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	<title>magzine &#187; Sanremo</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>L&#8217;eco di Sanremo: a una settimana dal festival, cosa ascoltano gli italiani?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 04:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Fiorente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Stasera va in scena Sanremo Top, un format spin off del festival che offre una panoramica sulle canzoni che ci hanno fatto affezionare durante la settimana di Sanremo, al di là ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/sanremo-top-2026-1280x720.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sanremo-top-2026-1280x720" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Stasera va in scena </span><i><span style="font-weight: 400;">Sanremo Top</span></i><span style="font-weight: 400;">, un format spin off</span> <span style="font-weight: 400;">del festival che offre una panoramica sulle canzoni che ci hanno fatto affezionare durante la settimana di Sanremo, al di là della classifica ufficiale. <mark class='mark mark-yellow'>Nel programma la presentazione delle canzoni non dipende da nessuna giuria, ma dalle preferenze degli ascoltatori: a contare saranno il numero di dischi venduti, i download e gli streaming in Italia, ma anche i brani più trasmessi in radio e in televisione</mark>. <i>Sanremo Top</i> mancava da oltre 20 anni, ma oggi torna in una nuova veste in onore di Pippo Baudo, che lo ha condotto per la prima volta nel 1994.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’idea dietro questa doppia serata &#8211; i 30 cantanti, divisi in due gruppi da quindici l’uno, si esibiranno tra oggi e sabato prossimo &#8211; è scattare una fotografia dei brani che, al di là del verdetto della giuria, stanno dominando le classifiche reali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Il grande pubblico ha avuto una settimana per apprezzare, confermare o ricredersi sui trenta brani protagonisti della Kermesse</span>Il grande pubblico ha avuto una settimana per apprezzare, confermare o ricredersi sui trenta brani protagonisti della Kermesse. <mark class='mark mark-yellow'>In attesa del verdetto degli italiani, noi di Magzine abbiamo giocato d’anticipo e abbiamo stilato una classifica sulla base delle piattaforme musicali più utilizzate dalla redazione</mark>. Nel definire le fonti per la nostra analisi abbiamo escluso di proposito la radio perché a nostro parere poco indicativa delle reali preferenze espresse dal pubblico: le canzoni proposte in radio sono decise dall’emittente che le trasmette, mentre accedendo ad una piattaforma è l’utente a scegliere cosa ascoltare (al netto dell’algoritmo).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo preso in considerazione Spotify, YouTube e Shazam. A ciascuna di queste abbiamo attribuito un peso &#8211; rispettivamente 50%, 35% e 15% &#8211;  e abbiamo raccolto il dato più informativo che ciascuna delle tre, in base alle sue logiche, offriva: <mark class='mark mark-yellow'>da Spotify abbiamo rilevato il numero di ascoltatori mensili per artista &#8211; per le tre coppie in gara abbiamo fatto una media aritmetica dei valori di ciascun artista; per YouTube ci siamo basati sul numero di visualizzazioni del canale ufficiale; da Shazam, sul numero di identificazioni mediante l’app. Per ciascuna piattaforma abbiamo estratto i dati prima e dopo il festival e li abbiamo confrontati</mark>. Abbiamo calcolato per ciascun artista la media ponderata di tutti questi dati e ottenuto un indice che abbiamo chiamato IPS (Impulso Post Sanremo). Sulla base dell’IPS abbiamo stilato la nostra classifica.</span></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.27.43.png"><img class="alignnone wp-image-82302 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.27.43.png" alt="Screenshot 2026-03-07 alle 02.27.43" width="302" height="715" /></a>              <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.30.56.png"><img class="alignnone wp-image-82303 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.30.56.png" alt="Screenshot 2026-03-07 alle 02.30.56" width="283" height="716" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa ci dice il confronto tra le due? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partendo dal podio, <mark class='mark mark-yellow'>la nostra classifica vede al primo posto la coppia Fedez &amp; Masini, che in molti davano per favorita</mark>. Delle tre piattaforme è Youtube che segna per loro il balzo in avanti maggiore, dove la canzone </span><i><span style="font-weight: 400;">Male necessario</span></i><span style="font-weight: 400;"> raggiunge quasi 1.400.000 visualizzazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Medaglia d’argento per l’effettivo vincitore Sal Da Vinci. Su Spotify vediamo più che triplicati i suoi ascoltatori mensili, che passano da meno di un milione a quasi 3 milioni e mezzo.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">J-Ax che nella classifica ufficiale era arrivato solo a metà classifica, stupisce per la scalata vertiginosa che lo porta sul gradino più basso del podio. Non è il solo a performare meglio a una settimana dalla fine del festival. Assieme a lui ci sono anche Elettra Lamborghini che dal quint’ultimo posto passa al quarto; e dietro di lei Samurai Jay che guadagna dodici posizioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Tra chi al contrario ha reso meno troviamo Ermal Meta e Serena Brancale: entrambi scendono di dieci gradini nella nostra classifica</mark>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sayf, al settimo posto della classifica IPS, si conferma uno degli artisti più interessanti: d’altronde, non è riuscito ad alzare il leone d’oro per meno di mezzo punto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>È interessante osservare chi è cresciuto di più per ciascuna piattaforma. Su Spotify sono Maria Antonietta &amp; Colombre a guadagnare più ascoltatori: la coppia partiva da 37 mila utenti mensili e dopo il festival raggiunge quota un milione</mark>. Fedez e Masini ottengono i valori più alti sia a livello assoluto che in proporzione su Youtube. A livello percentuale le prime due posizioni per Shazam sono ancora per Maria Antonietta &amp; Colombre e le Bambole di Pezza, che si confermano i cantanti che più hanno beneficiato di questo festival a livello di notorietà; per quanto riguarda il valore assoluto, Ditonellapiaga è nettamente l’artista più </span><i><span style="font-weight: 400;">shazammata</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi numeri sembrano dimostrare che il brano </span><i><span style="font-weight: 400;">Che fastidio</span></i><span style="font-weight: 400;"> è tra i più riprodotti e riesce ad attirare l’attenzione anche degli ascoltatori più distratti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con questi dati, abbiamo provato a misurare il successo digitale di queste canzoni provando ad andare oltre l’ovvio incremento di notorietà che porta partecipare al festival. <mark class='mark mark-yellow'>Abbiamo cercato di mettere in comunicazione le due classifiche per rilevare assonanze e contrasti tra come suona il festival all’Ariston e l’eco che lascia ben oltre la sua conclusione</mark>. Quali suoni resteranno più di altri? Ci saranno artisti in grado di influenzare la scena italiana? Quali brani rimarranno indelebilmente impressi nella memoria e nelle orecchie del pubblico? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarà il tempo a fornire risposte. Intanto, noi possiamo goderci altre due serate di musica.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.37.06.png"><img class="alignnone wp-image-82304 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-07-alle-02.37.06.png" alt="Screenshot 2026-03-07 alle 02.37.06" width="619" height="525" /></a></p>
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		<title>Le rockstar non vincono mai: Alex Wyse si racconta</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 18:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[#milano]]></category>
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		<description><![CDATA[«Io sono contento così: alla fine le rockstar non vincono mai». Alex Wyse per rispondere alla domanda su cosa si aspettasse dal suo Sanremo Giovani richiama il titolo della sua canzone, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2910" height="1421" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-21-alle-00.02.011.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot 2025-03-21 alle 00.02.01" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Io sono contento così: alla fine le rockstar non vincono mai». <strong>Alex Wyse</strong> per rispondere alla domanda su cosa si aspettasse dal suo <strong>Sanremo Giovani</strong> richiama il titolo della sua canzone, <em><strong>Rockstar,</strong> </em>appunto.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Non ci sono più rockstar<br />
se sono pallottole, le logiche<br />
non mi ucciderai</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Sorride, con le tipiche fossette che contraddistinguono il suo volto, e abbassa gli occhi, truccati con il kajal nero nella rima inferiore. Alla mano sinistra ha vistosi anelli vintage, compresi quelli che indossava durante la finale della competizione, quando si è aggiudicato il secondo posto tra le <strong>“Nuove Proposte”.</strong> In testa porta una coppola a quadri e, sul viso e sul collo, si è attaccato alcune stelline argentate. «Ovviamente mi sarebbe piaciuto vincere, ma ho cercato di non crearmi false aspettative. E poi, vediamo il lato positivo: se non arrivi primo, nessuno ti carica di pressioni, la gente non si aspetta che tu debba dimostrare qualcosa – aggiunge –. Poi, so che in televisione funziona la logica delle sfide, perché alla gente piace vederle, ma io non volevo pensare di essere contro nessuno e sono partito senza aspettarmi nulla: non ho guardato molto gli altri concorrenti perché volevo concentrarmi solo sulla mia direzione e sulla mia canzone». Nessun rimpianto, dunque: «Io ho già avuto la mia vittoria: arrivare fino alla fine e cantare due volte su quel palco così ambito, ottenendo il massimo che potevo. Un traguardo che dedico a mia nonna, che mi è sempre stata vicina e sfortunatamente in questa occasione non ha potuto tifare per me».</p>
