Sara Kamal, una donna siriana in fuga dalla guerra. Una profuga. Il viaggio come unica speranza di salvezza e l’Italia, terra di approdo e transito. Questi gli elementi di Respiro, un cortometraggio scritto e diretto da Andrea Brusa e Marco Scotuzzi e prodotto da Andrea Italia. Questo piccolo film, spietato e poetico, presentato in anteprima mondiale all’Ischia Film Festival 2016,  entra ora nella cinquina dei Nastri D’Argento 2017, selezionato tra 140 cortometraggi italiani.

Le due protagoniste, la profuga e la trafficante, incrociano le loro esistenze per pochi minuti. Il tempo ambiguo e sospeso di una scelta senza ritorno. Oltre la coscienza e la disperazione. Nell’arco stretto e claustrofobico di un respiro, fino alla fine del mondo.

Andrea Italia – © Alessandra Lanza

Andrea Italia, cosa l’ha affascinata della storia di Respiro?

L’intensità e la durezza della realtà che la storia racconta mi hanno completamente coinvolto fin da subito. Andrea e Marco erano entusiasti del progetto ed era già da parecchio tempo che volevamo raccontare una storia come questa. Ne sono rimasto colpito e letteralmente senza fiato già alla lettura della prima sceneggiatura.

È difficile per un produttore oggi scommettere su progetti di questo tipo?

Non è difficile puntare su progetti come questo quando si lavora con persone preparate ed entusiaste come Andrea e Marco. Sono stati molto bravi a trasmettermi l’importanza della storia e a coinvolgermi nella loro visione. Sono due registi che hanno le idee chiare e si interessano a storie che non sono mai semplici. Questa scelta e questa visione ci accomunano profondamente.

Come avete lavorato a questo corto? Immagino che la dimensione emozionale fosse molto forte.

Ne abbiamo parlato tanto e ci siamo interrogati su quale potesse essere la chiave giusta per trasmettere la storia allo spettatore. Così come era stato per noi, volevamo che il pubblico venisse colpito nel modo più diretto possibile, senza fronzoli, con un vero e proprio pugno nello stomaco che lo avrebbe lasciato senza fiato. Questo è il vero punto di forza di Respiro.

Laura Tombini sul set – © Alessandra Lanza

Lei parla spesso del grande coinvolgimento del pubblico di Respiro. L’ha sorpresa in un tempo in cui i populismi impugnano il fenomeno migratorio come un’arma politica?

Devo dire di no, non mi ha sorpreso il coinvolgimento del pubblico ed era proprio quello che volevamo ottenere con questo progetto. Respiro prima di tutto racconta la storia di una donna e del suo istinto di sopravvivenza. Il fenomeno migratorio in questo caso è solo lo sfondo della storia. Credo sia davvero molto facile entrare in empatia con il nostro personaggio e immedesimarsi con le sue paure e angosce indipendentemente dal fatto che provenga dalla Siria o da qualsiasi altro luogo.

Respiro è nella cinquina finalista dei Nastri D’Argento 2017. Quando si riceve una notizia come questa si è più felici o più spaventati?

È stato incredibile, un’emozione grandissima già essere stati inseriti nei 35 corti di fiction in concorso per i Nastri d’Argento. Da lì poi è stato un susseguirsi di belle notizie, prima entrando nei migliori 12 e, infine, nella cinquina dei finalisti. “Respiro” è un piccolo progetto, realizzato con pochissimi soldi e tantissimo lavoro. Le persone che hanno partecipato ci hanno messo l’anima e questo risultato è un riconoscimento bellissimo che nobilita l’impegno di tutti. Ci servirà da carica per la realizzazione del nostro prossimo progetto.

Andrea Brusa e Marco Scotuzzi

Andrea Brusa e Marco Scotuzzi

Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, registi e sceneggiatori, la vicenda raccontata in Respiro prende le mosse da una storia che avete conosciuto realmente?

Nell’estate del 2015 tutti i giorni uscivano notizie su profughi che venivano fermati mentre cercavano di superare il confine italiano nei modi più drammatici. Siamo rimasti molto colpiti da un articolo in particolare che raccontava di un camion bloccato dalla polizia a Ventimiglia con quattro siriani nascosti dentro casse di legno. I trafficanti li avevano chiusi come fossero dentro delle bare.

La storia personale riesce a umanizzare la narrazione di un fenomeno di solito giocata sulla retorica dei numeri?

Le storie di questi viaggi estremi e disperati per superare i confini venivano riproposte continuamente. Migranti nascosti nei motori delle auto, nelle celle frigorifere dei container… Ormai sembrava la normalità. Abbiamo deciso di concentrarci su uno di questi viaggi e mettere in scena gli ultimi minuti prima della partenza, proprio per cercare di viverlo e di capire lo stato d’animo della nostra protagonista. La speranza che si mescola con il terrore, con la paura di lasciare la propria vita in balia di trafficanti senza scrupoli.

Vi sembra che la tragedia del popolo siriano possa beneficiare del linguaggio cinematografico, trovando una diversa angolazione di racconto?

Il cinema deve mostrare punti di vista alternativi, sconosciuti, inaccessibili al pubblico. Se riesce a farlo in modo convincente può avere un ruolo chiave nel superare le letture semplicistiche e superficiali su fenomeni così complessi.

Still da "Respiro"

Still da “Respiro”

Come si è snodato il lavoro di scrittura? E le riprese? Avete ricercato una “estetica” precisa o la storia aveva un suo fluire quasi obbligato? E il vostro rapporto con gli interpreti?

Abbiamo scritto la sceneggiatura di getto, in tre notti. Ci siamo focalizzati sul confronto tra la profuga e la trafficante. Quello era il cuore della storia. Abbiamo scelto come inquadratura di riferimento la soggettiva della protagonista proprio per permettere al pubblico di vivere dal primo secondo il dramma della profuga. Siamo stati fortunati perché abbiamo lavorato con due attrici strepitose. Laura Tombini oltre ad aver interpretato benissimo una parte difficile come quella della trafficante, doveva recitare in arabo, lingua che ovviamente non conosceva. Ha imparato i suoni di tutte le battute in una settimana, arrivando prontissima sul set. Zena Abram lavora come cooperante in diversi centri d’accoglienza di Milano. L’abbiamo conosciuta mentre ne visitavamo uno. La passione e l’umanità con cui ci ha raccontato le storie dei migranti ci hanno colpito così tanto che abbiamo subito capito che non poteva che essere lei ad interpretare la parte della protagonista. Questo è il secondo progetto che giriamo insieme e la sua presenza per noi è stata fondamentale per far sì che le storie avessero quell’autenticità che vogliamo trasmettere al pubblico.

 

Il trailer di Respiro è visibile a questo link:
⇒ https://vimeo.com/155147992