<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; studenti fuori sede</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/studenti-fuori-sede/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Milano, cercasi affitto disperatamente</title>
		<link>https://www.magzine.it/milano-cercasi-affitto-disperatamente/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/milano-cercasi-affitto-disperatamente/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 15:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[affitti]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=53136</guid>
		<description><![CDATA[Sembra un’epopea alla Gilgameš quella che tocca scontare ai giovani fuorisede in cerca di un affitto a Milano, città che si riconferma la più cara d’Italia. Antonio ha ventitré anni, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/affitti-milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="affitti milano" /></p><p>Sembra un’epopea alla <em>Gilgameš </em>quella che tocca scontare <mark class='mark mark-yellow'>ai giovani fuorisede in cerca di un affitto a Milano, città che si riconferma la più cara d’Italia.</mark> Antonio ha ventitré anni, viene da Procida ed è all’ultimo anno di magistrale all’Università Bicocca. Rientrato da poco in Italia dopo un Erasmus in Portogallo, è ritornato a Milano come molti suoi coetanei. Non pensava però di avere così tante difficoltà a trovare una stanza o un monolocale dove sistemarsi ad un prezzo accessibile. “In questo momento si trovano pochissimi annunci, spesso in zone disagiate o fuori Milano. Ho scritto a centocinquanta persone, ma solo in tre mi hanno risposto per vedere la casa. Su settanta persone che contattano il proprietario per l’affitto, solo i primi venti ricevono risposta. E non è neanche detto che poi si concluda”, chiosa Antonio, un po’ demoralizzato. <mark class='mark mark-yellow'>“Stipulare un contratto d’affitto dovrebbe essere normale, ma molti si rifiutano perché preferiscono essere pagati in nero. Questo è sbagliato”.</mark></p>
<div id="attachment_53138" style="width: 368px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-1.jpg"><img class=" wp-image-53138" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-1-300x165.jpg" alt="Numero annunci Milano su Immobiliare.it" width="368" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Numero annunci Milano (Immobiliare.it)</p></div>
<p>Un’altra storia è quella di Chiara e Roberta, due amiche ventenni che si sono conosciute a Milano ai tempi dell’università quando erano studentesse fuori sede e che hanno deciso di continuare a vivere nel capoluogo meneghino per lavorare. <mark class='mark mark-yellow'>“Trovare un affitto decente è diventato praticamente impossibile,</mark> adesso condividiamo un monolocale di 35 metri quadrati in zona Navigli in cui si sta stretti come in una scatoletta di tonno, ma stiamo cercando una sistemazione migliore”. <mark class='mark mark-yellow'>In questa situazione così favorevole per i proprietari di casa non mancano neanche le truffe.</mark> Infatti Antonio ci tiene ad aggiungere che “esistono persone che fingono di disporre di appartamenti a prezzi economici, ma in realtà aspettano solo di ricevere un bonifico per poi sparire, senza nemmeno mostrare la casa. Altri, presunti intermediari con le agenzie, forniscono contatti finti e intascano il denaro”.<br />
<span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Trovare un affitto decente è diventato praticamente impossibile&#8221;</span><br />
E se gli immobiliari chiedono delle commissioni o caparre troppo alte per i ragazzi e le loro famiglie, trattare con i privati è ancora peggio. “Hanno il coltello dalla parte del manico -sostiene Chiara- e possono chiederti di tutto. <mark class='mark mark-yellow'>Io e Roberta ci siamo viste sfilare da sotto il naso un appartamento in Porta Romana, perché i padroni di casa preferivano affittare a coppie stabili di fidanzati. Ci hanno chiesto se stavamo insieme”.</mark> Andrea, igienista dentale neolaureato alla ricerca della sua prima casa, si sente profondamente scoraggiato quando pensa al futuro. “Cose dell’altro mondo. Mi sono ritrovato a partecipare ad un’asta improvvisata organizzata dal proprietario di casa, che mi faceva sapere di essere in contatto con un altro possibile inquilino che offriva una cifra maggiore della mia.”</p>
<div id="attachment_53139" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-53139" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto-2-300x278.jpg" alt="Prezzo medio affitti Milano (immobiliare.it)" width="300" height="278" /></a><p class="wp-caption-text">Prezzo medio affitti Milano (immobiliare.it)</p></div>
<p>L’ultima analisi sulle principali città universitarie di <em>Immobiliare Insights</em> conferma chiaramente la percezione di moltissimi ragazzi. “Nell’ultimo trimestre l’offerta di immobili in affitto è in netto calo (-25,7%), in particolar modo nei grandi centri urbani (-31,8%), mentre aumenta la domanda (+7,7%), segno questo di un mercato che ha recuperato la sua vivacità <em>pre-pandemia</em>”. <mark class='mark mark-yellow'>Negli ultimi anni il prezzo medio di affitti a Milano ha continuato a crescere, raggiungendo il suo massimo a maggio 2020, con un valore di 18,50 euro al mese per metro quadro.</mark> Le quotazioni delle locazioni hanno poi visto una netta discesa nei mesi dopo il primo <em>lockdown</em> fino ad agosto 2021, in cui venivano richiesti in media 17 euro al mese per metro quadro. Tuttavia la tendenza, come ci mostrano i dati, è in netta ripresa perché molti hanno deciso di tornare in città con la ripresa del lavoro in presenza. Potrà non piacere ai ragazzi, ma si ritiene che i prezzi aumenteranno ancora di più.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/milano-cercasi-affitto-disperatamente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sanzioni, Covid e pochi soldi: l’orribile 2020 degli iraniani in Italia</title>
		<link>https://www.magzine.it/sanzioni-covid-e-pochi-soldi-lorribile-2020-degli-iraniani-in-italia/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/sanzioni-covid-e-pochi-soldi-lorribile-2020-degli-iraniani-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 07:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[#studenti]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[importazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=49482</guid>
