<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Pyeongchang</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/pyeongchang/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Olimpiadi, l’accento italiano della spedizione thailandese</title>
		<link>https://www.magzine.it/olimpiadi-laccento-italiano-della-spedizione-thailandese/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/olimpiadi-laccento-italiano-della-spedizione-thailandese/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 15:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Nava]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi olimpici invernali]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pyeongchang]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=34587</guid>
		<description><![CDATA[La Thailandia non è proprio uno di quei Paesi che stimolano nell’immaginazione collettiva un’idea di basse temperature, neve e ghiaccio. L’ex Siam è infatti caratterizzato in gran parte da un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="791" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/IMG-20180222-WA0012.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="img-20180222-wa0012" /></p><p>La Thailandia non è proprio uno di quei Paesi che stimolano nell’immaginazione collettiva un’idea di basse temperature, neve e ghiaccio. L’ex Siam è infatti caratterizzato in gran parte da un clima monsonico, e solamente durante la stagione delle piogge in alcuni casi il termometro tocca lo zero. <mark class='mark mark-yellow'>Lo sport nazionale è la <em>muay thai</em> e i risultati degli atleti thailandesi nella storia olimpica sono riconducibili a 30 medaglie &#8211; di cui sette ori -, tutte provenienti da pugilato, sollevamento pesi e taekwondo</mark>. Insomma lotta, forza e agilità. Dal 2002 a Ovest del Mekong lo sport si è però incrociato con la neve, con la prima partecipazione ai Giochi di Salt Lake City. A rompere il ghiaccio fu il fondista <strong>Prawat Nagvajara</strong>, un professore universitario residente in Pennsylvania: da quell’8 febbraio &#8211; tranne che nel 2010 a Vancouver &#8211; la bandiera thailandese è stata sempre sventolata durante le cerimonie d’apertura delle Olimpiadi Invernali. Si tratta di una tradizione che è stata rispettata anche il mese scorso in Corea del Sud, quando <mark class='mark mark-yellow'>ben quattro atleti hanno rappresentato la Nazione allo Stadio Olimpico di Pyeongchang: peccato, però, che come spesso accade per i Paesi non caratterizzati da frequenti nevicate, nessuno degli olimpionici vive nel Sud-Est asiatico</mark>. In particolare la spedizione olimpica thailandese in Corea aveva uno spiccato accento italiano, con tre sciatori nati e cresciuti nel Belpaese: tutti depositari di storie personali più uniche che rare.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.magzine.it/olimpiadi-nicola-zanon-a-tre-secondi-da-hirscher-in-meno-di-un-anno/"><strong>Nicola Zanon, come arrivare a tre secondi da Hirscher in meno di un anno</strong></a></li>
<li><a href="http://www.magzine.it/olimpiadi-i-fratelli-chanloung-dalla-val-daosta-alla-corea-del-sud/"><strong>I fratelli Chanloug: dalla Val d&#8217;Aosta alla Corea, passando per la Thailandia</strong></a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/olimpiadi-laccento-italiano-della-spedizione-thailandese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Olimpiadi: Nicola Zanon, a tre secondi da Hirscher in meno di un anno</title>
		<link>https://www.magzine.it/olimpiadi-nicola-zanon-a-tre-secondi-da-hirscher-in-meno-di-un-anno/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/olimpiadi-nicola-zanon-a-tre-secondi-da-hirscher-in-meno-di-un-anno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 15:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Nava]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi olimpici invernali]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pyeongchang]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=34594</guid>
