<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; queer</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/queer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>QUEER DI GUADAGNINO, UN VIAGGIO METAFISICO TRA SOGNO E OSSESSIONE</title>
		<link>https://www.magzine.it/queer-di-guadagnino-un-viaggio-metafisico-tra-sogno-e-ossessione/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/queer-di-guadagnino-un-viaggio-metafisico-tra-sogno-e-ossessione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 18:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Craig]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Guadagnino]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=80098</guid>
		<description><![CDATA[«Voglio parlarti senza parlare». In poche semplici battute Luca Guadagnino sintetizza tutta l’astrazione e l’impalpabilità che pervade &#8220;Queer&#8221;, la sua ultima fatica cinematografica. Una pellicola a metà strada tra sogno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4928" height="3264" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/pexels-nathan-engel-50858-436413.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-nathan-engel-50858-436413" /></p><p><span style="font-weight: 400;">«Voglio parlarti senza parlare». <strong>In poche semplici battute Luca Guadagnino sintetizza tutta l’astrazione e l’impalpabilità che pervade &#8220;Queer&#8221;, la sua ultima fatica cinematografica</strong>. Una pellicola a metà strada tra sogno e ossessione in cui a dominare questo spazio liminale sono soprattutto gli sguardi rubati e le carezze mancate: quei gesti d’affetto cristallizzati e inibiti dalle paure e i turbamenti che pervadono l’animo umano. Il regista palermitano assorbe e domina la complessità di “Queer”, libro scritto negli anni Cinquanta da <strong>William Burroughs</strong>. Lo stesso esponente della <em>Beat Generation</em> visse la stesura di questo testo con molta sofferenza e fatica. <strong>Un’opera incompiuta, un grido di dolore accolto da Guadagnino che, dopo oltre settant&#8217;anni, è riuscito a regalare un finale a William Lee ed Eugene Allerton, amanti e protagonisti ideati dallo scrittore statunitense</strong>. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Luca Guadagnino torna sul grande schermo con &#8220;Queer&#8221;: una pellicola tratta dall&#8217;omonimo libro di William Burroughs</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Luca Guadagnino abbandona i campi da tennis asettici di &#8220;Challengers&#8221; e i paesaggi desolati di &#8220;Bones and All&#8221; per ambientare la travagliata storia d’amore della coppia a Città del Messico. <strong>Il cineasta, però, sradica la capitale dall’America e la trascina direttamente nel cuore di Cinecittà</strong>: le strade, i locali e i lunghi viali vengono magistralmente ricostruiti ad arte sul set romano. <strong>Una scelta con un forte significato intrinseco: Città del Messico, con i suoi edifici plastici e artificiosi, assume i tratti di un luogo fittizio, uno spazio metafisico a metà strada tra sogno e realtà</strong>. Ed è proprio in questo contesto astratto che William Lee &#8211; statunitense che ha lasciato il suo Paese per cominciare una nuova vita lontano dai giudizi altrui &#8211; conduce la sua impalpabile quotidianità: invisibile, si aggira ciondolando per la città, osservando con freddo disincanto il mondo muoversi attorno a lui. A interpretarlo un magistrale <strong>Daniel Craig</strong> che, abbandonati i panni del perfetto e carismatico 007, sceglie di indossare quelli ben più scomodi di Lee, un uomo di mezza età fragile e insicuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il protagonista ideato da Burroughs è una contraddizione vivente: omosessuale dichiarato, frequenta i locali <em>queer</em> della zona, eppure accetta con rassegnazione &#8211; e poco orgoglio &#8211; la sua vera identità. «Non dimenticherò mai l’inenarrabile orrore che provai quando quella parola lasciò un marchio a fuoco sul mio cervello: omosessuale. Ero un omosessuale», racconta l’uomo in una delle prime scene del film. La stessa scelta di abbandonare gli Stati Uniti diventa, in realtà, un nuovo modo per evadere da sé e nascondersi dove nessuno può riconoscerlo. <strong>Ma a contraddistinguere in maniera ancora più definita Lee sono le sue forti dipendenze: schiavo dell’alcol, della droga e del sesso, ogni elemento distruttivo per lui diventa una costante fonte di assuefazione a cui attingere</strong>. Ed è proprio il personaggio del giovane Allerton &#8211; suo amante e compagno d’avventura &#8211; a diventare la sua nuova ossessione, o meglio, dipendenza. Due figure, quelle di Allerton e Lee, agli antipodi, pianeti lontani che per caso &#8211; o fatalità &#8211; si allineano. Il primo è imperscrutabile e scostante, a tratti capriccioso; il secondo, invece, fragile e goffo, è alla costante ricerca di un gesto d’affetto e non può fare a meno di mostrare le debolezze che lo rendono così umano. