollava, la necessità di riportare la Regione a essere la prima, da ultima che era nel piano vaccinale. Abbiamo fatto in modo che i nostri anziani non venissero mandati a centi chilometri di distanza. Come assessore al Welfare ho sviluppato anche altri due punti di programma: la sanità territoriale da rafforzare e la diminuzione delle liste di attesa. Sulla sanità territoriale ho fatto approvare una legge, dotata di 1 miliardo di risorse Pnrr e di 800 milioni stanziati da Regione Lombardia, dando a questa legge risorse e tempi certi. La legge ha l’obiettivo di realizzare 216 case di comunità e 71 ospedali di comunità da qui al 2024. Una parte di lavoro è già fatta. L’assistenza domiciliare integrata, che in Lombardia è molto bassa, va ancora implementata: partiamo dal 5% degli over 65 con necessità di cure e dobbiamo arrivare al 10% entro il 2026. L’altro punto è la diminuzione delle liste d’attesa: è un problema annoso che non riguarda solo il periodo Covid ma è molto precedente. In Regione, per i ricoveri chirurgici e oncologici, il rispetto dei tempi target era del 60%: significa che su cento persone che dovevano essere operate, 40 erano operate fuori tempo massimo. Ho fatto fare una mappatura, ho individuato un’unità di intervento, ho messo in piedi un sistema premiante e punitivo per i giorni di sforamento verso la sanità privata accreditata, e questo ha fatto dimezzare i tempi di attesa. Così siamo arrivati da all’ 80% l’anno scorso. Quest’anno so che il trend è ulteriormente migliorato”.
Moratti: “Si tratta di proseguire un’opera che è già iniziata. Mi sono candidata perché so che cosa posso fare per la sanità: è un lavoro che ho appena iniziato, in poco meno di due anni, e che non si riesce ancora a portare a termine. Per me la sanità è prioritaria: quella pubblica, vicina, giusta e gratuita”.
Pierfrancesco Majorino: “L’esperienza Covid ci dice che la Lombardia è stata la Regione peggiore per le scelte fatte, un caso internazionale di cattiva gestione. Mandare i positivi nelle Rsa, come è avvenuto per colpa delle scelte di Fontana e Gallera (Gallera oggi incredibilmente ricandidato) è stata una sciagura. Abbiamo bisogno di riorganizzare il sistema con regole molto più chiare di rapporto tra pubblico e privato. Dobbiamo evitare che le persone che sono in lista di attesa debbano mettere mano al portafoglio per farsi curare ed è un’ingiustizia assoluta. Dobbiamo riorganizzare la medicina territoriale, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, servizi di carattere sociale. Avendo fatto per otto anni l’assessore ai servizi sociali, so quanto sia importante il tema della salute mentale e del disagio psichico, e come i servizi per le persone anziane non autosufficienti siano carenti. E’ importante anche fare qualcosa a vantaggio della salute delle donne. Abbiamo bisogno di una riorganizzazione poderosa e non sarà facile ma la faremo, confrontandoci con medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari, terzo settore, amministratori locali.
Majorino: “È una sfida che fa tremare i polsi ma di cui c’è una grandissima necessità” .
Attilio Fontana: “È un equilibrio tra pubblico e privato. Il modello di collaborazione che qui si realizza è virtuoso: lo dimostra la qualità dei servizi che la Regione rende e il fatto che tutti gli anni noi provvediamo 165 mila prestazioni a cittadini non lombardi o che provengono da altre regioni. Non esiste collegamento tra il Covid e la sanità privata. Anzi, in quell’occasione, il Covid ha dimostrato collaborazione e ha contribuito a risolvere i problemi che ci si presentavano. La sanità è pubblica nei confronti dell’organizzazione, gestione e richieste che vengono fatte alla sanità privata, e la gestione complessiva è in mano al pubblico”.
Fontana: “È un equilibrio tra pubblico e privato” .
Trasporti
Il trasporto pubblico ferroviario della Regione è gestito da TreNord: sulle sue linee transitano ogni giorno oltre 700 mila passeggeri . Una mole importante che viene gestita da una società per metà pubblica, Trenitalia, e per metà di FNM. I dati del 2021, l’anno in cui sono stati aggiunti i 222 nuovi coinvolgi acquistati da Regione con un investimento di 2 miliardi, segnalano che la puntualità dei treni è stata rispettata l’84 % delle volte e sono stati soppressi più di 60 treni al giorno. I reclami si aggirano a quota 10mila. Al quadro si aggiunge l’indice di gradimento basso manifestato dai pendolari.
Letizia Moratti: “La governance non funziona, perché è suddivisa per un 50 % TreNord e per un 50% da Ferrovie Nord. Quando non c’è una maggioranza è faticoso gestirlo in modo efficace. Il secondo problema è che è un monopolio: TreNord da anni ha in gestione il trasporto pubblico locale. Sono andata a vedere cosa viene fatto in Germania e Francia. Lì dove ci sono stati messi in gara i servizi, c’è stato un aumento della qualità e un abbassamento del 30% dei costi. Nel mio programma è prevista la messa a bando del servizio pubblico regionale”.
