A metà marzo, già in piena quarantena, una decisione potenzialmente rivoluzionaria del procuratore di Trento Sandro Raimondi è passata sorprendentemente in sordina. Nonostante la pandemia abbia fermato gran parte delle attività dei tribunali, infatti, questo non vale per le urgenze, ed è così chela procura di Trento è arrivata a stabilire che, in caso di violenza domestica, non saranno più le donne e i bambini a dover lasciare la casa, ma verranno trasferiti i mariti violenti. «È una rivoluzione forte che sicuramente sarà usata come precedente per scardinare un sistema che è inceppato da questo punto di vista», commenta Andrea Catizone, avvocatessa specializzata in diritto di famiglia e dei minori e presidentessa dell’associazione Family Smile.

In un momento in cui uscire di casa è più che mai complicato, infatti, la prospettiva di dover abbandonare la propria casa per sfuggire ad un uomo violento spinge molte donne a non denunciare.Dal 21 febbraio ad oggi, otto donne sono state uccise in casi rubricati dal gip come “femminicidi”. Questi i loro nomi: Lorena, Alessandra, Gina, Irina, Irma, Barbara, Viviana, Bruna. E molti molti di più sono gli episodi di maltrattamenti, in alcuni casi diventati tentati omicidi.

Dal 21 febbraio ad oggi, otto donne sono state uccise in casi rubricati dal gip come “femminicidi”. E molti molti di più sono gli episodi di maltrattamenti, in alcuni casi diventati tentati omicidi.

«Le vittime parlano a noi avvocati delle violenze ma poi dicono “non posso uscire; devo stare in casa; non saprei a chi lasciare i figli”» spiega l’avvocatessa Catizione, sottolineando anche la particolare gravità dei casi in cui sono coinvolti anche i figli: «Quando i minori assistono ad una violenza domestica l’ordinamento penale ha previsto uno specifico tipo di reato ulteriore rispetto a quello di maltrattamenti, percosse o ingiurie, ovvero quello di violenza assistita nei confronti dei figli».

È in questo contesto che la decisione della procura di Trento rappresenta una grande opportunità e può spingere molte donne a farsi coraggio e denunciare.«Spesso le donne non denunciano anche perché non hanno dove andare, e si ritrovano senza nulla e senza la possibilità di un mantenimento economico. Il fatto di poter restare a casa con i figli e allontanare l’uomo violento potrebbe essere una soluzione ideale». La speranza, in altre parole, è quella espressa dall’ufficio politiche di genere della Cgil, ovvero di estendere la decisione della procura di Trento a tutte le altre procure italiane.

L’avvocatessa Andrea Catizone: «Le donne non denunciano perché non hanno dove andare, e si ritrovano senza nulla e senza la possibilità di un mantenimento economico. La possibilità di poter restare a casa con i figli e allontanare l’uomo violento, come ha stabilito una recente sentenza, potrebbe essere una soluzione ideale»

Al di là delle novità nel campo giuridico, però, è vitale in questo periodo mantenere quotidianamente l’impegno di difendere i più fragili, ed il mondo giuridico nel proprio complesso – ci tiene a sottolineare Andrea Catizone – non ha abbandonato chi è in pericolo: «E’ tutto molto più complicato perché non ci si può muovere, ma l’avvocatura e le istituzioni sono presenti. Sulle emergenze che riguardano la vita di minori e delle donne non si è fermato nessuno».

Il numero telefonico 1522 garantisce sempre assistenza alle donne che subiscono violenza, e lo stesso vale per la app You Pol, utile, spiega Catizone, nei casi in cui le donne «non hanno la possibilità materiale di effettuare una chiamata e denunciare gli abusi».

Le case rifugio e i centri antiviolenza, poi, si stanno ingegnando non solo per restare aperti, ma anche per risolvere le difficoltà aggiuntive legate alla necessità di effettuare il tampone sulle donne da ospitare e proteggere: «Diverse case rifugio hanno trovato accordi con alberghi momentaneamente vuoti per poter ospitare temporaneamente le donne a rischio in attesa del tampone e fin tanto che non si trovano sistemazioni stabili».

Tra numerose difficoltà,grazie agli sforzi condivisi di tutti i professionisti nel campo giuridico e sociale, le denunce negli ultimi giorni sembrano essere aumentate. Un trend positivo, che Andrea Catizone ritiene essere un requisito indispensabile per la difesa di un diritto umano fondamentale: «Anche in questi giorni di quarantena, la sola possibilità per fermare la violenza su di sé e sui propri figli è denunciare».