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	<title>magzine &#187; Mondiali</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Sud Sudan ai mondiali di basket: un miracolo sportivo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 14:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Sud-Sudan-basket.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sud-Sudan-basket" /></p><p>I miracoli sportivi spesso sono fini a sé stessi e rimangono limitati al loro settore di riferimento. A volte, però, un’impresa sportiva riesce a dare visibilità a un’intera nazione, solitamente dimenticata dalle cronache nonostante gli enormi problemi che la contraddistinguono. <mark class='mark mark-yellow'>È il caso del <strong>Sud Sudan</strong> che nei giorni scorsi si è qualificato per la prima volta nella sua giovane storia ai prossimi Mondiali di basket.</mark> Quello che si terrà dal 25 agosto, tra Indonesia, Giappone e Filippine, sarà il mondiale delle prime volte perché anche Georgia, Lettonia e Capo Verde esordiranno nella manifestazione. Ma la storia del Sud Sudan e della sua squadra di pallacanestro è senza dubbio la più iconica. <mark class='mark mark-yellow'>Questo stato Nord-africano è nato solo nel <strong>2011</strong>, dopo aver ottenuto l’indipendenza dal Sudan. È considerato il Paese più povero al mondo, con ben 7.1 milioni di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare grave.</mark> Un’indipendenza raggiunta dopo decenni di guerra civile che ha causato milioni di morti e di sfollati. E, una volta sancita l’indipendenza, il Sud-Sudan, <strong>dal 2013 al 2020</strong>, è stato teatro di un ulteriore conflitto interno tra i gruppi etnici Dinka e Nuer che hanno peggiorato la situazione già fragile del Paese.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La nazionale sud-sudanese di basket ha ottenuto il benestare per partecipare al mondiale, grazie alle 11 vittorie in 12 partite giocate nel girone di qualificazione, chiuso al primo posto. Squadre ben più quotate come Senegal, Egitto e Tunisia si sono dovute arrendere alla superiorità dei “Bright Stars”. Questo sorprendente risultato è arrivato nonostante il Sud-Sudan non abbia mai potuto giocare le gare casalinghe nella propria nazione: nel Paese, infatti, non esistono palazzetti sportivi.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Uno degli artefici di questa qualificazione è Luol Deng, ex cestista Nba e attuale presidente-allenatore della nazionale sud-sudanese. «Deng ha convinto i giocatori a vestire la maglia del loro Paese e ha aiutato economicamente la federazione», racconta Mario Castelli, telecronista sportivo di Eurosport.</span></p>
<p>Uno dei principali artefici di questo successo è <strong>Luol Deng</strong>, ex cestista sud-sudanese con un importante passato in NBA, attualmente presidente e allenatore della propria nazionale. «Il Sud Sudan deve molto a Deng», racconta <strong>Mario Castelli</strong>, telecronista sportivo di Eurosport. <mark class='mark mark-yellow'>«Luol da piccolo è dovuto fuggire dal Sudan con la famiglia per motivi politici e ha vissuto la sua carriera sportiva tra Egitto, Inghilterra e Stati Uniti.</mark> Con i soldi guadagnati in Nba ha dato una mano enorme alla federazione del proprio Paese». È stato sempre Deng a convincere i giocatori della nazionale a difendere i colori del Sud-Sudan, nonostante le enormi difficoltà logistiche. Tutti i membri della squadra sono vissuti in lontananza fino al termine dell’ultima guerra civile: molti di loro hanno ottenuto asilo politico in Australia, dove si è formata una cospicua colonia sud-sudanese. Inoltre, alcuni sono nati in un campo profughi del Kenya e altri hanno perso i genitori durante i vari conflitti che si sono succeduti. La figura di Deng si lega poi a quella di un’altra leggenda del basket sudanese e volto noto dell’Nba, Manute Bol. Scomparso nel 2010, Bol fino al giorno della sua morte si è battuto per ottenere la pace nel suo Paese. <mark class='mark mark-yellow'>«Bol ha insegnato il gioco del basket a Deng, quando entrambi vivevano ad Alessandria d’Egitto. Deng si è sempre ispirato a Bol. E, quasi come in un film, Deng in veste di allenatore del Sud-Sudan ha ottenuto questa qualificazione ai mondiali proprio nella gara giocata ad Alessandria d’Egitto contro il Senegal. Inoltre, nella squadra gioca Bol Bol, il figlio di Manute. È come se si fosse chiuso un cerchio», chiosa Castelli.</mark></p>
<p>In Sud-Sudan la qualificazione ai mondiali è stata festeggiata anche dalla popolazione e, come sottolinea <strong>Stefano Antichi</strong>, capo missione in Sud-Sudan per conto dell’organizzazione umanitaria Intersos, «lo sport è importante nei Paesi africani. Sicuramente questo traguardo non cambierà nulla per il Sud-Sudan, ma credo sia importante solo il fatto che, grazie a questo risultato sportivo, questo Paese ha finalmente un po’ di visibilità. E, per una volta, il nome del Sud-Sudan è collegato a un evento positivo».</p>
<p>Ma in ogni caso gli enormi problemi di questa nazione permangono. «Il Sud-Sudan è un Paese senza struttura, a partire dalla classe politica», specifica Antichi. Dopo l’indipendenza nella nazione è scoppiata la già citata guerra civile tra tribù. E anche all’interno del governo attuale (in carica dal 2011) sono sempre proliferate queste tensioni tra gruppi comunitari. <mark class='mark mark-yellow'>Il presidente <strong>Salva Kiir</strong> fa parte della tribù Dinka, la più numerosa del Paese, mentre il suo attuale vice <strong>Riek Machar</strong> è della tribù rivale, i Nuer. I due sono stati i comandanti delle rispettive fazioni che si sono scontrate nella guerra civile, terminata circa tre anni fa dopo aver causato 400mila morti e 4 milioni di sfollati.