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	<title>magzine &#187; Twitter</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Anika Collier Navalori, la whistleblower di Twitter che ha rinunciato all&#8217;anonimato</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 14:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Arcai]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel luglio del 2022, negli Stati Uniti D’America, un informatore anonimo ha testimoniato alla settima udienza del Comitato che indaga sull’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio. Il comportamento dell’ex ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="512" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/Navalori.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Navalori" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Nel luglio del 2022, negli Stati Uniti D’America, un informatore anonimo ha testimoniato alla settima udienza del Comitato che indaga sull’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio.</mark> Il comportamento dell’ex Presidente Trump su Twitter è l’argomento principale nella testimonianza raccolta dai membri della riunione da un informatore anonimo. In particolare, è un tweet a ricevere più attenzione di tutti: <mark class='mark mark-yellow'>Donald Trump scrive di un broglio alle elezioni presidenziali del 2020 e pubblicizza una “grande protesta”, proprio il 6 gennaio.</mark> </span></p>
<p>Quando ci si sente sicuri? In mezzo a tanta gente che conosce il tuo impegno o da soli nella consapevolezza di aver fatto la metà del bene che potevi fare?  <mark class='mark mark-yellow'><strong>Anika Collier Navalori </strong>è una donna statunitense, laureata in legge, specializzata con una tesi intitolata <em>La rivoluzione che twitta</em> ed è una ex-dipendente di Twitter.</mark>  Ha scelto di uscire alla scoperto proprio perché non sopportava il rischio della disinformazione. Navaroli è anche <mark class='mark mark-yellow'>nota per essere la più importante <em>insider</em> di Twitter nota per aver sfidato la condotta del gigante tecnologico nei confronti di Trump negli anni precedenti la rivolta del Campidoglio.</mark></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lei è l’informatrice del Comitato ristretto sull’assalto al Campidoglio. É una “<em>whistleblower</em>” che in italiano si traduce letteralmente in: “fischiatore”.  Quest’espressione non può che richiamare alla mente il lavoro di un arbitro che segnala le irregolarità durante una partita o di un vigile che soffia nel fischietto per avvisare il proprietario di quell’auto che la multa incombe. </span>Senza mezzi termini, questo è quello che i <em>whistleblower</em> fanno: segnalano le irregolarità. Siamo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e Anika Collier Navaroli è seduta davanti alla platea dell’Auditorium San Francesco al Prato, sulla giacca ha una spilla: un fischietto d&#8217;orato.</p>
<p><b>Quando ha deciso di uscire allo scoperto?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Questa decisione è stata forse una delle più complesse e difficili della mia vita. Restare nell’anonimato mi ha permesso di stare al sicuro. D’altronde parlavo delle aziende più potenti e delle persone &#8211; soprattutto delle persone &#8211; più potenti del mondo e l’anonimato mi ha permesso di non essere riconosciuta o identificata. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Uscire allo scoperto è stata la decisione più difficile della mia vita: parlavo delle aziende e delle persone più potenti al mondo. Ero in pericolo, l&#8217;anonimato mi dava sicurezza ma non mi dava modo di esistere come donna <em>queer</em> nera&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi sono però resa conto che tutte le supposizioni su quella caricatura e su quella voce modificata sottointendevano un uomo bianco etero. Io non sono nulla di tutto ciò ma con i potenti del mondo ci ho avuto comunque a che fare. Proprio a questo punto ho capito che mentre il mio anonimato mi forniva sicurezza, non permetteva alla mia esistenza di donna <em>queer</em> nera di esistere. <mark class='mark mark-yellow'>Uscire allo scoperto era importante per me in quel momento e  sarebbe stato importante per la prossima generazione che mi assomiglia, perché noi esistiamo. Siamo sempre esistiti e apparteniamo da sempre alle più alte stanze del potere.</mark>” </span></p>
<p><b>La democrazia è in pericolo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ne sono convinta. <mark class='mark mark-yellow'>La democrazia è sotto attacco ovunque, in tutto il mondo.</mark> I primi sono gli Stati Uniti. Sono tante le ragioni ma la prima è sicuramente il <em>social network.</em>”</span></p>
