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	<title>magzine &#187; Quarantena</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Carta igienica wanted, come spiegare il fenomeno più isterico della pandemia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 10:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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		<description><![CDATA[Lotte tra massaie ai supermercati per accaparrarsi gli ultimi pacchi di carta igienica; scene di isterismo casalingo appena fatta la scoperta che le scorte sono finite; YouTubers che realizzano video ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="509" height="339" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/istockphoto-1131645709-170667a.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="White roll toilet paper on the  blue background" /></p><p>Lotte tra massaie ai supermercati per accaparrarsi gli ultimi pacchi di carta igienica; scene di isterismo casalingo appena fatta la scoperta che le scorte sono finite; YouTubers che realizzano video ironici per raccontare il <em>vacuum</em> maggiore della quarantena: sui social media si è visto di tutto di più dallo scorso febbraio. La rete trabocca di hashtag a tema, soprattutto nei Paesi anglosassoni, e di meme e video spiritosi. Anche la cronaca ci mette del suo, con una famiglia della California arrestata un giovedì sera di aprile per una violenta lite, tra il figlio e la madre che lui accusava di nascondere la carta igienica. «Ne usa troppa», ha detto la madre finendo in manette.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La carta igienica è diventata il prodotto-simbolo della pandemia, ed è introvabile in molti Paesi. Colpa di chi ne ha fatto scorte, ma anche di un sistema produttivo già al massimo della sua efficacia.</mark> La carta igienica è sparita quasi subito dai negozi di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa del Nord  “cioè &#8211; puntualizzano online gli italiani più campanilisti &#8211;  è scomparsa di più nei Paesi che non hanno il bidet”. Ed è subito diventata uno dei segni distintivi della pandemia.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Ogni italiano ne consuma in media 70 rotoli ogni anno, l’equivalente di 6,3 kg: molto poco rispetto ai Paesi anglosassoni. Nonostante il consumo, in Italia c&#8217;è stata una corsa maggiore ai beni alimentari, che hanno generato un senso di certezza</span></p>
<p>Ma quanta ce ne serve? E perché in mezzo mondo è introvabile?<mark class='mark mark-yellow'>Sembra assurdo, ma è proprio così: il 25% della popolazione mondiale che la usa regolarmente consuma 57 strappi al giorno a testa, cioè 100 rotoli a testa l’anno</mark>. O 384 alberi abbattuti, a testa, per ciascuno di noi nel corso della sua vita. Un fabbisogno, che già in tempi normali, si legge in un reportage dell’emittente statunitense Abc, costringeva i tre maggiori produttori di carta igienica del mondo (Georgia Pacific, Kimberly Clark, Procter &amp; Gamble) a lavorare a regime su turni di 24 ore: è l’unico modo per avere un margine di guadagno su un prodotto così poco costoso e insieme così laborioso da produrre.<mark class='mark mark-yellow'>Ogni italiano ne consuma in media 70 rotoli ogni anno, l’equivalente di 6,3 kg</mark><strong> </strong>(il peso della carta igienica consumata, per avere un’idea della carta utilizzata, si può vedere nel grafico in basso). Sembra tanto, ma non è nulla in confronto agli Stati Uniti, dove nel gabinetto ne finiscono ben 141 (12,7 chili). In Europa i Paesi più “spreconi” sono la Germania (134 rotoli) e la Gran Bretagna (127). Come si può vedere nel grafico, l’Italia è il Paese più risparmiatore d’Europa.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-20-alle-17.47.01.png"><img class="alignnone  wp-image-46117" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-20-alle-17.47.01-300x239.png" alt="Schermata 2020-06-20 alle 17.47.01" width="350" height="279" /></a></p>
<p>Man mano che le autorità hanno iniziato ad annunciare misure di confinamento domestico, o a ventilarne l’uso, molti cittadini ne hanno fatto incetta.<mark class='mark mark-yellow'>Questi sono i dati di un’agenzia di consulenza statunitense, la NCSolutions: tra il 24 febbraio e il 10 marzo, cioè ben prima che la maggioranza degli Stati americani mettesse in atto confinamenti o chiusure, le vendite di carta igienica erano salite del 51%; tra l’11 e il 12 marzo, all’annuncio dei primi lockdown, sono schizzate dell’845%</mark>. La scarsità si deve anche alle chiusure dei confini, messe in atto in modo progressivo da molti Paesi europei. L’epidemia ha scatenato in molti casi una gara ad accaparrarsi generi di prima necessità nei supermercati. Lo abbiamo visto anche a Milano, dove gli scaffali di un negozio parevano aver subito un saccheggio, più che una corsa agli acquisti.</p>
<p>La <strong>Cina</strong> e gli <strong>Stati Uniti </strong>si contendono  anche il mercato della carta igienica, che vale rispettivamente <strong>14,1</strong>e <strong>12,6</strong><strong> </strong><strong>miliardi di dollari</strong>. Solo l’<strong>India</strong><strong> </strong>riesce ad avvicinarsi ai loro numeri, anche se in affanno, con un valore di <strong>9</strong><strong> </strong>miliardi di dollari. Il valore del rotolo di carta igienica scende sempre di più a partire dal <strong>Brasile </strong><strong>(</strong><strong>2,9</strong><strong>), </strong>fino ad arrivare all’<strong>Arabia Saudita</strong><strong>, </strong>dove questo mercato vale solo <strong>734 mila dollari</strong><strong>.</strong><mark class='mark mark-yellow'>L’<strong>Italia</strong> si ferma a <strong>1,2</strong><strong> </strong><strong>miliardi di dollari</strong><strong>,</strong> superata dalla <strong>Francia</strong><strong> </strong>dove il giro d’affari ammonta a <strong>1,3 miliardi</strong>. Che dire? La presenza del bidet in Italia si fa sentire</mark>.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-20-alle-17.47.57.png"><img class="alignnone  wp-image-46118" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-20-alle-17.47.57-300x92.png" alt="Schermata 2020-06-20 alle 17.47.57" width="368" height="113" /></a></p>
<p>Ma perché questa ossessione?<mark class='mark mark-yellow'>Un professore dell’Università di Cambridge, <strong>Sander van der Linden</strong>, ha una spiegazione molto semplice, il contagio della paura. «Quando la gente è sotto stress guarda quello che fanno gli altri»</mark>. Insomma, se qualcuno ha iniziato stupidamente a comprare pacchi e pacchi di carta igienica, questo «virus» si è diffuso a macchia d’olio senza motivo.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/toilet-paper-4954683__480.jpg"><img class="alignnone  wp-image-46146" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/toilet-paper-4954683__480-300x214.jpg" alt="toilet-paper-4954683__480" width="713" height="508" /></a></p>
<p>Sembrano risparmiate anche la Francia, dove la percentuale di case con bidet, in <a href="https://next.liberation.fr/vous/1995/08/16/god-save-le-bidet-la-france-le-boude-il-est-du-dernier-cri-outre-manche_141428">forte calo</a>, rimane comunque intorno al 40 per cento, la penisola balcanica e la Grecia. Nemmeno in Medio Oriente e nella gran parte dei Paesi musulmani, dove sono diffusi il bidet o le sue alternative (in genere, lo shattafa, una sorta di doccetta accanto al water), sembrano patire in modo particolare la mancanza di carta igienica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per tutte queste ragioni, i responsabili della grande distribuzione americana ammettono che la crisi della carta igienica non finirà presto. Non c’è modo di aumentare rapidamente l’offerta e quindi l’unica soluzione è aspettare che sia la domanda a calare, un evento che potrebbe impiegare ancora settimane a manifestarsi.</mark> L’amore per la carta igienica e il terrore di rimanere senza, insomma, si stanno dimostrando fattori insuperabili anche per l’avanzatissima economia americana.</p>
<p>Incuriositi da questo fenomeno abbiamo sentito anche il parere della <strong>dottoressa Rosanna Di Pasquale, psicologa psicoterapeuta cognitivo- comportamentale.</strong></p>
<p><strong>Secondo Lei quale può essere stata la causa che ha portato la popolazione mondiale ad accaparrarsi il più possibile carta igienica come uno dei beni di prima necessità?</strong></p>
<p>L&#8217;emergenza sanitaria da Covid-19 ha generato un forte senso di insicurezza nella maggior parte della popolazione: questo ha portato al manifestarsi di comportamenti incoerenti come il fenomeno del <em>panic buying</em> (corsa all&#8217;acquisto) di generi di prima necessita acquistati durante il lockdown, tra questi la carta igienica.<mark class='mark mark-yellow'>Un ruolo determinante è stato svolto dalle immagini, come i video di scaffali vuoti nei supermercati nelle prime settimane del lockdown sui social network che hanno indotto le persone ad un comportamento imitativo, comprando quello che prendevano gli altri</mark>. A livello cognitivo i pensieri sono stati caratterizzati dall&#8217;idea che comprare e fare scorte era meglio che non farle. Comprare grandi scorte di carta igienica ha alleviato uno stato di ansia dovuto alla paura di non trovare questo prodotto ritenuto essenziale in un momento così particolare. Fare scorte ha rappresentato una forma di istinto di sopravvivenza.</p>
<p><strong>Perché abbiamo notato delle differenze di comportamento, da Paese a Paese? Gli Stati Uniti e la Germania ne hanno fatto reale incetta, in Italia non ci sono stati grandi fenomeni di isterirsmo.</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La differenza territoriale è dovuta a fattori di natura culturale: in Italia c&#8217;è stata una corsa maggiore ai beni alimentari, come lievito, farina, uova e pasta. Questo restituisce l&#8217;immagine di un Paese che in emergenza ha riscoperto le sue origini e le tradizioni culinarie, che hanno generato un senso di certezza.</mark> Negli Stati Uniti, all&#8217;inizio del lockdown, l&#8217;acquisto di armi ha rappresentato una fonte di sicurezza. Ma non solo. Anni di campagne pubblicitarie hanno convinto la popolazione che la carta igienica fosse un bene indispensabile. Questo ha portato gli americani a comprare più scorte in un momento così imprevedibile. Lo psicologo Steven Taylor, dell&#8217;Università della British Columbia, ritiene che l&#8217;acquisto compulsivo della carta igienica sia stato dovuto ad una maggiore sensibilità al disgusto in pandemia, che si combatte acquistando più prodotti per la pulizia della propria persona e della casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CINEDECAMERON X: LA MAGNIFICENZA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2020 08:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Mancini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A passi malfermi e ben distanziati, ora sappiamo quanto manca alla prossima riapertura dei cinema. Un mese esatto e potremo riassaporare l’attesa dell’anteprima.Questa consapevolezza coincide con la decima e ultima ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/Elizabeth-The-Golden-Age.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elizabeth The Golden Age" /></p><p>A passi malfermi e ben distanziati, ora sappiamo quanto manca alla prossima riapertura dei cinema. Un mese esatto e potremo riassaporare l’attesa dell’anteprima.<mark class='mark mark-yellow'>Questa consapevolezza coincide con la decima e ultima giornata del Decameron che, come ogni lieto fine, merita di essere affrontata in grande stile. Il file rouge della settimana è perciò la magnificenza</mark>. Mentre la redazione pensa ad altri spunti per allietare le vostre serate, vi lasciamo in compagnia di sovrani, leggende dello sport, personaggi letterari e funamboli desiderosi di sfoggiare il loro estro e far sognare i cultori della bellezza. Buona visione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: IL GATTOPARDO</strong></p>
<p>All’alba dell’Unità d’Italia il principe Fabrizio di Salina assiste disilluso al declino dell’aristocrazia siciliana, mentre la sua terra liberata dalle insegne del giglio borbonico si appresta a sventolare il tricolore. Tratto dall’omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa, il film è un capolavoro di Luchino Visconti. Sullo sfondo di Donnafugata, immersa nella calura estiva la Sicilia emerge in tutta la sua prepotente bellezza. La violenza del paesaggio indomito, la sensualità di Angelica e Tancredi e l’animosità del popolo ricordano un’epoca perduta, resa immortale da una scenografia di raro incanto. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi», ripete il principe di salina ed un ballo illuminato da fioche candele cristallizza un mondo di magnifici privilegi giunto alla sua fine.</p>
<p><strong>Disponibile su Dailymotion </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: ALL OR NOTHING MANCHESTER CITY</strong></p>
<p>Se il protagonismo dell’ultimo decennio calcistico è stato bipartito, almeno sul campo, dal duopolio Messi-Cristiano Ronaldo, in panchina quello che più è risultato incisivo sull’evoluzione del gioco, dall’inizio alla fine degli anni Dieci, è stato Pep Guardiola. Un allenatore mistico, inquadrato nell’annata ’17-’18 del Manchester City, di cui questa stagione di <em>All or nothing</em> ne raccolta il dietro le quinte. Narrato dalla voce di Ben Kingsley, durante gli otto episodi di cui si compone emergono tratti e aspetti fuori dall&#8217;ordinaria narrazione calcistica. Una visione imprescindibile per gli amanti delle docu-serie sportive, specie per chi ha apprezzato <em>Sunderland ‘til I die</em>, di cui questa stagione di <em>All or Nothing</em> ne è il contraltare.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: THE WALK </strong></p>
