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	<title>magzine &#187; robot</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Papa Francesco: AI opportunità o minaccia?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 09:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Simone Cesati]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della giornata mondiale della comunicazione, Papa Francesco ha pubblicato un messaggio in cui ha analizzato il rapporto tra società ed evoluzione tecnologica. Tra l’entusiasmo di fare passi avanti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/Papa-Francesco-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Papa-Francesco-1" /></p><p>In occasione della giornata mondiale della comunicazione, Papa Francesco ha pubblicato un messaggio in cui ha analizzato il rapporto tra società ed evoluzione tecnologica. <mark class='mark mark-yellow'> Tra l’entusiasmo di fare passi avanti e il timore di essere lasciati indietro, il punto di partenza che rimarca il Santo Padre deve rimanere l’approccio etico e virtuoso nell’uso dell&#8217;innovazione. Ciò che può rivelarsi una grande opportunità per un “amorevole” servizio alla comunità, può degenerare in un dominio ostile della classe dominante, che peccando di <em>hybris</em> nel sentirsi <em>come Dio senza Dio </em>non vuole mettere il “dono” a disposizione degli altri</mark>. La scelta è, però, dell’uomo: l’intelligenza artificiale rimane uno strumento che, se nelle mani sbagliate, può essere utilizzata per alterare la realtà con fake-news, deepfakes e fake-audio, provocando un “inquinamento cognitivo”. Il Pontefice sottolinea il bisogno di porre un limite a tutto ciò, con regolamentazioni internazionali che permettano una convivenza e una crescita a livello societario e intimo dell’uomo.</p>
<h2>I giornalisti devono rimanere punto di riferimento</h2>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oggi, ribadisce il Papa, il rischio è di trasporre la mentalità logico-matematica, con cui l&#8217;uomo si approccia alla realtà artificiale, alla sfera quotidiana</mark>. Se così fosse, le persone sarebbero confuse con i dati, il pensiero sarebbe ingabbiato in uno schema, il profitto prevarrebbe sul bene dell&#8217;individuo e l&#8217;unicità della persona sarebbe schiacciata da percentuali statistiche. Ci si perderebbe così in una massa sempre più anonima e smarrita, sentendosi <em>unicamente</em> dei numeri.<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/IMM_23.jpg"><img class="alignright wp-image-69309 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/IMM_23-300x140.jpg" alt="IMM_23" width="300" height="140" /></a></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La creatività, espressione massima dell&#8217;identità dell&#8217;uomo, con la diffusione delle intelligenze artificiali, verrebbe persa e sostituita da un assopimento generale del senso critico e un&#8217;omologazione in un pensiero unico</mark>. Il lavoro giornalistico, sempre più leso nella sua dignità (con salari bassi e tutele solo apparenti), ha pertanto una grandissima responsabilità: rimanere un punto di riferimento autorevole e veritiero nella diffusione dei contenuti.</p>
<p>In questo senso, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale può diventare una risorsa per la società e per il mondo della comunicazione, oppure, come spesso si teme, una minaccia? Secondo Alberto Puliafito, giornalista, produttore digitale ed esperto conoscitore delle <em>high-tech</em>, <mark class='mark mark-yellow'>la responsabilità di qualsiasi evoluzione o involuzione delle intelligenze artificiali è solo dell&#8217;individuo </mark>.</p>
<h2>L&#8217;intelligenza artificiale dona superpoteri all&#8217;uomo?</h2>
<div id="attachment_69389" style="width: 162px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/download.jpg"><img class="wp-image-69389" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/download.jpg" alt="download" width="162" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto Puliafito</p></div>