		<description><![CDATA[«Gli studenti che arrivano in Italia dall’Iran sanno di doversi impegnare molto, se vogliono mantenersi. Spesso dopo sei mesi riescono a ottenere una borsa di studio con cui sostenersi: se ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="574" height="345" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/01/Ita-Iran_Flag.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ita-Iran_Flag" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>«Gli studenti che arrivano in Italia dall’Iran sanno di doversi impegnare molto, se vogliono mantenersi. Spesso dopo sei mesi riescono a ottenere una borsa di studio con cui sostenersi: se non avessero questa possibilità, non riuscirebbero a vivere tranquillamente a lungo termine. Quando però la copertura della borsa termina, incontrano molte difficoltà economiche».</mark></p>
<p>Quella descritta dal <strong>signor S.A.M.</strong>, in Italia dal 1981, è la situazione che decine di ragazzi di origine iraniana affrontano nel momento in cui decidono di venire a studiare nel nostro Paese. Spesso si tratta di giovani impegnati in campo tecnico-scientifico: in molti studiano ingegneria e architettura in università prestigiose come il Politecnico di Milano o quello di Torino. Non mancano nemmeno gli amanti delle materie umanistiche, che privilegiano la storia dell’arte, la fotografia e la musica.</p>
<p><strong>Per questi ragazzi il 2020 è stato un <em>annus horribilis</em> non solo dal punto di vista sanitario, ma anche da quello finanziario</strong>. Esattamente dodici mesi fa in questi giorni si parlava dell’attentato al generale Soleimani, della possibilità di una guerra che sarebbe potuta diventare mondiale e delle reazioni della popolazione alla morte del leader delle forze <em>Qods</em> dei <em>Pasdaran</em>. <a href="https://www.magzine.it/studenti-a-milano-con-la-testa-in-iran/"><em>Magzine</em> aveva raccolto la testimonianza di due studenti iraniani ormai da tempo a Milano</a>, illustrando il sentimento montante nel loro Paese d’origine e spiegando come la propaganda mirasse a mostrare solo una parte di ciò che stava avvenendo davvero a Teheran. Nulla, in quelle prime due settimane di gennaio, lasciava intuire che di lì a poco sarebbe intervenuta una pandemia a scompigliare ulteriormente le carte sul tavolo e a complicare ancora di più la situazione vissuta non solo da chi risiede in Iran, ma anche dai ragazzi che, trasferitisi momentaneamente all’estero, si vedevano del tutto sbarrata la possibilità di ricevere denaro con cui sostenersi.</p>
<p><strong>I trasferimenti bancari da e verso l’Iran sono bloccati da tempo a causa dell’embargo americano</strong>, che sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump è stato alimentato da sanzioni su sanzioni. <strong>Gli studenti che decidono di trascorrere un periodo di studio all’estero, quindi, sono costretti a portare delle somme con cui pagare vitto e alloggio negli Stati di destinazione</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Come ci spiega il signor S.A.M., di solito i ragazzi viaggiano con una quantità di denaro che si aggira tra quattro-cinquemila Euro.</mark> Se dovessero sforare il tetto dei diecimila, «sarebbero obbligati a denunciare alla dogana i motivi per cui viaggiano con questi soldi». Tutto questo avviene come misura di sicurezza «per evitare che una grande somma di denaro venga poi spesa per l’acquisto di armi a uso terroristico, per esempio. È un modo che Paesi come gli Stati Uniti o anche l’Italia hanno per salvaguardare i propri cittadini».</p>
<p><strong>Non che raccogliere cifre di questo tipo sia semplice: in Iran la povertà stava dilagando già prima del Covid a causa delle sanzioni</strong> americane che di fatto impediscono l’esportazione di petrolio, con conseguente crollo del suo prezzo; la pandemia ha solo contribuito a peggiorare la situazione. Questi due fattori hanno inciso anche sul valore della moneta iraniana: al momento del cambio, <mark class='mark mark-yellow'>«un Euro costa 30mila <em>toman</em> – specifica il signor S.A.M. –. Ciò vuol dire che se uno studente vuole partire con mille Euro, il costo è pari a 30milioni di <em>toman</em>. Chi possiede una cifra del genere?».</mark></p>
<p><strong>Prima del Covid i ragazzi cercavano di aggirare l’ostacolo posto dall’embargo facendosi arrivare altro denaro da conoscenti e amici fidati che partivano appositamente dall’Iran oppure erano loro stessi a rientrare momentaneamente in patria per rifornirsi</strong>. <strong>Il blocco dei trasporti internazionali per motivi sanitari ha però messo fine a entrambe le soluzioni</strong>, lasciando gli studenti all’estero in balia degli eventi e costringendoli a moderare ancora di più le spese. <mark class='mark mark-yellow'>«Un mio parente, che ha studiato per tre anni a Torino e poi si è trasferito a Milano per un master, ha vissuto dei mesi complessi dal punto di vista finanziario quando non è stato più coperto dalla borsa di studio che aveva vinto – racconta il signor S.A.M. –. La sua è stata una vicenda complicata, perché non solo stava finendo i soldi, ma a un certo punto non ha più avuto neppure un tetto sulla testa</mark>: a Torino era ospite della casa degli studenti convenzionata con l’università, ma quando ha finito gli studi è stato costretto a lasciare la struttura, senza sapere dove poter andare. Allora si è spostato a Milano per un master e dopo due mesi vissuti limitando al massimo le spese, riuscendo ad affittare una stanza a buon mercato, ha vinto un’altra borsa con cui mantenersi: sono 4.500 Euro l’anno».</p>
<p><strong><mark class='mark mark-yellow'>In casi come questo, gli studenti stranieri cercano di aiutarsi gli uni con gli altri facendo rete</strong>,</mark> <mark class='mark mark-yellow'>ma, afferma ancora il signor S.A.M., «sono molto importanti anche i contatti con persone che vivono già in Italia e che dunque possono fungere da ulteriore supporto, oltre che da punto di riferimento. Io stesso ho dato dei soldi a chi ne aveva bisogno».</mark> Questa testimonianza conferma quanto la catena migratoria sia fondamentale per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese, soprattutto in un periodo di totale instabilità come quella provocata dal Covid-19. «Conosco un ragazzo e una ragazza che mi sono stati presentati da alcuni amici – aggiunge il signor S.A.M. –. Ogni tanto li sento per sapere come stanno, se sono o meno in difficoltà. Frequentano entrambi dei corsi magistrali a Milano e nei mesi passati non hanno affrontato particolari problemi perché ricevono la borsa di studio. Se non fossero stati coperti, per loro sarebbe stato impossibile sopravvivere qui».</p>