<p>Se ci fossero ancora, oggi probabilmente sarebbe lì per ammirare il luogo della sua più grande impresa. L’11 settembre 2001 per Philippe Petit, insieme alle Torri Gemelle, è crollato il ricordo della traversata più spettacolare di sempre. 417,5 metri dal suolo e 42,5 metri di cavo che dalla Torre Nord portava alla Torre Sud. Dopo un’intera notte a preparare l’attrezzatura con i suoi compagni, alle 07:15 Philippe adagia il primo piede e dà inizio al grande colpo. Sarebbe bastata una sola camminata per entrare nella storia, ma per il funambolo autodidatta quel filo teso era come un palcoscenico. Entrato in scena, si muove sospeso nel vuoto per ben otto volte, avanti e indietro per 45 minuti. Un saluto alle Torri e un saluto al suo pubblico laggiù. Tensione, vertigini, incoscienza e stupore vi accompagneranno dall’inizio alla fine di questa pazza follia franco-newyorkese.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: MARIE ANTONIETTE</strong></p>
<p>«Se non hanno più pane, che mangino le brioche». Dimenticatevi la Marie Antoinette dei libri di storia; quella messa in scena da Sofia Coppola è una regnante dal volto umano, salita al torno troppo giovane per portare avanti gli oneri che la figura a lei assegnata impone. Sulle sue esili spalle il peso di dover dare alla luce il nuovo delfino di Francia e l’implacabile oppressione di ottenere il riconoscimento di una corte non troppo benevola come quella di Versailles. Una scenografia da sogno fa da sfondo alle vicende che precedono la Rivoluzione francese. Tappezzerie floreali, abiti settecenteschi dai colori pastello, acconciature che toccano il cielo, macarons e pasticcini come se piovesse… il tutto condito dalle note indie rock degli Strokes e dei Cure.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix, Google Play e YouTube</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: HABEMUS PAPAM</strong></p>
<p>Nanni Moretti è uno dei registi più originali e visionari del cinema italiano, arguto, ironico e amaro, capace di raccontare nella sua filmografia un’Italia di vizi e nevrosi, ma anche sorprendente e vitale, raccontata con slanci onirici e guizzi surreali. Il suo Papa è un punk ecclesiastico, un attore fallito ancora pronto a rimettersi in gioco, a ribellarsi, a desiderare di vivere. La sua rinuncia è la celebrazione del libero arbitrio, della libertà di scelta. E Nanni, facendoci ridere spesso come nelle partite di pallavolo tra cardinali, ci suggerisce che dietro a ogni costume, a ogni formalismo, ci sono carne e fiato, dubbi e insicurezze. E questo film è una prova di magnificenza religiosa, politica, umana.</p>
<p><strong>Disponibile su YouTube, Google Play e Dvd</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: </strong><strong>ELIZABETH – THE GOLDEN AGE</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>La Regina per eccellenza, l’età dell’oro della monarchia inglese. La magnificenza di Elisabetta I (Cate Blanchett) è qui svelata nella sua dimensione umana: oltre l’austerità da sovrana, batte il cuore romantico di una donna desiderosa di farsi amare per ciò che è davvero, ma che quando trova un’anima affine è costretta a rinunciarci per ragioni di Stato. Sullo sfondo dello scontro con la Spagna di Filippo II, il cui prestigio affonda insieme alla sua <em>Invencible Armada</em> nel canale della Manica, nasce il mito di Elisabetta, che il film sancisce con queste parole: “<em>Mi chiamano la Regina Vergine. Non ho uno sposo, non ho figli. Sono madre del mio popolo. Dio mi dia la forza di sopportare questa immensa libertà</em>”.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix e Google Play</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: RUSH<br />
</strong></p>
<p>Adrenalina e velocità. La Formula 1 è questo, una costante ricerca di superare se stessi, i propri limiti e gli avversari. Se poi ci si aggiungono due protagonisti a contendersi la vittoria, il gioco è fatto. Da un lato Niki Lauda, tecnica, istinto ed intelligenza. Dall’altra il ribelle James Hunt, tutto genio e sregolatezza. Rush è un racconto di passione, dedizione, esaltazione e voglia di vincere. Sullo sfondo il volto umano di Lauda, quella sana paura messa sempre in secondo piano nel mondo delle corse, che si mischia visceralmente con la personalità di Hunt, fondendosi l’un l’altro e rendendo unica una rivalità che ha riscritto la storia delle quattro ruote.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: IL DOTTOR MABUSE<br />
</strong></p>
<p>Cosa può esistere di più magniloquente di un film muto e in bianco e nero che, già negli anni Venti del secolo scorso, veniva scorporato in due parti per renderne gestibile la lunghezza? <em>Il Dottor Mabuse </em>di Fritz Lang ha di gigantesco tuttavia soprattutto il suo omonimo e terribile protagonista: uno psichiatra manipolatore e in grado di far convivere in sé tante diverse identità. Mabuse è un uomo ossessionato dalla ricchezza e dal potere, disposto a trasformarsi o a usare gli altri solo per i propri interessi. Un uomo che se ne finge tanti altri finché, in un mondo fragile come la Germania di un secolo fa, non dimentica anche lui chi è davvero. Un secolo dopo, è bene ricordare quanto sia facile in periodi storici difficili e instabili, farsi corrompere e diventare cinici e senz’anima. Non diventate come il Dottor Mabuse, accecato dal desiderio di una realizzazione superficiale ed effimera.</p>
<p><strong>Disponibile su YouTube</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: IL GRANDE GATSBY<br />
</strong></p>
<p>“Gatsby era uno che coltivava la speranza più di chiunque io abbia conosciuto”, tutto inizia con un racconto, il racconto di Nick Carraway da uno psicologo, la storia di un giovane arrivato a New York con tante buone intenzioni, in una città avvolta dal fascino di un solo uomo: Gatsby. Da Gatsby infatti ogni settimana si svolgevano feste lussuriose alle quali partecipava ogni ceto sociale, in una New York dove il proibizionismo aveva prodotto l’effetto contrario e Wall street irretiva i giovani ambiziosi. Questo è lo scenario in cui Nick si reca in città, andando a trovare sua cugina Daisy e stabilendosi dall’altra parte della baia, lì conosce il signor Gatsby e scopre che tra i due c’è una ragione che giustifica lo sfarzo di questo misterioso galantuomo.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e Prime Video</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: </strong><strong>RACE – IL COLORE DELLA VITTORIA</strong></p>
<p>Berlino, Olimpiadi del 1936: davanti a un Hitler incredulo, una platea in delirio, una schiera di fan che lo supportano e un pubblico che lo incita, l’atleta americano Jesse Owens che conquista quattro medaglie d’oro (i 100 metri, i 200 metri, il salto in lungo e la staffetta 4&#215;100) dimostrando a tutti di essere un vero campione. È questa la storia che viene raccontata in «Race &#8211; Il colore della vittoria», film diretto da Stephen Hopkins con protagonista Stephan James.  Jesse parte per l&#8217;università, lascia a casa la fidanzata, una figlia piccola e una famiglia piena di difficoltà economiche. Ma la sua vita cambia grazie al coach dell&#8217;Ohio University che lo aiuta ad ottenere la convocazione alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>CINEDECAMERON VII: LE BEFFE DELLE MOGLI AI MARITI</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 12:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci stiamo avvicinando pian piano alla Fase 2, alla convivenza più serena con il Covid-19, ma queste lunghe settimane di isolamento hanno messo a dura prova i rapporti di coppia. Il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="800" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Ferro-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ferro 3" /></p><p>Ci stiamo avvicinando pian piano alla Fase 2, alla convivenza più serena con il Covid-19, ma queste lunghe settimane di isolamento hanno messo a dura prova i rapporti di coppia. <mark class='mark mark-yellow'>Il virus è stato una sorta di <em>pressure test</em>: se l’amore sopravvive a questo, durerà per sempre. </mark> A ogni modo, nella rassegna di questa settimana <mark class='mark mark-yellow'>vi proponiamo dieci film con trame che ruotano attorno alle beffe che le mogli si fanno dei mariti fedifraghi, opportunisti, violenti o semplicemente incapaci di amarle. </mark> Tra <em>happy ending</em> e finali disarmanti, il cinema diventa perfetta metafora dell’amore ai tempi del Coronavirus. Buona visione.</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: GONE GIRL</strong></p>
<p>Uno strano femminicidio in cui niente è come sembra. <em>Gone Girl</em> è la parziale rivincita delle donne tradite che cercando vendetta finiscono per diventare complici della stessa spirale di bugie dei loro partner. Amy (Rosamunde Pike) pare la newyorkese perfetta, ma nasconde un’anima nera che ammalia e distrugge il marito fedifrago (Ben Affleck). La dinamica di coppia si svela pian piano, mettendo in luce quanto l’amore possa essere malato. Si finisce per odiare entrambi i protagonisti: lei è folle, lui debole e remissivo. Ma in questo sta la grandezza del film: mostrare la mediocrità dell’essere umano. E allo spettatore resta solo l’amaro di vedere due persone che si odiano fingere di amarsi.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong> e su <strong>Google Play</strong></p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: TAKE THIS WALTZ</strong></p>
<p>Seth Rogen e Michelle Williams. Straziante, dolorosissima fine di una storia, semplicemente perché sostituita da un’altra. Il film di Sarah Polley è diretto e spudorato, femminista e impietoso. Si conclude con una Michelle sulle giostre mai così bella e luminosa, che va incontro a un altro futuro ignoto chiudendo senza motivi logici e razionali con il passato. Per un amore che nasce, ce n’è sempre un altro che muore. Sulle note di <em>Video Killed the Radio Star</em> si rimane frastornati, senza parole. “<em>Life has a gap in it. It just does. You don’t go crazy trying to fill it like some lunatic</em>”.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: BELLA DI GIORNO</strong></p>
<p>Oscuro, spiazzante, e proprio per questo attraente. Il cinema di Buñuel trova in Catherine Deneuve la musa perfetta per esprimere gli umanissimi sentimenti, più intimi e primordiali, per un film che fa perdere lo spettatore in un labirinto psicologico dove la violenza fisica si confonde con l’amore e il sesso si mischia senza sosta con l’eccezionale, in una quotidianità anomala. Attuale come non mai e sensuale come pochi, <em>Bella di giorno </em>è una finestra su un futuro dove la linearità della vita borghese implode alla ricerca di desideri inusitati, spingendo i propri tabù sempre più in là a danzare sul bordo di un abisso, che attrae proprio per quel rischio di venirne inghiottiti, forse per sempre.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong></p>
<p><strong>ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: CARNE TREMULA</strong></p>
<p>Una Madrid anni Novanta fa da sfondo a una storia tragicomica che nella sua carnalità rispecchia in pieno lo stile del regista. Una beffa alla Almodóvar che ancora una volta tenta di raccontare l’universo femminile mostrandone le insicurezze e il desiderio di rivalsa. Da una parte un marito geloso e violento, dall’altra un marito costretto sulla carrozzina. Due uomini che, increduli, subiranno la libertà trasgressiva delle loro mogli, Clara e Helena. Abbandonandosi alla soddisfazione del loro piacere, le due donne dimenticheranno il loro matrimonio per lasciare spazio a Victor, giovane disoccupato, inesperto e uscito da poco di galera che da strumento della beffa si trasformerà nel prescelto.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong> e su <strong>Google Play</strong></p>
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<p><strong>MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: TUTTE CONTRO LUI</strong></p>
<p>Amore, tradimenti, ironia, colpi di scena, qualche esagerazione e il trionfo dell’amicizia tra tre donne che decidono insieme di riprendere in mano ciascuna la propria vita alleandosi contro un unico uomo, che sembra essere il fidanzato perfetto per tutte. Il cliché delle donne che si combattono tra loro viene smentito. Cameron Diaz è Carly, avvocato che crede di aver trovato l’uomo giusto per lei: peccato che in realtà sia sposato con Kate, casalinga perfetta. Le due si incontrano casualmente e diventano grandi amiche, ma quando si viene a conoscenza di una terza amante, la sensualissima Amber, tutte e tre si alleano per vendicarsi contro Mark (Nikolaj Coster-Waldau), l’uomo traditore.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong> e su <strong>Google Play</strong></p>
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<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: AMERICAN BEAUTY</strong></p>
<p>Una vendetta che sa di riscatto personale, quella dell’impiegato Lester Burnham. Una vendetta nei confronti della propria moglie perfetta, ma anche della propria esistenza vissuta all&#8217;ombra degli altri. Sam Mendes mette in scena un’aspra critica alla società borghese americana, rivelandone debolezze e ipocrisie. Personaggi automi si muovono in uno spazio tranquillo e idilliaco, mostrando il proprio profilo migliore e cercando di soffocare in ogni momento la loro vera natura. Il punto di rottura verrà raggiunto solo quando l’ansia da prestazione sarà tale da spezzare il respiro di ognuno. Allora i demoni nascosti si paleseranno, spingendo i commedianti ad azioni che avranno un caro costo da pagare.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> su <strong>Netflix</strong></p>
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<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: L’ULTIMO BACIO</strong></p>
