Due settimane fa, il 14 gennaio, in videochiamata con il presidente Zelensky in seguito all’attacco missilistico a Dnipro, il primo ministro britannico Rishi Sunak ha assicurato che avrebbe inviato dei carri armati di tipo Challenger 2 in aiuto alle truppe ucraine. L’annuncio seppur un po’ vago, dato che non erano stati specificati né i tempi né il numero esatto, avrebbe indotto prima gli Stati Uniti e poi la Germania – anche sotto l’insistenza della Polonia – a prendere una decisione definitiva: 45 carri armati in totale14 Leopard 2 dalla prima e 31 M1 Abrams dai secondi – arriveranno fra marzo e aprile sul fronte ucraino. Dopo aver esitato mesi per via delle possibili ripercussioni da parte della Russia, Biden e Scholz hanno ceduto. A ruota si è unito anche il Canada che proverà a fornire l’Ucraina di carri armati già entro la fine di febbraio. La Russia ha risposto con nuovi attacchi missilistici sulle infrastrutture energetiche e sono rimaste al buio almeno tre regioni, fra cui quella di Kiev.

Secondo il generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della difesa, ora l’ago della bilancia starà nell’insegnare e poi imparare a utilizzare correttamente le attrezzature che arriveranno sul fronte. “Dipenderà dal numero di carri armati che verranno consegnati e, soprattutto, dalle capacità di addestrare rapidamente gli equipaggi ucraini a impiegarli in modo ottimale”.

Qual è il loro vantaggio?

Sono mezzi sicuramente molto moderni, equipaggiati con sistemi e dotazioni molto aggiornate, dal punto di vista delle comunicazioni, del tiro, del puntamento. Sono carri armati molto veloci, che possono arrivare oltre ai 70 km/h. E possono anche sparare in movimento, cosa che non è per tutti i carri presenti sul terreno. Quindi è chiaro che possono dare un buon vantaggio tattico soprattutto se impiegati con abilità e integrandoli con le altre componenti sul campo – le truppe a terra, la fanteria, le truppe blindate, i mezzi aerei, gli elicotteri. Poi contano anche i numeri giusti: è chiaro che non possano essere 10 carri armati a fare la differenza.

I tank europei sono superiori a livello tecnologico rispetto a quelli russi?

I due di cui si è fatto il nome, i Leopard 2 e i Challenger 2, sono mezzi allo stato dell’arte. Invece, i russi sono stati costretti a impiegare anche carri di vecchia generazione, come i T-62, e diciamo che giocano in un campionato inferiore.

Quindi se l’invio dei carri armati avrà successo, Regno Unito, Germania e Stati Uniti potrebbero continuare a inviarne altri?

Certo.

E pensa che sia una strategia che può durare a lungo termine?

È una strategia che deve durare. Poi ci sono situazioni di carenze di materiali che vengono consumati sul campo di battaglia ma che non possono essere rimpiazzati immediatamente. Ma non c’è dubbio che il supporto alle truppe di Kiev deve continuare per quanto è possibile e in modo massiccio per indurre il Cremlino a riconsiderare la propria versione. Mi rendo conto che è una posizione del tutto politica, e me ne assumo tutte le responsabilità, ma io sono dell’opinione che l’aggressione russa debba essere respinta.

Invece, per quanto riguarda la posizione dell’Italia, stiamo istruendo l’Ucraina con informazioni di intelligence e sistemi satellitari. Che cosa significa nel concreto?

In una guerra, o in una qualsiasi operazione militare, prima ancora di avere una grande capacità di fuoco, di cannoni, di soldati, conta la qualità dell’informazione di cui si dispone; quella che in inglese si chiama “situational awareness”, la “consapevolezza della situazione”. Tutto quello che può incrementare questa consapevolezza contribuisce in modo determinante al successo o all’insuccesso di un’operazione. Se io so esattamente dove sta il nemico posso indirizzare contro di lui le mie capacità militari. Altrimenti sparo alla cieca e l’efficacia della mia azione è minima rispetto a quello che invece potrei ottenere se avessi un’informazione precisa.

E per quale motivo l’Italia non ha dato disponibilità di armeria di questo tipo?

Perché non abbiamo a disposizione carri armati adeguati per questa situazione. Le nostre forze corazzate sono ridotte ai minimi termini con mezzi che non sono stati ancora aggiornati per poter essere impiegati con qualche successo in combattimento.