</mark> «Kiir e Machar dal 2020 hanno trovato un modo per governare insieme: la guerra civile è teoricamente conclusa ma gli episodi di guerriglia tra i vari gruppi comunitari permangono e l’esercito non è unificato», spiega il capo missione di Intersos. Un ruolo importante nella risoluzione parziale del conflitto lo ha avuto senza dubbio la Chiesa e, proprio a inizio febbraio, papa Francesco si è recato in visita nel Sud-Sudan. «Il papa ha sottolineato la tragedia umanitaria che colpisce il Paese e ha rimproverato i politici sud-sudanesi di non rispettare completamente l’accordo di pace stipulato nel 2018 su spinta del Vaticano».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Il Sud Sudan non ha una classe dirigente giovane disposta a governare. I giovani sud-sudanesi vanno a vivere in altre nazioni come il Kenya. Non c’è quindi alternativa a chi sta al potere», spiega Stefano Antichi capo missione per la ong Intersos nel Paese.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nei giorni scorsi un’altra notizia ha scosso lo stato Nord-africano: il presidente Kiir ha posticipato le elezioni di un anno, dal 2024 al 2025.</mark> «Molti pensano che sia una mossa fatta solo per permettere a Kiir di rimanere al potere. È vero, ma in parte, perché il Paese non ha una classe dirigente giovane disposta a governare. I giovani Sud-sudanesi vanno a vivere in altre nazioni come il Kenya. Non c’è quindi alternativa a chi sta al potere», chiarisce Antichi.</p>
<p>Oltre ai problemi politici in Sud-Sudan dilaga la piaga della carestia. Nel Paese non è possibile praticare l’agricoltura: «Le alluvioni devastano il terreno ciclicamente e, a parte una piccola quantità di orzo, non si riesce a coltivare nulla», continua l’operatore di Intersos. «Quindi, l’unica fonte di sostentamento proviene dall’allevamento di mucche». Questi animali sono fondamentali per gli abitanti del Sud-Sudan ma sono anche la causa di un altro grave problema: le violenze sessuali e di genere. Donne e bambine sono costantemente in pericolo mentre si spostano con la propria mandria perché le bande armate praticano spesso stupri di gruppo. <mark class='mark mark-yellow'>E, sempre a causa delle mucche, prolifera il fenomeno delle spose-bambine: «Un padre sa che, se dà in sposa la propria figlia, in cambio ottiene una mandria di buoi e se hai una mandria di buoi  in Sud-Sudan riesci a vivere più a lungo».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>In Sud-Sudan, carestia, violenze sessuali, educazione scolastica inesistente e un sistema sanitario abbandonato a sé stesso sono le criticità maggiori.</span></p>
<p>Per il resto, in Sud-Sudan l’educazione scolastica è un miraggio visto che non ci sono soldi per costruire le scuole e pagare gli insegnanti. I collegamenti stradali sono quasi inesistenti e spesso, nella stagione delle piogge, impraticabili. Le reti idrica ed elettrica coprono solo parti minime del Paese. Infine, c’è la gestione dei fondi internazionali che vengono mal gestiti dallo Stato: «Il governo Kiir e le banche private si mangiano gran parte di questi soldi &#8211;  spiega Antichi -. Anche il settore sanitario viene abbandonato a sé stesso». Le spese per ospedali e cure mediche in Sud-Sudan sono infatti coperte in parte dalle organizzazioni internazionali ma i recenti tagli dei fondi per la sanità hanno aggravato la situazione.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Il Sud-Sudan è, quindi, un problema unico. L’indipendenza formale è stata ottenuta nel 2011 ma il Paese è ancora molto lontano da un’indipendenza vera e propria», conclude Antichi.</mark></p>
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		<title>Qatar 2022: il mondiale dei portieri</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 05:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Aprile]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche parte si legge che in una squadra di calcio esistono nove ruoli e due professioni: il centravanti &#8211; quello che risolve la partita con un gol &#8211; e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/emiliano-martinez-89d6f09c-103e-47c8-abc6-0dff0412e598.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emiliano Martinez - World Cup Qatar 2022" /></p><p style="font-weight: 400;">Da qualche parte si legge che in una squadra di calcio esistono nove ruoli e due professioni: il centravanti &#8211; quello che risolve la partita con un gol &#8211; e il portiere. Se fino a poco tempo fa era usanza mandare in porta il più “scarso” della squadra, quello meno abile con la palla tra i piedi, negli ultimi decenni <mark class='mark mark-yellow'>il ruolo del portiere è, senza alcun dubbio, quello che è cambiato di più. Dai “portieri kamikaze” degli anni Cinquanta e Sessanta, Lev Yashin su tutti (unico ad aver vinto il pallone d’oro), si è arrivati all’idea del portiere-libero che partecipa alla costruzione dal basso della squadra.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Da prerogativa funzionale al gioco della squadra, l’idea che l’estremo difensore debba partecipare al gioco è diventata una vera e propria ossessione e ha fatto dimenticare un particolare non da poco: il portiere deve saper parare. Punto.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Saper giocare con i piedi è diventata, infatti, una prerogativa ormai quasi indispensabile per i portieri. Spesso, però, da prerogativa funzionale al gioco della squadra, l’idea che l’estremo difensore debba partecipare al gioco è diventata una vera e propria ossessione che fa dimenticare un particolare non da poco: il portiere deve saper parare. Punto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto questo è parso evidente durante i mondiali in Qatar, con i portieri delle varie selezioni che si sono resi protagonisti di parate provvidenziali. <mark class='mark mark-yellow'>Impossibile non partire dall’eroe della finale dell’Argentina, Emiliano Martinez, decisivo prima al 120 minuto con una parata da cineteca sul tiro a tu per tu di Kolo Muani, e poi ai rigori, dove annulla Coman e induce all’errore Tchouaméni con il suo discutibilissimo repertorio di provocazioni.