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	<title>magzine &#187; Università</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Operazione &#8220;Mare Aperto&#8221;: coinvolti gli studenti universitari, tra tirocini e proteste</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 13:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[esercitazione militare]]></category>
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		<description><![CDATA[Centoventi mezzi, 6 mila militari provenienti da otto diverse nazioni aderenti alla Nato e la presenza di osservatori di 21 Marine estere. Ormai per molti non si tratta più solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="827" height="413" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/mare-aperto-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="mare-aperto-2" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Centoventi mezzi, 6 mila militari provenienti da otto diverse nazioni aderenti alla Nato e la presenza di osservatori di 21 Marine estere.</mark> Ormai per molti non si tratta più solo della più grande esercitazione della Marina Militare italiana, ma della <strong>più grande esercitazione militare del Mediterraneo centrale</strong>. Si sta <a href="https://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20250411-conclusa-prima-fase-mare-aperto-2025.aspx" target="_blank">concludendo in questi giorni</a> l’operazione <strong>“Mare Aperto”</strong>, un evento annuale che raduna un numero sempre crescente di forze armate e non solo. Nel 2024, per esempio, si è assistito allo schieramento di quasi diecimila militari provenienti da 22 nazioni – di cui undici Paesi NATO – e un elevato numero di personale non militare, tra cui Protezione Civile, Croce Rossa e 65 studenti, con professori accompagnatori, da 15 atenei italiani.</p>
<p>Un trend da anni in costante crescita, come dimostrano i numeri. <mark class='mark mark-yellow'>Quest’anno gli universitari che sono imbarcati sono ottanta, proveniente da un totale di 18 università italiane.</mark> Una volta imbarcati, il ruolo degli studenti, che aderiscono tramite stage e tirocini curriculari o extracurriculari, è svolgere il ruolo di <em>advisor</em> politici, legali, o di addetti all’ufficio stampa in uno scenario di crisi internazionale: «Non vengono testate solamente le capacità tecniche della forza armata», ha dichiarato <strong>Emiliano Magnalardo, Capitano di Vascello della Marina Militare</strong>, «ma si cercano di testare anche quei campi non prettamente militari ma che concorrono alle attività militari, come con le figure del <em>political advisor</em>, del <em>legal advisor</em> e dell&#8217;esperto e di <em>Stratcom</em>. In questo programma è previsto l&#8217;ingresso degli studenti universitari delle facoltà di carattere umanistico».</p>
<h2>Come funzionano i tirocini nell&#8217;operazione &#8220;Mare Aperto&#8221;?</h2>
<p>Nonostante la maggioranza degli studenti che svolgono lo stage provengano da <strong>studi di scienze politiche e giurisprudenza</strong>, &#8220;Mare Aperto&#8221; cerca di rivolgersi anche a studenti di <strong>facoltà scientifiche e ingegneristiche</strong>: «<mark class='mark mark-yellow'>Imbarchiamo mediamente anche studenti delle facoltà di ingegneria o di biologia.</mark> Per esempio, nelle attività che vengono svolte ci sono anche attività anfibie, quindi anche i biologi  fanno delle campagne sfruttando l&#8217;occasione di lavoro sulle navi di tipo anfibio. Anche gli ingegneri  sono a bordo: meccanici, elettronici, e aeronautici, perché sulla portaerei sono imbarcati anche aerei AV8 F35». A introdurre gli ingegneri  allo stage nell&#8217;operazione &#8220;Mare Operto&#8221; è stata per prima l’Università Federico II di Napoli, nel 2023, quando riservò tre posti per gli studenti del dipartimento di ingegneria industriale.</p>
<p>Quali attività svolgono gli studenti imbarcati? Dopo essere stati inseriti in gruppi di lavoro a contatto con il personale militare, <strong>viene simulata una campagna militare</strong>: viene quindi creato uno scenario fittizio nel quale i comandanti in mare devono simulare di prendere delle decisioni che possono prevedere l&#8217;impiego della forza oppure la comunicazione strategica. Quindi gli studenti, in veste di <em>advisor</em>, fanno uno studio di tutti gli aspetti relativi alla comunicazione, all&#8217;inquadramento giuridico e allo scenario geopolitico, che, sebbene di fantasia, rispecchia la realtà e l’attualità dello scenario internazionale: «<mark class='mark mark-yellow'>Con le loro conoscenze possiamo sviluppare delle tematiche addestrative che normalmente in un&#8217;esercitazione difficilmente vengono sviluppate.</mark> Giocando in questo scenario fittizio, queste figure diventano risorse molto preziose per le forze armate, dove non ci sono altrettanti militari in possesso di queste conoscenze».</p>
<h2>Proteste contro &#8220;Mare Aperto&#8221;</h2>
<p>«Da quello che ho potuto vedere in questi anni, per loro rimane, spero, <strong>un’esperienza unica</strong> […]. Non solo da un punto di vista professionale, ma anche da un punto di vista umano, le attività sono molto coinvolgenti, perché si tratta appunto di un’esperienza totalmente immersiva», conclude Magnalardo.</p>
<p>Mentre gli ufficiali della Marina Militare esprimono soddisfazione per i risultati ottenuti nel corso degli anni – con gli studenti e non solo – all’interno della comunità studentesca in molti hanno cominciato a mettere in dubbio l’iniziativa: <mark class='mark mark-yellow'>«In un momento in cui l’Unione europea parla di riarmo, stanziando 800 miliardi per la guerra, l’università italiana manda i propri studenti a imparare a fare la guerra»</mark> commenta <strong>Sebastian Pelli, studente del Politecnico di Milano</strong> che ha partecipato alle azioni di protesta contro &#8220;Mare Aperto&#8221; che si sono svolte nelle università di tutta Italia nelle scorse settimane. «La protesta degli studenti contro <em>Mare Aperto</em> ha prima di tutto origine nel rifiuto della guerra».</p>
<p>«È una guerra che già oggi in Europa e non solo viene pagata in termini di vite di lavoratori, e spesso anche di studenti come noi. Ed è in questo riquadro che vanno viste le <strong>politiche di riarmo dell’UE</strong>, e anche tutti i legami che hanno oggi le università italiane con i piani militari dello Stato». La protesta contro <em>Mare Aperto</em> si inserisce in seno al movimento di protesta che rifiuta le politiche di riarmo e di militarizzazione, definendole <a href="https://www.magzine.it/milano-chiama-palestina-campagne-di-boicottaggio-e-cortei-di-protesta/">economia di guerra</a>.</p>
<p>Pelli rende chiara la radice internazionalista del movimento: <mark class='mark mark-yellow'>«La lotta contro <em>Mare Aperto </em>riguarda l’intera strutturazione dell’università italiana. Nella società capitalista l’università è piegata agli interessi della borghesia, quella stessa borghesia per la quale poi i lavoratori vengono mandati a combattere in guerra. È un intero sistema che passa anche per i tirocini, per le borse di dottorato finanziate dalle aziende, per la presenza di queste stesse aziende nei Cda degli atenei. Non si tratta di lottare solo contro le operazioni militari, o contro alcune aziende che non ci piacciono. Il problema è che l’università italiana è parte integrante di questo sistema e noi lo contestiamo».</mark></p>
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		<title>UNIVERSITÀ USA, LA LIBERTÀ DI PAROLA SULLA GUERRA A GAZA</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 16:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[L’attacco terroristico di Hamas sul suolo israeliano e la controffensiva d’Israele sulla Striscia di Gaza sono stati la miccia che ha innescato l’agitazione nelle università degli Stati Uniti. Dal 7 ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/GettyImages-2150007379-2048x1365.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Manifestanti studenteschi occupano il “Gaza Solidarity Encampment” pro-palestinese sul West Lawn della Columbia University, il 24 aprile 2024, a New York City. (Michael M. Santiago/Getty Images)" /></p><p>L’attacco terroristico di Hamas sul suolo israeliano e la controffensiva d’Israele sulla Striscia di Gaza sono stati la miccia che ha innescato l’agitazione nelle <strong>università degli Stati Uniti</strong>. Dal 7 ottobre 2023, i campus sono <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2024/us/pro-palestinian-college-protests-encampments.html">l’arena</a> nella quale si contrappongono due fazioni: una considera ingiustificata e sproporzionata la risposta dell’esercito israeliano; l’altra la sostiene, ritenendosi anche bersaglio degli antisionisti e antisemiti. Negli istituti, la <a href="https://www.npr.org/sections/pictureshow/2024/05/04/1248904667/campus-protests-photos">violenza</a> sia verbale, sia fisica è divampata, con l’intento di silenziare chi esprime opinioni opposte. E ha messo sul banco degli imputati anche i <a href="https://www.nytimes.com/2024/01/02/us/harvard-claudine-gay-resigns.html#:~:text=Harvard's%20president%2C%20Claudine%20Gay%2C%20announced,7.">vertici</a> delle università, le cui azioni, in alcune circostanze, hanno comportato le loro <a href="https://www.npr.org/2023/12/10/1218432974/penn-president-resigns-after-testifying-about-antisemitism-on-campus">dimissioni</a>.</p>