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Daniel Craig abbandona i panni del carismatico 007 per indossare quelli più scomodi di William Lee, uomo di mezza età fragile e insicuro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I due inizieranno un viaggio nelle profondità delle foreste sudamericane alla ricerca della misteriosa <em>ayahuasca</em>, una pianta che, una volta assunta, favorirebbe la telepatia. Un’occasione per Lee per conoscere meglio Allerton, ma soprattutto se stesso. I <em>flȃneurs</em>, immersi nel cuore pulsante dell’Amazzonia, portano a termine la loro missione, riuscendo a conquistare la tanto famigerata erba magica. In preda alle allucinazioni, la coppia si fonderà e diventerà un tutt&#8217;uno: uniti in un solo corpo, tra i due si innescherà una lotta intestina con, da una parte, Lee alla ricerca di contatto fisico e dall’altra, Allerton, in fuga da quella profonda intimità. Una scena che, con cruda semplicità, rappresenta due facce della stessa medaglia malata: la fame d’amore e il bisogno di allontanare l&#8217;affetto altrui.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>&#8220;Queer&#8221; è un viaggio allucinogeno in cui ogni simbolo e ogni metafora rivela le fragilità e i mille volti dell’animo umano</strong>. Un’esperienza metafisica sospesa tra sogno e realtà, tra incubo e follia, in cui l’astrazione diventa uno strumento per raccontare la complessità e le contraddizioni delle relazioni. Un’impalpabilità sintetizzata da un emblematico mantra recitato da William Lee: «<strong>Non sono <em>queer</em>, sono disincarnato</strong>».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/queer-di-guadagnino-un-viaggio-metafisico-tra-sogno-e-ossessione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riscrivere la cultura con Rafiul Alom Rahaman</title>
		<link>https://www.magzine.it/riscrivere-la-cultura-con-rafiul-alom-rahaman/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/riscrivere-la-cultura-con-rafiul-alom-rahaman/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 14:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Farina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQ+]]></category>
		<category><![CDATA[musulmano]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=66094</guid>
		<description><![CDATA[“In Asia meridionale mancano i dati sulla comunità queer. Non esistiamo. Ed è quello che sta succedendo nella Corte Suprema indiana in merito al matrimonio omosessuale. Viene ridotto a una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="420" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/beijing25_youth_task_force_un_women_lgbtq_rafiul_alom_1565937881.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="beijing25_youth_task_force_un_women_lgbtq_rafiul_alom_1565937881" /></p><p><span style="font-weight: 400;">“In Asia meridionale mancano i dati sulla comunità queer. Non esistiamo. Ed è quello che sta succedendo nella Corte Suprema indiana in merito al matrimonio omosessuale. Viene ridotto a una questione elitaria, borghese, perché non ci sono i dati”. Dal 2017 <a href="https://www.instagram.com/thequeermuslimproject/" target="_blank"><strong>The Queer Muslim Project</strong></a> sta cambiando la narrazione della comunità LGBT+ e musulmana. <mark class='mark mark-yellow'>Il suo fondatore e direttore, <strong>Rafiul Alom Rahaman</strong>, è riuscito a riunire in uno unico luogo voci diverse per riscrivere la cultura, abbattere i soliti stereotipi omofobi e islamofobi, dare visibilità a tutte le sfumature dell’essere umano.</mark> “Oggi più di 40 mila persone collegate da tutto il mondo seguono The Queer Muslim Project”.</span></p>
<p><b>Per quale motivo ha cominciato a condividere notizie su Facebook?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando ho iniziato il progetto, erano davvero pochi i media che andassero oltre al solito stereotipo dove la persona musulmana era sinonimo di terrorista. E ovviamente non c’era uno spazio dove si potesse condividere l’essere omosessuale e musulmano insieme, con tutte le sfumature del caso. <mark class='mark mark-yellow'>Ce ne sono così tante nel modo in cui una persona può identificarsi, può credere, può avere fede. Sono infinite le sfumature poi con cui uno può presentarsi, ognuno con la propria storia di famiglia, amore, accettazione, appartenenza, ma anche, a volte, di violenza ed esclusione. Quindi avevo bisogno di uno spazio dove si potesse andare oltre all’essere solo musulmano o solo omosessuale, dove le persone queer, con tutte le loro sfumature e quindi rappresentanti di altre intersezioni, potessero raccontare le loro storie senza l’intervento di qualcun altro, come succede nel resto dei media in modo che il loro diritto d’autore venisse riconosciuto come autentico.</mark></span></p>