<p><b>Ha parlato della sua identità: quando ha conosciuto il concetto di razzismo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Il razzismo l’ho sempre avvertito sulla pelle. Ho dovuto battermi per tutta la vita contro questo pregiudizio. Ricordo ancora la prima volta che ho pensato a questo costante conflitto tra i diritti di sicurezza degli americani e la libertà di espressione. Ho raccontato spesso un episodio: stavo tornando a casa, in Florida, mano per la mano con mia mamma, quando un uomo alla guida di un camion, vedendoci, ha sterzato violentemente verso di noi gridando insulti razziali. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Di chi stiamo proteggendo il pensiero e a scapito di chi è la sicurezza? E di chi stiamo proteggendo la sicurezza a scapito del suo pensiero?&#8221;, afferma Navaroli sul Primo Emendamento americano che dovrebbe garantire la libertà di espressione, di religione e di pensiero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I poliziotti si rifiutarono di presentare le accuse: nessuno era stato colpito e il camionista era protetto dal Primo Emendamento. Questo avvenimento mi ha segnato così tanto che la mia vita gira unicamente sul cercare di comprendere questo Primo Emendamento. </span><span style="font-weight: 400;">Di chi stiamo proteggendo il pensiero e a scapito di chi è la sicurezza? E di chi stiamo proteggendo la sicurezza a scapito del suo pensiero?”</span></p>
<p><b>Come dovrebbe essere il social network perfetto? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Partendo dal presupposto che un <em>social</em> è popolato da persone e queste persone popolano internet: non esisterà mai un <em>social network</em> perfetto. <mark class='mark mark-yellow'>Se c’è internet e ci sono umani: ci saranno cose cattive.&#8221;</mark> </span></p>
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		<title>Il ruolo dell&#8217;Osint nella guerra in Ucraina</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 12:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Colonnelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Lì dove non arriva l’occhio, arriva l’Osint, cioè l’Open Source Intelligence. Mai come oggi, durante il conflitto tra Russia e Ucraina, l’investigazione su fonti aperte on line sta avendo un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/wp10215523.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Wallpaper Cave" /></p><p style="font-weight: 400;">Lì dove non arriva l’occhio, arriva l’<strong>Osint</strong>, cioè l’<strong>Open Source Intelligence</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Mai come oggi, durante il conflitto tra Russia e Ucraina, l’investigazione su fonti aperte on line sta avendo un ruolo fondamentale nel comprenderne le dinamiche e avere un peso nella definizione delle responsabilità di guerra.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo un anno, i canali Twitter, Telegram e Signal pullulano di profili e chat specializzati. Alcuni, come <em><strong>UkraineWeaponsTracker</strong> alias @UAWeapons, </em>aggregano e pubblicano foto e video provenienti dal fronte e sono diventati fondamentali per ricostruire la tipologia degli armamenti utilizzati sul campo. In uno degli ultimi tweet, @<em>UAWeapons</em> ha condiviso il video della distruzione di un carro armato sovietico di tipo T-72B3 da parte delle forze ucraine schierate a Marinka, nell’oblast di Donetsk, e ogni giorno gelocalizza decine di pubblicazioni aggregate a partire dalle condivisioni dei reggimenti delle due parti in lotta.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Negli ultimi giorni, esattamente il 21 marzo, nel pieno della polemica sulla decisione del governo britannico di fornire all’Ucraina proiettili all’uranio impoverito, il profilo Twitter <em>OSINT-I </em>ha ricondiviso sul proprio feed un post di @<em>AndreiBtvt, </em>risalente al 10 febbraio, che mostra due proiettili 3BM60 Svinets–2 con nucleo in lega di uranio impiegati dall’esercito russo.</mark> Il loro utilizzo veniva già consentito nel dicembre 2020, quando il bollettino del Ministero della Difesa russo, diffuso dalla Tass, rimarcava che l’uso dell’uranio impoverito non violasse i trattati internazionali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il lavoro informativo e di debunking quotidiano si moltiplica su numerosi altri profili: <em>@Osinttechnical, @TheOsintBunker, @AggregateOsint, @OsintI1</em>, solo per citarne alcuni, ed è fondamentale, oltre che per tenere traccia degli armamenti impiegati, anche per riconoscere le tecniche strumentali delle propagande di guerra russa e ucraina.</mark></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a title="Army Technology" href="https://www.army-technology.com/comment/osint-war-in-ukraine/" target="_blank">Army-technology.com</a>.</strong></p>