<p style="font-weight: 400;">Davanti agli studenti dell’<strong>Università Cattolica</strong>, le sue parole suonano come il racconto di un’esperienza di cui non cambierebbe nulla: «Se fossi io a decidere, imposterei la competizione dei “Giovani” proprio così, forse perché l’ho vissuta in questo modo e non la immagino diversamente. Questo vale anche rispetto alla scelta di non farci partecipare con gli altri trenta artisti: se da una parte mi sarebbe piaciuto, dall’altra credo che entrare “in punta di piedi” in contesti come questi sia molto utile». L&#8217;ingresso graduale è una forma di tutela, un metodo per farsi conoscere meglio dalla stampa durante tutta la propria crescita, e un modo per procedere un passo alla volta: «Hai una visibilità minore, ma questa non è necessariamente una cosa negativa. Anche perché, se secondo il pubblico te lo meriti, andrai avanti comunque, <em>step by step</em>».</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella testa di Alex, non tutto è così tiepido: ci sono alcune cose che ha chiare in testa, con contorni netti e definiti. Tra questi, un eccessivo perfezionismo, su cui ironizza, e la ricerca di una totale libertà, che abbraccia anche tutto quello che “fa da contorno”. <mark class='mark mark-yellow'>La sua è <strong>un’estetica</strong> stravagante, decisa, decisamente caratterizzante, che sicuramente non passa inosservata, come, del resto, lui stesso è stato durante il Festival. «A me piace comunicare la mia libertà, anche attraverso l’abbigliamento: creo io i miei vestiti, abbino colori sbagliati, ricerco spille vintage, voglio indossare quello che piace a me. E poi, se gli unici commenti negativi riguardano cosa indosso, che continuino a giudicarmi».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">L’assenza di vincoli deve riguardare anche e soprattutto la sua musica, dove si fondono varie <strong><em>reference</em> musicali,</strong> soprattutto italiane, ma non solo: <mark class='mark mark-yellow'>«Sono stato ispirato da tantissimi artisti: io sono cresciuto con la musica italiana di Cocciante, Dalla, Battisti. Negli anni in cui ho vissuto in Inghilterra con mio padre, ho ascoltato un po’ di tutto, da Elton John a Elvis, fino a moltissimi altri generi. Non saprei neppure dirti quali siano i miei modelli, perché ogni tre giorni mi trovo ad ascoltare cose completamente diverse»</mark>. Alex Wyse non mette paletti anche alla creazione artistica: «Di base scrivo al pianoforte, a casa, ogni volta che riesco, perché mi fa stare bene, mi dà compagnia e libertà, ma passo attraverso molti processi creativi diversi: è qualcosa di particolare, che va a momenti – racconta–. Una volta, ad esempio, mi sono svegliato alle quattro di notte dopo aver sognato una melodia: ho preso il telefono e ho registrato la mia voce, mentre canticchiavo. Il giorno dopo ho scritto la canzone e, così, in quaranta minuti è nata<strong> <em>Sogni al cielo</em>,</strong> con cui sono entrato nel talent di <em>Amici</em> (nel 2021, <em>nda</em>)».</p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre al concetto di libertà, ce n’è un altro che torna spesso come un <em>refrain:</em> l&#8217;intelligenza emotiva. «Se potessi dare un consiglio al “me” del passato gli direi di continuare quello che sta facendo, perché usando il rispetto e l&#8217;intelligenza emotiva si arriva dove si vuole: è fondamentale essere capaci di comprendere i momenti. Poi, se diventi consapevole che l’importante è comportarti secondo il “giusto”, il tuo focus si sposta sulla tua vita e ti abitui alle pressioni esterne, impari a razionalizzarle e capisci che sono qualcosa di “esterno” alla tua vita».</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo aver guardato al passato, è però il momento di chiedere ad Alex che cosa dobbiamo aspettarci per il futuro. <mark class='mark mark-yellow'>«Io lavoro sempre nell&#8217;ottica di far uscire un disco, ma su questo non so dare risposte definitive. Sta comunque arrivando una canzone, prima o poi. Più prima che poi».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">E, prima che vada via, tratteniamo Alex Wyse per le utile domande. «Se avessi partecipato tra i “big”, con chi avresti scelto di duettare nella serata delle cover?». <mark class='mark mark-yellow'>La risposta non si fa attendere, nemmeno un istante: «Penso che avrei duettato cantando <strong><em>L’emozione non ha voce</em></strong> assieme ad Adriano Celentano.</mark> Se l&#8217;anno prossimo ci sarò, ormai, non la potrò più fare perché l&#8217;ho già bruciata parlando con te. Quindi, chissà», fa il misterioso. E, servita su un piatto d’argento, arriva la nostra seconda (e ultima) domanda: «Il prossimo anno vorresti esserci?». «Certo, vorrei esserci. Assolutamente». Parola di rockstar.</p>
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		<title>Addio a Ernesto Assante, pietra miliare del giornalismo musicale italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 20:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Assante]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[la repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima o poi è capitato a tutti, che fosse a partire dalla cara vecchia autoradio o dai mix generati dalle nuove piattaforme di streaming, di imbattersi in brani musicali che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="789" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/26984946995_f66860df31_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="26984946995_f66860df31_o" /></p><p>Prima o poi è capitato a tutti, che fosse a partire dalla cara vecchia autoradio o dai mix generati dalle nuove piattaforme di streaming, di imbattersi in brani musicali che hanno lasciato un segno dentro di noi. E che hanno catturato la nostra attenzione, al punto da volerne sapere qualcosa di più a proposito di quel disco, di quell&#8217;album, o forse di quella band. E in Italia, quando si voleva soddisfare una qualche curiosità di questo tipo, una delle risposte più esaustive che si potessero ricevere, proveniva dalle pagine firmate da <strong>Ernesto</strong> <strong>Assante, </strong>tra le firme più autorevoli del giornalismo e della critica musicale italiana. Ma non solo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Assante se ne è andato ieri, 26 febbraio, a 66 anni, lasciando la moglie e due figlie. A portarlo via, un ictus che è risultato fatale</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A partire dalle metà degli anni Settanta la sua carriera ha spaziato a 360 gradi tra radio, giornali e televisione, ambito in cui è stato collaboratore e autore di trasmissioni soprattutto a tema musicale. </mark> Dai microfoni dell&#8217;emittente romana Radio Blu, tra 1975 e 1982, Ernesto Assante è poi approdato ad una delle più importanti trasmissioni radiofoniche italiane, <em>Rai</em> Stereonotte, per molti vera e propria compagna della notte.<em> </em>Nel contempo si collocano le esperienze da critico musicale: per <em>Il Manifesto</em>, fino al 1984 e poi per <em><strong>La Repubblica</strong>.</em> Per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, oltre che di musica, Ernesto Assante si è occupato di tecnologia.  Vi ha scritto a partire dal 1979, diventandone una grande firma in più vesti: critico musicale, caporedattore, ideatore di contenuti, specie per il web. Basti pensare che negli ultimi anni, sul palco di <em>Webnotte</em>, insieme a Gino Castaldo, ha fatto alternare decine di artisti e protagonisti del mondo dello spettacolo e della musica, avvicinandole anche ai più giovani. Un po&#8217; come avveniva tra le pagine da lui firmate, che fossero libri o carta stampata.</p>
<p>Ernesto Assante ha fatto scuola. E non solo con i suoi articoli e le sue pubblicazioni. In veste di docente, ha tenuto alcuni corsi negli anni duemila alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. Nella capitale, inoltre, è stato docente al St.Louis College of Music. A Milano, invece, il suo nome risulta legato al settore disciplinare &#8220;Storia della popular music&#8221;.</p>
<p>«Ho imparato ad amare la musica a dieci anni sentendo quanto vi divertivate a fare &#8220;Lezioni di Rock&#8221;, steso sul mio letto con l&#8217;iPod nelle orecchie». E&#8217; uno dei commenti che, in queste ore si leggono scorrendo il profilo Instagram di <strong>Gino Castaldo</strong>, che, più che un collega di lunga data, ha salutato in maniera essenziale un autentico fratello, come lui stesso ha scritto in didascalia al post di commiato. <mark class='mark mark-yellow'>In coppia con Castaldo o da solo, Ernesto Assante ha firmato pagine memorabili di critica musicale italiana, dove è diventato un imprescindibile riferimento. Tanto per il pubblico, quanto per gli artisti da lui recensiti ed intervistati che in queste ore ne piangono l&#8217;improvvisa scomparsa con una serie di tweet e messaggi social.</mark></p>
<p>Assante aveva compiuto 66 anni il 12 febbraio scorso, a pochi giorni dalla chiusura del <strong>Festival di Sanremo</strong> <strong>2024</strong>, che anche quest&#8217;anno aveva seguito e raccontato per <em>La Repubblica,</em> curandone, tra le altre cose, le pagelle delle esibizioni: un appuntamento fisso, da molti anni,  per chi Sanremo, oltre a guardarlo, sente il bisogno istintivo di commentarlo.<em> </em>Proprio in quell&#8217;occasione, la nostra testata ha avuto il piacere e l&#8217;onore di avere Ernesto Assante ospite ai nostri microfoni, <a href="http://https://www.spreaker.com/episode/gr-381-speciale-sanremo-2023--58689434">all&#8217;interno del nostro GR Mag dedicato alla 74esima edizione del festival della canzone italiana.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Casa mia”: una giornata nella Baggio di Ghali</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2024 05:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra Gori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
		<category><![CDATA[ghali]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Mi manca la mia zona Mi manca il mio quartiere (Credit: “Casa Mia”, 2024) Il rapper tunisino-milanese Ghali, che ha trionfato alla recente edizione del Festival di Sanremo ed ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="703" height="329" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagine-23-02-24-18.19.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine 23-02-24 - 18.19" /></p><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Mi manca la mia zona<br />
Mi manca il mio quartiere</p>