<p>A volte i trenta non sono affatto i nuovi venti. Carlo sta per diventare padre e, spaventato dalle incombenze dell’età adulta, cede al fascino puerile di Francesca. Giulia al terzo mese di gravidanza scopre un tradimento che brucia sul viso come gocce di limone. Il film cullato dalla voce di Carmen Consoli racconta drammi familiari e amori sdruciti. E cos’è il perdono, quando disarma l’altro, assolvendoci da tutti gli errori che ancora non abbiamo commesso? Forse una beffa. Siamo i singhiozzi di Giulia e il senso di colpa di Carlo. C’è un frammento di ognuno di noi nei personaggi di questa storia, che trasporta lo spettatore dentro vite accidentali. Un romanzo all’italiana, diretto da Gabriele Muccino.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong></p>
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<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: FERRO 3</strong></p>
<p>C’è qualcosa di beffardo nella facilità con cui il protagonista di <em>Ferro 3</em> passa da un’abitazione all’altra. Tae-suk è capace di entrare subito in sintonia con i luoghi in cui decide di vivere, nell’attesa del ritorno dei legittimi proprietari: lava i piatti, aggiusta gli oggetti rotti come se le residenze in cui si introduce fossero sue, un fantasma che migliora le vite altrui senza che nessuno se ne accorga. La metafora raggiunge il picco nel finale, quando per amare di nascosto la donna che ha salvato da un destino violento, si trasforma di fatto in una presenza immateriale e impercettibile. Perché in fondo l’amore può rimanere, come tutto ciò che è essenziale, invisibile agli occhi.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> in <strong>DVD</strong></p>
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<p><strong>CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO</strong></p>
<p>Bello l’amore. C’è chi ha la fortuna di incontrare una persona, quella giusta, e restare con lei per il resto della vita. Capita, però, che la fiamma si affievolisca. Cosa fare in questi casi? Ci si rivolge ovviamente a Miles Massey. Interpretato da un magistrale George Clooney, è un abile avvocato matrimonialista che riesce a vincere una causa contro la bella Marilyn, una scalatrice sociale che colleziona mariti come fossero trofei. Lui se ne innamora, lei ovviamente lo imbroglia. Perché succede così quando – purtroppo – si è innamorati. Ci si sente nudi, esposti, ed estremamente vulnerabili.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> su <strong>Google Play</strong></p>
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<p><strong>FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: IL CLUB DELLE PRIME MOGLI</strong></p>
<p>Una fede immersa in un bicchiere di champagne. È così che nasce il club delle prime mogli, Brenda, Elise ed Annie, che si rivedono dopo molti anni al funerale di un’altra vecchia amica, Cynthia. Durante l’incontro scoprono che a legarle non è soltanto un’amicizia di lunga data, ma l’intero percorso delle loro vite private. Dopo anni di devozione ai mariti ognuna viene messa da parte per far posto a una ragazza più giovane, ma la risposta delle tre donne non tarda ad arrivare. Come punire degli uomini materialisti? Colpendoli nel patrimonio, ovviamente. Un piano di vendetta che costringerà gli ex a sborsare i loro soldi per creare un centro di assistenza per tutte le donne bisognose di New York.</p>
<p><strong>Disponibile</strong> su <strong>Google Play</strong></p>
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		<title>The Good News Female Gospel Choir: cantare per sentirsi libere</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 06:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il panorama culturale milanese non smette mai di stupire. Quando poi la cultura abbraccia temi sociali importanti e troppo spesso trattati marginalmente, la miscela diventa esplosiva. Uno dei risultati positivi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1560" height="908" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Gospel-Choir.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gospel Choir" /></p><p><strong>Il panorama culturale milanese non smette mai di stupire</strong>. Quando poi la cultura abbraccia temi sociali importanti e troppo spesso trattati marginalmente, la miscela diventa esplosiva.</p>
<p>Uno dei risultati positivi di questo mix è <strong><em>The Good News Female Gospel Choir</em>, un coro di sole donne che fin dal 2012 lotta per una società più giusta attraverso il canto</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Le tematiche a cuore di queste coriste di diverso orientamento sessuale – lesbiche, etero, bisessuali – sono il contrasto della violenza di genere e il sostegno ai diritti della comunità LGBT,</mark> come ci spiega <strong>la presidente dell’associazione, Francesca Fratini</strong>. Attraverso le proprie esibizioni sul palco, il coro punta a sensibilizzare in maniera alternativa rispetto alle semplici parole. Ma come è nata questa idea? «Nel 2014, con un’amica che lavora presso il centro antiviolenza “Cerchi d’Acqua”, siamo riuscite a organizzare un primo concerto che si è tenuto all’Umanitaria. Questo evento ci ha dato modo di crescere perché attraverso il rapporto con le professioniste di “Cerchi d’Acqua” abbiamo capito meglio anche come si svolge il percorso e quali sono le difficoltà che incontrano le donne, oltre al tipo di linguaggio che usano per descrivere gli episodi di violenza», racconta Francesca.</p>
<p>Oggi, con all’attivo più di novanta spettacoli, <strong>il <em>Female Gospel Choir</em> vanta una stretta collaborazione anche con la Casa d’Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano e si è fatto apprezzare in occasioni importanti come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne</strong>, oltre che presso altre realtà istituzionali. <strong>L’emergenza Coronavirus, però, ha interrotto il ritmo delle prove settimanali e spazzato via tutti gli eventi che si sarebbero dovuti tenere tra la fine di febbraio e la metà di maggio</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Il 23 febbraio era in programma uno spettacolo bellissimo per cui avevamo scritto un copione insieme all’attore e autore sudamericano Milton Fernandez,</mark> che collabora già da molti anni con “Cerchi d’Acqua” – dice ancora Francesca –. <mark class='mark mark-yellow'>Può sembrare strana la scelta di far salire un uomo sul palco in una ricorrenza vicina all’8 marzo, ma ci sembrava un azzardo molto costruttivo, perché un uomo che parla con la sua voce, ma raccontando storie di donne vittime di violenza circondato da tante altre donne ci sembrava un buon segnale».</mark></p>
<p>A chi si chiede a cosa faccia riferimento quel <em>Good News</em> che è parte integrante del nome dell’associazione, Francesca risponde con un semplice “Eravamo noi, la nostra presenza, la buona notizia”, mentre <strong>Cristina Boaretto, direttrice del coro</strong>, ci spiega l’iniziale scelta di privilegiare il gospel rispetto ad altri generi musicali: «Fino al 2010 facevamo parte di un altro coro, poi scioltosi, che era più vicino al gospel rispetto all’attuale. Quando abbiamo costituito il nuovo gruppo siamo ripartite da qui. Poi, in base alle tematiche affrontate, abbiamo dovuto spostarci su altre canzoni e quindi su generi diversi. Negli ultimi tempi abbiamo trascurato un po’ il gospel, ma di tanto in tanto qualche corista mi chiede di tornare alle origini». E dello spettacolo cancellato a febbraio dice: «Le nostre ultime prove si sono tenute il 17 e mi sono commossa, perché guardare e ascoltare Milton Fernandez leggere quei testi è stato davvero bello: emozionava ancora di più per l’enfasi che impiegava pur essendo un uomo».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il Female Gospel Choir è un coro di sole donne &#8220;lesbiche ed eterosessuali&#8221;, fondato a Milano nel 2012. Fortemente impegnate nella difesa dei diritti di ogni genere e nella denuncia di ogni forma di violenza, hanno utilizzato le piattaforme social per celebrare, a modo loro, il 25 aprile di Liberazione </span></p>
<p>In questi otto anni di attività, il coro si è fatto progressivamente conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più largo, anche se, come ricorda Cristina, <strong>le primissime prove si sono tenute presso Villa Pallavicini, un’associazione culturalmente vicina al <em>Female Gospel Choir</em></strong>. «Era come giocare in casa – si inserisce Francesca –. <mark class='mark mark-yellow'>Credo però che siano più importanti gli spettacoli che facciamo nei luoghi o per le realtà che ci conoscono poco, che non ci conoscono affatto o che non la pensano come noi.</mark> <strong>Di solito, prima di un concerto, salgo sul palco per fare una breve presentazione e sottolineo che siamo un coro lesbico ed eterosessuale. Questa dichiarazione è molto importante. La prima reazione può essere “Perché me lo dici? Che mi importa del tuo orientamento?”. Invece no, perché in un contesto in cui non si sono ancora superate le discriminazioni è fondamentale dichiararlo</strong>. Quando cantiamo in luoghi dove non ci conoscono penso che sia importante vedere negli occhi la reazione del pubblico. Evidentemente questa forma di presentazione ha funzionato, perché ci arrivano tante proposte e nuove coriste, il che ci rende molto felici». Cristina concorda: «Non vedo mai il pubblico perché dirigendo e suonando do sempre le spalle. La reazione di stupore alla frase iniziale, che il pubblico recepisce quasi come un pugno, è poi smentita quando il concerto finisce, perché chi ci ascolta resta entusiasta. Le nuove coriste nascono come delle fan, se vogliamo».</p>
<p>Le donne che si uniscono al coro hanno un’età media che si aggira intorno ai 50 anni e chiediamo come mai ci siano poche ventenni e trentenni. «Non è che i giovani non siano interessati a questi temi o alla politica. Credo che sia un atteggiamento diverso. Forse il canto di per sé non interessa molto le nuove generazioni. Magari dipende dalla forma di militanza: il coro non è molto attraente, mentre una manifestazione come il <em>Pride</em> lo è sicuramente di più perché entrano in gioco altri fattori che la rendono interessante per i giovani, proprio come forma di espressione», ipotizza Francesca, mentre Cristina annuisce e aggiunge: «Oppure, dato che quando abbiamo iniziato eravamo già un gruppo di donne mature, i giovani che ci hanno visto e ascoltato potrebbero aver pensato che l’attività del coro fosse limitata solo a determinate fasce d’età».</p>
<p>La presenza ridotta di ragazzi e ragazze accomuna molti altri cori, ma ciò non toglie che l’opera di sensibilizzazione dia frutti importanti. <mark class='mark mark-yellow'>«Credo di aver percepito un piccolo cambiamento sociale in questi otto anni – afferma Francesca –. Non che la violenza sulle donne sia regredita, purtroppo, ma se ne parla di più e anche in ambienti che non sono più solo quelli classici. Questo è un segnale di cambiamento, non si tratta più di storie per cui provare vergogna o imbarazzo, ma che possono essere raccontate.</mark> La nostra presenza sul palco contribuisce a questa apertura. <strong>Penso che quando cantiamo la nostra voce diventi davvero la voce delle donne, perché è il primo strumento che bisogna usare per denunciare la violenza subita e chiedere aiuto</strong>. Basta anche una telefonata, ma si deve parlare, perché così inizia tutto il lungo e difficile percorso che porta alla liberazione dalla situazione di maltrattamento». E Cristina esclama: «Non saremo noi la salvezza delle donne o dell’umanità, ma chi viene a sentirci almeno ha un po’ di respiro». Non solo sollievo, però: <strong>con gli spettacoli raccolgono fondi per i centri antiviolenza</strong>, purtroppo costantemente penalizzati dalle istituzioni.</p>
<p><strong>Ora che concerti e altri eventi culturali sono sospesi, le piattaforme social diventano un buono strumento per farsi ascoltare. Su YouTube e sulla pagina Facebook del coro è comparso un video che dopo settimane di silenzio ha riunito le oltre quaranta voci delle coriste, che hanno intonato <em>Lean On Me</em></strong>. Un brano importante per il messaggio che vuole trasmettere: <mark class='mark mark-yellow'>«Lo abbiamo cantato per tutti, per chi fa il possibile e l’impossibile, anche per chi purtroppo non può fare niente e deve aspettare di essere aiutato – chiarisce Francesca –. Sembra banale dirlo, ma in questo momento più che mai c’è bisogno di <em>appoggiarsi</em> a qualcun altro».</mark></p>
<p><strong>Tra chi cerca aiuto ci sono proprio le donne vittime di violenza domestica che la quarantena ha chiuso ancora di più nell’isolamento delle mura di casa ed è a loro che il <em>Female Gospel Choir</em> dedica in modo particolare il video realizzato</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Nelle prime settimane di <em>lockdown</em> sono crollate le chiamate ai centri antiviolenza, ma adesso sono triplicate. Questi dati non sono stati ancora interpretati, ma si ipotizza che all’inizio le donne pensassero che i centri fossero chiusi. In seguito alla campagna per far sapere che erano aperti, è emerso in parte ciò che sarebbe comunque uscito fuori, ma con l’aggravante di situazioni che sono esplose a causa della convivenza forzata in contesti già problematici – spiega ancora Francesca –.</mark> Resta comunque qualcosa di drammatico, perché è vero che il virus colpisce tutti indistintamente, ma chi può fare un isolamento comodo vive in condizioni diverse rispetto a chi è in carcere, in un centro d’accoglienza o in una famiglia dove ci sono tensioni terribili. Si aggravano situazioni già problematiche e si evidenziano le criticità della nostra società. Per le donne che chiedono appoggio c’è sicuramente la possibilità di chiamare, essere ascoltate e ricevere consigli, ma intervenire in questi momenti è particolarmente difficile».</p>