<p>Ciò che accade nel mondo accademico a stelle e strisce è la quotidianità per<strong> Greg Lukianoff</strong>, presidente e CEO della <a href="https://www.thefire.org/">Foundation for Individual Rights and Expression</a>. I suoi obiettivi sono la tutela e la promozione dei diritti fondamentali nei campus universitari. Il tema che tratta nella sua newsletter <a href="https://eternallyradicalidea.com/"><em>The Eternally Radical Idea</em></a>, sul quale ha co-scritto con Rikki Schlott anche l’ultimo libro <a href="https://www.penguin.co.uk/books/455749/the-canceling-of-the-american-mind-by-schlott-greg-lukianoff-and-rikki/9780241645574"><em>The Canceling of the American Mind</em></a> (Penguin Books, 2023) e di cui ha parlato a <em>Magzine</em>.</p>
<p><strong>In varie università statunitensi c’è un’atmosfera di tensione. Nei campus, la libertà di parola scricchiola?</strong></p>
<p>«È in declino, ma questa tendenza è iniziata molto prima del 7 ottobre 2023. C&#8217;è stata un’aperta ostilità verso il concetto di libertà di espressione nei campus per decenni, qualcosa che ho osservato già mentre ero a Stanford Law negli anni Novanta. Tipicamente erano gli amministratori a cercare di limitare la libertà di parola. Intorno al 2014, però, è avvenuto un cambiamento drammatico. Una generazione di studenti è arrivata nei campus dopo essere stata educata con alcune pessime idee sul supposto e potenziale “danno” delle parole e sulla loro stessa fragilità. Per la prima volta, gli amministratori, storicamente critici verso la libertà di espressione, hanno trovato un gruppo di studenti con cui allearsi per sopprimere questo diritto ad altri studenti, docenti e relatori invitati nelle università».</p>
<p><strong>Dall’inizio del conflitto Israele-Hamas, la polarizzazione del discorso nelle università statunitensi si è intensificata. Ha implicazioni sociali più ampie che riflettono un cambiamento anche nei dibattiti tra studenti, docenti e tra studenti e docenti?</strong></p>
<p>«La polarizzazione del discorso nei campus si è sviluppata per decenni. È accelerata negli ultimi dieci anni, e l’ambiente dopo il 7 ottobre 2023 ha rivelato quanto la situazione fosse peggiorata. E la <a href="https://www.vice.com/en/article/cancel-culture-meaning/"><em>cancel culture</em></a>, che ha le sue radici nell’istruzione superiore, non sorprende che continua a essere utilizzata come arma da chi detiene opinioni maggioritarie nei campus. Ma è troppo presto per sapere se questo aumento dello scontro sia temporaneo o rappresenti una nuova normalità».</p>
<p><strong>L&#8217;approccio all’ attivismo universitario e, di conseguenza, all’applicazione del Primo Emendamento stanno mutando?</strong></p>
<p>«Un aspetto positivo del caos nei campus è che alcune università hanno iniziato a capire quanto sia rischioso esprimersi sulle questioni politiche del momento. La tendenza a emettere dichiarazioni istituzionali su temi politici divisivi è qualcosa che abbiamo iniziato a vedere dopo l’uccisione di <a href="https://www.nytimes.com/article/george-floyd.html">George Floyd nel 2020</a>, quando gli studenti hanno iniziato a chiedere che le loro scuole si pronunciassero sull’incidente e le amministrazioni sono state più che disposte ad accontentarli. Questo, prevedibilmente, ha portato a una situazione insostenibile nella quale ogni gruppo ora si aspetta che la propria università rilasci una dichiarazione quando la loro causa o questione è sotto i riflettori. Così, in questo caso, gli studenti pro-Israele hanno insistito perché venisse condannato Hamas, mentre quelli pro-Palestina si aspettavano che criticassero Israele. Questo dilemma impossibile ha portato diversi istituti, tra i quali Yale, Penn, USC, Johns Hopkins e Purdue, a vedere la saggezza nell’adottare la neutralità istituzionale».</p>
<p><strong>Questo clima si respira, principalmente, nelle università della Ivy League. È una visione distorta?</strong></p>
<p>«In generale, le scuole private d’élite si sono dimostrate avere ambienti scadenti per la libertà di parola nei loro campus. Infatti, per il secondo anno consecutivo, Harvard si è classificata ultima nella classifica <a href="https://www.thefire.org/college-free-speech-rankings">“College Free Speech Rankings”</a> di FIRE, mentre la Columbia al penultimo. Nessuna delle università della <a href="https://www.usnews.com/education/best-colleges/ivy-league-schools">Ivy League</a>, a eccezione di Yale, è riuscita a posizionarsi sopra il 200° posto nelle classifiche 2024, che ha valutato 251 scuole. Vale la pena notare, tuttavia, che l’Università della Virginia si è classificata al primo posto nelle nostre classifiche e quella di Chicago ha ottenuto buoni risultati costantemente».</p>
<p><strong>Dopo questo primo anno di proteste, quali pensa siano i rischi per la libertà di espressione e l’attivismo universitario?</strong></p>
<p>«Continuo a temere che gli studenti siano stati educati male a credere che la libertà di espressione sia uno strumento dei potenti. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. I potenti non hanno bisogno della libertà di espressione perché se la sono sempre cavata bene senza di essa. Sono sempre state le minoranze a fare affidamento sulla libertà di espressione per sfidare il governo e chiedere pari diritti».</p>
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		<title>Milano, cercasi affitto disperatamente</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 15:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[affitti]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra un’epopea alla Gilgameš quella che tocca scontare ai giovani fuorisede in cerca di un affitto a Milano, città che si riconferma la più cara d’Italia. Antonio ha ventitré anni, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/affitti-milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="affitti milano" /></p><p>Sembra un’epopea alla <em>Gilgameš </em>quella che tocca scontare <mark class='mark mark-yellow'>ai giovani fuorisede in cerca di un affitto a Milano, città che si riconferma la più cara d’Italia.</mark> Antonio ha ventitré anni, viene da Procida ed è all’ultimo anno di magistrale all’Università Bicocca. Rientrato da poco in Italia dopo un Erasmus in Portogallo, è ritornato a Milano come molti suoi coetanei. Non pensava però di avere così tante difficoltà a trovare una stanza o un monolocale dove sistemarsi ad un prezzo accessibile. “In questo momento si trovano pochissimi annunci, spesso in zone disagiate o fuori Milano. Ho scritto a centocinquanta persone, ma solo in tre mi hanno risposto per vedere la casa. Su settanta persone che contattano il proprietario per l’affitto, solo i primi venti ricevono risposta. E non è neanche detto che poi si concluda”, chiosa Antonio, un po’ demoralizzato. <mark class='mark mark-yellow'>“Stipulare un contratto d’affitto dovrebbe essere normale, ma molti si rifiutano perché preferiscono essere pagati in nero. Questo è sbagliato”.</mark></p>
<div id="attachment_53138" style="width: 368px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-1.jpg"><img class=" wp-image-53138" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-1-300x165.jpg" alt="Numero annunci Milano su Immobiliare.it" width="368" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Numero annunci Milano (Immobiliare.it)</p></div>
<p>Un’altra storia è quella di Chiara e Roberta, due amiche ventenni che si sono conosciute a Milano ai tempi dell’università quando erano studentesse fuori sede e che hanno deciso di continuare a vivere nel capoluogo meneghino per lavorare. <mark class='mark mark-yellow'>“Trovare un affitto decente è diventato praticamente impossibile,</mark> adesso condividiamo un monolocale di 35 metri quadrati in zona Navigli in cui si sta stretti come in una scatoletta di tonno, ma stiamo cercando una sistemazione migliore”. <mark class='mark mark-yellow'>In questa situazione così favorevole per i proprietari di casa non mancano neanche le truffe.</mark> Infatti Antonio ci tiene ad aggiungere che “esistono persone che fingono di disporre di appartamenti a prezzi economici, ma in realtà aspettano solo di ricevere un bonifico per poi sparire, senza nemmeno mostrare la casa. Altri, presunti intermediari con le agenzie, forniscono contatti finti e intascano il denaro”.<br />
<span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Trovare un affitto decente è diventato praticamente impossibile&#8221;</span><br />
E se gli immobiliari chiedono delle commissioni o caparre troppo alte per i ragazzi e le loro famiglie, trattare con i privati è ancora peggio. “Hanno il coltello dalla parte del manico -sostiene Chiara- e possono chiederti di tutto. <mark class='mark mark-yellow'>Io e Roberta ci siamo viste sfilare da sotto il naso un appartamento in Porta Romana, perché i padroni di casa preferivano affittare a coppie stabili di fidanzati. Ci hanno chiesto se stavamo insieme”.</mark> Andrea, igienista dentale neolaureato alla ricerca della sua prima casa, si sente profondamente scoraggiato quando pensa al futuro. “Cose dell’altro mondo. Mi sono ritrovato a partecipare ad un’asta improvvisata organizzata dal proprietario di casa, che mi faceva sapere di essere in contatto con un altro possibile inquilino che offriva una cifra maggiore della mia.”</p>