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		<title>Se Twitter mette a rischio le sue comunità letterarie</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 15:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Callegari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 28 ottobre 2022 Elon Musk ha ufficialmente preso le redini di Twitter, causando, nei mesi seguenti, una vasta emorragia di utenti che hanno scelto di approdare su altri social ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/index-twitter-1674762193.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione di Sarah Kim. Fonte: Esquire.com." /></p><p>Il 28 ottobre 2022 Elon Musk ha ufficialmente preso le redini di Twitter, causando, nei mesi seguenti, una vasta emorragia di utenti che hanno scelto di approdare su altri social come Mastodon, Post e Hive. <mark class='mark mark-yellow'>Molte comunità nate su Twitter hanno cominciato a chiedersi quali sarebbero state le loro condizioni in futuro: tra queste anche “Book Twitter”, formata da autori, editori, librai e agenti letterari. Scrittori come John Green, ad esempio, hanno deciso di lasciare definitivamente il loro account e il timore è che in molti lo seguiranno.</mark></p>
<p>Le parole dell’autrice Paulette Perhach sono, in questo senso, molto significative: «Sembra come se il castello che abbiamo costruito stia venendo spazzato via dai capricci di un uomo milionario». Ma per arrivare veramente a capire il cuore della questione è necessario fare un passo indietro su quale sia stato il ruolo di “Book Twitter”, e di comunità affini, in questi anni.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per molti autori l’interazione con gli altri utenti su Twitter è stato come prendere parte a un gruppo di scrittura; non solo, hanno avuto la possibilità di raggiungere i lettori, interagire con loro, ascoltare le loro opinioni e gioire dei complimenti ricevuti. Tantissime le testimonianze in questo senso, come quella della scrittrice Meredith Jaeger</mark>, autrice di tre romanzi pubblicati con le note case editrici Penguin Random House, HarperCollins, Simon &amp; Schuster, Macmillan, Hachette: «Le relazioni che ho creato su Twitter durante le discussioni sono l’unica ragione per cui oggi pubblico libri. Ci incoraggiamo l’un l’altro a non mollare. […] Parliamo della nostra vita professionale e personale; alcune di queste persone non le ho mai incontrate, eppure mi capiscono come nessuno».</p>
<p style="text-align: left;">Non parliamo solo di una rete di relazioni professionali. Twitter ha permesso, infatti, a moltissimi autori di entrare in contatto con editori e agenti letterari: un metodo non tradizionale, che però risulta molto efficace. La vita di David Loeb, ad esempio, si è incrociata con quella di Eric Smith dell’agenzia P.S. Literary proprio grazie a Twitter: l’autore aveva vinto un contest con in palio un colloquio con Smith, ma la lista d’attesa era molto lunga. Grazie a Twitter, però, Loeb è riuscito ad accorciare i tempi: <mark class='mark mark-yellow'>«Senza Twitter, Eric e io non ci saremmo mai connessi, anche se siamo vicini di casa. Dopo anni di re-tweet, like e commenti, ora lui è ufficialmente il mio agente letterario. Un sogno che diventa realtà».</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.esquire.com/entertainment/books/a42638589/book-twitter-end/" target="_blank">Esquire.com</a>.<br />
</strong></p>
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		<title>A Seattle le scuole pubbliche fanno causa ai giganti dei social media</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 11:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scuole pubbliche contro società di social media per presunti danni alla salute mentale degli studenti: è quello che è successo a Seattle lo scorso 6 gennaio, quando il distretto scolastico ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-presa-da-Flickr.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr" /></p><p style="font-weight: 400;">Scuole pubbliche contro società di social media per presunti danni alla salute mentale degli studenti: è quello che è successo a Seattle lo scorso 6 gennaio, quando il distretto scolastico pubblico della città ha intentato una causa contro diverse società Big Tech sostenendo che le loro piattaforme hanno un impatto negativo sulla salute mentale degli studenti e affermando che ciò ha impedito alle sue scuole di &#8220;adempiere alla propria missione educativa&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La causa è stata intentata contro le società madri di alcune delle piattaforme di social media più popolari, tra cui Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat e YouTube.</mark> Il distretto scolastico, il più grande dello Stato di Washington con quasi 50mila studenti, sostiene che le aziende abbiano &#8220;sfruttato con successo i cervelli vulnerabili dei giovani&#8221; per massimizzare il tempo che gli utenti trascorrono sulle loro piattaforme al fine di aumentare i profitti. <mark class='mark mark-yellow'>Le azioni intraprese dalle Big Tech, secondo la causa, sono state &#8220;un fattore sostanziale nel causare una crisi di salute mentale giovanile, contrassegnata da proporzioni sempre più elevate di giovani alle prese con ansia, depressione, pensieri di autolesionismo e intenti suicidi”.