<p><em>Lean On Me</em> però è un inno che le coriste hanno dedicato anche a loro stesse. Questa <em>reunion</em> virtuale, come racconta Cristina con un sorriso, «è stata bellissima, soprattutto quando, oltre la metà del video, pian piano compaiono le coriste suddivise tra bassi, contralti e soprani. Mi ha riempito di gioia. Certo, manca il contatto umano, ma fortunatamente ci sono i social, le videochiamate e così via. Per me il lunedì di prove era una seratona; le coriste mi fanno sgolare, però ci divertiamo. È un momento molto bello di condivisione».</p>
<p>Essendo la direttrice di un coro, <strong>chiediamo a Cristina un parere sui flashmob musicali che hanno caratterizzato il primo periodo di quarantena</strong>: <mark class='mark mark-yellow'>«All’inizio ho apprezzato l’iniziativa. Mi è piaciuta come modalità, perché la gente si sentiva intrappolata in casa ed era un modo di evadere. Una nostra amica per esempio improvvisava canzoni su Facebook ed era molto divertente. Ora sono contenta che non si faccia più, perché poco alla volta è diventato sempre più assurdo ascoltare persone che cantavano dai balconi mentre migliaia di persone morivano sole in ospedale. Stonava nel contesto generale».</mark> Anche Francesca è d’accordo.</p>
<p><strong>Ma loro come hanno vissuto la pandemia e il distacco le une dalle altre?</strong> <mark class='mark mark-yellow'>«Una tragedia! – esclama di nuovo Cristina –. Chi pensava a una cosa così lunga? Come coro, l’8 marzo volevamo andare al Parco Lambro e cantare, seppur distanziate. Poi non si è potuto perché la notte di quel giorno è arrivata la chiusura totale.</mark> Da allora mando alle coriste pezzi nuovi e di ripasso, ma non è la stessa cosa, perché mi dicono che a distanza non riescono a capire. <strong>È veramente frustrante</strong>. Mi manca tanto non poterle vedere dal vivo. <strong>Perciò riuscire a realizzare un video su <em>Lean On Me</em> è stato un po’ come gasarci, ci ha dato uno sprint di gioia</strong>. Ho perso il conto di quante volte l’ho guardato; ogni volta mi dico “Ora spengo”, ma poi lo riavvio, è troppo bello». Anche Francesca condivide lo stesso umore, ma a proposito del video fa questa considerazione: «Per me questo da lontano è un lavoro utilissimo: mi costringe a cantare da sola e davanti alla mia immagine, perché devo riprendermi. Mi mancano le prove, ma questo esercizio è davvero qualcosa in più che normalmente non facciamo, perché stando in coro non ti accorgi di ciò che non va, visto che le voci di tutte le altre ti coprono. La musica per me ha bisogno del corpo di chi canta, di chi suona e del pubblico per essere davvero completa. Ci sono altri surrogati di valore, rappresentati dalla tecnologia, che sono comunque un ottimo strumento per continuare a esprimersi e stare insieme a distanza, ma la corporeità nel coro resta imprescindibile».</p>
<p><strong>La positiva esperienza e il successo riscosso online da <em>Lean On Me</em> sono due spinte in più per confezionare altri video</strong>. «<mark class='mark mark-yellow'>Stiamo preparando <em>Bella Ciao</em> per il 25 aprile e abbiamo deciso di inserire non solo i nostri visi, ma anche immagini di donne partigiane».</mark> Cristina ride: «Per questo brano, cantato a voci scoperte, le coriste stanno incontrando più difficoltà che non per <em>Lean On Me</em>».</p>
<p><strong>Per chi lotta in favore dei diritti delle donne e della comunità LGBT cosa rappresenta la festa della Liberazione</strong>? Risponde la presidente: <mark class='mark mark-yellow'>«<em>Bella Ciao</em> simboleggia la nostra emancipazione dalla dittatura e richiama quei valori sospesi durante il regime. È una canzone attuale perché i nostri valori di riferimento sono rimasti immutati e ci ricorda che dobbiamo sempre vigilare.</mark> È il discorso che abbiamo fatto alle giovani, una volta: la situazione d’oggi è diversa rispetto a quella vissuta da noi anni fa e alcune conquiste che ora si danno per assodate non devono affatto essere date per scontate. <strong>Bisogna sempre difendere questi diritti</strong>. <mark class='mark mark-yellow'><em>Bella Ciao</em> è un messaggio molto potente sotto questo punto di vista. Non a caso è stata tradotta in un centinaio di lingue e sul Web ci sono delle interpretazioni che vengono anche da Paesi lontanissimi da noi geograficamente e culturalmente.</mark> C’è un motivo se ciò accade ed è perché <strong>rappresenta per tutti un sistema di diritti che deve essere costantemente presidiato e difeso</strong>».</p>
<p><strong>La canzone è stata scelta anche per il 17 maggio</strong> – <strong>Giornata internazionale contro l’omofobia</strong> – come rivela in anteprima Francesca. Cristina spiega: «Dall’8 al 10 maggio qui a Milano si sarebbe dovuto tenere il Cromatica Festival. È una manifestazione che riunisce noi e altri dodici cori arcobaleno provenienti da tutta Italia. Giocando in casa, stavamo preparando un <em>medley</em> su cui ho investito davvero molto tempo. Purtroppo anche questo evento è svanito a causa del virus e per me è stata una mazzata. Volevamo cantare <em>I am what I am</em> mixata con <em>Don’t Stop Me Now</em>: sono sulla stessa tonalità, si incrociano ed esce fuori una cosa stupenda. Il terzo brano era <em>Raise</em> <em>Up</em>, tratto da un musical». Interviene Francesca: «Sono tutte canzoni molto legate al mondo LGBT. Era un <em>medley</em> abbastanza complesso, quasi un <em>mash-up</em>, perché le musiciste hanno composto di fatto un brano nuovo composto da parti delle tre canzoni. Dato che il Festival è stato cancellato, <mark class='mark mark-yellow'>stiamo preparando un video con tutti i cori di Cromatica che andrà online per la Giornata contro l’omofobia. Naturalmente mettere insieme 250 coristi sparsi per l’Italia non era facile, quindi per scegliere il brano si è tenuto conto di tanti fattori e alla fine si è optato per <em>Bella Ciao</em>, perché è un brano già cantato in altre edizioni e anche chi non l’ha mai fatto comunque lo conosce».</mark> Cristina riprende la parola e specifica che questa versione sarà diversa rispetta a quella che il <em>Female Gospel Choir</em> realizzerà per il 25 aprile.</p>
<p><strong>Il repertorio del coro comprende soprattutto canzoni straniere. E i testi in italiano</strong>? <mark class='mark mark-yellow'>«Ci proviamo sempre, ma non si riesce mai a trovarli, tranne uno del Quartetto Cetra che parla di femminicidio – dichiara Cristina con aria sconsolata –. Ci pensiamo, ma non arriviamo mai a inserire una canzone in italiano.</mark> Non basta ascoltare una canzone, apprezzarla e proporla: deve essere attinente ai temi su cui vogliamo far riflettere». Francesca annuisce e apre una parentesi sulle canzoni estere: <mark class='mark mark-yellow'>«Tra i brani in inglese abbiamo cantato anche <em>I Can’t Keep Quiet</em> della cantautrice americana Milck.</mark> Nel testo parla dei maltrattamenti che ha subito e a un certo punto dice proprio “Io non posso tacere”: ecco che ritorna l’importanza della voce. Tra l’altro <mark class='mark mark-yellow'>è un brano che negli Stati Uniti le donne hanno cantato in molti flashmob e anche subito dopo l’elezione di Donald Trump: è stata intonata per la prima volta proprio nelle manifestazioni a Washington contro il presidente neo eletto».</mark></p>
<p>Per concludere, <strong>chiediamo a entrambe cosa direbbero a una donna vittima di violenza e al partner che perpetra gli abusi</strong>. Francesca sospira: <mark class='mark mark-yellow'>«C’è bisogno di credere in se stesse, senza per forza voler aderire a un modello, e di essere semplicemente se stesse.</mark> Il grimaldello per aprire la porta è proprio questo: accettarsi e vedersi per ciò che si è, non per quello che altre persone vogliono far credere. <mark class='mark mark-yellow'>Bisogna poi educare le nuove generazioni, maschi e femmine, a capire cos’è l’amore. È necessario imparare a riconoscerlo fin dall’infanzia, perché crescendo diventa più difficile demolire il nostro sistema di credenze.</mark> <strong>È un problema figlio del patriarcato</strong>, di un sistema familiare che non può più andare avanti così». Cristina, invece, è più diretta: <mark class='mark mark-yellow'>«Alle donne che subiscono qualsiasi tipo di violenza mi viene da dire “Scappate”, ma se non lo fanno non è facile riuscire a liberarsi. A chi perpetra abusi domando solo “Perché? Perché devi infierire così?”».</mark></p>
<p>Le salutiamo con entusiasmo, felici di aver conosciuto un’altra piccola, grande realtà che anima positivamente la città di Milano, con Francesca che sottolinea come il coro sia «un cantiere sempre aperto. <strong>Qualsiasi donna avesse desiderio di cantare e aderire al nostro progetto è benvenuta</strong>».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La liberazione – dalla dittatura, dalla violenza, dal male – passa anche da qui.</mark></p>
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		<title>CINEDECAMERON VI: MOTTI DI SPIRITO</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 16:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Castagna]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È tempo di passare alla fase due anche socialmente parlando, dopo un primo assestamento non possiamo soltanto attendere risposte, ma le dobbiamo dare. Abbiamo quindi deciso di dare un senso ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/the-truman-show.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="the truman show" /></p><p>È tempo di passare alla fase due anche socialmente parlando, dopo un primo assestamento non possiamo soltanto attendere risposte, ma le dobbiamo dare. Abbiamo quindi deciso di dare un senso a tutto ciò che ci circonda, reinterpretandolo con le nostre sensazioni ma non fino al punto da condizionare il vostro giudizio sui film di questa settimana.<mark class='mark mark-yellow'> L’arte di saper invogliare una persona a “comprare” un nostro prodotto o un prodotto altrui è il motore che muove il mondo ed è un esercizio di spirito che aiuta noi tutti a capire il perché dei nostri gesti, delle nostre riflessioni, che una società frenetica troppo spesso non ci permette di fare.</mark>  In questa settimana vi proponiamo una serie di film ispirati, secondo la <strong>sesta giornata</strong> del <strong>Decameron</strong>, ai <strong>motti di spirito</strong>, proponendovi il nostro motto associato al film. Buona visione!</p>
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<p><strong>LA SOCIET</strong><em><strong>À</strong></em> <strong>DI MASSA NON VUOLE CULTURA, MA SVAGO &#8211; PARIS IS BURNING</strong></p>
<p>LaBeija, Extravaganza, Pendavis, sono nomi sconosciuti ai più ma un modello di vita per molti, il mondo del vogueing non è solo ballo e sfilata. La “realness”, ovvero la necessità di essere il più naturali possibili è un grido di affermazione e di battaglia di una comunità a cui veniva schiaffato in faccia il sogno americano, reinterpretandolo dissacrando le accezioni negative. Delle case che sono famiglie, madri e padri che non sono di sangue ma che darebbero il sangue per sostenere i loro figli. Un panorama sociale e culturale dove immergersi per capire la bellezza, la realtà e l’essenza del vogueing e degli anni ‘80, narrato dalle voci reali di chi ha sfilato e ballato nelle famose “Ball”. <strong>Francesco Castagna</strong></p>
<p><strong>Disponibile su:</strong> <strong>Youtube</strong></p>
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<p><strong>GRANDE AMORE, GRAN DOLORE &#8211; DRAMMA DELLA GELOSIA</strong></p>
<p>Si dice “<em>Grande amore, gran dolore</em>”. Ebbene, figuriamoci quel che si prova quando si ama non una, ma due persone differenti. Il triangolo non è la figura geometrica perfetta per rappresentare un amore idilliaco. E a soffrire di più non sono i due contendenti mossi da una gelosia incontrollabile, ma l’amante eterno indeciso. Adelaide Ciafrocchi – una meravigliosa Monica Vitti – lo ha imparato a sue spese. Se vi immaginate una pellicola strappalacrime però, sappiate che siete sulla cattiva strada. La raffinatezza di Ettore Scola consiste nel raccontare un dramma con estrema leggerezza e ironia. Un film passato alla storia per un cast d’eccezione e per richieste d’amore improbabili quanto geniali. Una su tutte? Se mi ami, «<em>domenica prossima vota comunista!</em>». <strong>Annarosa Laureti</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Rai Play e Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>A MALI ESTREMI, ESTREMI RIMEDI </strong>– <strong>DALLAS BUYERS CLUB</strong></p>
<p>La storia vera di RonWoodroof (Matthew McConaughey), che si scopre sieropositivo e rifiuta di dover morire entro i 30 giorni ipotizzati dai medici. Inizia perciò un’odissea tra Texas, Messico, Europa, Asia e Israele con lo scopo di importare illegalmente negli Stati Uniti dei farmaci che attenuino le sofferenze dei malati di AIDS, combattendo contro un sistema sanitario e un mondo farmaceutico che speculano sulla pelle di migliaia di persone. Un film che colpisce per la magrezza dei suoi interpreti e per l’intensità delle performance, con un Jared Leto memorabile. Da vedere in silenzio assoluto, chiedendoci cosa saremmo pronti a fare per rimandare anche di un solo giorno la nostra morte. <strong>Viviana Astazi</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Google Play e in DVD</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ROSSO DI SERA BUON TEMPO SI SPERA – VIALE DEL TRAMONTO</strong></p>
<p>C’è qualcosa di profondamente triste nell’isolamento, in parte forzato, di Norma Desmond. La protagonista di Sunset Boulevard vive ancorata a un passato che non tornerà: la nostalgia per i fasti del cinema muto di cui era stata star le impedisce di sopravvivere in un mondo tanto cambiato.  “Io sono ancora grande. È il cinema che è diventato piccolo”, cerca di consolarsi la diva e il suo atteggiamento tradisce la superbia e la mancanza di coraggio di tutto un mondo che non ha avuto l’umiltà di reinventarsi, quando il sonoro e il colore hanno imposto una rivoluzione impossibile da cancellare. Uno dei rischi del post pandemia sarà quello di fare un errore simile: Niente resterà uguale ma scappare dal futuro significa condannarsi a imboccare il viale del tramonto. <strong>Manuel Santangelo</strong></p>