<p><strong>Ma i giovani neolaureati che smettono di ricevere il sussidio di merito previsto dal Ministero degli Esteri ed erogato dalle università non potrebbero trovare un lavoro</strong>? <mark class='mark mark-yellow'>«È arduo, invece – il signor S.A.M. scuote la testa – sia perché non è semplice ottenere un posto sia perché, terminato il periodo da studenti, è come essere clandestini».</mark> Le procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno o il cambio dallo status di studenti a quello di lavoratori possono risultare complesse e avere lunghi tempi burocratici: due fattori che, in tempo di pandemia, incidono pesantemente sulla qualità della vita dei giovani stranieri fuorisede.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«L’ultimissima chance di questi ragazzi è tenere sempre da parte abbastanza soldi per poter comprare il biglietto aereo con cui tornare in Iran</mark> – conclude il signor S.A.M. –. Una volta rientrati, le possibilità sono due: o restano a casa oppure ripartono per l’Italia con altro denaro per continuare a studiare per circa altri quattro-sei mesi. Nel secondo caso, appena tornano restituiscono i soldi a chi li aveva prestati loro in precedenza».</p>
<p><strong>Embargo americano e pandemia non hanno destabilizzato soltanto la vita degli studenti iraniani in Italia. Anche l’importazione di prodotti tipici da Teheran ha subito una netta contrazione</strong>: lo confermano i dati raccolti dall’ISTAT e dall’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), poi <a href="https://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=104">pubblicati sul sito del Ministero degli Esteri</a>. Questa tendenza al ribasso ha toccato un -13,1% nel 2018 rispetto all’anno precedente, ma il Covid ha abbattuto ancora di più gli scambi commerciali tra Iran e Italia: se si paragonano le cifre del periodo gennaio-settembre 2019 con quelle dello stesso arco di tempo nel 2020, la contrazione è pari al -35,4%. <strong>Il valore totale delle merci importate è passato da 119,31 milioni di Euro a 77,13</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>È una crisi generale che il signor S.A.M. ha vissuto in prima persona, essendo un negoziante. Nel 1991 ha aperto un’attività dedicata esclusivamente all’importazione di tappeti persiani e in trent’anni di lavoro ha visto da vicino il modo in cui è cambiato il commercio tra Italia e Iran.</mark></p>
<p>«La merce arriva un po’ di meno perché c’è l’embargo. Qui giunge quel poco che permettono entrambi i governi, sia quello italiano sia quello iraniano. Non è come prima, quando non c’era il Covid e mancavano anche le sanzioni internazionali – afferma con convinzione –. Quando la Lombardia è diventata zona rossa e poi anche tutta l’Italia si è isolata a causa della pandemia, è stato impossibile far entrare dei camion che portassero i tappeti. Spesso però preferisco farmi recapitare la merce tramite volo aereo, ma con il virus è stato bloccato anche questo modo di scambio».</p>
<p>La sua attività è di fatto ferma e il signor S.A.M. non sta importando nulla. <mark class='mark mark-yellow'>«Chiedo la merce in base agli ordini che ricevo in negozio, ma se nessuno fa domanda di tappeti chiaramente non ne compro altri che poi sarei costretto a tenere in magazzino.</mark> Costerebbe più tenere aperto che non chiuso, com’è adesso». <strong>L’altro problema che solleva riguarda i sostegni non sufficienti giunti agli imprenditori del settore del lusso, visto che i tappeti persiani sono prodotti artigianali di alta qualità</strong>: «Sono una tipologia di beni di cui non si parla mai. Se le persone hanno soldi da spendere, si possono permettere di acquistare un tappeto; ma se il denaro manca, la merce resterà invenduta. Magari chi è particolarmente benestante può pensare di acquistarne comunque uno o, se ne possiede già, può portarlo a lavare o a riparare, ma si tratta di casi rari».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA STORIA DI M. E DEL PAESE MORSO DA UN SERPENTE </strong></p>
<p>«Potrei scrivere un libro sulla mia vita in Italia. Quanto tempo abbiamo?». <strong>M.B. è un 28enne iraniano, laureatosi all’università di Bologna</strong> e plurimasterizzato. Ha una voce suadente e di una calma rara, mentre – auricolari indossati – racconta alla guida della sua auto le ragioni che lo hanno condotto fino a qui.</p>
<p>“Qui” è la strada di ritorno verso casa che M. percorre di sera dopo aver lavorato in un&#8217;azienda appena distante dalla città di Lucio Dalla e di piazza Verdi, il capoluogo emiliano che lo ha accolto dieci anni fa, con una valigia piena di sogni e 5mila euro in contanti.</p>
<p><em>Riavvolgiamo il nastro. </em></p>
<p><a href="https://www.nytimes.com/2009/06/14/world/middleeast/14iran.html"><strong>Teheran, giugno 2009</strong></a><strong>.</strong> Il regime attribuisce la vittoria delle elezioni presidenziali al conservatore Mahmud Ahmadinejad. Il popolo insorge nelle piazze denunciando evidenti <a href="http://www-personal.umich.edu/~wmebane/note18jun2009.pdf">brogli</a>, sostenuti anche da diversi osservatori internazionali. Le proteste portano alla nascita della cosiddetta <strong><em>Onda verde</em></strong>, un movimento guidato dalla classe intellettuale e infine represso nel sangue. M. ha da poco compiuto 18 anni, vuole evitare il servizio militare e continuare a studiare, così – superato il test di ammissione – si iscrive alla facoltà di ingegneria chimica. «<strong>L’università di Teheran è da sempre il polo politico degli studenti in tutto l’Iran e quell’anno, con l’insorgere del movimento verde, aveva iniziato a rappresentare la massima espressione per gli attivisti</strong>. <strong>Io avevo pubblicato qualcosa su Facebook a proposito di questo movimento</strong>, ero giovane», dice M. quasi fosse un ricordo lontano. <mark class='mark mark-yellow'>«Un giorno sono arrivati quattro poliziotti, mi hanno fermato spingendomi contro il muro affinché cancellassi il mio post. Mi sono rifiuto. La situazione continuava a peggiorare e mio padre – amareggiato – mi ha proposto di ultimare gli studi in Italia».</mark></p>
