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	<title>magzine &#187; Songbird</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Covid e cinema, chi vivrà vedrà</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 04:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Songbird]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1708" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/Immagine-articolo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine articolo" /></p><p>Non è un segreto che l’informazione, dall’inizio del 2020, sia dominata dal <em>trend topic</em> Coronavirus, che è ormai diventato quotidianità, entrando nelle vite di tutti. Ai media era inevitabile si unisse il cinema. E, vista la chiusura delle sale in molti Paesi del mondo, anche il “piccolo schermo” è arrivato a conquistare questo mercato della paura. Non devono dunque stupire i successi di serie come la documentaristica <em>Pandemia Globale</em> o la distopica <em>The Barrier</em>, di produzione spagnola.</p>
<p>Il cinema italiano ha provato a sdrammatizzare con la commedia “Lockdown all’italiana”, e <mark class='mark mark-yellow'>a fine ottobre è anche sbarcato su internet il trailer di <strong><em>Songbird</em></strong>, film prodotto da Michael Bay in arrivo nel 2021, che sarà ambientato in un’America distopica, vessata dal Covid-23 in un futuro prossimo all’insegna del <em>lockdown</em> totale e della perenne legge marziale.</mark></p>
<p>Quest’ultima produzione, già dalle prime ore d’uscita del trailer, ha subìto critiche pesanti. È opinione di una larga fetta del pubblico, infatti, che produzioni a tema Coronavirus, a pandemia ancora in corso e con una situazione di generale rabbia e paura, non siano opportune. Eppure, considerato quanto l’argomento abbia permeato ogni settore dell’informazione, si può capire quanto fosse inevitabile. “Penso che il cinema sia innanzitutto un’attività imprenditoriale che va dove c’è il pubblico – commenta <strong>Stefano Paolillo</strong>, psicologo dell’audiovisivo &#8211; e <mark class='mark mark-yellow'>se c’è un argomento che attira il pubblico, questo è proprio la paura</mark>”.</p>
<p>Al di là dell’inevitabilità della questione, è importante chiedersi se le critiche siano fondate. Possono produzioni di questo tipo alimentare un ulteriore stato di angoscia e di rabbia nei confronti delle istituzioni? “Normalmente quando vediamo film del genere, e questo accade ad esempio anche con gli horror, li guardiamo perché così ne prendiamo le distanze &#8211; spiega Paolillo &#8211; è una cosa che accade lì nello schermo e non a noi. Ci sono state delle ricerche longitudinali sulla violenza, nel corso del tempo, dato che alcuni criticavano l’eccesso di violenza nei film, o anche nei telefilm. Si è visto che in realtà un film o un telefilm non porta più violenza, se non a chi è già in un contesto violento. Perciò, <mark class='mark mark-yellow'>l’influenza di un film in uno stato emozionale complessivo di massa è minima, soprattutto ora che le emozioni sono molto forti ed estremizzate</mark>”.</p>
<p>Ciò che può invece spostare gli equilibri in quanto a paura e rabbia, incalza Paolillo, sono proprio i social, stesso luogo in cui la maggior parte delle polemiche sui film prendono vita: “<mark class='mark mark-yellow'>Negli ultimi anni i social network hanno tolto tutte le certezze, ed è proprio questo clima di incertezza ad alimentare lo stato di paura.</mark> Prima ogni persona aveva le proprie fonti autorevoli, come i messi di informazione, adesso su internet è davvero possibile trovare tutto e il contrario di tutto. Per questo sono sicuro che i social facciano danni maggiori rispetto ad un film, che nella nostra vita abbiamo imparato a distinguere come finzione rispetto alla realtà”.</p>
<p>Certo è che le operazioni commerciali su piccolo e grande schermo a tema Covid sono state, fin&#8217;ora, un successo a metà. Da un lato Netflix ed altre piattaforme di streaming hanno registrato ottimi ascolti per quanto riguarda le produzioni di questo tipo, dall’altro produzioni locali come <em>Lockdown all’italiana</em> non hanno ottenuto il successo sperato. Quale sarà quindi la portata economica dell’hollywoodiano <em>Songbird</em>? È ancora difficile da dire. Occorrerà vedere se prevarrà il rifiuto verso un film che tratta un tema troppo delicato e attuale o la curiosità. Ma occorrerà anche vedere se, all’alba del 2021, le sale riapriranno o se, a causa dei lockdown diffusi, resteranno ben serrate.</p>
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		<title>Il nuovo cinema della pandemia, parla Filippo Mazzarella</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 08:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Bay]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Songbird]]></category>

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		<description><![CDATA[La pandemia potrebbe modificare non soltanto il modo di realizzare il film, ma anche incidere sulle storie che verranno raccontate. Non è detto però che da adesso in poi saremo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/Songbird.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Songbird" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>La pandemia potrebbe modificare non soltanto il modo di realizzare il film, ma anche incidere sulle storie che verranno raccontate. Non è detto però che da adesso in poi saremo costretti a trovarci di fronte soltanto a un “cinema delle mascherine” </mark>. Insieme a <strong>Filippo Mazzarella, critico cinematografico</strong> (<em>Corriere della Sera</em>, <em>Film Tv</em>, <em>Linus</em> e molto altro), abbiamo provato a riflettere su quali strade potrebbero essere percorse da autori, produttori e cineasti nel futuro più immediato.</p>