<p style="text-align: center;">(Credit: “<em>Casa Mia”, 2024)</em></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il rapper tunisino-milanese Ghali, che ha trionfato alla recente edizione del Festival di Sanremo ed è finito nel ciclone delle polemiche nazionali per il suo appello dal palco in favore della popolazione di Gaza in guerra, non ha mai dimenticato le sue origini e ha sempre cercato di portare nei testi delle sue canzoni il racconto di Baggio. Il quartiere nella <strong>periferia Ovest di</strong> <strong>Milano</strong> continua ad avere una grande influenza sulla produzione artistica del rapper.</mark>Siamo stati nelle vie della sua infanzia e adolescenza, lì dove viveva giornate piene tra scuola, <em>freestyle</em>, calcio e campetti. Un quadrato di poche strade dove il cielo è grigio come i sovraffollati condomini e il tempo sembra immutabilmente sospeso. <mark class='mark mark-yellow'>Con la sua <em>crew</em> andava spesso a mangiare da &#8220;Panzerotto mio Baggio&#8221;, alla quale ha dedicato un suo panzerotto personale</mark>. La ricetta è incorniciata dall’autore con tanto di <em>Tag</em> su una lavagnetta alle spalle del bancone. I titolari, Tonia e Carlo, spendono solo buone parole per un ragazzo che è rimasto nei loro cuori: «L’’abbiamo conosciuto sette anni fa, ai tempi di <em>Cara Italia</em>. Dopo aver registrato quella canzone, la sera, sono venuti tutti, erano una decina: abbiamo fatto una tavolata e hanno mangiato qui. Lui, da musulmano, non consumava carne di maiale e così gliene abbiamo preparato uno diverso. Poi, gli abbiamo chiesto di scrivere gli ingredienti. Quello è diventato il panzerotto di Ghali. Da allora, è venuto altre volte mentre la sua carriera cresceva» dice lei. «Quando tornava passava sempre, ma ora è un po’ che non lo vediamo.<mark class='mark mark-yellow'>D’altronde, era diventato un problema per lui: appena entrava e qualche ragazzino lo vedeva, non mangiava più»</mark>. Per un po’ abbiamo continuato a vedere la mamma, a cui è molto legato, ma anche lei non passa da tempo. Però vediamo ancora tutti i ragazzi della <em>crew</em>», aggiunge il marito.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>A Baggio gli adulti lo ricordano come un ragazzino dolce, bullizzato e totalmente immerso nella musica. I bambini lo adorano e sono suoi grandi fan. Tutti riconoscono che Ghali ha sempre aiutato il quartiere anche da già famoso e che non abbia mai avuto un atteggiamento da star. In sostanza, qui gli si vuole bene</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ghali ha portato il suo quartiere anche sul palco dell’Ariston. Non c&#8217;è canzone che non contenga almeno una &#8220;barra&#8221; dedicata a Baggio: «A fine ottobre, si fa la festa rionale e spesso lui viene a salutare. Non si è mai dimenticato da dove viene», continua Tonia. E quando ci ritorna se ne accorgono tutti. Entra in un locale e si riempie di ragazzi dopo pochi minuti; se deve girare un video, la sua ex società sportiva è sempre pronta ad accoglierlo. Proprio come è accaduto nel caso del brano <em>1993, </em>per il quale ha collaborato con la scuola calcio Baggio Secondo</mark>. Lì hanno solo ricordi positivi di lui e del suo team: «È arrivato e il campo è stato invaso. Non capivamo più nulla, tutti i bambini volevano vederlo» racconta la barista Pina. «L’abbiamo visto passare tre volte», ricordano invece al <strong>bar di Via Breganza</strong>, dove il rapper viveva con <strong>la madre Amel.</strong> «Quando viene c’è sempre una gran folla, ma lui dispensa selfie e autografi molto volentieri». Parlare con qualcuno qui non è facile, i volti sono sfuggenti e sospettosi. Ma a ben guardare tutto in qualche modo parla di lui. Un rider che corre forsennato per consegne ascolta <em>Ninna Nanna</em> a tutto volume. A pochi metri, oltre il palazzone grigio con l’intonaco scrostato e i grandi blocchi rosa delle case popolari, c’è la<strong> pizzeria Nocera</strong> di via Cascina Barocco; qualche tavolino esterno e una veranda popolata da anziani giocatori di carte. È il centro nevralgico della <em>vecchia</em> <em>Bagg</em>, quella &#8220;costruita&#8221; negli anni Cinquanta dai primi immigrati venuti dal Sud.</p>
<p style="text-align: center;">Casa mia, casa tua<br />
Che differenza c&#8217;è? Non c&#8217;è<br />
Ma qual è casa mia?<br />
Ma qual è casa tua?<br />
Ma qual è casa mia?<br />
Dal cielo è uguale, giuro</p>
<p style="text-align: center;">(Credit: “<em>Casa Mia”, 2024)</em></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Al bancone c’è Giuseppe il pizzaiolo, marcato accento pugliese e grandi muscoli. Una maglietta con lo stemma della Roma e il volto corrucciato mentre inforna senza sosta. Lui Ghali se lo ricorda bene: «Lo conosco sin da quando era piccolo. Era un bambino molto riservato, forse perché sentiva il peso di un padre in carcere e di una madre molto impegnata. Veniva qui con il walkman, Michael Jackson sempre nelle orecchie e io gli regalavo le pile»</mark>. La passione per il re del pop l’ha portata anche sul palco dell’Ariston, dove durante la serata delle cover ha sfoggiato mocassini, guanti bianchi e la tipica giacca crop, corta e aderente con le inconfondibili “spalline”. «La madre lo lasciava volentieri quando non c’era perché si fidava di noi; a volte veniva qui con i suoi amici», prosegue. Nel suo racconto c’è la parabola particolareggiata di un artista che ha attraversato le asperità per arrivare alle stelle. I luoghi, gli aneddoti, la quotidianità. Quasi lo si vede il bambino che «andava a scuola, al parchetto a fare le trazioni» e che <mark class='mark mark-yellow'>«quando ha iniziato a fare musica, si è attirato non poche invidie. Lo bullizzavano, con quella cattiveria che ti tocca subire quando in un posto difficile riesci a cavartela con le tue forze e a non finire sulla cattiva strada. Una volta, per sfuggire a chi lo voleva picchiare, si rifugiò nella farmacia qui vicino»</mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Quando ha iniziato a fare musica, si è attirato non poche invidie. Lo bullizzavano, con quella cattiveria che ti tocca subire quando in un posto difficile riesci a cavartela con le tue forze e a non finire sulla cattiva strada. Una volta, per sfuggire a chi lo voleva picchiare, si rifugiò nella farmacia qui vicino»</span></p>
<p>Il rispetto che Ghali ha ricevuto e continua a ricevere da parte dei commercianti che animano la zona non è casuale. In tempi non sospetti, si era barcamenato con l’apertura di una piccola attività insieme alla madre, una yogurteria, chiusa dopo poco tempo. La pizzeria Nocera è anche il luogo che lo ha accompagnato fino al grande successo. «L’ultima volta che è venuto a trovarci è stato due giorni dopo Sanremo» conclude Giuseppe.<mark class='mark mark-yellow'>«Qui ha presentato il suo primo tour e venduto i primi biglietti</mark>. Ho ancora l’estratto del giornale che lo annuncia, anche perché era la prima volta che i biglietti di un concerto si vendevano in un bar. Prima dell’ultimo festival, ha scelto noi per un servizio fotografico: la veranda era diventata un vero e proprio set, c’erano manager, costumisti, assistenti. Ormai è uno di famiglia e prende iniziative che fanno bene a Baggio e alle persone. Per esempio, c’è un ragazzino cardiopatico che lo adora e lui è andato a trovarlo per fargli una sorpresa. Dice sempre che quando ti allontani dal tuo quartiere, qualcosa alla fine ti sfugge. Per questo ritorna sempre».</p>
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		<title>Nella fabbrica del vinile, alle porte di Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 15:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[vinile]]></category>

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		<description><![CDATA[Certe cose non passano mai di moda e il disco in vinile è proprio una di queste. Introdotto nel 1948 dalla Columbia Records negli Stati Uniti, è diventato subito un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3888" height="2592" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-pixabay-164853.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-pixabay-164853" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Certe cose non passano mai di moda e il disco in vinile è proprio una di queste.</mark> Introdotto nel 1948 dalla <strong>Columbia Records</strong> negli Stati Uniti, è diventato subito un oggetto di culto per gli amanti della musica di tutto il mondo. E pian piano, avere un giradischi in casa e comprare gli album dei propri artisti del cuore è diventata una piacevole abitudine che ha accompagnato molte persone fino alla fine degli anni Novanta. All’improvviso il piccolo e maneggevole <em>compact disc</em> e le piattaforme digitali come <em>Spotify</em> hanno cambiato le carte in tavola: l’iconico 33 giri, da oggetto imprescindibile per ascoltare la musica, si è trasformato in una reliquia da museo. Troppo grande, invadente e scomodo paragonato alle moderne tecnologie. Questo fino a pochi anni fa, quando andare a caccia di pezzi vintage è diventata una moda che ha fatto rispolverare anche questo oggetto, ormai da tempo abbandonato nelle polverose soffitte. <mark class='mark mark-yellow'>A salvarlo dall’estinzione, però, non sono stati i collezionisti cresciuti a pane e vinili, ma una categoria inaspettata: i nativi digitali.</mark> I più giovani hanno iniziato a frequentare mercatini e negozi di musica, scoprendo per la prima volta il suono della puntina sul disco.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Tra i collezionisti cresce la passione per il 33 giri e la <em>Europress Vinyl</em> è tornata a stamparli: solo nel 2023 l&#8217;azienda ha prodotto oltre tre milioni di dischi</span></p>
<p>A confermare questa tendenza è <strong>Michele Gagliardi</strong>, proprietario della <em><strong>Europress Vinyl</strong></em>, che ogni giorno produce da zero questo magico prodotto. Il mese di febbraio è il più caldo per questa piccola fabbrica alle porte di Milano: in questi giorni, infatti, stanno stampando i dischi per gli artisti in gara al <strong>Festival di Sanremo</strong>. Per Gagliardi, però, non è stato sempre tutto rose e fiori: l’imprenditore ha subito in pieno la crisi del vinile e nel 2010, dopo oltre trent’anni di lavoro nel settore,  ha dovuto chiudere il suo capannone. «Qualche anno fa, molti amici mi hanno chiesto di ritornare in attività: avevo conservato due vecchi macchinari con la speranza che potessero servirmi e pian piano abbiamo ricominciato a stampare», racconta Gagliardi, mentre la sua voce si mischia al suono martellante delle macchine al lavoro. L’imprenditore osserva la parete tappezzata di dischi di <strong>Lucio Battisti</strong> e aggiunge: «Mai avrei pensato a questo successo dopo tutto questo tempo». <mark class='mark mark-yellow'>L’<em>Europress Vinyl</em> ha intercettato il momento più propizio per riaprire e solo l’anno scorso ha stampato oltre tre milioni di dischi.</mark> Quello di Gagliardi nei confronti del vinile è un amore smodato e senza tempo: «Per me è un’opera d’arte, è bello come un quadro che non morirà mai», racconta sorridendo mentre in sottofondo ascolta dal suo giradischi <em>Hanno ucciso l’uomo Ragno</em> degli <strong>883</strong>.</p>
