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	<title>magzine &#187; groenlandia</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Groenlandia: l&#8217;isola che c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 10:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ilenia Cavaliere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal discorso di vittoria pronunciato dal presidente Donald Trump lo scorso 7 gennaio, la Groenlandia si è ritrovata ad essere &#8211; di nuovo &#8211; un affare americano. Il tycoon riterrebbe ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/GROENLANDIA.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto generata con AI" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Dal discorso di vittoria pronunciato dal presidente Donald Trump lo scorso 7 gennaio, la </span><b>Groenlandia</b><span style="font-weight: 400;"> si è ritrovata ad essere &#8211; di nuovo &#8211; un affare americano. <mark class='mark mark-yellow'>Il tycoon riterrebbe infatti «necessario» ottenere la proprietà e il controllo della Terra Verde</mark>, oggi parte della Danimarca, </span><b>«ai fini della sicurezza nazionale e della libertà in tutto il mondo»</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se Trump fosse vissuto oltre mille anni fa, probabilmente non avrebbe avuto difficoltà a conquistare l’isola artica, proprio come il vichingo e capo-clan </span><a href="http://www.magzine.it/groenlandia-storia-di-una-terra-fredda/"><i><span style="font-weight: 400;">Erik il Rosso</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> fece nel 982 d.C. Ma siamo nel 2025 e, in Groenlandia, Trump non ci arriva in </span><i><span style="font-weight: 400;">drakkar</span></i><span style="font-weight: 400;"> bensì a bordo di un jet privato.  «</span><span style="font-weight: 400;">L’annessione della Groenlandia agli Stati Uniti è una cosa che deve accadere</span><span style="font-weight: 400;">» ha scritto di recente il tycoon sul suo social </span><i><span style="font-weight: 400;">Truth</span></i><span style="font-weight: 400;">, accompagnando il post con un video che mostrava l’atterraggio di suo figlio, Donald Jr, nella capitale groenlandese. Un viaggio turistico, quello di Donald Junior che sbarca sull&#8217;<em>isola che c&#8217;è,</em> con la missione di distribuire dei cappellini dallo slogan </span><i><span style="font-weight: 400;">“Make Greenland Great Again”. «</span></i><span style="font-weight: 400;">Nulla di istituzionale», conferma il diplomatico groenlandese Kleist alla televisione pubblica danese DR. Forse è solo il</span><span style="font-weight: 400;"> tentativo di</span> <span style="font-weight: 400;">sondare il terreno per avvicinarsi ai groenlandesi.  </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«</span></i><span style="font-weight: 400;">La Groenlandia è nostra. Non siamo in vendita e non lo saremo mai</span><i><span style="font-weight: 400;">», </span></i><span style="font-weight: 400;">ha ribadito il primo ministro della Groenlandia</span><i><span style="font-weight: 400;"> Mute Egede,</span></i><span style="font-weight: 400;"> supportato dal </span><span style="font-weight: 400;">ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. «L</span><span style="font-weight: 400;">&#8216;UE non consentirà ad altre nazioni di violare i suoi confini sovrani», dice Barrot <span style="font-weight: 400;">ai microfoni di </span><i><span style="font-weight: 400;">France Inter </span></i>riferendosi al regno di Danimarca che include le due nazioni non appartenenti all&#8217;UE: le isole Fær Øer e la Groenlandia, appunto,</span><span style="font-weight: 400;"> tornata a rivendicare a gran voce l&#8217;indipendenza. Un contesto che, per Trump, ha reso la situazione ancora più favorevole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è, infatti, la prima volta che il 47esimo presidente degli Stati Uniti si mostra intenzionato a comprare l’isola. Era già successo nel 2019 quando, durante il suo primo mandato da presidente, aveva parlato di «un grande affare immobiliare». </span><b>Ma è nel discorso di vittoria del secondo mandato che le sue ambizioni sembrano farsi più aggressive.