</mark> Ride, balla, allontana il pallone, sbeffeggia chi si avvicina al dischetto, ma alla fine ha ragione lui: la Francia sbaglia due rigori e l’Argentina si porta a casa la sua terza coppa del mondo. Oggi i giornali parlano tutti (giustamente) di Leo Messi e di quella maledizione, ormai sfatata, che lo ha perseguitato negli anni. Senza El Dibu Martinez – come lo chiamano in Argentina – oggi staremo, però, commentando un’altra partita. Con quello parato a Coman, sono diventati tre i rigori annullati dal Dibu in questo mondiale, sei se si contano anche quelli dell’ultima edizione della Copa America, vinta proprio dalla Selection. <mark class='mark mark-yellow'>Una consacrazione che pone le basi nel giugno del 2021, quando Martinez viene convocato per la prima volta a 29 anni in nazionale, e che ha il suo apice a Doha un anno e mezzo più tardi con il riconoscimento di miglior portiere del torneo. Meglio glissare sull’esultanza post premiazione…</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.magzine.it/qatar-2022-il-mondiale-dei-portieri/argentina-v-france-final-fifa-world-cup-qatar-2022-2/" rel="attachment wp-att-61251"><img class=" wp-image-61251 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/d9627740-7f7a-11ed-90a7-556e529f9f89-300x200.jpg" alt="Martinez Emiliano" width="559" height="372" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>E se El Dibu può dirsi soddisfatto delle sue prodezze dagli undici metri, per il portiere della Francia, Hugo Lloris, resta il rammarico di non essere stato in grado di pararne neanche uno nelle ultime due edizioni del mondiale.</mark> Un dettaglio non da poco, che alla fine ha fatto la differenza. “Non è però da questi particolari che si giudica un giocatore” direbbe De Gregori. E. infatti, <mark class='mark mark-yellow'>il portiere francese è stato protagonista di un mondiale di altissimo livello dall’inizio alla fine.</mark> Ha parato tutto (o quasi) quello che poteva, a cominciare dai salvataggi su Zielinski e Bellingham nella fase a eliminazione diretta. Eppure, di lui si parla sempre poco e male, tanto che il mondiale avrebbe dovuto giocarlo il connazionale rossonero Mike Maignan, rimasto a Milano per un infortunio alla gamba.</p>
<p style="font-weight: 400;"><img class="wp-image-61247 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/813349b4208764e5ac7f13b5c57431a7c836625d-300x168.jpg" alt="Hugo Lloris" width="578" height="324" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Storia simile per Dominik Livakovic, simbolo di una Croazia capace di qualificarsi per la terza volta nella sua storia alle semifinali di un mondiale. L’estremo difensore croato è stato capace di scalzare un portiere esperto come Subasic, guadagnandosi, partita dopo partita, la fiducia di una piazza complicatissima. <mark class='mark mark-yellow'>A Doha ha scritto la storia con due record: terzo nella storia ad aver parato quattro rigori in un mondiale e primo in assoluto per numero di parate in una singola partita: 11, contro il Brasile di Tite.</mark> Niente male.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.magzine.it/qatar-2022-il-mondiale-dei-portieri/livakovic-croazia-2022-23-festeggia-squadra-1400x840/" rel="attachment wp-att-61249"><img class="wp-image-61249 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/livakovic.croazia.2022.23.festeggia.squadra.1400x840-300x180.jpg" alt="Darko Livakovic" width="572" height="343" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Tra le sorprese, o meglio, le conferme di quello che potremmo definire a questo punto “il mondiale dei portieri”, c’è anche spazio per l’estremo difensore del Marocco, Yassine Bounou, la cui somiglianza con Rio de “La Casa de Papel” è impressionante. <mark class='mark mark-yellow'>Il portiere marocchino ha eliminato prima la Spagna agli Ottavi, neutralizzando due calci di rigore, e poi il Portogallo ai quarti con una serie di parate fuori dal normale (vedi quella su Joao Felix).</mark> I Leoni dell’Atlante, eliminati dalla Francia del marziano Kylian Mbappé, hanno chiuso il mondiale al quarto posto con cinque gol subiti in appena sette partite. I meriti, oltre che di un reparto difensivo mostratosi all’altezza, sono quasi tutti del trentunenne marocchino. <mark class='mark mark-yellow'>Non c’è da sorprendersi: del resto, l’estremo difensore del Siviglia. oltre al Trofeo Zamora, riservato al miglior portiere della Liga, era già riuscito ad aggiudicarsi il premio di miglior portiere dell’Europa League 2019/2020,</mark> quella vinta dal Siviglia contro l’Inter di Antonio Conte.</p>
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		<title>Nel nome di Messi: l&#8217;Argentina è campione del Mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2022 21:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per molti è solo un gioco dove ventidue persone in maglietta e calzoncini inseguono un pallone. Ma in realtà il calcio è un qualcosa che sa regalare emozioni straordinarie. È ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2076" height="1384" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSAp47WYAMq6nV.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="FkSAp47WYAMq6nV" /></p><p>Per molti è solo un gioco dove ventidue persone in maglietta e calzoncini inseguono un pallone. Ma in realtà il calcio è un qualcosa che sa regalare emozioni straordinarie. È uno sport che sa infliggere incredibili delusioni, ma che allo stesso tempo sa ricompensare i suoi uomini simbolo. <mark class='mark mark-yellow'>Come <strong>Lionel Messi</strong> che in Qatar si giocava l’ultima chance per salire sul tetto del mondo e per eguagliare l’altro mito argentino, Diego Armando Maradona. E il cerchio del destino della leggenda di Rosario si è chiuso nel modo più dolce. <strong>L’Argentina</strong>, guidata dalla “Pulga”, è diventata <strong>campione del Mondo</strong> per la terza volta nella storia. E lo ha fatto battendo la <strong>Francia</strong> 7-5 dopo i rigori, al termine di una delle finali più entusiasmanti e pazze di tutti i tempi.</mark> Quello appena terminato è sicuramente uno dei mondiali più controversi mai organizzati, soprattutto per motivi che vanno bel oltre il calcio giocato. Ma oggi chiunque abbia seguito la partita, difficilmente ha potuto rimanere indifferente davanti allo spettacolo andato in scena.</p>
