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	<title>magzine &#187; Psicologia</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Cosa accade se è l&#8217;Intelligenza Artificiale a interpretare le macchie di Rorschach</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 14:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<description><![CDATA[Se da un lato proseguono incessanti gli studi per rendere l’intelligenza artificiale sempre più performante e impeccabile, di pari passo cresce la curiosità di sapere quale sarà il suo rapporto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="711" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/inkblot-4-4a7362-1024.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="inkblot-4-4a7362-1024" /></p><p style="font-weight: 400;">Se da un lato proseguono incessanti gli studi per rendere l’intelligenza artificiale sempre più performante e impeccabile, di pari passo cresce la curiosità di sapere quale sarà il suo rapporto rispetto a quegli aspetti che sono ontologicamente e innegabilmente distintivi del genere umana. In altri termini, ciò che connota e rende unica la nostra specie: i sentimenti, le emozioni, la psiche.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Per questo aumentano sempre più gli esperimenti che cercano di sondare il terreno. Da ultimo, il tentativo di sottoporre a <strong>ChatGpt</strong> il famoso test di <strong>Rorschach,</strong> sviluppato nel <strong>1921</strong> dall’omonimo <strong>psichiatra svizzero</strong> come sistema valido non a misurare la personalità, al contrario di quanto si potrebbe pensare, bensì a identificare il pensiero disordinato di alcune categorie di persone, come gli schizofrenici. Il metodo consiste nel sottoporre al paziente alcune tavole, su cui sono raffigurate delle macchie di inchiostro simmetriche, dalla forma ambigua e liberamente interpretabili, per poi chiedergli che cosa riesca a vedervi.</mark> Il test si basa sulla <strong>pareidolia,</strong> ossia la tendenza umana ad attribuire un significato a cose che non ne hanno e, sebbene oggi sia ritenuto da molti psicologi come obsoleto e poco credibile, in alcune zone è tuttora utilizzato anche dai tribunali. Alcuni specialisti ritengono infatti che l’interpretazione personale sia un vero e proprio processo di creazione di un significato a partire dalla propria esperienza personale e che quindi sia una proiezione dei propri desideri, paure, credenze.</p>
<p style="font-weight: 400;">Proprio per questo è singolare e curioso chiedere a un algoritmo di AI, che non possiede esperienze personali ed emozioni da cui attingere, cosa riesca a scorgere in una figura imperscrutabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">In realtà, la risposta dell’AI si è rivelata piuttosto letterale e, del resto, prevedibile, se si considerano i dati di addestramento su cui si basa la sua conoscenza: <mark class='mark mark-yellow'>«<strong>Questa immagine è una macchia di inchiostro di Rorschach, spesso utilizzata nelle valutazioni psicologiche per esplorare la percezione e l&#8217;interpretazione. È stata progettata per essere ambigua, in modo che ogni persona possa vedere qualcosa di diverso a seconda delle proprie esperienze, emozioni e immaginazione</strong>». E ha aggiunto, senza ulteriori domande: «Per me assomiglia a qualcosa di simmetrico, forse due animali o figure che si fronteggiano, o un&#8217;unica entità con le ali spiegate. Il bello di queste macchie di inchiostro è che invitano a interpretazioni individuali!». Poi, nuovamente sollecitata a dire più precisamente cosa ci vedesse, ChatGpt ha notato una somiglianza più specifica: «<strong>forse o un pipistrello o una falena</strong>».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo gli studiosi, comunque, la risposta della chat altro non sarebbe se non, appunto, un tentativo di fornire le informazioni che la stessa ha del test o di rispecchiare la cultura visiva collettiva, con cui la stessa è addestrata. Un’attività più simile a un’analisi di dati online piuttosto che a un pensiero: <mark class='mark mark-yellow'>«Se la risposta di un&#8217;intelligenza artificiale assomiglia a quella di un essere umano, non è perché vede la stessa cosa, ma perché i suoi dati di addestramento rispecchiano la nostra cultura visiva collettiva» è stata l’osservazione della <strong>psicologa londinese Barbara Santini,</strong> che spesso utilizza il test con i suoi pazienti.</mark> Del resto, ChatGpt riesce anche a comprendere e descrivere emozioni, pur non provandole, perché ha la capacità di pescare abilmente dal set di dati a sua disposizione: ciò le permette di apparire simile a un essere pensante, ma continua a non esserlo. Peraltro, è sufficiente riproporre nuovamente la stessa tavola all’AI per constatarlo: la seconda volta, la lettura fornita dalla chatbot cambia, contrariamente a quanto avverrebbe con un essere umano. Lo evidenzia <mark class='mark mark-yellow'><strong>Chandril Ghosh, docente di psicologia presso l&#8217;Università di Kent, nel Regno Unito, specializzato in salute mentale, IA e trattamento</strong>: «Un essere umano di solito si attiene alla risposta precedente perché le esperienze personali e le emozioni influenzano le sue risposte &#8211; spiega Ghosh.- Al contrario, ChatGPT genera risposte basate sul suo set di dati».</mark><br />