</b><span style="font-weight: 400;"> Non solo la Groenlandia: Trump punta anche ad &#8220;annettere&#8221; il Canada, a controllare il Canale di Panama e &#8211; per esacerbare il nazionalismo a stelle e strisce &#8211; propone di cambiare il nome del Golfo del Messico in </span><i><span style="font-weight: 400;">Golfo d&#8217;America</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><b>Perchè Trump vuole la Groenlandia? </b>Dice:<b> </b><span style="font-weight: 400;">«La Groenlandia è una risorsa straordinaria, e se potessimo ottenere accesso alle sue risorse naturali, sarebbe una cosa molto importante per il nostro Paese»  </span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><b>La Groenlandia rappresenta una delle risorse più preziose del pianeta. </b><mark class='mark mark-yellow'><span style="font-weight: 400;">L&#8217;impatto del cambiamento climatico, con la fusione dei ghiacci, ha reso ancora più allettanti le sue ricchezze naturali, dalle risorse minerarie a quelle energetiche </mark>. I giacimenti di terre rare e i minerali sono fondamentali per la produzione di microchip, componenti di smartphone, batterie e tecnologie ecologiche avanzate. </span><b>Il cambiamento climatico si sta dunque rivelando vantaggioso per Trump</b><span style="font-weight: 400;"> che -</span> <span style="font-weight: 400;">coerentemente con le sue ambizioni &#8211; durante l&#8217;Inauguration Day ha firmato un ordine esecutivo per ritirare gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi, il trattato del 2015 sottoscritto da 190 Paesi per </span><b>limitare il riscaldamento globale a meno di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, con un obiettivo preferenziale di 1,5 °C.</b></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il riscaldamento globale ha inoltre aperto </span><b>nuove rotte commerciali </b><span style="font-weight: 400;">in ciò che gli esperti definiscono </span><i><span style="font-weight: 400;">futuro quinto oceano</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il Mar Glaciale Artico, quando navigabile, riduce significativamente tempi e costi di trasporto delle merci tra Asia ed Europa. La </span><i><span style="font-weight: 400;">Northern Sea Route</span></i><span style="font-weight: 400;">, in particolare, sta acquisendo sempre più importanza, soprattutto in un periodo in cui la crisi del Mar Rosso costringe le compagnie commerciali a circumnavigare l&#8217;Africa per raggiungere i mercati occidentali.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Nel contesto della sua politica, </span><b>gli Stati Uniti sarebbero pronti a stabilire basi e presidi militari in Groenlandia</b><span style="font-weight: 400;">, in cambio del riconoscimento della piena sovranità americana sull&#8217;isola e significativi aiuti economici e materiali. Un </span><i><span style="font-weight: 400;">baratto </span></i><span style="font-weight: 400;">che garantirebbe a Trump l’allontanamento della Cina dalla calotta artica. Da anni, Pechino sta facendo ingenti investimenti in Groenlandia, sfruttando le sue risorse naturali e cercando di esercitare pressione sugli Stati Uniti, principali rivali geopolitici.</span></li>
</ol>
<p><b>50 + 1, perché Trump vuole annettere il Canada</b><span style="font-weight: 400;">? Dice: </span><span style="font-weight: 400;">«Oh Canada!» </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Canada è già considerato una sorta di <em>costola esterna</em> degli Stati Uniti. </span><b>L&#8217;annessione del Canada come 51esimo Stato</b><span style="font-weight: 400;">, attraverso un processo democratico e il rispetto dell&#8217;iter legislativo &#8211; ha premesso Trump &#8211; permetterebbe agli Stati Uniti di acquisire direttamente mercato e risorse, potenziando la loro posizione strategica. </span><b>Questo ampliamento consoliderebbe il controllo degli Stati Uniti sull&#8217;intero continente nordamericano. </b>Anche qui, come in Groenlandia, Trump sembra approfittarsi del momento di crisi politica del governo Trudeau. Secondo il tycoon, gli Stati Uniti «non possono più tollerare il vasto deficit commerciale né continuare a sostenere gli aiuti necessari per mantenere il Canada a galla». Soluzione? Annetterlo agli USA.</p>