<p><strong>In che modo il cinema potrebbe raccontare il momento pandemico che stiamo vivendo? Quali sono gli scenari?</strong></p>
<p>Per continuare ad alimentare il tipo di immaginario a cui siamo abituati sarebbe conveniente che il cinema retrodatasse le sue storie oppure le post-ponesse, evitando il contemporaneo. <mark class='mark mark-yellow'>Su grande scala, il “cinema della pandemia” sarà invece una declinazione del genere catastrofico oppure un cinema che ci farà i conti a livello sociale ed economico, una specie di “neorealismo pandemico”, come è accaduto con i corti di<em> Homemade</em> su Netflix </mark>. Bisogna però trovare delle storie da raccontare all’interno della pandemia, non sarà possibile focalizzarsi soltanto sulle conseguenze dirette. La domanda che ci si porrà sarà se si vorrà vedere qualcosa che esorcizzi la pandemia oppure che alimenti il terrore. <mark class='mark mark-yellow'>Mi immagino che nel cinema d’autore verranno realizzati film che rappresenteranno il presente per quello che sta succedendo, mentre per quanto riguarda le produzioni con grossi budget si tenderà a minimizzare o ad azzerare, e in questo senso non solo la fantascienza, ma anche il cinema d’animazione digitale, il fantasy o il cinema dei supereroi ci faranno i conti in maniera totalmente diversa </mark>. Non può cominciare a esistere un cinema che faccia della pandemia il suo unico motore narrativo, è impensabile.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Non può cominciare a esistere un cinema che faccia della pandemia il suo unico motore narrativo, è impensabile. Ci chiederemo, invece, se si vorrà vedere qualcosa che esorcizzi la pandemia oppure che alimenti il terrore&#8221;.</span></p>
<p><strong>Il trailer del film <em>Songbird</em>, che racconta di un mutamento devastante del virus, ha suscitato reazioni indignate sui social. Non sorprende però che il produttore sia Michael Bay. </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Michael Bay è un “terrorista dei generi”. Il suo è un cinema furioso e totalmente superficiale, dove nell’assenza di morale ha creato un immaginario ipercinetico, iperdinamico e personalissimo che riflette in maniera (in)cosciente sulla deriva pazzesca del concetto di spettacolarità</mark>. Nei film di <em>Transformers</em> porta questa teoria al suo gradino più alto, ma aveva già cominciato a lavorare su questo tema in blockbuster come <em>Armageddon</em> e <em>Pearl Harbor</em>. Lui fa un cinema di sole superfici, che poi collassano. In questa maniera, rende conto di una sorta di Apocalisse visiva del contemporaneo. Da un punto di vista puramente formale, non è un caso che sia un regista con uno stile riconoscibilissimo.</p>
<p><strong>Esiste un cinema della pandemia del passato?</strong></p>
<p>Non ci sono dei film che abbiano rappresentato, per esempio, la “spagnola” negli anni Venti. Probabilmente ci sono documentari che sono andati persi oppure non sono rintracciabili, ma a livello di fiction non credo.<mark class='mark mark-yellow'>Le grandi pandemie non sono state raccontate neppure a Hollywood, nel senso che magari sono state adombrate e poi risolte: penso a <em>Virus letale</em>, basato sull’ebola, che trasporta la dinamica di veicolazione del virus nella società americana e che si risolve però senza crisi internazionali e allarmi globali</mark>. <em>Contagion</em> di Steven Soderbergh non si focalizza sugli aspetti sanitari della pandemia, ma sulla gestione di essa da parte di un establishment che deve “piegarla” in relazione a quelle che sono le sue necessità.</p>
<p><strong>A proposito di <em>Virus letale</em> e <em>Contagion</em>, molti li hanno riguardati come se fornissero delle istruzioni da adottare in una situazione pandemica. Esistono casi di film che siano riusciti non solo a raccontare ma ad anticipare la realtà?</strong></p>
<p>Il cinema di genere ha sempre cercato di anticipare la realtà, fallendo. <em>2001: Odissea nello spazio</em> di Kubrick ne è un esempio lampante, così come <em>Blade Runner</em> di Ridley Scott. Nonostante siano due capolavori, non ne hanno azzeccata una. Certo, oggi ci sono le possibilità di fare le videochiamate ma poco altro, i replicanti non esistono. In molti hanno provato a presagire il futuro, ma nessuno ci è davvero riuscito.<mark class='mark mark-yellow'>La verità è che nessun film può dare le chiavi per affrontare quello che accadrà, seppur possa dare una configurazione più o meno plausibile</mark>. D’altronde, vorrei che non finissimo mai nel futuro di <em>Mad Max</em>. A tal proposito, mi auguro vivamente che <em>2022: i sopravvissuti</em> sia destinato a rimanere un titolo da riscoprire nella storia del cinema e non un titolo di giornale.</p>
<p><strong><em>Matrix</em> però come nient’altro ha anticipato l’idea di una connessione costante.</strong></p>
<p>Sì,<mark class='mark mark-yellow'><em>Matrix</em> è stato un film profetico sulla necessità di avere un device interiorizzato: il corpo come allungamento, o addirittura alloggiamento, di un device</mark>. Dopotutto, la nostra mano destra, o quella sinistra, è perennemente occupata da un cellulare o da un tablet, soprattutto nelle condizioni di oggi a cui siamo obbligati.</p>
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