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	<title>magzine &#187; querele temerarie</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Querele temerarie e libertà di stampa: un bavaglio da sciogliere</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 21:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1163" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/ambasciatore-russo-in-Italia-Sergey-Razov-1163x630.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ambasciatore russo Sergey Razov" /></p><p>“Le querele temerarie minano le basi della libertà di informazione, sono un atto intimidatorio”. Lo afferma il professor <strong>Ruben Razzante</strong>, docente di Diritto dell’informazione dell’Università Cattolica, che mette in guardia su un fenomeno che “imbavaglia e silenzia le inchieste e le voci di dissenso”. Se ne è tornato a parlare nelle ultime settimane, quando l’ambasciatore russo <strong>Sergey Razov</strong> ha presentato un esposto in Procura contro il giornalista de <em>la Stampa</em> <strong>Domenico Quirico</strong>. L’accusa mossa dal rappresentante del Cremlino è di istigazione a delinquere e apologia di reato.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Le querele temerarie impediscono ai giornali di svolgere la funzione di cane da guardia del potere. L&#8217;Europa condanna questa pratica, l&#8217;Italia non riesce ad aggiornare le leggi. Se ne torna a parlare dopo l&#8217;esposto dell&#8217;ambasciatore russo contro Domenico Quirico </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Al centro della polemica un articolo dal titolo <em>Guerra Ucraina-Russia: se uccidere Putin è l’unica via d’uscita. </em></mark><em> </em>Quirico scrive: “Il nocciolo della questione, cinicamente imposto, non è se un assassinio sia mai giustificabile ma se l’assassinio sia efficace. Dovete poter rispondere che lo è: che ci consentirà cioè di raggiungere, nella Russia di oggi e in questa situazione di guerra, obiettivi altrimenti inaccessibili a causa del controllo ferreo che Putin esercita sul Paese”. <mark class='mark mark-yellow'> Secondo Razov, sono parole che vanno contro l’etica e la deontologia giornalistica, che incitano all’omicidio.</mark></p>
<p>Il segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, <strong>Raffaele Lorusso</strong>, spiega che “pensare di mettere a tacere la stampa italiana con iniziative pretestuose e dal sapore intimidatorio è inutile e controproducente”; dalla parte di Quirico si schiera anche il comitato di redazione de <em>la Stampa</em>, che definisce pretestuoso e infondato l’esposto dell’ambasciatore.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dunque, quella intentata da Razov ai danni di Quirico si configurerebbe come una potenziale querela temeraria. Una querela si definisce tale quando “è presentata da un soggetto che si ritiene leso, ma che non ha elementi per fare valere le sue ragioni”, </mark> spiega Razzante. L’obiettivo è dissuadere i giornalisti dallo scrivere articoli o portare avanti inchieste, facendo leva sulle sanzioni in cui possono incorrere se si andasse incontro a una condanna. In attesa che il collegio giudicante si esprima in merito, decidendo se si tratti di una querela temeraria o invece fondata, <mark class='mark mark-yellow'>Razzante ricorda come sia buona norma che “in una fase storica in cui bisogna mettere in campo tutte le energie per pacificare gli animi, anche i giornalisti contribuiscano alla pacificazione, usando in modo sobrio e continente le parole”.</mark></p>
<p>Certo è che le querele temerarie in Italia rappresentano un ostacolo per la professione giornalistica e un limite per i cittadini, cui arrivano solamente notizie edulcorate dall’auto censura preventiva che si impongono i reporter per non rischiare denunce. <mark class='mark mark-yellow'>Le scarse condizioni economiche di molte testate e la tutela delle fonti dei giornalisti sono elementi che giocano a favore di chi voglia intimidire la stampa.</mark> Da inserire nel quadro sono i giornalisti freelance: quando un loro articolo subisce una querela temeraria, è difficile che la testata decida di farsi carico delle spese legali. Si tratta di un meccanismo da correggere secondo Razzante, che argomenta: “Se un caporedattore passa il pezzo di un freelance perché lo ritiene corretto, l’azienda editoriale dovrebbe farsi carico del risarcimento danni eventualmente inflitto al giornalista”.</p>
<p>La legislazione in materia non è sufficientemente aggiornata: il parlamento italiano non riesce a trovare un punto di caduta che metta d’accordo tutte le parti politiche. <mark class='mark mark-yellow'>L’Unione Europea ha condannato più volte tribunali di diversi Stati che hanno sanzionato giornalisti a seguito di una querela ritenuta temeraria. </mark> Tuttavia, una possibile soluzione potrebbe trovarsi nell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tratta di libertà di espressione dei cittadini e del giornalista di ricevere e scambiare informazioni senza ingerenze delle autorità pubbliche. “Tramite una corretta applicazione di tale norma, si può trovare uno spiraglio per inserire disposizioni più restrittive per le querele temerarie e più punitive nei confronti di chi le presenta”, conclude Razzante.</p>
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