<p><b>Perché Trump vuole Panama? </b>Dice:<b> </b><span style="font-weight: 400;">«Il Canale di Panama è stato costruito per i nostri militari. Il Canale di Panama è vitale per il nostro paese. È gestito dalla Cina. Cina! E abbiamo dato il Canale di Panama a Panama, non l&#8217;abbiamo dato alla Cina».  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il motto di Trump </span><i><span style="font-weight: 400;">America first</span></i><span style="font-weight: 400;">  è la prova di una strategia che, più che far bene agli USA, fa <a href="http://www.magzine.it/trump-ci-riprenderemo-panama-sullo-sfondo-ce-il-confronto-con-pechino/">tanto male alla Cina</a>. Il canale artificiale di Panama consente il passaggio tra Atlantico e Pacifico senza dover circumnavigare l&#8217;intero continente americano. A realizzarlo furono proprio gli Stati Uniti che nel 1999 lo cedettero allo Stato di Panama. Una mossa </span>che, anni dopo, ha però permesso l&#8217;infiltrazione commerciale della Cina che, a sua volta, tramite i consueti investimenti miliardari, vuole proiettare sulle Americhe la propria influenza di potenza economica.</p>
<p><b>Da Golfo del Messico a Golfo d&#8217;America. </b>Dice:<em><b> </b><span style="font-weight: 400;">«È nostro». </span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Carta canta. Per il 47esimo presidente statunitense, rinominare il Golfo del Messico in </span><i><span style="font-weight: 400;">Golfo d&#8217;America</span></i><span style="font-weight: 400;"> è una </span><b>dichiarazione di possesso</b><span style="font-weight: 400;">. Il bacino oceanico, che si estende tra la costa degli Stati Uniti, gli Stati orientali del Messico e l&#8217;isola di Cuba, rappresenta </span><b>un hub economico cruciale, con attività come la pesca, il trasporto marittimo e la produzione di petrolio e gas, fattori che potrebbero giustificare l&#8217;interesse di Trump nella sua scelta</b><span style="font-weight: 400;">. La sua mossa è sufficiente per cambiare ufficialmente il nome del Golfo nei documenti statunitensi, ma altri paesi non sono obbligati a seguirne l’esempio. Ora spetta al Consiglio degli Stati Uniti per i nomi geografici garantire che il nuovo nome venga utilizzato nei documenti ufficiali del governo federale.</span></p>
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		<title>La Groenlandia non vuole essere né americana né danese</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 10:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Della sperduta e disabitata Groenlandia non si è sentito parlare molto, almeno fin quando Donald Trump non l’ha tirata in ballo, a pochi giorni dal suo re-insediamento alla Casa Bianca ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/greenland.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Copyright: Lyza Danger Gardner. https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" /></p><p>Della sperduta e disabitata <strong>Groenlandia</strong> non si è sentito parlare molto, almeno fin quando <strong>Donald Trump</strong> non l’ha tirata in ballo, a pochi giorni dal suo re-insediamento alla Casa Bianca e mentre il suo omonimo figlio maggiore sbarcava nella piccola capitale Nuuk a bordo dell’aereo di famiglia. Il <strong>47esimo presidente degli Stati Uniti</strong>, già nel 2019, aveva manifestato un certo interesse per l’acquisizione dell’isola – un po’ come altri due suoi predecessori – ma stavolta le sue parole sono diverse: <mark class='mark mark-yellow'> la possibilità di ricorrere ad un eventuale uso della forza hanno allarmato tanto il governo danese quanto l’autonomo governo groenlandese. Entrambi, senza chiudere al  dialogo con la nuova amministrazione americana, hanno espresso in forme diverse lo stesso concetto: la Groenlandia non è in vendita. </mark></p>
