Sono passati quattro anni da quando Edward Snowden, con la collaborazione del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, rese pubbliche diverse informazioni su programmi di cyber spionaggio della NSA ai danni di numerosi Paesi europei, attraverso l’accesso ai metadati delle comunicazioni.
Ma quali sono stati, nello specifico, gli effetti del caso Snowden sulla stampa? È la domanda a cui cerca di rispondere il libro Il giornalismo dopo Snowden: il futuro della stampa libera nella sorveglianza di Stato”. Il testo è parte di un più ampio studio, durato circa un anno, durante il quale sono stati organizzati eventi e progetti a cura del Tow Center for Digital Journalism, in collaborazione con la Colombia Journalism Review.
Secondo gli autori del libro, il ruolo dei giornalisti nel dare risonanza alle rivelazioni dell’ex spia, insieme alla criminalizzazione, da parte delle autorità, del whistleblower, segnarono una nuova era nella copertura delle notizie riguardanti la sicurezza nazionale. Dopo che Snowden ha aperto gli occhi al mondo sulla cyber warfare e sulla sorveglianza massiccia, alla quale siamo soggetti, è doveroso chiedersi come si ridefinisca il ruolo del giornalista e come possa essere, oggi, watchdog del potere.