<p><strong>Bologna, agosto 2010</strong>. M. arriva in Italia accompagnato dalla sua famiglia, dopo aver affrontato intricati cavilli burocratici. Ad aspettarli c’è anche lo zio, che da anni si è trasferito in Toscana. M. ha visitato la penisola come turista per tante estati, continuando a studiare l’italiano presso la Scuola Italiana di Teheran fino a raggiungere un livello A2.  <mark class='mark mark-yellow'>«Il primo problema che si è posto quando ho deciso di lasciare l’Iran è stata l’obbligatorietà del servizio militare. Tuttavia, essendo di origine curda ho potuto usufruire dell’esenzione, poiché era stato stabilito che i padri che avevano combattuto per la patria durante la guerra Iran-Iraq avrebbero risparmiato la leva ai figli.</mark> Così dopo aver ricevuto il passaporto la mattina stessa della scadenza dell’iscrizione all’università, mi sono recato all’ambasciata italiana di Teheran per ottenere il visto, poi sono finalmente partito».  Le difficoltà non sono ancora terminate perché M., una volta a Bologna, scopre un errore nei documenti universitari che attestano la sua iscrizione a Cologna Veneta, ma per fortuna, grazie all’aiuto dello zio riesce a immatricolarsi presso l’Alma Mater Studiorum.</p>
<p><strong>Via Emilia SS9, gennaio 2021</strong>. Mentre M. ripercorre gli ultimi dieci anni della sua vita e di tanti studenti iraniani, articolando le vicissitudini affrontate esprimendosi meglio di un italiano medio, <strong>sorge spontaneo domandargli se abbia intenzione di richiedere la cittadinanza italiana</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Non lo posso ancora fare – risponde – perché sono riuscito a ottenere la residenza solo nel 2013, dunque dovrò aspettare ancora tre anni».</mark> In questo arco temporale molto è accaduto e, eccezion fatta per brevi periodi, le criticità per il popolo iraniano si sono acuite, andando a investire anche le vite di coloro che hanno deciso di emigrare all’estero. «Abbiamo avuto un po’ di respiro dopo la firma dell’accordo sul nucleare (<em><a href="https://www.europarl.europa.eu/cmsdata/122460/full-text-of-the-iran-nuclear-deal.pdf"><strong>JCPOA</strong></a></em>), conseguente all’elezione di Rouhani, un presidente investito di un apparente riformismo di sinistra. Sembrava ci fossero segni di speranza, tanto che cresceva nel popolo una certa fiducia verso una migliore condizione economica. Tuttavia nel 2018 la Casa Bianca si è ritirata unilateralmente dall&#8217;accordo nucleare infliggendo al nostro paese sanzioni davvero pesanti, che hanno provocato un crollo inarrestabile della valuta». M. prosegue offrendo confronti concreti.  «Quando io sono arrivato in Italia 1000 <em>toman</em> facevano un Euro. Oggi un Euro vale 30mila <em>toman</em>. Capisci? Parliamo di una perdita di valore di 30 volte nel corso di dieci anni. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Le continue sanzioni inflitte dall’amministrazione Trump hanno finito per compromettere la stessa sopravvivenza giornaliera. Gente che in passato poteva vivere bene, adesso con la stessa cifra non riesce neanche a fare un piatto di carne a settimana</strong>.</mark> Faccio un esempio: mia sorella vive in Iran ed è un’avvocatessa, alla fine del mese i suoi risparmi ammontano a 300 euro. Una avvocatessa. In Iran. Conoscono tantissime persone che non arrivano a 100 euro al mese».</p>
<p>Il sistema finanziario iraniano è infatti pressoché al collasso essendo bloccati i trasferimenti bancari, cosa che ha inficiato non poco nella vita di M. Gli studenti iraniani sono infatti costretti a partire dal paese d’origine portando con sé denaro contante pari ad un massimo di 5mila euro, poiché le autorità tentano di limitare l’uscita di cash dalla nazione.  Per superare questo ostacolo, tornano quando possibile a casa o invitano i loro genitori per brevi soggiorni in Italia per ricevere nuove somme. Tutte operazioni che, oltre a essere dispendiose, comportano il superamento di pesanti iter burocratici. <mark class='mark mark-yellow'>«Essendo obbligati a versare denaro in contanti è molto facile ritrovarsi con banconote da 500 Euro. Queste tuttavia, quando vengono depositate nelle banche italiane, sono spesso segnalate alla Guardia di Finanza, finendo per innescare un infinito circolo vizioso».</mark> E se depositare i risparmi familiari comporta numerosi controlli, <strong>anche riuscire ad aprire – e a mantenere aperto – un conto bancario, per un iraniano in Italia è tutt’altro che scontato</strong>. «Appena arrivato qui mio zio, in un certo senso, mi ha fatto da garante e sono riuscito, grazie a lui, ad aprire un conto corrente. L’anno scorso tuttavia sono stati bloccati a molti di noi, me compreso. Mi restano tutt’ora 200 Euro presso la banca olandese ING, che non sono ancora riuscito a riscuotere. Nel frattempo ho spostato il conto presso un’altra banca e potrei raccontare le innumerevoli difficoltà per ottenere una carta di credito e alzarne il massimale».</p>
<p><strong>Il 2020 ha sconvolto l’ordinarietà del mondo intero, bloccando i confini fra gli stati ed impedendo viaggi all’estero. Questa per M. e ha significato rimanere distante dalla propria famiglia</strong>. «Sono riuscito a tornare a casa a febbraio dello scorso anno, poco prima che dilagasse la pandemia, per il matrimonio di mia cugina. Una settimana dopo il rientro in Italia, sono iniziati a comparire i primi riconosciuti casi di Covid-19.  Ma una mia amica – continua M. – si è sposata a Bologna questa estate senza la madre, poiché le hanno negato il visto causa Coronavirus». E <strong>mentre in Europa è iniziata la corsa alla campagna vaccinale, in Iran è stata stroncata dall’Ayatollah Khamenei</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Il governo totalitario fornisce dati per niente affidabili sull’andamento dei contagi e purtroppo la nostra Guida Suprema – un dittatore islamico – ritiene che non si possano avere vaccini poiché di produzione occidentale».</mark></p>