<p>Nonostante sia di fatto molto vicina al continente americano, la Groenlandia è una colonia danese dal 1814. Nel tempo ha poi ottenuto lo <i>status </i>di regione e nel corso della sua storia ci sono stati tanti referendum per definire le sue autonomie e i suoi rapporti con la <strong>Danimarca</strong>. Le date principali riguardano il 1979, con la concessione dell’autogoverno e il 2009, anno a partire dal quale la monarchia danese mantiene il controllo soltanto in materie di politica estera, difesa, funzioni di polizia e potere giudiziario. A ciò va aggiunto che la popolazione locale, gli <i>inuit, </i>hanno cittadinanza danese e utilizzano come valuta la corona danese. «Il premier della Groenlandia <strong>Mute B. Egede</strong> e il suo partito spingono per l’indipendenza e lui è molto popolare tra gli <strong><i>inuit</i></strong>», spiega a <i>Magzine </i><strong>Charlotte Sylverstersen</strong>, giornalista che corrisponde dall’Italia per diverse testate danesi. «Negli ultimi anni sta aumentando uno spirito di appartenenza e indipendenza: ad esempio, molti giovani <i>inuit </i>stanno riprendendo la tradizione di tatuarsi simboli della loro cultura in faccia e sul corpo».</p>
<p>Sono comportamenti che, ben oltre la direzione politica intrapresa dal piccolo governo della Groenlandia, si spiegano anche alla luce dei rapporti tesi con la madrepatria: «Ci sono stati alcuni episodi storici – prosegue la Sylvestersen – che hanno diffuso negli <em>inuit </em>l’idea che i danesi fossero dei colonizzatori: esiste una causa legale verso la Danimarca perché, secondo le accuse, tra 1966 e 1975 a molte donne della Groenlandia fu impiantata, a loro insaputa, una spirale anti-concezionale per contrastare l’aumento della popolazione locale. Prima ancora, molti giovani <i>inuit </i>furono mandati in Danimarca a studiare ma in realtà molti di loro non sono più tornati a casa, subendo un autentico sradicamento dai loro peculiari usi e costumi – come ad esempio vivere in famiglie allargate – imponendo loro la cultura e le tradizioni danesi».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nonostante questi precedenti e la parziale autonomia di governo, la Groenlandia dipende soprattutto sul piano economico dalla Danimarca: «La Groenlandia costa un miliardo di euro l’anno alla Danimarca, quasi 12mila euro a persona per ogni <i>inuit</i>», prosegue la corrispondente. «La pesca come principale attività non basta a garantirne l’autosufficienza economica. Il turismo è complicato per via dell’assenza di infrastrutture adeguate e del territorio ampio e dispersivo. Ci sono anche problemi di natura sociale, come l’alcolismo o casi di abusi sessuali, senza contare che in molti settori della vita pubblica non c&#8217;è personale a sufficienza».</p>
<p>Le parole di Trump hanno acceso il dibattito pubblico in Danimarca. Il riflesso di ciò si avverte nei sondaggi: in uno di questi, a cura di <i>Voxmeter, </i>il 64% dei danesi intervistati sostiene che è meglio che la Groenlandia rimanga sotto il controllo danese, mentre il 58% sostiene che, qualora gli <i>inuit</i> facessero un referendum a breve e optassero per l’indipendenza, il Parlamento danese dovrebbe accettarla. Risultati che sembrano contraddittori e che manifestano una certa polarizzazione interna sul tema: «Come danesi, abbiamo fatto dei danni a livello storico ma è come se ci fosse ancora questo diffuso senso di “paternalismo” nei confronti degli <i>inuit</i>. E’ un po’ come il papà che dice al figlio che non è ancora maturo per andare avanti da solo», commenta Sylvestersen.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Oltre all’opinione pubblica, le <i>avances </i>di Trump sulla terra degli <i>Inuit </i>hanno agitato la politica danese. Se la premier Frederiksen ha avuto un colloquio telefonico con Trump, non si è fatta attendere neanche la reazione del sovrano Federico X, che ha subito aggiornato lo stemma reale inserendo i simboli di Groenlandia e Far Oer: «Lui ci tiene molto alla Groenlandia perché ha avuto l’opportunità di vivere lì, avendo fatto parte della speciale “Pattuglia Sirio”, lì operativa e in forza alla Marina militare danese», spiega la giornalista, che poi conclude: <mark class='mark mark-yellow'> «Sebbene non sia la prima volta che gli Stati Uniti siano interessati alla Groenlandia, non va dimenticato che appartiene a un membro della Nato. Da danese, leggere quelle dichiarazioni (di Trump, <i>ndr</i>) è una cosa che fa male, considerando che gli Stati Uniti sono un Paese alleato». </mark></p>