<p>&#8220;L’intelligenza artificiale o, meglio, &#8216;le intelligenze artificiali&#8217; (perché sono più di una) possono essere una risorsa se la vediamo come tali&#8221;. Come sostiene Puliafito, <mark class='mark mark-yellow'> &#8220;sono delle macchine che danno super-poteri all’uomo</mark>, perché, se sfruttate bene, possono aumentarne le capacità creative&#8221;. Per esempio &#8211; continua &#8211; “chi sa disegnare può fare delle opere bellissime. Ma chi sa usare photo-shop può fare delle cose che magari prima la sola intelligenza umana non poteva fare. E lo stesso discorso vale se quella stessa artista utilizza le intelligenze artificiali creative”. Risorse se utilizzate in tal senso, ma ambivalentemente minacce se impiegate per manipolare la realtà. Concetti questi già presenti prima dell&#8217;avvento dell&#8217;high-tech. Infatti “ci siamo inventati – riprende Puliafito – di manipolare la realtà ogni volta che trovavamo dei modi nuovi per poterla riprodurre. La distorsione della realtà per ottenere qualcosa è un fenomeno della natura umana, non delle macchine”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Serve più trasparenza sulle macchine e su come operano</h2>
<p><mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Il problema di oggi &#8211; nota l&#8217;esperto &#8211; è che abbiamo per le mani un mezzo potenzialmente manipolatorio e molto potente&#8221;</mark>. Su alcuni di essi non si può nemmeno dire che siano del tutto “strumenti neutri”, dal momento che hanno proprietari privati (Amazon, Google, Microsoft etc.) il cui unico obiettivo è il profitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti “ci sono delle intelligenze artificiali <em>open source</em>, i cui codici di progettazioni sono visibili. Altre sono scatole nere &#8211; tra queste anche Chatgpt &#8211; di cui non conosciamo l’algoritmo. Possiamo solo immaginarlo senza verificarlo”. Proprio per questo, allineandosi al discorso e ai dubbi di Papa Francesco, un professionista dovrebbe esigere trasparenza sull&#8217;operato delle macchine. Ad esempio, su quali dati estraggano e con quali parametri prendano decisioni. Per non parlare dei possibili risvolti di tali decisioni algoritmiche sulla vita umana: “per esempio la funzione di <em>credit coin</em> che svolgono le macchine: se si va a chiedere un mutuo, la banca analizza la tua situazione attraverso un’intelligenza artificiale” e quest&#8217;ultima verifica rischi e profitti e prende una decisione. In tal modo, “preoccupa che ci siano dei segmenti di società in cui le decisioni vengano delegate a delle macchine, magari fondate da algoritmi opachi e poco trasparenti, e che queste <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/A.I._Cover.jpg"><img class="alignleft wp-image-69307 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/02/A.I._Cover-300x130.jpg" alt="A.I._Cover" width="300" height="130" /></a>decisioni coinvolgano me”.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A causa del dominio di aziende private, ciò che teme di più il giornalista Puliafito è che un giorno ci si potrebbe dirigere verso una “pericolosa mancanza di pluralismo”</mark>. Non è una manchevolezza della macchina, bensì “un discorso legato all’uomo”, perché “siamo noi come essere umani, nelle scelte politiche che facciamo, che rischiamo di produrre delle narrazioni egemoniche”. E in questo le macchine possono costituire un ottimo mezzo, soprattutto se è la nuova cerchia egemonica ad essere padrone degli algoritmi. Pertanto, agganciandoci al discorso sulla necessità di una regolamentazione etica e sociale, è opportuno fare una precisazione: “I limiti si mettono all’uomo nell’utilizzo della macchina”. All’uomo che vuole imporre un controllo sugli altri per farne profitto. E nel lavoro di documentazione e promozione di un pensiero pluralista il giornalismo ha un ruolo centrale.</p>
<h2>La macchina può essere opportunità per il lavoro del professionista</h2>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“La qualità del giornalismo non è  connessa a. numeri o velocità di esecuzione, quanto piuttosto alla possibilità di fornire al cittadino una conoscenza che prima non aveva, perchè possa prendere decisioni informate che prima non gli appartenevano: questo tipo di giornalismo avrà un futuro”</mark>. Anche qui, perciò, la visione di opportunità o minaccia dell’intelligenza artificiale dipende solo dal tipo di utilizzo che ne si fa: si può usare per accrescere il proprio potenziale giornalistico, trasformando le high tech in risorse e alleati. Lo stesso Puliafito racconta che nel proprio lavoro d&#8217;informazione ha &#8220;iniziato ad introdurre l’uso delle macchine per risparmiare tempo&#8221;.  In particolare, l&#8217;aiuto che può dare una macchina è, per esempio, &#8220;nel trovare punti in documenti molto lunghi e complessi, nel fare riassunti, nel mettere in relazione azioni, nell&#8217;incrociare dati”. In tutto ciò, però, “la parte di verifica è sempre lasciata all’essere umano: nulla dovrebbe venir pubblicato senza l&#8217;editing dell’uomo”.<br />
