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	<title>magzine &#187; salute</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 07:23:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Monitorare la tosse con le app: l’AI al servizio della salute</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 13:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bianca Terzoni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci facciamo spesso caso, ma in base a quanto, come e quando tossiamo potremmo carpire informazioni importanti sulla nostra salute. Infatti, la tosse può essere il segnale benigno di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/cough-6917762_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cough-6917762_1920" /></p><p>Non ci facciamo spesso caso, ma <mark class='mark mark-yellow'>in base a quanto, come e quando tossiamo potremmo carpire informazioni importanti sulla nostra salute.</mark> Infatti, la tosse può essere il segnale benigno di un semplice raffreddore o può rappresentare un segnale precoce di patologie respiratorie più rare, come l’asma o il cancro ai polmoni.</p>
<p>Nell&#8217;era in cui viviamo le app presenti sui nostri smartphone sono già in grado di raccogliere e analizzare i nostri dati medici: <mark class='mark mark-yellow'>aziende come <a href="https://health.google/" target="_blank"><strong>Google Health</strong></a> hanno messo a punto sistemi che possono accuratamente misurare il numero di volte al giorno in cui una persona tossisce e utilizzare quel dato per eseguire delle diagnosi più ampie.</mark></p>
<p>I dati sanitari di una persona, contenuti all’interno del suo smartphone, sono specifici per l’individuo e possono aiutare il personale medico a condurre diagnosi più accurate. Nello specifico, Google Health sta cercando di impiegare il monitoraggio della tosse per tre obiettivi principali: <mark class='mark mark-yellow'>aiutare le persone a capire come allergeni e polline influiscono sulla salute; informare quando si registra un alto numero di persone che tossiscono nell’ambiente, indicativo della presenza di un’influenza o di casi di COVID-19; far presente alle persone affette da malattie respiratorie eventuali cambiamenti nel loro modo di tossire.</mark></p>
<p>Uno strumento in grado di riuscire a fare tutto questo è l’app <a href="https://www.hyfe.ai/" target="_blank">Hyfe AI</a> che, attraverso il monitoraggio della tosse, aiuta i medici a creare collegamenti tra la salute dei pazienti e il modo in cui tossiscono. Inoltre, <mark class='mark mark-yellow'>la raccolta dei dati velocizzerebbe il processo della diagnosi al momento della visita, poiché il medico potrebbe prescrivere un trattamento per alleviare la tosse sulla base del monitoraggio giornaliero personale del paziente</mark>.</p>
<p>In particolare, l&#8217;app dimostrativa gratuita <a href="https://coughpro.com/" target="_blank">CoughTracker</a> sarebbe in grado di registrare il numero delle volte in cui si tossisce in un giorno. L’azienda Hyfe sta, inoltre, sta verificando se il monitoraggio della tosse attraverso le app digitali possa prevedere l&#8217;incidenza di malattie respiratorie anche gravi. Per esempio, <mark class='mark mark-yellow'>la ricerca con l’app Hyfe AI ha scoperto che più un paziente tossisce all’inizio dell’infezione, migliori sono le sue possibilità di ripresa.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://time.com/6267654/ai-track-coughing-health/" target="_blank">Time.com</a>.</strong></p>
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		<title>Off the Radar &#8211; Dieci pezzi da non perdere #63</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 16:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche questa settimana torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana tratti da grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3767" height="2461" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Venezia_-_Canal_Grande_da_Ponte_Accademia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="SAMSUNG CSC" /></p><p>Anche questa settimana torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana tratti da grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del mondo. Dall&#8217;intelligenza artificiale allo spopolamento di Venezia, passando per l&#8217;exploit degli artisti arabi sulle piattaforme di streaming musicale. E ancora: la transizione ecologica tra Amsterdam e Los Angeles, in un momento storico in cui anche l&#8217;Unione europea si prepara ad abbandonare i combustibili fossili.</p>
<p>Le <strong>auto elettriche </strong>sono il futuro? In un momento storico in cui l’Unione europea e il resto del mondo sembrano sempre più intenzionati ad abbandonare i combustibili fossili, ci si chiede se siamo veramente pronti alla transizione. In questo longform di <em>Monocle</em> si viaggia tra Amsterdam, Los Angeles, Giappone e Sudafrica per scoprirlo. <a href="https://monocle.com/magazine/issues/161/is-the-future-electric/" target="_blank">Monocle</a></p>
<p><strong>Venezia</strong> è sempre più deserta: non di turisti, ma di veneziani. Giacomo Zandonini spiega la contrapposizione tra chi ritiene il turismo l&#8217;unica soluzione possibile – perché porta risorse economiche e popola la città – e chi lo indica come la causa di tutti i mali, perché ha contribuito allo spopolamento odierno. Il longform di <em>Irpi Media</em> racconta il punto di vista di albergatori, operatori del settore turistico, veneziani e l&#8217;esperimento di chi, in città, ha messo in piedi un progetto di housing sociale. <a href="https://irpimedia.irpi.eu/veneziani-in-via-destinzione/" target="_blank">Irpi Media</a></p>
<p>Dopo l’exploit degli <strong>artisti pop e rock</strong> del Sud-est asiatico negli ultimi anni, è la volta del mondo arabo. Grazie a piattaforme streaming come Spotify e Anghami, a social come TikTok e Instagram e all’interesse di numerose etichette indipendenti, gli artisti arabi stanno conquistando il mercato globale con la loro musica. <a href="https://pitchfork.com/thepitch/arabic-music-is-on-the-brink-of-a-global-breakthrough/" target="_blank">Pitchfork</a></p>
<p>Il longform pubblicato da <em>The Atlantic</em> racconta la storia e il declino del movimento statunitense di estrema destra <strong>John Birch Society</strong>. Fondato nel 1958 da un piccolo gruppo di uomini d&#8217;affari contrari al New Deal, la società rifiutava di fatto l&#8217;intero ordine internazionale del secondo dopoguerra, guidato dagli Stati Uniti: contro le Nazioni Unite e contro un fantomatico complotto ai danni del popolo americano. <a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/03/john-birch-society-trump-far-right-extremism/673404/" target="_blank">The Atlantic</a></p>
<p>Lo scorso giugno il Census Bureau, l&#8217;Ufficio del censimento degli Stati Uniti, in collaborazione con il National Center for Health Statistics, ha effettuato una ricerca su un campione di più di 58mila persone sul <strong>Long Covid</strong> attraverso il questionario online a cadenza mensile <em>Household Pulse Survey</em>, avviato nell&#8217;aprile 2020 per valutare l&#8217;impatto della pandemia. Un&#8217;analisi del <em>San Francisco Chronicle</em> ha rivelato che una percentuale sempre più bassa di persone ha riferito di sintomi di lunga durata legati al Covid. <a href="https://www.sfchronicle.com/health/article/long-covid-coronavirus-risk-17839137.php" target="_blank">San Francisco Chronicle</a></p>
<p>Il documentario<em> Fire of love</em> narra la storia di<strong> Katia Krafft</strong> e di suo marito Maurice, i quali hanno dedicato la loro vita a studiare i vulcani e a svelarne i segreti. L&#8217;opera, candidata alla 95esima edizione degli Academy Awards, è disponibile su <em>Disney+</em>. <a href="https://www.nationalgeographic.it/fire-of-love-la-storia-di-katia-krafft,-la-donna-che-ha-dedicato-la-sua-vita-ai-vulcani" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p>Dal lancio di ChatGpt sul mercato si parla di <strong>intelligenza artificiale</strong> come la nuova frontiera dell&#8217;innovazione tecnologica. Ma come si è evoluta negli ultimi decenni? Il <em>Guardian</em> ne ripercorre gli sviluppi, spiegando che questa tecnologia si basa sulla memorizzazione di dati e di concetti, che poi vengono rimescolati e riproposti. Ma ciò che oggi viene considerato intelligente, in futuro potrebbe risultare addirittura pericoloso. <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/mar/16/the-stupidity-of-ai-artificial-intelligence-dall-e-chatgpt" target="_blank">The Guardian</a></p>
<p>Da più di un anno, la Fed conosceva la condizione di crisi nella quale versava la <strong>Silicon Valley Bank</strong>. Perché non è intervenuta? Lo spiega Isaac Chotiner in questo longform pubblicato dal <em>New Yorker</em>. <a href="https://www.newyorker.com/news/q-and-a/the-regulatory-breakdown-behind-the-collapse-of-silicon-valley-bank" target="_blank">New Yorker</a></p>
<p>In questo longform del <em>New Yorker</em> Masha Gessen racconta le difficoltà che stanno affrontando i reporter russi in esilio nel raccontare la <strong>guerra in Ucraina</strong>. Questi giornalisti russi – oggi dispersi tra Goergia, Lettonia, Turchia, Armenia e Israele – sono vittime di continue discriminazioni da parte dei Paesi ospitanti. <a href="https://www.newyorker.com/magazine/2023/03/13/how-russian-journalists-in-exile-are-covering-the-war-in-ukraine" target="_blank">New Yorker</a></p>
<p>Che conseguenze ha la <strong>pesca a strascico</strong> nel mercato del pescato dell&#8217;Unione europea? I controlli delle istituzioni scarseggiano e questa pratica, anche se vietata, è molto diffusa. A farne le spese è l&#8217;ecosistema marino: i fondali danneggiati dalle reti a strascico impiegano fino a 15 anni prima di recuperare il loro normale equilibrio. <a href="https://irpimedia.irpi.eu/pesca-strascico-pesce-illegale-mediterraneo-supermercati-europei/" target="_blank">Irpi Media </a></p>
