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	<title>magzine &#187; Usa 2020</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Fiona ed Ellie, un&#8217;America spaccata in due</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 05:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Barra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[donald trump]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
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		<description><![CDATA[Le presidenziali Statunitensi sono agli sgoccioli e si configurano come le elezioni dei record e delle continue sorprese. Con 290 voti – contro i 232 dell’uscente Donald Trump – Joe ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="6912" height="4160" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/pexels-pixabay-290386.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa 2020" /></p><p>Le presidenziali Statunitensi sono agli sgoccioli e si configurano come le elezioni dei record e delle continue sorprese. <mark class='mark mark-yellow'>Con 290 voti – contro i 232 dell’uscente Donald Trump – Joe Biden ha ottenuto la nomina come presidente degli Stati Uniti d’America</mark>, aggiudicandosi anche il titolo di candidato più votato di sempre. Il democratico è, inoltre, il terzo ad aver vinto le elezioni senza vincere l’Ohio dal 1900: prima di lui solo Franklin D. Roosevelt e John F. Kennedy.</p>
<p>Una sfida sudata, che ancora vede in atto il<mark class='mark mark-yellow'>riconteggio dei voti in Georgia, uno dei cosiddetti “swing states”</mark>. Questi stati, detti anche “battleground states” – ovvero stati indecisi – sono quelli in cui si consuma effettivamente la sfida elettorale. Nel 2020, oltre la Georgia e l’Ohio, sono stati: Arizona, Florida, secondo distretto congressuale del Maine, Minnesota, Michigan, Nebraska, Nevada, North Carolina, Pennsylvania, Wisconsin e New Hampshire. Fatta esclusione della Florida che è andata a Trump, Biden si è aggiudicato il cosiddetto “Big Four” (composto da Florida, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin), considerato decisivo per il risultato delle elezioni presidenziali di quest’anno. La ragione di questa tesi è che i quattro stati sopracitati siano passati ai repubblicani nel 2016 solo per un punto percentuale o meno.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/pexels-andrew-neel-5821296.jpg"><img class="alignnone wp-image-48321 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/pexels-andrew-neel-5821296-1024x682.jpg" alt="usa 2020" width="1024" height="682" /></a></p>
<p>A elezioni concluse e dopo tutte le cose che abbiamo sentito dire da politici, esperti e giornalisti, ci è sembrato doveroso sentire il parere dei giovani che dovranno fare i conti con i risultati di queste elezioni. In particolare,<mark class='mark mark-yellow'>abbiamo parlato con Ellie Willard e Fiona Flaherty, due praticanti giornalisti dell’Arizona State University</mark>. Entrambi si dicono soddisfatti per il risultato, “con la speranza che lo slancio verso il cambiamento in questa nazione continui anche sotto il presidente democratico”, specifica Ellie. Sempre lei, definisce<mark class='mark mark-yellow'>la campagna elettorale fatta dai due candidati “molto intensa e abrasiva”</mark>. Le pubblicità sono state pervasive e i candidati non si sono preoccupati di insultare – anche facendo riferimento ad aspetti personali e non politici – l’avversario: “si trovavano prima di ogni video di YouTube”. Quello che emerge dalle parole della ragazza è che Biden si sia sforzato di fare appello ai giovani promuovendo questioni come il debito universitario e la sostenibilità. Fiona, invece, sottolinea un aspetto strettamente legato all’attualità: il Covid-19. “Penso che entrambi i candidati abbiano fatto un buon lavoro, con la differenza che Joe Biden ha condotto una campagna molto più sicura visto il tempo di pandemia in cui ci troviamo”. In più, Fiona fa luce su un aspetto tanto consolidato nell’opinione pubblica, quanto interessante dal punto di vista sociale e culturale: “Penso che nessuno dei due candidati abbia davvero influenzato qualcuno, ma c&#8217;è stato un movimento interessante tra molti giovani democratici chiamato &#8220;Settle for Biden&#8221;. Si tratta di un gruppo di ex sostenitori di altri candidati democratici a cui non piace necessariamente Biden, ma non piace Trump.” Sono moltissimi, infatti, gli elettori che hanno votato spinti non da una forma di consapevolezza o ammirazione nei confronti del candidato democratico, ma da un cosiddetto <mark class='mark mark-yellow'>“Anti-Trumpismo”</mark> dilagante nel paese, specialmente all’indomani della pandemia.  I giovani statunitensi stanno dimostrando un forte spirito critico, riuscendo a scindere la felicità per la vittoria del candidato maggiormente in linea con le proprie ideologie e pensando al bene del proprio paese. Prima di fidarsi, infatti, vogliono “assicurarsi che sia responsabile e che mantenga le sue promesse politiche”.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/biden-trump-sempionenews.jpg"><img class="aligncenter wp-image-48322 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/biden-trump-sempionenews.jpg" alt="biden trump " width="888" height="444" /></a></p>