Come ribadito nel messaggio del Papa si possono usare le intelligenze artificiali anche a scopo manipolatorio nel lavoro dell&#8217;informazione, con la diffusione di fake-news e deepfakes. La soluzione a questo dilagante fenomeno è, secondo Puliafito, è promuovere una cultura dell&#8217;educazione scolastica che sappia riconoscere elementi in grado di rivelare i fake&#8221;. Non è facile, certo, ma, come in ogni cosa, l&#8217;educazione è la più valida premessa.</p>
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		<title>L&#8217;AI sarà in grado di sostituirci? Forse.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 15:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Simone Cesati]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="602" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/be7685026070406a215779b242f1aa2e_XL.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="be7685026070406a215779b242f1aa2e_XL" /></p><p>Una ricerca condotta negli USA dal <strong>Massachusetts Institute of Technology (MIT)</strong>, intitolata “Beyond Al Exposure”, vaglia nel dettaglio il grande tema della <strong>trasformazione dell’occupazione nell’era digitale</strong>. L’obiettivo è prevedere tra quanto tempo e con quali modalità i robot potranno rimpiazzare l’uomo nelle proprie mansioni lavorative.</p>
<p>Lo studio dimostra che, <span class='quote quote-left header-font'>ad oggi, per gli elevati costi di programmazione e di manutenzione delle macchine, nonché di consumo energetico, è insostenibile una sostituzione ad ampio raggio del personale.</span> MIT-IBW Watson Al Lab ha portato avanti un sondaggio online raccogliendo dati su mille attività che abbracciano oltre ottocento occupazioni: dalla ricerca emerge infatti che <mark class='mark mark-yellow'>solo il 3% dei mestieri può essere automatizzata a buon mercato. Un dato che però potrebbe salire fino al 40% entro il 2030, poichè i costi delle attività robotiche andranno sempre più a calare.</mark></p>
<p>Se ci si concentra invece sui compiti che si prestano alla <strong><em>computer vision &#8211; </em></strong>come quelli svolti da insegnanti, periti immobiliari e fornai &#8211; i numeri cambiano: solo il 23% del costo salariale potrebbe essere replicato vantaggiosamente dall’intelligenza artificiale. <mark class='mark mark-yellow'>Un ricercatore del MIT spiega che, anche con una riduzione drastica delle tariffe annuali da parte delle aziende, pari al 50%, si dovrà attendere fino al 2026 prima di vedere un ritorno economico nell’utilizzo della <em>computer vision</em>.</mark><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/images-2.jpg"><img class="alignright wp-image-68880 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/01/images-2.jpg" alt="images (2)" width="225" height="225" /></a></p>
<p>I dati sono in continuo aggiornamento, la tecnologia evolve di anno in anno. L’uomo, per non venire travolto, deve far leva su due qualità che l’intelligenza artificiale non potrà mai interiorizzare: il <strong>pensiero critico</strong> e l’<strong>intelligenza emotiva</strong>. Saranno questi i fattori insostituibili sia nel mercato di oggi, sia in quello di domani.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://qz.com/mit-research-jobs-ai-computer-vision-high-cost-1851184898">qz.com</a></strong></p>
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		<title>Android Robo-C: il robot che assume la nostra identità</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 22:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
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		<description><![CDATA[Immaginate di affidare la vostra identità a un robot. Potrebbe sembrare un film di fantascienza, ma nel 2022 questa è la realtà. L’azienda russa Promobot, tra le più grandi produttrici di servizi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="907" height="544" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/01/robot.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Dailymail.co.uk" /></p><p class="western" lang="en-US" style="text-align: left;" align="center"><mark class='mark mark-yellow'>Immaginate di affidare la vostra identità a un robot. Potrebbe sembrare un film di fantascienza, ma nel 2022 questa è la realtà.</mark> L’azienda russa Promobot, tra le più grandi produttrici di servizi di robotica in Europa, sta reclutando persone disposte a cedere la propria identità ad Android Robo-C: questo il nome del robot umanoide che prende le nostre sembianze in cambio di 180mila euro. Ebbene sì, chi decide di compiere questa scelta riceverà una somma di denaro. L’azienda russa ha, infatti, deciso di offrire un compenso a chi si affiderà a loro per consentire la produzione di queste macchine automatiche dall’aspetto umano, in cambio di una vera e propria cessione dei diritti d’immagine. Nel contratto stipulato tra Promobot e la persona interessata viene indicato il periodo temporale di questo passaggio, che può anche essere a tempo indeterminato.<br />