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		<title>Da un’app per smartphone una possibile cura dell&#8217;acufene</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 16:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Christian Valla]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fischia l’orecchio, infuria l’acufene / Nella testa vuvuzela mica l’ukulele. Così cantava Michele Salvemini, alias Caparezza, nel suo singolo Larsen raccontando la sua malattia. In un’intervista rilasciata lo scorso giugno a ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1020" height="680" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/acufene_1020x680.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Focus.it" /></p><p style="font-weight: 400;"><em>Fischia l’orecchio, infuria l’acufene / Nella testa vuvuzela mica l’ukulele</em>. <mark class='mark mark-yellow'>Così cantava Michele Salvemini, alias <strong>Caparezza</strong>, nel suo singolo <em>Larsen</em> raccontando <a href="https://www.acufene.it/conoscere-acufene/terapia-cura-acufene" target="_blank">la sua malattia</a></mark>. In un’intervista rilasciata lo scorso giugno a <em>Il Resto del Carlino</em> racconta che questo suono fantasma che sente lo costringe a fare tour di non più di 20 concerti per volta: «Faccio questi 20 e mi fermo. Non posso rischiare troppo». In questi sette anni di difficoltà ho incontrato tanti colleghi che mi hanno detto &#8220;senti questo&#8221;, &#8220;fatti vedere da quello&#8221;, io l’ho fatto, ma non è cambiato niente. Così ho smesso di cercare cure miracolose per il mio deficit uditivo». E ha deciso di rassegnarsi: <mark class='mark mark-yellow'>«Lì per lì, quando ho scoperto di non poter più ascoltare la musica in cuffia, sono andato in crisi, pensando al mio corpo come a una prigione.</mark> Così ho provato di tutto, pillole, iniezioni, psicoterapia, ma alla fine ho capito che dovrò semplicemente tenermelo e magari pensare ad altro, distrarmi».</p>
<p style="font-weight: 400;">Il racconto del rapper pugliese ci fa capire come l’acufene sia un disturbo che può diventare invalidante e prendere il sopravvento su qualunque altro aspetto della nostra vita, determinando problemi di sonno, difficoltà a svolgere le attività quotidiane, stress e depressione. <mark class='mark mark-yellow'>Acufene, dal greco <em>akoùo </em>“udire” e <em>faìnamai </em>“manifestarsi”, è la percezione di un rumore, solitamente un ronzio, un fischio, un fruscio o un sibilo avvertito nelle orecchie o nella testa in assenza di uno stimolo acustico esterno.</mark> Nella sua forma più grave può influire fortemente sulla salute emotiva e sul benessere sociale delle persone. Circa 65 milioni di cittadini europei, una persona su sette, soffrono di questa patologia e il numero è destinato ad aumentare in modo significativo nei prossimi anni secondo una ricerca dell&#8217;Istituto Mario Negri pubblicata sulla rivista <a href="https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(22)00273-3/fulltext" target="_blank"><em>Lancet Regional Health Europe</em></a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">A dare un sollievo nei confronti di chi soffre di questo problema, dopo 20 anni di studi, ci ha provato un gruppo di ricerca dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, guidato da <strong>Grant Searchfield</strong> e <strong>Phil Sanders</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>I risultati sono incoraggianti, con la sperimentazione di una terapia basata sulla tecnologia degli smartphone</mark> nella quale la chiave del trattamento è una valutazione iniziale da parte di un audiologo che sviluppa un piano personalizzato, combinando una gamma di strumenti digitali basati sull’esperienza individuale dell’acufene. Il test della terapia digitale sperimentale chiamato <strong>“UpSilent”</strong> si basa sull’uso di un’app sviluppata per smartphone, di cuffie Bluetooth, di un cuscino per il collo con altoparlanti incorporati e di un quadro di controllo (dashboard) per i medici basato su cloud. Per il controllo, invece, si ricorre all&#8217;app di auto-aiuto<b> <strong>“</strong>White Noise<strong>”</strong></b>, basata su una terapia del suono passiva. Così, dei <mark class='mark mark-yellow'>suoni detti di <strong>“sollievo”</strong> interagiscono con l’acufene creando un mascheramento, mentre con quelli di <strong>“rilassamento”</strong> si ottiene un effetto emotivo positivo, associato a situazioni di calma come, ad esempio, il suono di una dolce cascata o di un pianoforte</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine <mark class='mark mark-yellow'>con i suoni più complessi, detti di <strong>“riqualificazione”</strong>, i partecipanti al test imparano a concentrare l’attenzione solo su questi, distogliendola dall’acufene.</mark> Alla base c’è questo ragionamento: se l’acufene è un suono fantasma, una sorta di allucinazione del nostro cervello che ci inganna facendoci sentire qualcosa che non c’è, allora perché non applicare questo stesso principio al cervello, inducendolo a ignorare questo suono? Insomma, perché non ingannare a nostra volta il cervello o, quanto meno, a distrarlo quel tanto che basta per fargli ignorare quel suono? «Ciò che fa questa terapia – spiega Searchfield – è riconfigurare il cervello in modo da ridurre il suono dell’acufene a un rumore di fondo che non ha significato o rilevanza per l’ascoltatore».</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.corriere.it/tecnologia/23_gennaio_14/un-app-per-smartphone-puo-curare-l-acufene-tra-i-malati-celebri-bono-caparezza-streisand-e-liam-gallagher-05fc30cb-c938-4861-8a18-ca4045052xlk.shtml?refresh_ce" target="_blank">Corriere.it</a>.</strong></p>
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		<title>Festival dei Diritti Umani: più salute per tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2022 17:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Emergency]]></category>
		<category><![CDATA[festival dei diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Guerra, Covid-19, lavoro, ambiente, cibo sono temi interconnessi e hanno un filo che li unisce tutti: la salute. Ed è proprio questo il tema che il Festival dei Diritti Umani ha ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="2802" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/immagine-diritti-umani-giusto.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="immagine diritti umani giusto" /></p><p style="font-weight: 400;">Guerra, Covid-19, lavoro, ambiente, cibo sono temi interconnessi e hanno un filo che li unisce tutti: <strong>la salute.</strong> Ed è proprio questo il tema che il <strong>Festival dei Diritti Umani</strong> ha scelto di adottare per sua settima edizione, a Milano dal 3 al 6 maggio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>“Abbiamo pensato che fosse una questione molto seria, dopo due anni di pandemia, ed era necessario fare il punto della situazione sotto molteplici punti di vista. Che è esattamente ciò che dice l’Oms: il benessere deve essere fisico, psicologico, sociale.”</mark>  spiega il direttore del Festival <strong>Danilo De Biasio</strong>.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/B6ndZp51tXg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">L’approccio del Festival al tema è propositivo e volto al futuro: la pandemia, come tutti gli shock, ha creato una discontinuità, evidenziando criticità e mancanze nel sistema sociale. “Possiamo rendere questo shock un’occasione di cambiamento, per potenziare ciò che prima era trascurato”, sottolinea l’assessore al Welfare e Salute del Comune milanese, <strong>Lamberto Bertolè</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>“La salute è un fatto complesso e integrato con tutto il resto. Per troppo tempo ne abbiamo avuto una considerazione solo sanitaria, ma abbiamo sottovalutato il benessere personale, la coesione sociale, il legame con il territorio.”</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Per l&#8217;assessore alla Salute di Milano, essa “è un fatto complesso e integrato con tutto il resto. Per troppo tempo ne abbiamo avuto una considerazione solo sanitaria, ma abbiamo sottovalutato il benessere personale, la coesione sociale, il legame con il territorio”</span></p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;assessore Bertolè, in occasione della serata inaugurale alla Sala Vitman dell’Acquario Civico, ha dialogato con <strong>Silvio Garattini</strong>, presidente dell’Istituto Mario Negri, che alla ricerca per la salute ha dedicato la sua vita. <mark class='mark mark-yellow'>“È sano egoismo vaccinare tutti” e “Si deve sganciare la salute dal profitto”</mark> è la sua idea di lotta al virus, riassunta in slogan. Otto miliardi di dosi è la cifra da raggiungere per estendere la vaccinazione al mondo intero: una cifra irrisoria rispetto ai danni generati dalla pandemia e, al tempo stesso, fondamentale per arginare l’avanzata di nuove varianti del virus Covid. <mark class='mark mark-yellow'>“Ritengo che nel campo della salute dovremmo avere un ideale in cui domini il non-profit”</mark>. La parola “prevenzione” ormai si utilizza pochissimo in sanità: avremmo bisogno di una grande rivoluzione che ponga questa pratica al centro delle politiche culturali”. Garattini sostiene la campagna senza fini di lucro di <em>Pandemic</em>: stop al monopolio dei vaccini e al brevetto dei marchi; brevetti attribuiti in modo significativo e approvati sulla base anche del valore terapeutico; più attenzione alle malattie rare; promozione di gruppi di ricerca.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/t5hyQ53HMvc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Chiude l&#8217;incontro la voce, calda e accogliente, di <strong>Elisabetta Vergani</strong> che, sullo sfondo di un festival che vuole celebrare diritti ancora troppo violati nel mondo, evoca parole e pensieri di donne contro la guerra: da <strong>Svetlana Aleksievič</strong>, ad <strong>Anna Politkovskaja</strong>, per concludere con quelle di <strong>Wisława Szymborska</strong>. “La fine e l’inizio” è il titolo della sua poesia e ha il tono di un augurio, quello di un futuro che abbia il profumo della rinascita. <em>“Dopo ogni guerra/</em><em>C’è chi deve ripulire./</em><em>In fondo un po&#8217; d’ordine/</em><em>Da solo non si fa.</em><em>[…]/</em><em>Sull’erba che ha ricoperto/</em><em>Le cause e gli effetti,/</em><em>c’è chi deve starsene disteso/</em><em>con la spiga tra i denti,/</em><em>perso a fissare le nuvole.”</em></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h2><strong>Diritti per tutti, ovunque, sempre: il messaggio di Emergency </strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Dal 1994, da quando è nata, la ong <strong>Emergency</strong> si prende cura delle ferite che la guerra infligge. Non soltanto quelle fisiche, però. Incarna il simbolo vivente di un concetto di salute ampio e consapevole dei bisogni dell’individuo nella sua interezza. A rappresentarla, al Festival dei Diritti Umani, è la sua presidente, <strong>Rossella Miccio</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Perché è importante che ci sia un festival dei Diritti Umani oggi?