<div id="attachment_53139" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-53139" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-2-300x278.jpg" alt="Prezzo medio affitti Milano (immobiliare.it)" width="300" height="278" /></a><p class="wp-caption-text">Prezzo medio affitti Milano (immobiliare.it)</p></div>
<p>L’ultima analisi sulle principali città universitarie di <em>Immobiliare Insights</em> conferma chiaramente la percezione di moltissimi ragazzi. “Nell’ultimo trimestre l’offerta di immobili in affitto è in netto calo (-25,7%), in particolar modo nei grandi centri urbani (-31,8%), mentre aumenta la domanda (+7,7%), segno questo di un mercato che ha recuperato la sua vivacità <em>pre-pandemia</em>”. <mark class='mark mark-yellow'>Negli ultimi anni il prezzo medio di affitti a Milano ha continuato a crescere, raggiungendo il suo massimo a maggio 2020, con un valore di 18,50 euro al mese per metro quadro.</mark> Le quotazioni delle locazioni hanno poi visto una netta discesa nei mesi dopo il primo <em>lockdown</em> fino ad agosto 2021, in cui venivano richiesti in media 17 euro al mese per metro quadro. Tuttavia la tendenza, come ci mostrano i dati, è in netta ripresa perché molti hanno deciso di tornare in città con la ripresa del lavoro in presenza. Potrà non piacere ai ragazzi, ma si ritiene che i prezzi aumenteranno ancora di più.</p>
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		<title>Università, il modello Sapienza per ripartire a settembre</title>
		<link>https://www.magzine.it/universita-il-modello-sapienza-per-ripartire-a-settembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 07:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[esami]]></category>
		<category><![CDATA[fase 3]]></category>
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		<category><![CDATA[Policlinico Umberto I]]></category>
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		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>

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		<description><![CDATA[Giunta anche la Fase 3, iniziata ufficialmente il 3 giugno con la riapertura dei confini inter regionali, è arrivato il momento di spingersi ben oltre la porta di casa non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1217" height="694" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Università-La-Sapienza-Roma.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Università La Sapienza Roma" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Giunta anche la Fase 3, iniziata ufficialmente il 3 giugno con la riapertura dei confini inter regionali, è arrivato il momento di spingersi ben oltre la porta di casa</mark> non solo per assaporare la semi libertà appena riconquistata e il sole di tarda primavera, ma anche per riorganizzare la quotidianità cercando di ritrovare i ritmi più regolari del lavoro e dello studio pre Covid-19.</p>
<p>A muoversi in questa direzione è innanzitutto <mark class='mark mark-yellow'>l’università,</mark> che dopo tre lunghi mesi di didattica spostata su piattaforme online disparate – da BlackBoard a Zoom passando per conferenze fiume su Skype e Google Hangouts – <mark class='mark mark-yellow'>ora prova a ritrovare se stessa,</mark> cercando di riportare in aula gli studenti a partire dal prossimo settembre.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“La Sapienza” di Roma può essere considerata un buon esempio.</mark> L’ateneo più grande e affollato d’Italia ha sempre vantato assembramenti notevoli nonostante gli spazi ampi messi a disposizione delle singole facoltà e adesso pondera soluzioni che tutelino totalmente il diritto allo studio dei propri iscritti. <mark class='mark mark-yellow'>A parlarci dei provvedimenti fin qui adottati è il Rettore, dott. Eugenio Gaudio, docente di Anatomia Umana presso il Policlinico Umberto I.</mark></p>
<p><strong><em>Rettore, partiamo dalla situazione attuale. Oggi come si accede e chi può entrare nell’ateneo? </em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Attualmente è previsto,</mark> anche in base a un accordo stretto con i sindacati per garantire la sicurezza all’interno dell’università, <mark class='mark mark-yellow'>che i direttori di dipartimento e di struttura ricevano le richieste di colleghi e studenti che devono svolgere attività in presenza, come ricerche bibliografiche e tesi sperimentali nei laboratori,</mark> riaperti dal 4 maggio. Se è vero che la didattica, pur se online, è proseguita, la ricerca ha subito uno stop, un ritardo che dobbiamo assolutamente recuperare. Per fare questo, all’ingresso dell’ateneo per i visitatori esterni e all’entrata delle singole strutture per docenti, personale amministrativo e studenti sono previsti dei controlli che accertino il fatto che accedano persone che ne abbiamo effettivamente necessità e che sono state autorizzate. <mark class='mark mark-yellow'>È quindi prevista un’autocertificazione per quanto riguarda lo stato di salute e per assicurare di non aver avuto contatti con pazienti malati di Covid-19. Valgono poi tutte le misure di sicurezza previste, dal distanziamento di almeno due metri all’uso della mascherina, passando per la sanificazione delle mani e delle strutture utilizzate durante la permanenza in facoltà e laboratori,</mark> come banconi e apparecchiature di ricerca. Tra un turno di lavoro e l’altro avviene un processo di igienizzazione per mettere in sicurezza l’esecuzione di tutte le attività da svolgere.</p>
<p><strong><em>Siete provvisti di termo scanner per rilevare la temperatura? Quali misure di sicurezza si stanno prendendo a livello logistico?</em></strong></p>
<p>Non è prevista la rilevazione all’ingresso, ma la sola autocertificazione, considerata dalla nostra <em>task force</em> di esperti altrettanto valida perché oltre a una temperatura inferiore ai 37,5 gradi va assicurato di non avere sintomatologia clinica, di non aver avuto rapporti con pazienti positivi al Covid e così via. <mark class='mark mark-yellow'>Mettiamo a disposizione mascherine per chi ne sia sprovvisto e gel igienizzanti per le mani.</mark></p>
<p><strong><em>Per gli esami della sessione estiva si continuerà con la modalità online già sperimentata in questi mesi di lezioni a distanza. Crede che anche la sessione autunnale potrebbe svolgersi con queste stesse modalità?</em></strong></p>
<p>Dipenderà dalle decisioni del governo. <mark class='mark mark-yellow'>A oggi nella Fase 3 è previsto,</mark> secondo il dpcm del Presidente del Consiglio e secondo le linee guida del Ministro di Università e Ricerca, Gaetano Manfredi, <mark class='mark mark-yellow'>che ci sia una possibilità mista, quindi tenere esami sia a distanza sia in presenza.</mark> Chiaramente ci auguriamo che l’evoluzione della pandemia nei mesi di luglio e agosto sia tale da poter aver una maggiore libertà di movimento nel periodo successivo. Per prendere ulteriori decisioni dobbiamo ancora aspettare per agire in base a quelli che sono e saranno eventuali altri decreti delle autorità preposte, sia a livello di governo e di ministero sia a livello regionale. L’attuale decreto prevede, come dicevo, la possibilità di una modalità mista per la sessione estiva; <mark class='mark mark-yellow'>noi abbiamo colto questa opportunità dando spazio ai docenti che abbiano un numero basso di prenotazioni, così da avere il giusto distanziamento nel tenere in presenza sia le lauree sia i normali esami di profitto.</mark> La priorità resta sempre garantire gli standard di sicurezza della salute, fondamentale per una ripresa sicura di tutto il Paese. Dopo aver impiegato grandi sforzi economici e non solo durante la fase di <em>lockdown</em>, non possiamo permetterci di sprecare tutto questo per superficialità.</p>
<p><strong><em>Molti studenti hanno lamentato problemi con il browser SEB, che permette di accedere alla piattaforma Exam.net per sostenere gli esami scritti a distanza. Le difficoltà sono legate al fatto che questo browser funziona bene con dispositivi molto recenti, mentre va in tilt su pc più vecchi di due anni. Gli studenti quindi si chiedono come poter affrontare adeguatamente la sessione incombente soprattutto nel caso in cui non si abbia una disponibilità economica tale da permettere l’acquisto di un computer di ultima generazione. Come si può ovviare a questo problema?</em></strong></p>
<p>La criticità ci è ben nota, tanto è vero che il consiglio è quello di utilizzare altri sistemi e non il SEB, ritenuto indispensabile in questa fase solo da pochi docenti e per pochi esami scritti che prevedono test con domande a scelta multipla. <mark class='mark mark-yellow'>Il prorettore per le infrastrutture e InfoSapienza, che gestisce l’informatica d’ateneo, hanno trovato altre soluzioni che porremo in essere per evitare i disagi citati,</mark> che dovranno essere rimossi per consentire a tutti di sostenere gli esami senza dover ricorrere al SEB. <mark class='mark mark-yellow'>Finché il sistema non sarà implementato, però, alcuni docenti saranno costretti ad affidarsi ancora a questo browser per garantire la serietà e la correttezza degli esami.</mark> Siamo quindi in fase di superamento di questa criticità che, ripeto, coinvolge solo pochi esami. Faremo in modo che fra poco non riguardi più nessuno.</p>
<p><strong><em>Per quanto riguarda il prossimo anno accademico, al momento è pensabile la riattivazione delle lezioni in presenza?</em></strong></p>