Il robot viene ricreato sullo stampo tridimensionale del viso e del corpo del volontario e non è solo una una copia dell&#8217;aspetto fisico, ma lo è anche dei movimenti del viso, della voce e delle espressioni linguistiche utilizzate. Per arrivare a questo, il candidato disposto a vendere la propria identità deve registrare più di cento ore di dialoghi. <mark class='mark mark-yellow'>Android Robo-C sostituisce una persona fisica, utilizzabile sia per uso domestico che per uso professionale, ed è in grado di riprodurre più di seicento espressioni facciali differenti.</mark> Insomma, si tratta di una nuova persona, non in carne ed ossa, ma quasi, considerando che per ricreare il viso viene utilizzata pelle artificiale. Il risultato finale deve risultare incredibilmente realistico. Per candidarsi bisogna avere minimo 25 anni e un volto amichevole, ma soprattutto si deve essere consapevoli di trovarsi davanti ad un passaggio di identità a tutti gli effetti.<br />
L’azienda russa, leader nel settore, ha esportato i suoi robot in più di 40 paesi nel mondo e un giorno spera di poterli utilizzare anche in occasione di eventi e all’interno degli aeroporti. <mark class='mark mark-yellow'>“Siamo pronti a produrre dieci nuovi robot con diverse identità ogni mese” riferisce Oleg Kivokurtsev, co-fondatore di Promobot.</mark> Forse, tra qualche anno, non saremo più in grado di capire se chi ci “cammina” accanto è una persona vera oppure Android Robo-C.</p>
<p class="western" lang="en-US" align="center"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://video.repubblica.it/tecnologia/tech/l-azienda-russa-che-vuole-comprare-la-nostra-identita-per-trasferirla-a-robot-paghiamo-180mila-euro/406299/407009" target="_blank">La Repubblica</a>.</strong></p>
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		<title>Un AI ha scritto un articolo in cui spiega la sua natura</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 09:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Auto che si guidano da sole, robot in grado di dipingere come esseri umani ed ora anche intelligenze artificiali che scrivono articoli. L’innovazione affascina, come è normale che sia, ma ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/artificial-intelligence-3382507_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="artificial-intelligence-3382507_1280" /></p><p>Auto che si guidano da sole, robot in grado di dipingere come esseri umani ed ora anche intelligenze artificiali che scrivono articoli. L’innovazione affascina, come è normale che sia, ma può anche spaventare chi teme una sempre maggiore automazione in ogni settore lavorativo. <mark class='mark mark-yellow'>È sicuramente impressionante leggere l’articolo pubblicato dal<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/sep/08/robot-wrote-this-article-gpt-3"> Guardian</a> due mesi fa</mark>, interamente scritto da un AI, denominato <strong>GPT-3</strong>. Scorrendo tra paragrafi scritti in un inglese ineccepibile, infatti, si scorge ben più di un esercizio di stile: a tratti si intravede una personalità, e si rischia di dimenticare che l’articolo è stato scritto da una macchina, non fosse che per il fatto che è lei stessa a ricordarcelo quasi di continuo.</p>
<p>Un incredibile risultato nel campo delle intelligenze artificiali, sicuramente. Ciò che però è lecito chiedersi è se l’articolo si possa davvero considerare “farina del sacco” di GPT-3 o, se invece, sia intervenuta la mano di un essere umano in suo aiuto.</p>
<p>In appendice allo stesso articolo del <em>Guardian</em> è presente una breve ma significativa spiegazione di come sia stato possibile far scrivere il pezzo all’AI. Oltre alla consegna, infatti, che consisteva nello spiegare “perché i robot non sono una minaccia per l’umanità”, a GPT-3 è stato anche fornito l’incipit, le esatte parole con cui iniziare il proprio elaborato. Dato più importante, però, è che l’intelligenza artificiale di articoli ne ha scritti otto, non uno solo, e quello che è possibile leggere sul quotidiano britannico è frutto della scelta di redattori umani, a cui è spettato il compito di selezionare glii estratti più interessanti.</p>