<p><b>Qual è l’obiettivo di <em>The Queer Muslim Project</em>?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">[amrk]Cambiare la narrazione sulla comunità LGBT+ in modo da ottenere anche un cambiamento culturale.[/mark] Il nostro lavoro è un incrocio di mondi tra arte, cultura e media. Quindi ci siamo chiesti come costruire o migliorare la capacità dei narratori queer, degli attivisti, di chi si schiera dalla nostra parte affinché possano reclamare la proprietà delle proprie storie in modo da cambiare modo di scriverle, di raccontarle, di riprodurle nei film? L’industria cinematografica a Bollywood e anche i media inglesi in India stanno cominciando a dare spazio alla comunità queer, avendo anche le migliori intenzioni. Ma viene fatto solo il minimo indispensabile per parlarne: non si va oltre, non ci si interroga, non si pongono domande difficili. Come dicevo, ci sono molte più sfumature da raccontare. E chi può farlo con accuratezza e autenticità se non noi stessi che viviamo queste sfumature? </span><mark class='mark mark-yellow'>Ma penso che questo lavoro debba essere fatto insieme, collettivamente, in collaborazione tra di noi. Un’organizzazione da sola non può fare giustizia perché le persone queer sono così diverse.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Un’organizzazione da sola non può fare giustizia perché le persone queer sono così diverse. Devono essere più voci insieme&#8221;.</span></p>
<p><b>Continua a parlare di comunità queer ma <em>The Queer Muslim Project</em> rappresenta anche altro: la fede islamica. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’inizio mi veniva chiesto continuamente: “Perché vuoi renderti la vita difficile? Nessuno ti darà i soldi se parli anche di Islam”. Ma è sbagliato perché è proprio questo il punto. Da una parte, ci sono i musulmani integralisti che ci ricordano che non c’è posto per noi, che non siamo abbastanza musulmani. Dall’altra, gli islamofobi ci dicono costantemente che cerchiamo di indorare la violenza islamica raccontando storie positive. <mark class='mark mark-yellow'>Noi vogliamo raccontare le nostre sfumature.</mark></span></p>
<p><b>Che ruolo hanno i social considerando che <em>The Queer Muslim Project</em> esiste quasi esclusivamente tra Facebook e Instagram? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Innanzitutto, penso che i social media diano legittimità, soprattutto se si appartiene a una minoranza o a un contesto emarginato. Qualche anno fa non potevamo nemmeno immaginare di avere uno spazio all’interno dei media tradizionali dove poter parlare di identità intersezionali. Oggi, nonostante tutte le controversie aziendali, Instagram è uno spazio molto potente. Tanto che siamo riusciti a collaborare con istituzioni cosiddette storiche che vedono un certo tipo di validità nel nostro lavoro grazie ai numeri che facciamo. Ma è davvero triste perché ci considerano solo per la portata di persone che riusciamo a raggiungere e, in base a questo, noi abbiamo dovuto pensare al modo in cui raccontare le nostre comunità cercando di preservarle e di mantenere comunque visibilità. E poi parlare di fede non è facile. Anche all’interno del mondo LGBT+ non tutte le persone si sentono a proprio agio a causa della storia, delle violenze perpetuate dalle religioni organizzate nei confronti delle persone queer e trans. Ma comunque ci sono almeno tre motivi ben precisi per cui credo nel potere che ha Instagram.</span></p>
<p><b>Che sarebbero?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per prima cosa, abbiamo una piattaforma per condividere queste storie in tutte le loro sfumature perché ogni persona vive a proprio modo le esperienze, l’essere queer, la fede, l’appartenenza alla periferia. E quindi abbiamo uno spazio dove siamo visibili.  </span>In secondo luogo, attraverso la nostra presenza sui social siamo riusciti a raggiungere gli altri superando i confini nazionali, arrivando in Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal. E il nostro lavoro è cresciuto dall’online all’offline, e non viceversa come di solito succede. Non ho mai avuto un luogo fisico, un palazzo, dove andare a lavorare. All’inizio della pandemia passando da vita offline a quella online, il Queer Muslim Project ha subito un’impennata decisiva perché molte persone hanno cominciato a riconoscere l’importanza del lavoro che stavamo facendo. In ultimo, piano piano chi lavora nei media tradizionali sta vedendo il nostro valore, anche se le nostre storie, le nostre voci non compaiono nei media tradizionali. Riconoscono che facciamo qualcosa che loro non fanno e ci vengono a chiedere consiglio per migliorare.</p>
<p><b>Quali sono invece i limiti dei social network?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo lavoro di re-iscrizione, di costruzione, non è facile. Si rischia il burnout. Inoltre, esistendo solo sui social, <mark class='mark mark-yellow'> non c’è ancora un sistema che ci protegga.</mark> Non ci sono supporti che ci difendono dagli abusi, dalle molestie online, dal trolling. E spesso le violenze e il modo in cui si cerca di silenziare la nostra voce sono mirate.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/riscrivere-la-cultura-con-rafiul-alom-rahaman/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/15 queries in 0.069 seconds using disk
Object Caching 566/619 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 08:07:38 by W3 Total Cache -->