<p>La Francia si presentava alla partita con l’obiettivo di difendere il titolo vinto a Russia 2018, mentre l’Argentina voleva riportare in patria quel titolo che mancava dal 1986. <mark class='mark mark-yellow'>Ma la gara conteneva anche una sfida interna stellare. Quello tra Messi e la stella francese <strong>Kylian Mbappé</strong>. E il risultato di questo duello è stato epico: 3 gol più una rete ai rigori per il fuoriclasse transalpino, 2 gol più un altro nella lotteria dal dischetto per il fenomeno argentino.</mark> In generale la cronaca della partita è un turbinio di emozioni continue. L’Albiceleste parte a razzo, sorprendendo i rivali sul piano del pressing e dell’intensità. Messi guida le danze ma i suoi compagni lo sostengono alla perfezione. A partire da <strong>Angel Di Maria</strong>, che veniva da mesi difficili alla Juventus e che nelle ultime tre gare del Mondiale era partito dalla panchina. Ma nel giorno più importante “El Fideo” non tradisce: si procura il rigore, trasformato poi da Messi, con cui l’Argentina è passata in vantaggio al 23’ del primo tempo e poco più di dieci minuti dopo finalizza un’azione da manuale della sua squadra, superando Lloris con un tocco morbido. 2-0 e Francia completamente frastornata. Mbappé è marcato a vista, <strong>Giroud</strong> è sfinito (e infatti viene sostituito poco prima dell’intervallo) e il resto della squadra è sovrastata dall’energia degli uomini di mister <strong>Scaloni</strong>. E così si continua anche per quasi tutto il secondo tempo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Una delle partite più belle di ogni epoca. Messi-Mbappé è stato un duello stellare. Ma l&#8217;Argentina corona il sogno anche grazie a Di Maria ed Emiliano Martinez.</span></p>
<p>Ma quando ormai la coppa sembra andare in direzione Buenos Aires, tutto cambia all’improvviso. All’80’ <strong>Kolo Muani</strong> viene steso in area da <strong>Otamendi</strong>: Mbappé batte <strong>Emiliano Martinez</strong> e riapre i giochi. I francesi ci credono e nemmeno un minuto dopo il ventitreenne parigino, servito da Thuram, si inventa una magia al volo che vale il pareggio. L’Albiceleste barcolla, è sotto shock, perché la maledizione Mondiale sembra non avere fine. Ma in ogni caso riesce a portare la contesa ai tempi supplementari. E al 108’ nuovo colpo di scena. Messi si accende di nuovo, serve <strong>Lautaro</strong> che sbaglia davanti a <strong>Lloris</strong>, ma la “Pulce” è lì e da pochi passi non sbaglia: 3-2. Sembra finita, tuttavia le montagne russe di questo match in realtà sono ancora ben in movimento. Al 118’ <strong>Montiel</strong> ferma col braccio un tiro del solito Mbappé: altro penalty, tripletta di Kylian, 3-3. E prima dei rigori, c’è tempo per l’ennesima e più grande sliding door della gara, con Martinez che compie una parata prodigiosa su Muani al 123’. <mark class='mark mark-yellow'>Nella decisiva lotteria dagli undici metri Messi (come Mbappé) è ancora infallibile, ma i veri eroi sono Martinez e Montiel. Il portiere, rivelazione del torneo e già decisivo contro l’Olanda ai quarti di finale, para il tiro di <strong>Coman</strong> e provoca in qualche modo anche l’errore di <strong>Tchouaméni</strong>. Il terzino, che aveva causato il rigore del 3-3, si riscatta e col sinistro regala la coppa all’Argentina.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dopo 36 anni, la Selección può tornare a fare festa. Il tanto agognato Mondiale, che era pure iniziato male con il ko contro l’Arabia all’esordio, è stato raggiunto grazie a un gruppo che è cresciuto partita dopo partita, riuscendo a superare tutti i momenti difficili che si sono presentati.</mark> Tanti gli uomini chiave: dalla già citata sorpresa Emiliano Martinez, alla classe di De Paul e Di Maria, passando per l’enorme talento dei giovani Enzo Fernandez e Julian Alvarez, arrivando ovviamente a Messi. Il 10, accusato per anni di non essere in grado di incidere come ha sempre fatto nei club, è stato finalmente trascinatore anche della sua Nazionale. Mvp del torneo, 7 gol (anche se il titolo di capocannoniere è di Mbappé con 8 reti), 3 assist e una leadership totale. Eppure, più di 800 gol, 7 palloni d’oro, 4 Champions League, 11 Scudetti, 1 Oro olimpico e 1 Coppa America, più altri svariati titoli, erano numeri che lo rendevano già uno dei più grandi fenomeni di questo sport. <mark class='mark mark-yellow'>Fino ad oggi mancava però ancora un gradino: quello per ottenere il riconoscimento totale in patria, quello per raggiungere Maradona. Ma ora il cerchio si è chiuso e Lionel Messi da Rosario ha davvero vinto tutto. Anche con la sua Argentina.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSLZreXoAAoMaw.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-61176" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/FkSLZreXoAAoMaw-300x300.jpg" alt="FkSLZreXoAAoMaw" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Iran-Stati Uniti, la partita più “politica” del Mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 17:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Longo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando lo scorso primo di aprile dall’urna di Doha furono sorteggiate nello stesso girone dei Mondiali Stati Uniti e Iran, la data del 29 novembre è stata subito cerchiata in ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1257" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/iranusa_cnn.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tifosi di Iran e Stati Uniti ai Mondiali di Francia 1998 (CNN)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Quando lo scorso primo di aprile dall’urna di Doha furono sorteggiate nello stesso girone dei Mondiali Stati Uniti e Iran, la data del 29 novembre è stata subito cerchiata in rosso sul calendario. E chi lo avrebbe mai detto che sarebbe stata pure decisiva per il passaggio del turno. In palio non c’è solo questo, c’è molto di più: c’è l’orgoglio, l’onore, la voglia di rivalsa, la politica.</mark></p>