<p><strong>Disponibile in DVD e su: Google Play Film</strong></p>
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<p><strong>A TUTTO C’E’ RIMEDIO, MENO CHE ALLA MORTE – THE GOOD PLACE</strong></p>
<p>Il rapporto con la morte è personale, quasi famigliare. Certe signore mormorano, ogni volta che qualche loro conoscente viene a mancare, che “<em>almeno adesso ha trovato pace</em>”, o qualcosa del genere. La morte come sinonimo di fine, dunque, o magari di un nuovo inizio. Di certo non per Eleanor, che dopo esser passata a miglior vita, si risveglia nell’aldilà: nel ‘Good place’, una sorta di paradiso; un posto surreale, così come lo è l’espressione di Eleanor, che proprio non si capacità di quello che la circonda. E infatti lei, una vera stronza in vita, non dovrebbe affatto stare lì: c’è stato uno scambio di persona, un’omonimia a salvarla dal ‘Bad place’. Da qui, una serie di bizzarrie: non per porre rimedio, alla morte, ma per restarci. <strong>Natale Ciappina</strong><strong>   </strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Netflix e Infinity</strong></p>
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<p><strong>IN AMORE VINCE CHI FUGGE – SE SCAPPI, TI SPOSO</strong></p>
<p>Maggie Carpenter scappa sempre davanti all’altare. Di corsa, a cavallo o in sella a una moto, quando è a un passo dal sì, lei fugge via. Questa bizzarria si ripete per tre volte fino ad arrivare all’orecchio di Ike, giornalista newyorkese che decide di raccontare la storia della più famosa ammaliatrice del Maryland, seguendo in prima persona i preparativi per l’ennesimo matrimonio. Il senso dell’umorismo abbonda: impossibile non sorridere. La leggerezza dell’architettura narrativa tuttavia non manca di dispensare saggezze e riflessioni sul complesso ingranaggio dell’amore. Ike capisce Maggie meglio dei suoi amanti e mentre si chiede come le piacciano davvero le uova, sfida la consuetudine e rilancia: <em>Se scappi, ti sposo</em>! <strong>Marianna Mancini</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: iTunes</strong></p>
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<p><strong>OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE – PERFETTI SCONOSCIUTI</strong></p>
<p>Uno scherzo innocente, nato in una di quelle cene solite con gli amici di sempre. I cellulari al centro della tavola, e per la durata della cena tutto ciò che arriva, messaggi, chiamate ed email, verrà letto ed ascoltato con il resto del gruppo. Quello che doveva essere un gioco, si trasforma però ben presto in una confessione dei loro segreti più intimi: “<em>quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell’altro?</em>”. Il consiglio che ci lascia <em>Perfetti Sconosciuti</em> è molto semplice: finché non si osserva attentamente e non si comprende ciò che ci potrebbe far soffrire, il nostro cuore non soffre, non duole. E forse è meglio così. <strong>Claudio Rosa</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>L’UNIONE FA LA FORZA – 40 ANNI VERGINE</strong></p>
<p>Una rivoluzione comica. Tempi dilatatissimi, l’utilizzo di un gergo quotidiano, il ritratto di personaggi umani e semplici, perdenti della porta accanto, ma soprattutto un elogio commovente dei rapporti maschili, raccontati come una relazione sentimentale. Nasce la <em>bromance comedy</em> di Judd Apatow, dove l’amicizia è una comunità, una confraternita in cui la goliardia va di pari passo con l’aiuto reciproco. Qui l’obiettivo di tutti è fare in modo che Andy, imbranato commesso di un negozio di elettronica, perda finalmente la verginità. Linguaggio triviale, gag memorabili (su tutte, la scena della depilazione del protagonista), una capacità irresistibile di rendere demenziali gli aspetti più naturali della vita. <strong>Emiliano Dal Toso</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Google Play</strong></p>
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<p><strong>CHI TROVA UN AMICO, TROVA UN TESORO – TED</strong></p>
<p>Ted è un orsacchiotto di peluche che ha il dono della vita grazie a un desiderio esaudito dal miglior amico John. L&#8217;innocenza della tenera età è lontana: John diventa un trentenne irresponsabile senza prospettive e Ted un puttaniere tossicomane senza lavoro. I due protagonisti sono la naturale incarnazione di Peter Griffin e del suo cane Brian: incompetenti nel lavoro, irresponsabili nella vita, deludenti nelle relazioni affettive. <em>Ted</em> è anche un memorabile un tributo agli anni ottanta: troviamo <em>Star Wars</em>, la consolle Nintendo e Flash Gordon, interpretato da Sam Jones, venerato come un dio. Il film rappresenta la speranza e la potenza dei desideri di un bambino, i valori dell&#8217;amicizia e l&#8217;amore per la moralità. <strong>Mattia Giangaspero</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Netflix</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>NULLA </strong><strong>È COME APPARE – THE TRUMAN SHOW</strong></p>
<p>Un’opera pirandelliana al tempo dei reality show che fa pensare quanto nulla sia come appare. Truman è intrappolato in una vita scritta dai creatori di uno sceneggiato televisivo che lo vede come protagonista fin dalla sua nascita, ma lui non lo sa. Ciò che ha intorno è solo il frutto di un set cinematografico in cui tutti recitano una parte e quella che Truman crede la sua realtà si trasforma ben presto nella nuda messa in scena di una finzione apprezzata dal pubblico. Uscire dall’illusione di un mondo che si credeva vero sarà il momento di riscatto che permetterà a Truman di scoprire, come un esploratore, la cruda verità del mondo reale. Si apre la porta del set, il protagonista saluta e giù il sipario. <strong>Alessandra D’Ippolito</strong></p>
<p><strong>Disponibile su: Netflix</strong></p>
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		<title>Disturbi alimentari: quando quarantena è sinonimo di rinascita</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 10:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[#zairasalemi]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="422" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cq5dam.thumbnail.cropped.750.422" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>In quarantena il pasto è un rito. Ci si riunisce attorno al tavolo, si condivide una ricetta che non si preparava da tempo, perché di tempo se ne aveva ben poco e poi la si gusta insieme alla propria famiglia. Per chi soffre di disturbi alimentari, non è così. Il pasto è un appuntamento giornaliero con il proprio problema, un momento difficile da sostenere</mark>. Chi si trova a vivere questa esperienza da solo vede nelle mura della propria casa una prigione. La fuga è possibile, ma solo grazie all’aiuto di esperti.</p>
<p>La dottoressa <strong>Zaira Salemi </strong>è una di loro: <em>psicologa psicoterapeuta</em>, <em>mamma</em> e <em>mangiatrice normale</em>, così le piace definirsi sul suo <a href="https://www.zairasalemipsicologa.com">sito web</a>. Il suo lavoro come psicoterapeuta dei disturbi alimentari si basa sull’evidenza scientifica, ma allo stesso tempo sull’empatia, e proprio per questo, la sua professione ha subìto dei cambiamenti radicali in questo periodo in cui il contatto interpersonale è <em>off-limits</em>. Gli ambulatori degli ospedali più in difficoltà e i centri dei disturbi alimentari hanno dovuto sospendere le cure di alcuni pazienti, ma chi ha bisogno di aiuto non può essere lasciato solo. Così,<mark class='mark mark-yellow'> la dottoressa ha trasformato il suo studio di Milano in uno studio 100% virtuale. «Mi trovavo già sul web e questo mi ha molto aiutato: fornivo assistenza online e gestivo canali YouTube, Instagram e Facebook. Questi erano pensati per seguire i miei pazienti che vengono da tutta Italia, ma oggi costituiscono il mio unico canale di comunicazione».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La psicoterapeuta Zaira Salemi ha trasferito il suo ambulatorio per aiuto ai pazienti con disturbi alimentari on line e dà un consiglio: &#8220;Non consumate compulsivamente l&#8217;informazione, potrebbe aumentare la vostra ansia&#8221;</span></p>
<p>La difficoltà più grande per il paziente sta nell’instaurare un rapporto di fiducia con il dottore durante il percorso di guarigione; mettersi nelle sue mani senza mai averlo conosciuto di persona è ancora più complicato.<mark class='mark mark-yellow'> La dottoressa Salemi ha deciso di sopperire a questo problema offrendo un mini corso di cinque giorni, completamente gratuito, “<em>I tre segreti per liberarsi dalla bulimia</em>”, in cui il paziente ha la possibilità di conoscere più da vicino il suo approccio, un approccio cognitivo comportamentale. Solo dopo, potrà decidere se chiedere o meno il suo aiuto.</mark>  «<strong>I tre segreti non sono una bacchetta magica, ma tre semplici passi da mettere in pratica per iniziare a liberarsi da questo disturbo. L</strong><strong>o scopo è quello di diffondere il messaggio che da questo problema si può uscire. Il mio è un regalo di informazione e speranza</strong>».</p>
<p>Da una parte si pone la difficoltà nell’instaurare un rapporto con pazienti nuovi, dall’altra l’importanza di mantenerne la solidità con chi è in cura da tempo. È così che il contatto, anche al di fuori della terapia, si intensifica sempre più: le dirette sui social prendono il posto di una chiacchierata al bar e il dottore diventa un confidente al quale rivelare ogni tipo di problematica, anche quelle legate all’attualità e alle emozioni che ne derivano. «Ci sono delle categorie più portate al pensiero negativo, bisogna aiutare queste persone a focalizzarsi sulle cose buone, sull’essere grate per ciò che hanno».<mark class='mark mark-yellow'> Il contesto attuale è complicato: la troppa esposizione alle notizie negative, spesso veicolate intrusivamente dal cellulare, può causare attacchi di panico, insonnia e incubi. Per questo motivo «consiglio di evitare di seguire telegiornali, radio e social media compulsivamente: le immagini sono molto forti e possono causare stati d’ansia. È fondamentale capire il proprio grado di tolleranza e adeguarvisi».</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> L’isolamento sociale ci fa sentire in trappola, ma ci permette anche di tirare fuori gli scheletri nell’armadio che gli impegni quotidiani ci permettevano di accantonare.</mark>  «In effetti, è stato così &#8211; racconta la Salemi -: chi provava a cavarsela da solo, non chiedendo aiuto perché preso dal proprio lavoro, lasciava indietro la propria parte di sé che aveva bisogno di un sostegno professionale. Si sono presentati tanti nuovi pazienti di questo genere. In questo momento si è costretti a stare con sé stessi e a fare un bilancio della propria vita. Tutte le cose superficiali che ci circondavano vengono meno e si va all’essenza delle cose».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La quarantena è un momento difficile, ma può essere anche la giusta opportunità per prendere coscienza di sé e dell&#8217;importanza di una sana educazione alimentare, abbattendo le proprie paure e decidendo di rivolgersi ad un esperto.</mark> La distanza non è più una scusa: l’aiuto è a portata di click.</p>
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		<title>CINEDECAMERON V: Gli amori felici</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 10:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[50 volte il primo bacio]]></category>
		<category><![CDATA[Cinedecameron]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccoci arrivati, finalmente, agli amori felici. Non soltanto di sofferenza vivono gli innamorati, ma anche di gioie, emozioni, condivisione, piacere. La selezione di questa settimana è attraversata da uno spregiudicato e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="570" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Mektoub.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mektoub" /></p><p>Eccoci arrivati, finalmente, agli amori felici. Non soltanto di sofferenza vivono gli innamorati, ma anche di gioie, emozioni, condivisione, piacere.<mark class='mark mark-yellow'> La selezione di questa settimana è attraversata da uno spregiudicato e insolito senso di ottimismo: il lieto fine è una possibilità.</mark>  Dieci film che spaziano dalla commedia americana al cinema d’autore, tra registi esordienti e scene memorabili. Buona visione.</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: MEKTOUB, MY LOVE – CANTO UNO</strong></p>
<p>Abbacinante romanzo di educazione estiva ed erotica, inno definitivo alla giovinezza e alla sensualità del corpo femminile, complessa e problematica riflessione sulla contemplazione (e la frustrazione) di chi guarda. Dopo <em>La vita di Adele</em>, Abdellatif Kechiche dirige un altro capolavoro, in equilibrio tra superficie e sublime, tra sacro, profano e dance anni Novanta. Una visione di tre ore sovversiva, liberatoria: un <em>La La Land</em> di corpi in fiore e tensione sessuale, di friccicolii nello stomaco e battiti cardiaci accelerati, che non ha un finale, ma lascia i puntini di sospensione. Perché dopo qualsiasi esperienza, effimera o dolorosa, la vita va avanti. <em>Dio è la luce del mondo</em>.</p>
<p><strong>Disponibile su Rakuten Tv, iTunes, in Dvd</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO</strong></p>