<p>Sono trascorsi più di 30 minuti, M. è quasi a casa e non ha mai smesso di parlare. È lucido nel tratteggiare i contorni di un popolo giovane e colto, soffocato da un regime totalitario. «A livello politico non abbiamo mai visto un periodo tanto scuro: nessuno riesce a dire nulla liberamente. E nessuno riesce a fare attività politica, anche fuori dall’Iran.  I persiani non c’entrano niente con queste imposizioni: noi a casa siamo liberi, facciamo feste in piscina con ragazzi e ragazze, beviamo alcol. Da fuori è difficile concepire una simile contraddizione. Il governo dovrebbe in un certo senso riflettere la volontà popolare, ma in Iran accade il contrario. Se la polizia si rende conto che stai facendo festa con maschi e femmine può bussare alla porta e arrestarti.  I nostri governanti si professano tanto islamici e musulmani, ma alla fine tutti i loro figli sono all’estero, vivono in USA o in Inghilterra in modo tipicamente occidentale e ostentando lussi, mentre il popolo è affamato e vessato se il velo di una donna scivola indietro di due centimetri. Tutti pensavano che questo governo riformista e di sinistra avrebbe cambiato la situazione, ma così non è accaduto e la delusione è la peggior cosa». Ora in molti vogliono andare via dall’Iran, avendo perso le speranze di un futuro migliore.  Tuttavia, se la fiducia si è affievolita, il regime non è riuscito a piegare l’animo dei persiani. M. non sa se l’apertura mentale delle nuove generazioni sia dovuta alle rapide forme di comunicazione che ha portato Internet, all’educazione universitaria o alle esperienze all’estero che cercano di fare i ragazzi iraniani, ma è certo di una cosa: «Quando ti chiedono di entrare in una camera e di non toccare un pulsante, la prima cosa che vorresti fare è premerlo. Per noi è così. La gente ha voglia di uscire e fare esperienze. Vogliamo vivere».</p>
<p>E ancora continua spiegando che un amico di famiglia regista e attivista politico lo ha informato che «la quantità dei teatri notturni che si inscenano in Iran supera le aspettative, nonostante le restrizioni e i limiti del governo. Si alimentano l’arte e tutte le attività culturali, che mantengono aperte le nostre menti».</p>
<p>M. è figlio di una rivoluzione mancata, per alcuni sbagliata, per altri tradita, quella che tra il ’78 e il ’79 ha portato alla caduta dello scià Mohammad Reza Pahlavi e all’instaurazione di una Repubblica Islamica guidata da Khomeini. «I miei genitori si sono pentiti di quanto accaduto e se potessero tornare indietro agirebbero diversamente. Sono stati ingannati e non sono mai più riusciti a esprimersi». M. ci riflette per qualche istante, e aggiunge: «Forse siamo sempre rimasti in mezzo a due fuochi. Abbiamo avuto governi che non sono mai riusciti a garantirci una piena libertà e a fare il bene del nostro Paese; quando ci hanno provato sono stati eliminati (<em>Mohammad Mossadeq, </em>ndr). Il nostro popolo non si fida tanto, perché come dice una nostra saggezza popolare, “Chi è stato morso da un serpente anche una sola volta ha poi paura persino di una corda”».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CONTI CORRENTI BLOCCATI O CHIUSI: LE DIFFICOLT</strong><strong>À DI NASIM</strong></p>
<p>Il doppio dramma delle sanzioni internazionali e del Covid non ha pesato soltanto su studenti e commercianti. <strong>Luciana Borsatti</strong>,<strong> ex corrispondente ANSA dal Cairo e da Teheran</strong>, ci ha confermato lo stesso disagio già denunciato da A.: l’improvvisa cancellazione di conti correnti bancari degli stranieri che vivono e lavorano da tempo in Italia. È emblematica la testimonianza di <strong>Nasim, pseudonimo di una donna iraniana che ha risieduto e lavorato stabilmente a Roma per quindici anni</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Percependo un reddito, Nasim ha aperto un conto su cui transitava solo il suo stipendio e non denaro proveniente dall’estero. Rientrata in Iran per un breve periodo, è poi tornata in Italia nell’estate del 2019. A quel punto, in banca, le hanno detto che avrebbe dovuto chiudere il proprio conto, senza fornirle spiegazioni precise e appellandosi a una non meglio specificata “nuova policy aziendale”.</mark> Indignata e offesa per la richiesta, Nasim ha chiuso il suo rapporto con l’istituto bancario e ha trasferito i propri risparmi su un nuovo conto – tuttora esistente – presso Poste italiane. <strong>Ancora oggi ricorda come la banca abbia sottolineato che, in quanto azienda privata, avrebbe potuto eliminare il suo conto unilateralmente senza avvisarla</strong>.</p>
<p><strong>Le tre testimonianze raccolte raccontano di una situazione che va al di là del dramma</strong>. Si parla di famiglie che affidano i risparmi di una vita ai loro figli per provare a garantire loro un futuro migliore all’estero; si parla di persone che, seppur da anni in Italia, fanno fatica a trovare il sostegno del sistema burocratico e finanziario. Le sanzioni internazionali e il Covid hanno inasprito una realtà complicata, con ricadute pesanti sulla vita di quanti tentano soltanto di migliorare la propria condizione familiare attraverso lo studio e il lavoro. <strong>Nessuno sa o può ipotizzare come evolveranno le cose nel 2021, ma sono in molti a sperare e ad augurarsi che il peggio sia finalmente passato</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/sanzioni-covid-e-pochi-soldi-lorribile-2020-degli-iraniani-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Studio e lavoro, i sogni distrutti dei giovani libanesi</title>
		<link>https://www.magzine.it/studio-e-lavoro-i-sogni-distrutti-dei-giovani-libanesi/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/studio-e-lavoro-i-sogni-distrutti-dei-giovani-libanesi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 07:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Cozzaglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[#studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=49510</guid>
		<description><![CDATA[Si dice che tutti i popoli del Mediterraneo condividono molto: storia, culture spesso interconnesse e soprattutto una vicinanza che supera i confini sulla mappa. Nessun paese è escluso da questa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="666" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/01/1394874.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Demonstrators gesture and chant slogans during an anti-government protest in the southern city of Tyre" /></p><p>Si dice che tutti i popoli del Mediterraneo condividono molto: storia, culture spesso interconnesse e soprattutto una vicinanza che supera i confini sulla mappa. Nessun paese è escluso da questa “grande famiglia mediterranea” quale che sia la sua estensione territoriale o la sua importanza sullo scacchiere internazionale. Il Libano fa parte di questo gruppo e molti sono i giovani che si recano in Europa (Italia compresa) per studiare e lavorare.</p>