<p>Facciamo qualche passo indietro, perché dalla seconda metà del secolo scorso i rapporti tra i due Paesi sono stati tutt’altro che pacifici e gli strascichi di questa ostilità si vedono ancora oggi. <mark class='mark mark-yellow'>Tutto inizia nel 1953, con la cosiddetta “operazione Ajax”, quando i governi di Regno Unito e Stati Uniti orchestrarono una missione per sovvertire il regime democratico in Iran e riprendere il controllo dei giacimenti di petrolio. Fu un vero e proprio golpe firmato dalla Cia. La “vendetta” iraniana arrivò nel biennio 1978-79, con la rivoluzione portata avanti dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, che non vedeva di buon occhio la crescente influenza statunitense in Iran, e per questo instaurò una Repubblica islamica sciita, basata su una interpretazione oltranzista della legge islamica.</mark> Proprio nel contesto rivoluzionario, il rapporto tra Stati Uniti e Iran si incrinò ulteriormente con la crisi degli ostaggi, nata con l&#8217;occupazione dell&#8217;ambasciata statunitense a Teheran da parte di un gruppo di studenti iraniani. La crisi si risolse formalmente con gli accordi di Algeri e la liberazione degli ostaggi, ma la diplomazia tra i due Paesi fu ridotta ai minimi termini. <mark class='mark mark-yellow'>Non da meno fu la guerra tra Iran e Iraq, con gli Stati Uniti che diedero pieno sostegno a Saddam Hussein e agli iracheni, additando l’Iran come un Paese che alimenta il terrorismo internazionale.</mark></p>
<p>E in un attimo si arriva al presente, in un contesto iraniano che indigna il mondo intero e che scatena reazioni sociali e politiche contro un regime che reprime nel sangue ogni forma di dissenso. <mark class='mark mark-yellow'>Come segno di solidarietà verso le donne iraniane – <a title="Iran, la rivoluzione contro il silenzio" href="http://www.magzine.it/iran-la-rivoluzione-contro-il-silenzio/" target="_blank">dopo il caso Mahsa Amini</a> – la federazione americana ha postato sui propri profili social la bandiera iraniana senza il simbolo della Repubblica islamica, che rimarca la professione di fede islamica “Non c’è Dio all’infuori di Allah”. Un gesto interpretato come un’offesa dalle autorità iraniane, pronte a chiedere alla Fifa addirittura l’esclusione dal Mondiale degli Stati Uniti. Una richiesta che difficilmente verrà ascoltata, ma che rende l’idea del clima di tensione che avvolge questa partita.</mark> Gli stessi giocatori iraniani si trovano in un limbo, a metà tra sostenere le vittime e dissociarsi dal regime – non cantando l’inno, come nella prima partita – oppure tornare sui propri passi e sottostare al volere del governo – cantando l’inno, come nel match contro il Galles. Secondo la Cnn, le famiglie dei giocatori sarebbero state minacciate di arresto e tortura se i giocatori non si comporteranno a dovere prima della partita contro gli Stati Uniti.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>I giocatori iraniani si trovano in un limbo, a metà tra sostenere le vittime e dissociarsi dal regime oppure sottostare al volere del governo. Le famiglie dei giocatori sarebbero state minacciate di arresto e tortura se i giocatori non si comporteranno a dovere prima della partita contro gli Stati Uniti. </span></p>
<p>C’è quindi curiosità mista a timore nel vedere quello che accadrà allo stadio Al Thumama di Doha, non solo durante la partita, ma anche negli istanti precedenti. <mark class='mark mark-yellow'>La memoria degli appassionati e non solo torna anche per questo al 1998, quando le due nazionali si affrontarono ai Mondiali di Francia. Dal punto di vista politico, venne considerata la sfida tra “l’impero del male” – citando Reagan – e “il grande Satana” – citando gli iraniani in epoca rivoluzionaria. A Lione, però, fu la partita della pace.</mark> Tifosi americani e iraniani si abbracciarono, emulando quando accadde in campo. I giocatori iraniani diedero ciascuno una rosa bianca agli americani in segno di pace e divenne iconico lo scatto con le due squadre mescolate tra loro al centro del campo, poco prima del calcio d’inizio. Poi, come sempre, a parlare fu il campo e si consumò una delle più grandi imprese del calcio asiatico, con l’Iran che sconfisse per 1-2 gli Stati Uniti. <mark class='mark mark-yellow'>Il popolo iraniano – donne incluse – si riversò nelle strade di Teheran, festeggiando con balli e alcol, severamente vietati dalla religione musulmana. Fu una liberazione talmente potente che la repubblica iraniana fu costretta a censurarne le immagini per non veder vacillare il proprio regime.</mark> Anche in Qatar la posta in gioco è altissima: agli iraniani basta un pareggio per eliminare i rivali statunitensi e conquistare per la prima volta nella propria storia l’accesso agli ottavi di finale di un Mondiale. L’attesa è finita. La data cerchiata sul calendario è arrivata. Ora, tra due ore, si gioca.</p>
<div id="attachment_60573" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/iran_usa98.jpg"><img class="wp-image-60573 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/iran_usa98.jpg" alt="" width="2048" height="1152" /></a><p class="wp-caption-text">I giocatori di Iran e Stati Uniti in una foto diventata un&#8217;icona di pace (FIFA)</p></div>