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La dichiarazione universale è stata firmata nel ’48, ma ad oggi non esiste nessun Paese che rispetti nella pratica quello che è stato sancito anni fa, anzi. Purtroppo, questi diritti vengono calpestati sempre di più nella pratica, se non nella teoria. Per questo è importantissimo continuare a parlarne, soprattutto con i giovani: soltanto così si riuscirà a costruire una società un po&#8217; più basata sui diritti umani, che devono valere per tutti. Altrimenti, come diceva <strong>Gino Strada</strong>, fondatore di Emergency, diventano “privilegi”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Rossella Miccio: &#8220;E&#8217; importantissimo continuare a parlare di diritti umani, soprattutto con i giovani: soltanto così si riuscirà a costruire una società più giusta. Altrimenti come diceva <strong>Gino Strada</strong>, fondatore di Emergency, i diritti diventano “privilegi”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Il tema al centro del festival è la salute, intesa nei suoi molteplici significati. Qual è il concetto di “benessere” in cui crede Emergency?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Emergency è nata come organizzazione sanitaria, per prendersi cura delle ferite fisiche provocate dalla guerra e delle sue conseguenze. Pensiamo alle mine anti-uomo che ancora oggi in Iraq o in Afghanistan continuano a ferire e mutilare le persone. Poi ci siamo resi conto che <mark class='mark mark-yellow'>il prendersi cura, intesa come azione rivolta verso i nostri cari, è in grado di stimolare degli effetti collaterali: restituisce alle persone il senso di dignità rubato dalla guerra, ed è anche speranza. Per questo le ferite che cerchiamo di curare oggi sono anche quelle che scalfiscono i rapporti umani e la salute psicologica.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Qual è la sua posizione rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Oggi si discute se processare Putin per crimini di guerra e violazione del diritto umanitario. Ma la guerra in sé è una violazione dei diritti umani, perché vuol dire decidere, con coscienza, di uccidere, mutilare, ferire le persone. <strong>Einsten</strong>, nel 1932, uscì da una conferenza in cui si discuteva delle regole che anche in tempo bellico dovrebbero tutelare i civili, dicendo: <mark class='mark mark-yellow'>“La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. E questo è il messaggio ancora forte che, oggi più che mai, noi rivendichiamo: lavorare tutti insieme per abolire la guerra come strumento di risoluzione delle controversie.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Facendo riferimento a un’altra &#8220;guerra&#8221;, ossia la pandemia dal Covid: anche lei concorda con quanti sostengono che la pandemia sia finita?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Noi di Emergency siamo abbastanza scettici su questo. In Occidente, grazie soprattutto all’accesso massiccio ai vaccini, l’impatto del virus si è molto ridotto. <mark class='mark mark-yellow'>Ma non possiamo dimenticare che nel resto del mondo, ad oggi, in media circa il 12% della popolazione ha ricevuto un ciclo vaccinale completo. E questo è un problema enorme: in quei Paesi, perché il virus continua a circolare e mietere vittime; ma è un problema anche per noi, perché circolando continuerà a mutare e a sviluppare varianti resistenti ai vaccini. Questo è un sintomo evidente di come i diritti umani o sono di tutti o sono privilegi.</mark> Si diceva che saremmo usciti dalla pandemia tutti insieme, ma nella pratica non lo abbiamo fatto e ci siamo limitati a proteggere solo noi stessi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Come potrebbero cambiare le cose?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È necessario un approccio molto più inclusivo e rispettoso della vita di tutti. Emergency è parte di una rete che spinge una campagna internazionale, “<strong>The People’s Vaccine</strong>”, che da ormai un anno e mezzo chiede la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini e su tutte le tecnologie legate al Covid, dai  farmaci ai test diagnostici. Ci sono poi dei meccanismi internazionali, come il <strong>Covax</strong>, creato dall’Oms, nati con l’intento di condividere i vaccini con i Paesi meno sviluppati. Ma ancora oggi questo meccanismo si inceppa. Serve una scelta politica più efficace.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h2>Quando il bonus psicologo non arriva, ci pensa Officine Buone</h2>
<p style="font-weight: 400;">“<strong>Che cos’ho nella testa</strong>” è una domanda che molti si sono posti negli ultimi mesi e che non significa essere matti. A questo interrogativo si ispira il titolo della rubrica curata dalla giornalista di OPEN <strong>Giada Giorgi</strong> e dedicata al tema della salute mentale. Insieme a lei dialoga <strong>Ugo Vivone</strong>, fondatore e presidente dell’associazione non profit <strong>Officine Buone</strong>. Tra le tante attività delle quali l’organizzazione si occupa c’è anche la questione del bonus psicologo, un’idea nata senza premeditazione, il giorno in cui la misura è stata bocciata al Senato. “Ci siamo chiesti: e se lo facessimo noi?”,  racconta Vivone. “Così abbiamo scritto un post su Instagram, dicendo che avremmo offerto quattro sedute gratuite a tutti coloro che ci avrebbero scritto. In poche ore abbiamo raggiunto 23mila likes: lì ci siamo resi conto di quanto fosse estesa quest’esigenza tra le persone”. <mark class='mark mark-yellow'>Da allora, Officine Buone ha coinvolto un gruppo di giovani psicologi under 35, che offrono sostegno psicologico a tutti coloro che li contattano con un messaggio diretto su Instagram. Il servizio è gratuito e fruibile anche in collegamento streaming, in modo da essere rivolto a tutta Italia.</mark> “A quanto pare la salute mentale non è considerata così importante dal governo, nonostante sia fondamentale per convivere in modo equilibrato con le proprie paure ed emozioni”, conclude Giada Giorgi.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>La salute in guerra, &#8220;un diritto assolutamente inalienabile&#8221;</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">“Con la riabilitazione sociale e medica si dovrebbe garantire il diritto alla salute in una situazione di guerra. Purtroppo la garanzia alla salute in contesti di questo tipo, e lo dico con amarezza, resta un sogno”.<mark class='mark mark-yellow'>Sono le parole di <strong>Alberto Cairo</strong>, fisioterapista e delegato della Croce Rossa internazionale in Afghanistan, dove gestisce sette centri di riabilitazione</mark>. La sua esperienza in Afghanistan inizia nel 1989, subito dopo la ritirata sovietica, con il suo primo incarico per il Comitato Internazionale della Croce Rossa.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Tra le atrocità della guerra, la violazione dei diritti umani è una costante, e il diritto alla salute viene sempre a mancare&#8221;, ricorda Cairo. <mark class='mark mark-yellow'>“Occorre ricordare alle fazioni in lotta che il diritto alla salute è irrinunciabile, sempre. Non ci sono compromessi. La guerra è diversa da luogo a luogo e, in genere, si può dire che una larga fetta della popolazione, compresi i combattenti, perdono il diritto e l&#8217;accesso alle cure mediche.</mark> Lo si vede ogni giorno”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa emergenza si è amplificata ulteriormente quando, nell’agosto del 2021, i talebani sono arrivati al potere in Afghanistan. Il loro arrivo ha avuto un impatto enorme su tutto il Paese: c’è stata una paralisi delle istituzioni. Il blocco dei finanziamenti dall’estero, il sistema bancario crollato e, soprattutto, l’impreparazione stessa dei talebani a governare, da loro stessi riconosciuta, ha significato per la salute pubblica ospedali senza fondi per gli stipendi, per i costi di gestione, per le medicine. <mark class='mark mark-yellow'>“Ci sono situazioni di emergenza in cui bisogna agire senza guardarsi intorno, quindi ben vengano tutte le ong: noi garantiamo una imparzialità che il governo, soprattutto in momenti di guerra, non può garantire.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Alberto Cairo: “Ci sono situazioni di emergenza in cui bisogna agire senza guardarsi intorno, quindi ben vengano tutte le ong: noi garantiamo una imparzialità che il governo, soprattutto in momenti di guerra, non può garantire.&#8221;</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Non bisogna sostituire ma cercare di ricostruire un sistema, in modo che quando la guerra finirà non si riparta da zero ma che ci sia qualcosa che possa andare avanti”.</mark> Ci sono anche altri aspetti che influiscono indirettamente sulla salute pubblica: ci sono fortissime rivalità etniche e regionali, manca una vera inclusione delle minoranze, i diritti essenziali &#8211; come quello delle donne al lavoro o allo studio &#8211; non sono rispettati, e poi mancano i fondi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel suo intervento, Cairo riflette anche sulla situazione in Ucraina, e afferma che <mark class='mark mark-yellow'>“scene come quella della donna incinta sulla barella evacuata da un ospedale appena bombardato sono cose di una violenza inaudita che non si devono ripetere mai. L’insegnamento è quello di continuare a parlare e insistere su questo, sono diritti assolutamente inalienabili”.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Medicina di genere: che genere di medicina?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli anni Novanta la cardiologa statunitense <strong>Bernardine Healy</strong> parlò di “Sindrome di Yentl”. Per il titolo del suo articolo, pubblicato sul <em>New England Journal of Medicine</em> era stata ispirata dal romanzo <em>Yentl The Yeshiva Boy</em> di Isaac Bashevis Singer, da cui è stato tratto anche un film con Barbra Streisand. La storia è quella di una giovane donna che si rasa i capelli e si veste da uomo per poter accedere ad una scuola ebraica. <mark class='mark mark-yellow'>Fingersi uomo per avere la possibilità di fare qualcosa è il messaggio veicolato dalla stessa Healy quando, attraverso le pagine del giornale, ha denunciato la difficoltà da parte di un medico di riconoscere i sintomi di una patologia cardiovascolare presentati da una donna al pronto soccorso</mark> . Il motivo era molto semplice: le linee guida da seguire per interpretare la sintomatologia erano state delineate solo in riferimento a una malattia tipicamente maschile e, quindi, trattandosi di una donna, non si riusciva ad indicare una cura adeguata.</p>