<p>Seguiremo le linee governative. Ogni quindici giorni il comitato tecnico scientifico di supporto al governo valuta l’andamento della pandemia. Non so come sarà la situazione a settembre. Mi auguro – innanzitutto per il Paese e poi per l’università – che sia così positiva da poter riaprire in tranquillità. <mark class='mark mark-yellow'>A oggi vale la modalità mista, perciò lì dove sarà possibile tenere lezione in presenza usufruendo di aule ampie e distanziando gli studenti di due metri, si potrà tornare tranquillamente in sede. Per i corsi con un alto numero di iscritti che richiederebbero un affollamento delle strutture non compatibile con le attuali misure di sicurezza, la didattica procederà online. In ogni caso <strong>penso che l’anno accademico debba riprendere regolarmente con le due modalità fin da subito, a settembre o ottobre a seconda dell’inizio dei vari corsi, perché non ci possiamo permettere il lusso di far ritardare gli studenti</strong>.</mark> Questo sarebbe un costo notevole a lunga gittata per il Paese; gli studenti devono andare avanti e il nostro impegno è stato proprio quello di riconvertire a distanza la didattica con risultati buoni apprezzati da gran parte degli studenti, considerando che in questi mesi oltre 100mila ragazzi hanno seguito le lezioni online.</p>
<p><strong><em>Prima ancora delle lezioni bisogna pensare all’organizzazione dei test d&#8217;accesso di settembre. Al momento sono previsti per tutte le facoltà o per esempio pensa che non sia necessario farli sostenere a chi punta a corsi a numero aperto?</em></strong></p>
<p>Abbiamo studiato il problema e <mark class='mark mark-yellow'>per quest’anno lì dove non è prevista l’obbligatorietà dei test di ammissione, questi non avranno luogo.</mark> Penso a facoltà come lettere e giurisprudenza: l’emergenza giustifica questo passaggio, teso a non penalizzare né a rallentare l’impegno degli studenti a mantenere la tempistica per la loro formazione e futura laurea. Si procederà con il <em>self assessment</em> durante l’anno e con il superamento degli esami del primo semestre per verificare l’eventuale necessità di implementare la formazione. Per assolvere gli obblighi formativi, quindi, si procederà online.</p>
<p><strong><em>Un altro capitolo riguarda chi sostiene i test per via telematica, come per ingegneria ed economia: in questo caso è valida la modalità da casa, considerando che normalmente le prove si svolgerebbero sempre online, ma collegandosi dai computer dell’università?</em></strong></p>
<p>Per facoltà come ingegneria i test si svolgeranno sul web attraverso la collaborazione del consorzio Cisia, garantendo in ogni caso l’assolvimento di quel necessario <em>assessment</em> dello stato formativo prima dell’immatricolazione e di riparare successivamente gli obblighi formativi prima di affrontare la sessione, come nel caso degli esami di matematica. <mark class='mark mark-yellow'>Dove il numero dei candidati consente l’occupazione di aule in sicurezza, si può procedere in sede, altrimenti per via telematica. Questa regola verrà declinata in maniera puntuale caso per caso.</mark></p>
<p><strong><em>Per i corsi a numero chiuso, invece, come crede che ci si potrà organizzare? Non sono ancora arrivate direttive ministeriali, ma per esempio come sarà gestito il test di medicina, se ogni aula potrà ospitare la metà dei ragazzi che normalmente vi hanno accesso?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per il test di medicina, è allo studio del ministero una prova che si possa tenere in tutte le sedi universitarie, anche in quelle che non erogano questo corso, in modo da garantire che lo studente non debba viaggiare, restando nell’università a lui più vicina.</mark> I test poi vengono raccolti e inviati al Cineca di Bologna per la correzione; una volta stilata, la graduatoria come tutti gli anni assegnerà gli studenti alle sedi che hanno indicato nel modulo di iscrizione secondo l’ordine di preferenza. <mark class='mark mark-yellow'>Questo consentirà di spalmare su tutto il territorio nazionale gli studenti e quindi di rendere più leggere le sedi che tradizionalmente sono più affollate.</mark> Un candidato di Reggio Calabria desideroso di entrare a Roma, Bologna o Milano non sarà perciò costretto a spostarsi come invece è sempre avvenuto, ma potrà sostenere il proprio test nella sede universitaria più vicina.</p>
<p>Per quanto riguarda la distribuzione degli studenti nelle aule, <mark class='mark mark-yellow'>già in passato si è avuta la necessità di assicurare l’impossibilità di copiare, perciò i distanziamenti degli studenti erano già presenti; su questo fronte, quindi, potrebbe essere facile organizzarsi.</mark> Qui alla Sapienza abbiamo sempre usato oltre 50 aule sparse in tutta la città universitaria per erogare il test. Questa distanza verrà ulteriormente adeguata in base alle misure di sicurezza, perciò penso che l’esame di ammissione si potrà affrontare tranquillamente in presenza.</p>
<p><strong><em>In questi giorni il ministro Manfredi si è espresso a proposito del tema tasse universitarie, affermando che gli stanziamenti previsti dal governo daranno la possibilità di esenzione a uno studente su due. Come si sta muovendo la Sapienza? Sono previste agevolazioni o riduzioni dell’importo delle tasse?</em></strong></p>
<p>Il nostro ateneo già da tempo ha adottato la politica poi esplicitata dal ministro Manfredi. Prima ancora della legge che la disponeva, <mark class='mark mark-yellow'><strong>siamo stati i primi a portare a 13mila Euro l’esenzione dalle tasse. L’anno scorso l’abbiamo ampliata a 14mila e con il nuovo provvedimento raggiungerà tutti gli studenti che dichiarano un ISEE fino a 20mila</strong>. Cercheremo di calcolare l’ISEE attuale e non del 2019, perché chiaramente il <em>lockdown</em> ha pesato sulle finanze del 2020 e non su quelle dell’anno precedente. Inoltre <strong>abbiamo intenzione di ritoccare la curva dai 20 ai 40mila Euro verso il basso, per garantire o una riduzione significativa o un’esenzione dalle tasse per facilitare il diritto allo studio</strong>. Sono poi presenti delle previdenze per dotare di strumenti informatici – tablet, pc e videocamere con microfono – gli studenti meno abbienti che non ne sono provvisti.</mark> Mettiamo anche a disposizione delle aule informatizzate, così che chi non ha possibilità di collegamento Internet – o per mancanza di linea o per mancanza di abbonamento o di strumenti – possa venire in sede e usare quelle dell’ateneo per continuare gli studi online, gli esami e così via. Stiamo studiando quindi un vero e proprio pacchetto complessivo per venire incontro alle difficoltà che i nostri studenti e le loro famiglie incontreranno a seguito della crisi da emergenza sanitaria.</p>
<p><strong><em>Questi provvedimenti saranno estesi anche alla terza rata dell’anno accademico corrente o interesseranno direttamente le tasse del prossimo anno?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le riduzioni si riferiranno all’anno venturo, mentre quest’anno il versamento della terza rata è stato posticipato.</mark> La nostra commissione tasse, però, sta valutando se c’è la possibilità di intervenire, perché questo è un provvedimento che andrebbe a incidere su un bilancio già approvato, creando quindi qualche problema. In fase di bilancio come previsione per l’anno venturo, invece, sarà più facile muoversi.</p>
<p><strong><em>Da medico e studioso, che idea si è fatto del Coronavirus e dello sviluppo di un potenziale vaccino?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Credo che la diffusione di questo nuovo virus abbia trovato impreparati i sistemi sanitari – soprattutto occidentali – che negli anni sono stati per lo più smantellati. Questa situazione ha fatto emergere due criticità. Innanzitutto il poter garantire a tutti un’adeguata assistenza medica all’inizio della pandemia</mark> – quando inizialmente i casi non sono stati riconosciuti, andando ad affastellarsi soprattutto in Lombardia, dove il sistema non aveva le strutture necessarie per far fronte alla situazione, cioè le rianimazioni e le terapie intensive. Ciò in generale è dovuto al processo di disinvestimento che ha colpito la sanità negli ultimi dieci. Chi si occupa di sanità pubblica aveva denunciato già da tempo il sottofinanziamento di un sistema sanitario come il nostro, che andava invece potenziato.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>È emersa poi una debolezza del territorio rispetto agli ospedali, quindi un ospedalocentrismo che ha in qualche modo favorito la diffusione dell’epidemia, mentre invece chi ha adottato politiche più concentrate sul territorio a casa del singolo paziente ha ottenuto risultati migliori.</mark> Tutto questo confrontandosi con una pandemia che ha trovato un territorio totalmente vergine: nessuno aveva mai contratto questo virus, non esisteva e non esiste ancora un vaccino… È stata come un’influenza all’ennesima potenza. Ricordo che, nonostante ci sia un’immunità di gregge più diffusa e che sia puntualmente disponibile il vaccino, l’influenza stagionale fa 7-8mila morti all’anno. In questo caso, dunque, essendo in presenza di un virus nuovo che è stato progressivamente studiato – prima si pensava che causasse solo una polmonite interstiziale, mentre oggi sappiamo che può provocare anche fenomeni importanti di micro trombosi che interessano più sistemicamente l’organismo – affrontarlo da un punto di vista terapeutico è stato difficile. Si è iniziato a trattare con gli anti malarici, mentre adesso sappiamo che probabilmente questi hanno addirittura un effetto negativo; poi si è capito che gli anti coagulanti potevano avere un ruolo importante nella terapia, tanto è vero che oggi l’espressività clinica appare migliore rispetto al primo periodo. <mark class='mark mark-yellow'>Probabilmente non è il virus a essersi attenuato, ma siamo noi a riconoscerlo, curandolo meglio.</mark> Infine bisogna considerare gli effetti del distanziamento sociale, motivo per cui oggi la pandemia sta declinando.</p>