		<description><![CDATA[L’abilità sugli sci, l’amore per la Thailandia e l’umile ambizione.Se si volesse condensare la storia di Nicola Zanon in tre punti chiave, ci si accorgerebbe che questi caratteri riemergono ciclicamente ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1077" height="588" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/28822001_344145539438040_655839177_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="28822001_344145539438040_655839177_o" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>L’abilità sugli sci, l’amore per la Thailandia e l’umile ambizione.Se si volesse condensare la storia di <strong>Nicola Zanon</strong> in tre punti chiave, ci si accorgerebbe che questi caratteri riemergono ciclicamente nella vita dell’atleta trentino. Di padre italiano e madre thailandese, l’atleta 21enne ha partecipato il mese scorso alle Olimpiadi di Pyeongchang con la casacca del Paese asiatico</mark> , a un passo dalla qualificazione alla seconda manche in slalom gigante: un’esperienza che è “un punto di partenza”, ma che solo un anno fa non era nemmeno immaginabile. «Ho cominciato a sciare a otto anni. Non ho mai smesso, ma quando nel 2014 non sono riuscito a prendere parte ai Giochi di Sochi per motivi extra-sportivi, la delusione è stata così cocente che ho immediatamente appeso gli sci al chiodo». A diciassette anni è normale rimanere scottati per colpi così duri, ma il destino &#8211; per chi ci crede &#8211; non aveva in programma di dividere lo slalomista dai Giochi per sempre. «Non ho più sciato fino a febbraio 2017, nemmeno nel week-end, e mi sono concentrato sul lavoro come falegname con mio padre. In quel momento sono però stato contattato dalla Federazione».</p>
<p>La fiamma olimpica del 21enne si è così riaccesa, e l’obiettivo fissato dalla Thailandia è chiaro: nel caso in cui Nicola avesse ottenuto un risultato utile per la qualificazione, sarebbe entrato nella Nazionale, con il conseguente sostegno economico. «Dopo un solo allenamento ho partecipato ad una gara, raggiungendo subito il tempo prefissato. Solo dallo scorso giugno ho cominciato la vera vita da atleta professionista, lasciando il lavoro e dedicandomi a tempo pieno allo slalom». <span class='quote quote-left header-font'>Fino a meno di un anno fa Nicola Zanon lavorava come falegname e pizzaiolo, poi la corsa alle Olimpiadi</span> Ecco, al tris di caratteristiche di Nicola si potrebbe aggiungere quel vizietto di bruciare le tappe e ottenere miglioramenti in un batter d’occhio. Afferma di credere nel lavoro e nell’allenamento umile e professionale, e in effetti le sue discese gli hanno dato finora ragione, mostrando ottime potenzialità. Con nemmeno un anno di sci alle spalle, al terzo intermedio della prima manche &#8211; prima di mancare una porta &#8211; il ritardo dall’extraterrestre<strong> Marcel Hirscher</strong> era infatti di circa tre secondi e mezzo. In sostanza, un risultato incredibile dopo una pausa così lunga, che Nicola fissa come cancelletto di partenza della sua carriera, non certo come traguardo finale: <mark class='mark mark-yellow'>«Se dovessi fare un’altra Olimpiade ne avrei già una. Ho visto come lavorano i migliori. È stata un’emozione grandiosa visto lo strettissimo legame che ho con la Thailandia».</mark></p>
<p>Quella dello slalomista con l’ex Siam non è certo un matrimonio d’interesse, visto che come cultura il 21enne si sente molto vicino al Paese asiatico, e che il suo futuro è destinato a Oriente al di là dello sport: «Quando ho lasciato lo sci, oltre come falegname facevo il pizzaiolo la sera. Le mie intenzioni erano quelle di aprire un locale in Thailandia, e voglio ancora farlo una volta chiuso con lo slalom». Nicola parla thai ad un buon livello, e visita la Nazione appena riesce. <mark class='mark mark-yellow'>La casacca bianco-rossa-blu è ormai una seconda pelle, che punta a indossare sulla neve ancora per i prossimi anni, complice la fase di crescita di tutta l’Asia che passa, oltre che da Pyeongchang, dalla prossima edizione di Pechino</mark> : «C’è tanto da lavorare, e ora ho la necessità di trovare uno sponsor personale per rendere il tutto sostenibile senza dover tornare a fare il falegname. I miei prossimi obiettivi sono andare a medaglia nei Giochi Asiatici e magari entrare nei primi 30 in una gara di Coppa del Mondo. Solo il tempo dirà se ci riuscirò, e certi traguardi non si raggiungono senza sacrifici. Mi allenerò con umiltà e professionalità, per tirare fuori dal mio motore tutti i cavalli possibili».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/olimpiadi-nicola-zanon-a-tre-secondi-da-hirscher-in-meno-di-un-anno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Olimpiadi: i fratelli Chanloung, dalla Val d’Aosta alla Corea del Sud</title>
		<link>https://www.magzine.it/olimpiadi-i-fratelli-chanloung-dalla-val-daosta-alla-corea-del-sud/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/olimpiadi-i-fratelli-chanloung-dalla-val-daosta-alla-corea-del-sud/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 15:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Nava]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi olimpici invernali]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pyeongchang]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=34608</guid>
