<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Mattia Giangaspero</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/author/mattia-giangaspero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 07:23:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Eroina Italia</title>
		<link>https://www.magzine.it/eroina-italia/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/eroina-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 09:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=51345</guid>
		<description><![CDATA[Sembrava scomparsa, ma solo in apparenza. Parliamo un fenomeno che si pensava superato negli anni ’80 ma che è riemerso nel dibattito pubblico recente grazie a Sanpa,la serie di Netflix ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="924" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/06/GettyImages-691949872-e1563459558583-1600x924.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="GettyImages-691949872-e1563459558583-1600x924" /></p><p>Sembrava scomparsa, ma solo in apparenza. Parliamo un fenomeno che si pensava superato negli anni ’80 ma che è riemerso nel dibattito pubblico recente grazie a Sanpa,<mark class='mark mark-yellow'>la serie di Netflix sulla comunità di San Patrignano che ha riportato all&#8217;attenzione nazionale l’eroina e le tossicodipendenze</mark>. Oggi le storie legate al fenomeno dell’eroina vengono sempre di più considerate fatti di cronaca.</p>
<p>In un anno interessato dalla pandemia, Francesca Manfredi 24enne originaria di Brescia, Maddalena Urbani 20enne originaria di Roma e Maria Chiara Previtali 18enne originaria di Amelia, in provincia di Terni, insieme a Mattia Laurenza, 22 anni, originario di Rufina, provincia di Firenze, sono morti da overdose di eroina e lo spazio dedicato a loro e a questo grave problema sociale ha occupato poche pagine sui media nazionali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questa è stata la nostra sfida, provare a rispondere con un talk show ad una domanda: esiste la dipendenza da eroina in Italia oggi?</mark></p>
<h2 style="text-align: center;">Guarda <a href="https://youtu.be/hI5DDWmE7EM">qui</a> il talk show sul nostro canale Youtube</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/eroina-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Russia e Cina, i regni del vaccino</title>
		<link>https://www.magzine.it/russia-e-cina-i-regni-del-vaccino/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/russia-e-cina-i-regni-del-vaccino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 10:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza asiatica]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia e Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Sinovac]]></category>
		<category><![CDATA[Sputnik V]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[xi jinping]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=51294</guid>
		<description><![CDATA[Con la crisi pandemica che non accenna a fermarsi, i vaccini contro il Covid-19 &#8211; rappresentando l’unica soluzione in possesso di ogni governo per mettere in sicurezza la propria popolazione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="402" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/xi_putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia e Cina, alleanza" /></p><p>Con la crisi pandemica che non accenna a fermarsi, i vaccini contro il Covid-19 &#8211; rappresentando l’unica soluzione in possesso di ogni governo per mettere in sicurezza la propria popolazione e far ripartire l’economia &#8211; stanno acquisendo un’importanza strategica non indifferente sullo scacchiere internazionale. Tutti i Paesi infatti lo bramano, anche se solo alcuni se lo possono permettere, visto che attualmente le dosi scarseggiano: è così cominciata una competizione su scala globale per accaparrarsele, che premia chi dispone di maggiori risorse.</p>
<p>I denari però da soli non bastano, perché in questa nuova grande partita geopolitica contano anche e soprattutto competenze e capacità scientifiche, sperimentali, logistiche e produttive: a partire i<em>n pole position</em> nella “corsa al vaccino” sono infatti quei Paesi che questo ambitissimo antidoto l’hanno brevettato e ora lo producono, oltre a commercializzarlo. Sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico, a decidere a chi consegnarlo prima e a chi dopo, se farlo a prezzo di mercato o a condizioni privilegiate, per avere poi naturalmente un tornaconto personale.<mark class='mark mark-yellow'>Il vaccino è dunque diventato il vero <em>asset</em> della politica estera dei nostri giorni, soprattutto per quei Paesi – su tutti, la Russia – che ne hanno nazionalizzato il percorso di ricerca, la produzione e la distribuzione</mark>. Uno strumento geopolitico flessibile, un’arma di soft-power che consente agli “Stati donatori” di migliorare i rapporti diplomatici e di allargare la propria sfera d’influenza a quelle aree che rivestono un ruolo strategico per il loro business.</p>
<p>Con questo nessuno vuole negare che i Paesi produttori siano animati da un forte senso di responsabilità e da pulsioni filantropiche, ma non si può nemmeno tacere di fronte a certi scambi di favori impliciti, tanto lampanti quanto caratteristici delle dinamiche geopolitiche. In questo mercato dei taciti accordi, a dominare la scena sono Russia e Cina che, oltre a voler consolidare una serie di rapporti commerciali, puntano a nobilitare la loro immagine nel mondo.</p>
<p>I primi cercano di obliare l’annessione della Crimea e il caso Navalny e i secondi mirano  a diventare i salvatori della pandemia dopo averla generata. L’Occidente per il momento, anche per via del braccio di ferro tra Bruxelles e AstraZeneca e dei ritardi nelle forniture di Pfizer e Moderna, sembrerebbe defilarsi per concentrare i propri sforzi sulla vaccinazione interna;<mark class='mark mark-yellow'>nonostante un ruolo di grande protagonismo nella ricerca e nella produzione, Stati Uniti e Unione Europea stanno trascurando le opportunità geopolitiche che si nascondono dietro la corsa all’immunizzazione di massa, forse perché da questo punto di vista hanno meno da dimostrare rispetto agli altri due <em>player</em></mark>.</p>
<p>In questo modo hanno lasciato spazio alla penetrazione diplomatica di Russia e Cina, che si sono accaparrate ampie fette di mercato, conquistandosi la fiducia anche di Paesi filo-occidentali: il Dragone ha rastrellato tutto il Sud-Est asiatico, mentre il Cremlino ha fatto valere la sua influenza nelle ex repubbliche sovietiche, ma anche in India, in Iran e in Palestina. Entrambe si sono poi divise spicchi di Medio Oriente (dove comunque permane il predominio cinese visti gli accordi con Emirati Arabi e Bahrain) con forniture doppie in Turchia ed Egitto, ma anche il Nord Africa con Pechino pronta a rifornire il Marocco e Mosca che venderà il suo siero all’Algeria. Stesso schema si replica anche in America Latina con la Russia che ha stretto accordi con Venezuela, Bolivia, Cile, Paraguay, Argentina e Brasile, che però hanno avviato acquisti anche dai fornitori cinesi.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le mire espansionistiche di queste due potenze sono arrivate in Europa, dove si sono ingraziate Serbia e Ungheria, sempre più refrattarie alle politiche europeiste. Il vaccino russo, complici i tagli alle forniture di Pfizer e i dubbi sull’efficacia per gli over 70 che accompagnano l’approvazione di AstraZeneca, potrebbe presto varcare persino i confini dell’Unione Europea</mark>: occorrerà però prima aspettare l’approvazione dell’Ema, ad oggi tutt’altro che scontata, visto che non è ancora stato possibile condurre un controllo indipendente sulla reale efficacia del farmaco.</p>
<p>Sempre la Russia di Putin ha allargato i suoi orizzonti anche per l’aspetto produttivo del vaccino stipulando un accordo privato molto importante con un centro Pharma italiano, situato in Lombardia: Adienne Pharmas Biotech. Tutto questo è stato fatto per produrre 10 milioni di dosi del vaccino Sputnik V in pochi mesi. Saranno poi tutti rivenduti all’Italia o successivamente verranno redistribuiti ad altri Paesi?</p>
<p>Ma non è finita qui.<mark class='mark mark-yellow'>Il Cremlino, galvanizzato dalle attenzioni che la comunità internazionale sta riservando allo Sputnik V, ha infatti l’ambizione di dilatare ulteriormente il proprio piano espansionistico, offrendo un aiuto alle nazioni più povere, che stanno vivendo con impotenza la delicata fase di approvvigionamento dei vaccini</mark>.</p>
<p>Per realizzare tale progetto, Putin ha commissionato al Centro Gamaleya di Mosca la produzione della cosiddetta “versione light” dello Sputnik V, che potrà essere somministrato in una sola dose. “La versione light – ha evidenziato il direttore del laboratorio Alexander Gintsburg – servirà a quelle nazioni che attualmente non dispongono di un siero, non sono in grado di produrlo in proprio e non dispongono di fondi sufficienti per procurarsi con rapidità quelli realizzati altrove”. Gintsburg ha poi specificato che “la versione originale del vaccino offre una garanzia completa contro forme gravi che possono trasformarsi in letali; quella light invece riduce solo la probabilità di casi gravi ma non li esclude completamente”.<mark class='mark mark-yellow'>Nei giorni scorsi anche il presidente Vladimir Putin aveva detto che la durata effettiva della protezione dello Sputnik V monodose non sarà lunga come quella del vaccino autentico (si parla di circa 3-4 mesi). Tuttavia, secondo le sue parole, consentirà di inocularlo a molte più persone. E in quei Paesi questo dettaglio potrebbe fare tutta la differenza del mondo</mark>.</p>
<p>Il piano sembrerebbe filare, ma c’è un aspetto, piuttosto rilevante, che Putin sta sottostimando: molti di questi stati si trovano in Africa, bacino d’influenza di Pechino che, in quell’area, sta implementando una vera e propria infrastruttura di distribuzione del vaccino. Questa invasione di campo non verrebbe vista di buon occhio da Xi Jinping, che potrebbe far saltare l’alleanza russo-cinese, sulla carta inevitabile alla luce dell’ostruzionismo occidentale verso queste due superpotenze. D’altronde la geopolitica ci insegna che “il nemico del mio nemico è mio amico”. Almeno fino a quando non si registrano ingerenze inaspettate.</p>
<p><strong><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_9267.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-51296" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_9267-300x200.jpg" alt="IMG_9267" width="300" height="200" /></a> </strong></p>
<p>Per discutere della distribuzione del vaccino Sputnik V e Sputnik light nei Paesi più poveri<mark class='mark mark-yellow'>abbiamo interpellato <strong>Paolo Calzini</strong>, docente di relazioni internazionali e Studi russi nelle Università statali di Milano e di Bologna</mark>.</p>
<p><strong>Perché l’Europa sia partita prevenuta sul vaccino russo nei mesi in cui anche le altre case farmaceutiche non illustravano dati relativi alla produzione?</strong></p>
<p>La Russia, dall’Europa, è ormai da tempo giudicata come una nazione lontana dalla cultura e identità dell’Unione dal punto di vista amministrativo. Infatti si parla di regime e non di democrazia e questa crepa si è rafforzata subito dopo l’avvelenamento di Navalny. Non esiste un caso scientifico sul perché l’Europa sia partita prevenuta nelle considerazioni fatte sul vaccino Sputnik V, ma è stata solo una delle ultime azioni compiute per destabilizzare l’ecosistema russo</p>
<p><strong>Che prospettive vede nella guerra alla distribuzione del vaccino tra Russia ed Europa, in quelle aree contese come i Balcani (Serbia in particolare)?</strong></p>
<p>La distribuzione del vaccino rischia di mettere in pericolo i rapporti tra Unione Europea e l’area dei Balcani. Infatti, nonostante l’UE si sia dotata di un programma per rifornire Serbia, Kosovo, Bosnia, Macedonia del Nord, Montenegro e Albania, Stati che potrebbero nei prossimi anni entrare nel blocco comunitario, le consegne stanno subendo diversi ritardi. Il presidente della Repubblica della Serbia, Aleksandar Vucic pertanto ha deciso di virare verso Mosca, acquistando 500 milioni di dosi dello Sputnik V e ridisegnando così lo scenario geopolitico della zona. Putin sarebbe pronto ad estendere la sua influenza sulla ex Jugoslavia e, se l’Europa non si attiverà in tempo in merito anche ad altri temi sul piatto, potrebbe anche riuscire nel suo intento.</p>