<p style="font-weight: 400;">La farmacologa e ricercatrice dell’Università di Torino <strong>Silvia De Francia</strong> porta l’esempio di Healy come pietra miliare dell’approccio sesso-e-genere-specifico, che in campo medico deve inserirsi nella routine clinica e nella cura per consentire una terapia personalizzata.<mark class='mark mark-yellow'>Approccio già regolamentato in Italia con l’articolo 3 della legge n. 3 del 2018</mark>, che prevede la realizzazione di un piano per la diffusione della medicina di genere all’interno del sistema sanitario nazionale. <mark class='mark mark-yellow'>Gli uomini sono stati il centro della medicina per secoli: per molti anni, non si è tenuto conto delle differenti risposte di donne e uomini ai trattamenti farmacologici.</mark> Non si sono nemmeno considerate le variabilità del corpo femminile, che ha parametri fisiologici differenti e organi più piccoli e quindi farmaci testati solo su quello maschile possono provocare tossicità inattese.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Nel passato non si sono nemmeno considerate le variabilità del corpo femminile che ha parametri fisiologici differenti e organi più piccoli e quindi farmaci testati solo su quello maschile possono provocare tossicità inattese.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Maura Gancitano</strong>, filosofa e fondatrice della scuola permanente di filosofia e immaginazione <strong>TLON</strong>,<mark class='mark mark-yellow'>sottolinea come la mancata attenzione verso le donne derivi dai pregiudizi consolidati nel corso degli anni e dallo sguardo che ancora in parte cerca di descrivere come le donne dovrebbero essere</mark>. Un esempio è la donna nobile dell’Ottocento e di inizio Novecento, creatura debole ed esangue, priva di energia per non assecondare i propri desideri e ostacolare il potere dell’uomo contrapposta alla donna del popolo che doveva faticare.</p>
<p style="font-weight: 400;">A distanza di anni, <mark class='mark mark-yellow'>nel mondo di oggi ci sono pregiudizi che perdurano ancora e certe caratteristiche come l’intelligenza emotiva e la capacità di cura sono considerate femminili anziché umane. Questo è perché viviamo in una società costruita sul modello di normalità e tutto quello che esce da questa idea è come se costituisse una minaccia per l’ordine sociale e provocasse imbarazzo e paura. Questo si applica anche riguardo alla salute.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h2 class="Testopreformattato">Ambiente e salute: gli aspetti sottovalutati dei conflitti</h2>
<p class="Testopreformattato">«La guerra in Ucraina ci sta mostrando che gli uomini vanno a cercare le risorse umane laddove madre natura le ha nascoste in profondità. Sempre madre natura ha distribuito queste risorse in maniera certamente diversa ma equa e, solo spostandoci verso un’economia che valorizza le risorse di tutti, si creerebbe non solo sostenibilità ma anche salute e pace». Esordisce così <strong>Grammenos Mastrojeni</strong>, diplomatico e coordinatore per l’ambiente della cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri.</p>
<p class="Testopreformattato"><mark class='mark mark-yellow'>Ancora pochi anni e la Terra sarà al collasso: il 2030 è la soglia critica indicata per l’innalzamento di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. «Il cambiamento climatico si contrasta rivitalizzando la natura, con un approccio che è anche agricolo. Invece di fare spianate immense di mono-cultura, si deve cercare il valore aggiunto dovuto alla diversità di tutto quanto»</mark>, continua Mastrojeni.</p>
<p class="Testopreformattato"><span class='quote quote-left header-font'>Conflitti causati da siccità e cambiamenti climatici e conflitti che causano crisi economiche e carestie: solo in Africa sono ventidue</span></p>
<p class="Testopreformattato"><mark class='mark mark-yellow'>Un altro aspetto di questa e di tutte le guerre in atto nel mondo, come le ventidue in Africa che sono dimenticate e non si trovano sotto ai riflettori, dimostrano di essere figlie dello sfruttamento delle risorse.</mark> «Basti pensare a quanti pochi siano i contadini e quanto quei pochi lavorano per provare a produrre cibo a sufficienza per sfamare la popolazione. Il paradosso è che loro per primi non hanno risorse per vivere». Così parla <strong>Nicoletta Dentico</strong>, responsabile programma salute globale di <em>Society for International Development</em>. Dentico continua riflettendo su quanto sia importante cercare prima possibile un approccio diverso al cibo che produciamo ma anche quello che sprechiamo.</p>
<p class="Testopreformattato"><strong><mark class='mark mark-yellow'>Barbara Schiavulli</strong>, inviata di guerra e direttrice di <em>Radio Bullets</em>, ricorda lo stato economico del Venezuela dove l&#8217;inflazione ha raggiunto il 900%</mark> . «In una situazione drammatica, un conglomerato di hotel decise di distribuire il cibo che veniva avanzato agli ospizi del Paese in modo tale che laddove mancava il cibo le persone potessero usufruirne».</p>
<p class="Testopreformattato">Schiavulli però sottolinea anche la difficoltà di cambiare la mentalità di alcuni Paesi nell&#8217;ambito della produzione agricola:<mark class='mark mark-yellow'>«In Afghanistan la coltivazione maggiore è l’oppio e non si riesce a far cambiare la coltivazione ai contadini perché le persone vivono dei proventi dell&#8217;oppio</mark>; si è provato a cambiare la coltura corrente con lo zafferano ma non ha funzionato. Ci hanno provato anche con il miele ma la droga rende molto di più».</p>
<p class="Testopreformattato">C’è poi un aspetto che colpisce chi vive in un Paese in conflitto e che viene sottovalutato: che cosa succede alla salute mentale di queste persone? Un Paese molto caro alla reporter Schiavulli è proprio l’<strong>Afghanistan</strong> ed è lì che ha conosciuto ragazze e ragazzi depressi e destabilizzati e famiglie senza più il lavoro. «Ogni giorno ci sono ragazze che mi scrivono “mi do fuoco perché non posso andare a scuola” e io trovo sia inaudito che nel 2022 ci siano persone che per legge non possono studiare».<mark class='mark mark-yellow'>L’impatto psicologico non è visibile ma è molto presente nei conflitti ed è uno dei problemi più grandi che affliggono milioni di persone</mark>. Ucraini compresi.</p>
<p class="Testopreformattato"><em>Foto gallery copyright Leo Brogioni &#8211; Fotografo Ufficiale FDU</em></p>
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		<title>Una nuova riforma sanitaria: ecco come cambierà la Lombardia</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Dottore]]></category>
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		<description><![CDATA[La partita sulla sanità in Lombardia, che ha da qualche giorno in Letizia Moratti una nuova protagonista in campo, vede intrecciarsi la gestione dell&#8217;emergenza Covid e la ricostruzione del sistema ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="303" height="166" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/images.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="images" /></p><p>La partita sulla sanità in Lombardia, che ha da qualche giorno in Letizia Moratti una nuova protagonista in campo, vede intrecciarsi la gestione dell&#8217;emergenza Covid e la ricostruzione del sistema sanitario; d’altronde la pandemia ha messo in luce tutti i limiti del sistema sanitario regionale. <mark class='mark mark-yellow'> Il consiglio regionale si prepara a discutere la revisione della Legge 23/2015, la riforma sanitaria Maroni, la cui sperimentazione è finita a dicembre. La stessa Moratti, nella sua prima conferenza stampa, ha detto che la legge dovrà essere rivista </mark> . Al momento, però, c&#8217;è una sola proposta depositata. È quella che vede come primo firmatario il consigliere regionale Marco Fumagalli (M5S) il quale spiega perché il dibattito rischia di arenarsi tra i veti e le pressioni di lobby e gruppi di potere, mentre medici e infermieri boccheggiano da mesi sotto la pressione del virus.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La novità più significativa della proposta di legge è la creazione di una sola Ats lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Le ats territoriali si doterebbero poi di centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l&#8217;assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l&#8217;emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l&#8217;oculista </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La novità più significativa della proposta è la creazione di una sola Ats (Agenzia di Tutela della Salute) lombarda, verso cui verrebbe trasferita la competenza delle diverse Ats territoriali. Nello stesso tempo le attività sanitarie delle aziende di tutela della salute sarebbero trasferite verso il basso, alle Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), le quali farebbero riferimento anche un nuovo ente: le Case della comunità </mark>. Sono centri dove concentrare gli studi di medici di base e dei pediatri, ma anche l&#8217;assistenza domiciliare integrata, la guardia medica, l&#8217;emergenza e alcune specialità come il ginecologo e l&#8217;oculista. <mark class='mark mark-yellow'> Ne servirebbe una ogni 15mila abitanti. In parallelo, infatti, gli ospedali più grandi dovrebbero essere aziende ospedaliere autonome, secondo l&#8217;organizzazione precedente alla  riforma Maroni </mark> .