Quando la società rivale Chevron se ne andò a metà 2015, vendendo tutti i propri interessi operativi nelle acque del Mar Cinese Meridionale al largo del Vietnam, Rex Tillerson, con la sua ExxonMobil, era rimase l’unico americano deciso a voler sfruttare i giacimenti di gas e petrolio in quella zona, sfidando apertamente l’impero del Dragone. In quelle acque infatti la Cina ha ormai stabilizzato la sua presenza occupandole – anche militarmente – e costruendo degli isolotti artificiali divenuti delle vere e proprie fortezze.

Nemmeno la sentenza del tribunale internazionale dell’Aja, che a luglio 2016 stabilì – a seguito della rivendicazione del 2013 su alcune isole da parte delle Filippine – che non vi sono basi legali a sostegno delle rivendicazioni territoriali cinesi in quelle acque, impedì alla Cina di interferire con la propria presenza su importanti vie commerciali e sull’attività di pesca a cui hanno diritto gli altri Stati che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale. L’attuale segretario di Stato americano Rex Tillerson si è sempre ritagliato uno spazio da quelle parti. Dalla collaborazione di Exxon con l’indonesiana Pertamina sulla riserva di gas naturale di Natuna, a quando nel 2009 la Exxon comprava i diritti per esplorare 5,7 milioni di ettari di mare al largo del Vietnam. L’operazione, rivelata da documenti diffusi da Wikileaks, consisteva in una collaborazione con Petrovietnam, la principale compagnia petrolifera dello Stato di Hanoi. Da quelle esplorazioni nacque il progetto del “Blue Whale”, un condotto per il gas naturale a 80 km dalle coste vietnamite. Proprio l’ormai ex segretario di Stato americano John Kerry, durante una visita in Vietnam, ha annunciato lo scorso 13 gennaio un accordo da 5 milioni di dollari per la prosecuzione della costruzione del “Blue Whale”

Con l’avvento di Donald Trump il rischio di un conflitto d’interessi per Tillerson è altissimo dopo la nomina a nuovo segretario di Stato. In politica estera una delle questioni più spinose da affrontare per il nuovo presidente degli Stati Uniti sarà la disputa con Pechino sul Mar Cinese Meridionale. Barack Obama durante il suo mandato non è mai riuscito a regolare i rapporti con la Cina e a trovare una soluzione. Nonostante le dichiarazioni e richiami pubblici, Pechino in questi mesi ha continuato a violare i diritti marittimi.

Le scelte di Trump in politica estera potrebbero sconvolgere gli equilibri. I rapporti tra i due Paesi sono tornati freddi dopo le dichiarazioni dello stesso Tillerson, durante la sua prima audizione al senato. “Dovremo mandare alla Cina un segnale chiaro, prima di tutto che fermi la costruzione di isole, poi che il suo accesso a queste isole non sia consentito” ha dichiarato. Dura la replica del Global Times, il giornale gestito del partito comunista cinese, che in un editoriale ha scritto: “Tillerson farebbe bene a rafforzare le strategie nucleari se vuole che una grande potenza nucleare retroceda dai suoi territori. La Cina ha sufficiente determinazione e forza per fare in modo che questo provocatore non abbia successo. A meno che Washington non abbia in programma una guerra su larga scala nel Mar Cinese Meridionale, eventuali altri tentativi per evitare l’accesso cinese alle isole sarebbero stupidi”. La soluzione più plausibile al momento sembra essere un blocco navale. La tensione tra questi due paesi è cresciuta poi dopo la telefonata di Trump a Tsai Ing-wen, leader del Taiwan, paese ribelle alle politiche estere della Cina.

L’amministrazione Obama non è mai riuscita a prendere una posizione definitiva sulla questione mantenendosi sempre neutrale. Il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che la Cina “continuerà a risolvere le dispute in maniera pacifica attraverso consultazioni con le parti direttamente coinvolte”. Pechino vorrebbe poi che gli Stati Uniti giocassero un “ruolo costruttivo” nel portare stabilità e pace nella regione evitando uno scontro frontale. In un comunicato Washington ha ribadito che “gli Stati Uniti lavoreranno con tutti i paesi della regione per far rispettare i principi delle leggi internazionali, la libertà di Commercio, e la libertà di navigazione e sorvolo”. “I due paesi dovrebbero seguire i principi del non-conflitto, del non-confronto, del rispetto reciproco e della cooperazione win-win, approfondendo la fiducia reciproca e la collaborazione e gestendo e controllando le loro differenze in maniera costruttiva, in modo da spingere verso lo sviluppo continuo, solido e stabile di legami bilaterali” ha concluso Xi Jinping. Lo scenario ora potrebbe essere completamente stravolto con l’insediamento di Trump.