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		<title>Groenlandia, storia di una terra fredda</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 18:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Bertolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella grande isola che nei planisferi viene colorata di bianco ha attirato l’attenzione di tutto il mondo negli ultimi giorni. Dopo le dichiarazioni di Trump sugli interessi internazionali degli Stati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5809" height="3873" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/Vista_panoramica_della_citta_di_Ilulissat_in_Groenlandia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vista_panoramica_della_citta_di_Ilulissat_in_Groenlandia" /></p><p>Quella grande isola che nei planisferi viene colorata di bianco ha attirato l’attenzione di tutto il mondo negli ultimi giorni. <mark class='mark mark-yellow'>Dopo le dichiarazioni di Trump sugli interessi internazionali degli Stati Uniti, la Groenlandia è diventata argomento di dibattito.</mark> Non è la prima volta che il presidente si esprime in merito all’isola più grande del mondo: già nel 2019 il tycoon aveva espresso l’intenzione di acquistare questa terra, sia per interessi geopolitici, sia per la sua ricchezza mineraria e petrolifera.</p>
<p>Tuttavia, <strong>non è il primo presidente americano a mostrare interesse verso la Groenlandia</strong>: nel 1946, infatti, <strong>Truman</strong> era disposto ad offrire 100 milioni di dollari per avere questo territorio, considerato strategico per gli equilibri della <strong>guerra fredda</strong>. Non tutti sanno, infatti, che durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno fondato diverse <strong>basi militari</strong> sull’isola per contrastare le forze nemiche: ad oggi ne sopravvive solo una, quella di <strong>Thule</strong>, che esercita un impatto notevole sulla popolazione locale.</p>
<p>Sebbene l’isola sia <strong>dipendente sotto il punto di vista finanziario dalla Danimarca</strong>, la sua ricchezza naturale attrae non solo gli Stati Uniti ma anche altre potenze: la <strong>Cina</strong>, infatti, ha investito in infrastrutture per consolidare la sua influenza e per trarre vantaggi dallo scambio di merci con il paese.</p>
<div id="attachment_77178" style="width: 832px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/1736520162-aereo-trump-groenlandia.jpg"><img class="wp-image-77178 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/1736520162-aereo-trump-groenlandia-1024x512.jpg" alt="L'aereo di Donald Trump Junior, in visita in Groenlandia lo scorso 7 gennaio. (Emil Stach/Ritzau Scanpix via AP)" width="832" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;aereo di Donald Trump Junior, in visita in Groenlandia lo scorso 7 gennaio. (Emil Stach/Ritzau Scanpix via AP)</p></div>
<p><strong>La storia della Groenlandia</strong></p>
<p>Terra di ghiacci e misteri, non è solo la più grande isola del mondo ma anche un microcosmo di tensioni geopolitiche, culturali e sociali. La sua storia moderna è intrinsecamente legata alla Danimarca, che ha lasciato un&#8217;impronta profonda e spesso controversa sul tessuto della società groenlandese.</p>
<p>Nel <strong>1721</strong>, il missionario <strong>Hans Egede</strong> arrivò in Groenlandia, con il duplice obiettivo di cristianizzare la popolazione inuit e riaffermare il controllo della Danimarca su un territorio che era stato teatro delle esplorazioni vichinghe di <strong>Erik il Rosso nel X secolo</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>La Danimarca consolidò il proprio dominio sull&#8217;isola nel 1814, dopo la dissoluzione dell&#8217;unione con la Norvegia, trasformando la Groenlandia in un avamposto per le sue ambizioni artiche.</mark></p>
<p>Ma questa relazione non è stata priva di ombre. <strong>Tra gli episodi più drammatici si annovera il rapimento di venti bambini inuit negli anni Cinquanta</strong>, parte di un esperimento sociale danese volto a creare un&#8217;élite groenlandese occidentalizzata. Questi bambini, strappati alle loro famiglie e portati in Danimarca, vennero cresciuti in istituzioni dove persero il contatto con la loro cultura e identità. Solo molti anni dopo, il governo danese ha espresso scuse formali, anche se <strong>per molti groenlandesi il trauma rimane indelebile.</strong></p>