<p><strong>Con la produzione dello Sputnik light la Russia cercherà di rafforzarsi a livello geopolitico con la vendita ai Paesi più poveri, ma in questo trova un grande scoglio, la Cina. Non crede che una futura alleanza con il regime cinese potrebbe crollare di fronte a una competizione così serrata sul versante della diplomazia dei vaccini?</strong></p>
<p>La Cina è stato il primo Paese che ha deciso di distribuire il proprio vaccino in tutti gli altri, piccoli, Stati asiatici, soprattutto negli Emirati Arabi ed in Africa. Però il fatto che il vaccino russo sembra essere più sicuro, visto anche il ‘’benestare’’ della rivista scientifica <em>Lancet</em>, porta in dote a Putin qualche chance in più del ‘’suo cugino’’ Xi Jinping. In Asia è ormai certa la vendita del vaccino al Pakistan e alla Corea del Sud, con la quale sta collaborando relativamente alle catene di produzione e distribuzione. Invece, più che in Africa, lo Sputnik V sta riscontrando un grande successo in molti Paesi dell’America Latina, come per esempio il Brasile. Credo che non si arriverà ad una guerra nella distribuzione del vaccino tra Russia e Cina. Ogni Stato sarà libero di scegliere basandosi sui dati scientifici o su accordi diplomatici presenti da tempo con uno dei due grandi regimi.</p>
<p><strong>La partnership più naturale per Mosca, quindi, sarebbe quella con l’Europa, visto il legame geografico. Tuttavia gli Stati Uniti hanno sempre cercato di ostacolare in ogni modo questa alleanza. La Russia rischia allora di isolarsi?</strong></p>
<p>Userei un verbo al passato: l’Europa era la partnership ideale per Mosca. Ormai, dopo le dure dichiarazioni di Biden, non credo che la Russia abbia possibilità di entrar a far parte di quel progetto fondato sull’atlantismo, tanto auspicato in ultimo anche dal nostro premier Mario Draghi. La Russia se dovesse entrare in rotta di collisione con la Cina potrebbe isolarsi, ha ragione, ma come spiegato prima, secondo me non si verificherà alcun tipo di scontro sui vaccini.</p>
<p><strong>La diplomazia dei vaccini serve a compensare le macchie di questi anni, dall’annessione della Crimea al caso Navalny? Quante dosi di vaccino possono compensare le tante violazioni dei diritti umani?</strong></p>
<p><strong> </strong>Moralmente ed eticamente le risponderei che nessuna azione dovrebbe nascondere atrocità; però, a livello geopolitico, in un momento di emergenza come questo ogni aiuto può darci la possibilità di uscire da questa situazione intricatissima. E qui la Russia giocherà un ruolo chiave nei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_9268.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-51295" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_9268-300x196.jpg" alt="IMG_9268" width="300" height="196" /></a></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Sull’alleanza geopolitica con la Cina per la distribuzione dei vaccini in tutto il mondo, invece, abbiamo sentito <strong>Gabriele Battaglia, </strong>direttore dell’agenzia <em>China Files</em>, corrispondente di <em>Radio Popolare</em> e collaboratore di <em>Il Venerdì</em> di <em>Repubblica</mark>.</em></p>
<p><strong>Perché ci sono molte nazioni che puntano all’acquisto del vaccino cinese rispetto anche a quello </strong><strong>r</strong><strong>usso, dove riviste scientifiche internazionali come <em>Lancet</em> hanno dato esito positivo della sua efficacia?</strong></p>
<p>La Cina ha scelto da subito, come nel caso della Russia, di adottare una politica distributiva sul vaccino. Ovvero il governo cinese ha preferito vendere il proprio vaccino ad altri Paesi. Esempi vicino a noi sono Ungheria e Serbia, ancor prima di vaccinare la propria popolazione. Infatti, riportando gli ultimi dati disponibili sulle vaccinazioni interne, solamente il 6% dei cittadini cinesi ha ricevuto il siero. La Cina in questo è riuscita a colmare, sempre come nel caso della Russia, i vuoti lasciati dall’Unione Europea. La politica dell governo cinese, che preferisce la distribuzione, è resa possibile da diversi fattori. La Cina da oltre 40 anni è in grado di produrre internamente, grazie all’economie di scala, il vaccino. Rifornisce infatti il sud globale. La fortuna, poi, sulla distribuzione dei vaccini è dovuta anche agli stessi Paesi che comprano, in quanto lo fanno senza troppe pretese per quanto riguarda il rispetto di tutti gli standard, come invece avverrebbe con agenzie come Ema o Aifa. L’obiettivo di Paesi come Indonesia, Pakistan, Brasile, Turchia e Emirati Arabi Uniti è stato sin da subito vaccinare, vaccinare e vaccinare per tornare il più possibile alla vita di prima.</p>
<p><strong>La politica adottata sul vaccino come viene vista dagli stessi cittadini cinesi che si vedono scavalcati rispetto ad altri </strong><strong>P</strong><strong>aesi dal loro stesso governo? </strong></p>
<p>Le cose sembrano cambiare in questo momento. Dopo quanto fatto nei primi mesi dall’ottenimento del vaccino Sinovac, il governo si è posto come obiettivo quello di vaccinare entro giugno il 40% della popolazione cinese e, facendo un rapido calcolo, da oggi per tutti giorni devono essere fatte dieci milioni di vaccinazioni al giorno. La stessa popolazione comunque non ha criticato l’iniziale scelta del governo sulla distribuzione del vaccino ancor prima dell’inoculazione di massa interna, perché il sentiment attuale non è quello di vaccinarsi. Questo non per la poca fiducia nelle istituzioni nazionali, ma quasi l’esatto opposto. In Cina ha funzionato bene ciò che da noi è stato un fallimento totale, ovvero il tracciamento e i tamponi per controllare ogni quartiere. Tutto questo porta maggiore sicurezza e gli stessi cittadini sono liberi di uscire senza restrizione. Quindi la domanda, in Cina, è: perché dovrei vaccinarmi se il pericolo è contenuto perfettamente o quasi?  È vero anche che le autorità adesso, con i mezzi ‘’leciti’’ secondo loro, stanno cercando di sensibilizzare la popolazione sulla questione vaccino. Un tipo di pressione psicologica fatta da parte di funzionari locali a Pechino è quella di attaccare adesivi sulla porta degli uffici in cui è scritto che in quello studio, faccio un esempio, meno del 40% dei dipendenti si è vaccinato. Esponendo così alla pubblica riprovazione o alla vergogna.</p>
<p><strong>Il governo cinese, dopo i dati positivi avuti sul turismo interno la scorsa estate, potrebbe aver pensato di vaccinare più tardi i propri concittadini</strong><strong>, così da non farli viaggiare </strong><strong>in vista del passaporto sanitario che sarà obbligatorio per </strong><strong>spostarsi</strong><strong> in molti </strong><strong>P</strong><strong>aesi occidentali da questa estate? </strong></p>
<p>Non credo; il tutto è subordinato a fattori come la sicurezza e la prevenzione. È vero che la scorsa estate, non potendo viaggiare, il profitto del turismo interno è aumentato, ma adesso, se dovessero scoppiare anche focolai interni in Cina, lo stesso governo sconsiglia di spostarsi internamente, incentivando il restare a casa, quindi non credo che la politica del vaccino sia collegata alla politica del turismo.</p>
<p><strong>Nelle ultime ore è stato stipulato un accordo tra Russia e Cina sulla produzione di 60 milioni di dosi del vaccino russo, Sputnik V</strong><strong>,</strong><strong> nella stessa Cina. Questa alleanza sempre più stretta tra le due potenze asiatiche come viene vista in occidente? Non è anche conseguenza delle politiche adottate dall’alleanza atlantica? </strong></p>
<p>Cina e Russia hanno una convergenza di interessi in questo momento. Non penso che si tratti di una vera e propria alleanza, anche perché in Asia centrale si spezzano i piedi come sfere di influenza. Diventano, però, di fronte all’aggressione da parte dell’Occidente, un’alleanza economica sempre più forte. Cercheranno di trovare una serie di nessi virtuosi o compromessi per continuare insieme. Un punto di incontro si sta raggiungendo sulla politica dei vaccini, con un vero e proprio scambio della produzione del vaccino, anche perché pure la Cina produrrà il vaccino Cansino in Russia. Tutto questo fa parte di un riassetto geopolitico mondiale che è ancora in corso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/russia-e-cina-i-regni-del-vaccino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #42</title>
		<link>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-42/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-42/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 10:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=50691</guid>
		<description><![CDATA[Torna la rubrica di Magzine dedicata ai longform internazionali che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. Altre dieci letture da non perdere. Questa volta si parte dall&#8217;India, dove la questione di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/holi-2416686_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="holi-2416686_1920" /></p><p>Torna la rubrica di <strong>Magzine</strong> dedicata ai longform internazionali che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. Altre dieci letture da non perdere. Questa volta si parte dall&#8217;India, dove la questione di genere viene raccontata attraverso la lente dello sport, per arrivare in Giappone, Paese al centro di un inaspettato revival, passando per l&#8217;Argentina, dove le ferite della Dirty War non si sono ancora rimarginate. Allacciate le cinture e buona lettura!</p>
<p>Delle 13 medaglie vinte dall&#8217;India dalle Olimpiadi di Sidney in poi, 5 sono andate a delle donne. Un segno che nel Paese qualcosa sta cambiando, almeno nello sport. <a title="BBC" href="http://www.bbc.com/sport/56168544">Bbc</a></p>
<p>Dagli anni 70’, quasi di 9mila persone negli <strong>Stati Uniti</strong> sono state mandate al patibolo: 182 sono state riconosciute innocenti. Vite sconvolte da un sistema che le ha quasi uccise. <a title="national geographic" href="http://www.nationalgeographic.com/history/article/sentenced-to-death-but-innocent-these-are-stories-of-justice-gone-wrong">National Geographic</a></p>
<p>Tanto attaccato alla maglia del <strong>Rosario Central</strong> da fuggire su un&#8217;isola pur di non essere ceduto. L&#8217;incredibile storia del calciatore <strong>Aldo Pedro Poy.</strong> <a title="la nacion" href="http://www.lanacion.com.ar/deportes/futbol/aldo-pedro-poy-rosario-central-100-preguntas-borinsky-nid2599383">La Nacion</a></p>
<p>Con il suo nuovo romanzo, il premio Nobel <strong>Kazuo Ishiguro</strong> si riafferma come il più profondo osservatore della <strong>fragilità umana</strong> nell&#8217;era della tecnologia. <a title="NEW YORK TIMES" href="http://www.nytimes.com/2021/02/23/magazine/kazuo-ishiguro-klara.html?">New York Times</a></p>
<p><strong>Comfort Women</strong>: donne coreane costrette alla servitù sessuale per l’esercito giapponese o prostitute volontarie? Una storia irrisolta che aspetta la Corte Internazionale di Giustizia. <a title="NEWYORKER" href="http://www.newyorker.com/culture/annals-of-inquiry/seeking-the-true-story-of-the-comfort-women-j-mark-ramseyer"> New Yorker </a></p>
<p>Perché essere <strong>gay</strong> e calciatore professionista è ancora un argomento<strong> tabù </strong>nel 2021? <strong>Andy Brennan</strong> racconta la sua storia. <a title="sportbible" href="https://www.sportbible.com/football/news-reactions-people-think-you-cant-play-professional-football-and-be-gay-20210224">Sport Bible</a></p>
<p>Milioni di persone negli Stati Uniti bevono <strong>acqua</strong> al di sotto degli standard sanitari a causa di pericolosi contaminanti. Le comunità latine sono particolarmente a rischio. <a title="guardian" href="http://www.theguardian.com/us-news/2021/feb/26/worst-us-water-systems-latinos-most-exposed">Guardian</a></p>
<p>&#8220;<strong>Passing</strong>”, presentato da Rebecca Hall all&#8217;ultimo<strong> Sundance</strong>, è un film che sfida in maniera sottile e profonda le nozioni di razza, genere e sessualità. <a title="NEWYORKER" href="http://www.newyorker.com/magazine/2021/03/01/acting-black-and-white-onscreen">New Yorker</a></p>
<p>Il periodo più buio della storia a rgentina recente, la <strong>dirty war</strong> e una sorella sparita nel nulla. Il racconto autobiografico dello scrittore<strong> Daniel Loedel </strong>. <a title="atlantic" href="http://www.theatlantic.com/culture/archive/2021/01/daniel-loedel-finding-my-sisters-remains/617701/">The Atlantic</a></p>
<p>Complici <strong>Youtube</strong>, <strong>TikTok</strong> e i loro algoritmi, un brano pop giapponese del 1979 è diventato virale su <strong>Spotify</strong>. Il <strong>city-pop</strong> giapponese sta diventando un fenomeno mondiale. <a title="pitchfork" href="http://pitchfork.com/features/article/the-endless-life-cycle-of-japanese-city-pop/ ">Pitchfork</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-42/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lost in pandemic</title>