</mark> Tutte problematiche che, secondo il distretto scolastico, comporta un rendimento scolastico peggiore e una minor propensione a frequentare la scuola, a fronte di una maggior inclinazione all&#8217;uso di sostanze e ai comportamenti violenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mentre un numero crescente di famiglie negli USA ha intentato cause contro le società di social media per il loro presunto impatto sulla salute mentale dei propri figli, è insolito vedere un distretto scolastico compiere un simile passo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>In una dichiarazione inviata il 9 gennaio alla <em>CNN</em> Antigone Davis, Responsabile Globale della Sicurezza di Meta, ha affermato che <span style="color: #000000;">l&#8217;azienda </span>continua a riversare risorse per garantire che i suoi giovani utenti siano al sicuro online.</mark> Ha aggiunto che le piattaforme hanno più di 30 strumenti per supportare adolescenti e famiglie, inclusi quelli per la supervisione che consentono ai genitori di limitare la quantità di tempo che i ragazzi trascorrono su Instagram e la tecnologia di verifica dell&#8217;età, che aiuta gli adolescenti a scegliere esperienze adeguate all&#8217;età. A differenza di Meta, proprietaria di Facebook e di Instagram, le altre società non hanno risposto tempestivamente alle richieste di commento.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://edition.cnn.com/2023/01/09/tech/seattle-school-district-social-media-lawsuit/index.html" target="_blank">Edition.cnn.com</a>.</strong></p>
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		<title>Il sondaggio di Elon Musk su Twitter: «Dovrei dimettermi da AD?»</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 17:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Dovrei dimettermi da amministratore delegato di Twitter?” ha twittato Elon Musk la notte tra 18 e il 19 dicembre. Non è la prima volta che l&#8217;AD di Twitter si rivolge ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1242" height="642" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/sondaggio-twitter.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Twitter" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>“Dovrei dimettermi da amministratore delegato di <strong>Twitter</strong>?” ha twittato <a href="https://twitter.com/elonmusk" target="_blank">Elon Musk</a> la notte tra 18 e il 19 dicembre. Non è la prima volta che l&#8217;AD di Twitter si rivolge direttamente ai suoi oltre 122 milioni di follower attraverso lo strumento di un sondaggio aperto proprio sulla piattaforma di cui è proprietario.</mark> L’ultimo riguardava il destino dei numerosi giornalisti il cui account era stato sospeso. Questo riguarda, invece, il destino dello stesso Musk, il quale poco dopo assicura, nel tweet pubblicato circa all’una di notte (ora italiana) del 19 dicembre: «Mi atterrò ai risultati di questo sondaggio».</p>
<p style="font-weight: 400;">La decisione è stata la conseguenza apparentemente democratica di un gesto tacciato, invece, di autoritarismo e avvenuto poche ore prima. <mark class='mark mark-yellow'>Proprio ieri, infatti, Musk aveva annunciato nuove restrizioni funzionali a <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2022/12/18/news/twitter_vieta_link_social_concorrenti-379707819/amp/" target="_blank">limitare la promozione delle altre piattaforme</a> di social media rivali.</mark> In pratica, Twitter aveva vietato ai suoi utenti di pubblicare link che rinviassero a <strong>Facebook</strong>, <strong>Instagram</strong>, <strong>LinkedIn</strong>, <strong>Mastodon</strong>, <strong>Tribel</strong>, <strong>Truth Social</strong> – il social di <strong>Donald Trump</strong> – e altri, pena provvedimenti per coloro che avrebbero violato questa nuova regola, sia a livello di tweet sia di account. Il link sarebbe stato, dunque, proibito anche se presente nella propria biografia. Per continuare a pubblicizzare i contenuti su altri social Musk avrebbe lasciato aperta un&#8217;unica alternativa: pagare Twitter.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’iniziativa ha generato subito una tempesta di reazioni critiche e, per questo, il post che la annunciava ora risulta cancellato e prontamente sostituito da quello del sondaggio. <mark class='mark mark-yellow'>Alle 4:50 questa mattina erano stati espressi 16,3 milioni di voti, di cui la maggioranza – circa il 57,5% – favorevole alla cessione del proprio ruolo da parte del miliardario.</mark> I repentini cambiamenti di rotta e le imposizioni dall’alto, che soffocano la libertà d’espressione e limitano lo scambio di opinioni e pensieri, requisito imprescindibile di ogni democrazia, sono valsi a Musk un nuovo soprannome: &#8220;<a href="https://open.spotify.com/episode/1ThaKuVFyJgafpSTtDl6PI?si=ClIrvv02QsiTKfHkUdSeSA&amp;nd=1" target="_blank"><strong>Twictator</strong></a>”. Ovvero, “il dittatore di Twitter” o anche il “Twitter-dittatore”. Chissà se, con la risposta agli esiti del sondaggio, smentirà il suo nuovo titolo o dimostrerà di meritarlo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.cnbc.com/2022/12/19/elon-musk-in-twitter-poll-asks-if-he-should-step-down-as-twitter-ceo.html" target="_blank">cnbc.com</a>.</strong></p>