<p>Un parere condiviso da <strong>Carlo Lecchi</strong>, fondatore dell’<em><strong>Associazione Vinile Italiana</strong></em>. Situata in via Washington a Milano, la sede del gruppo è una vera e propria casa-museo. Qui, infatti, sono conservati oltre 4mila dischi e alcuni di questi sono dei reperti storici. Basti pensare alla primissima stampa di <em>Revolver</em> dei <strong>Beatles</strong>: una versione che John Lennon fece ritirare dal mercato in fretta e furia, essendo priva dei cori tibetani che lui tanto avrebbe voluto inserire. «Ogni epoca è figlia del suo tempo, ci sono sicuramente nuove forme di ascolto, basti pensare a <em>Spotify</em> – spiega Lecchi –. La musica liquida oggi c’è, domani chissà, mentre sul vinile resta per sempre». La sede dell’associazione straripa di dischi memorabili: da <em>In the Court of The Crimson Kings</em> dei <strong>Crimson King</strong> fino a <em>The Dark side of The Moon</em> dei <strong>Pink Floyd. </strong>In via Washington si respira la storia della musica dello scorso secolo. Dentro l’associazione è stato dedicato un piccolo spazio a <strong>David Bowie</strong>: oltre ai suoi album più celebri, come <em>Heroes</em> e <em>Aladdin Sane</em>, ci sono persino i calchi del volto del <em>Duca Bianco</em>. <mark class='mark mark-yellow'>«Oggi ci sono tanti cantanti giovanissimi che scelgono di far stampare anche delle copie in vinile: il supporto fisico è ormai l’unico modo per lasciare una traccia tangibile ed eterna del proprio passaggio», racconta il fondatore dell’<em>Associazione Vinile Italiana</em>.</mark> «La musica ormai c’è ovunque e in certi luoghi finiamo un po’ per subirla – aggiunge Lecchi –. Il disco ci regala la possibilità di ascoltare ciò che vogliamo, quando vogliamo e con una migliore qualità».</p>
<p>Il mercato del vinile per alcuni non è mai morto davvero: a pensarla così è <strong>Sebastiano Scandamarro</strong>, proprietario dello storico negozio di musica <strong>Metropolis Dischi</strong>, a pochi passi da via Padova a Milano. «Per molto tempo ho avuto clienti tra i cinquanta e sessant’anni d’età: da qualche anno sono tornati qui i giovani – spiega il negoziante –. Il 33 giri è un prodotto di moda, lo vediamo ovunque, persino nelle pubblicità: pian piano ha conquistato l’attenzione delle nuove generazioni». Nel piccolo negozio di via Carlo Esterle ci sono dischi di ogni genere: pop, blues, jazz, rock e cantautorato italiano. Il proprietario di Metropolis Dischi racconta che i ragazzi comprano un po’ di tutto, senza pregiudizi: «C’è molta varietà negli acquisti: c’è chi entra per <strong>Sfera Ebbasta</strong>, chi per i <strong>Nirvana</strong> o i <strong>Led Zeppelin</strong> e chi per <strong>Etta James</strong>». Gli anni passano e le mode cambiano sempre più velocemente, ma sul futuro del vinile c’è un aspetto di cui Scandamarro è sicuro: <mark class='mark mark-yellow'>«La musica è qualcosa di importante nella vita delle persone e siccome siamo portato a legarci agli oggetti, ci sarà sempre qualcuno che vorrà un supporto fisico di ciò che ama».</mark></p>
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		<title>Sanremo 2024 &#124; Le pagelle della quarta serata</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 00:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[La quarta serata delle cover, condotta da Amadeus affiancato dalla sempreverde Lorella Cuccarini, ci ha riservato delle sorprese e delle conferme. Per cantare un brano del passato, ciascun artista ha ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1560" height="876" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/sanremo-2024-amadeus-e-lorella-cuccarini.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sanremo-2024-amadeus-e-lorella-cuccarini" /></p><p>La quarta serata delle cover, condotta da Amadeus affiancato dalla sempreverde Lorella Cuccarini, ci ha riservato delle sorprese e delle conferme. Per cantare un brano del passato, ciascun artista ha portato con sé un ospite a scelta: così, tra Gianna Nannini, Umberto Tozzi, Rettore, Nek e Riccardo Cocciante, è subito Sanremo <em>vintage</em>. Presente all’Ariston anche il cast della serie Mameli, mentre la voce di Arisa ha incantato piazza Colombo. E i dischi del dj e produttore Gigi D’Agostino hanno fatto ballare la nave Costa Smeralda.</p>
<h2>SANGIOVANNI – Aitana | Medley Farfalle/ Mariposas</h2>
<p>Boccata d’aria fresca. C’è sintonia tra San Giovanni e Aitana e il remix italo – spagnolo dona ancora più leggerezza a Farfalle. Ma il tormentone smette di esserlo se non si può più cantare, lasciando ai fan di Farfalle il ritornello in sospeso. <strong>Voto: 7</strong></p>
<h2>ANNALISA e la Rappresentante di lista – Sweet dreams</h2>
<p>Quanto spaccano? La risposta è tanto. Ci ricordavamo la Rappresentate di Lista, Veronica Lucchesi, con un vestitino da principessa e la coroncina rosa. Con Annalisa stravolge completamente la sua grazia, incendiando il palco in un’atmosfera pazzesca. Esibizione perfetta, <em>Sweet dreams are made of</em> Annalisa e Veronica. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>ROSE VILLAIN e Gianna Nannini – Medley</h2>
<p>Rose Villain prova a cambiare stile e si fa accompagnare dalla voce iconica della musica italiana, Gianna Nannini. Due generazioni musicali che si salutano con un <em>medley</em>, ma continuano a camminare su due strade parallele senza mai incrociarsi veramente. Ci hanno provato, ma è più flop che top.<strong> Voto: 5</strong></p>
<h2>GAZZELLE e Fulminacci – Notte prima degli esami</h2>
<p>Canzone che fa venire un coccolone. Se si chiudono gli occhi quasi ci si immedesima in Luca Molinari che corre prima da Azzurra a Milano e poi a scuola di corsa per sostenere l’esame di maturità. A questo giro, forse Gazzelle poteva lasciar trasparire un po&#8217; di più le sue emozioni levandosi gli occhiali. Ma, ahimè, lo rispettiamo: lo stile è stile. <strong>Voto: 7</strong></p>
<h2>THE KOLORS Umberto Tozzi – Medley Ti amo/ Tu /Gloria</h2>
<p><em>Medley</em> della musica italiana. Volevano conquistare giusto l’intera nazione e ci sono riusciti. Sfido chiunque a non alzarsi dal divano per cantare questo <em>medley</em> incredibile: Ti amo, Tu, Gloria. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>ALFA e Roberto Vecchioni – Sogna, ragazzo sogna</h2>
<p>Gli anni Duemila incontrano gli anni Quaranta. Ma si continua a sognare a tutte le età. Alfa si riconferma il romantico di questa edizione, senza mai rinunciare alla sua identità e al suo genere musicale. “Non so cos’è l’amore ma lo percepisco”: questa sera, il suo cuore, lo abbiamo percepito anche noi. <strong>Voto: 8</strong></p>
<h2>BNKR44 con Pino D’Angiò – Ma quale idea</h2>
<p>Tu balla. Carico e travolgente. I BNKR 44 sorprendono ancora e si lasciano trasportare dal ritmo. Un pop romantico al punto giusto, che emoziona e ti fa venire voglia di ballare. Il pezzo forte rimane comunque Pino D’Angiò, ma questo si sapeva già. <strong>Voto: 8</strong></p>
<h2>IRAMA con Riccardo Cocciante Quando finisce un amore</h2>
<p>L’impronta di Cocciante sul pianoforte ha il suo perché, ma Irama cade nel tranello di un’amplificazione di emozioni esagerata e si distacca completamente dalla melodia. Irama è irrequieto e trasmette quasi fastidio, accanto alla calma e all’equilibrio di Cocciante. <strong>Voto: 6</strong></p>
<h2>FIORELLA MANNOIA con Francesco Gabbani Che sia benedetta / Occidentalis karma</h2>
<p>Il duo di cui non sapevamo di aver bisogno. Un mix che ti riporta indietro nel tempo e che fa sognare. Armonia è la parola perfetta per descrivere la loro esibizione, che vorremmo richiedere su Spotify, grazie. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>SANTI FRANCESI – “Hallelujah” con Skin</h2>
<p>Esibizione armonica in tutti i sensi. <em>Hallelujah</em> è un pezzo vincente, ma che ogni volta trasmette emozioni nuove e le loro voci sono arrivate dritte al cuore. <strong>Voto: 7</strong></p>
<h2>RICCHI E POVERI – “Sarà perché ti amo” e “Mamma Maria” con Paola &amp; Chiara</h2>
<p>“Sarà perché li amiamo”. Il quartetto da inserire nella nostra playlist: due coppie iconiche della scena musicale italiana. Sintonia nell’esibizione ed energia sul palco regalandoci l’evergreen “Mamma mia”. <strong>Voto: 7,5</strong></p>
<h2>GHALI– Medley “Italiano vero” con Ratchopper</h2>
<p>Ghali è un italiano vero. Voce ferma e movimenti coordinati con il ritmo. Il suo stile rispecchia il suo carattere: pop, stravagante, semplicemente italiano. <strong>Voto: 9 </strong></p>
<h2>CLARA– “Il cerchio della vita” con Ivana Spagna e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino</h2>
<p>Eleganza e talento. Un colpo basso per i deboli di cuore cresciuti con il Re Leone. Sintonia, movimenti morbidi e soffici. Sincronizzate anche nell’outfit: vestito di jeans per Clara e giacca abbinata per la Spagna. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>LOREDANA BERTè – “Ragazzo mio” con Venerus</h2>
<p>Unica nel suo stile, raggiunge di più il pubblico quando parla della sua pazzia. Ha stonato un po&#8217;, ma può permetterselo. <strong>Voto: 4</strong></p>
<h2>GEOLIER con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio, medley dal titolo Strade</h2>
<p>Portare Guè con Brivido è una mossa vincente, un colpo sicuro, che non può che garantire la riuscita dello show. Intelligente la scelta di portare insieme artisti di diverse generazioni per coinvolgere tutto il pubblico. Un mix esplosivo. <strong>Voto: 8</strong></p>
<h2>ANGELINA MANGO con Il quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma, La rondine di Mango</h2>
<p>La lacrima, come prevedibile, ce l’ha strappata. Voce angelica, accompagnamento sublime, e un testo che parla da sè. Ancora più quotata per il podio dopo questa esibizione. Impeccabile. <strong>Voto: 8,5</strong></p>
<h2>ALESSANDRA AMOROSO con Boomdabash, medley</h2>
<p>Un inno alla salentinità, dalla cover delle “Radici ca’ tieni” ai suoi grandi successi con i suoi conterranei <em>Boomdabash</em>, che sono una garanzia se si vuole ballare. E infatti si balla. Nulla di diverso da quanto ci siamo abituati a vedere con le scorse hit, ma l’energia è talmente tanta, che ogni volta sembra la prima. <strong>Voto: 7</strong></p>
<h2>DARGEN D’AMICO con Babel Nova Orchestra, omaggio a Ennio Morricone: Modigliani sulle note di The Crisis</h2>
<p>Musicare i testi di due sue canzoni con le musiche di Ennio Morricone, accompagnato dalla neonata Babelnova Orchestra. Una scelta che sulla carta potrebbe sembrare una miscellanea eccessiva. Il rischio è dietro l’angolo. Ma Dargen sa sempre quello che fa. E questa scelta evidenzia ancor di più le sue doti autorali. Genio. <strong>Voto: 8</strong></p>
<h2>MAHMOOD con I Tenores di Bitti, Come è profondo il mare (Lucio Dalla)</h2>
<p>Portare una canzone di Dalla può essere un grosso rischio, ma Mahmood lo affronta divinamente. La sua voce, pura e netta, è il vero centro dell’esibizione, incorniciata dai Tenores di Bitti. Emozionante la scelta di inserire la voce di Dalla al termine. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>MR.RAIN con Gemelli Diversi, Mary</h2>