		<description><![CDATA[«Sciare nel circuito finale, allo stadio, è stata un’emozione indescrivibile: percepivo fisicamente la spinta di tutto il pubblico, che incitava qualsiasi atleta». Quando Mark Chanloung pronuncia queste parole, fatica a ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/IMG-20180219-WA0007.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="img-20180219-wa0007" /></p><p>«Sciare nel circuito finale, allo stadio, è stata un’emozione indescrivibile: percepivo fisicamente la spinta di tutto il pubblico, che incitava qualsiasi atleta». Quando <strong>Mark Chanloung</strong> pronuncia queste parole, fatica a contenere le emozioni, i suoi occhi diventano lucidi e si trova costretto a prendersi delle pause per deglutire. <mark class='mark mark-yellow'>Mark e sua sorella <strong>Karen</strong> potrebbero essere dei ragazzi qualunque &#8211; e forse lo sono -, con la differenza che il mese scorso erano in Corea del Sud, spalla a spalla con i migliori atleti degli sport invernali. «Siamo cresciuti a Gressoney, in Val d’Aosta, ma nostro padre è thailandese.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Mark ha festeggiato il compleanno come portabandiera durante la cerimonia d&#8217;apertura</span> Per questo un paio di anni fa, quando ci siamo accorti che sciare senza arruolamento stava diventando troppo costoso, abbiamo saputo che la Thailandia voleva formare una squadra per le Olimpiadi». Da sempre con gli sci ai piedi, i fratelli Chanloung hanno coltivato la loro passione tra un viaggio in Asia e l’altro: dietro la spinta di Karen (“Mark seguiva me”, <em>ndr</em>) sono passati dallo sci alpino allo snowboard, per poi spostarsi definitivamente sul fondo. «La prima gara la vinsi subito &#8211; spiega la 21enne &#8211; e quindi decisi di imboccare quella strada». Al fratello, invece, il fondo non piaceva, e finiva sempre a lottare per gli ultimi cinque posti: con il tempo e l&#8217;allenamento è però diventato competitivo, fino a raggiungere il traguardo olimpico. Ora la Federazione thailandese deve fissare i prossimi obiettivi, decidendo se limitarsi a presentare gli atleti alla prossima edizione, oppure se chiedere ai suoi ragazzi di alzare il livello di competizione, investendo di più.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>I fratelli Chanloung non parlano thailandese, ma amano entrambi la terra paterna: «Andavamo spesso a trovare nostra nonna &#8211; ammette Karen -, poi è diventato complesso per via degli allenamenti: mi dispiace, adoro questo Paese».</mark> Uno stretto rapporto che l’atleta ritrova anche nel suo carattere: «Rispetto ai miei amici ho una visione asiatica della vita, ereditata da mio padre. Mi piace avere però radici su due poli opposti: la neve di Gressoney e il caldo della Thailandia». Due atleti di una Federazione minore devono però avere un piano B, e per questo da settembre entrambi hanno cominciato gli studi: Economia e Management per Karen, Scienze Motorie per il fratello: «Ho chiesto l’esonero dall’obbligo di frequenza perché ho bisogno di allenarmi molto &#8211; continua Mark -, e ho saltato la sessione d’esame di febbraio perché avevo di meglio da fare (ride, ndr)». Diversa è, invece, la scelta di Karen: «La mia passione è in realtà l’interior design, ma c’è tanta pratica e mi servirebbe frequentare le lezioni».</p>
<p>Tornando all’esperienza sudcoreana, <mark class='mark mark-yellow'>Mark ammette una soddisfazione a metà per le due gare disputate: «Sono stato in linea con le mie prestazioni, ma alle Olimpiadi bisogna dare il 110%».</mark> Le alte aspettative nascono dalla consapevolezza di avere una chance sola, senza margini d’errore: «Prima della gara ero agitatissima, poi mi sono concentrata. È stato un peccato non avere il pubblico durante il tracciato &#8211; puntualizza Karen -: prima del giro nello stadio sembrava un po’ di essere dispersi nel bosco». <span class='quote quote-left header-font'>Karen: «Mi accorgo di avere una visione asiatica della vita»</span>Se la cerimonia di chiusura è stata più divertente essendo concepita come una vera e propria festa, Mark Chanloung non ha infine dubbi: «Sono stato portabandiera in entrambi gli eventi, ma l’apertura ha avuto un impatto emotivo unico. Era anche il mio compleanno». Appuntamento fissato ora a Pechino tra quattro anni, quando si spera di ammirare ancora due “ragazzi normali” pronti a gareggiare con i giganti dello sci, per una Thailandia “made in Italy”. E magari, potersi rispecchiare ancora negli occhi lucidi di chi ha vissuto emozioni olimpiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/olimpiadi-i-fratelli-chanloung-dalla-val-daosta-alla-corea-del-sud/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Doping, quando la squalifica è il male minore</title>