<p>Tuttavia la loro decisione spesso è dettata più dalla necessità che dal desiderio di nuove esperienze. La situazione economica del Paese è infatti molto precaria e le conseguenze si fanno sentire anche all’estero. «Penso che ci siano due problemi: la maggior parte delle persone pagate in lira libanese hanno sempre lo stesso stipendio sebbene la valuta abbia perso il 90% del suo valore» &#8211; ci spiega <strong>Yasmine Helou</strong> &#8211; «L’altro problema sono le banche che non consentono più di fare bonifici internazionali». Yasmine ha studiato in Francia e a Venezia dove ha fondato un collettivo curatoriale e conosce bene queste difficoltà pur non avendole provate direttamente. Anzi lei stessa ammette che quando venne in Europa circa sette anni fa sembrava che il Libano stesse vivendo una specie di «<em>âge d’or</em>».</p>
<p>Secondo i dati del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong>, nel 2012 il debito pubblico libanese era al 130,2% del PIL, mentre la crescita reale di quest’ultimo era sostanzialmente contenuta tra lo 0 e il 10%. Anche l’inflazione era sotto controllo. <mark class='mark mark-yellow'>Dopo il 2015 tutti gli indicatori hanno iniziato a peggiorare: nel 2018 il debito pubblico ha raggiunto il 151,03% . Ma i dati realmente preoccupanti sono arrivati nel 2020 quando il PIL nazionale ha subito una contrazione del 25% e l’inflazione è arrivata all’85,5%.</mark></p>
<div id="attachment_49490" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/01/Immagine-2021-01-17-111309.jpg"><img class="wp-image-49490 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/01/Immagine-2021-01-17-111309.jpg" alt="Immagine 2021-01-17 111309" width="790" height="673" /></a><p class="wp-caption-text">Prodotto Interno Lordo e inflazione in Libano (Fonte: International Monetary Fund)</p></div>
<p>Questi dati mostrano una pesante svalutazione della lira libanese che ha spinto gli istituto di credito ad una prudenza spesso estrema. «Le banche non restituiscono più i soldi depositati a causa della crisi economica e mettono un limite al prelievo mensile di soldi, ma questi non bastano per vivere» &#8211; racconta <strong>C. H.</strong>, studente di medicina a Milano &#8211; «Per gli studenti erogano 10mila euro all’anno, ma per uno come me che paga 16mila di tasse universitarie non bastano affatto. Senza contare le spese per l’affitto». Molti studenti si sono quindi trovati nella situazione paradossale di non poter utilizzare appieno il denaro depositato sul proprio conto, complice anche il limite al prelievo di contanti che si è abbassato in maniera repentina. Ci spiega C. H.: «Quando il limite non era ancora così basso, ho cercato di aggirarlo mettendo parte dei miei soldi su una carta italiana così da poterla utilizzare senza problemi».</p>
<p>Le difficoltà sono aumentate soprattutto nel 2020. Due eventi hanno avuto l’impatto maggiore: la pandemia di Covid-19 e l’esplosione di un deposito del porto di Beirut dove erano stoccato oltre 2mila tonnellate di nitrato di ammonio. Le conseguenze per il paese sono state devastanti ed hanno aggravato una situazione di per sé già molto precaria. <mark class='mark mark-yellow'>Con profonda tristezza Yasmine racconta che «il giorno dopo l’esplosione siamo andati a sgomberare le macerie e a distribuire viveri. Vedevamo i militari e la polizia camminare, fumare e osservarci senza fare niente. Era terribile ed è tuttora così». Una simile amarezza mostra un sentimento diffuso di delusione nei confronti dello stato. «La comunità internazionale sa benissimo che non ci si può fidare dei governanti l governo e pertanto molti paesi (Italia, Francia, Germania…) hanno iniziato ad inviare fondi e aiuti direttamente alle organizzazioni presenti sul posto e non al governo» &#8211; racconta Yasmine &#8211; «Questa mancanza di fiducia non interessa affatto ai nostri politici perché sono senza vergogna».</mark> E le conseguenze di questa situazione si riflettono tanto in Libano quanto per tutti i libanesi che per studio o lavoro si trovano in Europa. Questi ultimi possono avere il proprio futuro compromesso all’improvviso oppure essere costretti a proseguire nonostante le difficoltà perché abbandonare tutto è impossibile. C. H. ci racconta che essendo ormai alla fine del suo percorso in università l’idea di interrompere gli studi è inconcepibile. «Ormai l’unica cosa che posso fare è convertire la mia moneta nonostante la svalutazione, ma non posso tornare indietro ora che sono quasi alla fine» ammette C. H.</p>
<p>Per i giovani rimasti in Libano non ci sono molte alternative. «La mancanza di lavoro e possibilità sta spingendo molti giovani a restare all’estero» &#8211; confessa Yasmine. Tuttavia lei confida che queste partenze non siano un vero addio: «penso che nessuno dimentichi il paese per non abbandonare del tutto la famiglia e gli amici». Una speranza fragile in una terra martoriata.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/studio-e-lavoro-i-sogni-distrutti-dei-giovani-libanesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Italiani all&#8217;estero e diritto di voto, serve una riforma</title>
		<link>https://www.magzine.it/italiani-allestero-e-diritto-di-voto-serve-una-riforma/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/italiani-allestero-e-diritto-di-voto-serve-una-riforma/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 09:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Maccarrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Aire]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[italiani all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=46479</guid>
		<description><![CDATA[Votare è un diritto e dovere civico. Quante volte abbiamo sentito questa frase durante gli spot che, in radio o in televisione, annunciavano l’imminente competizione elettorale? In effetti, il diritto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/element5-digital-T9CXBZLUvic-unsplash.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="element5-digital-T9CXBZLUvic-unsplash" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Votare è un diritto e dovere civico. Quante volte abbiamo sentito questa frase durante gli spot che, in radio o in televisione, annunciavano l’imminente competizione elettorale? In effetti, il diritto di voto è sancito dalla nostra Costituzione all’articolo 48, il quale ci ricorda, appunto, che il suo esercizio è dovere di ogni cittadino.</mark> Da diversi anni, però, alcune categorie, <a href="http://www.magzine.it/io-voto-fuorisede-una-legge-per-la-difesa-di-un-diritto/"><span style="color: #000000;">come gli studenti e i lavoratori fuori sede,</span></a> lamentano l’eccessiva difficoltà nell’esercitare questo diritto tanto basilare quanto fondamentale. Tra ritardi burocratici e costi eccessivi per tornare al proprio comune di residenza, a ogni tornata elettorale quasi 2 milioni di persone incontrano mille ostacoli che rendono arduo l&#8217;esercizio del voto democratico.