<p>L’inizio dell’esibizione è un colpo al cuore per i millenials: <em>Mary</em> è un successo intramontabile per chi ci è cresciuto. Ma la scelta di inserire la strofa di Supereroi e l’esibizione delle farfalle risultano un po’ incoerenti e forzate. Too much. <strong>Voto: 6,5</strong></p>
<h2>NEGRAMARO con Malika Ayane, La canzone del sole</h2>
<p>L’intonazione sicuramente non manca ma la performance è un po’ confusionaria. I virtuosismi appesantiscono una canzone che è la semplicità per antonomasia. Pesante. <strong>Voto: 5</strong></p>
<h2>EMMA con Bresh, medley di Tiziano Ferro</h2>
<p>Bresh che canta <em>Non me lo so spiegare</em> è ciò di cui non sapevamo di aver bisogno. Se la scelta di portare un medley di Tiziano Ferro è un successo assicurato già in partenza, non era altrettanto scontato che ci sarebbe stata così tanta sintonia sul palco tra le due voci. E, invece, c&#8217;è. <strong>Voto: 8<br />
</strong></p>
<h2>IL VOLO con Stef Burns, Who Wants to Live Forever</h2>
<p>Le doti canore sicuramente non mancano, ma quello che manca è la novità. Sembra qualcosa di sentito e risentito, che si colloca appieno nella loro comfort zone. Forse avremmo preferito che azzardassero di più e che scegliessero di accompagnarsi anche a una voce diversa dalle loro tre. Scontato. <strong>Voto: 5</strong></p>
<h2>DIODATO con Jack Savoretti, Amore che vieni, amore che vai (Fabrizio De Andrè)</h2>
<p>Amore che vieni, amore che vai. Duetto che combina un timbro estremamente limpido e un altro decisamente più graffiato. Voci che si alternano, si rincorrono e si mescolano, su un testo degno di significato. Una gran performance. <strong>Voto: 8</strong></p>
<h2>LA SAD con Donatella Rettore, Lamette</h2>
<p>Una scelta volutamente provocatoria, che viene eseguita con intento ancor più provocatorio. Tanto che arriva a risultare ridicola. Un’esibizione che lascia perplessi. <strong>Voto: 3</strong></p>
<h2>IL TRE con Fabrizio Moro, Medley dei più grandi successi di Fabrizio Moro</h2>
<p>Sembra che il concorrente in gara sia Fabrizio Moro. Il Tre viene molto oscurato e risulta superfluo, quasi scompare. L’esibizione nel complesso è accettabile, ma sembra un concerto di Fabrizio Moro. <strong>Voto: 4</strong></p>
<h2>BIGMAMA con Gaia, La Niña e Sissi, Lady Marmalade</h2>
<p>ESPLOSIVE. Un’esibizione che richiama le vibes del duetto dell’anno scorso tra BigMama ed Elodie. Ritroviamo finalmente la BigMama che ci aspettavamo. La performance è uno spettacolo sotto tutti i punti di vista. Una bomba. <strong>Voto: 9</strong></p>
<h2>MANINNI con Ermal Meta, Non mi avete fatto niente</h2>
<p>Un’esibizione che tutto sommato non ha fatto sentire la mancanza di Fabrizio Moro nel pezzo. Almeno all’inizio. Si perdono un po’ verso la fine e sull’acuto finale Maninni perde un po’ la trebisonda. Ermal cerca di chiuderla alla meglio ma comunque la performance ormai è penalizzata. Peccato. <strong>Voto: 5</strong></p>
<h2>FRED DE PALMA con Eiffel 65, medley dei più grandi successi degli Eiffel 65</h2>
<p>Una performance molto zoppicante all’inizio, che sembra decisamente non all’altezza degli altri duetti. Dopo il freestyle, che lascia piuttosto indifferenti e non risulta particolarmente brillante, l’esibizione, svolta grazie all’energia di Blue (Da Ba Dee), fa ballare tutto il pubblico e fa quasi dimenticare il semi-disastro iniziale. <strong>Voto: 5</strong></p>
<h2>RENGA E NEK medley delle loro hit</h2>
<p>Un duetto ben riuscito, anche perchè la scelta è stata piuttosto comoda. Cantano i loro successi, senza affiancarsi a nessun altro. Non si può recriminare nulla, anche perchè durante l’esibizione tra i due c’è una grande complicità, che rende la performance assolutamente spontanea. Però, ci sarebbe piaciuto che avessero osato. Più che sufficiente, ma potrebbero fare di più. <strong>Voto: 7</strong></p>
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		<title>Sanremo 2024 &#124; Le pagelle della terza serata</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 00:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Pavesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[Che serata meravigliosa questa che oltre alle esibizioni accoglie anche alcune ospitate d’eccezione: questa sera sul palco dell’Ariston si sono avvicendati Paolo Jannacci e Stefano Massini, Gianni Morandi, un Russell Crowe in grande ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/crowe.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanremo 2024 Amadeus Teresa Mannino e Russell Crowe" /></p><p>Che serata meravigliosa questa che oltre alle esibizioni accoglie anche alcune ospitate d’eccezione: questa sera sul palco dell’Ariston si sono avvicendati Paolo Jannacci e Stefano Massini, Gianni Morandi, un Russell Crowe in grande spolvero, l&#8217;epico Eros Ramazzotti, Edoardo Leo e la meravigliosa e sagace madrina e co-conduttrice Teresa Mannino. <mark class='mark mark-yellow'>La classifica, che vede ancora sul podio Angelina, dona la medaglia d&#8217;argento a Ghali e il terzo posto ad Alessandra Amoroso. Quarto, a sorpresa, è Il Tre mentre al quinto posto c&#8217;è un inaspettato Mr.Rain</mark>.</p>
<h2>IL TRE,  Fragili presentato da Loredana Bertè</h2>
<p>È Loredana Bertè a introdurre il primo cantante in gara ovvero Il Tre. Anche se dice letteralmente solo questo. E il primo a esibirsi, di nero vestito con tanto di luccicanti paillettes, con pantalone lungo morbido e un iconico blazer, dona i fiori alla mamma prima di cantare e accenna a come prima o poi ognuno di noi trovi il proprio posto nel mondo. Voto <strong>6+</strong></p>
<h2>MANINNI Spettacolare presentato da Alfa</h2>
<p>Alfa ci tiene a veicolare il suo cuoricino giallo, ormai parte integrante del suo outfit, come lezioso marchio di fabbrica. Maninni, splendido splendente, porge una rosa ad Alfa e questo, a sua volta, gli dona una matita e i punti al FantaSanremo volano. Forse per &#8220;consolare&#8221; i soliti malpensanti che pensano che il suo pezzo ricordi &#8211; e neppure troppo vagamente &#8211; Run degli One Republic? Voto <strong>6.5</strong></p>
<h2>BNKR44, Governo punk presentati da Fred De Palma</h2>
<p>Diciamoci la verità: a loro in verità non importa più di tanto essere sul palco dell&#8217;Ariston. Conta molto di più esibirsi in un ballettino totalmente scomposto che scivola veloce verso un ritornello facile ed ammiccante, che entra subito in testa (un po&#8217; come i Colla Zio lo scorso anno) insieme al loro look in salsa western. Voto <b>7</b></p>
<h2>SANTI FRANCESI, L’amore in bocca presentati da Clara</h2>
<p>Vabbè, qui hype e fascino sono ai massimi livelli. Vestiti di tutto punto, belli da far male, pure con un pezzo godibilissimo. E che cosa vuoi dire di più a questi ragazzi &#8211; presentatrice e presentati &#8211; che hanno condiviso pure l&#8217;esperienza di Sanremo Giovani (sì, ma Clara l&#8217;ha pure vinto). Lode alla magia che hanno scatenato sul palco. Voto<strong> 7</strong></p>
<h2>MR RAIN, Due altalene presentato da Il Volo</h2>
<p>L&#8217;interpretazione non è delle migliori, ma la storia solletica l&#8217;emotività: è la storia di un padre che ha perso due figli. Ma forse le due altalene vuote sul palco sono un pochino too much. Apprezzabile la sensibilità dell&#8217;artista come anche uno scarso utilizzo dell&#8217;autotune come di base nei pezzi bangers candidati a tormentone agostano. Voto <strong>6</strong></p>
<h2>ROSE VILLAIN, Click boom! presentata da Gazzelle</h2>
<p>Il pezzo entra in testa al primo ascolto, uno di quelli quotato a essere ballato, ballato e ancora ballato in discoteca. E lei è stata una grande sorpresa: garbata, simpatica, spigliata, esplosiva. Pure Gazzelle, che l&#8217;ha presentata, se ne è senza ombra di dubbio accorto. Insomma: click, boom! Voto<strong> 7</strong></p>
<h2>ALESSANDRA AMOROSO, Fino a qui presentati da Dargen</h2>
<p>Un ossimoro vedere due stili e due personalità così diverse l’uno accanto all’altra. Parole, parole, parole tutte sulla giacca di Dargen che con la sua consueta ironia introduce Alessandra Amoroso e la sua ballad di consapevolezza. Se l&#8217;artista di <em>Vivere a colori</em> “la vita non la prende mai sul serio”, il brano resta dai toni più scuri e composti. Forse Alessandra l’energia l’ha lasciata in parte nel camerino, ma comunque “fino a qui tutto bene”.<br />
Voto: <strong>5</strong></p>
<h2>RICCHI E POVERI, Ma non tutta la vita presentati da Big Mama</h2>
<p>Direttamente usciti dal film di Barbie o da un cult anni ’70, i Ricchi e Poveri scendono le scale come veri divi hollywoodiani. Lustrini, piume e tantissimo rosa a ornare i loro certamente non sobri look. Che dire: hanno proprio la stoffa dei veri performer. Se l’Ariston spegnesse i riflettori Angela e Angelo brillerebbero comunque con tutte quelle paillettes. Di sicuro sanno come sorprendere e immettere anche in noi quella loro personalissima energia pura che anche stasera ci ha fatto un po&#8217; pensare &#8220;sarà perchè li amiamo&#8221;.<br />
Voto: <strong>8</strong></p>
<h2>ANGELINA MANGO, La noia presentata da Irama</h2>
<p>Non ne sta sbagliando una, o forse, se proprio un neo si dovesse trovare, ha fatto uno scivolone sul look. Per il resto Angelina il palco lo divora, da vera leonessa: ogni passo e ogni nota sono eseguite perfettamente a ritmo. Una di quelle danze &#8211; anzi <em>cumbia</em>, per dirla con lei &#8211; che, bando al tedio, il pubblico l&#8217;ha fatto vibrare in una spontanea standing ovation. Ma che t&#8217;o dico a fa: Angelina invita tutti alla sua grande fiesta che riempie di colori e suoni. E no, di noia non c’è nemmeno l’ombra.<br />
Voto: <strong>7,5</strong></p>
<h2>DIODATO, Ti muovi presentato dai The Kolors</h2>
<p>Entrato in punta di piedi, altro che fai rumore. Sono lontani i tempi in cui il nostro Diodato nazionale conquistò il palco dell&#8217;Ariston prima e l&#8217;Arena di Verona poi. Anche in quel caso, il maestro degli amori perduti aveva cantato dello struggimento di un sentimento non corrisposto. E questa volta c&#8217;ha pure provato a fare un po&#8217; il preso bene. Ma nonostante l’energia frizzante del corpo di ballo che incornicia Diodato sul palco, la performance è comunque sembrata insipida. Manca di grinta, non c’è stato quel tocco in più rispetto alla serata di esordio e quel sale che di certo avrebbe dato un po&#8217; di sapore: è oggettivo che Diodato sia un mago dei virtuosismi. Ma anche muovi(ti) un po&#8217; di più.<br />
Voto: <strong>4/5</strong></p>
<h2>GHALI, Casa mia presentato da Mahmood</h2>