<p>Un altro motivo per il quale ricorderemo queste elezioni è la<mark class='mark mark-yellow'>transizione non pacifica e la mancata accettazione della sconfitta da parte di Donald Trump, che ha deciso di fare ricorso alla Corte Suprema per presunti brogli elettorali commessi dai democratici</mark>. Un’accusa molto pesante a cui Joe Biden ha risposto con toni altrettanto duri, affermando che anche lui è disposto ad andare sul penale pur di fare chiarezza sulla questione. Come osserva giustamente Ellie, “i voti considerati mancanti non avrebbero fatto una grande differenza perché la maggior parte dei voti che hanno decretato il risultati sono stati contati in modo corretto ed equo”. Seppur la questione rimane ancora aperta, Fiona sottolinea che – in quanto giornalista e ricercatrice – non ci sia alcuna prova di frodi elettorali di massa. E questo è stato confermato anche da molte agenzie di intelligence del paese. “Negli ultimi decenni ci sono stati alcuni piccoli casi di frode, ma nulla che minerebbe il processo democratico – dice, e continua –. Penso che gli sforzi di Trump per cercare di far pensare che sia una frode siano pericolosi”.</p>
<p>La questione ha le sue radici nella battaglia – iniziata anni fa – da Trump riguardo il <mark class='mark mark-yellow'>voto postale</mark>. Questa modalità è diffusa in America in 34 stati su 50 sin dai tempi della guerra civile e consente a chi ha difficoltà a recarsi nel seggio di riferimento – per disabilità o perché residente in zone rurali molto lontane – di votare a distanza. L’ex presidente ha sempre sostenuto che questa modalità, più permeabile alle frodi, minasse il processo democratico. Secondo Fiona, invece, “lo implementa, perché consente a queste persone di far sentire la propria voce, quando altrimenti non avrebbero potuto, soprattutto se si pensa a coloro che vivono nelle riserve dei nativi americani o nelle terre tribali”. Ellie ricorda che sono anche i militari e i cittadini che vivono all’estero a beneficiare del voto per corrispondenza.<mark class='mark mark-yellow'>“Ovviamente quando si ha un gran numero di elettori c’è sempre la possibilità di frode”, ma i benefici di aiutare le persone a votare in sicurezza – soprattutto durante una situazione pandemica come quella corrente – superano quest’eventualità</mark>.</p>
<p>Ma la vera domanda che in molti si fanno è: cosa si aspettano i cittadini americani dall’elezione di Joe Biden? Quali sono i dubbi? Quali le speranze? C’è chi è più fiducioso e chi lo è meno. E<mark class='mark mark-yellow'>Fiona e Ellie si configurano un po’ come l’emblema di un’America spaccata in due</mark>. Da un lato c’è chi non crede cambierà molto “se non per quanto riguarda la pandemia”. Dall’altro, invece, chi pensa che la situazione cambierà in meglio perché – nonostante sia difficile unificare un paese così diviso in questo momento – “è positivo che finalmente ci sia qualcuno che metta in primo piano la lotta alle disuguaglianze sociali che subiscono le persone di colore e  la comunità LGBTQ”. I punti interrogativi sono ancora tanti, ma i giovani statunitensi sanno che, per avere delle risposte, si dovrà aspettare ancora. L’importante, nel frattempo, è non smettere di sperare che “America” possa non essere soltanto sinonimo di grandi ricchezze e rapidi profitti, ma anche patria di diritti sociali e civili.</p>
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		<title>Usa 2020: una vittoria di misura in un Paese diviso</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2020 07:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Cozzaglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[donald trump]]></category>
		<category><![CDATA[Joe BIden]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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		<description><![CDATA[Donald Trump o Joe Biden? Chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca? Il votò verrà realmente contestato dinanzi alla Corte Suprema come ha minacciato il tycoon? Tutte domande che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="532" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/12818934-3x2-xlarge.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="12818934-3x2-xlarge" /></p><p>Donald Trump o Joe Biden? Chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca? Il votò verrà realmente contestato dinanzi alla Corte Suprema come ha minacciato il tycoon? Tutte domande che stanno tenendo l’America e il mondo con il fiato sospeso, soprattutto perché l’esito sarà deciso solo da alcuni stati chiave dove i due candidati rimangono testa a testa (sebbene Biden sembri in recupero grazie allo scrutinio del voto per posta): <strong>Arizona, Georgia, Nevada, North Carolina e Pennsylvania</strong>.</p>