<p>Kate (Sandra Bullock) e Alex (Keanu Reeves) vivono un amore epistolare che affronta non la semplice distanza geografica, ma quella ben più terribile del tempo. A separarli ci sono due anni di distacco che sembrano incolmabili. Ogni tentativo di incontrarsi finisce in un nulla di fatto fino alla decisione di lasciarsi. Ma quando è il destino a volere qualcosa, niente gli si può opporre. Il lieto fine arriva solo negli ultimi due minuti, dopo un’ora e mezza riassumibile in una domanda: riusciranno i nostri eroi a stare insieme? E per una volta la risposta è semplicemente sì. Consigliato ai romantici che vivono di lunghe attese e a chi nella vita non si arrende nemmeno davanti all’impossibile.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: HARRY, TI PRESENTO SALLY</strong></p>
<p>Chicago 1977, Sally offre un passaggio a Harry. Terminato il college, entrambi decidono di trasferirsi a New York. Arrivati, si perdono di vista. Il caso vuole si incontrino due volte nel corso di dieci anni e che nella seconda diventino amici. Una perfetta commedia romantica con single disincantati e una buona dose di ironia, arricchita da una sceneggiatura memorabile. Lui ama il baseball e le donne. Lei pianifica tutto con meticolosità e impiega dieci minuti per ordinare una fetta di torta «<em>con panna a parte, grazie</em>». In fondo, l’altro si conferma spesso aderire alla nostra prima impressione e quella che all’inizio sembrava solo sintonia si rivela in realtà il germoglio di un amore che ancora non sa di sé.</p>
<p><strong>Disponibile su iTunes e Dailymotion</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: NOTTING HILL</strong></p>
<p>Se l’amore fosse una favola<em>, Notting Hill</em> sarebbe il luogo perfetto dove viverla. Un piccolo angolo di Londra che da ventuno anni fa sognare di scambiarsi quegli sguardi, quei sorrisi e quelle frasi da imbranati con la propria metà. A Notting Hill nulla è impossibile. Anna, famosa attrice hollywoodiana, e William, semplice libraio inglese, accompagnano lo spettatore in un vortice di impacciata tenerezza fatto di incomprensioni e simpatici momenti di straordinaria quotidianità. Due mondi opposti che si incrociano tra gli scaffali della libreria e che si uniscono dentro le mura della casa dal portone blu. Sedetevi sulla panchina degli innamorati e godetevi una commedia romantica fatta di un amore sfacciatamente surreale, ma bello.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: MEAN GIRLS</strong></p>
<p>Anche se a prima vista, l’amore è sempre sofferto. Nelle primissime fasi per esempio, in cui, peraltro, è la confusione a regnare sovrana. Figurarsi in adolescenza, quando tutto è amplificato all’inverosimile, tra giochi di sguardi e amici che spesso non si rivelano tali, in contorti flussi di informazioni alterate e dicerie infondate. Il cinema, specie dagli anni Ottanta in poi, è riuscito a rappresentare alla perfezione questi sentimenti, ma fra le sue perle più lucenti, deve spiccare <em>Mean Girls</em>: il trionfo della “consciousness” liceale, densa di senso di inadeguatezza e risate spontanee, figlie soprattutto della penna Tina Fey, sceneggiatrice della pellicola, oltre che una delle scrittrici più apprezzate di Saturday Night Live.</p>
<p><strong>Disponibile su Now Tv</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: IL LATO POSITIVO</strong></p>
<p>Una delicata commedia drammatica, con un cast di assoluto livello. Bradley Cooper interpreta Pat, un uomo affetto da disturbo bipolare appena uscito da un istituto psichiatrico e con un matrimonio finito alle spalle. Sul suo cammino si presenta Tiffany, una complicata ed estrosa giovane donna vedova. Sono strani, disadatti e distanziati da un mondo che non sentono più loro. Eppure si avvicinano, si aiutano e si innamorano. Nella loro diversità si sentono simili, nella convinzione che l’uno possa migliorare la situazione dell’altro. “Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo” dice Pat. La vita ci mette davanti tante sfide, molte della quali sembrano insormontabili. La differenza la facciamo noi, sempre.</p>
<p><strong>Disponibile su Rakuten Tv, iTunes, Now Tv, Google Play</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: L’AMORE NON VA IN VACANZA</strong></p>
<p>È difficile non viaggiare con il pensiero mentre si vede <em>L’amore non va in vacanza</em>. Perché? Perché se di amore si parla, c’è sicuramente in ognuno di noi una situazione del film che abbiamo vissuto, mentre a riportarti nella pellicola, ci sono gli spezzoni comici che riguardano Amanda, una donna americana in carriera nel settore cinematografico. Cos’hanno in comune Amanda e Iris, una giornalista inglese? Una relazione sentimentale da far pena: la prima ha un carattere troppo forte per gli uomini, l’altra l’esatto opposto, finendo spesso a fare lo zerbino del suo ex. Uno scambio di case per due settimane cambierà le loro vite, tra colleghi, fratelli e personaggi interessanti, e le due riusciranno a scoprire la loro vera essenza.</p>
<p><strong>Disponibile su YouTube e Google Play</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: DIECI INVERNI</strong></p>
<p>Certi amori non finiscono ma hanno bisogno di fare giri immensi prima di riconoscersi. All’opposto del colpo di fulmine c’è un sentimento che deve evolversi nel tempo per dare vita a una fiamma vera. Il rapporto tra Silvestro e Camilla (una siciliana apparentemente fredda, distaccata e fuori da ogni stereotipo) ci mette dieci inverni a trasformarsi in una storia d’amore compiuta. Come in un tango, i due si avvicinano e allontanano: i ventenni dell’inizio diventano adulti, vivono le loro delusioni e si ammorbidiscono, arrivando poco a poco a capire che non si può scegliere tra il bianco e il nero quando la vita è una scala di grigi. Solo quando hanno raggiunto la maturità necessaria, si scoprono capaci di amarsi, nello stesso luogo dove tutto era iniziato dieci anni prima. Gli amori felici esistono solo per chi ha la pazienza di aspettarli.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e in Dvd</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: 50 VOLTE IL PRIMO BACIO</strong></p>
<p>Harry Roth, veterinario alle Hawaii, è un infaticabile donnaiolo. L’incontro con Lucy Whitmore, insegnante d’arte, gli scombina i piani da seduttore. Lucy, a causa di un brutto incidente che le ha causato danni cerebrali, ogni notte dimentica cosa ha fatto e chi ha incontrato il giorno precedente. L&#8217;idea della memoria a breve termine che si cancella non è nuova, ma applicarla a una commedia è il colpo di genio di Adam Sandler e Drew Barrymore nelle vesti di produttori e attori. Si concretizza il sogno di ogni donna: avere un uomo innamoratissimo che ogni giorno la conquista con espedienti nuovi e non avere così lo spettro della routine. Un’intelligente costruzione narrativa, temi profondi, un finale non da cartoon.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix e TimVision</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: MOONRISE KINGDOM</strong></p>
<p>Chi ha detto che la fuitina sia un’usanza prettamente siciliana si sbaglia. La fuga d’amore, in realtà, non ha confini e anche nel New England può rivelarsi l’escamotage più efficace per sbattere in faccia i propri sentimenti verso la persona amata a genitori e compagni scout. In preda a turbe adolescenziali implacabili, i due teneri (ma agguerriti) protagonisti altereranno la quiete dell’isola di New Penzance. Le loro armi? Un giradischi a pile, una manciata di libri, un dolce gattino e la preziosa mappa di un antico percorso indiano. Inquadrature simmetriche, palette pastello e Françoise Hardy in sottofondo… «<em>Vorrei vivere in un film di Wes Anderson</em>» cantavano I Cani nel 2011. Quanto avevano ragione!</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd</strong></p>
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		<title>Volontariato e solidarietà sociale a Pavia: più forti del Coronavirus</title>
		<link>https://www.magzine.it/volontariato-e-solidarieta-sociale-a-pavia-piu-forti-del-coronavirus/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 14:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[pavia]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
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		<description><![CDATA[Il volontariato a Pavia non si ferma, ma si fa “smart” e muta il proprio approccio.L’Italia è da tempo immemore tra i Paesi più virtuosi al mondo per numero di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/14729191_10209246142942937_7133285837555214423_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="14729191_10209246142942937_7133285837555214423_n" /></p><p>Il volontariato a Pavia non si ferma, ma si fa “<em>smart</em>” e muta il proprio approccio.<mark class='mark mark-yellow'>L’Italia è da tempo immemore tra i Paesi più virtuosi al mondo per numero di volontari e solidarietà sociale, e la piccola città lombarda non fa eccezione.</mark> Se la salute è un diritto assoluto ed inalienabile, da difendere e preservare anche al costo di libertà personali e collettive, è anche vero che le reti sociali a protezione dei più vulnerabili non possono essere smantellate.</p>
<p>“Si rischia di sottovalutare l’impatto che solitudine ha su alcune persone” spiega <strong>Giorgio Musso</strong>, rappresentante della <strong>Comunità di Sant’Egidio di Pavia</strong>. In una città che sembra essersi paralizzata, circondata fin dai primi contagi da focolai e zone rosse, la Comunità non ha mai smesso di attivarsi per i più deboli, e non ha rinunciato al proprio approccio personale basato sui valori di fratellanza ed amicizia. “A Pavia – spiega Musso &#8211; hanno vietato ai senzatetto di dormire dalla stazione prima delle 23 e dopo le cinque del mattino, senza però dargli alcuna alternativa. Da giorni loro dormono all’aperto. Noi della Comunità stiamo continuando ad andare a trovarli, firmo io le certificazioni per chi va, è una questione di necessità. Abbiamo portato loro disinfettante, mascherine e sapone. Altri servizi che la Comunità di Sant’Egidio sta tenendo in piedi a Pavia sono la mensa, con distribuzione dei pasti all’ingesso e non ai tavoli, e il servizio di spesa a domicilio per gli anziani”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> A Pavia, il volontariato non si ferma, ma si fa &#8220;smart&#8221;: le iniziative di Comunità di Sant&#8217;Egidio e Babele odv, in favore di senzatetto e minori</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Se da un lato c’è chi, come la Comunità, a Pavia opera fuori dai circuiti “ufficiali” d’assistenza sociale, dall’altro sono numerose le associazioni che operano ufficialmente su concessione del Comune.</mark> L’emergenza Coronavirus ha portato al blocco anche di buona parte del cosiddetto “terzo settore”, ovvero delle attività <em>non-profit</em> utili alla società, come i doposcuola gratuiti, i centri aggregativi per gli anziani, o le cooperative che si occupano di senzatetto o di disabili.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questo arresto totale dei lavori, unito all’assenza di un piano chiaro (comunale o statale) per fronteggiare la situazione, ha portato le associazioni ed i singoli operatori ad ingegnarsi per trovare soluzioni spesso ufficiose e non abbandonare le persone assistite, spesso molto fragili</mark>: “Lavorando a progetto, noi non possiamo fare telelavoro. Però di nostra iniziativa abbiamo telefonato ai ragazzi che seguiamo normalmente al doposcuola, per sapere come si stanno trovando a seguire le lezioni online &#8211; racconta <strong>Elisabetta Della Vigna</strong>, operatrice di <strong>Babele ODV</strong>, associazione che gestisce due doposcuola comunali a Pavia &#8211; .Abbiamo individuato i dieci più fragili e, insieme ai volontari che di solito ci aiutano, ci siamo presi carico di un ragazzo a testa, per portare avanti un tutoraggio con rapporto uno a uno via Skype”.</p>
<p>Chi opera nel sociale in città, insomma, sta dimostrando molto spirito d’iniziativa e dedizione, per continuare a tutelare e difendere i più deboli, ora più che mai a rischio abbandono ed emarginazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La quarantena a fumetti di Gianluca Costantini tra emergenza e quotidianità</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 08:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#Ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Costantini]]></category>
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		<category><![CDATA[Voyage of Italy]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2008 il fumettista giapponese Masasumi Kakizaki pubblicò Kansen Rettou (letteralmente “isole infette”). Mai tradotta in Italia, l&#8217;opera ebbe un grande successo in molte parti del mondo e si guadagnò ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Immagine-da-Robinson.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine da Robinson" /></p><p><strong>Nel 2008 il fumettista giapponese Masasumi Kakizaki pubblicò<em> Kansen Rettou</em></strong> (letteralmente “isole infette”). Mai tradotta in Italia, l&#8217;opera ebbe un grande successo in molte parti del mondo e si guadagnò persino un adattamento cinematografico. <strong>A colpire il lettore era soprattutto la storia, incentrata su un’epidemia influenzale</strong> capace di aggravarsi velocemente e portare in molti casi persino alla morte. Nel fumetto, Kakizaki mostrava le possibili reazioni di società e istituzioni di fronte a una tanto inedita e pericolosa pandemia, ponendo l’accento soprattutto sulle storie umane di chi si trovava invischiato nella tragedia.</p>
<p>Sono passati poco più di dieci anni e <strong>lo scenario apocalittico prospettato in <em>Kansen Rettou</em> appare sinistramente familiare</strong>. La pandemia è arrivata davvero e probabilmente non eravamo pronti ad affrontarla. Anche il nostro Paese si è scoperto formato da tante “isole infette”, popolate però da un gran numero di eroi quotidiani che non ci saremmo mai aspettati.</p>
<p><strong>Raccontare con le vignette questo presente diventa difficile</strong>: certe tragiche vicende non si possono spettacolarizzare come se si fosse in un manga giapponese, ma non si può neanche rinunciare a raccontare una pagina di storia, lasciando una testimonianza che servirà ai posteri.</p>