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		<title>Twitter scioglie il Consiglio per la fiducia e la sicurezza</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 22:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mail che ha per oggetto “grazie”. È così che i membri del Trust and Safety Council di Twitter hanno appreso, nella serata di lunedì 12 dicembre, di essere stati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="587" height="330" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/twitter.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: currentaffairs.adda247.com" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Una mail che ha per oggetto “grazie”. È così che i membri del <strong>Trust and Safety Council</strong> di <strong>Twitter</strong> hanno appreso, nella serata di lunedì 12 dicembre, di essere stati licenziati.</mark> Il testo del messaggio spiegava come il Consiglio, che da quando è stato istituito per la prima volta nel 2016, si occupava di garantire la sicurezza sulla piattaforma, non fosse più la “struttura migliore” per portare “spunti esterni nel lavoro di sviluppo di prodotti e politiche. […] Siamo grati per il vostro impegno, i vostri consigli e la vostra collaborazione negli ultimi anni e vi auguriamo ogni successo per il futuro. Twitter.” E così una sola mail, il tempo di un breve messaggio, è bastata a vanificare il lavoro che per anni era stato svolto investendo sulla <strong>fiducia</strong> e sulla <strong>sicurezza</strong> della piattaforma. L’impegno di leader dei diritti civili, accademici e sostenitori di tutto il mondo condensato per raggiungere questo obiettivo, è stato, di colpo, azzerato.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La mossa del proprietario <strong>Elon Musk</strong> ha suscitato forti critiche. Tra queste, quella del <strong>Comitato per la protezione dei giornalisti</strong>, un’organizzazione no-profit che promuove la libertà di stampa: «La sicurezza online può significare la sopravvivenza offline»,</mark> ha dichiarato il presidente del gruppo <strong>Jodie Ginsberg</strong>. Si tratta di una decisione che ha destato preoccupazione in quanto, secondo molti, sarebbe dimostrativa dell’ostilità sempre maggiore che Musk nutrirebbe nei confronti di giornalisti e media.</p>
<p style="font-weight: 400;">A ciò si somma poi l’ondata di violenza dilagata sui social contro molti membri del Consiglio, tra cui l’ex Responsabile della fiducia e sicurezza di Twitter <strong>Yoel Roth</strong>. Minacciato da una folla online fomentata da alcuni tweet di Musk che avevano travisato dei suoi scritti accademici legati all’attività sessuale e ai bambini, l’ex dirigente è stato costretto, con la sua famiglia, a lasciare la propria abitazione.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2022/12/12/musk-twitter-harass-yoel-roth/" target="_blank">Washingtonpost.com</a>.</strong></p>
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		<title>Proteste zero-Covid in Cina: il ruolo dei bot di Twitter</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 10:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre al governo cinese e ai manifestanti che gli si sono opposti, un altro attore ha preso parte alle proteste scoppiate alla fine di novembre in Cina contro la politica ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="672" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/China-protests.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Pbs.org" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Oltre al governo cinese e ai manifestanti che gli si sono opposti, un altro attore ha preso parte alle proteste scoppiate alla fine di novembre in <strong>Cina</strong> contro la politica del cosiddetto “<strong>zero Covid</strong>”: i <strong>bot di Twitter</strong>.</mark> La strategia di lotta alla pandemia messa in atto nel Paese e fortemente rivendicata dal Partito comunista di <strong>Xi Jinping</strong> prevedeva misure molto rigide, che rischiavano di opprimere la società e affossarne l’economia. Questa è stata la causa del dilagare delle proteste, che dalle piazze reali hanno repentinamente invaso anche quelle virtuali dei social media con foto e video.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Nei giorni tra il 21 e il 30 novembre, però, i ricercatori dell&#8217;<a href="https://www.atlanticcouncil.org/programs/digital-forensic-research-lab/" target="_blank">Atlantic Council&#8217;s Digital Forensic Research Lab</a> hanno iniziato a notare qualcosa di anomalo: cercando i nomi delle grandi città cinesi, i risultati includevano moltissime immagini suggestive e post pensati per pubblicizzare servizi di escort.