<p>Sul vaccino non faccio previsioni. Mi auguro solo che venga individuato al più presto e che sia effettivamente in grado di suscitare la produzione di anticorpi neutralizzanti. Finché non ci sono dati certi non si possono fare previsioni a lungo termine, dire se tra due mesi e tra un anno sarà pronto. Penso che oggi siamo più in grado rispetto a tre-quattro mesi fa di affrontare il problema. Sappiamo che il distanziamento è importante, che i malati vanno curati in una certa maniera; il sistema sanitario è stato adeguato con un numero sufficiente di posti letto in terapie intensive e sub intensive che oggi, per fortuna, sono poco utilizzati perché nel frattempo è disceso il numero di chi ne aveva bisogno, perciò credo che dopo il momento di impatto iniziale il nostro sistema e la nostra cultura medica siano più in grado di affrontare in maniera corretta l’emergenza rispetto alla prima ondata di febbraio e marzo.</p>
<p><strong><em>Lei conosce molto bene due realtà sanitarie, quella laziale e quella calabrese. Da osservatore esterno, come commenta la situazione critica che si è verificata nella sanità lombarda?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il caso lombardo ha messo in evidenza i due problemi di cui parlavo prima: un’eccessiva ospedalocentricità con un’impreparazione iniziale per risolvere il problema. <strong>Provo un rispetto sincero per tutti i colleghi che si sono trovati a gestire l’emergenza, affrontata in maniera eroica</strong>.</mark> Con il senno di poi, con il quale è più facile parlare, è chiaro che magari avere subito la possibilità di individuare il malato sospettato di aver contratto il virus, elaborare dei percorsi separati, evitare un’eccessiva ospedalizzazione che ha propagato il virus all’interno del sistema chiuso degli ospedali – si pensi ai pronto soccorso, dove magari arrivava un malato che non volendo rischiava di infettare decine e decine di persone – e un maggior rapporto sul territorio come avvenuto in Veneto avrebbero portato a un bilancio diverso. <mark class='mark mark-yellow'>Inoltre è noto che la Lombardia sia un polo di grande scambio per motivi commerciali e quindi ha avuto più gente costretta a spostarsi e a viaggiare ogni giorno.</mark> Infatti si è visto che la distribuzione dell’epidemia si è concentrata lungo l’autostrada da nord a sud, sostanzialmente. <mark class='mark mark-yellow'>Sono tutti motivi che hanno concorso alla situazione che si è creata.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per quanto riguarda il Meridione, la quarantena generalizzata messa in atto dal governo ha impedito che il virus dilagasse.</mark> Se si esclude la fiammata di ritorno dalla Lombardia verso il sud che è stata improvvida e causata da una fuga di notizie che non ha consentito di bloccare queste persone che, di fatto, hanno portato il con sé il virus, in generale il patogeno è circolato pochissimo. <mark class='mark mark-yellow'>Il <em>lockdown</em> è stato molto efficace, tanto è vero che oggi la maggior parte delle regioni meridionali ha un numero di nuovi casi pari a zero.</mark> Mi auguro che i mesi estivi portino una maggiore serenità, anche perché <strong>la sanità di queste regioni, essendo più fragile, avrebbe retto ancora peggio a un carico enorme come quello provocato dal Coronavirus. <mark class='mark mark-yellow'>Credo che sia stato anche questo a spingere il governo a usare misure un po’ drastiche per evitare che quanto accaduto a nord si ripetesse a sud.</mark></strong></p>
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		<title>Tecnologia anti-Parkinson: da Hong Kong una speranza</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 13:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Parkinson]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando tecnologia e medicina si incontrano, gli esiti possono essere incredibili. Una nuova frontiera, stavolta contro la sindrome di Parkinson, è stata superata dai ricercatori della Hong Kong Baptist University, inventori ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/nerve-cell-2213009_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="nerve-cell-2213009_1920" /></p><p>Quando tecnologia e medicina si incontrano, gli esiti possono essere incredibili. Una nuova frontiera, stavolta contro la sindrome di Parkinson, è stata superata dai ricercatori della <strong>Hong Kong Baptist University</strong>, inventori di una <strong>nanostruttura</strong> che <mark class='mark mark-yellow'>induce le cellule staminali neurali a diventare neuroni</mark> da impiantare nel cervello dei pazienti malati per permettere la progressiva sostituzione delle cellule danneggiate.</p>
<p>Da tempo le staminali sono considerate il fulcro delle terapie contro questa malattia neurodegenerativa, ma la coltura e la differenziazione cellulare vengono stimolate attraverso principi chimici che possono favorire l’insorgere del cancro. <mark class='mark mark-yellow'>La nanomatrice sviluppata a Hong Kong invece compie un’azione più mirata</mark>“con un rischio di carcinogenesi sostanzialmente ridotto”, afferma il professor <strong>Jeffery Huang </strong>del<strong> Dipartimento di Fisica </strong>della HKBU.</p>
<p>Quando le staminali entrano in contatto con questa struttura, formata da una lastra in silice, l’interazione “può indurre le cellule a differenziarsi rapidamente in neuroni dopaminergici”, che rimpiazzano le cellule malate nella cosiddetta <em>substantia nigra</em>, tra mesencefalo e diencefalo.</p>
<p>Gli esperimenti preliminari sono stati condotti sui topi, che a otto settimane dal trapianto hanno mostrato evidenti segni di miglioramento. A distanza di altri due mesi,<mark class='mark mark-yellow'>i neuroni dopaminergici hanno attecchito al tessuto cerebrale riproducendosi senza presentare lesioni precancerose.</mark> Si getta quindi un seme di speranza che i ricercatori auspicano possa fiorire presto.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua a leggere su <a href="https://phys.org/news/2020-05-nanostructure-growth-stem-cells-parkinson.html">Phys.org</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;odissea di un ricercatore, intrappolato nel lockdown italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 12:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[cura italia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Quelli che stiamo vivendo sono giorni difficili, per tutti: ognuno ha la propria storia e i propri problemi, quotidiani e non, che potrebbero implodere in un contesto così al limite ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3264" height="1840" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/valerio-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="valerio 1" /></p><p>Quelli che stiamo vivendo sono giorni difficili, per tutti: ognuno ha la propria storia e i propri problemi, quotidiani e non, che potrebbero implodere in un contesto così al limite come quello imposto dalla quarantena. Eppure, contro ogni aspettativa, la maggioranza degli italiani sta rispondendo a questa situazione inedita con un grande senso di responsabilità; anche quando la sorte sembra essere avversa in ogni modo. Come nel caso di <strong>Valerio Basile, ricercatore nel dipartimento di informatica dell’Università di Torino</strong>,<mark class='mark mark-yellow'>bloccato da più di una settimana in serie di situazioni, figlie del lockdown imposto in tutta Italia, a dir poco kafkiane</mark>: senza casa né internet, impossibilitato a usufruire servizi di prima necessità, e con un figlio di soli tre anni.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Valerio Basile: &#8220;Sono partito per un viaggio post-apocalittico, attraversando mezza Italia in macchina: gli autogrill erano deserti, e in autostrada c&#8217;erano solo camio</span></p>
<p><strong>Il 9 marzo 2020 è un giorno che ricorderai per sempre.</strong></p>
<p>Direi di sì. Avevamo già da tempo preparato tutto per il trasferimento, da Roma a Torino, proprio per quel giorno. Il camion della ditta di traslochi aveva caricato tutti i mobili il 9 marzo, mentre io sono partito il giorno successivo, in un viaggio post-apocalittico, attraversando mezza Italia in macchina: gli autogrill erano deserti, e in autostrada c’erano solo camion, fatta eccezione per la mia auto.<mark class='mark mark-yellow'>Nel frattempo il nostro camion è rimasto bloccato a Roma perché bisognava capire quali fossero i permessi necessari per viaggiare</mark>. Una situazione assurda: per fortuna avevamo già prenotato, come cuscinetto, un Airbnb di fronte alla nostra nuova casa di Torino; abbiamo chiesto di rimanere lì qualche giorno in più perché, nel frattempo, l’impresa che stava finendo i lavori nel nostro appartamento aveva diversi operai bloccati all’estero; siamo potuti entrare in casa solamente all’inizio di questa settimana.</p>