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		<title>L’ipocrisia della Fifa e l’arte oratoria di Infantino</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 18:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Longo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[Infantino]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo solo all’inizio, ma quello in Qatar è – come da pronostico – il Mondiale delle contraddizioni, incarnate in prima persona da “colui che tutto move”, Gianni Infantino, il numero ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/infantino.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gianni Infantino, presidente della Fifa (Associated Press)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Siamo solo all’inizio, ma quello in Qatar è – come da pronostico – il Mondiale delle contraddizioni, incarnate in prima persona da “colui che tutto move”, Gianni Infantino, il numero uno della Fifa.</mark> Mai come in questi anni la federazione mondiale che ha in mano il calcio è stata al centro di polemiche e scandali e se è vero che da un lato l’italo-svizzero sta cercando di ripulirne l’immagine, dall’altro le sue dichiarazioni suonano come dei passi indietro. L’ultima in ordine cronologico è arrivata nella conferenza stampa alla vigilia della cerimonia inaugurale, dove le sue affermazioni – scandite da pause che lasciano spazio a commenti e perplessità – sono sfociate in una sorta di crisi d’identità. “Oggi mi sento qatarino. Oggi mi sento arabo. Oggi mi sento africano. Oggi mi sento gay. Oggi mi sento disabile. Oggi mi sento un lavoratore migrante”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Infantino, presidente Fifa: “Oggi mi sento qatarino. Oggi mi sento arabo. Oggi mi sento africano. Oggi mi sento gay. Oggi mi sento disabile. Oggi mi sento un lavoratore migrante”.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’interrogativo sorge spontaneo: cosa prova chi appartiene davvero a queste categorie? Un punto di domanda che ne nasconde altri mille. Molti dei quali derivanti dalla precedente gestione, quella targata Sepp Blatter, che dal 1998 al 2015 ha arricchito il palmarès della Fifa con episodi di corruzione, favoritismi e tangenti.</mark> Il Mondiale in Qatar è il figlio secondogenito di Blatter &amp; Co. – il fratello maggiore è ovviamente quello organizzato in Russia nel 2018. Due manifestazioni in cui il business e il denaro sono stati messi di gran lunga avanti rispetto alla valorizzazione del calcio giocato e dei diritti umani. E se è vero che il primo grande evento calcistico organizzato nel mondo arabo è frutto di una decisione che appartiene al passato, è vero anche che Infantino porta inevitabilmente con sé i rimasugli e le responsabilità dell’esperienza Blatter, da cui l’attuale presidente non può certo esimersi.</p>
<p>Torniamo quindi alla stretta attualità, quella in cui attraverso una conferenza stampa si cerca di dimenticare il passato. <mark class='mark mark-yellow'>Quel “oggi mi sento gay” è un tentativo di strizzare l’occhio alla comunità Lgbtqia+, i cui diritti vengono quotidianamente calpestati in Qatar e in tantissimi altri Paesi del Medio Oriente. La dichiarazione “riparatrice” di Infantino stona con la decisione presa poche ore più tardi dalla stessa Fifa: chi indossa la fascia da capitano arcobaleno riceverà automaticamente un cartellino giallo.</mark> Un intervento a gamba tesa ai danni di chi aveva già sposato questa iniziativa, come il capitano dell’Inghilterra Harry Kane e quello della Germania Manuel Neuer. E anche in questo caso, è arrivata puntuale la toppa della Fifa: no alla fascia arcobaleno, sì a un fascia più politicamente corretta con la scritta “no discrimination”, che però non basta.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Infantino dice di sapere cosa si prova a essere discriminati, essendo figlio di lavoratori migranti. Dichiarazioni che stonano se accostate ai più di 6mila morti causati dall&#8217;organizzazione di questo Mondiale.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La macrooperazione di sportwashing targata Qatar 2022 riguarda anche i diritti dei lavoratori. Infantino giustifica quel “oggi mi sento un lavoratore migrante” raccontando il suo passato, da bambino trasferitosi in Svizzera con la famiglia e vittima di bullismo per le sue origini italiane. Il paragone non può reggere e non può giustificare le oltre 6mila vittime di questo Mondiale.</mark> Un numero gigantesco di vite strappate via dal vil denaro e dalle mire espansioniste del Qatar, tra stadi e infrastrutture realizzati da zero a spese di chi materialmente li ha costruiti. Al momento dell’assegnazione della Coppa del Mondo al Qatar, l’ex presidente Blatter prometteva migliaia di posti di lavoro e un alto livello di sicurezza. Tutto smentito dalla realtà. <mark class='mark mark-yellow'>E anche qui arriva la consueta sciacquata di mani della Fifa: “Non è colpa nostra, prendetevela con le imprese che hanno in mano i lavori”. Vero, in parte. Perché il contesto qatarino, soprattutto relativo ai lavoratori migranti, era ben noto alla Fifa e al mondo intero già nel 2010, quando venne presa la decisione su chi dovesse ospitare la manifestazione.</mark> Proprio a questo proposito, Infantino ha provato a salvarsi in calcio d’angolo dicendo che “per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi tremila anni dovremmo scusarci per i prossimi tremila”. Forse qualcuno doveva pensarci prima e forse quel qualcuno doveva essere proprio la Fifa. Ma d’altronde, questo è e resterà il Mondiale delle contraddizioni.</p>
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		<title>Nuoto mondiale: il cielo su Budapest è sempre più azzurro</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 15:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Cascini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali]]></category>