Dunque, per quanto si ricerchi di rendere questi strumenti antropomorfizzati e colloquiali per favorirne l’utilizzo, comunque bisogna tenere in considerazione che il loro funzionamento non è pensante, ma dettato dai dati con cui sono stati addestrati. Una prova lampante di ciò emerge da un esperimento condotto dal <strong>MediaLab del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> I ricercatori hanno mostrato le tavole di Rorschach a un algoritmo di intelligenza artificiale addestrato unicamente con immagini di morti cruente, provenienti da un gruppo Reddit dedicato a questo, e l’AI ha fornito risposte che riflettevano la sua &#8220;educazione&#8221;. Dove la maggioranza degli uomini, e dunque gli altri modelli di intelligenza artificiale, vedono un gruppo di volatili su un ramo, questo algoritmo ha affermato di scorgere un uomo fulminato.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Da questo, si può dedurre quanto siano fondamentali i dati di addestramento, posto che i chatbot non sanno nulla a livello innato, ma possono solo apprendere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, se da un lato comunque si deve riconoscere la grande abilità delle AI a individuare gli schemi, dall’altro lato, il fatto che le stesse possano dare risposte diverse dinnanzi a una stessa immagine ambigua, ci ricorda che queste difettano di un aspetto essenziale e unico della mente umana: le emozioni e l’attribuzione di significati inconsci. <mark class='mark mark-yellow'>Lo osserva la <strong>psicologa londinese Ieva Kubiliiute</strong>: «<strong>Non c&#8217;era soggettività in ciò che il sistema di intelligenza artificiale</strong> diceva quando gli venivano presentate le macchie d&#8217;inchiostro: non può capire il significato simbolico o la risonanza emotiva che un essere umano potrebbe associare a una particolare immagine».</mark> E questo, forse, ci dice molto più sulla mente umana piuttosto che sull’intelligenza artificiale: <mark class='mark mark-yellow'>«<strong>La psiche umana è piena di conflitti interni, come la tensione tra desideri e morale o tra paure e ambizioni</strong> &#8211; afferma il professor <strong>Ghosh</strong> -. Al contrario,<strong> l&#8217;intelligenza artificiale funziona sulla base di una logica chiara e non si scontra con i dilemmi interiori essenziali per il pensiero e il processo decisionale umano</strong>».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Per saperne di più: <strong><a href="https://www.bbc.com/future/article/20250224-what-happens-when-you-give-an-ai-a-rorschach-inkblot-test">https://www.bbc.com/future/article/20250224-what-happens-when-you-give-an-ai-a-rorschach-inkblot-test</a></strong></p>
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		<title>AccogliMi, lo psicologo su WhatsApp dedicato agli adolescenti</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2022 06:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Whatsapp]]></category>

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		<description><![CDATA[“Dobbiamo restare fermi, aspettare che qualcuno comunichi il suo bisogno. WhatsApp è interessante perché può accogliere bene la dimensione impulsiva di questo processo”. Massimo Buratti, psicologo e direttore della comunità ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="698" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/1200x698_121039230_l.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Psicologo" /></p><p>“Dobbiamo restare fermi, aspettare che qualcuno comunichi il suo bisogno. WhatsApp è interessante perché può accogliere bene la dimensione impulsiva di questo processo”. <strong>Massimo Buratti, psicologo e direttore della comunità della Fondazione Lighea</strong>, fa riferimento al nuovo sportello di consulenza psicologica aperto dal comune di Milano.<br />
<mark class='mark mark-yellow'> Si chiama <a href="https://www.comune.milano.it/-/welfare.-con-accoglimi-nasce-il-sistema-comunale-di-orientamento-psicologico-per-adolescenti" target="_blank">AccogliMi</a>, una linea attiva anche sui canali di messaggistica istantanea, come Telegram e WhatsApp. Lo psicologo commenta che “chi sta male può mandare subito un messaggio, senza bisogno di sforzarsi a parlare” </mark>. Sarà poi compito dei professionisti capire se c’è un reale bisogno dietro il messaggio, oppure se si tratta solamente di un momento di fisiologico dolore e smarrimento.</p>