<p><strong>È come se si fossero allineati i pianeti.</strong></p>
<p>Nella peggiore maniera possibile.<mark class='mark mark-yellow'>Tra le varie sfighe legate alla casa, si è bloccato anche l’ordine che avevamo fatto da Ikea per l’acquisto di una cucina. È da settimane che aspettiamo la conferma, che non è mai arrivata</mark>: non rispondo al centralino, alla chat, alle mail; per ora stiamo utilizzando un piccolo fornello da campo per cucinarci qualcosa di caldo.</p>
<p><strong>È stato l’unico disservizio a cui siete andati in contro?</strong></p>
<p>Purtroppo no:<mark class='mark mark-yellow'>siamo senza residenza, che è un bel guaio, visto che senza non possiamo usufruire di un medico di base; mia moglie ha problemi di salute, e ha bisogno di qualcuno che le dia la prescrizione per certi farmaci.</mark> Poi abbiamo un bambino di tre anni, Leon, che fortunatamente sta bene, ma deve comunque avere un pediatra. In generale, la residenza ci serve; infatti, prima di partire da Roma, ho fatto il cambio online: mi sarebbe dovuta arrivare la conferma, e invece niente, perché nel frattempo si è fermato tutto. Potrei andare a farla al Comune, però gli spostamenti non sono consigliabili in questo momento; idem per la guardia medica.</p>
<p><strong>Non dirmi che c&#8217;è ancora altro.</strong></p>
<p>Be’, invece sì.<mark class='mark mark-yellow'>Sto avendo problemi anche con il servizio ‘Seguimi’ di Poste italiane, che serve per ridirigere la posta in arrivo a un nuovo indirizzo. Una richiesta che si può fare online ma a una certa, mentre stavo eseguendo questa pratica, ha smesso di funzionare il sito delle Poste, e adesso non mi accetta più la password</mark>. Per cambiarla c’è bisogno del numero di telefono, e per dargli il numero di telefono bisogna andare direttamente alle Poste, di persona. Mi sembra di vivere in <em>Brazil</em>, il film di Terry Gilliam.</p>
<p><strong>Invece come stai facendo con il lavoro?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Adesso sto lavorando da casa, ma con l’hotspot, senza connessione; avevo fatto una domanda di trasloco della linea, da Roma a Torino, proprio per fare prima.</mark> Dalla Vodafone mi hanno detto che mi avrebbero ricontattato loro entro cinque giorni, questo sempre il 9 marzo, ma da allora nessuna notizia. Non rispondono né in chat né all’assistenza telefonica. Ed è un bel problema, perché posso rispondere solo alle mail di lavoro; non ho abbastanza banda per poter fare videochiamate, lezioni o ricevimenti agli studenti. Inoltre, mi sono dovuto dare non disponibile per una sessione di laurea: l’8 aprile ci saranno infatti le discussioni online delle tesi; mi è dispiaciuto parecchio farlo, anche perché c’è un mio studente che si laureerà proprio in quel giorno.</p>
<p><strong>Un po’ di sollievo potresti averlo dal decreto Cura Italia.</strong></p>
<p>Sì, ma neanche troppo.<mark class='mark mark-yellow'>So che è previsto un congedo fino a quindici giorni per chi ha figli minori di 12 anni, ma non penso che ne usufruirò.</mark> I nostri studenti stanno già avendo parecchi problemi, con le lezioni registrate, le chiamate su Skype, le slide eccetera. Senza contare, poi, che sarebbe ingiusto nei confronti del grandissimo impegno che stanno mettendo i colleghi del dipartimento. Ad esempio, ce n’è uno che si sta occupando di registrare il materiale per le lezioni al mio posto, in maniera del tutto volontaria.</p>
<p><strong>In teoria, non dovresti ricevere neanche i cento euro in busta paga per il mese di mese di marzo, dato che lavori da casa.</strong></p>
<p>Sì, non sono molti, ma avrebbero comunque fatto comodo. Ma non mi lamento: il ricercatore in Italia non lo si fa per soldi.<mark class='mark mark-yellow'>Si lavora tantissimo e si guadagna pochissimo.</mark> Sono almeno dieci anni che faccio questo mestiere, e solo da poco sono arrivato a prendere quanto guadagnavo al secondo anno di dottorato all’estero, in Olanda.</p>
<p><strong>Almeno lì, in Olanda, nessun problema con la casa, spero.</strong></p>
<p>Al contrario. Lì c’è una crisi abitativa da tempo, specie a Groningen, dove lavoravo, con abitazioni fatiscenti affittate a prezzi altissimi. Dopo qualche mese passato in un appartamento di 20 mq insieme a quella che sarebbe poi diventata mia moglie, ho scoperto che c’era una legge che prevedeva che a affitto così alto, come quello che pagavo, dovevano essere corrisposti certi criteri abitativi, che nel mio caso non c’erano. Così ho mandato una mail al proprietario e lo stesso giorno, appena siamo usciti di casa, quest’ultimo è entrato nella nostra abitazione, cambiando la serratura e portandosi via tutte le nostre cose. Per fortuna il mio professore dell’epoca ci ha aiutato con le pratiche legali, ospitandoci anche in casa propria.<mark class='mark mark-yellow'>Sono pure finito sui giornali e in una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=y4N49mpa96k" target="_blank">tv locale</a> per questa storia.</mark></p>
<p><strong>Sembra che la sfiga ti insegua ovunque.</strong></p>
<p>Sì, ma non mi devo lamentare, soprattutto guardando a oggi.<mark class='mark mark-yellow'>Ci stanno persone che stanno male per davvero. Tutto può capitare, ma io e la mia famiglia stiamo bene, quindi non fa niente: a fine giornata ci rido su.</mark> Oggi ho sentito dei colleghi che lavorano a Milano e che hanno tanti amici e parenti che stanno soffrendo, fra chi lavora negli ospedali e chi, invece, è intubato in terapia intensiva. Sono quelle le persone che stanno male per davvero. Le mie sfighe, a fronte di tutto questo, passano in secondo piano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>QUANDO IL VIRUS ANNULLA IL TUO LAVORO</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 16:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il COVID-19 è il mostro invisibile da abbattere. Ma il prezzo da pagare è alto. Le misure adottate dalla Lombardia per limitarne la diffusione hanno danneggiato molti settori lavorativi, tra ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1502" height="842" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Schermata-2020-03-09-alle-21.54.55.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-03-09 alle 21.54.55" /></p><p>Il COVID-19 è il mostro invisibile da abbattere. Ma il prezzo da pagare è alto. Le misure adottate dalla Lombardia per limitarne la diffusione hanno danneggiato molti settori lavorativi, tra cui quello di <strong>Eleonora,</strong> giovane studentessa e hostess che lavora da sei anni per agenzie che organizzano eventi e si occupano di fornire il personale per l’accoglienza degli ospiti.<mark class='mark mark-yellow'>I molteplici eventi annullati, rimandati e le restrizioni imposte a quelli sportivi hanno creato un danno economico a molte ragazze che, come Eleonora, lavorano come hostess nel settore degli eventi per mantenersi agli studi.</mark></p>
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		<title>Politecnico, ecco i primi web-laureati d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 10:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere uno studente universitario comporta oneri e onori: l&#8217;onere di studiare e superare gli esami, e l&#8217;onore di essere incoronati d&#8217;alloro alla fine proprio percorso di studi.A causa dell&#8217;emergenza sanitaria, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="879" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/politecnico-milano-top-150-mondo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="politecnico-milano-top-150-mondo" /></p><p>Essere uno studente universitario comporta oneri e onori: l&#8217;onere di studiare e superare gli esami, e l&#8217;onore di essere incoronati d&#8217;alloro alla fine proprio percorso di studi.<mark class='mark mark-yellow'>A causa dell&#8217;emergenza sanitaria, gli studenti del Politecnico di Milano sono stati proclamati in via telematica.</mark> Questa è una risposta d&#8217;emergenza o una nuova via verso percorsi universitari più &#8220;smart&#8221;?</p>
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		<title>Bologna in marcia per Zaky, rabbia tra gli studenti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 12:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Giada Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto.” Così direbbe Kant e così l’hanno pensata tutti i partecipanti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/02/Screenshot-94.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot (94)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto.”</mark> Così direbbe Kant e così l’hanno pensata tutti i partecipanti alla manifestazione che si è svolta ieri a Bologna per chiedere la liberazione di Patrick Zacky, studente che si era recato al Cairo per riabbracciare la famiglia e che si è trovato invece arrestato, con una serie di capi di accusa &#8211; reato di espressione, propaganda sovversiva sui social contro il regime, sostegno ai gruppi terroristici e rovesciamento del regime al potere &#8211; che fanno pensare ad una repressione della libertà di espressione da parte del governo di Al-Sisi, non nuovo ad arresti di giovani attivisti.</p>