		<link>https://www.magzine.it/lost-in-pandemic/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/lost-in-pandemic/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 14:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=50478</guid>
		<description><![CDATA[Un anno dopo la prima comparsa della pandemia in Italia.Chi siamo? Come eravamo? Ce lo siamo chiesti tante volte e oggi vale la pena rispondere. Dopo 365 giorni siamo tornati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="550" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/millions-have-lost-health-insurance-in-pandemic-driven-recession.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="millions-have-lost-health-insurance-in-pandemic-driven-recession" /></p><p>Un anno dopo la prima comparsa della pandemia in Italia.<mark class='mark mark-yellow'>Chi siamo? Come eravamo? Ce lo siamo chiesti tante volte e oggi vale la pena rispondere</mark>. Dopo 365 giorni siamo tornati a Codogno, nel giorno che ha cambiato questo Paese, noi stessi e il mondo. Ci siamo immersi nella cronaca di oggi per capire, dopo un anno, se possiamo iniziare ad esultare per una possibile strategia di fuga dalla minaccia del virus o se, invece, dobbiamo ancora stare accorti. Abbiamo tirato una riga, rispetto alle politiche nazionali e, soprattutto, regionali, di gestione della pandemia.<mark class='mark mark-yellow'>Infine, ci siamo chiesti quanto tutto questo ci abbia cambiati e dove ci sta portando. Il nostro dossier</mark>.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/reportage-da-codogno-un-anno-dopo/"><b>Reportage da Codogno, un anno dopo</b></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/covid-19-un-anno-dopo-il-pericolo-sono-le-varianti/"><b>Covid-19, un anno dopo il pericolo sono le varianti</b></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/una-nuova-riforma-sanitaria-ecco-come-cambiera-la-lombardia/"><strong>Una nuova riforma sanitaria, ecco come cambierà la Lombardia</strong></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/come-si-cambia-per-pandemia/"><b>Come si cambia, per pandemia</b></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/ho-vissuto-due-volte-ma-cerco-me-stesso/"><strong>Ho vissuto due volte ma cerco me stesso</strong></a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/lost-in-pandemic/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una nuova riforma sanitaria: ecco come cambierà la Lombardia</title>
		<link>https://www.magzine.it/una-nuova-riforma-sanitaria-ecco-come-cambiera-la-lombardia/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/una-nuova-riforma-sanitaria-ecco-come-cambiera-la-lombardia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Dottore]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Medico]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema Sanitario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=50403</guid>
		<description><![CDATA[La partita sulla sanità in Lombardia, che ha da qualche giorno in Letizia Moratti una nuova protagonista in campo, vede intrecciarsi la gestione dell&#8217;emergenza Covid e la ricostruzione del sistema ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="303" height="166" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/images.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="images" /></p><p>La partita sulla sanità in Lombardia, che ha da qualche giorno in Letizia Moratti una nuova protagonista in campo, vede intrecciarsi la gestione dell&#8217;emergenza Covid e la ricostruzione del sistema sanitario; d’altronde la pandemia ha messo in luce tutti i limiti del sistema sanitario regionale. <mark class='mark mark-yellow'> Il consiglio regionale si prepara a discutere la revisione della Legge 23/2015, la riforma sanitaria Maroni, la cui sperimentazione è finita a dicembre. La stessa Moratti, nella sua prima conferenza stampa, ha detto che la legge dovrà essere rivista </mark> . Al momento, però, c&#8217;è una sola proposta depositata. È quella che vede come primo firmatario il consigliere regionale Marco Fumagalli (M5S) il quale spiega perché il dibattito rischia di arenarsi tra i veti e le pressioni di lobby e gruppi di potere, mentre medici e infermieri boccheggiano da mesi sotto la pressione del virus.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La novità più significativa della proposta di legge è la creazione di una sola Ats lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Le ats territoriali si doterebbero poi di centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l&#8217;assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l&#8217;emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l&#8217;oculista </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La novità più significativa della proposta è la creazione di una sola Ats (Agenzia di Tutela della Salute) lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Nello stesso tempo le attività sanitarie delle aziende di tutela della salute sarebbero trasferite verso il basso, alle Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), le quali farebbero riferimento anche un nuovo ente: le Case della comunità </mark>. Sono centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l&#8217;assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l&#8217;emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l&#8217;oculista. <mark class='mark mark-yellow'> Ne servirebbe una ogni 15mila abitanti. In parallelo, infatti, gli ospedali più grandi dovrebbero essere aziende ospedaliere autonome, secondo l&#8217;organizzazione precedente alla  riforma Maroni </mark> .</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> L&#8217;idea è avere un unico luogo dove il cittadino può trovare tutte le cure primarie, insieme al Cup (Centro Unico Prenotazioni) per la prenotazione degli appuntamenti e i codici bianchi e verdi, togliendo parte della pressione al pronto soccorso </mark> . Il governo aveva previsto di investire dai 5 ai 9 miliardi di euro a livello nazionale per questa iniziativa, un budget ricavato dal Recovery Plan, in gestione ai sindaci. In alcuni ambiti sono già stati individuati vecchi ospedali in disuso o ex scuole da riadattare. <mark class='mark mark-yellow'> Ma la vera domanda è capire cosa è successo sul tavolo della politica: il progetto non è ancora partito nelle sedi istituzionali e ora la maggioranza non è pronta, mentre la commissione sanità non è a lavoro su questo punto </mark> . Eppure da quando c&#8217;è il Covid tutti si sono accorti dei problemi della sanità lombarda. Critiche che arrivarono già da cinque anni fa e che adesso sono mosse persino Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Dal 16 dicembre sono scattati i 30 giorni per calendarizzare una proposta di riforma. Il tema è entrato in Consiglio regionale lunedì 19 gennaio, in concomitanza con l&#8217;esordio nell&#8217;aula del Pirellone del neo-assessore al welfare </mark> . Proprio a lei, sul lavoro dei &#8220;saggi&#8221;, l&#8217;esponente di +Europa-Radicali Michele Usuelli ha rivolto un&#8217;interrogazione a risposta immediata, chiedendo che i documenti prodotti dalla task force vengano resi pubblici, in commissione sanità o meglio ancora ai cittadini. La Moratti ha risposto che il lavoro della task force «è ancora da consolidare», dunque i documenti prodotti non sono ancora definitivi, ma la sua introduzione come elemento di novità potrebbe cambiare le carte in gioco.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Guido Marinoni, presidente dell&#8217;Ordine dei medici di Bergamo, per affrontare l&#8217;emergenza &#8220;nella medicina territoriale è mancata la presenza di infermieri ed amministrativi nell&#8217;ambulatorio privato del medico di famiglia&#8221;</span></p>
<p>Per <strong>Guido Marinoni, presidente dell’ordine dei medici di Bergamo, </strong><mark class='mark mark-yellow'><strong> </strong>&#8220;quello che è mancato nella medicina territoriale, per affrontare al meglio questa emergenza, è la presenza di infermieri ed amministrativi nell&#8217;ambulatorio privato del medico di famiglia&#8221; </mark> .</p>
<p><strong>Verranno formati più CPT e il carico di pazienti a medico scenderà dai 1500 attuali?</strong></p>
<p>La gestione di 1500 pazienti potrebbe funzionare al meglio solo se la sanità lombarda come quella nazionale si adattasse a quella europea.  Aumentare la presenza, sul territorio, di CPT, ovvero centri poli-funzionali territoriali, aiuterebbe la medicina di base ad affrontare meglio situazioni di emergenza come la pandemia da Covid-19, ma anche migliorerebbe l&#8217;analisi che il medico, nelle visite, fa ad ogni paziente. Si tratterebbe di una unione di più medici di famiglia, infermieri, segretaria, in una stessa struttura. Invece, <mark class='mark mark-yellow'> quello che purtroppo mancherà nei prossimi anni sarà proprio la presenza del medico di famiglia. Infatti, ci ritroveremo tra tre-cinque anni a dover colmare un cambio generazionale di medici che andranno in pensione e in quel momento dovremo essere bravi a formare ed istruire i nuovi medici, magari anche in un sistema nuovo ed efficace, collaudato già da qualche anno </mark> .</p>
<p><strong>Creerete più portali per il tracciamento e la diretta condivisione dei dati con i centri di assistenza, ospedali e protezione civile?</strong></p>
<p>Naturalmente <mark class='mark mark-yellow'> bisogna avere un sistema informatico che funzioni e non è quello presente in Regione Lombardia </mark> . Questo perché si tratta di una postazione fissa, creata intorno agli anni Ottanta che non dà, quindi, la possibilità a chi ci lavora di continuare da casa o dall&#8217;ufficio. Il sistema, inoltre, è soggetto a numerosi rallentamenti.</p>
<p><strong>Il tema privatizzazione degli ospedali, dopo quanto accaduto con il Covid, come verrà gestito?</strong></p>
<p>L&#8217;apporto che il privato accreditato dà alla sanità lombarda è di una dimensione tale che non può essere annullato o abbandonato. Però mettendo a confronto i due sistemi,  se ci deve essere una parità,  non devono essere lasciate le attività più numerose e costose al pubblico, altrimenti continuerà a trattarsi di una parità squilibrata. <mark class='mark mark-yellow'> Avrebbe senso formare un assessorato forte che possa gestire al suo interno i rapporti con il privato e non farli proseguire tramite le ATS di competenza sanitaria </mark> .</p>
<p><em>NOTA DELLA REDAZIONE: </em> <em>Guido Marinoni con condiviso con la nostra redazione il programma firmato da tutti i presidenti lombardi dell&#8217;Ordine per creare una nuova sanità. Qui il documento per la consultazione pubblica.</em></p>

			<script>
			jQuery(document).ready(function(){
				jQuery('.aesop-doc-reveal-50403-1').click(function(e){
					e.preventDefault;
					jQuery( "#aesop-doc-collapse-50403-1" ).slideToggle();
					return false;
				});
			});
		</script>
		<aside class="aesop-documument-component aesop-content "><a href="#" class="aesop-doc-reveal-50403-1"><span>document</span><br /> Proposte dei presidenti dell'Ordine dei medici Lombardia </a><div id="aesop-doc-collapse-50403-1" style="display:none;" class="aesop-content"><object class="aesop-pdf" data="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Legge-23_2015-Proposte-FROMCeO-.pdf" type="application/pdf" ></object></div></aside>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/una-nuova-riforma-sanitaria-ecco-come-cambiera-la-lombardia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Covid-19: un anno dopo il pericolo sono le varianti</title>
		<link>https://www.magzine.it/covid-19-un-anno-dopo-il-pericolo-sono-le-varianti/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/covid-19-un-anno-dopo-il-pericolo-sono-le-varianti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=50400</guid>
		<description><![CDATA[Fino al 12 febbraio, in Italia un caso di Coronavirus su cinque apparteneva alla cosiddetta “variante inglese”. A distanza di qualche giorno, probabilmente, molti di più. Come un certo numero di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Schermata-2020-12-29-alle-12.47.52.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata-2020-12-29-alle-12.47.52" /></p><p>Fino al 12 febbraio, in Italia un caso di Coronavirus su cinque apparteneva alla cosiddetta “variante inglese”. A distanza di qualche giorno, probabilmente, molti di più.<mark class='mark mark-yellow'> Come un certo numero di scienziati prevedeva, a un anno di distanza dall’esplosione della pandemia da Covid-19, il percolo con cui ci si deve confrontare è la mutazione del virus</mark> . Il dato che riguarda quella inglese è stato riportato da uno studio condotto dalle Regioni su richiesta dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Ministero della Salute. L’indagine è stata condotta tra il 3 e il 4 febbraio, e riguarda 3.600 test positivi che sono stati analizzati per capire quanti di questi derivassero dalla mutazione inglese.</p>