<p>L’eco della sua canzone raggiunge anche il lungomare di Sanremo e il suo amico alieno lo segue tra il pubblico. Ogni volta che sale sul palco aggiunge qualcosa di nuovo e mentre si muove con fare sicuro, anche le nostre spalle iniziano ad andare a tempo. Ma è una battaglia persa, in fondo è lui il vero extraterrestre. Grintoso e spontaneo, Ghali telefono casa. Che, manco a dirlo, è giustappunto il palco dell&#8217;Ariston.<br />
Voto: <strong>7+</strong></p>
<h2>NEGRAMARO, Ricominciamo tutto presentati da Emma</h2>
<p>I Negramaro hanno già un punto in più perché sono stati presentati da Emma. Mettici pure che sono pugliesi entrambi e allora capisci che questa presentazione è un vero family affair. Purtroppo, però, nemmeno questo li fa arrivare alla sufficienza. Sono semplicemente rimasti nel loro confort zone con un grande classico, un brano perfettamente nelle loro corde. Di novità se ne sono viste ben poche, se non nulla. Il Meraviglioso, stavolta, è ben lungi dall&#8217;arrivare.<br />
Voto:<strong> 4</strong></p>
<h2>FIORELLA MANNOIA, Mariposa presentata da Annalisa</h2>
<p>Quando, quando, quando Annalisa presenta Fiorella Mannoia inizia la magia. Semplice ed elegante con un abito lungo nero, la nostra fa battere le mani a tutto il suo pubblico. Libera, orgogliosa e canta, proprio come nella sua canzone e lo vedi che è un po&#8217; merito di questa ritrovata leggerezza da farfalla. Anzi, <em>mariposa</em>.<br />
Voto: <strong>8-</strong></p>
<h2>SANGIOVANNI, Finiscimi presentato da Renga e Nek</h2>
<p>Ha aperto l’armadio ad occhi chiusi perché l&#8217;abbinamento pantaloni di paillettes blu da red carpet e il cappellino da marzianino non è che matchino moltissimo. Meno male però che Sangio prende tutte le note. Anche a un secondo ascolto è inevitabile anche a noi non chiudere gli occhi e ripensare al nostro primo amore. Un flashback che ripercorre la parabola di una storia fino alla sua fine.<br />
Voto: <strong>6,5</strong></p>
<h2>LA SAD, Autodistruttivo presentati da Geolier</h2>
<p>Li vedi scendere dal palco  e il primo pensiero è che vorresti essere parte di quel gruppo. Presentati da Geolier che urla “La Sad” nel modo più punk e graffiato possibile, poi aggiungici gli abiti strappati, manette, gonne e nastri adesivi. Stravaganti sarebbe riduttivo. Travolgenti, cercano di tirare in mezzo anche il pubblico nel loro show. Eclettici e mai scontati, molto cool e poco sad.<br />
Voto: <strong>8-</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sanremo 2023, un finale al bacio</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2023 13:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Fedez]]></category>
		<category><![CDATA[Mengoni]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Chemical]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ci si è resi conto che neppure la potentissima macchina del Festival fosse riuscita a ottenere una deroga dal Ministero del Lavoro per far salire sul palco, dopo la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="625" height="350" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Mengoni-8-scaled-625x350-1676167871.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mengoni-8-scaled-625x350-1676167871" /></p><p>Quando ci si è resi conto che neppure la potentissima macchina del Festival fosse riuscita a ottenere una deroga dal Ministero del Lavoro per far salire sul palco, dopo la mezzanotte, i bambini che accompagnavano Mr Rain, si è capito che le sorprese eran finite. Nemmeno il dato degli ascolti di stamattina ci ha fatto strabuzzare gli occhi: è chiaro, forse siamo così abituati a vedere percentuali mastodontiche che vorremmo sempre un nuovo record.<mark class='mark mark-yellow'>La 73esima edizione del Festival di Sanremo si è confermata una tra le più seguite degli ultimi trent&#8217;anni, ma la finale di ieri sera ha fatto registrare un numero minore di telespettatori rispetto a quella dell’anno scorso</mark>: 12.256.000, pari al 66% di share &#8211; addirittura 70 % dalle 23 in poi con 10 milioni di persone – un milione in meno.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Vince Marco Mengoni ma le rivelazioni di questa edizione sono state Mr Rain e Lazza, rispettivamente terzo e secondo. I due brani sono molto diversi ma rappresentano bene due artisti seguiti dalla generazione zeta</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questa è stata l’edizione del plebiscito, la più prevedibile dal punto di vista della classifica finale: fin dal primo ascolto, <em>Due vite</em> di Marco Mengoni è sembrata la canzone vincitrice del Festival</mark>. Un brano classico, uno di quelli che paiono scritti apposta per vincere la palma, interpretato in modo magistrale per tre sere. Ogni volta appariva più coinvolgente. Questa crescita emotiva legata al numero di ascolti ha riguardato quasi tutte le ventotto canzoni in gara. Se mercoledì si aveva l’impressione che i brani fossero meno incisivi rispetto al 2022, col passare dei giorni la prospettiva è cambiata ed è stato spontaneo affezionarsi anche ai meno celebrati, come <em>Duemila ore</em> di Mara Sattei o <em>Vivo</em> di Levante. Tuttavia, nel quintetto dei finalisti una sorpresa c’è stata: <em>Tango</em> di Tananai ha scalzato la più quotata <em>Il Bene nel male</em> di Madame. La sua cavalcata si è  fermata al quinto posto, un grande passo avanti dopo l’ultima posizione dell’anno scorso. <mark class='mark mark-yellow'>Le rivelazioni di questa edizione sono ovviamente state Mr Rain e Lazza, rispettivamente terzo e secondo. Due brani molto diversi, ma entrambi figli di artisti seguiti dalla generazione zeta</mark>. Si sono confermati una certezza anche Colapesce e Dimartino che con <em>Splash</em> hanno bissato il successo in sala stampa di <em>Musica leggerissima</em>. Peccato che il televoto non li abbia premiati come ci si poteva aspettare. Inspiegabile il premio di miglior testo assegnato ai Coma_Cose per la loro <em>L’addio</em>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Da Madonna e Britney Spears a Rosa Chemical e Fedez, in musica è tutta colpa di un bacio</span></p>
<p>Amadeus, arrivato al quarto Festival, è sempre in forma e sembra già pronto a ricominciare. Gianni Morandi è stato ancora più bravo: senza mai prendersi sul serio, passando persino la scopa sul palco per ripulire i cocci lasciati dalla furia di BLANCO, è risultato uno dei personaggi più simpatici, capace di smorzare ogni polemica in maniera intelligente. Lui sì, mette sempre d’accordo tutti. Le co-conduttrici quest’anno hanno convinto un po’ meno, invece: ad esclusione di Chiara Francini, le altre sono sembrate un po’ fuori contesto. Ma passiamo alle cose serie: gli eventi memorabili di ieri sera.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/rosa_chemical_fedez_bacio_fg_ipa.jpg"><img class="alignnone  wp-image-62888" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/rosa_chemical_fedez_bacio_fg_ipa.jpg" alt="rosa_chemical_fedez_bacio_fg_ipa" width="731" height="487" /></a></p>
<p>Tutti temevano per le parole di Zelensky che, da discorso, si sono trasformate prima in collegamento, poi in una lettera. Quando Amadeus ha letto il messaggio del presidente ucraino erano le due passate: c’era lo share più alto perché tutti erano in attesa di conoscere il vincitore, ma la questione si è risolta con l’esibizione degli Antytila, band di Kiev che ha cantato un inno rock alla resistenza. Di certo dei sottotitoli avrebbero agevolato. In sintesi, un nulla di fatto.</p>
<p>Nessuno, al contrario, si aspettava chissacché da Gino Paoli, se non un’emozionante esibizione sulle note de <em>Il cielo in una stanza</em>: ecco che, invece, a microfono aperto, inizia a raccontare di Little Tony e del tradimento di sua moglie. Questo è solo il primo di una serie di momenti iconici che avvengono in successione. Poco dopo, sale sul palco Rosa Chemical che dà vita alla performance più fuori controllo della serata. <mark class='mark mark-yellow'><em>Made in Italy</em> fa ballare l’Ariston, Rosa si avvicina alla prima fila e coinvolge Fedez. Prima un twerk che si trasforma presto in qualcos’altro, poi sul finale un bacio appassionato</mark>, il tutto sotto lo sguardo imbarazzato della moglie di Fedez e co-conduttrice Chiara Ferragni. In un modo o nell’altro proprio il rapper milanese, dopo il tanto discusso freestyle con strappo della foto del viceministro di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, è diventato uno dei protagonisti di Sanremo, pur non essendo in gara. Anzi, ha creato molto più scompiglio da spettatore e ospite, più che da concorrente. Era tutto talmente sopra le righe che Achille Lauro &#8211; che si è esibito subito dopo dal palco in Piazza Colombo &#8211; è sembrato incolore e privo della propria trasgressività. A proposito di ospiti, un’ultima menzione la meritano i Depeche Mode che hanno presentato in anteprima mondiale il loro nuovo singolo <em>Ghosts Again</em> e hanno trasformato il teatro in un club inglese con <em>Personal Jesus</em>.</p>
<p>Il 73esimo Festival di Sanremo è stato un successo sotto vari punti di vista: gli ascolti, la musica e l’intrattenimento.<mark class='mark mark-yellow'>Uno spettacolo sempre più intergenerazionale, grazie alla mente di Amadeus che si è preso un rischio importante facendo gareggiare tutti i giovani e alzando il numero di artisti a 28. Scommessa vinta su tutti i fronti, anche quello dell’orario</mark>: ieri la finale è finita addirittura in anticipo, le presentazioni sono state più snelle e i cantanti hanno avuto la possibilità di parlare e aprirsi per qualche secondo con il pubblico. Amadeus rimarrà al timone anche nella prossima edizione. È probabile che stia già pensando alla scenografia. Noi siamo già pronti.</p>
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		<title>Festival di Sanremo, top e flop della serata dei duetti</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 07:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cover]]></category>
		<category><![CDATA[Duetti]]></category>
		<category><![CDATA[Pagelle]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vincitore del Festival di Sanremo è quello che tutti aspettano nella notte tra sabato e domenica, quello che chiunque ricorda anche se anni dopo è diventato un completo sconosciuto. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/20628107_large-1200x675.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="20628107_large-1200x675" /></p><p>Il vincitore del Festival di Sanremo è quello che tutti aspettano nella notte tra sabato e domenica, quello che chiunque ricorda anche se anni dopo è diventato un completo sconosciuto. <mark class='mark mark-yellow'>C’è però un altro premio che la maggior parte degli appassionati dimentica: il premio per la cover migliore. È una cosa molto strana, questa, perché &#8211; non lo ammetterà mai nessuno &#8211; la serata dei duetti è in assoluto la più divertente ed emozionante.</mark> Non si tratta solo del piacere di poter cantare a memoria delle canzoni storiche. <mark class='mark mark-yellow'>Il gusto sadico di vedere i campioni sanremesi cimentarsi con canzoni evergreen, come se fossero i concorrenti di un talent qualunque, ci fa stare bene e ci fa sentire superiori</mark>. Anche noi ci siamo divertiti.<strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/GOLF_20230210220234652_94644ec76b8e13689d631f6b844dbc96-1135x768.jpg"><img class="alignnone  wp-image-62826" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/GOLF_20230210220234652_94644ec76b8e13689d631f6b844dbc96-1135x768.jpg" alt="Tv: 73rd Sanremo Music Festival" width="732" height="495" /></a></p>