<p>In attesa degli ultimi risultati, ci si comincia ad interrogare su quale America emerge dal voto e quali saranno le prospettive future indipendentemente dal vincitore. Su questo tema si è focalizzato l’evento virtuale “Presidenziali USA 2020: dall’elezione all’insediamento” organizzato dall’Ambasciata americana di Roma. Ad esso sono intervenuti <strong>Eric Terzuolo</strong> (ex diplomatico, docente di international relations presso l’American University School of International Service di Washington), <strong>Francesco Clementi</strong> (professore di diritto pubblico comparato all’Università degli Studi di Perugia), <strong>Gianluca Pastori</strong> (docente di storia delle relazione politiche tra Nordamerica e Europa presso l’Università Cattolica di Milano) e <strong>Francesca Longo</strong> (professoressa di scienza politica e sistema politico dell’Unione Europea dell’Università di Catania).</p>
<p>Sebbene lo scrutinio non sia ancora terminato, si nota come la partecipazione al voto sia stata impressionante, una delle più alte registrate in un paese dove tendenzialmente l’affluenza è più bassa. A questo dato positivo ne corrisponde uno negativo. <mark class='mark mark-yellow'>«Sia i repubblicani sia i democratici sono delusi e arrabbiati» &#8211; afferma Eric Terzuolo &#8211; «Non c’è stato un verdetto univoco degli elettori e non ci sarà. I risultati ci fanno vedere un’America profondamente divisa a livello nazionale, ma anche all’interno dei singoli stati».</mark> La delusione è maggiore per i democratici che si aspettavano un risultato netto, speranza alimentati dai sondaggi che anche quest’anno come nel 2016 ipotizzavano una “blue wave”, un’onda di voti per Joe Biden.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La delusione è maggiore per i democratici che si aspettavano un risultato netto, speranza alimentati dai sondaggi che anche quest’anno come nel 2016 ipotizzavano una “blue wave”, un’onda di voti per Joe Biden</span></p>
<p>Come mai i sondaggisti hanno nuovamente sbagliato le loro previsioni? Secondo Eric Terzuolo, è stato nuovamente sottovalutato l’elettorato pro Trump il quale spesso manifesta reticenza a professare il proprio sostegno politico in pubblico, salvo poi concretizzarlo nel segreto dell’urna. <mark class='mark mark-yellow'>Tuttavia i sostenitori di Trump non sono più soltanto i bianchi di ceto medio-basso e con istruzione media-superiore: per Eric Terzuolo, il tycoon ha avuto un discreto successo presso i latinoamericani (un elettorato tendenzialmente conservatore su certi temi) e anche una certa porzione degli afroamericani è stata attratta dalle sue promesse.</mark></p>
<p>Le divisioni del popolo americano si sono riflesse anche sulla diversa modalità di voto: i repubblicani hanno preferito recarsi alle urne durante l’election day, mentre i democratici hanno privilegiato il voto per posta. Quest’ultimo, incoraggiato dai timori per la pandemia da Covid-19 (che nel paese ha fatto oltre 300mila morti), ha raggiunto numeri molto elevati divenendo la causa principale del ritardo nello scrutinio. Ma non è solo questo. <mark class='mark mark-yellow'>Come sottolinea Francesco Clementi, non esiste un sistema elettorale federale, ma ognuno degli stati ne adotta uno diverso dagli altri. Gli elementi in comune sono due: l’obbligo per il cittadino americano di registrarsi per poter votare e il meccanismo della <em>plurality</em> secondo il quale il vincitore conquista tutti i grandi elettori assegnati a quello stato in proporzione al peso demografico (con le parziali eccezioni per il Maine e il Nebraska).</mark></p>
<p>Una volta assegnati, i grandi elettori (in tutto 538) esprimeranno la loro preferenza il 14 dicembre, termine ultimo per decisioni su eventuali riconteggi delle schede o dispute legali, come avvenne nel 2000 nella sfida tra George Bush e Al Gore. A quel punto inizierà la fase di transizione dei poteri dallo sconfitto al vincitore (qualora dovesse trionfare Biden) che si concluderà il 20 gennaio, data di insediamento del nuovo presidente.</p>