<p>Come ogni virus, anche il Sars-Cov-2 è soggetto a variazioni che ne alterano il patrimonio genetico, modificandone la struttura semplicemente per sopravvivere ai diversi ambienti.<mark class='mark mark-yellow'> Secondo gli scienziati, la variante VOC 202012/01 (è così che scientificamente si chiama quella inglese) è presente in Italia almeno dalla fine del mese di novembre 2020, ma pare essersi scatenata in tutta la sua violenza solo da qualche settimana</mark> . Inizialmente si è diffusa soprattutto nelle Regioni centrali, arrivando poi a espandersi lungo tutta la penisola: oggi sembra essere presente sull’88% del territorio nazionale, ma questo è un dato destinato ad aumentare.</p>
<p>Infatti,<mark class='mark mark-yellow'> come riporta lo studio, si tratta di una mutazione più pericolosa della versione originale del Coronavirus non perché più letale ma perché molto più contagiosa</mark> . “Considerata la maggior trasmissibilità della variante studiata – si legge -, e considerato l’andamento in altri Paesi interessati precocemente dalla diffusione della VOC 202012/0, è prevedibile che questa nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo. Nel contesto italiano in cui la vaccinazione delle categorie di popolazione più fragile sta procedendo rapidamente ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La variante &#8220;inglese&#8221; del Covid dà filo da torcere a infettivologi, medici, governi. E, mentre si calcola la sua velocità di propogazione, le Regioni italiane più colpite, tra cui la Puglia, tentano faticosamente di correre ai ripari</span></p>
<p>Nelle scorse ore, lo studio è stato ripreso anche da <strong>Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano</strong>, ormai da molti mesi volto noto nel racconto della pandemia.<mark class='mark mark-yellow'> Secondo Galli, la Lombardia, la Regione italiana che per prima ha dovuto fare i conti col Covid-19, presenta un’incidenza della variante inglese tra il “30 e il 35%”. A suo dire, se il processo di vaccinazione non venisse accelerato, la mutazione “ci metterà poco a diventare dominante”</mark> . E i numeri sembrano dargli ragione.  A qualche giorno dall’uscita dello studio, alcune regioni italiane stanno presentando dei numeri importanti.<mark class='mark mark-yellow'> Il 14 febbraio, in Abruzzo, nella sola Pescara, il 65% dei positivi era di variante inglese; in Campania il 25%. Al 16 febbraio, in Puglia, il 56% dei positivi appartiene a questa mutazione, presente in ogni provincia della Regione, con un picco nelle province di Brindisi (55,8%) e di Taranto (45,8%)</mark> .</p>
<p>Per provare a capirne di più ne abbiamo parlato con il <strong>Alberto Arboritanza, dottore di medicina generale di Bari.</strong></p>
<p><strong>Una delle regioni più colpite dalla variante inglese è la Puglia. Secondo lei perché e cosa non ha funzionato nei controlli? </strong></p>
<p>Purtroppo è impossibile controllare la circolazione del virus se tutti cittadini continuano ad essere liberi di muoversi nelle grandi città. Dovremmo adottare il lockdown in tutta Italia per almeno un mese, non solo per abbassare il livello di contagiosità, ma anche per istruire nuovamente il sistema sanitario sul tracciamento delle varianti del Covid-19.<mark class='mark mark-yellow'>In particolare la Regione Puglia, a mio parere, non ha attivato una sorveglianza sanitaria completa e la politica amministrativa è quella di fare pochi tamponi di massa</mark> . Questo porta ad un mancato controllo del virus, e quando questo accade &#8211; ormai la pandemia ce l’ha insegnato &#8211; dobbiamo ripartire da zero<strong>. </strong></p>
<p><strong>Per fermare la circolazione di questa variante del virus in Puglia, la Regione ed il governo centrale quali provvedimenti dovrebbero prendere in considerazione?</strong></p>
<p>La linea da adottare è semplice e lo è stata sin dai primi mesi di pandemia.<mark class='mark mark-yellow'> Fondamentale resta l’attività di tracciamento del sistema sanitario pugliese e dobbiamo capire che, se non viene rafforzata a dovere, visto che ci troviamo in un momento d’emergenza, il risultato sarà sempre negativo</mark> . Infine, come detto precedentemente, il numero di tamponi da fare ogni giorno deve più che raddoppiare per risultare efficace.</p>
<p><strong>Ha notizie da suoi pazienti o pazienti di colleghi del ‘’fenomeno’’ di chi non vorrebbe essere registrato come positivo (asintomatico) dopo il tampone fatto per continuare ad andare a lavoro?</strong></p>
<p>Vorrei essere sincero.<mark class='mark mark-yellow'> I controlli qui in regione Puglia non esistono. Qui ognuno fa come vuol. Il dipartimento è notevolmente in affanno ed in molti casi totalmente assente</mark>. Non vorrei dirlo ma si salvi chi può.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/covid-19-un-anno-dopo-il-pericolo-sono-le-varianti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con l’AI Google renderà più complete le ricerche online</title>
		<link>https://www.magzine.it/con-lai-google-rendera-piu-veloci-le-ricerche-online/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/con-lai-google-rendera-piu-veloci-le-ricerche-online/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 15:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[software]]></category>
		<category><![CDATA[Wikidata]]></category>
		<category><![CDATA[Wikinews]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=48238</guid>
		<description><![CDATA[Fino ad ora, le nostre ricerche di informazione su qualsiasi motore di ricerca tenevano conto anche del linguaggio che usavamo. Ad esempio se dovessimo cercare il bollettino sul Coronavirus, non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/13otAsvnuGM7sA9KqslBFAw.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="1*3otAsvnuGM7sA9KqslBFAw" /></p><p>Fino ad ora, le nostre ricerche di informazione su qualsiasi motore di ricerca tenevano conto anche del linguaggio che usavamo. Ad esempio se dovessimo cercare il bollettino sul Coronavirus, non solo per l’Italia, ma anche per il resto dell&#8217;Ue, i primi siti cui verremmo indirizzati sarebbero prevalentemente italiani; questo perché l’algoritmo del motore di ricerca identifica la lingua madre di utilizzo.</p>
<p>Adesso <strong>Google</strong>, grazie all’<strong>intelligenza artificiale</strong> (AI) riuscirà ad estendere questa funzionalità così da permettere una ricerca al 100% immersiva. Infatti i ricercatori del colosso di Mountain View propongono una nuova tecnica in cui le menzioni specifiche della lingua si risolvono in una nuova ricerca, non più per parole chiavi, ma per conoscenza di ogni singola menzione. In poche parole <mark class='mark mark-yellow'>qualsiasi termine che noi vorremo cercare verrà codificato in base al significato che ha in tutto il mondo</mark>. Per la prima volta Google metterà a disposizione di tutti un motore di ricerca in versione dizionario digitale con una copertura di oltre cento lingue e venti milioni di collegamenti, i quali sono essenzialmente dei database che comprendono informazioni su: persone, luoghi, oggetti etc.</p>
<p>Il colosso californiano lavora a questo progetto da anni. Era il 2012 quando Google lanciò un algoritmo del sapere chiamato <strong>Knowledge Graph</strong> che mirava a migliorare i risultati di ricerca su miliardi di argomenti raccolti da fonti quali <strong>Wikipedia</strong>, <strong>Cia</strong>, <strong>Factbook</strong> e <strong>Wikidata</strong>.</p>
<p>Il collegamento che Google invece metterà in piedi adesso non permetterà una relazione tra le diverse lingue sulla ricerca del termine desiderato da ciascun utente, ma includerà informazioni essenziali del termine stesso. Come detto, ci troveremo di fronte al primo dizionario digitale multilingua. I due modelli da cui Google prenderà spunto per mettere appunto questo nuovo algoritmo saranno Wikidata e Wikipedia.</p>
<p>I ricercatori hanno estratto un set di dati su larga scala (si parla di 684 milioni di citazioni in 104 lingue collegate a WikiData), che secondo loro è almeno sei volte più grande dei set di dati utilizzati in precedenti lavori di collegamento. Inoltre, i coautori hanno creato un set di dati corrispondente (denominato <strong>Mewsli-9</strong>) che abbraccia un insieme diversificato di lingue (incluse 289.087 citazioni che appaiono in 58.717 articoli di WikiNews).  Quanto permesso dall’AI porterà una svolta nella ricerca per ciascuno di noi, ma anche un cambiamento radicale nel mondo del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, continua a leggere su<strong><a href="https://venturebeat.com/2020/11/11/googles-ai-lets-users-search-language-agnostic-knowledge-bases-in-their-native-tongue/"> Venturebeat </a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/con-lai-google-rendera-piu-veloci-le-ricerche-online/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OFF THE RADAR – DIECI PEZZI DA NON PERDERE #31</title>
		<link>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-31/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-31/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2020 08:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=48256</guid>
		<description><![CDATA[Rieccoci con Off The Radar, la rubrica di Magzine in cui vi consigliamo i migliori longform della settimana. In questo numero parliamo di una vecchia volpe del calcio europeo, Mircea Lucescu, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3391" height="1908" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/otr.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="otr" /></p><p>Rieccoci con Off The Radar, la rubrica di <strong>Magzine</strong> in cui vi consigliamo i migliori longform della settimana. In questo numero parliamo di una vecchia volpe del calcio europeo, Mircea Lucescu, che dopo aver allenato per una vita lo Shakhtar Donetsk è passato agli acerrimi rivali della Dinamo Kiev. Sempre dall&#8217;Europa, la storia dei coniugi Ugur Sahin e Ozlem Tureci, fondatori dell&#8217;azienda farmaceutica BioNTech che potrebbe aver trovato il vaccino per il Coronavirus. Dalla Tv, invece, il dietro le quinte di una delle puntate più famose dei Simpson: &#8216;Marge contro la monorotaia&#8217;. Questa e altre storie, solo su Off The Radar.</p>
<p>Dalla provincia di Vitória alla corte di <strong>Carlo Ancelotti</strong>, la storia di <strong>Richarlison</strong>, esterno dell&#8217;Everton che non ha dimenticato le sue radici. <a href="https://www.theplayerstribune.com/posts/richarlison-soccer-everton-brazil" target="_blank">The Players&#8217; Tribune</a></p>
<p><strong>BioNTech</strong>, l&#8217;azienda tedesca guidata da marito e moglie, è pioniera nell&#8217;utilizzo di una tecnologia che potrebbe cambiare la medicina. <a href="https://www.spiegel.de/international/business/biontech-a-small-german-biotech-company-hopes-to-make-the-leap-to-global-player-a-ad8f3b3c-96bb-4f71-b18b-0419f333f744" target="_blank">Der Spiegel</a></p>
<p>La storia del primo <strong>mock draft</strong>, quando era ancora solo una cosa da nerd dell&#8217;<strong>Nba</strong>. <a href="https://www.theringer.com/2020/11/12/21558640/the-internets-first-nba-draft-nerds" target="_blank">The Ringer</a></p>
<p>A <strong>Nuova Dehli</strong> il lockdown ha pulito l&#8217;aria, ma adesso lo smog torna a essere un problema. E gli incendi agricoli aggravano l&#8217;emergenza. <a href="https://www.nationalgeographic.com/environment/2020/11/new-delhi-burning-season-makes-air-even-more-dangerous-can-anything-be-done/" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p><strong>Spotify</strong> sta monopolizzando il mercato dei podcast, e questo potrebbe creare problemi ai piccoli produttori indipendenti. <a href="https://thebaffler.com/downstream/podcast-overlords-pelly" target="_blank">The Baffler</a></p>
<p>In Italia è passato anche dalla panchina dell&#8217;Inter, ma tutti lo conosciamo con l&#8217;allenatore dello Shakhtar Donetsk. Ora, però, <strong>Mircea Lucescu</strong> ha cambiato bandiera. <a href="https://www.bbc.com/sport/football/54826101" target="_blank">Bbc</a></p>