<p><strong>Gianluca Costantini è un fumettista ravennate</strong> con una grande esperienza alle spalle: i suoi disegni hanno raccontato situazioni delicate, persino guerre, ma stavolta <strong>anche lui ha avuto dubbi prima di pensare a un progetto con cui descrivere l’Italia nella morsa nel Coronavirus</strong>: <mark class='mark mark-yellow'>«Ci ho messo un po’ a partire, nonostante avessi cominciato la quarantena a inizio febbraio. Ero un po’ bloccato perché non sapevo come raccontare la situazione</mark>, essendo abituato a rappresentare contesti totalmente diversi, all’aperto e lontani da me, mentre questa vicenda chiaramente mi coinvolge in prima persona, nel quotidiano. <mark class='mark mark-yellow'>Ero in parte pietrificato dal fatto di non voler apparire come un approfittatore della situazione per far parlare di me</mark>».</p>
<p>Alla fine Costantini ha trovato la chiave giusta per parlare di quello che vedeva e ha creato <strong><em>The Voyage of Italy</em></strong>: «Man mano ho aggiunto un paio di disegni al giorno pubblicandoli su <em>Medium</em> e creando un diario di ciò che io potevo vedere da casa mia, lavorando in <em>smart working</em>. <mark class='mark mark-yellow'>Sono disegni tratti da foto per lo più amatoriali e scattate da medici e infermieri</mark>, che ritraggono momenti di lavoro in prima linea contro il virus».</p>
<p><em>The Voyage of Italy</em> è un nome nato per fare il verso al <em>Grand Tour</em> ottocentesco, compiuto dai ricchi stranieri per scoprire le bellezze del nostro Paese. <strong>Il titolo tradisce l’idea originale di Costantini, che inizialmente pensava<em> The Voyage </em>come un progetto in grado di interessare principalmente un’audience non italiana</strong>. Il successo dei disegni nel nostro Paese ha sorpreso lui <em>in primis</em>: «<mark class='mark mark-yellow'>L’ho concepito per un pubblico straniero che potesse vedere i disegni su Twitter, a partire dai miei contatti, per mostrare all’estero la situazione italiana che in molti Paesi non si era ancora sviluppata come lo è adesso</mark>. Poi ho avuto quasi più visualizzazioni dal pubblico italiano, soprattutto su Facebook; per Twitter forse queste immagini sono troppo misteriose, dato che è un social che ha bisogno di informazioni più precise. Questi disegni invece sono emotivi e forse è per questo che su Facebook hanno avuto maggior successo. Sono nati senza parole, con solo la città di riferimento a fare da didascalia».</p>
<p>Non c’è in fondo molto da spiegare: le storie raccontate nelle polaroid disegnate di Costantini arrivano in maniera abbastanza immediata. Sono la riproduzione fedele di foto già uscite sui social o sui giornali e sono state scelte dal fumettista anche perché in grado di colpire subito chi guarda: «La maggior parte delle foto – alcune più costruite, altre meno – ritraggono persone in azione e impiegate in cose tecniche: l’uso di macchinari, il lavoro in ospedali da campo, i militari a pattuglia… e poi mascherine, guanti e tute di plastica che disegnate fanno apparire le persone come strutture ghiacciate, quasi di neve».</p>
<p><strong>Si tratta di piccoli affreschi che parlano da soli</strong>, non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Forse, più semplicemente, sono <strong>figli di un’emergenza sanitaria di per sé incomunicabile</strong>. Costantini questo non lo sa di preciso ma non esclude a priori la seconda ipotesi: «Può essere, vista la mia iniziale difficoltà a parlare dell’argomento. La scelta però è inconsapevole, deriva da come ho strutturato il primo disegno. All’inizio lavoro spesso anche in maniera casuale; questo poi non è un lavoro commissionato, ma artistico, spontaneo, che ho proseguito per più giorni, ma nessuno mi costringe a continuare a disegnare questa vicenda. È stato un momento di cui ho voluto raccontare; l’incomunicabilità c’è, ma la comunicazione non manca, soprattutto online».</p>
		<div id="aesop-image-component-43207-1" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
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				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-left aesop-image-component-caption-left" style="width:300px;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Vo_esercito.png" title="">
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							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Vo_esercito.png" alt="Vo_esercito">
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<p>Per restituire un’immagine fedele del nostro Paese al tempo del CoViD-19, non ci si può limitare a parlare del virus in sé: bisogna mettere in evidenza anche gli aspetti collaterali che stanno emergendo in questa situazione di emergenza. <strong>Tra le immagini che colpiscono di più c’è non a caso quella di un militare che blocca le auto sul confine</strong>. <strong>Il vero pericolo potrebbe essere non il virus in sé, ma la possibile perdita di libertà</strong>? <mark class='mark mark-yellow'>«Certo. Il disegno è tratto da una foto che nella mia versione è incompleta, perché c’è solo il militare al confine e non l’auto che viene fermata. Essendo un disegno, può essere interpretato da chi lo guarda in tante maniere e questo effetto è voluto proprio perché il militare in strada non è un bel vedere, è difficilmente identificabile come un eroe come invece capita con i medici o gli infermieri degli altri disegni</mark>. Per molti lo è, per me per esempio no. <mark class='mark mark-yellow'>È un disegno inquietante, come quello dedicato ai camion dell’esercito a Bergamo</mark>. La mattina in cui ho visto la foto su Internet non ho pensato alle bare che trasportavano, ma mi ha fatto impressione la forza che emanava questo ingombro di mezzi militari. È anche una critica, per altri invece no. La foto non avrebbe dato questa doppia lettura, mentre <mark class='mark mark-yellow'>disegnare il solo militare è quasi una denuncia</mark>».</p>
<p><strong>Le foto sono molto più deboli dei disegni, soprattutto se non sono opera di professionisti: gli scatti rischiano di scomparire</strong>, di venire dimenticati. Un progetto come<strong><em> The Voyage of Italy</em> nasce anche per conservare la memoria di questi scatti</strong>, che rischierebbero di sbiadire col tempo: «È importante ricordare cosa è successo e <mark class='mark mark-yellow'>il disegno può archiviare meglio, anche perché queste tavole faranno parte di un progetto di una sola persona che l’ha realizzato come testimonianza</mark>. Per me è molto importante creare delle memorie di questo tipo, è come lasciare un magazzino di disegni consultabili per sempre».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Nel progetto <em>The Voyage of Italy</em>, in foto e vignette, l&#8217;Italia in quarantena che resiste e spera nel quotidiano</span></p>
<p>Non è detto però che un lavoro del genere abbia valore solo domani. Il progetto può trasmettere qualcosa di importante anche adesso, mentre quello che si vede combacia con ciò che sta accadendo. <strong>Per veicolare questa opera e il suo messaggio in presa diretta è fondamentale poter contare sul supporto della tecnologia, in particolare dei social</strong>: «<mark class='mark mark-yellow'>Questo lavoro può esistere solo in questa maniera. Anche se dovesse essere esposto in una mostra, non influirebbe sugli animi delle persone più di tanto perché rappresenterebbe solo un ricordo</mark>. Adesso invece poterlo veicolare nell’immediato è molto più importante e i social sono fondamentali in questo. Se i disegni venissero pubblicati semplicemente su un sito, non avrebbero alcun modo di essere diffusi e nessuno se ne accorgerebbe. <mark class='mark mark-yellow'>I social sono la nostra realtà al momento e il progetto deve essere condiviso per forza lì, è pensato appositamente per questi mezzi di comunicazione</mark>. Sono solito lavorare attraverso i social, non ho cambiato le mie abitudini a causa della quarantena; il mio messaggio passa sempre attraverso Internet, è proprio il mio modo di comunicare con gli altri. Poi non manca anche l’incontro dal vivo, certo, ma lavoro soprattutto online».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il disegnatore è in qualche modo fortunato: non ha bisogno di troppo tempo per adattarsi alla quarantena, visto che spesso una gran parte del lavoro si fa nel chiuso della stanza.</mark> Certo, manca il poter trovare spunti in prima persona nel mondo esterno, soprattutto se come Costantini si è un artista molto attento a ciò che accade intorno: «Personalmente negli anni ho fatto di tutto per uscire dal mio studio e stare in mezzo agli altri. Il lavoro online senza la realtà è abbastanza soffocato, perché ho bisogno che i miei disegni sfocino nella quotidianità delle persone portandole magari a delle manifestazioni o che li usino nella vita vera, non solo sul Web. Mi interessa anche incontrare queste persone dal vivo attraverso la presentazione di libri e mostre, dato che online si può fare solo una conoscenza poco approfondita. Il mio modo di lavorare quindi non è cambiato, ma il mio rapportarmi con gli altri è decisamente sofferente. Avrei bisogno di maggiori contatti anche per lavoro, non solo attraverso uno schermo».</p>
<p><strong>La quarantena però può essere raccontata anche in chiave comica</strong>, proprio come ha proposto il romano ZeroCalcare con la sua serie animata, <em>Rebibbia Quarantine</em>. <strong>Se si vuole sdrammatizzare o fuggire parzialmente dalla realtà, il disegno diventa terapia</strong>? «<mark class='mark mark-yellow'>Può essere – annuisce Costantini –. Essere sempre impegnati fa bene in momenti come questo e il mio lavoro me lo permette, mentre altre persone, costrette a stare ferme da un mese senza fare nulla in casa, di certo vivono con maggior sofferenza la quarantena</mark>. Per fortuna io ho questo impegno costante e continuerà ad essere così anche alla fine dell’isolamento. Non mi sento con le mani in mano, ma cerco di aiutare alla mia maniera: disegnando».</p>
<p><strong>E com’è la sua quarantena? Come si potrebbe raccontare in una vignetta</strong>? Costantini ride: «<mark class='mark mark-yellow'>Mi rappresenterei qui nel mio studio, a lavorare</mark>. Ho già fatto un disegno simile per uno speciale di <em>Robinson</em>: seduto alla scrivania e con alle spalle il virus che incombe».</p>
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				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-left aesop-image-component-caption-left" style="width:300px;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Bacio_TvBoy.png" title="">
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<p>Oltre ai fumettisti, <strong>anche gli <em>street artists</em> hanno affrontato il tema CoViD rivisitando le opere d’arte</strong>. «<mark class='mark mark-yellow'>La dissacrazione serve come messaggio</mark> – spiega Costantini –. Si usa qualcosa che altri conoscono per parlare di ciò che succede ora. <mark class='mark mark-yellow'>È il caso de <em>Il Bacio</em> di Hayez rivisitato da TvBoy. Si tratta di una dissacrazione utile, che lancia un messaggio preciso usando un simbolo di Milano</mark>. È così che si suscita l’interesse per una certa notizia, in questo caso il virus».</p>
<p>In tema di <em>news</em>, <strong>la pandemia viene spesso descritta con termini bellici. Per un fumettista che ha rappresentato la guerra in Libia ha senso tratteggiare in questo modo l’emergenza sanitaria</strong>? Costantini scuote la testa: «<mark class='mark mark-yellow'>Per me no, perché sono due cose differenti</mark>. Questo non è un conflitto che nasce dallo scontro tra due popolazioni o fazioni, ma è ritratto così dai media perché è concepito come un attacco sferrato da un’entità invisibile che dobbiamo sconfiggere con le nostre tattiche di guerra: il controllo, la reclusione, la narrazione del nemico. <mark class='mark mark-yellow'>Si usa questo linguaggio perché fa effetto. Poi ci sono i militari per le strade e allora diventa ancora più semplice ricorrere a questa retorica</mark>. Si parla di lavoro in prima linea, no? Anche questo è un riferimento a chi muore nei conflitti armati, solo che qui <strong>stiamo parlando di operatori sanitari che si sacrificano per il bene della comunità e che soffrono una situazione di stress costante</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>I giornali non dovrebbero ricorrere a questo tipo di linguaggio, ma lo usano per fare notizia</mark>».</p>
<p><strong>Si parla infatti di infodemia</strong>, della corsa a informare a tutti i costi. Costantini riflette ad alta voce: «<mark class='mark mark-yellow'>Spesso penso a come sarebbe stata la situazione se fossimo vissuti in un periodo senza Internet e senza notizie a ogni ora del giorno, ma solo con i giornali in edicola. Mi chiedo se questo sapere sempre tutto non ci stia pian piano anestetizzando. All’inizio facevano effetto tre morti, adesso 800 al giorno non ti dicono più nulla</mark>. Speri che diminuiscano, ma man mano che i numeri crescono diventi quasi indifferente. E poi <strong>riuscire ad avere 24 ore di programmazione televisiva – ma anche le prime pagine di quotidiani o di siti online – sempre sullo stesso argomento fa sì che diventi difficile avere qualcosa da dire</strong>. Adesso ho l’impressione che ci si stia arrampicando sugli specchi parlando di chi si fa i selfie o di ciò che fa la gente a casa, criticando quei paesi che non hanno adottato la quarantena… Sono cose che trovano il tempo che trovano». Si interrompe e aggiunge: «<mark class='mark mark-yellow'>In un contesto simile è difficile parlare di tutto il resto, piuttosto. Per esempio io che mi interesso di diritti umani non riceverei lo stesso interesse di prima su un caso di violazione che può accadere in uno Stato come la Nigeria</mark>. Trova una rilevanza minore a livello di veicolazione di messaggio; è approvato da una piccola cerchia di persone più o meno direttamente coinvolte, ma il grande pubblico difficilmente si interessa a un argomento del genere, già considerato di nicchia a prescindere dal virus».</p>