<p>Un&#8217;altra ferita aperta riguarda le <strong>spirali anticoncezionali impiantate forzatamente su migliaia di donne groenlandesi negli anni Sessanta e Settanta</strong>, parte di un programma di controllo delle nascite promosso dalla <strong>Danimarca</strong>. Questo intervento, giustificato come una misura per il &#8220;bene&#8221; della popolazione, ha lasciato profonde cicatrici fisiche e psicologiche, alimentando il risentimento verso l&#8217;ex potenza coloniale.</p>
<div id="attachment_77300" style="width: 648px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/Statue_of_Hans_Egede_Nuuk.jpg"><img class="wp-image-77300 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/Statue_of_Hans_Egede_Nuuk.jpg" alt="Statua di Hans Egede a Nuuk" width="648" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Statua di Hans Egede a Nuuk</p></div>
<p>A causa di questi eventi nel <strong>1979</strong> ci fu <strong>l&#8217;istituzione dell&#8217;autonomia interna</strong>. Per la prima volta, i groenlandesi poterono gestire molte delle loro questioni locali, un passo simbolico e pratico verso l&#8217;emancipazione. Nel <strong>2009</strong>, un referendum ampliò ulteriormente i poteri del governo locale, conferendo alla Groenlandia il <strong>controllo sulle sue risorse naturali</strong>. Tuttavia, l&#8217;indipendenza totale è ancora un obiettivo lontano. Il Primo Ministro groenlandese, <strong>Múte Bourup Egede</strong>, ha <a href="https://www.fanpage.it/esteri/il-leader-della-groenlandia-risponde-a-trump-pronti-a-collaborare-ma-non-siamo-in-vendita/" target="_blank">dichiarato recentemente</a>, anche in merito alle dichiarazioni di Trump: “I groenlandesi non vogliono essere né americani né danesi”.</p>
<p>Non tutti, però, vedono un futuro luminoso. Il legame economico con la Danimarca rimane stretto: <strong>circa il 60% del budget governativo groenlandese proviene dai sussidi danesi</strong>. “La decisione sull’indipendenza spetta alla stessa Groenlandia”, <a href="https://www.reuters.com/world/danish-pm-tells-trump-it-is-up-greenland-decide-independence-2025-01-15/" target="_blank">ha affermato</a> la premier danese <strong>Mette Frederiksen. </strong>Leggendo tra le righe sembrerebbe che il governo non obbliga l&#8217;isola a stare sotto il controllo della corona.</p>
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<p><strong>Le ferite del capitalismo e il futuro dell’isola</strong></p>
<p>Con l&#8217;arrivo del capitalismo, la Groenlandia ha visto un cambiamento radicale nel proprio tessuto sociale. La modernizzazione economica ha portato benefici, ma anche gravi conseguenze. <strong>Il tasso di suicidi è tra i più alti al mondo</strong>: secondo un <a href="https://bmcpsychiatry.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12888-023-04675-2">recente studio</a> ci sono <strong>più di 50 casi ogni 100mila abitanti.</strong> L&#8217;alcolismo è una piaga diffusa, alimentata dalla disoccupazione, dall&#8217;isolamento e dalla perdita di identità culturale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le città groenlandesi, un tempo centri di tradizioni millenarie, sono diventate luoghi di alienazione. Giovani senza prospettive si ritrovano intrappolati in una spirale di violenza domestica e abuso di sostanze. Molti sognano di lasciare l&#8217;isola per cercare opportunità in Danimarca o altrove, ma pochi trovano realmente una via d&#8217;uscita.</mark></p>
<p>Aggiungiamo anche che lo <strong>scioglimento dei ghiacci artici</strong>, accelerato dal cambiamento climatico, <strong>sta ridefinendo il ruolo della Groenlandia nel panorama geopolitico mondiale</strong>. Con l&#8217;apertura di nuove rotte marittime attraverso l&#8217;Artico, l&#8217;isola è diventata un nodo cruciale per il commercio internazionale e un punto di accesso strategico alle risorse naturali. <strong>La competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia per avere una presenza nell&#8217;area artica pone la Groenlandia al centro di una partita globale.</strong></p>
<p>La popolazione locale rimane divisa. Alcuni vedono nell&#8217;estrazione di minerali una via per l&#8217;indipendenza economica, mentre altri temono che questa strada possa distruggere l&#8217;ambiente e le tradizioni che rendono unica la Groenlandia.</p>
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