<p>I <strong>Doobie Brothers</strong>: dalla sella di un&#8217;Harley Davidson alla <strong>Rock &#8216;n Roll Hall of Fame</strong>. <a href="https://www.rollingstone.com/music/music-features/doobie-brothers-hall-of-fame-michael-mcdonald-1083580/" target="_blank">Rolling Stone</a></p>
<p><strong>Conan O&#8217;Brien</strong> è uno dei comici americani più famosi. Non tutti però sanno che ha scritto molte puntate dei <strong>Simpson</strong>. Questa è la storia di uno degli episodi più famosi. <a href="https://www.vice.com/en/article/akdzx5/an-oral-history-of-marge-vs-the-monorail-the-simpsons" target="_blank">Vice</a></p>
<p>La musica può essere un mezzo per manifestare anche il <strong>dissenso politico</strong>. Ce lo ricorda <strong>Davido</strong>, uno dei musicisti di afrobeat più influenti del momento. <a href="https://www.nytimes.com/2020/11/11/arts/music/davido-a-better-time.html" target="_blank">New York Times</a></p>
<p>Tutti vorremo riuscire a prevedere il futuro. <strong>Mike Pondsmith</strong> ci è riuscito nel 1988, con un gioco da tavolo <strong>cyberpunk</strong> che somiglia molto al 2020. <a href="https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2020/12/mike-pondsmith-cyberpunk-2077/616924/" target="_blank">The Atlantic</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/off-the-radar-dieci-pezzi-da-non-perdere-31/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quel che resta della quarantena</title>
		<link>https://www.magzine.it/quel-che-resta-della-quarantena/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/quel-che-resta-della-quarantena/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2020 15:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=46238</guid>
		<description><![CDATA[Cosa resta di noi (e delle notizie) dopo la quarantena? Resta quel che resta. I nostri trenta giornalisti hanno provato a fare una selezione rigorosa, tra fatti, riflessioni collettive e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/14824035-kIIG-U31702162078987YX-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="14824035-kIIG-U31702162078987YX-656x492@Corriere-Web-Sezioni" /></p><p>Cosa resta di noi (e delle notizie) dopo la quarantena? Resta quel che resta. I nostri trenta giornalisti hanno provato a fare una selezione rigorosa, tra fatti, riflessioni collettive e impressioni personali. Il risultato è un mosaico composito per un momento storico epocale che quasi nessuno dimenticherà. Buona lettura.</p>
<p><strong>Pasquale Ancona</strong></p>
<p>C’è stato un momento, in questi mesi, in cui i morti hanno smesso di essere morti e sono diventati soltanto numeri. Negli Stati Uniti, quando questi sono diventati &#8220;appena&#8221; 100mila, il New York Times ha fatto quello che deve fare il NYT: ha pubblicato una <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2020/05/24/us/us-coronavirus-deaths-100000.html">prima pagina</a> con scritti mille brevi necrologi perché quei numeri tornassero ad essere persone. Queste “rappresentano solo l’uno per cento del bilancio totale dei morti”, si legge in una introduzione sulla pagina interamente occupata dal testo. “Nessuno di loro era solo un numero su una lista. Volevamo qualcosa che la gente potesse guardare tra cento anni e capire la portata di ciò che stiamo vivendo”. E ci sono riusciti.</p>
<p><strong>Beatrice Broglio</strong></p>
<p>“Here&#8217;s what Italians wish to do when they return to normal life” (“Ecco cosa gli Italiani vorrebbero fare al ritorno alla normalità”), pubblicava Bloomberg su Instagram il 7 maggio. Sul podio i tre tratti tipici dell&#8217;italianità: uscire a cena o a bere (39%), incontrare la persona amata e la famiglia (36%), vedere gli amici (33%). All&#8217;ultimo posto il ritorno al lavoro o a scuola (13%). «I couldn&#8217;t have guessed! What a surprise this chart!» («Chi lo avrebbe mai immaginato! Che sorpresa questa classifica!»), è il commento ironico di Kaitlin, una biondissima ragazza tedesca. Hai ragione Kaitlin, la notizia è una non notizia. Per due ragioni. La prima è che non c’è nulla di nuovo nel dare in pasto all&#8217;opinione pubblica il perfetto stereotipo dell&#8217;italiano medio che prima si diverte e poi, forse, lavora. La seconda è che i dati Ocse 2019 sulle performance scadenti degli studenti italiani, le poche politiche per il rilancio del Paese dal punto di vista dell&#8217;occupazione e le assolute incertezze sul rientro a scuola post Covid confermano esattamente ciò che emerge da questa classifica.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.instagram.com/p/B_4pmhLAzQQ/">https://www.instagram.com/p/B_4pmhLAzQQ/</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/thumbnail.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-46368" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/thumbnail-300x300.png" alt="thumbnail" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Luigi Scarano</strong></p>
<div class="yiv3199682137">Un video di persone che corrono per le scale della stazione Garibaldi. Hanno con sé valigie, borsoni, trolley e si precipitano a prendere l’ultimo Intercity, delle 23.20. Era il 7 marzo e la loro “fuga&#8221;, che avrebbe indignato mezzo Paese, era stata causata da un’altra, di fuga. Quella della bozza del decreto con cui il premier Conte chiudeva l’Italia in una immensa zona arancione. Di quelle persone si è detto di tutto: che erano migliaia di irresponsabili, che avrebbero portato il virus nel Sud, la cui sanità non era attrezzata come quella del Nord. La realtà è stata diversa: a ben vedere su quel treno <a class="yiv3199682137" href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/04/23/news/coronavirus_l_illusione_della_grande_fuga_da_milano_e_i_veri_numeri_degli_spostamenti_verso_sud-254722355/" target="_blank" rel="nofollow">salirono solo 166 persone</a> e quei passeggeri, che tornavano a casa dalle loro famiglie, non erano affatto ammalati. Il Sud è stata la zona meno colpita dal contagi.</div>
<div class="yiv3199682137">Fonte: <a class="yiv3199682137" href="https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_08/coronavirus-grande-fuga-milano-prima-decreto-che-isola-lombardia-9b87a15a-60df-11ea-8d61-438e0a276fc4.shtml" target="_blank" rel="nofollow">https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_08/coronavirus-grande-fuga-milano-prima-decreto-che-isola-lombardia-9b87a15a-60df-11ea-8d61-438e0a276fc4.shtml</a></div>
<p><strong>Lorenzo Cultrera</strong></p>
<p>Hong Kong, Baghdad, Santiago del Cile, nel 2019. Tel Aviv e gli USA nel 2020. Sono solo alcuni esempi del mondo che scende in piazza facendo vacillare i governi e i loro leader, quando nemmeno una pandemia è riuscita a reprimere l’urlo della gente che, per svariati motivi, esprime disagio e sfida le istituzioni. Gli anni Venti del nuovo secolo, oltre che presentarsi con un emergenza sanitaria senza precedenti ed una crisi economica molto violenta, portano sempre le solite cose: disuguaglianze economiche e sociali, la corruzione dei politici, i privilegi dei potenti, la violazione dei diritti umani e politici e la discriminazione razziale. Poi il caso di George Floyd, che ha riportato alla luce il problema dei “rapporti di colore” negli Stati Uniti. In India il “regime” nazionalista indù del premier Modi ha scatenato un apartheid contro i musulmani. Ma non dovevamo essere migliori? Non dovevano essere gli anni del cambiamento? Gli anni di una presa di coscienza tanto agognata che avrebbe portato con sé il cambiamento. Forse dovremo aspettare ancora un po&#8217;. Causa emergenza sanitaria rimandato il cambiamento a data da destinarsi. Tranquilli, #uniticelafaremo.</p>
<p><strong>Davide Cavalleri</strong></p>
<p>Da bergamasco avrei un vastissimo campionario di immagini dal quale attingere per raccontare la vicenda Coronavirus. Dalla funerea processione di camion militari che mestamente portano via le salme dei defunti, passando per i balconi vuoti e le scritte “Tutto andrà bene” decimate rispetto al resto d’Italia. E  poi le campane che smettono di suonare lasciando il posto alle sirene delle ambulanze, l’ospedale al collasso, i comuni della val Seriana abbandonati al loro destino. Le persone che se ne vanno. Ma credo che ci sia un’immagine che, meglio di qualunque altra, descriva questi sciagurati mesi a Bergamo: l’ospedale da campo allestito dagli alpini e dai volontari in tempi record. L’immagine di una città che soffre ma stringe i denti, che non concede il fianco a facili autocommiserazioni; che tiene botta con l’unica cosa che le riesce bene e che è nell’indole pragmatica del suo popolo: “Molà mia e fà indà i mà” (Non mollare e fare andare le mani).</p>
<p><strong>Beatrice Barra</strong></p>
<p>Ecco la proroga: lockdown prolungato fino al 3 maggio. Quasi un altro mese. Ne è già passato uno da quando la vita sembra essersi fermata. Come mi sento? Fuori e dentro. Fuori e dentro questa casa: fuori con il pensiero e dentro con il corpo. Fuori e dentro me: non mi trovo, ma non smetto di cercarmi. Fuori e dentro la mia vita: il mio mondo si è ridotto a ciò che posso scorgere dalla finestra, ma le mie giornate continuano ad essere piene. Fuori e dentro. Un paradosso che vive in ciò che vivo, in ciò che &#8211; probabilmente &#8211; sta attraversando il resto del mondo. Ricordo bene la sera del 9 marzo in cui venne annunciato lo stop: niente più spostamenti, niente più incontri. E ricordo bene anche i discorsi fatti fino a qualche giorno prima: &#8220;Si sta esagerando, ancora una settimana e ritornerà tutto alla normalità”. La nostra vita è così frenetica che non riusciamo nemmeno ad immaginare che si possa fermare. Ed eccoci qui, a doverci scontrare ancora una volta con il crollo di certezze che sembravano irremovibili. Stasera, seduta davanti allo stesso schermo freddo che mi consuma gli occhi tutto il giorno, penso a quanto sarebbe bello il calore di un abbraccio e la possibilità di vivere la vita che avevo scelto.</p>
<p><strong>Viviana Astazi</strong></p>
<p>Durante il <em>lockdown</em>, scandito dai bollettini sul numero di contagi in Italia e dalla lettura dell’ennesimo decreto, quella che si è sofferta di più è la lontananza. La storia di una 77enne di Aliano (Matera) è l’esempio perfetto di cosa ha significato per gli anziani vivere in solitudine. Il 14 marzo la donna prende il telefono e allerta il 112: “Venite, mi sento male”. I carabinieri accorrono sul posto con la guardia medica e finalmente scoprono che il malessere della signora non è fisico: “Scusate, non ho nessun parente. Sono sola e oggi è il mio compleanno”. La notizia ha fatto il giro del web, ha commosso innanzitutto i medici e i carabinieri rimasti a fare compagnia alla donna e ci ha fatto chiedere se anche noi, alla stessa età e nella medesima situazione, non avremmo reagito così. Se nel mondo pre Covid-19 era essenziale rallentare i ritmi frenetici della vita, magari passando il weekend a casa soli con noi stessi, l’isolamento forzato ci ha ricordato quanto bello sia il caos della quotidianità, piena di impegni, di rumore, del calore e della vicinanza delle persone che amiamo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilmessaggero.it/italia/donna_chiama_carabinieri_compleanno_matera-5110827.html">https://www.ilmessaggero.it/italia/donna_chiama_carabinieri_compleanno_matera-5110827.html</a></p>
<p><strong>Bruno Cadelli</strong></p>
<p>&#8220;Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio&#8221;: un detto popolare che abbiamo imparato sin da piccoli. Ce l’hanno insegnato le maestre, i nostri nonni, e anche i nostri genitori. Significa pensare con la propria testa e non abbassare mai la guardia. Tutto giusto, tutto sbagliato. La crisi sociale che stiamo vivendo è racchiusa in questo motto. Siamo sempre stati un branco di presuntuosi e abbiamo sempre creduto di potercela cavare da soli. Lo smartphone e la rete internet ci hanno fatto pensare di essere dei super uomini pronti ad affrontare tutto e a non credere più a nessuno. La nostra è la società dove bisogna essere scaltri e furbi. Pronti a fregare l’altro perché l’altro farà lo stesso con noi quando ne avrà l’opportunità. Il virus, forse, ha cambiato tutto. O almeno ci ha provato e ci sta provando. Il lockdown non ci ha fatto più inveire contro il medico o l’infermiere. Ci ha insegnato ad affidarci a chi ha studiato perché dovevamo essere curati. Molti hanno sempre visto con sospetto l’informazione dei telegiornali, della radio, della carta stampata. La quarantena forzata ci ha fatto fare un passo indietro. Le famiglie spaventate attorno ad un tavolo alzavano il volume della tv e stavano in silenzio durante il telegiornale. Si è riscoperto il bisogno di essere informati e si è nuovamente innescato un rapporto di fiducia con i giornalisti che sembrava perduto. E poi abbiamo dovuto fidarci della classe dirigente. Perché non c’era alternativa e tutti, proprio tutti, avevamo le spalle al muro. La ripresa della vita passa attraverso la fiducia verso l’atro. Questa dev’essere la normalità che tanto andiamo cercando e predicando. Il virus ci ha insegnato una sola cosa: cambiare quel detto popolare che abbiamo appreso sin da bambini. &#8220;Fidarsi è bene, non fidarsi è peggio&#8221;.</p>