</mark> Quella di oscurare alcuni contenuti destinati alla soppressione attraverso l’uso di spam provenienti dai cosiddetti “bot”– ovvero degli account automatizzati – è una tattica abituale per il governo cinese, che più volte in passato vi avrebbe fatto ricorso per soffocare altre forme di dissenso. Questo ha indotto alcuni osservatori al sospetto che, ancora una volta, i vertici del Paese si siano serviti di strategie analoghe per ostacolare la circolazione di notizie riguardanti le proteste.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’ipotesi, tuttavia, non è ancora confermata e necessita di prove più concrete: <mark class='mark mark-yellow'>i bot che pubblicizzano contenuti sessuali legandoli ai nomi delle città agivano, infatti, sulla piattaforma già prima dello scoppio delle manifestazioni.</mark> La sola attività di spamming non rappresenterebbe, quindi, una prova sufficiente per accusare l’informazione governativa. Potrebbe trattarsi semplicemente di un caso di “<strong>hashtag hijacking</strong>” – letteralmente &#8220;dirottamento di hashtag&#8221; –: metodo con cui le organizzazioni, dopo aver individuato gli argomenti di tendenza, li incorporerebbero nei loro tweet per incrementare il traffico degli account.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.npr.org/2022/12/14/1142581648/twitter-bots-surfaced-during-chinese-protests-whos-behind-them-remains-a-mystery" target="_blank">npr.org</a>.</strong></p>
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		<title>Elon Musk accusa Apple di voler rimuovere Twitter dall&#8217;App Store</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 11:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[account falsi]]></category>
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		<description><![CDATA[Musk ha accusato Apple di voler rimuovere Twitter dal proprio Store senza un vero motivo e ha dichiarato che la tech-company di Cupertino ha interrotto quasi del tutto le pubblicità ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/elon-musk.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Flickr" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><strong>Musk</strong> ha accusato <strong>Apple</strong> di voler rimuovere <strong>Twitter</strong> dal proprio <strong>Store</strong> senza un vero motivo</mark> e ha dichiarato che <span style="color: #000000;">la tech-company di Cupertino ha interrotto quasi del tutto le pubblicità sul social network.</span> Il possibile ban è stato annunciato dallo stesso <strong>Musk</strong> lo scorso 28 novembre: «Apple minaccia di ritirare Twitter dal suo Store, ma non ci vogliono dire il perché». Tutto questo sembra confermare i timori di Apple riguardo alla moderazione dei contenuti su Twitter.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz"><span class="ryNqvb">&#8216;ex capo della fiducia e della sicurezza </span></span></span>della piattaforma social<span style="color: #000000;">,</span> dimessosi subito dopo l’acquisizione da parte di Musk, ha paventato la possibilità di espellere il suo social da <strong>App</strong> e <strong>Google Store</strong>, creando non pochi problemi all’uomo più ricco del mondo.</mark> Le linee guida di Apple prevedono il rifiuto di app che abbiano “contenuti che oltrepassino il limite”, secondo criteri definiti dalla stessa Apple. A inizio novembre <strong>Phil Schiller</strong>, il responsabile dello Store di Apple, ha cancellato il suo account Twitter: un gesto che non è passato inosservato.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Apple ha interrotto quasi del tutto le pubblicità su Twitter. Odiano la libertà di parola negli Stati Uniti?», ha twittato Musk lo scorso 28 novembre, <span style="color: #000000;">taggando nientemeno che il CEO della tech-company <strong>Tim Cook</strong>.</span></mark> Secondo uno studio di Pathmatics, la pubblicità di Apple su Twitter è diminuita nettamente da quando Musk ha acquisito la società. Il patron di Tesla, che si autodescrive come “un fautore della libertà di espressione”, ha messo in allarme molti inserzionisti, preoccupati da una possibile <strong>proliferazione di discorsi d’odio</strong> su Twitter.</p>
<p>Molte grandi aziende hanno smesso di investire sulla piattaforma, a maggior ragione dopo la malriuscita riforma sui sistemi di <strong>verifica degli account</strong>, che ha portato ad un aumento del numero di profili falsi. <mark class='mark mark-yellow'>La scorsa settimana Musk ha annunciato “un’amnestia generale” per i profili Twitter sospesi, aprendo la strada al ritorno sulla piattaforma di figure come <strong>Donald Trump</strong>, il suo consigliere <strong>Steve Bannon</strong>, e la commentatrice britannica di estrema destra <strong>Katie Hopkins</strong>.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.theguardian.com/technology/2022/nov/28/elon-musk-apple-twitter-app-store-ban" target="_blank">TheGuardian.com</a>.</strong></p>