		<link>https://www.magzine.it/doping-quando-la-squalifica-e-il-male-minore/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/doping-quando-la-squalifica-e-il-male-minore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 12:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nicolò Casali]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Capello]]></category>
		<category><![CDATA[Doping]]></category>
		<category><![CDATA[Gilberti]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi olimpici invernali]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pyeongchang]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=33021</guid>
		<description><![CDATA[Il prossimo febbraio, più precisamente dal 9 al 25, nella contea sudcoreana di Pyeongchang, si terranno i XXIII Giochi olimpici invernali. A questa manifestazione, però, non potrà partecipare la Russia, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/01/2013-02-05_Pillenarm.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: www.viaframe.de" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il prossimo febbraio, più precisamente dal 9 al 25, nella contea sudcoreana di <strong>Pyeongchang</strong>, si terranno i <strong>XXIII Giochi olimpici invernali</strong>. A questa manifestazione, però, non potrà partecipare la <strong>Russia</strong>, esclusa dal comitato esecutivo del CIO (Comité International Olympique) dopo che il Rapporto McLaren (dall&#8217;avvocato canadese che ha portato avanti l&#8217;inchiesta) ha fatto emergere un sistema di doping di Stato attuato tra il 2001 ed il 2015 finalizzato a nascondere i test positivi ad alcune sostanze vietate, e che ha visto essere coinvolti almeno mille atleti sovietici in più di 30 discipline.</mark> In seguito a questa relazione, l&#8217;atletica russa venne esclusa dalle Olimpiadi di Rio 2016, tanto che gli atleti sovietici che si presentarono furono 271 anziché 389. Tornando ai giorni d&#8217;oggi, ai giochi sudcoreani saranno ammessi gli atleti russi non coinvolti nello scandalo, ma potranno partecipare ai giochi individuali o di squadra da &#8216;neutrali&#8217;, ovvero senza indossare la divisa e i vessilli della loro Nazione bensì sotto la bandiera olimpica con indosso una divisa speciale, mentre il medagliere di Mosca resterà sempre fermo a quota zero.</p>
<p>Ma quali sono i rischi a cui un atleta va incontro dopandosi? Per quanto riguarda l&#8217;aspetto normativo, per l&#8217;avvocato <strong>Pierfilippo Capello</strong>, esperto in diritto sportivo nazionale e internazionale, le ragioni sono addirittura storiche: «Le prime tracce di doping risalgono all&#8217;antica Grecia. Ma l’uso di queste sostanze diventa un problema a metà degli anni &#8217;80, quando il CIO ne vieterà l’uso. <mark class='mark mark-yellow'>Il doping attuale nasce nel 2001 assieme all&#8217;istituzione della WADA, l&#8217;organismo nazionale apposito che dopo pochi anni ha emanato il primo codice mondiale a cui ogni Comitato Olimpico nazionale deve attenersi per partecipare alle Olimpiadi. </mark>Così accade che in ogni Stato ci sia una unica tipologia di laboratorio e le macchine sono uguali a quelle utilizzate in tutto nel mondo perché l&#8217;atleta deve avere la certezza che la sua provetta sia analizzata con gli stessi strumenti in ogni Paese. Prima ogni Federazione aveva il suo regolamento. Sono vietate metodologie e sostanze in grado di alterare il controllo psico-fisico. Alcune sostanze sono vietate entro determinati valori, quindi se un atleta soffre di asma, dovrà dichiararlo e perdere accordi con il TUE (Therapeutic Use Exempionts) per le cure da seguire. Purtroppo la normativa non riesce a tenere il passo con l&#8217;uscita di nuovi farmaci, perché l&#8217;antidoping è una scienza in continua evoluzione. Infatti, vengono inserite, scoperte ed utilizzate sempre nuove sostanze. Allo stesso modo si scopre che certi principi attivi non avevano gli effetti che si pensavano avessero».</p>