<p><strong>Giacomo Cozzaglio</strong></p>
<p>Come ricordare la primavera del 2020? Per mesi tutto si è fermato. Una stasi irreale. In queste settimane era come vivere in un limbo: le notizie erano sempre le stesse e la sensazione era che fossimo tutti prigionieri di un incubo. Dalla mia città, Milano, al centro della regione più colpita d’Italia, mi ha impressionato come tanti, in un certo momento, abbiano sottovalutato il pericolo. Le sirene delle ambulanze, i dolori e le sofferenze delle persone custodite nell’intimo delle proprie case sono diventate quotidiane. Un’esperienza che lascerà cicatrici profonde alle quali dubito che un aiuto possa giungere dagli sterili appelli “andrà tutto bene”. Difficilmente potrò dimenticare, ma credo che questi mesi non debbano cadere nell’oblio perché essi ci hanno mostrato tutte le nostre fragilità. Tuttavia confido che da tanto dolore ognuno di noi possa riscoprire le cose veramente preziose della vita: i legami con coloro che amiamo.</p>
<p><strong>Manuel Santangelo</strong></p>
<p>La Pasqua 2020 ce la ricorderemo perché per la prima volta non abbiamo dovuto trovare scuse per restare a casa. Un’esperienza nuova per milioni di italiani, già pronti a inventarsi un guasto al lavandino per saltare anche quest’anno la tradizionale grigliata di Pasquetta. Per alcuni, però, è stata irrefrenabile la tentazione di fare il contrario, di uscire lo stesso fingendo di avere una buona scusa per farlo. In quei giorni si sono lette giustificazioni fantasiose, da far impallidire quelle di un tredicenne quando ha dimenticato di fare i compiti. Tra chi dichiarava di essere “stato costretto” a fare jogging per smaltire il pranzo di Pasqua, e chi sul modulo di autocertificazione scriveva «sono uscito di casa per andare a comprare le sigarette e ho percorso tutta questa strada per evitare il controllo di una pattuglia dei carabinieri», c’è anche spazio per una storia farsesca ma a suo modo romantica. Nel napoletano, un marito ha fatto finta di aver incontrato casualmente per la prima volta la consorte con cui sta da anni: per evitare la multa dei poliziotti, l’uomo ha iniziato a corteggiare la donna, come se si trattasse del primo approccio. L’inganno è stato presto svelato, l’uomo multato ma la signora, quantomeno, ha provato l’ebrezza di essere corteggiata come forse non sperava più.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus-pioggia-di-multe-per-i-divieti-ecco-le-scuse-piu-divertenti-e-assurde-1.38714773">https://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus-pioggia-di-multe-per-i-divieti-ecco-le-scuse-piu-divertenti-e-assurde-1.38714773</a></p>
<p><strong>Francesco Corbisiero</strong></p>
<p>Si è parlato a più riprese – e non a sproposito – dell’emergenza Covid-19 come di un avvenimento così potente da mettere sotto gli occhi di tutti dinamiche dimenticate e in corso da tempo. Tutto ciò è particolarmente vero se si sceglie come osservatorio una qualsiasi città del Meridione, rimasto per fortuna al riparo dalla crisi sanitaria in senso stretto. Credevamo possibile un esodo al contrario così massiccio dai grandi centri del Nord – sedi del terziario avanzato e addirittura del quaternario – verso le città d’origine – dove non è raro che si fatichi a mettere insieme il pranzo con la cena – solo in occasione delle feste comandate e non invece in un clima di piena tragedia. All’inversione di tendenza, momentanea, di quel fenomeno noto col nome di <em>spopolamento</em> sono seguite le tensioni sociali. Sul rischio che a prosperare sulla disperazione di molti – documentata in vario modo – per la mancanza di mezzi economici con cui affrontare un lungo periodo senza entrate, fosse la criminalità organizzata, si sono scomodati ad avvertirci persino i servizi: d’altronde, a chi rivolgersi per un prestito con le banche chiuse? Eppure da decenni il Sud campa così, alla giornata, a forza di lavoro sommerso e stagionale, rendite che rendono sempre meno, in un lento ritorno all’Ottocento. È il grande rimosso della coscienza nazionale, lo scheletro nell’armadio delle classi dirigenti italiane, l’elefante nella stanza cui nessuno fa più caso: un parte del Paese è presente alla vita pubblica solo sotto forma di entità geografica. Ed è sparito dalla circolazione persino chi considerava quest’ultima una questione politica di prima importanza.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.tpi.it/cronaca/coronavirus-allarme-intelligence-italiana-rischio-ribellioni-sud-20200327574708/?fbclid=IwAR1EQP0LTvZe1-V-aU1TOYipIBKf64ohlEWs1CwAGuAw1WynobpBrzc7x0o">https://www.tpi.it/cronaca/coronavirus-allarme-intelligence-italiana-rischio-ribellioni-sud-20200327574708/?fbclid=IwAR1EQP0LTvZe1-V-aU1TOYipIBKf64ohlEWs1CwAGuAw1WynobpBrzc7x0o</a></p>
<p><strong>Alessandra Petrini</strong></p>
<p>Il 9 giugno una donna abruzzese ha preparato 90 olive all’ascolana durante un intervento al cervello in “awake surgery”. Mi sembra un’immagine che può riassumere l’insegnamento che ho tratto da questa pandemia: di fronte a un qualcosa di enorme, a un qualcosa non ci saremmo mai aspettati, dobbiamo saper mantenere le nostre capacità. Niente, neanche il dolore e l’incertezza, deve offuscare la ragione. Ah, e se ci piacciono le olive ascolane, niente potrà impedirci di prepararle. Durante questa pandemia ho imparato qualcosa dall’enorme mole di notizie false circolata sulla rete: è proprio quando una notizia conferma il nostro pensiero, quando ci dice quello che speriamo di sentire, che dobbiamo metterla in dubbio. Perché le notizie false sono alimentate dal nostro bisogno di trovare sempre una spiegazione immediata agli eventi o, addirittura, un colpevole. Ma il mondo non è fatto per soddisfarci o confortarci. Dovremmo arrenderci al fatto che, a volte, certe cose accadono e basta.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/a1e897295f91460a99fd58f73194b8b2_18.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-46371" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/a1e897295f91460a99fd58f73194b8b2_18-300x168.jpg" alt="a1e897295f91460a99fd58f73194b8b2_18" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Mattia Giangaspero</strong></p>
<p>In un distretto rurale della città di Puri, nell’est dell’India, sono stati contati nel periodo del lockdown più di cinquecento persone ad aspettare di potere mettere piede in una bottega di alcolici. Scene analoghe si sono presentate di recente anche nella capitale Delhi, dove, nei pressi di un negozio di alcolici situato nel centro antico della metropoli, si è formata una calca di più di duecento persone, intenzionate ad acquistare le bevande in questione. Terminato l’orario di lavoro degli esercizi commerciali, tutta quella folla ha cominciato a protestare e a pretendere di entrare per fare acquisti. Di conseguenza, gli agenti hanno dovuto caricarli in attesa utilizzando i lathi, ossia dei lunghi bastoni di bambù con funzione di manganelli. I casi di assembramenti “esplosivi” davanti alle botteghe di alcool, stanno divenendo sempre più frequenti nel subcontinente indiano, con conseguente impennata, sul web, di sollecitazioni affinché il governo imponga nuovamente la chiusura di quegli esercizi commerciali per ragioni di ordine pubblico. Sui social anche è spopolato l’hashtag <em>#LiquorShops</em> divenendo in poco tempo uno dei più ritwittati nel Paese. Attualmente l’India è uno trai i Paesi più colpiti dall’emergenza Covid19, dopo l’America e il Brasile. Ad inizio pandemia la paura che la malattia potesse arrivare anche in India era altissima e le preoccupazioni erano legate sia alle tante zone di povertà presenti sul territorio, sia ad un sistema sanitario che soffre molte carenze strutturali. Dopo che gli italiani hanno dovuto soffrire quasi tre mesi di lockdown, senza la possibilità di uscire a fare una passeggiata, andare a cena con amici e parenti e poter tornare nelle proprie case, aver visto i cittadini indiani uscire, quasi liberamente, principalmente per andare a comprare alcolici è stato straniante. È un’immagine che, da una parte fa pensare alla loro povertà intrinseca che li spinge ad ubriacarsi invece di alimentarsi o curarsi, e dall’altra parte può essere letta anche in maniera ironica: basta un bicchiere di vodka e il Covid va giù.</p>
<p><strong>Federica Magistro</strong></p>
<p>Se è vero che siamo ciò che mangiamo, la lista della spesa in quarantena ci ha definito molto bene: pasta, che non guasta mai; farina, per qualsiasi preparazione e lievito, che serve sempre. Con la chiusura dei ristoranti, ci siamo messi il grembiulino e la pizza è diventata <em>homemade</em>, ma solo per coloro che, durante la spedizione settimanale al supermercato, armati di guanti e mascherina, hanno trovato gli ingredienti sugli scaffali deserti. Le statistiche mostrano come, nel generale boom degli acquisti da <em>lockdown,</em> abbia primeggiato la farina, seguita (+152%) dal lievito (+149%) e dalla pasta (+53%), ma anche dalla mozzarella per la pizza (+109%) e dalla passata di pomodoro (+50,8%), ricercati a tal punto da generare vere e proprie risse tra le corsie. Se da una parte il virus avrebbe dovuto cambiarci e renderci migliori, dall’altra non ha fatto altro che confermare alcune nostre certezze: quando il gioco si fa duro, gli italiani iniziano a impastare (e Feuerbach aveva pure ragione).</p>
<p>Fonti: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/01/coronavirus-dalla-pasta-alle-conserve-e-boom-di-ordini-per-le-aziende-alimentari-e-la-produzione-fa-i-conti-con-le-esigenze-di-distanziamento/5751339/">https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/01/coronavirus-dalla-pasta-alle-conserve-e-boom-di-ordini-per-le-aziende-alimentari-e-la-produzione-fa-i-conti-con-le-esigenze-di-distanziamento/5751339/</a></p>
<p><a href="http://www.vita.it/it/article/2020/05/02/la-spesa-al-tempo-del-covid-19-dalle-super-scorte-al-boom-del-lievito/155312/">http://www.vita.it/it/article/2020/05/02/la-spesa-al-tempo-del-covid-19-dalle-super-scorte-al-boom-del-lievito/155312/</a></p>
<p><strong>Alessandra D&#8217;Ippolito</strong></p>
<p>Non avevo mai sentito un silenzio tanto assordante e forse non mi ero mai accorta di quanto potesse essere rumorosa una singola goccia di pioggia che cade in mezzo a una piazza deserta. Le preghiere, religiose e laiche, di tutto il mondo si sono unite la sera del 27 marzo sotto lo stesso cielo di Roma, mentre la pioggia tintinnava sui sampietrini e le sirene delle ambulanze facevano da basso continuo alla voce di papa Francesco. Qualche anno fa, piazza San Pietro era a due passi dal portone di casa. Ogni giorno la vedevo piena di turisti incantati da tanta bellezza, ma proprio per la folla non mi ero mai resa conto di quanto fosse grande e dispersiva quella piazza. Il papa, solo e impotente al centro del sagrato, ha rappresentato gli uomini impreparati ad affrontare la natura quando si rivela maligna. «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme». Speriamo nella giusta direzione.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-03/preghiera-papa-francesco-coronavirus-adorazione-indulgenza.html">https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-03/preghiera-papa-francesco-coronavirus-adorazione-indulgenza.html</a></p>
<p><strong>Luca Barenghi</strong></p>
<p>Il lockdown è stato senza dubbio la restrizione più pesante imposta dai governi allarmati dalla diffusione del Coronavirus. Il non poter uscire di casa ha instillato in molte persone un senso d’invidia verso chi è costretto a farlo ogni giorno della propria vita: i senzatetto. Durante la quarantena, gli unici che potevano paradossalmente trascorrere le giornate all’aria aperta erano proprio quegli “invisibili”, che purtroppo,non hanno una casa dove rifugiarsi. Quasi per ripicca, in moltissime città italiane sono state rilasciate centinaia di multe ad altrettanti clochard, colpevoli di non aver rispettato l&#8217;obbligo di restare <em>in casa</em> per contenere la diffusione del Covid-19: sicuramente uno dei paradossi più assurdi legati a questo tempo Coronavirus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Claudio Rosa</strong></p>