<p>Sicuramente negli ultimi anni le capacità di scrittura giornalistica dei robot sono esponenzialmente aumentate. Confrontando, per esempio, l’esperimento condotto 4 anni fa dal<a href="https://www.ft.com/content/92583120-0ae0-11e6-b0f1-61f222853ff3"> Financial Times</a>, che mise a confronto una redattrice umana con un AI di nome <strong>Emma</strong>, e gli estratti degli <em>essay</em> di GPT-3, si può notare un netto miglioramento nella scorrevolezza e nella naturalezza della costruzione delle frasi. Tuttavia, oltre a non essere ancora al livello di abili penne umane, <mark class='mark mark-yellow'>l’emotività e il trasporto presenti nel pezzo del <em>Guardian</em> non sono altro che mero artificio</mark>, in gran parte costruito grazie agli sforzi di chi, dopo la stesura dei singoli saggi, ha messo assieme i pezzi.</p>
<p>La prospettiva è di sicuro affascinante, ed il progresso in questo specifico ambito potrebbe, un giorno, rivoluzionare il giornalismo. Quel giorno, tuttavia, potrebbe non essere così vicino, e ancora molta strada dev’essere percorsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su<strong> <a href="https://mindmatters.ai/2020/11/did-gpt-3-really-write-that-guardian-essay-without-human-help/">Mind Matters News</a></strong></p>
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		<title>Sud Corea, a servire il caffè ora ci sono i robot baristi</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 12:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Fase 2]]></category>
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		<description><![CDATA[La Corea del Sud sta ripartendo dopo i mesi di lockdown. Seul sta programmando la sua Fase 2 ricorrendo alla tecnologia per favorire il distanziamento sociale, prima ed essenziale misura di sicurezza per evitare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1432" height="861" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/Robo-barista.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Robo barista" /></p><p>La Corea del Sud sta ripartendo dopo i mesi di lockdown. Seul sta programmando la sua Fase 2 ricorrendo alla tecnologia per favorire il distanziamento sociale, prima ed essenziale misura di sicurezza per evitare una nuova ondata di casi Covid-positivi.</p>
<p>Un esempio  viene da un bar di <strong>Daejeon</strong>, dove <mark class='mark mark-yellow'>è stato introdotto un <strong>robot barista</strong> che, spostandosi autonomamente e interagendo con chi entra nel locale, prende le ordinazioni</mark>e prepara quanto richiesto dai clienti – è in grado di produrre 60 tipi diversi di caffè, oltre ad altre bevande – <mark class='mark mark-yellow'>e serve direttamente al tavolo, evitando assembramenti nei pressi di bancone e cassa.</mark> L’unico essere umano ancora presente nel bar si occupa del settore pasticceria, dei rifornimenti di cibo e bevande e delle pulizie al termine della giornata di lavoro.</p>
<p>Entro la fine dell’anno, la <strong>Vision Semicon</strong>, che produce questi robot baristi, promette di fornirne trenta ad altrettanti locali. E pazienza se la tecnologia sottrarrà posti di lavoro a chi svolge dei part-time nei locali: la lotta al Covid-19 viene prima di tutto.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://venturebeat.com/2020/05/25/robot-barista-helps-south-korean-cafe-with-social-distancing/">Venture Beat</a></strong></p>
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		<title>Lotta al cancro, all&#8217;MPI-IS testano dei leucociti robot</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2020 10:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricerca contro il cancro e altre patologie non si ferma. L’ultima invenzione che sembra promettere ottimi risultati nella lotta a queste malattie viene dalla Germania, dove un team di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/mitosis-3876669_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="mitosis-3876669_1920" /></p><p>La ricerca contro il cancro e altre patologie non si ferma. L’ultima invenzione che sembra promettere ottimi risultati nella lotta a queste malattie viene dalla Germania, dove un team di studiosi del <strong>Max Planck Institute for Intelligent Systems  (Mpi-Is) </strong>di<strong> Stoccarda</strong> ha creato dei <strong>micro robot</strong> delle stesse dimensioni dei leucociti da poter iniettare nei vasi sanguigni così da colpire in maniera mirata le cellule cancerose che circolano nel corpo. Si tratta di una sofisticata operazione di ingegneria biomedica: <mark class='mark mark-yellow'>i micro robot – grandi appena otto micrometri – sono infatti ricoperti di una pellicola composta per metà da nichel e oro</mark>, per metà dalle molecole dei medicinali che si vogliono introdurre nel corpo del paziente e da biomolecole in grado di riconoscere le cellule cancerose.</p>