Pierfrancesco Majorino: “I pendolari hanno tutte le ragioni. TreNord è indecente sulla qualità del servizio offerto. Va ribaltata nella sua gestione. Un giorno arriveremo a metterla a gara, ma vuol dire innanzitutto potenziarla e fare politiche tariffarie a sostegno dei giovani: credo che ci debba essere la gratuità per gli under 25 che usano TreNord, e poi intervenire perché ci sia maggior dialogo con Rfi, cioè tra chi gestisce le reti e chi gestisce i treni. Sui treni non c’è solo un problema sulla puntualità, sulle coincidenze da rispettare, ma anche sulle qualità dei treni e sulla sicurezza: è inaccettabile che le donne in determinate tratte debbano avere paura a prendere i treni”.
Attilio Fontana: “Si deve essere chiari, perché funzioni un servizio pubblico su ferro sono necessari due elementi: la qualità dei treni e la qualità della rete. La qualità dei treni dipende da regione Lombardia e noi abbiamo fatto un investimento di circa due miliardi per acquistare duecento treni nuovi. La produzione non avviene dall’oggi al domani: ad oggi abbiamo messo su più di 70 treni nuovi. Per quanto riguarda la rete, essa non dipende dalla Regione ma da Rfi che è una società di Ferrovie dello Stato, una società che ha già riconosciuto che la rete lombarda è obsoleta e ha bisogno di interventi e grandi ammodernamenti. Già nel 2019 su mia insistenza venne sottoscritto un accordo in base al quale Rfi si impegnava a investire 14 miliardi nel giro di sette anni. Perché ci si rendeva conto della necessità di questo ammodernamento. Siamo convinti che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini possa dare una spinta in questa direzione. L’amministratore delegato di Rfi ha riconosciuto che la nostra rete è vecchia di 70 anni, quando era diverso il numero di treni e di passeggeri trasportati e il tipo di treni che giravano su rotaie. È necessario che venga fatta questa parte di investimenti, e noi vigileremo perché la cosa si possa realizzare quanto prima. Altrimenti ci sono giorni in cui succedono episodi di disservizio che non sono addebitabili alla nostra rete. Recentemente si è verificato un problema su un Frecciarossa a Bologna che ha bloccato altre tre Freccerosse. Quando i Frecciarossa partono, hanno la priorità sui treni lombardi e questo crea un disastro con ritardi e soppressione dei treni perché non c’è proprio spazio fisico. La rete va indubbiamente rafforzata”.
La Lombardia dei prossimi cinque anni
Il progetto politico di Letizia Moratti si basa sulla crescita: “Sono dieci anni che la Lombardia non cresce. Siamo sotto gli indici di competitività e di digitalizzazione internazionale . Abbiamo due province, Lodi e Pavia, che hanno un Pil pro capite sotto la media nazionale e altre che sono al limite, Varese e Sondrio. Credo di aver dimostrato di saper fare crescere Milano quando l’ho amministrata soprattutto con Expo, quindi portando investimenti internazionali, rendendola una città attrattiva. Intendo usare lo stesso metodo Expo per portare investimenti internazionali in Lombardia, e per fare un marketing internazionale che faccia conoscere meglio la Regione e attrarre capitale umano, finanziamenti e turismo. Come ho fatto crescere una città, nello stesso modo posso far crescere la Regione”.
Pierfrancesco Majorino incentra il suo progetto di Lombardia sul cambiamento: “Dopo 28 anni c’è bisogno di riorganizzare la sanità, che è diventata pericolosamente discriminatoria, rilanciare la medicina territoriale e far sì che ci siano scelte ambientali più lungimiranti. Bisogna trasformare la sfida contro il cambiamento climatico in opportunità: significa lavoro verde, politiche riguardanti le infrastrutture e la mobilità, poi politiche attive riguardanti il lavoro dal punto di vista della relazione, tra sindacati e imprese. Infine ci sono i temi della cultura e della la cultura della legalità. Io voglio una Regione assolutamente anti mafiosa, il che significa far nascere un laboratorio dell’innovazione della politica”.
Per Attilio Fontana la Regione che verrà sarà improntata sulla continuità: “ Credo che la Regione sia stata in questi anni un modello di efficienza e funzionamento, un modello che riesce a essere la locomotiva di questo Paese e una delle locomotive a livello europeo . Sono proprio di questi giorni i dati pubblicati da un noto quotidiano economico che vede la Lombardia come la principale regione come industrializzazione e attrattività degli investimenti stranieri, prima in Italia e tra le prime tre in Europa, è la regione in cui c’è il maggiore incremento di occupazione. È un modello che ha saputo superare momenti difficili, nella ripresa economica che sembrava così difficile, credo che questo modello vada confermato, è la regione fondamentale per continuare a votare per il centrodestra”.
La palla passa ora ai cittadini che avranno la possibilità di dire la loro su questi tre progetti, nel doppio appuntamento elettorale di domenica 12 e lunedì 13 febbraio.
Le interviste integrali ai tre candidati sono disponibili qui.