<div dir="ltr">È successo tutto così in fretta, senza che mi accorgessi di cosa stesse accadendo. Un viaggio &#8211; di sola andata, ma lo scoprii più tardi &#8211; verso l’Abruzzo, la casa che mi ha visto nascere e crescere. Alle spalle il mio presente, la mia vita, la mia Milano. Un biglietto di ritorno non era compreso nel viaggio, ma me ne resi conto solo il 9 marzo. Fu strano. La mia quotidianità cambiò, come le mie abitudini e la mia routine. La quarantena mi ha aiutato a riscoprire me stesso, a ridare importanza alle piccole cose, a non dare tutto per scontato, a dare peso a ciò che pesa quando invece troppo spesso comanda la leggerezza. Mi ha aiuto a capire che quella vita che mi sono scelto mi mancava, e forse era l’unica risposta che stavo realmente cercando.</div>
<div dir="ltr"></div>
<p><strong>Giovanni Domaschio</strong></p>
<p>Era il 25 aprile, giorno di festa secondo il calendario, ma l’ennesima giornata identica per me, bloccato nella casa della mia infanzia, un tuffo indietro nel tempo che mai ho programmato. Era sabato, sì, ed essere in quella casa di sabato per me aveva sempre significato una cosa: uscire con i miei amici di più vecchia data. Era però quarantena, “fase uno”, <em>lockdown</em>: l’imperativo, morale e legale, era di stare a casa, chiusi, blindati, al sicuro da tutto fuorché da sé stessi. Quella sera poi, è comparso Giuseppe Conte in televisione, e già mi ero preparato alla solita conferenza priva di novità, rassicurante ma sterile. Il presidente del Consiglio, invece, ha annunciato la fase due, pronunciando una formula che a me sembrò magica: “Dal cinque maggio si potrà fare ritorno alla propria abitazione, residenza, o domicilio”. Per molti, forse, sono state parole vuote, ma per me era libertà, era la chiave per riavere indietro la mia vita, per ricongiungermi con chi amo: era l’inizio della fase due.</p>
<p><strong>Marianna Mancini</strong></p>
<p>Un’altra giornata si è conclusa. Giorno di lockdown numero? Non ricordo. Le date si confondono tra loro e il tempo fluisce senza precise coordinate fra le mura di case che circondano vite sospese. Restiamo imbrigliati dalla stessa impotenza che ci attanaglia davanti alla tv, mentre aspettiamo lo scoccare delle 18, quando la Protezione Civile emetterà il suo bollettino quotidiano, apprendendo che, anche per oggi, la curva dei contagi non ha arrestato la sua ascesa. Mentre a Bergamo un esercito surreale di blindati sfila portando fuori dalla città le vittime di Coronavirus, qualcuno in corsia sta sacrificando la propria vita per guarirne centinaia di altre. È così frustrante questo disperato bisogno di eroi. Cerco di prendere sonno ingannando la mente, trasportandola in un altrove sconosciuto: impossibile. Anche i miei sogni hanno iniziato a temere il contagio.</p>
<p>Fonte da <a href="https://www.ilpost.it/2020/04/11/sogni-incubi-coronavirus/">il Post</a>.</p>
<p><strong>Vittorio Maccarrone</strong></p>
<p>Responsabilità. Una parola con cui, costantemente, dobbiamo fare i conti. Quando siamo piccoli la sentiamo pronunciare dai nostri genitori, dagli insegnanti, da chi, più grande di noi, ci prepara ad affrontare l’età adulta. «Mi raccomando, sii responsabile!», esclamava mia madre in aeroporto molti anni fa quando, ancora tredicenne, andai per la prima volta in vacanza studio con altre decine di coetanei. Spesso considerato un avvertimento minaccioso in gioventù, l’invito ad essere una persona responsabile assume significati diversi a seconda dei contesti sociali in cui è utilizzato. Nel mondo politico, ad esempio, guai se non ci fossero i responsabili. Fondamentali nel garantire gli equilibri parlamentari e la stabilità dei governi, idolatrati dai fautori delle leggi elettorali proporzionali, attaccati con veemenza dai gruppi extraparlamentari, indubbi capofila tra i deputati cambia-casacca, i politici responsabili sono l’essenza stessa della politica. Poi c’è la vita reale. Nel pieno della pandemia ho scoperto anch’io il reale significato di responsabilità. Non perché in passato non mi fossi trovato in situazioni che ne richiedevano una buona dose. Ma perché ogni piccola vicenda accaduta in questi mesi grigi e tristi ha contribuito, non riuscendoci, a mettere a dura prova le mia ancora immatura tendenza a preferire l’assennatezza all’istinto. Ed è così che, mentre migliaia di giovani studenti del Sud si ammassavano – comprensibilmente, dopo il primo annuncio della quarantena da parte del presidente del Consiglio, ma in modo irresponsabile – alla Stazione Centrale di Milano per prendere l’ultimo treno che li avrebbe portati tra le braccia delle proprie famiglie, io e altri miei colleghi “terroni” pensavamo fosse giusto e corretto rinunciare a tornare. I contagi cominciavano a salire vertiginosamente. Il numero dei morti era sì ancora basso, ma costituiva il primo campanello d’allarme sulla pericolosità del virus.  Iniziata la quarantena, il buonsenso e la responsabilità hanno vacillato. Il valzer dei commenti social sull’efficacia del lockdown, sull’attendibilità di molte fonti (Organizzazione Mondiale della Sanità per prima), sul corretto comportamento da tenere durante l’applicazione delle misure restrittive, è stato grottesco. Pur criticando privatamente determinate scelte di natura politica, sono rimasto alla finestra a guardare lo spettacolo orrendo che offrivano le piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram: un tripudio di odio, insulti e violenza vomitati sotto forma di commenti, reazioni ed emoticon ai post degli utenti che – a mio avviso erroneamente, ma, belli miei, è la democrazia! – si cimentavano in ragionamenti che esulavano dalle loro competenze. Sono rimasto quasi in religioso silenzio, in responsabile silenzio direi, non perché non avessi qualcosa da dire, ma perché mi trovano davanti a qualcosa di troppo grande, che non si poteva banalizzare con qualche riga scritta, magari, in uno stato emotivo decisamente precario.  In questo, la politica non ha dato il buon esempio. Mentre richiedevano ordine e disciplina, i gruppi parlamentari non hanno mostrato neanche un minimo di unità nazionale. Con le immagini provenienti dalle terapie intensive dove i medici distrutti da turni stressanti c’imploravano di rimanere a casa e con i video strazianti dei camion militari colmi di bare provenienti da Bergamo, una collaborazione (anche di facciata!) tra le forze politiche sembrava il minimo. Invece niente. Anzi. Tra una giravolta e l’altra sulla necessità di aprire o chiudere il Paese, tra una conferenza che annunciava la «potenza di fuoco» (finora rivelatasi molto debole, poco più di una scintilla) e una dichiarazione sugli «affetti stabili» che si possono vedere «soltanto se sono amici veri», la politica ha dato il peggio di sé. I cosiddetti responsabili? Non pervenuti, se non per rilasciare qualche intervista ad altri giornalisti responsabili. Non tanto responsabile è stata quella che nelle intenzioni di alcuni dovrebbe essere la nostra compagnia di bandiera: Alitalia. Cancellati i voli presi per tornare a al Sud a Pasqua, irraggiungibili al loro call center: dopo aver trasformato il mio diritto al rimborso in un voucher da utilizzare per voli successivi, sono riusciti pure a eliminare il volo che mi avrebbe portato, finalmente, il primo luglio a casa. Una vergogna. Ma non solo. Anche un&#8217;ulteriore difficoltà nel mantenere la calma necessaria per rimanere responsabili. E infatti, nonostante le raccomandazioni dell’immenso viceministro Sileri ad incontrarsi solo con «affetti stabili», dall’inizio della &#8220;Fase 2&#8243; ho dato un’interpretazione molto ampia di stabilità nell’universo affettivo. E, forse, anche se irresponsabilmente, ha pure funzionato. Adesso, però, torno a casa a Catania. Che Alitalia, responsabilmente, non mi rompa i cabasisi, avrebbe detto Camilleri.</p>
<p><strong>Emiliano Dal Toso</strong></p>
<p>Mi sono sempre preoccupato per le sorti dell’umanità e spesso mi domando come potrebbe finire il mondo. Mi fanno paura i film catastrofici, quelli in cui la Terra viene colpita da un meteorite oppure in cui le profezie dei Maya si tramutano in realtà. Nello stesso modo, conservo il timore di un terzo conflitto globale, dalle portate disastrose, considerata poi la bassa statura politica dei personaggi più potenti di questo momento storico. Mai avrei pensato che potesse essere un banalissimo virus a metterci di fronte al pericolo della morte, a farci riflettere sull’importanza delle nostre vite, in una maniera così improvvisa, imprevista e brutale che siamo passati in una settimana dalle discussioni su Bugo e Morgan a fare bilanci perentori e definitivi sulle nostre esistenze, perché nessuno davvero poteva immaginare che cosa sarebbe potuto succedere. Sono stati mesi infelici, vissuti tutti i giorni all’insegna dell’incognita. Non ne usciamo più forti, ma ora abbiamo la certezza che risposte non ne avremo. E allora, anche questa volta c’ha ragione Vasco: “Domani sarà tardi per rimpiangere la realtà, è meglio viverla”. Fino al fischio finale.</p>
<p><strong>Natale Ciappina</strong></p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Col Coronavirus non c&#8217;è certezza: tranne che sui droplet, le goccioline   con cui il virus si diffonde per vie orali prendendo la rincorsa dalle interiora. È per questo che manteniamo il metro di distanza, è per questo che portiamo la mascherina: per schivare le goccioline, ecco. Ma vale lo stesso pure per le flatulenze? Un dubbio che si è posta anche l&#8217;ABC australiana. E la risposta è che sì, i gas intestinali possono essere letali, anche se vanno fatti ulteriori studi al riguardo. Da qui, una serie di dubbi: i pantaloni sono le mascherine del sedere, o le mascherine sono i pantaloni della faccia? Scorreggiare da seduti equivale a starnutire sul gomito? Quanto è sconsigliabile una dieta a base di fibre? Ovviamente questa notizia è una bufala del Lercio americano. Perché, si sa, ridere non ha mai fatto male a nessuno.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Fonte: https://nypost.com/2020/04/20/can-the-coronavirus-be-spread- through-farts</p>
<p><strong>Francesca Canto</strong></p>
</div>
</div>
</div>
<p>E’ il 22 marzo di questo folle anno 2020 e stiamo ancora cercando di capire se siamo in una puntata di <em>Black Mirror </em>o se la realtà distopica che stiamo vivendo sia la punizione di una qualche divinità in cui noi, occidentali ateisti e capitalisti, non crediamo più. La protagonista di questa storia è Elsa, un’anziana signora chiusa nella sua casa di Bergamo, che dopo la morte delle uniche amiche con cui condivideva chiacchiere e biscotti, è rimasta sola contro la pandemia. Come ben sappiamo, le restrizioni dettate dal governo non permettono ravvicinamenti o contatti prolungati, così l’unica compagnia che Elsa riceve è quella del servizio della spesa a domicilio. I volontari le lasciano le buste davanti alla porta di casa, la salutano e poi vanno via. Un breve contatto umano a settimana, inframmezzato dalle voci dei personaggi delle fiction popolari che provengono a tutto volume dal suo televisore. E poi c’è la seguitissima conferenza stampa delle 18, le parole poco rassicuranti dell’assessore alla Sanità lombardo  Gallera, i momenti di paura, la solitudine. Un giorno la signora Elsa prende il telefono e comincia a comporre numeri a caso pur di parlare con qualcuno, ma l’anziana viene respinta, probabilmente perché i suoi interlocutori non comprendono la sua esigenza di sentirsi meno sola. La morale nell’era del Covid-19 pretende l’attenzione per le piccole cose, la responsabilità e l’amore per il prossimo. “Andrà tutto bene”, “il Coronavirus ci renderà delle persone migliori”, “Impareremo a dare più valore ai rapporti umani”. Quante volte abbiamo letto e sentito questi slogan, mentre rinchiusi nei nostri appartamenti, ci appellavamo ai luoghi comuni dell’ultima ora? La criminalizzazione della frenesia, della velocità e delle parole sbagliate ci ha travolti più di una qualunque strategia di marketing ben pianificata. Le parole scontate di cui ci siamo convinti, per cercare il buono laddove non c’è, ci hanno trascinati fino alla fine della &#8220;fase 1&#8243;, per poi scoprire che in fondo più che migliorarci, la pandemia ci ha peggiorati. E no, non siamo cambiati per niente. La quarantena forzata, somministrata senza istruzioni per l’uso e il tentativo di rendere piacevole la reclusione in casa, ha fallito ogni volta che ci allontanavamo dal telefono che mai spegniamo, per realizzare di essere schifosamente soli. La verità che tutti fatichiamo a raccontarci è che di lati positivi il Coronavirus non ne ha portati e che se nei rapporti interpersonali eravamo già mediocri, adesso ci scopriamo ancora più cinici ed iperattivi. Abbiamo perso tempo che dobbiamo recuperare e continuiamo a sbagliare, nascondendoci troppo spesso dietro una parvenza di finto buonismo. Però, nonostante tutto, quella di Elsa è una storia a lieto fine…“Buon pomeriggio, mi scusi, lei non mi conosce e il suo numero l’ho fatto a caso, prendendolo dall’elenco telefonico. Sono Elsa, di Bergamo, vivo sola e sono chiusa in casa da ventisette giorni, non ho nessuno. Il mio telefonino è un po’ vecchiotto come me, ma fa ancora il suo dovere. La spesa me la portano una volta a settimana alcuni volontari e me la lasciano fuori dalla porta con un buongiorno e se ne vanno, sono tanto cari – continua Elsa-. Le mie amiche purtroppo non ci sono più e avevo bisogno di ascoltare qualcuno, perciò mi son detta provo a fare qualche numero, i primi due mi hanno mandato a quel paese, ma in modo gentile. Mi può dire gentilmente con chi sto parlando e chi è che mi sta ascoltando, mi dica anche solo un buon buongiorno”.<em> </em>Dall’altra parte della cornetta c’è Franco, a casa con la sua famiglia da quattro settimane. Non riattacca, inizia a chiacchierare con lei e la invita a farsi sentire di nuovo se ne sentisse il bisogno.</p>