<p>Queste elezioni verranno probabilmente ricordate per il fatto di essersi svolte nel corso di una pandemia. Proprio il Covid-19 ha costretto i due candidati a rivedere le proprie strategie elettorali in quella che Gianluca Pastori ha definito “<em>struggle for the soul of America</em>”. Donald Trump non ha potuto sfruttare appieno la sua carta vincente: un’economia prospera e la disoccupazione ai minimi storici che l’emergenza sanitaria ha gravemente cancellato. Il tycoon ha allora cercato di mostrare agli elettori l’immagine di un paese forte, in grado di affrontare da solo ogni avversità e rimarcando la sua diversità rispetto ad altri stati nel mondo. Al contrario il suo sfidante ha rimarcato le fragilità interne del paese e la coesione nazionale messa a dura prova. <mark class='mark mark-yellow'>Afferma Gianluca Pastori: «Biden ha narrato l’America fragile, diversa, che necessita un cambiamento per essere davvero grande».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il tycoon ha allora cercato di mostrare agli elettori l’immagine di un Paese forte, in grado di affrontare da solo ogni avversità e rimarcando la sua diversità rispetto ad altri stati nel mondo. Al contrario il suo sfidante ha rimarcato le fragilità interne del paese e la coesione nazionale messa a dura prova.</span></p>
<p>Sicuramente queste elezioni sono anche il frutto di una campagna molto dura che in certi momenti è sembrata povera di contenuti. Secondo Francesca Longo, uno temi assenti nel dibattito è stata la politica estera. Pur riconoscendo che attualmente gli Stati Uniti hanno priorità di carattere interno, il nuovo presidente dovrà fronteggiare stati che mirano ad un’egemonia globale (come la Cina e la Russia) ed altri che ambiscano ad un ruolo di potenza regionale (Turchia e Iran in Asia Occidentale). «Il Medio Oriente rappresenta per l’Europa un vicino instabile, ma importante per la sicurezza globale, l’approvvigionamento energetico e i flussi migratori» &#8211; sottolinea Francesca Longo &#8211; «Quindi la politica di Biden (se eletto) verso quest’area sarà rilevante per le relazioni transatlantiche». In linea teorica si può ipotizzare che una presidenza Biden potrebbe segnare un ritorno almeno parziale al multilateralismo e al probabile ritorno degli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi.</p>
<p>Nei prossimi giorni forse sapremo il vincitore, ma la battaglia per la Casa Bianca è ancora lunga.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per vedere il video integrale dell’evento, cliccare </strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KH6zBFHQb8w"><strong>qui</strong></a></p>
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		<title>Ciclone Biden, l&#8217;endorsement di Bloomberg</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 14:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Bloomberg]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni usa 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Super Tuesday]]></category>
		<category><![CDATA[Usa 2020]]></category>

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		<description><![CDATA[La corsa per la scelta del candidato democratico che dovrà fronteggiare il presidente Donald Trump alle elezioni del 3 novembre 2020 si fa sempre più serrata. Il super Tuesday, della ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1944" height="690" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Schermata-2020-03-06-alle-11.09.30.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-03-06 alle 11.09.30" /></p><p>La corsa per la scelta del candidato democratico che dovrà fronteggiare il presidente Donald Trump alle elezioni del 3 novembre 2020 si fa sempre più serrata. Il super Tuesday, della scorsa settimana, ha scombussolato ogni sondaggio proposto sino ad ora sui candidati. Tanti sono stati i ritiri illustri prima e dopo i voti dei 25 stati del 3 marzo. Buttigieg, Warren, ma sopratutto l&#8217;ex sindaco di New York Mike Bloomberg, hanno mollato; così facendo il campo si è ristretto a sole due figure. Bernie Sanders e Joe Biden sono rimasti come le uniche forze per i dem. Il primo, dopo le vittorie in New Hampshire e Nevada e il buon risultato in Iowa, nel super Tuesday è riuscito a conquistare solo 4 stati, mentre Joe Biden, rinato dopo il South Carolina, ha sorpreso tutti nel &#8221;Super Martedì&#8221;, portando a casa 10 stati.  Per quanto riguarda il numero di delegati il bottino dei due candidati si fa ampio, visto la spartizione anche dei seggi di chi si è ritirato (26 Buttigieg, 12 di Bloomberg, 36  Warren,  7 Klobuchar e  1 Tulsi Gabbard). Ora Biden  ha circa 433 delegati, mentre Sanders 388.</p>
<div id="attachment_41790" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/38317aba10c9aedc25be39e35c5d9477.jpg"><img class="wp-image-41790 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/38317aba10c9aedc25be39e35c5d9477-300x211.jpg" alt="38317aba10c9aedc25be39e35c5d9477" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Fonte ANSA</p></div>