</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> L&#8217;idea è avere un unico luogo dove il cittadino può trovare tutte le cure primarie, insieme al Cup (Centro Unico Prenotazioni) per la prenotazione degli appuntamenti e i codici bianchi e verdi, togliendo parte della pressione al pronto soccorso </mark> . Il governo aveva previsto di investire dai 5 ai 9 miliardi di euro a livello nazionale per questa iniziativa, un budget ricavato dal Recovery Plan, in gestione ai sindaci. In alcuni ambiti sono già stati individuati vecchi ospedali in disuso o ex scuole da riadattare. <mark class='mark mark-yellow'> Ma la vera domanda è capire cosa è successo sul tavolo della politica: il progetto non è ancora partito nelle sedi istituzionali e ora la maggioranza non è pronta, mentre la commissione sanità non è a lavoro su questo punto </mark> . Eppure da quando c&#8217;è il Covid tutti si sono accorti dei problemi della sanità lombarda. Critiche che arrivarono già da cinque anni fa e che adesso sono mosse persino Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Dal 16 dicembre sono scattati i 30 giorni per calendarizzare una proposta di riforma. Il tema è entrato in Consiglio regionale lunedì 19 gennaio, in concomitanza con l&#8217;esordio nell&#8217;aula del Pirellone del neo-assessore al welfare </mark> . Proprio a lei, sul lavoro dei &#8220;saggi&#8221;, l&#8217;esponente di +Europa-Radicali Michele Usuelli ha rivolto un&#8217;interrogazione a risposta immediata, chiedendo che i documenti prodotti dalla task force vengano resi pubblici, in commissione sanità o meglio ancora ai cittadini. La Moratti ha risposto che il lavoro della task force «è ancora da consolidare», dunque i documenti prodotti non sono ancora definitivi, ma la sua introduzione come elemento di novità potrebbe cambiare le carte in gioco.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per Guido Marinoni, presidente dell&#8217;Ordine dei medici di Bergamo, per affrontare l&#8217;emergenza &#8220;nella medicina territoriale è mancata la presenza di infermieri ed amministrativi nell&#8217;ambulatorio privato del medico di famiglia&#8221;</span></p>
<p>Per <strong>Guido Marinoni, presidente dell’ordine dei medici di Bergamo, </strong><mark class='mark mark-yellow'><strong> </strong>&#8220;quello che è mancato nella medicina territoriale, per affrontare al meglio questa emergenza, è la presenza di infermieri ed amministrativi nell&#8217;ambulatorio privato del medico di famiglia&#8221; </mark> .</p>
<p><strong>Verranno formati più CPT e il carico di pazienti a medico scenderà dai 1500 attuali?</strong></p>
<p>La gestione di 1500 pazienti potrebbe funzionare al meglio solo se la sanità lombarda come quella nazionale si adattasse a quella europea.  Aumentare la presenza, sul territorio, di CPT, ovvero centri poli-funzionali territoriali, aiuterebbe la medicina di base ad affrontare meglio situazioni di emergenza come la pandemia da Covid-19, ma anche migliorerebbe l&#8217;analisi che il medico, nelle visite, fa ad ogni paziente. Si tratterebbe di una unione di più medici di famiglia, infermieri, segretaria, in una stessa struttura. Invece, <mark class='mark mark-yellow'> quello che purtroppo mancherà nei prossimi anni sarà proprio la presenza del medico di famiglia. Infatti, ci ritroveremo tra tre-cinque anni a dover colmare un cambio generazionale di medici che andranno in pensione e in quel momento dovremo essere bravi a formare ed istruire i nuovi medici, magari anche in un sistema nuovo ed efficace, collaudato già da qualche anno </mark> .</p>
<p><strong>Creerete più portali per il tracciamento e la diretta condivisione dei dati con i centri di assistenza, ospedali e protezione civile?</strong></p>
<p>Naturalmente <mark class='mark mark-yellow'> bisogna avere un sistema informatico che funzioni e non è quello presente in Regione Lombardia </mark> . Questo perché si tratta di una postazione fissa, creata intorno agli anni Ottanta che non dà, quindi, la possibilità a chi ci lavora di continuare da casa o dall&#8217;ufficio. Il sistema, inoltre, è soggetto a numerosi rallentamenti.</p>
<p><strong>Il tema privatizzazione degli ospedali, dopo quanto accaduto con il Covid, come verrà gestito?</strong></p>
<p>L&#8217;apporto che il privato accreditato dà alla sanità lombarda è di una dimensione tale che non può essere annullato o abbandonato. Però mettendo a confronto i due sistemi,  se ci deve essere una parità,  non devono essere lasciate le attività più numerose e costose al pubblico, altrimenti continuerà a trattarsi di una parità squilibrata. <mark class='mark mark-yellow'> Avrebbe senso formare un assessorato forte che possa gestire al suo interno i rapporti con il privato e non farli proseguire tramite le ATS di competenza sanitaria </mark> .</p>
<p><em>NOTA DELLA REDAZIONE: </em> <em>Guido Marinoni con condiviso con la nostra redazione il programma firmato da tutti i presidenti lombardi dell&#8217;Ordine per creare una nuova sanità. Qui il documento per la consultazione pubblica.</em></p>

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		<aside class="aesop-documument-component aesop-content "><a href="#" class="aesop-doc-reveal-50403-1"><span>document</span><br /> Proposte dei presidenti dell'Ordine dei medici Lombardia </a><div id="aesop-doc-collapse-50403-1" style="display:none;" class="aesop-content"><object class="aesop-pdf" data="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Legge-23_2015-Proposte-FROMCeO-.pdf" type="application/pdf" ></object></div></aside>
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		<title>“Io sono prevenuta&#8221;, prendersi cura di sé oltre l’ottobre rosa</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 06:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mancano poche ore alla fine di ottobre e con esso termina anche il mese della prevenzione contro il tumore al seno. Nell’anno maledetto dalla pandemia di Covid-19, migliaia di pazienti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="580" height="267" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/Io-sono-prevenuta_foto-simbolo-mostra.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Io sono prevenuta_foto simbolo mostra" /></p><p>Mancano poche ore alla fine di ottobre e con esso termina anche il mese della prevenzione contro il tumore al seno. <strong>Nell’anno maledetto dalla pandemia di Covid-19, migliaia di pazienti oncologici hanno denunciato ritardi o annullamenti di visite magari programmate da mesi</strong>, con conseguenze severe sulla propria condizione fisica. C’è voluto il mese di maggio, con l’allentamento del lockdown, per far ripartire i controlli ambulatoriali e specialistici, che comunque hanno dovuto far fronte all’emergenza sanitaria ammettendo un numero limitato di persone. <strong>I danni provocati dal Covid non sono ancora stimabili con precisione, ma di certo hanno influito – e continueranno a farlo – sulla tempestività della diagnosi delle diverse patologie</strong>.</p>
<p>È proprio a causa del clima respirato nei mesi passati – e che adesso, purtroppo, avvolge di nuovo tutta Europa – che la <strong>Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori</strong> (LILT) di Milano <strong>ha deciso di rafforzare la sua campagna a favore della prevenzione sponsorizzando una mostra fotografica</strong> allestita all’aperto, in zona Brera.</p>
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						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/Yoga.jpg" title="">
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<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>“<em>Io sono prevenuta</em>” è una raccolta di diciotto scatti realizzati dal fotografo Giovanni Diffidenti. Le immagini raccontano storie vere di donne che nella loro vita si sono scontrate direttamente e indirettamente con il tumore al seno</strong>;</mark> le protagoniste sono state catturate durante momenti di visita in ambulatorio o di vita quotidiana, mentre meditano facendo yoga o rinunciano al fumo di sigaretta. Per Diffidenti, già autore di reportage in contesti critici come la Libia, la Siria e l’Afghanistan, l’approccio con cui affrontare una tematica così diversa, in cui il dolore è vissuto prima di tutto interiormente, è stato “molto prudente e nel rispetto profondo della singola persona” che ha ritratto: <mark class='mark mark-yellow'>«È fondamentale per me instaurare un certo tipo di dialogo con chi ho davanti per capire fino a dove posso arrivare con la fotografia. Gli scatti che vedete in questa mostra sono l’elaborazione di una collaborazione tra la Lilt e le donne fotografate».</mark> E alla domanda se ci sia un ritratto che preferisce rispetto agli altri, risponde con prontezza: «Ogni scatto è stato un percorso, fondamentale per riuscire a ritrarre ogni donna nel modo migliore e rispettoso».</p>
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						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/Ludovica-Pagani.jpg" title="">
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<p>Tra le protagoniste delle foto c’è anche <strong>la giovane <em>influencer</em> Ludovica Pagani, madrina della mostra a soli 25 anni</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Credo che quando si parla di queste cause sia fondamentale battersi in prima persona o comunque fare ciascuno qualcosa nel suo piccolo</mark> – dice, mentre sosta davanti al pannello dedicato al suo ritratto. Poi aggiunge: – <mark class='mark mark-yellow'>Ho vissuto questo problema tramite amicizie e purtroppo al giorno d’oggi è molto presente nelle donne.</mark> Penso che sensibilizzare le giovani generazioni a una vita sana e alla prevenzione sia un messaggio importante da dare». Con oltre due milioni e mezzo di <em>followers</em> su Instagram, Ludovica spera che il suo impegno non passi inosservato: «Anche solo poche persone in futuro possono fare la differenza – afferma, spiegando poi quanto sia fondamentale dare il buon esempio: – <mark class='mark mark-yellow'>Mi alleno tutti i giorni. Non sono una ragazza che beve o fuma moltissimo, cerco di limitare il consumo di tutto ciò che fa male. Non sono ipocrita, so benissimo che i giovani per divertirsi fumano e bevono, ma moderarne l’uso fa veramente la differenza. Evitare sarebbe anche meglio.</mark> Insomma, è importante vivere con la testa».</p>
<p>A ribadire lo stesso concetto è <strong>Marco Alloisio, presidente di Lilt Milano</strong>, che mette al centro anche l’alimentazione: <mark class='mark mark-yellow'>«È indispensabile la dieta mediterranea, ricca di verdura, frutta e pesce. Poca carne, massimo due o tre volte a settimana. <strong>Unendo cibo e attività fisica, possiamo prevenire tre tumori su dieci</strong>».</mark> Ma a che età bisognerebbe cominciare le visite preventive e con quale frequenza? «<strong>Le giovani donne che hanno avuto un’importante familiarità è bene che inizino a controllarsi dai 30 anni</strong> – raccomanda il prof. Alloisio –. Dai 40 anni un’ecografia. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Con la prevenzione e le giuste terapie riusciamo a guarire l’87% delle donne che si ammalano</strong>. Inoltre gli interventi chirurgici diventano meno invasivi e il tasso di sopravvivenza aumenta: <strong>l’obiettivo è arrivare presto oltre il 90-95%</strong>»</mark></p>