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		<title>Cancellare o non cancellare? Questo è il dilemma (dei social media)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 18:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ostracismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’antica Grecia, quando un individuo violava le regole del gruppo, veniva escluso dalla comunità. Durante l’assemblea popolare il suo nome veniva scritto su un frammento di terracotta, chiamato “ostrakon” (da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1650" height="1050" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/cancel-culture-insta-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: The New York Times
© Anthony Freda, &quot;Don&#039;t do this to someone&quot;" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Nell’antica Grecia, quando un individuo violava le regole del gruppo, veniva escluso dalla comunità.</mark> Durante l’assemblea popolare il suo nome veniva scritto su un frammento di terracotta, chiamato “ostrakon” (da cui il termine “ostracismo” per indicare questo tipo di sanzione), e da lì scattava l’emarginazione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Oggi, nel nostro evoluto e tecnologico XXI secolo, la pratica è rimasta, ma i tweet hanno sostituito i cocci. L’assemblea popolare non si limita più alla cerchia dei cittadini riuniti nell’agorà, ma si è ampliata alle dimensioni ben più globali della piazza virtuale, quella che riunisce tutti i “cittadini del web”. Così, non parliamo più di “ostracismo”, ma di “<strong>cancel culture</strong>”.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Si tratta di un’espressione ampia e, quindi, difficile da definire in modo univoco. <span class='quote quote-left header-font'>La &#8220;cultura della cancellazione&#8221; è un concetto complesso, che indica il meccanismo di rimozione nei confronti di personaggi pubblici o di aziende che violano il codice del &#8220;politicamente corretto&#8221;. Con i social, però, l&#8217;atmosfera è diventata soffocante.</span> «Ci sono persone che la studiano e sostengono che non esista, perché il concetto di “cultura” è già vago di per sé. C’è chi dice che il boicottaggio fa parte di una forma di protesta. Con i social l’atmosfera è diventata soffocante e alcune persone si sono trovate la vita rovinata»: a parlare è <a href="https://www.francescooggiano.com/" target="_blank"><strong>Francesco Oggiano</strong></a>, digital journalist e autore del libro <strong><em>Sociability</em></strong>, ieri ospite all’<strong>Università Cattolica di Milano</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oggiano ricorda la vicenda di <strong>Justine Sacco</strong>, diventata prima virale e poi emblematica di questo fenomeno della “cancellazione”. Era il 23 dicembre 2015 e la ragazza, in procinto di imbarcarsi su un aereo per il Sudafrica, commise l’errore di scrivere un tweet troppo frettoloso e poco ponderato. Il tempo di una battuta – «Sto andando in Africa. Spero di non prendere l’AIDS. Sto scherzando. Sono bianca!» – e addio lavoro, stima, reputazione. Rimozione e distruzione: sono questi i due meccanismi che mettono in moto l’ingranaggio della cancel culture.</p>
<div id="attachment_60601" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/6772f7ce-13b0-4dfe-9a64-2feb1bddb486.jpg"><img class="wp-image-60601 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/6772f7ce-13b0-4dfe-9a64-2feb1bddb486.jpg" alt="Il digital journalist Francesco Oggiano e il professore di Sociologia Simone Tosoni durante l'incontro &quot;Cancel culture: leggere la storia o cancellarla?&quot;, organizzato dal Club Diplomatici dell'Università Cattolica di Milano. " width="2048" height="1152" /></a><p class="wp-caption-text">Il digital journalist Francesco Oggiano e il professore di Sociologia Simone Tosoni, insieme al moderatore, durante l&#8217;incontro &#8220;Cancel culture: leggere la storia o cancellarla?&#8221;, organizzato dal Club Diplomatici dell&#8217;Università Cattolica di Milano.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Spesso questo concetto è associato a quello del “politically correct”: il meccanismo di stigma e gogna mediatica deriva proprio dalla trasgressione del codice del politicamente corretto, che intende ripulire il linguaggio</mark> – spiega <strong>Simone Tosoni</strong>, professore associato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi all&#8217;Università Cattolica di Milano –. La cosa inquietante è che, nel sociale, è come se le persone mimassero l’interazione algoritmica dei social media. Come l’algoritmo, anche noi reagiamo alla presenza di alcune key words (parole chiave) quando ci interfacciamo al discorso pubblico. Si cerca di promuovere il cambiamento sociale attraverso il linguaggio: certe cose politicamente non possono più essere dette».