<div id="attachment_57537" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/Unknown.png"><img class="size-medium wp-image-57537" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/Unknown-300x225.png" alt="Il comune di Milano ha aperto uno sportello di consulenza psicologica per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Lo sportello aperto dal comune di Milano è attivo su WhatsApp e Telegram al numero 3351251973</p></div>
<p><strong>La funzione del dolore<br />
</strong>Aprire uno sportello che sfrutta i mezzi di comunicazione utilizzati tutti i giorni dai più giovani <mark class='mark mark-yellow'> è un modo per rendere meno complessa e spaventosa la decisione di rivolgersi a uno psicologo, rendere a portata di mano un servizio che dopo la pandemia è sempre più richiesto. </mark> “È positivo che si sia capito che una persona può star male non solo per un motivo fisico, ma il rischio è che qualunque malessere sia vissuto come da qualcosa rimuovere. Il dolore invece ha una sua funzione nella vita”. Buratti evidenzia, quindi, la necessità di formare in modo adeguato il personale che sarà preposto a leggere i messaggi che arriveranno sul portale aperto dal comune di Milano, in modo che possa valutare quando ci si trova davanti a un reale problema.<br />
Per comprendere le opportunità e i rischi che AccogliMi offre, bisogna fare un passo indietro e comprendere cosa sia il benessere psicologico per gli adolescenti. “Il dolore e l’angoscia sono inscritti nell’essere umano. Lo si realizza per la prima volta alle superiori, quando si diventa artefici del proprio destino facendo le prime scelte, ad esempio, sul percorso di studi da intraprendere”, ragiona Buratti. Il malessere psicologico dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni non deve essere sempre vissuto come una patologia: <mark class='mark mark-yellow'> “può essere solo una reazione a un evento traumatico. Il problema è se un evento porta a galla un dolore più profondo, causato da una fragilità già presente”. </mark> Un momento importante nella crescita di un adolescente è imparare a convivere con il proprio dolore, ma negli ultimi anni diverse emozioni come fatica e rabbia “sono identificate come un problema e una disfunzione”. Da qui la tendenza a intendere il benessere psicologico come l’assenza di dolore, mentre secondo Buratti è da intendere come “sapere timonare la barca anche con il mare molto agitato”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Il lockdown ha eliminato la liturgia dei corpi degli adolescenti. Negli ultimi mesi sono aumentati i giovanissimi che si rivolgono allo psicologo. È un&#8217;occasione da sfruttare al meglio, a patto che siano i ragazzi ad avvicinarsi alla terapia </span></p>
<p><strong>Dividere un libro<br />
</strong>Dopo i prolungati periodi di lockdown tornare alla normalità non è stato solamente liberatorio. Molti, soprattutto i più giovani, hanno vissuto con paura e angoscia questo passaggio. Questo perché “nel primo anno c’è stata una non risposta ai giovani, sono stati solo chiusi in casa”, argomenta Buratti. <mark class='mark mark-yellow'> Solo in un secondo momento si è capita l’importanza della scuola come luogo di incontro e amicizia, che non possono essere delegate alla didattica a distanza. </mark> “Gli aspetti di relazioni e la liturgia dei corpi sono stati del tutto eliminati con il covid”, spiega Buratti evidenziando come siano invece aspetti fondamentali per la formazione dei bambini. <mark class='mark mark-yellow'> “Dal punto di vista psicologico è fondamentale trovarsi con un solo libro da dividere con il compagno di banco”. </mark> Buratti prosegue scherzando: “Mio figlio si scambiava le mascherine con i compagni, il peggio possibile per il virus. Ma sono gli unici modi per entrare davvero in una dinamica relazionale con gli altri”.</p>
<div id="attachment_57538" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-18.27.55.png"><img class="wp-image-57538 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-18.27.55-300x201.png" alt="Massimo Buratti è il direttore della comunità psichiatrica della Fondazione Lighea di Milano e psicologo" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Buratti è il direttore della comunità psichiatrica della Fondazione Lighea di Milano e psicologo</p></div>
<p><strong>Il mondo fuori<br />