		<category><![CDATA[Nuoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Campioni del mondo, record e amicizia. Così si può riassumere, in una riga, il successo degli azzurri negli ultimi Mondiali di nuoto a Budapest. L’Italia infatti non aveva vinto mai ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="690" height="362" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/paltrinieri.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto da: il fattoquotidiano.it" /></p><p>Campioni del mondo, record e amicizia. Così si può riassumere, in una riga, il successo degli azzurri negli ultimi Mondiali di nuoto a Budapest. L’Italia infatti non aveva vinto mai cinque ori in una edizione: erano stati al massimo tre e con una certa Federica Pellegrini che garantiva medaglie sicure. Oggi la musica è cambiata. <mark class='mark mark-yellow'>C’è stato un grande ricambio generazionale che sta dando piano piano i suoi frutti. Giovani, forti e di prospettiva, tanto da permetterci di sognare e di sperare in un futuro roseo. What else? </mark>Vediamo quindi un’Italia del nuoto che sventola in alto la bandiera tra medaglie, sorrisi e pianti. Quella di questa edizione è stata una nazionale che ci ha stregato e nel medagliere &#8211; pur considerando l’assenza della Russia &#8211; si trova come terza potenza dietro Usa e Australia.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Non eravamo mai arrivati così in alto: il precedente record risaliva a Gwangju 2019 con 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi che, a sua volta migliorava i risultati dell’edizione del 2017, a dimostrazione di una crescita costante per densità, medaglie e traguardi raggiunti. </span></p>
<p>Non eravamo mai arrivati così in alto. Il precedente record risaliva a Gwangju 2019 con 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi che, a sua volta, migliorava i risultati dell’edizione del 2017, a dimostrazione di una crescita costante per densità, medaglie e traguardi raggiunti. Ora l’obiettivo dovrà essere quello di restare concentrati in vista dell’Europeo di Roma, dove saremo obbligati a essere protagonisti. La ricetta sarà unire l’impegno alla grandissima voglia di arrivare che ha contraddistinto, più di ogni altra cosa, il risultato mondiale ottenuto. Perché dietro alle medaglie ci sono state storie di riscatto e rivincita. I cartelloni della manifestazione in Ungheria recitavano “Make History”. Gli azzurri li hanno presi alla lettera. Missione compiuta.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ma chi sono i protagonisti del successo? Nel raccontare il mondiale dell’Italia non si può non partire da Gregorio Paltrinieri</mark>. Lui, classe ‘94, rappresenta la stella polare del nuoto italiano. Riferimento e guida, ha una gran voglia di dimostrare di essere ancora ai vertici. Dopo il successo di Budapest è uscito dall’acqua dicendo: “Mi quotavano 26, come si permettono? Ecco chi sono”. Devastante, sorridente e “zuppo” di felicità, domina la gara dei 1500 stile libero &#8211; con annesso record europeo di 14’32’80 &#8211; lasciandosi alle spalle l’americano Finke e il tedesco Wellbrock. I due ci provano, inseguono ma niente da fare: hanno un altro fuso orario e restano dietro. Gregorio ha vinto pur avendo la corrente contro: nessuno credeva in lui eppure si è saputo prendere tutto. D’altronde in carriera è sempre stato così. Come quando a Tokyo 2021, nuotò più veloce della mononucleosi che pochi mesi prima lo aveva costretto a smettere gli allenamenti. Questo è Paltrinieri, un ragazzo capace di andare oltre i propri limiti ovunque e dovunque. E pensare che da piccolo sognava di giocare in Nba e che sua mamma Lorena ha paura dell’acqua, ma è la sua prima tifosa e in quel sorriso post gara c’è dentro anche lei. I sacrifici, gli sforzi e l’importanza di esserci sempre. Un po’ come riesce a fare Greg in acqua. Elegante, capace di reinventarsi e di trovare ogni volta un modo per stupire. Anche se ormai, forse, non fa neanche più notizia. “Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua”, direbbe Vasco Rossi. Lo scatto di Paltrinieri che si batte le dita sul petto sembra dire proprio questo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Gli altri invece si possono racchiudere in una parola: futuro. Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi e Benedetta Pilato hanno tutti dai 22 anni in giù e rappresentano lo zoccolo duro dell’Italia che verrà. Uno zoccolo d’oro, in realtà. </mark>. Già, perché tutti e tre hanno vinto a Budapest dimostrando di poter dire la loro contro tutto e tutti. Anche se hanno storie molto diverse e il viaggio per ognuno, seppur abbia un punto di arrivo comune, è stato differente e particolare.</p>
<p>Ceccon, 21 anni, è stato a dir poco sbalorditivo: oro nei cento dorso, con tanto di record del mondo. Della serie: “fatemi realizzare, non ci credo neanche io”. In passato lo avevano paragonato a Balotelli: tanto <em>enfant prodige</em> quanto <em>enfant terrible</em>. Tradotto, è un ragazzino con un grande talento che non esplode anche a causa del suo carattere. Oggi, però, ha cambiato testa. È più inquadrato, serio, determinato. La cosa impressionante è stata la sicurezza, come se Thomas avesse convinto l’acqua che avrebbe vinto lui: se si analizza la gara, sin dalla prima bracciata si vede che ha più fame di tutti, nonostante abbia mantenuto per tutta la gara un po’ di spavalderia e un po’ di sana incoscienza, che non fa mai male. Fino all’urlo dopo l’ultima bracciata: liberatorio, di quelli con cui scarichi la tensione anche se ancora non realizzi di essere nella storia. Ora Ceccon può aprire gli occhi: è tutto vero.</p>
<p>Poi c’è Martinenghi. Oro nei cento rana e una grande spunta alla voce “sogni realizzati”. Una medaglia voluta e conquistata lottando. Primo oro alla prima finale mondiale della carriera. Quando si dice fare centro subito, <em>en plein</em>. Non era dato come favorito, eppure ha stupito tutti. “La testa ha fatto più del fisico”, dice. Negli anni Nicolò ha imparato a usarla e oggi può dire che gli sia servita.</p>