<p>L’ispirazione è arrivata riflettendo sull’importanza che il sistema circolatorio può avere per distribuire capillarmente le medicine a ogni singolo tessuto e organo. Una volta iniettati nei vasi sanguigni, i micro robot si comporterebbero come i globuli bianchi, riuscendo cioè a spostarsi da vene e arterie verso altri tessuti per distruggere le cellule malate.</p>
<p>Al momento si è ancora lontani dalla sperimentazione sull’essere umano, ma<mark class='mark mark-yellow'>i primi risultati sono incoraggianti e aprono nuovi orizzonti</mark>contro patologie oggi affrontate con terapie che spesso causano pesanti effetti collaterali. Con i micro robot, invece, questi disagi si ridurrebbero sensibilmente, migliorando la qualità della vita dei pazienti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua la lettura su <a href="https://techxplore.com/news/2020-05-bioinspired-micro-robot-based-white-blood.html">TechXplore</a></strong></p>
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		<title>Effetto Covid: nei locali Usa in cucina arrivano i robot</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2020 15:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[igiene]]></category>
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		<description><![CDATA[Riaprire i ristoranti o sedersi a un tavolo per cena potrebbe fare meno paura grazie all’aiuto della tecnologia. Negli Stati Uniti, dove non si vede ancora la fine dell’emergenza sanitaria, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="506" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/Flippy-robot.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Flippy robot" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Riaprire i ristoranti o sedersi a un tavolo per cena potrebbe fare meno paura grazie all’aiuto della tecnologia.</mark> Negli Stati Uniti, dove non si vede ancora la fine dell’emergenza sanitaria, <strong>Miso Robotics</strong> e <strong>PathSpot Technologies</strong> hanno deciso di unire le proprie forze per aiutare il mondo della ristorazione.</p>
<p>Il piano proposto dalle due aziende è affiancare nelle cucine dei ristoranti due dei loro robot, <strong>Flippy</strong> e <strong>Scanner</strong>: il primo è un vero e proprio assistente che permette di cucinare in maniera automatizzata, il secondo è un dispositivo che individua i patogeni presenti sulle superfici. <mark class='mark mark-yellow'>L’azione combinata delle due tecnologie permetterà sia di limitare la presenza umana ai fornelli,</mark> favorendo il distanziamento sociale, ma anche di controllare l’igiene delle mani di chi è in cucina: Scanner, infatti, rileva eventuali batteri sul palmo delle mani dei lavoratori, ricordando loro di lavarle con più curaper evitare di contaminare il cibo che si sta preparando.</p>
<p>“Crediamo che insieme riusciremo nella nostra missione di creare un più sicuro design della cucina del futuro”, ha detto <strong>Christine Schindler</strong>, CEO di PathSpot, all’annuncio della partnership con Miso Robotics. Se il progetto di migliorare la filiera del <em>food</em> era già all’ordine del giorno, adesso non è più un&#8217;opzione, perché ora più che i clienti sentono il bisogno di essere rassicurati: addentare un hamburger o gustare una bistecca dovranno tornare a essere piccoli piaceri e non più potenziali pericoli da cui guardarsi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.therobotreport.com/miso-robotics-partners-pathspot-scan-restaurant-workers-health-safety/">The Robot Report</a></strong></p>
