Durante la lettura di Una questione di Karma e Androidi Paranoici è altamente consigliato l’ascolto della Playlist Spotify Flats & Hits: oltre a contenere tutti i brani presenti nell’articolo, questa manciata di canzoni creerà infatti la giusta immersione nelle atmosfere tra breve raccontate.
Quando nel luglio del 1996 i Radiohead cominciarono a lavorare su quello che sarebbe diventato il loro terzo album, tutti e cinque i componenti del gruppo erano nel pieno di un’infinita serie di concerti e sessioni di registrazione che, tra il 1993 e il 1998, gli avrebbe concesso un solo mese di pausa. Una continua gincana di aerei, autobus e periodi di clausura in studio alternati a centinaia di date in locali e palazzetti che, col passare dei mesi, si riempivano sempre di più, aveva ridotto la mente di Thom Yorke, cantante e frontman della band, a un colabrodo.
Tutto era iniziato quattro anni prima, il 21 settembre del 1992, quando la band pubblicò Creep il suo primo singolo: una canzone capace di scalare le classifiche di vendita mondiali diventata in brevissimo tempo un inno di quella generazione di ventenni “incompresi da tutti” e feticisti dell’autocommiserazione. Un brano che, a fronte dello straordinario quanto inaspettato successo, rischiava tuttavia di gettare la band in quel baratro riempito nel corso degli anni da quei gruppi one-hit-wonders come New Radicals, Marcy Playground o Hoobastank spariti come neve al sole dopo aver consegnato alle top charts di tutto il mondo una sola canzone di successo.
Paure rivelatesi infondate e spazzate via in un soffio prima dall’uscita di Pablo Honey, l’LP d’esordio della band datato febbraio ’93, poi, due anni dopo, da The Bends: rilasciato il 13 marzo del 1995, il loro secondo lavoro tolse ai Radiohead l’etichetta di “nuovo gruppo del momento” facendoli diventare la band inglese di riferimento degli anni ’90 assieme agli Oasis . Tuttavia, al successo del disco seguì un massacrante tour di 177 date che segnò tutti i componenti del gruppo sia nel fisico che nella testa.
Il 21 settembre del 1992, i Radiohead pubblicano il loro primo singolo Creep, una canzone capace di scalare le classifiche di vendita mondiali e diventare un inno di quella generazione di ventenni “incompresi da tutti”Grazie al successo che The Bends seppe conquistare tra il pubblico e la critica, il quintetto inglese scelse, per il suo terzo lavoro, la via dell’autoproduzione. Parlophone, la loro etichetta discografica, a fronte del successo di The Bends, diede ai Radiohead un budget di 100mila sterline per le attrezzature e nessuna scadenza per la registrazione dell’album. L’unico obbiettivo che i cinque musicisti dell’Oxfordshire si erano prefissati era quello di prendere tutto il lavoro che avevano fatto sino ad allora e gettarlo fuori dalla finestra.Ed O’Brien, chitarrista del gruppo, disse infatti: «Tutti ci dicevano: Se farete uscire un The Bends Pt. 2, potreste vendere sei o sette milioni di copie. Ma noi pensavamo: Lotteremo contro quest’idea e faremo l’esatto opposto».
Questo cambio di rotta era dettato dall’urgenza di creare qualcosa di assolutamente nuovo e sconvolgente per quel panorama musicale di fine anni ’90 che aveva da tempo perso il controllo: una giungla sonora ormai spezzettata in decine e decine di generi e sottogeneri musicali nei quali il pubblico si era perso da tempo. Per farlo la band si avvalse di tutti gli strumenti, musicali e non, che aveva a disposizione. «Ci eravamo convinti di fare un disco simile a Bitches Brew di Miles David – ha dichiarato il chitarrista Johnny Greenwood -, anche se nessuno di noi aveva mai suonato la tromba. Avevamo quel genere di arroganza».
Il risultato fu una rapsodia di rumori bianchi, loop tenebrosi di sintetizzatori, schitarrate sature di distorsioni e la voce angelica Ok Computer è un lavoro complesso, ambizioso e sfaccettato, frutto del viaggio infernale all’interno della testa di Thom Yorke di Thom Yorke che narra in maniera sibillina l’infernale viaggio dentro la sua testa: quella di un ragazzo di 27 anni che, dopo quasi 4 anni passati su un autobus, era ormai giunto sull’orlo della follia. Paranoie e un costante senso di alienazione e claustrofobia che il cantante durante i tour promozionali di Pablo Honey e The Bends aveva costantemente appuntato sui propri quaderni. Manie che si riflettono in testi pieni di ansia verso un presente nel quale uomini divenuti «Maiali in una gabbia di antibiotici» assistono passivamente a incidenti stradali, aerei che si schiantano al suolo ma soprattutto all’avvento di una tecnologia sempre più soffocante nella quale androidi paranoici spiano costantemente quello che noi facciamo ogni giorno.
Questa enorme mole di suoni e contenuti catastrofici confluirà, dopo 8 mesi di lavoro, in Ok Computer. Pubblicato il 21 maggio 1997 il terzo disco dei Radiohead è un lavoro complesso, ambizioso e sfaccettato capace di dare al gruppo le carte in regola per diventare una delle più importanti rock band del mondo. Un lavoro davvero straordinario che, per la sua realizzazione, ha avuto la necessità di avere come studio di registrazione una location altrettanto fuori dal comune.