<p><em>Dulcis in fundo</em> la Pilato, classe 2005. Non ha ancora compiuto 18 anni e l’oro nei cento rana ha il sapore di un successo che va oltre ogni logica. Lei, così timida, sulle sue, ma così vogliosa di rivincita dopo la delusione olimpica di Tokyo. Benedetta si è ripresa tutto, con gli interessi. Un vero e proprio capolavoro. Il tempo è dalla sua (altroché!) e avrà tutto il tempo per togliersi ancora soddisfazioni su soddisfazioni. Intanto, noi ci godiamo la prima gemma che ci regala. Vederla che si prende il mondo &#8211; con tanto di oro al collo &#8211; è una delle favole più belle venute fuori sul Danubio. Lì dove il cielo in questi giorni è sempre più azzurro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Beffa mondiale, l&#8217;Italia resta a casa</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2022 08:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Compagnoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Da notti magiche a notti tragiche il passo è breve. A soli otto mesi dalla vittoria degli Europei di calcio, l’Italia fallisce la qualificazione ai prossimi Mondiali invernali di Qatar ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/eurosport-getty-ima.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ph. Getty Images" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Da notti magiche a notti tragiche il passo è breve. A soli otto mesi dalla vittoria degli Europei di calcio, l’Italia fallisce la qualificazione ai prossimi Mondiali invernali di Qatar 2022.</mark> A Palermo la Nazionale incappa in una serata storta e perde 0-1 con la Macedonia del Nord, avversario sicuramente alla portata. Adesso saranno proprio i macedoni ad affrontare il Portogallo nello scontro decisivo per andare ai prossimi Campionati del Mondo. Trajkovski condanna gli azzurri ad una sconfitta inattesa con un preciso destro da fuori area nei minuti di recupero. Il tiro schizza sul bagnato dello stadio Barbera, Donnarumma è in ritardo e la palla entra in porta. È un segno del destino che a segnare il gol della vittoria sia un macedone che ha giocato proprio al Palermo per quattro stagioni. I nostri avversari sono compatti, giocano in difesa, l’Italia non sfonda. La formazione di Mancini crea moltissime occasioni, ma spreca troppo. Proprio quando la partita sembra destinata ai tempi supplementari arriva la beffa. <mark class='mark mark-yellow'>Al triplice fischio gli azzurri vengono fischiati dal caloroso pubblico siciliano: alcuni scoppiano a piangere, altri scappano in spogliatoio. È una immagine che colpisce: l’Italia perde l’accesso ai Mondiali per la seconda volta consecutiva dopo il fallimentare spareggio con la Svezia del 2017.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L’Italia perde l’accesso ai Mondiali per la seconda volta consecutiva dopo il fallimentare spareggio con la Svezia del 2017. Per il giornalista Maurizio Compagnoni è un &#8220;disastro&#8221; annunciato</span></p>
<p>Ma per il<i> </i>giornalista di Sky Sport Maurizio Compagnoni questa disfatta a tinte azzurre, non è nemmeno una disfatta. E&#8217; proprio un &#8220;disastro&#8221;. «<mark class='mark mark-yellow'>Il termine giusto è proprio disastro perché uscire dai Mondiali per la seconda volta di fila è qualcosa di inaccettabile.</mark> Non puoi neanche appellarti alla sfortuna. La Macedonia in casa era, sulla carta, uno degli avversari più deboli tra tutte le squadre che partecipavano a questi playoff. È un’umiliazione per il nostro calcio che deve far riflettere».</p>
<p><strong>Cosa è successo alla Nazionale dopo la vittoria agli Europei? </strong></p>
<p>«Dopo l’Europeo ci siamo sentiti dei fenomeni e a settembre abbiamo visto delle partite inammissibili da parte dell’Italia, penso al pareggio in casa con la Bulgaria o alla prova oscena con l’Irlanda del Nord. Contro la Macedonia è andato in confusione anche il CT Mancini che ha messo in campo giocatori fuori ruolo, buttati sul terreno di gioco senza sapere dove andare».</p>
<p><strong>Alla luce di questa sconfitta, l’Italia ha meritato di vincere gli Europei?</strong></p>
<p>«Parliamoci chiaro: all’Europeo abbiamo avuto anche tanta fortuna come nella clamorosa partita con l’Austria quando ai nostri avversari sono stati annullati due gol per fuorigioco millimetrico. Fossimo andati fuori con l’Austria, non solo non avremmo vinto l’Europeo ma la Nazionale sarebbe stata travolta dalle critiche e dalle polemiche. Qui invece è accaduto il contrario: se Jorginho avesse segnato il rigore con la Svizzera noi avremmo passato tranquillamente il girone e ci saremmo qualificati ai Mondiali. All’Europeo gli episodi sono quasi sempre andati a nostro favore: qui, per quanto abbiamo giocato male, gli episodi ci hanno sfavorito».</p>
<p><strong>Mancini resterà alla guida della Nazionale?</strong></p>
<p>«Dopo la partita ha comprensibilmente detto che non è il momento di parlare del suo futuro. <mark class='mark mark-yellow'>Io penso che sia giusto che lui rimanga sia perché è campione d’Europa in carica, sia perché non credo voglia lasciare dopo questa sconfitta umiliante: non sarebbe da Mancini.</mark> Dopo aver smaltito la delusione, è corretto ripartire con il giusto entusiasmo».</p>
<p><strong>Da dove deve ripartire l’Italia?</strong></p>
<p>«Si riparte con quella che si crede sia la miglior formazione possibile. Resto dell’idea che comunque abbiamo una buona squadra perché ci sono tante alternative. Contro la Macedonia mancavano dei giocatori importanti come Chiesa e Spinazzola che sono fondamentali per questa Nazionale. <mark class='mark mark-yellow'>Il problema più grande sarà superare anche questa delusione dopo quella con la Svezia</mark>».</p>
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