<p><strong>FLOP</strong></p>
<p><strong>ARIETE e Sangiovanni</strong>, <strong><em>Centro di gravità permanente</em></strong>: Rompere il ghiaccio è sempre difficilissimo, farlo con una canzone di Franco Battiato è quasi come andare al patibolo. ARIETE e Sangiovanni non erano ancora nati quando venne pubblicato quel capolavoro de <em>La voce del padrone</em> da cui è tratta <em>Centro di gravità permanente</em> e purtroppo si sente. La scenografia non è male, i due fanno il massimo: ARIETE regge il confronto solo durante il ritornello, Sangiovanni invece stecca all’inizio e non si riprende più. Il suo falsetto è da Codice penale. KARAOKE</p>
<p><strong>Shari e Salmo</strong>, <strong><em>Hai scelto</em>/<em>Diavolo in me</em></strong>: L’arrivo di Salmo è accolto come una liberazione dopo un inizio horror di Shari che al corsivo aggiunge il vibrato. Il piano e voce del primo brano è odioso a tal punto che preferiresti far stridere la forchetta sul piatto pur di non sentire nulla. <em>Diavolo in me</em> invece è una bellissima cover di Salmo, uno che la voce ce l’ha e la sa usare dai tempi in cui era in una band metal, con una Shari che fa solo accompagnamento. Per fortuna. CORISTA</p>
<p><strong>Mr Rain e Fasma</strong>, <strong><em>Qualcosa di grande</em></strong>: C’è chi considera <em>Qualcosa di grande</em> una bella canzone e chi invece l’ha sempre odiata. Sentendo quel ritornello cantato da Fasma anche i più scettici si saranno ricreduti e avranno pensato che in fondo l’originale non fosse così terribile. Il motivo dell’utilizzo prolungato e incessante dell’autotune da parte del rapper romano è ingiustificato e fastidioso. Mr Rain ha decisamente sbagliato compagno di viaggio, con qualcun altro magari sarebbe uscito qualcosa di molto più interessante. AUTODISTRUZIONE</p>
<p><strong>BELLE A METÀ</strong></p>
<p><strong>Tananai e Biagio Antonacci, <em>Vorrei cantare come Biagio</em> / <em>Sognami</em>: </strong>Per i primi due minuti è tornato il Tananai sfacciato e irriverente che questo Festival ci ha fatto dimenticare. Simpatica la sua riscrittura del testo, funzionale la produzione di Don Joe. La seconda parte, con l’ingresso del vero Biagio e la cover di <em>Sognami</em> è una mossa troppo furba per restare impunita. PARAC**LO</p>
<p><strong>Madame e IZI</strong>, <strong><em>Via del Campo</em></strong>: l’arrangiamento non è molto originale ma fa il suo dovere e riesce a smuovere qualcosa dentro. Madame riesce in un’interpretazione complicata, ma l’autotune di IZI non convince a pieno. Stiamo ancora cercando di capire se rappresenti una marcia in più o una trashata. DUBBI</p>
<p><strong>SETHU e BNKR44</strong>, <strong><em>Charlie fa surf</em></strong>: SETHU aveva il mirino di tutti i puristi dell’indie rock italiano puntati contro. La scelta di esibirsi con una delle band emergenti più interessanti del momento lo ripaga del coraggio. Non si tratta di una cover trascendentale, ma il basso e il mix tra elettronica e pop-punk ci regalano una versione rimasterizzata a colori di un classico della musica italiana. VITA SPERICOLATA</p>
<p><strong>TOP</strong></p>
<p><strong>gIANMARIA e Manuel Agnelli, <em>Quello che non c’è</em>: </strong>Manuel Agnelli sul palco dell’Ariston è una garanzia: due anni fa una versione rock irriconoscibile – e per questo bellissima &#8211; di <em>Amandoti</em> con i Maneskin, quest’anno chiamato in causa con una sua canzone degli Afterhours. gIANMARIA traballa un po’ all’inizio ma poi gli tiene testa e ne viene fuori una reinterpretazione generazionale della disillusione. Da un lato un ragazzo di appena vent’anni, dall’altro un veterano che si muove tra pianoforte e chitarra. Le due voci si sposano e si spogliano, creando un contrasto drammatico che sfocia in una teatralità genuina, sia nella gestualità che nel tono. Non c’è artificio, ma solo anima. NUDI CON I BRIVIDI</p>
<p><strong>Olly e Lorella Cuccarini</strong>, <strong><em>La notte vola</em></strong>: Una rivisitazione contemporanea di un classico. Olly sa tenere il palco come pochi altri per la sua età: la coreografia non lo mette in difficoltà – un po’ di autotune in meno non farebbe male, ma è il suo stile – i suoi movimenti sul palco sono quelli di una pop star che conosce alla perfezione le mosse dei ballerini che la circondano. Corre il rischio di essere travolto dal mostro sacro con cui condivide il palco, ma vince su tutti i fronti. Una bella sorpresa. OUTSIDER</p>
<p><strong>Giorgia e Elisa</strong>, <strong><em>Luce</em></strong> / <strong><em>Di</em></strong> <strong><em>sole e d’azzurro</em></strong>: Il primo pensiero è che la scelta delle due canzoni è un po’ scontata, un modo per accaparrarsi la benevolenza del pubblico con il minimo sforzo. Poi però iniziano a cantare e non ci puoi fare nulla. L’emozione ti assale ed è pura, non c’è alcun filtro nostalgico. Inutile cercare di trovare almeno un difetto, due tra le più grandi cantanti della musica italiana e due tra le canzoni più belle. ARMONIA</p>
<p><strong>MENZIONE D’ONORE</strong> per <strong>Marco Mengoni</strong>, aka PIGLIATUTTO, che canta <em>Let It Be</em> in una versione gospel da brividi e fa le prove per la premiazione di stasera, e per <strong>Elodie</strong> che con <em>American Woman</em> fa inchinare ai suoi piedi l’intero teatro. Ma noi, amanti del Festival, vorremmo che almeno in questa settimana la canzone italiana fosse omaggiata da tutti.</p>
<p><strong>NON CLASSIFICATI (Articolo 31</strong>, <strong>Paola e Chiara</strong>, <strong>Gianluca Grignani</strong> e <strong>Anna Oxa)</strong></p>
<p>La cover è per definizione un brano di un altro artista che viene reinterpretato. Quello che non ci spieghiamo è per quale motivo, nella serata un cui tutti i cantanti in gara eseguono un pezzo con un ospite, alcuni abbiano scelto di fare un medley del proprio repertorio. Sia chiaro, non andava contro il regolamento, ma perché non uscire dalla comfort zone anziché vincere facile? PONZI PONZI PO PO</p>
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		<title>Festival di sanremo, le pagelle della prima serata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2023 07:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Mengoni]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2023]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima serata della 73° edizione del Festival di Sanremo è andata e, in qualche modo, passerà alla storia. Per dirla alla Elodie, le cose sono due. La prima è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/183357073-5018a601-3182-4969-89dc-895e320037ad.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="183357073-5018a601-3182-4969-89dc-895e320037ad" /></p><p>La prima serata della 73° edizione del Festival di Sanremo è andata e, in qualche modo, passerà alla storia. Per dirla alla Elodie, le cose sono due. La prima è la presenza in teatro del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: non era mai successo che il Capo di Stato presenziasse ad una serata del Festival.</p>
<p>La seconda cosa è l&#8217;ira funesta di BLANCO che non riesce a sentire nè la sua voce in cuffia, nè tantomeno la vocina più flebile del buonsenso, e inizia a spaccare tutto. Si cala nella parte del rocker, vuole essere il Brian Molko del 2023, ma gli viene malissimo. Va ancora peggio quando Amadeus lo interroga davanti al pubblico dell&#8217;Ariston.</p>
<p>Con BLANCO siamo stati clementi, non gli abbiamo dato un voto. Non l&#8217;hanno campata invece i cantanti i gara.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/BFE9F384-F423-4005-B439-B0E2C895CE41.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-62540" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/BFE9F384-F423-4005-B439-B0E2C895CE41.jpeg" alt="BFE9F384-F423-4005-B439-B0E2C895CE41" width="1200" height="754" /></a></p>
<p><strong>Anna Oxa, <em>Sali</em></strong></p>
<p><strong>Matteo</strong>: Gianni Morandi la presenta come un’artista che nelle sue 14 partecipazioni al Festival, condite da due vittorie, ha sempre lasciato il segno. Per quest’anno, forse, è più facile che ci riesca col suo modo di fare, tra latitanze misteriose e bisticci con i giornalisti, che non con la canzone. L’interpretazione carica di dolore e il raggiungimento di note altissime non cancellano – anzi, amplificano – la sensazione di trovarsi a messa. <strong>Fuori tempo 5</strong></p>
<p><strong>Samuele</strong>: Pronti via e subito una grande ospite internazionale, Patti Smi…ah no. Anna Oxa è emozionata come fosse la sua prima volta, invece è la 14esima. Il brano scritto da Bianconi dei Baustelle sarebbe anche interessante, se non fosse per lo stile esoterico inconfondibile della diva di Bari che lo rende un salmo.  <strong>MARTEDÌ ADDAMS 5</strong></p>
<p><strong>Gianmaria, <em>Mostro</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Prima il secondo posto a X Factor, poi la vittoria di Sanremo Giovani. Accade tutto così in fretta, senza neanche avere il tempo di allacciarsi la camicia prima di salire sul palco. Escluse le difficoltà iniziali che, tutto sommato, a un esordiente si possono anche concedere, dal primo ritornello il brano prende un ritmo incalzante e inaspettato. Ingeneroso confonderlo con Sangiovanni, per una volta che un debuttante ventenne non risulta anonimo… <strong>Trasformista 6,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Siamo sempre tutti pronti a gettare fango sui talent e invece sono i giovani quelli che dimostrano di sapersi prendere meglio il palco. Un brano che inizia come una canzone di Gazzelle ed evolve a colpi di elettronica e cassa dritta. Nuovo look e nuovo stile musicale dopo il festival dell’anno scorso per Sangiovanni. <strong>CRISI D’IDENTITÀ 7</strong></p>
<p><strong>Mr. Rain, <em>Supereroi</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: L’uomo che scrive solo quando piove attacca con una strofa al pianoforte, giusto per prendersi qualche punto al FantaSanremo. Poi ne guadagna degli altri con la simpatia dei bambini, che sono sempre belli; inoltre, questa trovata lo obbliga a esibirsi prima di mezzanotte, vincendo pure qualche ora di sonno in più. Un pacchetto che scalda il cuore e oscura una canzone al limite della banalità, ma più che orecchiabile. <strong>Furbissimo 6</strong></p>