</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma qual è il ruolo dei social network in tutto questo? Pensiamo alla decisione di <strong>Elon Musk</strong> di escludere e poi riammettere <strong>Trump</strong> su <strong>Twitter</strong>, o al blocco di profili come Forza Nuova e CasaPound. <mark class='mark mark-yellow'>Queste piattaforme devono fronteggiare il problema della responsabilità, che rappresenta un nodo difficilissimo da sciogliere: che tipo di potere deve avere un soggetto privato nel moderare un discorso pubblico?</mark> «È un potere che le piattaforme non avevano intenzione di esercitare. Dicono di non essere content provider e, quindi, non chiamate a rispondere dei contenuti, che rimangono appannaggio dell’utente», aggiunge Tosoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il confine sottile tra tolleranza e intolleranza, il rispetto di una deontologia, la tutela del diritto alla libertà d’espressione, il rischio annesso della gogna mediatica sono fili tra loro intrecciati e che invitano alla riflessione. Il professor Tosoni indica una prima via per dipanarli: <mark class='mark mark-yellow'>«Non sempre bisogna essere tolleranti con gli intolleranti. Ci sono discorsi sociali che vanno bloccati, soprattutto sui social. Forse dobbiamo rinunciare a cercare una regola astratta e cercare, invece, di stringere relazioni sociali».</mark></p>
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		<title>Twitter alla deriva: caos spunte blu e linguaggio di odio in aumento</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 10:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[hate speech]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Elon Musk ha rinviato a tempo indeterminato l&#8217;introduzione della verifica a pagamento di Twitter. Nel suo annuncio tramite un tweet dello scorso 21 novembre, il nuovo Ceo ha aggiunto che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/11/freestocks-HAIPJ8PyeL8-unsplash.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unsplash" /></p><p><strong>Elon Musk</strong> ha rinviato a tempo indeterminato l&#8217;introduzione della <strong>verifica a pagamento</strong> di <strong>Twitter</strong>. Nel suo annuncio tramite un tweet dello scorso 21 novembre, il nuovo Ceo ha aggiunto che sta prendendo in considerazione anche la possibilità di apporre segni di spunta di colore diverso ai profili di persone o aziende di rilievo per dimostrarne l'&#8221;ufficialità&#8221;.</p>
<p>Il problema che ha causato questa decisione è sorto in seguito alla <mark class='mark mark-yellow'>decisione di Musk di imporre il pagamento di un abbonamento di <strong>7.99 dollari</strong> al mese per ottenere <strong>la verifica</strong> di Twitter, la famosa <strong>spunta blu</strong> accanto al profilo: un contrassegno che in precedenza era riservato solo ai personaggi famosi.</mark> Così sulla piattaforma è esploso il caos, poiché molti utenti paganti hanno finto di essere celebrità e aziende.</p>
<p>Gli ingegneri di Twitter hanno cercato di risolvere il problema e in un primo momento è stato testato dall’azienda l&#8217;uso di un <strong>adesivo grigio</strong> &#8220;ufficiale&#8221; sugli account di alto profilo scelti dalla piattaforma e indipendenti dall’abbonamento. Questa funzione è stata attivata e disattivata più volte dopo il suo lancio, poiché Musk temeva che avrebbe solo peggiorato il sistema a <strong>doppia spunta </strong>di Twitter.</p>
<p><mark>Attualmente gli utenti di Twitter devono andare sul profilo di una persona e cliccare sul suo segno di spunta blu per determinare se l&#8217;utente è realmente un personaggio pubblico o se semplicemente ha pagato 8 dollari per l&#8217;icona ufficiale.</mark></p>
<p>Nel frattempo aumentano le polemiche sulla riammissione nella piattaforma di alcuni personaggi che erano stati bannati dalla precedente amministrazione di Twitter per non aver rispettato le politiche di utilizzo di un linguaggio appropriato. <mark>Con grande disappunto di alcuni dipendenti, di recente la piattaforma ha riaccolto <strong>Kanye West</strong>, <strong>Jordan Peterson</strong>, <strong>Andrew Tate</strong> e <strong>Donald Trump</strong>, anche se l&#8217;ex presidente degli Stati Uniti si è finora rifiutato di ricomparire.</mark></p>
<p>Il ritorno di molti personaggi di destra coincide con un momento in cui il team di moderazione dei contenuti di Twitter è stato ridotto. Il responsabile della fiducia e della sicurezza di Twitter, Yoel Roth, a cui Musk si affidava per mitigare i contenuti dannosi, ha lasciato l&#8217;azienda lo scorso 10 novembre e questo ha avuto effetti profondi sui contenuti condivisi. <mark>Secondo un nuovo rapporto del <strong>Center for Countering Digital Hate</strong>, infatti, da quando Musk ha acquistato l&#8217;azienda il ricorso ad insulti razziali sulla piattaforma è aumentato vertiginosamente.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su</strong> <a title="Fortune.com" href="https://fortune.com/2022/11/22/elon-musk-delays-twitter-verification-rollout-indefinitely-considering-different-color-check-marks/" target="_blank">Fortune.com</a>.</p>
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