<p>A proposito della situazione nel nostro Paese, Alloisio afferma: «In Italia si registrano circa 370mila casi annui e il tumore non si ferma per la pandemia. <mark class='mark mark-yellow'><strong>È vero che si deve fare tantissima attenzione al Covid-19, ma altrettanta va prestata al mantenere uno stato importante di salute pubblica con la prevenzione e le terapie</strong>».</mark> Un messaggio che risulta ancora più importante alla luce dell’attuale andamento dei contagi da coronavirus: il rischio non è solo quello di vedere di nuovo colme le terapie intensive, ma anche di sapere ridotti o sospesi quegli stessi trattamenti oncologici che hanno affrontato la più nera delle primavere. Invitando a fare tesoro degli errori passati, Lilt lancia il proprio appello e si rivolge soprattutto alle giovani – che molto spesso sottovalutano la minaccia del tumore – e al mondo della sanità, chiedendo a quest’ultimo di non dimenticare i pazienti oncologici in questa seconda ondata della pandemia. <mark class='mark mark-yellow'>L’ottobre rosa volge al termine, ma la prevenzione e la lotta contro il più insidioso dei mali non possono arrestarsi.</mark></p>
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		<title>Università, il modello Sapienza per ripartire a settembre</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 07:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giunta anche la Fase 3, iniziata ufficialmente il 3 giugno con la riapertura dei confini inter regionali, è arrivato il momento di spingersi ben oltre la porta di casa non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1217" height="694" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Università-La-Sapienza-Roma.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Università La Sapienza Roma" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Giunta anche la Fase 3, iniziata ufficialmente il 3 giugno con la riapertura dei confini inter regionali, è arrivato il momento di spingersi ben oltre la porta di casa</mark> non solo per assaporare la semi libertà appena riconquistata e il sole di tarda primavera, ma anche per riorganizzare la quotidianità cercando di ritrovare i ritmi più regolari del lavoro e dello studio pre Covid-19.</p>
<p>A muoversi in questa direzione è innanzitutto <mark class='mark mark-yellow'>l’università,</mark> che dopo tre lunghi mesi di didattica spostata su piattaforme online disparate – da BlackBoard a Zoom passando per conferenze fiume su Skype e Google Hangouts – <mark class='mark mark-yellow'>ora prova a ritrovare se stessa,</mark> cercando di riportare in aula gli studenti a partire dal prossimo settembre.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“La Sapienza” di Roma può essere considerata un buon esempio.</mark> L’ateneo più grande e affollato d’Italia ha sempre vantato assembramenti notevoli nonostante gli spazi ampi messi a disposizione delle singole facoltà e adesso pondera soluzioni che tutelino totalmente il diritto allo studio dei propri iscritti. <mark class='mark mark-yellow'>A parlarci dei provvedimenti fin qui adottati è il Rettore, dott. Eugenio Gaudio, docente di Anatomia Umana presso il Policlinico Umberto I.</mark></p>
<p><strong><em>Rettore, partiamo dalla situazione attuale. Oggi come si accede e chi può entrare nell’ateneo? </em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Attualmente è previsto,</mark> anche in base a un accordo stretto con i sindacati per garantire la sicurezza all’interno dell’università, <mark class='mark mark-yellow'>che i direttori di dipartimento e di struttura ricevano le richieste di colleghi e studenti che devono svolgere attività in presenza, come ricerche bibliografiche e tesi sperimentali nei laboratori,</mark> riaperti dal 4 maggio. Se è vero che la didattica, pur se online, è proseguita, la ricerca ha subito uno stop, un ritardo che dobbiamo assolutamente recuperare. Per fare questo, all’ingresso dell’ateneo per i visitatori esterni e all’entrata delle singole strutture per docenti, personale amministrativo e studenti sono previsti dei controlli che accertino il fatto che accedano persone che ne abbiamo effettivamente necessità e che sono state autorizzate. <mark class='mark mark-yellow'>È quindi prevista un’autocertificazione per quanto riguarda lo stato di salute e per assicurare di non aver avuto contatti con pazienti malati di Covid-19. Valgono poi tutte le misure di sicurezza previste, dal distanziamento di almeno due metri all’uso della mascherina, passando per la sanificazione delle mani e delle strutture utilizzate durante la permanenza in facoltà e laboratori,</mark> come banconi e apparecchiature di ricerca. Tra un turno di lavoro e l’altro avviene un processo di igienizzazione per mettere in sicurezza l’esecuzione di tutte le attività da svolgere.</p>
<p><strong><em>Siete provvisti di termo scanner per rilevare la temperatura? Quali misure di sicurezza si stanno prendendo a livello logistico?</em></strong></p>
<p>Non è prevista la rilevazione all’ingresso, ma la sola autocertificazione, considerata dalla nostra <em>task force</em> di esperti altrettanto valida perché oltre a una temperatura inferiore ai 37,5 gradi va assicurato di non avere sintomatologia clinica, di non aver avuto rapporti con pazienti positivi al Covid e così via. <mark class='mark mark-yellow'>Mettiamo a disposizione mascherine per chi ne sia sprovvisto e gel igienizzanti per le mani.</mark></p>
<p><strong><em>Per gli esami della sessione estiva si continuerà con la modalità online già sperimentata in questi mesi di lezioni a distanza. Crede che anche la sessione autunnale potrebbe svolgersi con queste stesse modalità?</em></strong></p>
<p>Dipenderà dalle decisioni del governo. <mark class='mark mark-yellow'>A oggi nella Fase 3 è previsto,</mark> secondo il dpcm del Presidente del Consiglio e secondo le linee guida del Ministro di Università e Ricerca, Gaetano Manfredi, <mark class='mark mark-yellow'>che ci sia una possibilità mista, quindi tenere esami sia a distanza sia in presenza.</mark> Chiaramente ci auguriamo che l’evoluzione della pandemia nei mesi di luglio e agosto sia tale da poter aver una maggiore libertà di movimento nel periodo successivo. Per prendere ulteriori decisioni dobbiamo ancora aspettare per agire in base a quelli che sono e saranno eventuali altri decreti delle autorità preposte, sia a livello di governo e di ministero sia a livello regionale. L’attuale decreto prevede, come dicevo, la possibilità di una modalità mista per la sessione estiva; <mark class='mark mark-yellow'>noi abbiamo colto questa opportunità dando spazio ai docenti che abbiano un numero basso di prenotazioni, così da avere il giusto distanziamento nel tenere in presenza sia le lauree sia i normali esami di profitto.</mark> La priorità resta sempre garantire gli standard di sicurezza della salute, fondamentale per una ripresa sicura di tutto il Paese. Dopo aver impiegato grandi sforzi economici e non solo durante la fase di <em>lockdown</em>, non possiamo permetterci di sprecare tutto questo per superficialità.</p>
<p><strong><em>Molti studenti hanno lamentato problemi con il browser SEB, che permette di accedere alla piattaforma Exam.net per sostenere gli esami scritti a distanza. Le difficoltà sono legate al fatto che questo browser funziona bene con dispositivi molto recenti, mentre va in tilt su pc più vecchi di due anni. Gli studenti quindi si chiedono come poter affrontare adeguatamente la sessione incombente soprattutto nel caso in cui non si abbia una disponibilità economica tale da permettere l’acquisto di un computer di ultima generazione. Come si può ovviare a questo problema?</em></strong></p>
<p>La criticità ci è ben nota, tanto è vero che il consiglio è quello di utilizzare altri sistemi e non il SEB, ritenuto indispensabile in questa fase solo da pochi docenti e per pochi esami scritti che prevedono test con domande a scelta multipla. <mark class='mark mark-yellow'>Il prorettore per le infrastrutture e InfoSapienza, che gestisce l’informatica d’ateneo, hanno trovato altre soluzioni che porremo in essere per evitare i disagi citati,</mark> che dovranno essere rimossi per consentire a tutti di sostenere gli esami senza dover ricorrere al SEB. <mark class='mark mark-yellow'>Finché il sistema non sarà implementato, però, alcuni docenti saranno costretti ad affidarsi ancora a questo browser per garantire la serietà e la correttezza degli esami.</mark> Siamo quindi in fase di superamento di questa criticità che, ripeto, coinvolge solo pochi esami. Faremo in modo che fra poco non riguardi più nessuno.</p>
<p><strong><em>Per quanto riguarda il prossimo anno accademico, al momento è pensabile la riattivazione delle lezioni in presenza?</em></strong></p>
<p>Seguiremo le linee governative. Ogni quindici giorni il comitato tecnico scientifico di supporto al governo valuta l’andamento della pandemia. Non so come sarà la situazione a settembre. Mi auguro – innanzitutto per il Paese e poi per l’università – che sia così positiva da poter riaprire in tranquillità. <mark class='mark mark-yellow'>A oggi vale la modalità mista, perciò lì dove sarà possibile tenere lezione in presenza usufruendo di aule ampie e distanziando gli studenti di due metri, si potrà tornare tranquillamente in sede. Per i corsi con un alto numero di iscritti che richiederebbero un affollamento delle strutture non compatibile con le attuali misure di sicurezza, la didattica procederà online. In ogni caso <strong>penso che l’anno accademico debba riprendere regolarmente con le due modalità fin da subito, a settembre o ottobre a seconda dell’inizio dei vari corsi, perché non ci possiamo permettere il lusso di far ritardare gli studenti</strong>.</mark> Questo sarebbe un costo notevole a lunga gittata per il Paese; gli studenti devono andare avanti e il nostro impegno è stato proprio quello di riconvertire a distanza la didattica con risultati buoni apprezzati da gran parte degli studenti, considerando che in questi mesi oltre 100mila ragazzi hanno seguito le lezioni online.</p>