<p><strong>S</strong>: <em>Camminerò, Camminerò sulla tua strada Sign</em>… eccetera. Non mentite l’avete pensato tutti. Il brano è una papabile hit da TikTok o da storie Instagram, ma Mr Rain – che scrive canzoni solo quando piove e le canta prima di mezzanotte &#8211; azzarda e punta tutto sull’emotività, cercando di convincere il pubblico con un coro di bambini in playback che però sortisce l’effetto opposto. Infatti, quando parte il ritornello ecclesiastico, il più coinvolto è lui. Sul finale c’è pure il tentativo di imbastire una scenetta da musical Disney di Broadway. <strong>ZECCHINO D’ORO 6</strong></p>
<p><strong>Marco Mengoni, <em>Due vite</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Sanremo ha dato lo slancio necessario alla sua carriera e a dieci anni dalla consacrazione ci torna da artista maturo, con i crismi del favorito alla vittoria finale. Ne è passato di tempo dalla sua prima partecipazione nel 2010, quando era pallido e ingessato; adesso si presenta abbronzatissimo, vestito di pelle e sicuro, in grado di fare sembrare facile un brano in realtà difficilissimo. Una performance che cementifica il suo status di intoccabile. <strong>Re Leone 7,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Sale sul palco con il look di Rkomi e la stessa tranquillità del mio gatto quando viene minacciato con la scopa. Poi parte la canzone e inizia la magia: Marco Mengoni si trasforma in una tigre, nell’artista con alle spalle un tour di successo negli stadi. Aveva detto che dopo San Siro non avrebbe avuto più paura di niente, invece gli tremano le mani. Nel finale tenta di imitare l’exploit di Aiello, ma non ci sono né sesso né ibuprofene.<strong> INSUPERABILE 7,5</strong></p>
<p><strong>Ariete, <em>Mare di guai</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Completamente mangiata dal palco dell’Ariston. Fa tanta fatica già dalla prima strofa, poi crolla con una stonatura vistosa durante il ritornello. L’errore la condiziona e la tormenta per tutta l’esibizione: nella seconda metà non riesce mai a recuperare. Peccato, perché la canzone – in cui si riconosce l’arguzia di Calcutta – meriterebbe più di un riascolto. Il batti cinque a Gianni Morandi è una magrissima consolazione: avrebbe voluto farlo con tutt’altro stato d’animo. <strong>Rimandata 5,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: L’Ariston le gioca un brutto scherzo, colpa dell’emozione oppure di una canzone che non sembra sua. La produzione di Dardust è meno pesante del solito, ma riesce comunque a sovrastarla. Il testo invece intristisce perché ci ricorda che Calcutta non pubblica un album dal 2018. <strong>EDOARDO LIBERO 5,5</strong></p>
<p><strong>Ultimo, <em>Alba</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: L’altro grande nome della serata. Torna in gara per riscattare la delusione di quattro anni fa, quando Mahmood gli rovinò una festa già pronta. Privato del pianoforte e delle maniche della sua giacca, ingrana un crescendo in cui può sprigionare la sua potentissima voce. Stavolta, però, non può nemmeno sentirsi la vittoria in tasca: davvero, a Sanremo senza un ritornello? <strong>Azzardato 6,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: La sua giacca di pelle è senza maniche a differenza di quella di Mengoni, forse per poter mostrare i tatuaggi e lanciare quindi il proprio personalissimo guanto di sfida. Si sa, sono loro due i pezzi da novanta. Ultimo ci prova con un brano rischioso, dove non c’è un ritornello da cantare, ma un continuo crescendo. Dall’emozionante piano e voce dell’incipit all’intensità del finale in cui allunga le proprie corde vocali «fin quando fa male, fin quando ce n’è». <strong>LESS IS MORE 6,5</strong></p>
<p><strong>Coma_Cose, <em>L’addio</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Gli Albano e Romina della nostra generazione. Un’altra interpretazione teatrale che trascende il brano: prima si danno le spalle, poi si sfiorano, fino a scambiarsi sguardi intensi. Non mancano il tanto atteso bacio finale e un’autocitazione al successo di due anni fa: appunto, cos’è cambiato da allora? Niente, anzi è ancora più evidente che la parte musicalmente a fuoco di questo duo sia solo una. <strong>Squilibrati 6</strong></p>
<p><strong>S</strong>: <em>Cosa Come</em> si può passare da una canzone indie pop fresca e nostalgica allo stesso tempo come <em>Fiamme negli occhi</em>, a una canzone così lamentosa. Cosa Come si può passare dal cantato dritto anni Ottanta di California a quello un po’ approssimativo di Fausto Lama. Una piccola grande delusione. <strong>COSA COME? 5</strong></p>
<p><strong>Elodie, <em>Due</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Che sia presentata come una delle nuove stelle della musica italiana mi fa storcere il naso: solo a livello vocale, è inferiore a molti altri partecipanti. E di un amore appena nato che è già finito ne cantava già Mina molti anni fa. Ci sono però anche molte cose positive: lei è troppo ammaliante e la canzone è tutt’altro che malvagia. <strong>Strega 6,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Stavolta non le serve contare fino a tre per creare un tormentone. Per me le cose sono due: la canzone, un mix di pop spudorato con una spruzzata di R&amp;B, e il suo modo elegante di prendersi il palco. Per me le cose sono due: lacrime mie o lacrime tue. <strong>MATEMATICA 6,5</strong></p>
<p><strong>Leo Gassmann, <em>Terzo cuore</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Aiutato da una scenografia coloratissima, il figlio d’arte non ha paura di un palco che, peraltro, lo ha già visto trionfatore tra le nuove proposte. Chitarra alla Alex Britti, strofe che strizzano l’occhio a Carl Brave e la penna abbastanza inconfondibile di Riccardo Zanotti: il risultato è una canzone che fa sorridere e porta il buon umore. <strong>Positivo 6,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Una chitarra che fa estate e un cantato sottile e raffinato che trasmettono felicità. Il ritornello entra e apre tutto rispettando la grande tradizione sanremese delle canzoni da cantare a perdifiato.  Non proprio memorabile, ma lui tecnicamente è perfetto. <strong>SMARMELLA 6</strong></p>
<p><strong>Cugini di Campagna, <em>Lettera 22</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Un brano scritto da La rappresentante di lista e assegnato volontariamente da Amadeus: all’inizio sembrava un dispetto. In fin dei conti, non è così male come lo avevano definito. Sempre meno candidati a quello che sarebbe un immeritato ultimo posto. <strong>Redivivi 5,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Gli esordienti più attesi del Festival deludono le aspettative. Tutti li davano come la principale quota trash e invece no, i quattro ci regalano un’esibizione pulita e senza fronzoli. Il look luccicante non sconvolge più e loro sembrano perfettamente integrati nel mondo sanremese, il che dovrebbe preoccupare. La canzone scritta da La Rappresentante di Lista è altrettanto anonima. <strong>TUTTO QUESTO È NOIA 5</strong></p>
<p><strong>Gianluca Grignani, <em>Quando ti manca il fiato</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: La sua settima partecipazione al Festival è stata accolta da tutti con grande gioia. Un ritorno che, però, lascia l’amaro in bocca: la canzone è molto intima, tanto da cantarla tra sé e sé, rendendo poco chiaro un testo salvato da un’ottima composizione musicale. Si è tolto lo sfizio di saldare i conti con il passato. <strong>Fuori categoria 5,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Questa canzone Grignani l’ha scritta tempo fa e il fiato per cantarla come vorrebbe purtroppo gli manca. Un peccato perché il testo è struggente e la musica curata da Melozzi è di una classicità sorprendente. Gianluca è il santo protettore del rock italiano e noi non possiamo che amarlo così com’è, per il suo farfugliare sentito o anche solo per l’energia che trasmette quando ruota il braccio nell’outro strumentale. <strong>VA BENE LO STESSOOOOOO 6</strong></p>
<p><strong>Olly, <em>Polvere</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: La domanda sorge spontanea: era davvero necessario portarne così tanti da Sanremo Giovani? La collocazione in palinsesto – quasi all’una – non aiuta, almeno l’autotune lo salva da un Tananai bis. Comunque, il peggiore della serata. <strong>Evitabile 4,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: C’è un problema serio. Questa avrebbe dovuto essere la canzone da demolire: autotune a palla, ritornello da villaggio turistico e consueta banalità lirica estiva. Eppure, c’è qualcosa che non torna, soprattutto in quel bridge sussurrato e in bilico. Non c’è l’effetto karaoke di Tananai dell’anno scorso e il ritornello non è odioso a tal punto da farti abbassare il volume. C’è un pizzico di stile anche se Olly non fa nulla per metterlo in mostra. Sgradita sorpresa. <strong>HOUSTON 6</strong></p>
<p><strong>Colla Zio, <em>Non mi va</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Se non fosse per i vestiti colorati e sgargianti, la formazione così numerosa e i cori ad accompagnare il cantato consegnerebbero il flashback dei Cugini di Campagna. Tutto è migliorabile, ma ai ragazzi lo si perdona: l’unione fa la forza. <strong>Piacioni 6</strong></p>
<p><strong>S</strong>: Sanremo quest’anno è diventato territorio di un revival dei ‘90 con il ritorno di artisti e gruppi storici. In questa prima serata però la canzone più anni Novanta è quella di un gruppo che proviene dalla categoria giovani. I Colla Zio si vestono come i Cugini di Campagna, ma suonano <em>tranky funky</em>. Bella la produzione, perfette le armonie vocali. Niente di nuovo, un po’ paraculi, ma piacevoli da ascoltare. <strong>COLORATI 7</strong></p>
<p><strong>Mara Sattei, <em>Duemilaminuti</em></strong></p>
<p><strong>M</strong>: Le firme ingombranti di Damiano David e del fratello Thasup non scomodano la regina delle collaborazioni, che dopo qualche anno a fare da stampella sembra pronta a camminare da sola. Seppure con un brano adattato al contesto Sanremese, si percepiscono le caratteristiche della sua musica. Anche se duemila minuti sono meno delle duecentomila ore di Ana Mena. <strong>Classica 6,5</strong></p>
<p><strong>S</strong>: La definizione di canzone di Sanremo: voce impeccabile, testo che parla di amore con la giusta dose di sofferenza e buon utilizzo degli archi nelle parti strumentali. Thasup alla produzione, Damiano, e soprattutto Mara Sattei, fanno tutto alla perfezione (forse troppo?). Tra quelle ascoltate finora, la sua è la voce femminile migliore. La canzone crescerà ad ogni ascolto. <strong>VOCEEE 6,5</strong></p>
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