<p>Era una Bologna furente, quella di ieri: una piazza corale, piena di bandiere, pronta a manifestare il forte dissenso a seguito della decisione presa dal tribunale del Cairo, lo scorso 15 febbraio, di non rilasciare Patrick Zacky. Le associazioni e gli studenti dell’università di Bologna si sono riuniti a piazza Maggiore; le organizzazioni studentesche e di ricercatori si sono indignate di fronte ad un nuovo sopruso commesso dall’Egitto. A questo proposito il rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, Francesco Ubertini, ha inviato personalmente la cittadinanza a partecipare al corteo che si è snodato dal Rettorato a piazza Maggiore.<mark class='mark mark-yellow'>La rossa Bologna &#8211; che ha espresso una forte presa di posizione per tenere alta l’attenzione collettiva sulla difesa dei diritti umani &#8211; si è fatta istituzione e ha mandato un chiaro messaggio al governo del Cairo, ieri più che mai.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Le richieste più significative sono state il ritiro dell’ambasciatore italiano dall’Egitto e l’interruzione di qualsiasi rapporto con il Cairo.</span> Richieste forti che confermano quanto questa opinione pubblica ritenga che un Paese democratico come l&#8217;Italia non possa trattare con uno stato sempre più simile a un regime. Bologna ha chiesto anche di dare la cittadinanza italiana a Zacky, in modo che l’Italia si possa costituire parte civile e interessata in un caso del genere.<mark class='mark mark-yellow'>Oltre 5mila persone hanno quindi rivendicato la libertà di espressione e l’importanza dei diritti civili, protestando contro le accuse che sono state rivolte allo studente: in particolare l&#8217;accusa di &#8220;<em>rovesciamento del regime al potere</em>” in Egitto è un reato simile al terrorismo. per il quale si rischia l’ergastolo.</mark> Questa, insieme alle altre accuse, secondo molti attivisti ieri in piazza a Bologna, suona come un <em>escamotage</em> da parte del Cairo per poter investigare più a lungo sull’operato di Patrick fuori dalla sua patria e per scavare a fondo sui suoi legami con Giulio Regeni e la sua famiglia.</p>
<p><em>Guarda la nostra intervista a Gaia Rossi, amica e compagna di corso di Zaky, e a Virginio Merola, sindaco di Bologna.</em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/nJKuS82sHlI" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<p><mark class='mark mark-yellow'>Dalla manifestazione di Bologna traspare una grande rabbia da parte degli studenti, la si percepisce nell’aria. Dalla partenza da piazza Verdi la manifestazione si trasforma in protesta pacifica.</mark> I cori contro il regime egiziano, i colori accesi dei cartelloni e le scritte impresse sulla pelle di chi ha deciso addirittura di scrivere “Patrick libero” sulle palme delle proprie mani, l’odore aspro dei fumogeni, utilizzati per attirare l’attenzione sul grande striscione che svetta al centro del corteo, uno sventolante telone bianco che invita il governo, l’università e le imprese italiane a rompere “gli accordi con il regime di al-Sisi”.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Alla fine della manifestazione, quando il corteo è arrivato nell’immensa piazza Maggiore, cuore pulsante della città, hanno preso parola <strong>Anna Zanoli</strong>, <strong>Francesco Ubertini</strong> e <strong>Virginio Merola</strong>, rispettivamente presidentessa del consiglio studentesco, rettore dell’Università e sindaco di Bologna.</mark></p>
<p>Delle migliaia di studenti presenti, tuttavia, solo una parte si avvicina al piccolo palco, posto non di fronte alla basilica di San Petronio ma lateralmente alla piazza, di fianco al Palazzo Comunale. Altri, invece, restano al grande striscione bianco, anima del corteo. I portatori del grande striscione bianco si fermano proprio al centro della piazza, raggruppando quasi la metà dei partecipanti alla marcia, che non smettono mai di intonare il coro più ricorrente e sentito durante la manifestazione: “Basta accordi con l’Egitto!”.</p>
<p>È nello spirito di Bologna, d’altronde, mobilitare una massa così impressionante di studenti nonostante i pochissimi giorni di preavviso.<mark class='mark mark-yellow'>Dalle parole del sindaco Merola, poi, traspare anche un altro insegnamento che si può trarre dal passato bolognese, ovvero che “non si sconfigge il terrorismo negando libertà di parola e diritti umani”.</mark> Il primo cittadino ricorda che “gli studenti di Bologna sono cittadini bolognesi”, provocando nella folla uno scrosciare d’applausi. Questa è l’anima dell’Alma Mater, della più antica università d’Europa, ribadita anche dal rettore Francesco Ubertini: “Patrick è nostro cittadino, nostro studente e nostro compagno. Qui non è racchiusa una dichiarazione identitaria, ma piuttosto la volontà di difendere l’idea di una identità interculturale”, che da sempre appartiene alla città.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La volontà di lottare per ottenere giustizia per Patrick è tanta e non fa alcuna differenza la sua nazionalità: Bologna lo ha adottato e chiede a gran voce che ritorni.</span> Manca molto anche a <strong>Giada Rossi</strong>, sua amica e compagna di studi, che condivide l’indignazione degli altri studenti bolognesi che compongono il corteo. Dice: “Continueremo a spingere perché l’Egitto sia inserito nella lista di Paesi non sicuri e affinché l’ambasciatore italiano in Egitto venga richiamato per consultazioni”.<mark class='mark mark-yellow'>Nelle sue parole si compone un pensiero strutturato, basato però su un sentimento molto semplice e condiviso: la libertà di parola, di studio, di libera opinione sono valori a cui il mondo universitario e la società civile tutta non possono e non hanno alcuna intenzione di rinunciare.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Università, studiare da atleti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jan 2020 11:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Broglio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelson Mandela credeva fermamente che lo sport avesse il potere di cambiare il mondo, di ispirare e di unire le persone. Era l&#8217;inizio del XXI secolo. Oggi, venti anni dopo, la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="625" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/12/sport-corsa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sport corsa-2" /></p><p>Nelson Mandela <a href="https://youtu.be/GdopyAFP0DI" target="_blank">credeva fermamente che lo sport avesse il potere di cambiare il mondo, di ispirare e di unire le persone</a>. Era l&#8217;inizio del XXI secolo. Oggi, venti anni dopo, la volontà di creare un binomio inscindibile tra sport e università si scontra in Italia con un sistema universitario tradizionale che si muove rispettando una routine studio-centrica, in cui ogni energia a disposizione viene dedicata a libri e carriera accademica. Maggiore è il carico di lavoro, maggiore dunque sarà la tendenza ad abbandonare le attività extra-curricolari. <a href="http://https://www.istat.it/it/files//2017/10/Pratica-sportiva2015.pdf" target="_blank">Dati ISTAT del 2017 </a>certificano questo trend: se tra gli 11 e il 14 anni pratica sport il 70,3% dei ragazzi, tra i 15 e i 17 anni si passa al 63,4%, scendendo al 54% tra i 18 e i 24. L&#8217;importanza di un solido legame tra attività sportiva e vita d&#8217;ateneo non sembra dunque essere ancora stata pienamente recepita. Ma il progresso è per definizione graduale, e le strade intraprese dai cinque maggiori atenei milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Polimi e Statale) si dirigono verso la creazione di un un&#8217;esperienza universitaria a 360 gradi.</p>
<h3>Il programma Dual Career</h3>
<p>Gli studenti-atleti devono conciliare studio e attività agonistica svolta a vari livelli, dal nazionale all&#8217;olimpionico. Per questa ragione l&#8217;Università Cattolica e il Politecnico di Milano hanno aderito al <a href="http://https://www.istruzione.it/archivio/web/ministero/cs211216.html" target="_blank">protocollo a &#8220;Sostegno alle carriere universitarie degli atleti di alto livello&#8221;</a>, attuando il progetto <em>Dual Career</em>. «Il programma si focalizza su due aspetti: le borse di studio e la fase di accompagnamento, che costituisce il cuore del progetto. I tutor si pongono come facilitatori, aiutando le matricole a orientarsi, programmare e conoscere il mondo universitario», precisa la porfessoressa<strong> Chiara D&#8217;Angelo</strong>, coordinatore all&#8217;università Cattolica del Master di secondo livello in Sport e Intervento Psicosociale, ricercatore presso la Facoltà di Psicologia e docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Lo scopo è evidente. Si vuole evitare che vi sia una sovrapposizione tra appelli d&#8217;esame e gare, per esempio. O che le assenze a causa di impegni sportivi impediscano a uno studente di essere considerato frequentante. I programmi rimangono i medesimi, cambiano solo le tempistiche. In una parola, è una questione di flessibilità. «Attualmente fanno parte del programma una ventina di studenti, quaranta in tutto dall’istituzione del programma avvenuta tre anni fa. La valenza è più ampia rispetto al servizio reso ai soli atleti, poiché viene trasmesso a tutti gli studenti un esempio di determinazione, capacità di organizzazione e focalizzazione sugli obiettivi», spiega l&#8217;ingegnere<strong> Francesco Calvetti</strong>, docente al Politecnico di Milano e delegato del Rettore per le attività sportive. Anche l&#8217;università Bocconi crede nello sport come linguaggio universale. Il <em>Programma di Supporto per Studenti-Atleti 2019/2020</em> prevede esoneri totali dal pagamento dei contributi accademici per un numero massimo di anni fuori corso pari alla durata legale del ciclo di studi prescelto.</p>