<p><strong> Francesco Castagna</strong></p>
<p>Malattia: il termine stesso è vago e specifico al tempo stesso. Ciò che è importante però è capire le dinamiche della sua eleborazione per ogni persona, quando questa ipotesi o realtà ci riguarda. Per una persona che fa parte della comunità lgbt non è un dramma parlare di malattie, non perché da sempre ci associano ingiustamente ad un virus come l’HIV, ma perché dagli eventi negativi abbiamo fatto un percorso di crescita e formazione che ci ha portato a poter sbandierare nel 2020 il senso di  consapevolezza. Mi dispiace che in questo momento la comunità lgbt non sia stata presa in considerazione perché ciò che sono stati i dubbi e le paure di questi mesi potevano essere mitigati anche grazie a noi. Quelle che sembrano misure di sicurezza intollerabili e inapplicabili da gran parte della società noi le abbiamo assunte nella nostra lotta facendole diventare un punto di forza. La quarantena è stata una prova di forza per tutti: spesso mi sono trovato a raccontare ai miei amici quanto sia difficile, di questi tempi, non pensare al senso dell’attesa quando si entra negli ospedali per eseguire un test dell’HIV. Lì il tempo si ferma proprio come durante una quarantena solo che le emozioni sono moltiplicate per mille. Ti guardi intorno, essenzialmente non ti interessa molto delle persone che ci sono, ma le osservi e la tua mente vaga: “Ma no figurati se io sono uguale a loro”, pensi. Ed è lì che ti accorgi che non c’è niente di più democratico di una malattia. Il tempo si ferma, poi corre velocissimo con i pensieri fino a dove riesci ad arrivare con la mente, per poi tornare al tuo passato molto lentamente, per poter assaporare ogni singolo momento che hai vissuto.</p>
<p>Perché faccio questo paragone? Perché certamente molti di noi nel 2020 abbiamo pensato, fino a prima del Coronavirus, che non è possibile stare male per determinate malattie. Eppure cosa dovrebbe pensare un ragazzo di 20 anni in un Paese in cui non si fa abbastanza educazione sessuale?<br />
Poi arriva il momento del rintocco, il momento in cui ti accorgi che la quarantena è solo uno stato mentale perché, in qualsiasi occasione, avresti aspettato anche due, o tre mesi pur di sapere di stare bene.  Credo che i giovani d’oggi debbano ripartire da questo, soffermandosi a pensare che ci debba essere consapevolezza del fatto che ogni evento debba essere interpretato come un invito alla riflessione, all’interiorità e alla bellezza dello spirito. D’altronde, cosa può significare l’assenza di un rapporto umano se una volta chi rischiava di contrarre un virus come l’HIV sapeva che sarebbe andato incontro all’emarginazione sociale? La stessa dinamica rischia di replicarsi oggi, per i positivi da Covid-19.<br />
C’è bisogno quindi di una riconsiderazione della sanità a livello mondiale che non crei discriminazioni di nessun tipo e che si impegni in egual misura per ogni tipo di malattia. E&#8217; tempo di maturare questo pensiero, sperando che le persone che hanno vissuto questa quarantena abbiano pensato a cogliere l’attimo delle innumerevoli cose che “avrebbero fatto”, ma che poi non hanno mai potuto fare, e che prendano il coraggio a due mani per vivere pienamente la propria vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/quel-che-resta-della-quarantena/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pet Industry, nessuna crisi per l&#8217;indotto degli animali domestici</title>
		<link>https://www.magzine.it/pet-industry-nessuna-crisi-per-lindotto-degli-animali-domestici/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/pet-industry-nessuna-crisi-per-lindotto-degli-animali-domestici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 21:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali domestici]]></category>
		<category><![CDATA[Cane]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Croccantini]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Oltreoceano]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pet]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Industry]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=46209</guid>
		<description><![CDATA[Il Coronavirus ha letteralmente ammazzato l’economia in tutto il mondo. Molte industrie, molti negozi, bar e ristoranti hanno dovuto licenziare dipendenti o addirittura chiudere. In altri casi la pandemia ha ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2260" height="1264" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-01-alle-17.31.33.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-07-01 alle 17.31.33" /></p><p>Il Coronavirus ha letteralmente ammazzato l’economia in tutto il mondo. Molte industrie, molti negozi, bar e ristoranti hanno dovuto licenziare dipendenti o addirittura chiudere. In altri casi la pandemia ha modificato il mercato globale proponendo nuovi scenari lavorativi o rafforzandone altri come l’e-commerce.<mark class='mark mark-yellow'>Esiste però un’industria che non ha mai risentito di un grande calo della domanda e nonostante il Covid19, riparte più forte di prima: è la Pet Industry</mark>. Negli anni questo settore ha subito mutamenti sostanziali che hanno portato ad una crescita costante sin dal 2013. Concluso il lockdown, quantomeno in Italia, vogliamo capirne di più di questo indotto di colossi industriali, rivolto alla cura degli animali.</p>
<p><strong>Le potenzialità di crescita</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/trends-in-the-pet-industry-mba-thesis-4-638.jpg"><img class="alignnone  wp-image-46283" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/trends-in-the-pet-industry-mba-thesis-4-638-300x225.jpg" alt="trends-in-the-pet-industry-mba-thesis-4-638" width="392" height="294" /></a></p>
<p>Secondo diversi analisti le potenzialità di crescita complessive del mercato degli animali domestici è notevole. <mark class='mark mark-yellow'><em>Edge by Ascential</em> prevede che la <em>Pet Care Industry </em>raggiungerà un valore di <strong>281 Mld di dollari entro il 2023 solo nel Nord America</strong>. Sarà invece l’<strong>Asia</strong>, nel prossimo decennio, a profilarsi come il mercato con più rapida espansione (+37%), secondo questo studio, <strong>raggiungendo il valore di 384 Mld di dollari</strong>.</mark> A conferma della vivacità del mercato legato alla Pet Industry, un ETF (Exchange Traded Fund) composto da venti titoli collegati a questo settore è stato lanciato dalla società di investimento <em>ProShare</em>. Il mercato dei <strong>farmaci per animali domestici</strong>, in particolare, si prospetta sempre più competitivo, con vendite che nel 2018 hanno raggiunto i <strong>9 Mld di dollari (+8,5% rispetto al 2017)</strong>. Inoltre Walmart, Petco e Chewy hanno rafforzato la loro presenza nel mercato veterinario, instaurando collaborazioni con nuovi partner globali tra cui <em>VitalPet</em> e <em>VetnCare</em>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Da una parte una popolazione di animali domestici in crescita, dall&#8217;altra una sempre maggiore richiesta di cibo gourmet e accessori: cresce così l&#8217;indotto della pet industry, tra utili miliardari, fusioni e acquisizioni</span></p>
<p><strong>Acquisizioni &amp; Fusioni nella Pet Industry</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Solo negli Stati Uniti sono state registrate da Capstone Headwaters oltre <strong>70 fusioni e acquisizioni, nel 2018</strong>, di società legate alla Pet Industry</mark>. La <em>US Top Pet Food Company Database</em> ha rilevato che <strong>delle 70 totali oltre 50 fusioni ed acquisizioni solo avvenute nel settore del cibo per animali</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>Queste operazioni stanno portando nella maggior parte dei casi ad un aumento significativo dei ricavi per le aziende stesse</mark>. Menzionando invece una delle più grandi acquisizioni nella storia della vendita al dettaglio, il sito di e-commerce <a href="http://chewy.com/">chewy.com</a>, specializzato nel mangime per animali, è stato acquistato da <em>PetSmart</em> per oltre 3 miliardi di dollari.</p>
<p><strong>Mars Incorporated</strong></p>
<p><em>Mars Incorporated</em>, l’azienda che produce le famose merendine <em>Mars</em>, è un <strong>key player globale nell’industria del cibo animali domestici</strong>. Questa possiede infatti una propria linea, la <em>Mars Petcare</em>, della quale fanno parte circa 50 marchi, fra cui Pedigree, Whiskas e Royal Canin. Inoltre, con la recente acquisizione di <em>VCA Animal Hospitals</em> per 9,1 Mld di dollari, Mars Petcare è diventato anche il <strong>più grande gruppo veterinario del Nord America</strong>.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/spesa-pet-care.png"><img class="alignnone  wp-image-46284" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/07/spesa-pet-care-300x164.png" alt="spesa-pet-care" width="488" height="267" /></a></p>
<p><strong>La situazione della Pet Industry in Europa</strong></p>
<p><strong>La Pet Food Industry si attesta come la principale fetta di mercato europea</strong> legata agli animali domestici, con il <strong>45,7% dei ricavi totali nel settore</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>Si prospetta una crescita di questo specifico segmento per via del costante aumento della richiesta di cibo per animali, sia gourmet sia tradizionale</mark>. Con un ecosistema di oltre <strong>130 aziende produttrici</strong> di alimenti per animali domestici, il mercato EU potrebbe raggiungere un<strong> valore complessivo di 203 Mld di dollari entro il 2023</strong>. Raggiungono invece le 200 unità le aziende che si occupano della prima lavorazione. L’<em>European Pet Food Industry Federation</em> (FEDIAF) stima che fra 2018 e 2019 le vendite di cibo per animali hanno raggiunto in totale un<strong> volume di vendita di circa 8,8 tonnellate l’anno</strong>, con un guadagno intorno ai <strong>21 miliardi di dollari</strong>. Il valore annuale di<strong> prodotti e servizi </strong>dedicati alla cura degli animali domestici <strong>vale invece intorno ai 18,5 Mld di dollari</strong>. Francia (16,5%), Germania (16%) e Regno Unito (15,3%) si attestano come i principali mercati nel panorama europeo.</p>
<p><strong>Pet Food in Italia</strong></p>
<p>Sono oltre <strong>60 milioni gli animali da compagnia registrati in Italia</strong>, di cui 30 milioni di pesci, 13 milioni di uccelli, 7.5 milioni di gatti e 7 milioni di cani. Dal 2016 al 2019 questi numeri relativi alla popolazione animale domestica sono rimasti quasi immutati. Sono invece cresciute le vendite di cibo gourmet, a discapito di quello tradizionale, e degli accessori più costosi.<mark class='mark mark-yellow'>Secondo il rapporto Assalco-Zoomark, il mercato del Pet Food in GDO (Grande Distribuzione Organizzata) ha un valore di oltre <strong>71,8 milioni di euro</strong> in Italia</mark>. Prosegue inoltre l’incremento del fatturato che si attesta al <strong>+3,8% nel 2018</strong>. Si possono identificare tre principali canali di vendita: il Grocery, che canalizza il 55,9% del fatturato complessivo, le Catene Petshop con un 12,7% e infine i Petshop tradizionali con il 31,3%.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/pet-industry-nessuna-crisi-per-lindotto-degli-animali-domestici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/15 queries in 0.100 seconds using disk
Object Caching 1627/1832 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-17 15:24:15 by W3 Total Cache -->