<p>Non solo Africa: Costantini ha lavorato anche in Nord America, in particolare per la <em>CNN</em>, e ci racconta cosa prova di fronte all’espansione gigantesca dei contagi Oltreoceano: «Ciò che accade negli Stati Uniti è davvero grave. Colpisce direttamente il nostro immaginario, basta pensare a New York. Sono numeri che fanno paura, molto più di quelli cinesi, anche perché ci sentiamo decisamente più vicini al mondo americano che non a quello asiatico. Sono notizie che ci aspettavamo, ma appaiono più grandi di quello che pensavamo».</p>
<p>La situazione statunitense si aggrava, quella italiana pian piano sembra migliorare. <strong>Attraverso i disegni di <em>The Voyage of Italy</em> si nota l’andamento dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Costantini ci confida quali sono le sue tavole preferite: «Sono tre: quella con il gruppo che carica una bara su un’auto; la donna che cuce mascherine per un’industria di Besozzo; i due infermieri inginocchiati che cercano di consolarsi a vicenda. La foto è stata scattata da un medico in corsia. Credo che siano le immagini più rappresentative di ciò che stiamo vivendo».</mark></p>

<a href='https://www.magzine.it/la-quarantena-a-fumetti-di-gianluca-costantini-tra-emergenza-e-quotidianita/funerale_sketch/'><img width="75" height="75" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Funerale_sketch-75x75.png" class="attachment-thumbnail" alt="Funerale a Bergamo" /></a>
<a href='https://www.magzine.it/la-quarantena-a-fumetti-di-gianluca-costantini-tra-emergenza-e-quotidianita/besozzo_sketch/'><img width="75" height="75" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Besozzo_sketch-75x75.png" class="attachment-thumbnail" alt="Mascherine a Besozzo" /></a>
<a href='https://www.magzine.it/la-quarantena-a-fumetti-di-gianluca-costantini-tra-emergenza-e-quotidianita/in-ginocchio_sketch/'><img width="75" height="75" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/In-ginocchio_sketch-75x75.png" class="attachment-thumbnail" alt="Infermieri in ginocchio" /></a>
<a href='https://www.magzine.it/la-quarantena-a-fumetti-di-gianluca-costantini-tra-emergenza-e-quotidianita/bimbo_sketch/'><img width="75" height="75" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Bimbo_sketch-75x75.png" class="attachment-thumbnail" alt="Bimbo_andrà tutto bene" /></a>

<p><strong>Noi ne aggiungiamo un’altra: il neonato con il pannolino con su la scritta colorata <em>Andrà tutto bene</em>. </strong><mark class='mark mark-yellow'>Perché l’Italia saprà rinascere dalle ceneri dei propri morti come l’araba fenice.</mark></p>
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		<title>CINEDECAMERON IV: Gli amori infelici</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 12:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Blue Valentine]]></category>
		<category><![CDATA[Cinedecameron]]></category>
		<category><![CDATA[Closer]]></category>
		<category><![CDATA[Espiazione]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Fleabag]]></category>
		<category><![CDATA[I girasoli]]></category>
		<category><![CDATA[In the mood for love]]></category>
		<category><![CDATA[Mulholland drive]]></category>
		<category><![CDATA[Non ti muovere]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Se mi lasci ti cancello]]></category>
		<category><![CDATA[Un giorno di pioggia a New York]]></category>

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		<description><![CDATA[La quarantena mette alla prova le storie d’amore. Costretti alla convivenza forzata oppure obbligati a vedersi soltanto a distanza, anche le coppie più consolidate si trovano a dover affrontare una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1284" height="692" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/se-mi-lasci-ti-cancello.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="se mi lasci ti cancello" /></p><p>La quarantena mette alla prova le storie d’amore. Costretti alla convivenza forzata oppure obbligati a vedersi soltanto a distanza, anche le coppie più consolidate si trovano a dover affrontare una vera e proprio prova del nove.<mark class='mark mark-yellow'>Il cinema ha saputo raccontare benissimo gli ostacoli delle emozioni, tra mal di pancia e tormenti non corrisposti.</mark> Ecco allora <strong>la selezione di Magzine</strong>, nove film e una serie tv, dove il tema centrale è<mark class='mark mark-yellow'>uno dei “topoi” preferiti dalla Settima Arte: gli amori infelici</mark>. Preparate i fazzoletti.</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: MULHOLLAND DRIVE</strong></p>
<p>Che cos’è l’amore secondo David Lynch? Sogno, illusione, proiezione mentale. Un’idealizzazione che ha una forma immateriale, indefinibile, astratta. <em>Mulholland Drive</em> è un gioco di specchi, una riflessione sospesa in aria che smaschera il miraggio di dare naturalezza e concretezza al sentimento. La protagonista Betty (una strepitosa Naomi Watts) s’innamora di Rita, che non ha un passato e neppure un’identità. La loro passione, una volta esaurita, le muterà in Diane e Camilla, tra depressione, gelosie e invidie: il risveglio dal sogno.  Un’altra coppia, un altro puzzle, un altro tassello emozionale incapace di trovare una composizione.</p>
<p><strong>Disponibile su YouTube e Google Play</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: ESPIAZIONE</strong></p>
<p>Il terribile errore di una bambina (Saoirse Ronan) condanna all’infelicità due amanti appena congiunti. A separarli non sarà solo questo, ma anche la Storia. Non c’è film migliore per rappresentare il finale tragico di due ragazzi (KeiraKnightley e James McAvoy) che si amano. Tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan, <em>Espiazione</em> ha in sé tutti gli ingredienti del dramma: l’occhio non così innocente della bambina narratrice, una coppia costretta a dividersi nonostante abbia appena deciso di stare insieme, la gelosia, il dolore, la morte, il senso di colpa. L’epilogo onirico non consola lo spettatore, che esce devastato dalla visione. Ed è proprio questo a rendere il film un capolavoro.</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: CLOSER</strong></p>
<p>Londra, le vite di due coppie si intrecciano per anni in un gomitolo di nevrotiche passioni e debolezze umane. Inciampare in una relazione tossica è meno difficile di quanto si è soliti pensare e, divenuti preda di un amore beffardo, ogni strategia per uscirne assume i contorni di tentativi maldestri. Un’eccezione diventa presto un vizio e un tradimento un’abitudine vorticosa. Chi crede nel colpo di fulmine si ritroverà in Dan, che sta con Alice, ma si innamora di Anna al primo sguardo. I volitivi apprezzeranno i modi tranchant di Larry. La canzone <em>The Blower&#8217;sDaughter</em> incornicia legami tormentati e bugie mal taciute. <em>Closer </em>svela l’intimità delle storie d’amore descrivendole così come sono: imperfette.</p>
<p><strong>Disponibile su</strong> <strong>Netflix</strong></p>
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<p><strong>ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: SE MI LASCI TI CANCELLO</strong></p>
<p>Quando una storia finisce tutto ci ricorda l’ex, soprattutto la sua straordinaria capacità di uscirne bene nonostante l’evidente incapacità di essere all’altezza di tutto. Quando c’è l’amore ogni difetto è velato dalla comprensione, ma quando finisce anche i pregi diventano punte di ipocrisia inevitabili da odiare. Eppure i ricordi fanno male. Forse sarebbe meglio cancellarli in una notte e svegliarci come se non avessimo mai conosciuto quell’amore. Ripercorremmo il tempo a ritroso, dall’ultima volta al primo bacio, dalla sfuriata di una sera al primo incontro. Ma saremmo ancora sicuri di voler dimenticare? Non saremmo gli stessi se non avessimo conosciuto quella persona e anche se la dimenticassimo, ci innamoreremmo di lei ancora una volta.</p>
<p><strong>Disponibile su</strong> <strong>Google Play </strong>e <strong>Netflix</strong></p>
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<p><strong>MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK</strong></p>
<p>Un richiamo a una melodia senza età, a una Grande Mela nostalgica che continua a vivere. Nell’ultimo film di Woody Allen l’amore non ha un seguito, qualcuno spicca il volo e qualcun altro resta a terra, perché nessuno è perfetto. La felicità non è mai a portata di mano, anche se questa volta i protagonisti provano a credere nelle favole, ribaltando il velo di tristezza di alcuni momenti del film.  I grattacieli di New York si vedono dalle finestre. A ogni incrocio, un incontro. Gatsby e Ashleigh sono due giovani studenti che decidono di trascorrere un fine settimana romantico. Lui proviene da una ricca famiglia e vorrebbe portarla in tutti i luoghi della città. Lei, figlia di banchieri, ha la possibilità di intervistare un famoso regista per l&#8217;università. Per entrambi il weekend si trasformerà in una serie di incontri segnati dalla pioggia e dal destino.</p>
<p><strong>Disponibile su YouTube e Google Play</strong></p>
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<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: IN THE MOOD FOR LOVE</strong></p>
<p>Siamo abituati a stare male per gli amori finiti e per quelli mai iniziati, soffocati sul nascere dal fatto di non essere corrisposti. Esiste però un altro tipo di amore capace di far soffrire: quello che esiste ma non può essere consumato del tutto. In questi giorni di isolamento forzato, molti vivono in uno strano limbo: si amano ma possono dimostrarselo solo a distanza, attraverso piccoli gesti come un messaggio. La passione tra Mr Chow e Mrs Chan è più evocata che consumata: il dolore per essere stati traditi dai rispettivi partner unisce i protagonisti ma gli impedisce anche di vivere appieno il sentimento. Il loro amore è ostacolato da una distanza che, seppur metaforica, non è superabile. I cuori feriti di Wong Kar-Wai non usciranno forse mai dal loro isolamento.</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd</strong></p>
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<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: NON TI MUOVERE</strong></p>
<p>Alcune storie d’amore impossibili un senso non lo hanno. Neppure se lo si cerca disperatamente, come cantava Vasco. Ci si conosce così, per puro caso, in una torrida giornata estiva, da soli nel mezzo del nulla, in preda alla ricerca disperata di un meccanico e di un telefono con cui chiedere aiuto. La passione violenta irrompe, divampa in un secondo, per poi tramutarsi nel più puro dei sentimenti. Gli ostacoli e gli imprevisti della vita non faranno altro che mettere a dura prova la storia di cui si è protagonisti. Nonostante tutte le sofferenze però, il senso di quanto vissuto, domani, un giorno, arriverà. Basta aspettare. E finalmente, anche il doloroso ricordo dell’ avventura passata si farà dolce.</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd</strong></p>
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<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: FLEABAG</strong></p>
<p>Tutti meritiamo la felicità coniugale. Allo stesso modo, chiunque ha dei momenti in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato, e si finisce per credere che i problemi risiedano solo in noi stessi, e che la felicità, forse, proprio non ce la meritiamo. Capita a tutti; persino a chi, già di suo, si definisce come una donna «avara, pervertita, egoista, apatica, cinica, depravata e moralmente corrotta». Aggettivi con cui Fleabag, trentenne londinese come tante (o forse no), si descrive, in una delle rotture della quarta parete che caratterizzano la serie tv che prende il nome proprio della sua protagonista, interpretata da una strepitosa Phoebe Waller-Bridge. In generale, una comedy perfetta per auto commiserarsi.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: BLUE VALENTINE</strong></p>
<p>Quella di <em>Blue Valentine </em>è una storia ordinaria. Dean lavora dipingendo case, mentre Cindy è infermiera in una clinica. Sono innamorati, ma non sempre la vita riserva un lieto fine: “<em>Penso che noi uomini abbiamo uno spirito romantico maggiore della donna. Quando ci sposiamo lo facciamo con quella giusta, resistiamo con tutte le forze</em>”. Lo dice Dean, in un breve passaggio del film, eppure le sue parole gli si ritorcono contro. In questa storia però nessuno ha torto o ragione. Il loro amore non è destinato a durare. Senza un motivo o un perché. Finisce, semplicemente, nella sua straordinaria normalità.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e YouTube</strong></p>
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<p><strong>FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: I GIRASOLI</strong></p>
<p>Il campo di girasoli è lo sfondo della storia di Giovanna e Antonio, facce di due realtà che, senza pregiudizi, sono la perfetta rappresentazione del Nord e del Sud Italia, con le loro usanze ma pur sempre simili. A unire un popolo così eterogeneo la disgrazia della guerra, che provoca addii e scomparse. Dopo la fine della guerra, Giovanna aspetta il ritorno del suo sposo Antonio, che però non torna più in stazione come i tanti soldati. La sua lunga attesa la porterà a maturare la decisione di mettersi alla ricerca del suo uomo, compiendo un viaggio intraprendente che fa quasi capire quanti ostacoli mentali ci facciamo quando ci spostiamo nel mondo. Al tempo non c’erano telefonini, eppure Giovanna riuscirà a scoprire ciò che la tormenterà profondamente.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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