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		<title>Spot, il robot a 4 zampe che affianca medici e infermieri</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 15:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Broglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Boston Dynamics]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancanza di adeguati dispositivi di protezione personale e contatto continuo e diretto con pazienti infetti: medici e infermieri rappresentano la categoria più esposta al Coronavirus. La telemedicina potrebbe risolvere il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1152" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/94385984_3028222973936547_6072712714319298560_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="94385984_3028222973936547_6072712714319298560_o" /></p><p>Mancanza di adeguati dispositivi di protezione personale e contatto continuo e diretto con pazienti infetti: medici e infermieri rappresentano la categoria più esposta al Coronavirus. La telemedicina potrebbe risolvere il problema. <strong>Boston Dynamics</strong> ha sviluppato un software che permette di limitare la presenza fisica degli operatori sanitari negli ospedali.</p>
<p>Si tratta di un<mark class='mark mark-yellow'> robot dalle sembianze canine, Spot, equipaggiato con iPad e due ricetrasmittenti,</mark> permetterà al personale ospedaliero di assistere i pazienti in videoconferenza. Saranno i dottori stessi a controllare da remoto il quadrupede robotico, il quale &#8211; tra le altre cose &#8211; consentirà di non mettere sotto pressione le scorte di dispositivi di protezione per gli operatori sanitari.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nuove funzioni potrebbero peraltro essere sviluppate</mark>. «Per supportare in modo più completo il sistema sanitario, sarà necessario comprendere come misurare da remoto la temperatura corporea, la frequenza respiratoria, il battito cardiaco e la saturazione», ha dichiarato in un comunicato l&#8217;azienda americana. Ma non solo. Spot potrebbe anche essere in grado di provvedere alla sanificazione di ospedali o stazioni della metropolitana grazie all&#8217;installazione di un dispositivo che irradia luce UVC, la radiazione ultravioletta germicida.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://futurism.com/the-byte/hospitals-ipads-robot-dogs-doctors" target="_blank">Futurism.com</a></strong></p>
<h5> Immagine di copertina: Boston Dynamics</h5>
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		<title>Un serpente meccanico per salvare feriti tra le macerie</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra D'Ippolito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Johns Hopkins University]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
		<category><![CDATA[serpente]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[La scienza può essere d&#8217;aiuto in occasione di calamità naturali, soprattutto quando gli scienziati prendono spunto dalla natura stessa. I ricercatori della Johns Hopkins University, guidati da Chen Li, professore ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="849" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/02/terremoto.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="terremoto" /></p><p>La scienza può essere d&#8217;aiuto in occasione di calamità naturali, soprattutto quando gli scienziati prendono spunto dalla natura stessa. I ricercatori della <strong>Johns Hopkins University,</strong> guidati da Chen Li, professore di ingegneria meccanica, hanno studiato il movimento dei serpenti, agile nel muoversi nei deserti e tra le foreste, per <mark class='mark mark-yellow'>realizzare un robot in grado di aiutare i soccorsi durante le operazioni di ricerca e salvataggio dopo un terremoto.</mark></p>
<p>Ancora in fase di sperimentazione, il <strong>serpente meccanico</strong> riesce a lavorare su superfici pianeggianti, ma non ancora del tutto in mezzo a ostacoli tridimensionali che rallentano i suoi movimenti e rendono instabile la sua struttura.</p>
<p>Il team di lavoro ha osservato attentamente il corpo di un vero serpente che è diviso in tre sezioni – una anteriore, una centrale e una posteriore – che gli permettono di muoversi velocemente e rimanere in equilibrio passando attraverso superfici diverse. Gli scienziati stanno quindi studiando il modo per dare <strong>stabilità</strong> al robot e per renderlo <strong>più agile</strong>, così da poter fornire un aiuto importante durante le operazioni di soccorso.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>continua a leggere su</strong> <a href="https://www.theguardian.com/technology/2020/feb/19/scientists-build-robot-snake-help-earthquake-rescuers">The Guardian</a></p>
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