</strong>AccogliMi dovrà essere in grado di individuare i messaggi dei ragazzi che dopo il lockdown continuano a chiudere le proprie emozioni e sentimenti dentro le mura della cameretta. <mark class='mark mark-yellow'> “La prima difficoltà sarà riconoscere chi si rinchiude per motivi profondi e chi lo fa solo perché negli ultimi due anni si è abituato così”. </mark> Lo stesso ragionamento lo si può applicare agli adulti, che spesso hanno difficoltà ad abbandonare lo smart working per tornare in ufficio. Lavorare da remoto è la scelta fatta da molti italiani. In Veneto c’è stato un aumento del 66% delle dimissioni da posto fisso, per abbracciare uno stile di vita meno frenetico. <mark class='mark mark-yellow'> Spesso, infatti, telelavorare è percepito come un modo per riuscire a coniugare meglio vita personale e vita lavorativa. Tuttavia, bisogna stare attenti: ci potrebbe essere una rarefazione dell’ambiente dove ci si rinchiude”, </mark> spiega Buratti. “Avere persone da incontrare e un mondo al di fuori di casa propria a cui rendere conto è estremamente importante dal punto di vista psicologico”, prosegue. I minuti della pausa sigaretta e delle chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè costruiscono un ecosistema cruciale nella socializzazione e nella costruzione della personalità, mentre la bidimensionalità del computer sta azzerando questi momenti. “Con lo smart working e la dad si vuole ottimizzare il tempo ed è rimasto solo l’utile, ma l’inutile è estremamente importante. L’utile è legato alla funzione, l’inutile all’identità”, conclude Buratti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Secondo studio UK, RV può definire profili psicologici</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 16:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Cozzaglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Virtual Reality]]></category>

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		<description><![CDATA[La realtà virtuale ci permette di entrare in un mondo lontano e diverso da quello nel quale ci troviamo. Per questo motivo l’industria dei videogiochi ha investito molto in questa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/virtual-4908697_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="virtual-4908697_1920" /></p><p>La realtà virtuale ci permette di entrare in un mondo lontano e diverso da quello nel quale ci troviamo. Per questo motivo l’industria dei videogiochi ha investito molto in questa tecnologia per regalare ai giocatori emozioni sempre più intense. Ma le sensazioni che proviamo virtualmente sono così diverse da quelle della vita reale? La risposta a questa domanda ha aperto una nuova frontiera nel campo della psicologia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Studi recenti hanno rivelato come la realtà virtuale consenta di definire il profilo della personalità di un soggetto</mark>. Si tratterebbe di una nuova opportunità offerta alla psicoterapia che già da alcuni anni si avvale di questo strumento per trattare fobie, disturbi post traumatici da stress e disturbi ossessivo compulsivi.</p>
<p>Il punto centrale di questa innovazione si basa su questa tesi: se sottoposta a situazioni di negatività o di pericolo, la mente umana reagisce in modo diverso da persona a persona ma estremamente naturale anche in contesti creati al computer.</p>
<p>Per verificare l’attendibilità di questa osservazione <strong>Stephen Fairclough</strong>, <strong>Christopher Baker</strong> e <strong>Ralph Pawling</strong>, docenti della Scuola di Psicologia alla <strong>John Moores University</strong> di Liverpool, hanno condotto un <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-020-74421-1">esperimento</a> di realtà virtuale che simulava una condizione di pericolo. A 34 candidati è stato chiesto di camminare su dei blocchi di ghiaccio sospesi nel vuoto per raggiungere l’uscita e passare al livello successivo. La difficoltà crescente della simulazione ha obbligato i volontari a confrontarsi con il pericolo “reale” di precipitare nel vuoto, segnalato dall’improvviso cambiamento di colore dei blocchi.</p>
<p>L’analisi delle registrazioni ha rivelato come la prudenza, o meglio l’istinto di sopravvivenza, sia molto diffuso tra i soggetti, un atteggiamento dimostrato dalla loro tendenza a “tastare” il terreno con solo un piede e a ritrarsi in caso di dubbio sulla stabilità del blocco. I dati raccolti mostrano come queste persone abbiano sviluppato <mark class='mark mark-yellow'>un tratto della personalità che le rende più sensibili alle minacce e alle situazioni di pericolo</mark>: il <strong>nevroticismo</strong>. Questa inclinazione psicologica si presenta in forme ed intensità diverse a seconda del soggetto: manifestazioni di forme acute di nevroticismo sono la difficoltà nel prendere decisioni potenzialmente rischiose e la propensione a non allontanarsi troppo da situazioni e idee alle quali si attribuisce un discreto margine dii certezza e affidabilità.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua su </strong><strong><a href="https://thenextweb.com/syndication/2020/10/25/how-vr-is-used-by-psychologists-to-profile-your-personality/">Thenextweb</a></strong></p>
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