St. Catherine’s Court è una tenuta di 15 acri che si trova vicino a Bath, a circa due ore di macchina da Londra. Immerso nelle verdi colline del Somerset,Il terzo disco dei Radiohead è una rapsodia di rumori bianchi, loop tenebrosi di sintetizzatori e schitarrate sature di distorsioni: un supporto straordinario per la voce angelica e gli incubi di Yorke questo castello, la cui prima pietra venne poggiata da un monaco benedettino nel 950 d.C.,ha subito nel corso dei secoli una serie di restauri e ampliamenti che lo hanno reso una delle residenze private più incredibili di tutta la Gran Bretagna. Una location che ha saputo stregare dignitari di corte, membri del parlamento inglese e persino l’attrice Jane Seymour. Quest’ultima, infatti, dopo aver speso quasi tre milioni e mezzo di sterline tra acquisto e ristrutturazione, ne fu proprietaria dal 1984 al 2007. Celebri sono stati i suoi parti non-stop a base di alcool e schiamazzi che hanno causato non poche lamentele e denunce alla polizia da parte dei vicini. «Me la sogno ancora di notte», ha dichiarato la protagonista de La signora del West, definendo la sua vecchia casa di campagna come «un luogo assolutamente incantevole».
Ed è proprio in questo posto incredibile, disperso nel sud della Gran Bretagna, che i Radiohead decisero di comporre e registrare la maggior parte della loro terza fatica. Nel settembre del ’96 la band, insoddisfatta dei risultati ottenuti fino a quel momento nel suo studio Canned Applause, Sfruttando appieno l’incredibile acustica presente nelle sue stanze, i Radiohead riuscirono a registrare quasi tutto Ok Computer a St. Catherine’s Court un capannone convertito vicino a Didcot, Oxfordshire, decise di soggiornare per sei settimane proprio nella meravigliosa proprietà della Seymour. Spronato dalle sue meravigliose stanze, il ritmo di lavoro del gruppo a St. Catherine’s Court subì una netta accelerazione. La band riuscì infatti a registrare la maggior parte del disco sfruttando appieno l’incredibile acustica presente in tutta la casa. I cori di Exit Music (For a Film) sono stati incisi su una delle scalinate della villa grazie all’effetto eco che la struttura riusciva a ricreare. Let Down, invece, è stata registrata alle tre del mattino nella gigantesca sala ballo che ha come caratteristica uno straordinario riverbero acustico di quattro secondi.
Durante quelle sei settimane di clausura sul finire del 1996, il gruppo entrò in una sorta di magica trance creativa alimentata dalla suggestività del luogo e da moltissime leggende. Stando ai racconti di varie persone che, nel corso degli anni, hanno soggiornato a St. Catherine sembra che la villa sia infestata dai fantasmi. Nel 1599, infatti, Ethelreda Malte, una delle tante e presunte figlie illegittime di re Enrico VIII, morì tra le mura della magione. E proprio quelle voci narrano che il suo spirito non abbia mai lasciato le stanze della casa.
Lo stesso Johnny Greenwood, che durante le registrazioni di Ok Computer stava nella camera dei bambini, disse infatti che mentre dormiva «in mezzo a inquietanti bambole di porcellana rotte e cavallucci a dondolo si sentivano continuamente voci». Stessa sorte è toccata a Thom Yorke che, dopo una notte insonne e pervasa da «continui sussurri che gli ronzavano nel cervello», decise di andare in bagno e tagliarsi i capelli con un coltellino tascabile. Dopo essersi ferito varie volte alla testa il cantante è stato soccorso da Phil Selway, il batterista che, vedendo l’orribile pettinatura del suo compagno di band, si offrì gentilmente di rasarlo.
Spettri e leggende a parte, quello che i cinque componenti dei Radiohead riuscirono a compiere in quelle settimane a cavallo tra settembre e ottobre del ‘96, è davvero straordinario. Uscita dalle mura di quella strana casa dispersa nelle campagne inglesi la band aveva tra le mani un insieme di tracce che avrebbero cambiato non solo il corso della propria carriera ma anche quello della storia della musica. Oltre ai milioni di copie vendute e al Grammy Award per la “Best Alternative Rock Performance”, Ok Computer segna il punto di inizio di quella svolta verso la musica elettronica e sperimentale portata avanti dalla band con i suoi due album successivi: Kid A (2000) e Amnesiac (2001). Questo disco rappresenta anche uno spartiacque tra il declino del Britpop di band come Stone Roses, Blur e Oasis che, assieme al Grunge di Seattle, aveva dominato le classifiche musicali di tutto il mondo e l’ascesa di quell’Alternative Rock di inizio 2000, decisamente più rilassato e introspettivo rispetto al suo predecessore.
Un’opera che, per la sua importanza artistico-culturale, è stata inserita nel National Recording Registry presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. I Radiohead, con il loro terzo lavoro, furono capaci di mettere in musica le ansie e i timori verso un nuovo millennio profeticamente dominato dalla tecnologia. Ma il vero miracolo compiuto da Thom Yorke e soci in questo album è stato quello di rendere paradossalmente attraente un sentimento per sua natura repellente all’animo umano come la paranoia.