<p><strong><em>Prima ancora delle lezioni bisogna pensare all’organizzazione dei test d&#8217;accesso di settembre. Al momento sono previsti per tutte le facoltà o per esempio pensa che non sia necessario farli sostenere a chi punta a corsi a numero aperto?</em></strong></p>
<p>Abbiamo studiato il problema e <mark class='mark mark-yellow'>per quest’anno lì dove non è prevista l’obbligatorietà dei test di ammissione, questi non avranno luogo.</mark> Penso a facoltà come lettere e giurisprudenza: l’emergenza giustifica questo passaggio, teso a non penalizzare né a rallentare l’impegno degli studenti a mantenere la tempistica per la loro formazione e futura laurea. Si procederà con il <em>self assessment</em> durante l’anno e con il superamento degli esami del primo semestre per verificare l’eventuale necessità di implementare la formazione. Per assolvere gli obblighi formativi, quindi, si procederà online.</p>
<p><strong><em>Un altro capitolo riguarda chi sostiene i test per via telematica, come per ingegneria ed economia: in questo caso è valida la modalità da casa, considerando che normalmente le prove si svolgerebbero sempre online, ma collegandosi dai computer dell’università?</em></strong></p>
<p>Per facoltà come ingegneria i test si svolgeranno sul web attraverso la collaborazione del consorzio Cisia, garantendo in ogni caso l’assolvimento di quel necessario <em>assessment</em> dello stato formativo prima dell’immatricolazione e di riparare successivamente gli obblighi formativi prima di affrontare la sessione, come nel caso degli esami di matematica. <mark class='mark mark-yellow'>Dove il numero dei candidati consente l’occupazione di aule in sicurezza, si può procedere in sede, altrimenti per via telematica. Questa regola verrà declinata in maniera puntuale caso per caso.</mark></p>
<p><strong><em>Per i corsi a numero chiuso, invece, come crede che ci si potrà organizzare? Non sono ancora arrivate direttive ministeriali, ma per esempio come sarà gestito il test di medicina, se ogni aula potrà ospitare la metà dei ragazzi che normalmente vi hanno accesso?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per il test di medicina, è allo studio del ministero una prova che si possa tenere in tutte le sedi universitarie, anche in quelle che non erogano questo corso, in modo da garantire che lo studente non debba viaggiare, restando nell’università a lui più vicina.</mark> I test poi vengono raccolti e inviati al Cineca di Bologna per la correzione; una volta stilata, la graduatoria come tutti gli anni assegnerà gli studenti alle sedi che hanno indicato nel modulo di iscrizione secondo l’ordine di preferenza. <mark class='mark mark-yellow'>Questo consentirà di spalmare su tutto il territorio nazionale gli studenti e quindi di rendere più leggere le sedi che tradizionalmente sono più affollate.</mark> Un candidato di Reggio Calabria desideroso di entrare a Roma, Bologna o Milano non sarà perciò costretto a spostarsi come invece è sempre avvenuto, ma potrà sostenere il proprio test nella sede universitaria più vicina.</p>
<p>Per quanto riguarda la distribuzione degli studenti nelle aule, <mark class='mark mark-yellow'>già in passato si è avuta la necessità di assicurare l’impossibilità di copiare, perciò i distanziamenti degli studenti erano già presenti; su questo fronte, quindi, potrebbe essere facile organizzarsi.</mark> Qui alla Sapienza abbiamo sempre usato oltre 50 aule sparse in tutta la città universitaria per erogare il test. Questa distanza verrà ulteriormente adeguata in base alle misure di sicurezza, perciò penso che l’esame di ammissione si potrà affrontare tranquillamente in presenza.</p>
<p><strong><em>In questi giorni il ministro Manfredi si è espresso a proposito del tema tasse universitarie, affermando che gli stanziamenti previsti dal governo daranno la possibilità di esenzione a uno studente su due. Come si sta muovendo la Sapienza? Sono previste agevolazioni o riduzioni dell’importo delle tasse?</em></strong></p>
<p>Il nostro ateneo già da tempo ha adottato la politica poi esplicitata dal ministro Manfredi. Prima ancora della legge che la disponeva, <mark class='mark mark-yellow'><strong>siamo stati i primi a portare a 13mila Euro l’esenzione dalle tasse. L’anno scorso l’abbiamo ampliata a 14mila e con il nuovo provvedimento raggiungerà tutti gli studenti che dichiarano un ISEE fino a 20mila</strong>. Cercheremo di calcolare l’ISEE attuale e non del 2019, perché chiaramente il <em>lockdown</em> ha pesato sulle finanze del 2020 e non su quelle dell’anno precedente. Inoltre <strong>abbiamo intenzione di ritoccare la curva dai 20 ai 40mila Euro verso il basso, per garantire o una riduzione significativa o un’esenzione dalle tasse per facilitare il diritto allo studio</strong>. Sono poi presenti delle previdenze per dotare di strumenti informatici – tablet, pc e videocamere con microfono – gli studenti meno abbienti che non ne sono provvisti.</mark> Mettiamo anche a disposizione delle aule informatizzate, così che chi non ha possibilità di collegamento Internet – o per mancanza di linea o per mancanza di abbonamento o di strumenti – possa venire in sede e usare quelle dell’ateneo per continuare gli studi online, gli esami e così via. Stiamo studiando quindi un vero e proprio pacchetto complessivo per venire incontro alle difficoltà che i nostri studenti e le loro famiglie incontreranno a seguito della crisi da emergenza sanitaria.</p>
<p><strong><em>Questi provvedimenti saranno estesi anche alla terza rata dell’anno accademico corrente o interesseranno direttamente le tasse del prossimo anno?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Le riduzioni si riferiranno all’anno venturo, mentre quest’anno il versamento della terza rata è stato posticipato.</mark> La nostra commissione tasse, però, sta valutando se c’è la possibilità di intervenire, perché questo è un provvedimento che andrebbe a incidere su un bilancio già approvato, creando quindi qualche problema. In fase di bilancio come previsione per l’anno venturo, invece, sarà più facile muoversi.</p>
<p><strong><em>Da medico e studioso, che idea si è fatto del Coronavirus e dello sviluppo di un potenziale vaccino?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Credo che la diffusione di questo nuovo virus abbia trovato impreparati i sistemi sanitari – soprattutto occidentali – che negli anni sono stati per lo più smantellati. Questa situazione ha fatto emergere due criticità. Innanzitutto il poter garantire a tutti un’adeguata assistenza medica all’inizio della pandemia</mark> – quando inizialmente i casi non sono stati riconosciuti, andando ad affastellarsi soprattutto in Lombardia, dove il sistema non aveva le strutture necessarie per far fronte alla situazione, cioè le rianimazioni e le terapie intensive. Ciò in generale è dovuto al processo di disinvestimento che ha colpito la sanità negli ultimi dieci. Chi si occupa di sanità pubblica aveva denunciato già da tempo il sottofinanziamento di un sistema sanitario come il nostro, che andava invece potenziato.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>È emersa poi una debolezza del territorio rispetto agli ospedali, quindi un ospedalocentrismo che ha in qualche modo favorito la diffusione dell’epidemia, mentre invece chi ha adottato politiche più concentrate sul territorio a casa del singolo paziente ha ottenuto risultati migliori.</mark> Tutto questo confrontandosi con una pandemia che ha trovato un territorio totalmente vergine: nessuno aveva mai contratto questo virus, non esisteva e non esiste ancora un vaccino… È stata come un’influenza all’ennesima potenza. Ricordo che, nonostante ci sia un’immunità di gregge più diffusa e che sia puntualmente disponibile il vaccino, l’influenza stagionale fa 7-8mila morti all’anno. In questo caso, dunque, essendo in presenza di un virus nuovo che è stato progressivamente studiato – prima si pensava che causasse solo una polmonite interstiziale, mentre oggi sappiamo che può provocare anche fenomeni importanti di micro trombosi che interessano più sistemicamente l’organismo – affrontarlo da un punto di vista terapeutico è stato difficile. Si è iniziato a trattare con gli anti malarici, mentre adesso sappiamo che probabilmente questi hanno addirittura un effetto negativo; poi si è capito che gli anti coagulanti potevano avere un ruolo importante nella terapia, tanto è vero che oggi l’espressività clinica appare migliore rispetto al primo periodo. <mark class='mark mark-yellow'>Probabilmente non è il virus a essersi attenuato, ma siamo noi a riconoscerlo, curandolo meglio.</mark> Infine bisogna considerare gli effetti del distanziamento sociale, motivo per cui oggi la pandemia sta declinando.</p>
<p>Sul vaccino non faccio previsioni. Mi auguro solo che venga individuato al più presto e che sia effettivamente in grado di suscitare la produzione di anticorpi neutralizzanti. Finché non ci sono dati certi non si possono fare previsioni a lungo termine, dire se tra due mesi e tra un anno sarà pronto. Penso che oggi siamo più in grado rispetto a tre-quattro mesi fa di affrontare il problema. Sappiamo che il distanziamento è importante, che i malati vanno curati in una certa maniera; il sistema sanitario è stato adeguato con un numero sufficiente di posti letto in terapie intensive e sub intensive che oggi, per fortuna, sono poco utilizzati perché nel frattempo è disceso il numero di chi ne aveva bisogno, perciò credo che dopo il momento di impatto iniziale il nostro sistema e la nostra cultura medica siano più in grado di affrontare in maniera corretta l’emergenza rispetto alla prima ondata di febbraio e marzo.</p>