<h3>Italia &#8211; USA: modelli a confronto</h3>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/12/Italia-USA-Bandiera.png"><img class="alignleft wp-image-40533 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/12/Italia-USA-Bandiera-300x190.png" alt="Italia-USA-Bandiera" width="300" height="190" /></a>Queste esperienze sembrano avvicinarsi al modello americano, in cui college e sport sono facce della stessa medaglia. Esiste tuttavia una differenza sostanziale. Negli Stati Uniti le borse di studio sono assegnate per attrarre atleti che indossino i colori delle squadre universitarie; nel caso italiano l&#8217;università supporta lo studente, ma la competizione interviene a livello di club e società private. «Il primo passo che il nostro ateneo ha mosso è stato quello di attivare <em>Bocconi Sport Team</em>, società sportiva dilettantistica partecipata integralmente dalla Bocconi e affiliata a diverse federazioni sportive», puntualizza il professore<strong> Stefano Zorzoli</strong>, delegato allo Sport Attivo e Docente di Finanza all&#8217;Università Bocconi. «A esclusione di alcune iniziative del Cus, chi indossa la maglia Bocconi Sport Team non partecipa ai campionati universitari ma a campionati promossi dalle federazioni come Fip, Fipav e Fgci».</p>
<p>Gli approcci sono diversificati. Per<strong> Salvatore Sisca</strong>, Responsabile Comunicazione del Cus Milano-Bicocca, l&#8217;obiettivo non deve essere quello di clonare il sistema americano nella sua totalità. Ciò che conta è strutturare un&#8217;offerta formativa completa e solida, rivolta a chiunque voglia fare sport. «Nella nostra cultura non esiste un approccio identitario all&#8217;attività sportiva, come accade negli Stati Uniti. Molti studenti non hanno un interesse forte nel vivere un&#8217;esperienza universitaria completa – spiega – e avvicinare uno studente ad attività ed eventi cui non parteciperebbe da sé è possibile se crei un senso di appartenenza, un&#8217;identità ». Ancora più netta è la posizione del Politecnico, secondo cui si deve attuare «un modello che non deve necessariamente considerare lo schema americano come punto di arrivo. E&#8217; in atto una rivoluzione in cui la concezione dello sport universitario in Italia è in evoluzione e la sensibilità verso lo sport in progressiva crescita». Un paragone in miniatura con gli Stati Uniti tuttavia esiste e protagonista ne è l&#8217;Università Statale di Milano. «Abbiamo introdotto i colori e i loghi per ogni corso di studi» – chiarisce il <strong>Roberto Sergio</strong>, <strong>responsabile generale del Cus Statale</strong> – «e di recente è stata presentata una grande novità: dieci mascotte per dieci facoltà. Non esiste ancora un&#8217;identificazione con gli Stati Uniti, ma ci stiamo avvicinando».</p>
<h3>I numeri</h3>
<p>Il tentativo di non limitarsi a un pacchetto di lezioni ed esami è reale e i numeri lo dimostrano. L&#8217;Università Statale di Milano viaggia su cifre altissime. Sono millecinquecento gli studenti che partecipano ai campionati di facoltà, mentre la somma di coloro che aderiscono alle attività promosse è tra le 10-12mila presenze. L&#8217;obiettivo è quello di fare praticare sport a tutti. Vi sono squadre universitarie, tornei e campionati di facoltà interni all&#8217;Unimi, «ma proponiamo anche gite di sci, tornei di volley, una serata sul ghiaccio, &#8230;». Anche la Bicocca, la più giovane tra le università contattate, sta investendo molto nella sinergia tra sport e accademia. La<em> Valanga Bicocca,</em> gita sulla neve che si svolge a metà marzo e giunta ormai alla 12esima edizione, coinvolge in media mille persone per anno. L&#8217;investimento è però di più ampio respiro. Da un lato l&#8217;inaugurazione del Bicocca Stadium, quasi 60mila metri quadrati di centro sportivo; dall&#8217;altro la creazione di una vera e propria <em>Football Academy</em> per giovanissimi. «E&#8217; verosimile che chi vive fin da giovane una certa zona cercherà di investirvi anche in età adulta. I ragazzi della scuola calcio vivono non solo un&#8217;esperienza sportiva piena, ma imparano a conoscere i servizi della Bicocca, contribuendo a una crescente integrazione tra università, cittadinanza e quartiere». L&#8217;Unibocconi ha inaugurato a novembre il nuovo campus, aperto agli studenti e alla città di Milano. Un intervento che prevede un centro sportivo polifunzionale, con due piscine (una delle quali olimpica da 50 metri, l’altra da 25), un’area fitness, un campo da basket/pallavolo e una running track al coperto, con tribune capaci di ospitare circa mille persone.</p>
<p>Se è vero che ciascuna università si prodiga in un&#8217;offerta sportiva differenziata, la costante è che gli atenei meneghini non riconoscono crediti curricolari per ciò che non è riconducibile al percorso di studi intrapreso. La posizione è comunque unanime: si tratta di un tema emergente e fondamentale, rispetto al quale è necessario insistere affinché le attività extra svolte, dallo sport al volontariato, abbiano un riconoscimento formale.</p>
<h3>I mondi dello sport</h3>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/12/basketball-108622_960_720.jpg"><img class="alignright wp-image-40395 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/12/basketball-108622_960_720-300x199.jpg" alt="basketball-108622_960_720" width="300" height="199" /></a>Lo sport non equivale dunque a sole partite o tifoserie. Le dinamiche sono complesse ed esistono più &#8220;mondi&#8221; dello sport che si intersecano tra loro. Servono competenze gestionali, comunicative ed economiche solide affinché l&#8217;industria sportiva funzioni. Anche in questo caso Milano mostra la sua versatilità. Nella declinazione del politecnico lo sport è cruciale per tre pilastri fondamentali: la vita del campus (<em>Campus life</em> è il nome di una nuova area dell’amministrazione del Politecnico in cui è inquadrato il servizio sport); il consolidamento della comunità di studenti, dipendenti e laureati; il complemento alla formazione e alla crescita personale. «I benefici dello sport possono essere constatati su più fronti: senso di appartenenza, stimolazione della competizione e del senso di responsabilità, consolidazione di consapevolezza, autostima e determinazione, educazione al sacrificio e all’etica del lavoro, insegnamento a conoscere, rispettare e superare i propri limiti». La Cattolica offre un Master in Sport e Intervento Psicosociale, la cui missione fondamentale è &#8220;complessificare&#8221; la realtà. «L&#8217;idea è di fare dialogare laureati in diverse facoltà (scienze motorie, scienze della comunicazione e dell&#8217;educazione, psicologia) con il mondo dello sport. Lavorare in questo settore richiede comprenderne le caratteristiche, sviluppando molteplici competenze: lo sport non è composto solo di adrenalina e passione, elementi fondamentali ma che non sono gli unici». Per la Bocconi i piani sono due. Occorre comprendere se il mondo dello sport considerato sia quello volto a includere un ex atleta o chi atleta non è mai stato. «Il primo caso è più complesso e il nostro Master in Management nasce anche per far sì che ex atleti si interessino a ciò che esiste attorno allo sport; il secondo caso comporta invece la trattazione dello sport in termini giuridici, quantitativi e statistici. In entrambi i casi esiste un&#8217;attenzione intellettuale su ciò che esiste al di là del campo da gioco».</p>
<h3 style="text-align: left;">Dal virtuale al reale</h3>
<p style="text-align: left;">Comunicare lo sport significa creare sinergia tra studenti e università. In Bicocca punto di partenza è l&#8217;incontro tra le due diverse realtà, cui segue la comprensione di cosa comporti divulgare lo sport e realizzare eventi. «Vogliamo creare quel senso di appartenenza che chi gioca in una squadra ben conosce. I canali Facebook, Instagram e Twitter sono uno strumento che permette di creare rete, facendo conoscere persone che magari non entrerebbero mai in contatto tra loro. Ma il nostro vero obiettivo è creare un social network reale, analogico».  Il Cus Statale viaggia sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, avvalendosi di una macchina comunicativa forte: da un lato gli account social, dall&#8217;altro un programma radio dal titolo ironico: &#8220;Se vinciamo limoniamo<i>&#8220;. </i>Lo<i> s</i>copo è divulgare la cultura dello sport lavorando come in un team: ciascuno ha il suo ruolo, ma ognuno deve sapere svolgere anche le mansioni dell&#8217;altro. «Il nostro insegnamento non si limita all&#8217;università, ma vogliamo che la capacità di lavorare in team venga applicata in campo lavorativo, qualunque esso sia. E lo sport oggi si presenta come uno degli ultimi baluardi di socializzazione in un&#8217;epoca in cui i social network hanno complicato terribilmente le relazioni».</p>
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