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<p><b>COSA SIGNIFICA LA VITTORIA DI BIDEN? </b></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Unknown.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-41797" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Unknown-300x166.jpeg" alt="Unknown" width="300" height="166" /></a></p>
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<p>Il risultato della grande vittoria di Joe Biden è del tutto clamoroso per il  fatto che, nessuno fino a una settimana fa, avrebbe pensato che potesse riuscire nell&#8217;impresa di rimontare su Sanders.</p>
<p>La sua campagna era cominciata con dei risultati che facevano pensare a un rapido abbandono, invece che a una cavalcata verso la vittoria: quarto posto in Iowa, e un umiliante quinto posto in New Hampshire, con solo l’8% dei voti.</p>
<p>Il cambio di marcia arriva subito dopo la grande vittoria in South Carolina con il 48.7% dei voti, grazie  Pete Buttigieg (candidato rivelazione e stella dei moderati fino a quel momento), ed Amy Klobuchar, (popolare senatrice del Minnesota in grado di conquistare un certo numero di voti nel Mid-West e nel Nord Est), i quali annunciano il proprio ritiro  appoggiando Joe Biden.</p>
<p>La sua grande vittoria nel <strong><em>Super Tuesday </em></strong> è dovuta anche al ricevimento di altri due <em>endorsement</em> di grande peso. Per primo quello di <strong>Harry Reid</strong>, ex senatore del Nevada e capogruppo Dem al Senato per una ventina d’anni: Reid era un punto di riferimento della sinistra del partito per le sue battaglie contro le lobby e la corruzione della politica, benché fosse piuttosto conservatore su altri temi, e la campagna di Sanders non si aspettava un suo sostegno a Biden. Per secondo quello di Beto ‘<strong>O Rourke</strong>, astro nascente tra i Dem, con un carisma di impronta obamiana, capace di vincere nel 2012 un seggio alla Camera nel suo Texas partendo da posizioni molto <em>liberal</em>. Nel 2018, la sua campagna per un seggio al Senato contro il Repubblicano<strong> Ted Cruz</strong> aveva scatenato una pioggia di piccole donazioni da tutti gli Stati Uniti – la conquista del Texas, stato simbolo del conservatorismo americano, è un’obbiettivo che i Dem accarezzano da tempo – ed era fallita solo di un soffio. Ma Beto ne aveva ricevuto un’immensa popolarità, e la sua decisione di appoggiare Biden è stata davvero amara per Sanders.</p>
<p><strong>Chi è Joe Biden? </strong></p>
<p>&#8221;Gli Stati Uniti sono in guerra per <strong>salvare l’anima della nazione</strong>&#8221;. È questo il messaggio al centro della campagna elettorale di Joe Biden, l’ex vicepresidente USA in corsa per la nomination del Partito Democratico alle <strong>elezioni presidenziali </strong>di novembre e vincitore, stando ai risultati, alle primarie del &#8220;Super Tuesday&#8221; lo scorso<strong> 3 marzo</strong>.</p>
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<div class="field-item even">
<p>Tra i tanti candidati democratici che sperano di impedire la rielezione di Donald Trump, Biden sembra godere di un <strong>largo margine di vantaggio. </strong> Nonostante la sua immagine moderata e la sua storica fiducia nelle soluzioni bipartisan (appoggiato sia da maggioranza che dall&#8217;opposizione), Biden è stato però al centro degli attacchi del Partito Repubblicano durante lo “Ukrainegate”, lo scandalo che ha portato al processo di impeachment di Trump, e un bersaglio frequente dei tweet accusatori del presidente. In un’atmosfera politica più polarizzata che mai, Biden si presenta agli elettori come <strong>un continuatore dell’era Obama</strong>, dopo una lunghissima carriera politica e una vita familiare segnata dalla tragedia.</p>
<p>Queste elezioni saranno probabilmente l’ultima chance per Joe di realizzare <strong>il suo sogno di studente</strong>: se dovesse vincere, Biden avrebbe 78 anni il giorno dell’inaugurazione e sarebbe il presidente più vecchio di sempre ad insediarsi alla Casa Bianca (lo stesso varrebbe in realtà anche per Trump, che verrebbe rieletto a 74 anni).</p>
<p>Se ha per ora superato il principale ostacolo dei suoi due precedenti tentativi, la popolarità nei sondaggi, Biden si trova tuttavia di fronte a nuovi ostacoli, tra cui anche le accuse di sette donne di contatti fisici inappropriati. Al primo posto tra i candidati democratici per copertura mediatica e pronto a incalzare Trump sui temi più critici della sua presidenza, dopo il Super Tuesday Biden sembra più slanciato che mai<strong> per scalzare il presidente </strong>da Pennsylvania Avenue.</p>
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