<p><strong><em>Lei conosce molto bene due realtà sanitarie, quella laziale e quella calabrese. Da osservatore esterno, come commenta la situazione critica che si è verificata nella sanità lombarda?</em></strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il caso lombardo ha messo in evidenza i due problemi di cui parlavo prima: un’eccessiva ospedalocentricità con un’impreparazione iniziale per risolvere il problema. <strong>Provo un rispetto sincero per tutti i colleghi che si sono trovati a gestire l’emergenza, affrontata in maniera eroica</strong>.</mark> Con il senno di poi, con il quale è più facile parlare, è chiaro che magari avere subito la possibilità di individuare il malato sospettato di aver contratto il virus, elaborare dei percorsi separati, evitare un’eccessiva ospedalizzazione che ha propagato il virus all’interno del sistema chiuso degli ospedali – si pensi ai pronto soccorso, dove magari arrivava un malato che non volendo rischiava di infettare decine e decine di persone – e un maggior rapporto sul territorio come avvenuto in Veneto avrebbero portato a un bilancio diverso. <mark class='mark mark-yellow'>Inoltre è noto che la Lombardia sia un polo di grande scambio per motivi commerciali e quindi ha avuto più gente costretta a spostarsi e a viaggiare ogni giorno.</mark> Infatti si è visto che la distribuzione dell’epidemia si è concentrata lungo l’autostrada da nord a sud, sostanzialmente. <mark class='mark mark-yellow'>Sono tutti motivi che hanno concorso alla situazione che si è creata.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per quanto riguarda il Meridione, la quarantena generalizzata messa in atto dal governo ha impedito che il virus dilagasse.</mark> Se si esclude la fiammata di ritorno dalla Lombardia verso il sud che è stata improvvida e causata da una fuga di notizie che non ha consentito di bloccare queste persone che, di fatto, hanno portato il con sé il virus, in generale il patogeno è circolato pochissimo. <mark class='mark mark-yellow'>Il <em>lockdown</em> è stato molto efficace, tanto è vero che oggi la maggior parte delle regioni meridionali ha un numero di nuovi casi pari a zero.</mark> Mi auguro che i mesi estivi portino una maggiore serenità, anche perché <strong>la sanità di queste regioni, essendo più fragile, avrebbe retto ancora peggio a un carico enorme come quello provocato dal Coronavirus. <mark class='mark mark-yellow'>Credo che sia stato anche questo a spingere il governo a usare misure un po’ drastiche per evitare che quanto accaduto a nord si ripetesse a sud.</mark></strong></p>
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		<title>Tecnologia anti-Parkinson: da Hong Kong una speranza</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 13:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando tecnologia e medicina si incontrano, gli esiti possono essere incredibili. Una nuova frontiera, stavolta contro la sindrome di Parkinson, è stata superata dai ricercatori della Hong Kong Baptist University, inventori ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/nerve-cell-2213009_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="nerve-cell-2213009_1920" /></p><p>Quando tecnologia e medicina si incontrano, gli esiti possono essere incredibili. Una nuova frontiera, stavolta contro la sindrome di Parkinson, è stata superata dai ricercatori della <strong>Hong Kong Baptist University</strong>, inventori di una <strong>nanostruttura</strong> che <mark class='mark mark-yellow'>induce le cellule staminali neurali a diventare neuroni</mark> da impiantare nel cervello dei pazienti malati per permettere la progressiva sostituzione delle cellule danneggiate.</p>
<p>Da tempo le staminali sono considerate il fulcro delle terapie contro questa malattia neurodegenerativa, ma la coltura e la differenziazione cellulare vengono stimolate attraverso principi chimici che possono favorire l’insorgere del cancro. <mark class='mark mark-yellow'>La nanomatrice sviluppata a Hong Kong invece compie un’azione più mirata</mark>“con un rischio di carcinogenesi sostanzialmente ridotto”, afferma il professor <strong>Jeffery Huang </strong>del<strong> Dipartimento di Fisica </strong>della HKBU.</p>
<p>Quando le staminali entrano in contatto con questa struttura, formata da una lastra in silice, l’interazione “può indurre le cellule a differenziarsi rapidamente in neuroni dopaminergici”, che rimpiazzano le cellule malate nella cosiddetta <em>substantia nigra</em>, tra mesencefalo e diencefalo.</p>
<p>Gli esperimenti preliminari sono stati condotti sui topi, che a otto settimane dal trapianto hanno mostrato evidenti segni di miglioramento. A distanza di altri due mesi,<mark class='mark mark-yellow'>i neuroni dopaminergici hanno attecchito al tessuto cerebrale riproducendosi senza presentare lesioni precancerose.</mark> Si getta quindi un seme di speranza che i ricercatori auspicano possa fiorire presto.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua a leggere su <a href="https://phys.org/news/2020-05-nanostructure-growth-stem-cells-parkinson.html">Phys.org</a></strong></p>
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		<title>Lotta al cancro, all&#8217;MPI-IS testano dei leucociti robot</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2020 10:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[robot]]></category>
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		<description><![CDATA[La ricerca contro il cancro e altre patologie non si ferma. L’ultima invenzione che sembra promettere ottimi risultati nella lotta a queste malattie viene dalla Germania, dove un team di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/mitosis-3876669_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="mitosis-3876669_1920" /></p><p>La ricerca contro il cancro e altre patologie non si ferma. L’ultima invenzione che sembra promettere ottimi risultati nella lotta a queste malattie viene dalla Germania, dove un team di studiosi del <strong>Max Planck Institute for Intelligent Systems  (Mpi-Is) </strong>di<strong> Stoccarda</strong> ha creato dei <strong>micro robot</strong> delle stesse dimensioni dei leucociti da poter iniettare nei vasi sanguigni così da colpire in maniera mirata le cellule cancerose che circolano nel corpo. Si tratta di una sofisticata operazione di ingegneria biomedica: <mark class='mark mark-yellow'>i micro robot – grandi appena otto micrometri – sono infatti ricoperti di una pellicola composta per metà da nichel e oro</mark>, per metà dalle molecole dei medicinali che si vogliono introdurre nel corpo del paziente e da biomolecole in grado di riconoscere le cellule cancerose.</p>
<p>L’ispirazione è arrivata riflettendo sull’importanza che il sistema circolatorio può avere per distribuire capillarmente le medicine a ogni singolo tessuto e organo. Una volta iniettati nei vasi sanguigni, i micro robot si comporterebbero come i globuli bianchi, riuscendo cioè a spostarsi da vene e arterie verso altri tessuti per distruggere le cellule malate.</p>
<p>Al momento si è ancora lontani dalla sperimentazione sull’essere umano, ma<mark class='mark mark-yellow'>i primi risultati sono incoraggianti e aprono nuovi orizzonti</mark>contro patologie oggi affrontate con terapie che spesso causano pesanti effetti collaterali. Con i micro robot, invece, questi disagi si ridurrebbero sensibilmente, migliorando la qualità della vita dei pazienti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua la lettura su <a href="https://techxplore.com/news/2020-05-bioinspired-micro-robot-based-white-blood.html">TechXplore</a></strong></p>
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		<title>Unmind&amp;co: boom delle app per il supporto psicologico</title>
		<link>https://www.magzine.it/headspace-calm-unmindco-la-salute-mentale-e-in-unapp/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2020 16:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Barra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<category><![CDATA[salute]]></category>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo sembra essere pronto per una crisi globale della salute mentale. Secondo un sondaggio del Washington Post, i livelli di stress sono anche più alti di quanto fossero durante la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/smartphone1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lo smartphone come risorsa per la salute mentale" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il mondo sembra essere pronto per una crisi globale della salute mentale.</mark> Secondo un sondaggio del <strong>Washington Post</strong>, i livelli di stress sono anche più alti di quanto fossero durante la recessione del 2009. Molti psicologi, però, non sono disposti a prendere appuntamenti durante la pandemia e, quindi, le persone dovrebbero imparare ad aiutarsi da sole. Lo smartphone potrebbe dar loro una mano.</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, sono emerse diverse app per sviluppare la propria consapevolezza o praticare la meditazione, come <strong>Headspace</strong> o <strong>Calm</strong>. Nonostante siano ancora poche le prove che queste possano essere tanto risolutive quanto una terapia, sono molti gli studi che ne hanno evidenziato i grandi benefici. O ancora, software più complessi per monitorare i livelli di umore, sonno, stress e dolore, come <strong>NeuroFlow</strong> e <strong>Unmind</strong>, che forniscono delle vere e proprie lezioni personalizzate. <mark class='mark mark-yellow'>Ci sono anche alcune app create appositamente per l’ansia da Covid-19</mark>, come  quella sviluppata dal sistema sanitario britannico, <strong>Covid Coach</strong> – che prevede esercizi e  fornisce strumenti per controllare ansia, stati d’animo e indicazioni per vittime di violenza domestica, tossicodipendenti o persone in difficoltà – e <strong>Clarity</strong>, che richiede un check-in giornaliero dell’umore e dà indicazioni su come gestire lo stress a misura di utente.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Tra tutti gli interventi studiati per il trattamento dell’ansia, quelli ai quali ci si rifà di più si basano sulla terapia cognitivo-comportamentale</mark>, la quale ha generalmente un impatto a lungo termine più positivo rispetto al trattamento farmacologico. Il corso online gratuito <strong>Helpers</strong> – creato da un gruppo di psicologi britannici ­– ha proprio lo scopo di spiegarla all&#8217;utente medio, cui fornisce strumenti e modelli per affrontare il dolore, la solitudine e l’ansia.</p>
<p>Queste soluzioni, però, pongono due problemi: non sono applicabili a tutte le situazioni e le personalità e tagliano fuori coloro che non possiedono pc, smartphone o tablet. Tuttavia, hanno usato la pandemia come un&#8217;occasione per dimostrare che aver bisogno di un aiuto mentale non è uno stigma e soprattutto che le persone che ne hanno bisogno sono molte più di quanto non si pensi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua a leggere su <a href="https://www.technologyreview.com/2020/05/20/1001964/how-to-stay-sane-when-the-worlds-going-mad/" target="_blank">Technology Review</a>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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