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il problema, però, è che esistono delle criticità, soprattutto in determinati Paesi, che contribuiscono a trasformare quello che dovrebbe essere un diritto in un privilegio</span> A coloro che vivono fuori il proprio comune di residenza – ma dentro i confini italiani – si aggiungono poi i connazionali residenti all’estero. In teoria, gli italiani con la residenza in un paese straniero hanno paradossalmente la vita più semplice. Basta essere iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, per ottenere, a ridosso di un’elezione o di un quesito referendario, le schede elettorali direttamente per posta. Il problema, però, è che esistono delle criticità, soprattutto in determinati Paesi, che contribuiscono a trasformare quello che dovrebbe essere un diritto in un privilegio.</p>
<p>Alcuni italiani, residenti negli Stati in cui non vi è la presenza fisica di un’ambasciata o di un consolato, hanno riscontrato più di un problema. È il caso del Burkina Faso, dove l’ambasciata italiana aperta formalmente due anni fa non è ancora operativa. <em>Magzine</em> ha raccolto la testimonianza di Franca, una funzionaria di una Organizzazione Non Governativa nel Paese centrafricano che non potrà votare per il referendum sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre: <mark class='mark mark-yellow'>«Anche se la legge italiana prevede che io debba ricevere qui in Burkina Faso le schede del Referendum, a me non è ancora arrivato niente. Ho inviato una mail anche all’ambasciatore, ma non ho ricevuto ancora risposta. Ammetto di essermi mossa tardi nel chiedere informazioni, avrei dovuto iniziare a bussare alle porte del Ministero molto prima, ma io ho il diritto di ricevere a casa il materiale elettorale durante le consultazioni».</mark></p>
<p>Dato che all’ambasciata italiana del Burkina Faso non esiste nemmeno un telefono, si fa riferimento alla Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia ad Abidjan, in Costa d’Avorio, la quale è competente anche per Sierra Leone, Niger e Liberia. La difficoltà nel garantire l’arrivo delle buste elettorali consiste proprio nella distanza che separa il corpo diplomatico presente in Costa d’Avorio dalle altre zone di sua competenza. «Il problema anzitutto deriva dal fatto che il Consolato è presente in un altro Paese – continua Franca – ma soprattutto qui in Burkina Faso non abbiamo un buon servizio postale, anche se io ho lasciato al Consolato il numero della cassetta postale del mio ufficio dove ho anche ricevuto, con un mese e mezzo di ritardo, la cartolina per andare a votare alle Europee. Quando poi sono andata sul sito del ministero dell’Interno per scaricare la legge e informarmi su cosa potessi fare – sorride ironica la funzionaria – non potevo accedere da un IP del Burkina Faso perché la schermata mi diceva che era bloccato per quel paese, per cui ho dovuto collegarmi da un VPN per poter accedere e scaricare la legge».</p>
<div id="attachment_46483" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/7DE18C19-C0EC-4451-9E5D-063CB6BB3EB6_1_201_a.jpeg"><img class="wp-image-46483 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/09/7DE18C19-C0EC-4451-9E5D-063CB6BB3EB6_1_201_a.jpeg" alt="Un post di Franca, in cui mostra quali difficoltà ha incontrato nel contattare l'ambasciata e chiedere informazioni sul voto" width="1000" height="667" /></a><p class="wp-caption-text">Un post di Franca, in cui mostra quali difficoltà ha incontrato nel contattare l&#8217;ambasciata per chiedere informazioni sul voto</p></div>
<p>Insomma, gli italiani residenti in Burkina Faso devono fare i conti con una mole di problemi logistici e organizzativi che rendono praticamente impossibile votare durante le elezioni. Stessa cosa è accaduta ad un altro italiano che per più di vent’anni ha vissuto e lavorato nel campo della cooperazione internazionale in diversi paesi dell’Africa occidentale e che per ragioni di privacy ha preferito rimanere anonimo. Due anni fa, per gli stessi motivi di Franca, come residente in Burkina Faso lui non ha potuto votare alle elezioni politiche, anche se iscritto all’Aire. Il cooperante, però, non riversa tutte le accuse sulle istituzioni: «Se da una parte è vero che le ambasciate in questi paesi spesso non svolgono un lavoro efficiente durante il periodo elettorale, è anche vero che esistono moltissimi italiani che per ignoranza, per pigrizia o per motivi fiscali si rifiutano di iscriversi all’Aire, con tutti i disagi che ne derivano durante le elezioni». <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Due anni fa l&#8217;ambasciata mise online un comunicato in cui, scusandosi del disagio, ci informava che problemi logistici e organizzativi non potevano garantire il voto&#8221;</span> Poi, però, arriva la stoccata contro l&#8217;ambasciata di Abidjan, non in grado di assicurare il voto per le elezioni politiche 2018 agli italiani residenti nei paesi di sua competenza: «Due anni fa l&#8217;ambasciata mise online un comunicato in cui, scusandosi del disagio, ci informava che problemi logistici e organizzativi non potevano garantire il voto. Ora io dico – conclude il cooperante – cosa accadrebbe se un italiano che ha avuto questi disagi decidesse di rivolgersi a un avvocato? Scoppierebbe il finimondo, ma non succede perché vorrebbe dire spendere soldi, aspettare mesi e mesi per la sentenza etc.». E a nessuno conviene rimanere impantanato nei meandri della giustizia italiana.</p>
<p>Problemi reali, quindi, destinati ad aprire una discussione sul reale significato dell&#8217;esercizio del diritto di voto in Italia. Ai cittadini residenti all&#8217;estero lo Stato offre un&#8217;altra possibilità, <span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://ambabidjan.esteri.it/ambasciata_abidjan/fr/ambasciata/news/dall_ambasciata/2020/02/referendum-popolare-del-29-marzo.html">quella del rimborso del volo fino al 75%</a></span>, pensata per facilitare il ritorno in patria per le consultazioni elettorali di chi vive in giro per il mondo. <mark class='mark mark-yellow'>Un volo per la Penisola da uno stato dell&#8217;Africa occidentale costa, però, 1500 euro. Considerando che in Italia ormai si vota una volta all&#8217;anno, la spesa appare piuttosto eccessiva. Un&#8217;opzione, in effetti, ci sarebbe: quella del voto digitale.</mark> Sebbene sia un&#8217;incognita, anche Franca è persuasa che questa possa essere la soluzione: «Io capisco che ci possano essere dei problemi, come d&#8217;altronde è avvenuto in Svizzera, ma dobbiamo seriamente iniziare a ragionarci. Non dico direttamente dal tuo computer, ma magari ci si potrebbe recare in un ufficio consolare ed esprimere il proprio voto in tutta sicurezza lì. Qualcosa comunque deve cambiare».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/italiani-allestero-e-diritto-di-voto-serve-una-riforma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Reclusi in casa, siamo una nuova famiglia</title>