<p>Sul doping esistono anche differenze normative tra i Paesi. «In Italia, il Coni ha avocato a sè tutta la questione doping: non esistono le federazioni dei vari sport poiché il Coni considera gli sport tutti uguali. Da noi il doping è reato penale, quindi Coni ed il Pubblico Ministero si scambiano informazioni, e se un atleta riceve a casa le forze dell&#8217;ordine è obbligato a farle entrare. Nel 2015 la WADA ha introdotto l&#8217;elenco degli &#8216;infrequentabili&#8217;, ovvero persone che un atleta non può frequentare in quanto coinvolte in casi di doping: la metà sono italiani, ma questo non vuol dire che siamo i peggiori ma che siamo più vigili sui controlli. Il sistema dei controlli a sorpresa è complicato, costoso, con problemi legati alla privacy perché l&#8217;atleta inserito nelle apposite liste deve indicare due fasce orarie di disponibilità ogni giorno. Questo sistema è fatto per far capire agli atleti che si allenano da soli in svariate parti del mondo che anche loro sono a rischio». Ma chi sono gli atleti che ricorrono al doping? «<span class='quote quote-left header-font'>La maggior parte dei dopati sono atleti che hanno molti soldi oppure sono semplici amatori. La legge è uguale per tutti ma chi ha i mezzi per difendersi, spesso la fa franca</span>. Ad esempio, le controanalisi, che possono essere eseguite in altri Paesi, sono a carico dell&#8217;atleta, e queste rappresentano solo l&#8217;inizio del procedimento disciplinare. A livello internazionale le cose sono cambiate tanto: ora le maglie sono diventate più strette. L’esempio è quello che ha fatto il CIO con la Russia, nonostante le aziende russe siano grandi sponsor delle gare. Per quanto riguarda le società, esse hanno il dovere di vigilare ma sono ritenute responsabili quando due o più atleti della stessa squadra risultano colpevoli di doping nella stessa stagione perché potrebbero anche essere complici; per quanto riguarda, invece, i Comitati Olimpici Nazionali, vengono squalificati tutti, tranne chi non è positivo, senza rappresentare la bandiera. Le Federazioni non sono responsabili però devono coordinarsi con gli standard nazionali».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;utilizzo di sostanze dopanti, però, non rischia di andare incontro soltanto a conseguenze disciplinari. Gli atleti che ne fanno uso, infatti, possono avere degli strascichi non da poco nel prosieguo della loro vita reale, oltre che professionale.</mark> <strong>Giovanni Gilberti</strong>, preparatore atletico del centro Sport&amp;Health di Corte Franca (Brescia), prima di iniziare una collaborazione con un atleta, gli fa firmare un codice etico in cui dichiara di non essere mai stato positivo e di non fare uso di sostanze dopanti: «Nei primi &#8216;900 gli atleti facevano miscugli piuttosto sperimentali con sostanze quali eroina, cocaina e alcool, mentre dopo la Seconda Guerra Mondiale si è cominciato a fare uso di stimolanti concepiti per sostenere i soldati in battaglia. Oggi, specialmente negli sport di resistenza, si impiegano più che altro sostanze a base di ormoni. Il più conosciuto è l&#8217;eritropoietina (Epo), in grado di aumentare fino all&#8217;8% la massima capacità di ossigeno. Sono di derivazione ormonale anche stimolanti che migliorano i riflessi e abbassano la percezione della fatica. Un&#8217;altra famiglia di dopanti è quella dei glucorticoidi che stimolano il metabolismo dei grassi, riducono la fatica e le reazioni infiammatorie del corpo. Vi è anche l&#8217;ormone della crescita, spesso utilizzato assieme all&#8217;insulina, che aumenta la capacità nello sprint. Negli sport di potenza, invece, si tende a fare uso di testosterone che ha effetti anabolici perché aumenta la massa muscolare con l’aumento della forza».</p>
<p>Già, ma tutto questo non è senza rischi e conseguenze: «Il vero problema del doping è il &#8216;fai da te&#8217;. La mancanza della fatica e del calore portano a un&#8217;alterazione della regolazione delle funzioni fisiche e alle disfunzioni ormonali degli organi potenzialmente mortali. Sostanze come i glucorticoidi possono portare all&#8217;osteoporosi, al diabete e alla pressione alta; gli stimolanti, aumentando la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la temperatura corporea, rischiano di causare insonnia, cefalea, disturbi psicologici, allucinazioni e infarti; il testosterone causa acne, calvizie, danni al fegato, atrofia testicolare per i maschi e virilizzazione nei soggetti femminili; l&#8217;epo, invece, ha una maggior incidenza sui tumori, e può portare alla trombosi e a reazioni immunologiche».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/doping-quando-la-squalifica-e-il-male-minore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/18 queries in 0.064 seconds using disk
Object Caching 777/836 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 21:18:05 by W3 Total Cache -->