La tensione tra Russia e Ucraina si accresce dopo l’attacco, portato da una nave russa a tre navi ucraine, che avrebbero sconfinato in acque russe nel Mare di Azov, ha lasciato 8 marinai feriti, di cui due gravemente. La marina russa afferma di aver sparato prima alcuni colpi di avvertimento, mentre l’Ucraina smentisce, per poi procedere allo speronamento.

Questo è un ulteriore  episodio che solo intensifica l’inimicizia sul piano diplomatico, mentre gli scontri nella regione del Donbass continuano. L’Unione Europea e la Nato hanno pubblicato due comunicati in cui esprimono pieno appoggio al governo ucraino dopo l’accaduto. Gli alleati occidentali hanno inoltre chiesto spiegazioni su quanto accaduto alla Federazione Russa. Il governo ucraino si trova nel frattempo ad un passo dalla dichiarazione dello stato di guerra. Il presidente Poroshenko ha allertato i suoi ministri per una chiamata straordinaria del Parlamento che ha approvato l’introduzione della legge marziale per una durata di 30 giorni.

Non si è fatta attendere la replica degli Stati Uniti che hanno chiesto la cessazione della condotta illegale che la Russia sta mantenendo e la riapertura alla libera navigazione dello stretto. Una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è tenuta negli scorsi giorni per facilitare una de-escalation delle tensioni. AFP riporta le dichiarazioni del ministro degli Esteri ucraino che parla di “un altro atto di aggressione armata da parte della Russia” e chiede “l’immediata restituzione dei vascelli e dei loro equipaggi”. 

Dati recenti riportano come la popolarità del presidente Vladimir Putin sia ai minimi storici in seguito alla contestata riforma sulle pensioni. Un calo non ai livelli di quello subito da Macron in Francia, ma lo stesso rilevante per un personaggio la cui immagine ha sempre goduto di ottima salute in terra natia. “La sensazione è che Putin stia cercando di mostrare i muscoli per spostare l’attenzione su una questione nazionalista”, afferma Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Aseri, l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali. Il tentativo di creare un incidente diplomatico per dimostrare agli ucraini che l’orso russo gode sempre di ottima forma.

Quello che in precedenza era uno stretto condiviso, la navigazione delle acque del Mar d’Azov da parte dei due paesi è riportata nel Trattato di Kerč’ siglato nel 2003 e tutt’ora in vigore, ora è in mano russa e la sua marina può bloccarne il transito in maniera attiva. Fonti ucraine riportano che, previo a quanto accaduto, una petroliera russa stesse bloccando il passaggio nello Stretto e che diversi velivoli appartenenti all’aviazione sovietica sorvolassero l’area.

“Al momento la situazione è molto complicata – afferma Parsi -. È possibile che ora l’esercito ucraino reagisca con azioni di rappresaglia sulle postazioni russe, come un bombardamento”. Questo servirebbe da pretesto per i russi per continuare le ostilità e il risultato finale sarebbe un’escalation di violenza. L’accaduto rappresenta anche un grave violazione dell’Unclos, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, in quanto è stata commessa una violazione della acque territoriale ucraine. Quanto successo non è altro che un altro tassello che si somma a quanto sta accadendo nella regione del Donbass da più di quattro anni, dove la sovranità di uno stato legittimo è stata più volte violata.