La pandemia causata dal Coronavirus ha imposto un blocco quasi totale delle attività lavorative, ma ci sono alcuni settori che, nonostante le varie difficoltà, continuano ad andare avanti.
Uno di questi è proprio quello della radio che, sebbene fosse quasi del tutto condannato ad essere ridotto ad una nicchia, ora è più determinato che mai nel porsi all’attenzione di tutti. I palinsesti, i GR e i vari programmi radiofonici, quindi, si sono velocemente adattati per affrontare questa emergenza sanitaria e per restare a contatto stretto con i suoi ascoltatori, con un’attività più che mai intensificata. Il Gruppo Mediaset, che comprende nel proprio comparto radiofonico commerciale R101, Radio 105, Virgin Radio, Radio Subasio e Radio Monte Carlo, ha rafforzato la propria programmazione aumentando gli ascolti in maniera vertiginosa, grazie anche ad un’attività senza precedenti che ha permesso alle sue radio di adoperare nella maniera più professionale e tempestiva. Paolo Salvaderi, amministratore delegato del Gruppo Mediaset, ce lo ha spiegato.
Come le radio stanno affrontando questo momento particolare?
Innanzitutto, noi abbiamo fatto una scelta di campo molto precisa per preservare il nostro personale: abbiamo preso un macchinario che consentisse a quasi 316 speaker, tutti gli speaker delle nostre cinque radio, di andare integralmente in onda da casa. Dal 3 marzo abbiamo cinque emittenti con tutti i nostri speaker che stanno seguendo il palinsesto da casa, grazie ad una tecnologia che ci consente, con un tempo quasi reale, di essere in onda come se fossimo tutti in una stanza. Abbiamo lavorato per mettere in sicurezza sia le persone che il prodotto. Abbiamo fatto un investimento molto importante per mantenere attivi tutti i nostri programmi: questo ci permette di avere un grande vantaggio, perché ci consente di vedere, rispetto alle consuete programmazioni, come si stanno modificando anche le abitudini dei nostri ascoltatori. Abbiamo visto, inoltre, un notevole spostamento degli ascolti in termini di fasce orarie: oggi chi lavora da casa può guadagnare, quindi, quel tempo necessario a far cambiare l’orologio biologico che arriva sulla radio e, di fatto, abbiamo aumentato il livello di interazione con il pubblico e l’intrattenimento. Questo è stato forse il passaggio più importante di un momento così eccezionale.
Paolo Salvaderi, amministratore delegato Mediaset: “Lavorando tutti in remoto, e sentendo più forte il legame con gli ascoltatori, ci siamo resi conto di una cosa: siamo sempre indispensabili e abbiamo una grande responsabilità”
I palinsesti sono stati modificati. Precisamente, sono stati stabiliti GR straordinari o determinate fasce orarie in cui dare informazioni sull’emergenza Covid-19.
Abbiamo infatti deciso di mettere allo 0 di ogni ora, dalle 7 alle 21, un GR che normalmente non avevamo, perché facevamo circa sei edizioni al giorno. Adesso le abbiamo aumentate a 14, in modo tale che, alla fine di ogni ora, gli ascoltatori possano avere in 90 secondi dei flash sulle notizie salienti che riguardano l’emergenza Coronavirus su tutte le nostre emittenti. Abbiamo anche dato uno spazio importante alle aziende che hanno adattato il loro modello di business per essere attive in un momento di specifica necessità, come Armani e Lavazza, creando delle parentesi di 25 minuti all’interno dei nostri programmi dove davamo voce a questi brand che stanno facendo la differenza in questa emergenza sanitaria.
Anche radio che si occupano maggiormente di musica, come Virgin Radio, si sono focalizzate sulle notizie sul Coronavirus?
Su Virgin abbiamo lavorato in due direzioni precise. Poiché il livello di interazione è legato più a delle dinamiche di “evasione”, non abbiamo avuto da parte del pubblico una particolare richiesta di informazioni aggiuntive. Tuttavia, abbiamo deciso anche qui di allargare l’informazione della mattina alle notizie dei giorni precedenti, precisamente sul decreto ministeriale, e di inserire due finestre informative: una a metà mattina e una a metà pomeriggio. Giusto il tempo da dedicare alla musica, ma giusto anche il tempo speso per l’informazione.
Le sembra che sia cambiata la relazione con gli ascoltatori?
Gli ascoltatori in questo momento si sono fidelizzati perché hanno necessità di avere maggior vicinanza: scrivono messaggi, commentano in diretta ciò che dicono gli speaker, aspetti che abbiamo riscontrato in tutte e cinque le radio. Abbiamo cercato di dare voce a tanti nostri ascoltatori che ci raccontavano e ci testimoniavano cosa stava succedendo in ogni parte d’Italia con i diversi punti di vista. Li abbiamo resi più partecipi e meno passivi. Per noi è fondamentale anche sminare le fake news che circolano sulla rete e vengono sollecitate: abbiamo dovuto interpellare gli esperti per rispondere alle domande che i nostri ascoltatori ci ponevano in merito a notizie false per restituire loro una buona dose di serenità. La velocità che abbiamo nel dare informazioni è un nostro grande vantaggio: ci basta essere in onda con un microfono acceso per dare una breaking news all’istante.
Nelle varie sedi di lavoro vige ancora un clima di positività tra autori, speaker, giornalisti, registi e tecnici?
All’inizio c’era una grandissima preoccupazione: la prima settimana c’era tanta tensione e gli speaker venivano, facevano il possibile e poi se ne andavano, cosa che normalmente in radio non succede. Oggi ci sono tanti speaker che ci stanno chiedendo di poter andare in radio perché non vogliono più stare in casa, e perché hanno bisogno del contatto con il pubblico. Se non c’è rischio di contaminazione, e se vogliono venire possono; in questo momento in radio ci sono solamente sette registi insostituibili, ma il resto della squadra procede a eseguire il lavoro da casa.
In un momento come questo, le radio si stanno impegnando a strappare un sorriso agli ascoltatori?
Sì, secondo me anche più di questo. Non solo riescono a dare un sorriso, ma riescono anche a dare un senso di evasione, che può essere anche un brano emotivo raccontato prima di metterlo in onda. C’è una grande predisposizione anche da parte del pubblico che ha bisogno di staccare ogni tanto la testa da questa tragedia e rifocillarsi in qualcosa che possa sollevarlo dal punto di vista emotivo.
Una volta finita l’emergenza, ci sarà secondo lei una crescita di ascolti e di utili nel settore radiofonico?
Secondo me questa vicenda ci ha segnati tutti. Oggi non so dire esattamente cosa di preciso, ma in futuro lascerà sicuramente qualcosa in tutti noi, sia in positivo che in negativo. Noi ci siamo resi conto, in alcuni casi, del nostro lavoro e dell’influenza che ogni nostra parola può avere sul pubblico, quindi dobbiamo stare sempre molto attenti alle informazioni che diamo attraverso il nostro mezzo di comunicazione. In alcuni casi, questo aspetto era un po’ sottovalutato, perché non la reazione del pubblico non è sempre predittibile, ma ci siamo resi conto che ci sono dei passaggi fondamentali all’interno della nostra organizzazione: il rapporto tra autori e speaker deve essere in completa simbiosi, cosa che non può avvenire con la tecnologia, ma avere avuto consapevolezza di questo ci darà comunque una mano in futuro. Ciò che abbiamo imparato in questo periodo è che abbiamo un ruolo di grande responsabilità, più ampia rispetto a quel che ritenevamo fino a poco tempo fa, ed è su questo aspetto che lavoreremo in futuro.