		<link>https://www.magzine.it/reclusi-in-casa-siamo-una-nuova-famiglia/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/reclusi-in-casa-siamo-una-nuova-famiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 20:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[coinquilini]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[Isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Street art]]></category>
		<category><![CDATA[studenti fuori sede]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=42152</guid>
		<description><![CDATA[Qualcosa di positivo il coronavirus l’ha portato: la riscoperta dei rapporti umani. Quelli veri, quelli che non ti fanno sentire solo nemmeno se sei costretto a stare chiuso in casa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Studenti-fuorisede-a-Milano_2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Studenti fuorisede a Milano_2" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Qualcosa di positivo il coronavirus l’ha portato: la riscoperta dei rapporti umani.</mark> Quelli veri, quelli che non ti fanno sentire solo nemmeno se sei costretto a stare chiuso in casa per la quarantena.</p>
<p><strong>A Milano sono migliaia gli studenti fuori sede che hanno deciso di non fuggire nei paesini di provenienza</strong>. Nonostante gli assalti notturni agli ultimi treni prima della sospensione dei trasporti verso il Sud Italia, c’è chi con determinazione resiste e segue le norme previste dai decreti governativi. <strong>Jessica e Alessandro ne sono un esempio</strong>. Lei studentessa di grafica palermitana appena arrivata a Milano, lui cuoco leccese, condividono lo stesso tetto con un’altra ragazza da appena un mese, ma si stanno conoscendo davvero solo adesso.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Mi ritengo fortunata perché ho scelto una casa che non è la mia, ma che mi fa stare bene perché ci sono persone che mi allietano la quarantena»</mark> dice Jessica commentando la reclusione forzata. «Vado molto d’accordo con loro. <strong>La cosa più bella è che siamo un trio variegato per provenienza e interessi e così ci arricchiamo a vicenda</strong>, coinvolgendoci l’un l’altra nelle nostre attività. Probabilmente se avessi saputo che a Milano sarebbe esploso questo caos non avrei lasciato Palermo. Adesso però sono felice di stare qui, anche se sono costretta a stare in casa. <mark class='mark mark-yellow'> Al contrario di altri studenti fuori sede, non ho mai pensato di scappare a sud.</mark> Ho accettato lo stato delle cose».</p>
<p>A stupirla è proprio il legame che si sta creando con i coinquilini: «A volte capita che il rapporto con gli altri si limiti al buongiorno e alla buonasera. Nel nostro caso no. <strong>Questo periodo ci sta unendo molto</strong>. Sono felice di passare del tempo con loro, di scherzare e ridere insieme. È come se fossimo una nuova famiglia».</p>
<p><strong>Alessandro invece è a Milano già da qualche anno. È uno dei cuochi del ristorante <em>Penelope</em></strong>, «il miglior posto per cui abbia lavorato». <mark class='mark mark-yellow'> Per lui il coronavirus ha significato la chiusura del locale sicuramente fino al 3 aprile.</mark> «Per il momento non sono troppo preoccupato, ma se il blocco dovesse continuare oltre Pasqua sarebbe un problema. Non mi verserebbero lo stipendio e allora come potrei pagare l’affitto?». E la noia delle ferie forzate? «Esco di rado portando sempre con me l’autocertificazione. Mi manca andare in palestra. Per tenermi in allenamento faccio esercizio in casa, con la musica a tutto volume nelle cuffie. Ma <strong>se c’è una cosa a cui non posso proprio rinunciare, è cucinare</strong>: perciò <mark class='mark mark-yellow'> sono contento di poter preparare il pranzo e la cena alle mie coinquiline.</mark> È un modo per sentirmi utile, altrimenti che altro posso fare?». Anche lui conferma il cambiamento che c’è stato nel rapporto con le altre ragazze in casa: <mark class='mark mark-yellow'> «Prima della quarantena non ci vedevamo mai. Loro erano a lezione fino alle sette di sera, io a quell’ora ero già al ristorante per preparare il servizio delle otto. Incontrarsi era una rarità,</mark> anche perché tornavo a casa non prima dell’una di notte. La prima volta che ci siamo visti è stata durante la settimana di Sanremo. Sono rientrato tardissimo e le ho trovate a guardare il Festival. Se non fosse stato per quell’occasione, forse avremmo finito per presentarci solo in questi giorni» racconta ridendo.</p>
<p>Ci si fa forza così, aiutandosi l’un l’altra come farebbero fratelli e sorelle, soprattutto perché la mancanza dei familiari si sente eccome. «<strong>Ai miei genitori non potrei mai raccontare, per esempio, che ho il raffreddore o l’influenza</strong>» afferma Jessica. «<strong>Andrebbero nel panico perché non potrebbero raggiungermi</strong>, soprattutto ora che i trasporti sono interrotti. Non vivo male l’isolamento in sé, ma mi preoccupo per i miei». Una visione condivisa anche da Alessandro: «Sarei tornato a Lecce per Pasqua, ma a questo punto dubito che ci riuscirò».</p>
<p>Come definire in una sola parola il legame che si sta rafforzando tra loro? Jessica lo dice con convinzione: «Sono un appoggio. <strong>Siamo consapevoli della gravità della situazione, ma ci scherziamo su e andiamo avanti. Basta sederci a cena e passa tutto</strong>». <mark class='mark mark-yellow'> Per loro non ci sono dubbi: andrà tutto bene.</mark></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ggISmTNMHYc" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/reclusi-in-casa-siamo-una-nuova-famiglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/13 queries in 0.007 seconds using disk
Object Caching 906/989 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 03:34:51 by W3 Total Cache -->