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	<title>magzine &#187; Proposte</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Uguaglianza di genere in pandemia, l&#8217;Europa incoraggia il gender budgeting</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 08:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Castagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Per leggere e interpretare il fenomeno dell&#8217;uguaglianza di genere al livello italiano e in secondo luogo europeo bisogna creare un filo conduttore tra richieste di disoccupazione, settori di mercato e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="711" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/gender_budgeting_newsalert.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="gender_budgeting_newsalert" /></p><p>Per leggere e interpretare il fenomeno dell&#8217;<strong>uguaglianza di genere</strong> al livello italiano e in secondo luogo europeo bisogna creare un filo conduttore tra richieste di disoccupazione, settori di mercato e giurisdizioni nazionali e comunitarie. Anche se spesso messe a paragone,<mark class='mark mark-yellow'>la storica crisi del 2008 e quella che stiamo vivendo non sono le stesse: se, infatti, dodici anni fa i settori più colpiti erano quelli dove gli uomini ricoprivano più incarichi, ad essere colpito oggi dalla crisi da Coronavirus è l’emisfero femminile</mark>. La crisi è nuova ma sono vecchie le logiche di sistema che portano come sempre le donne a ricoprire delle mansioni caratterizzate da lavori poco retribuiti e insicuri. Inoltre, proprio nel nome della uguaglianza di genere, molto spesso la chiave decisionale sulle politiche del lavoro femminile è in mano agli uomini. Certo, si dirà che, in periodo di pandemia, si è finalmente data una grande importanza alla figura dei medici, che sono la categoria dove è presente l’80% delle donne. Peccato però che questo 80% sia costretto a lavorare, nella maggior parte dei casi, a condizioni salariali non eque, con un sostegno politico a fasi alterne.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/care-economy.png"><img class="alignnone wp-image-45354 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/care-economy-1024x520.png" alt="care economy" width="798" height="405" /></a></p>
<p>Come è possibile immaginare, poiché la pandemia ha causato il blocco totale degli spostamenti, a risentirne sono stati tutti i settori in cui gli spostamenti, le pubbliche relazioni o l’incontro tra persone sono necessari. Stiamo parlando del turismo, della moda, dell’arte, del commercio, tutti settori in cui le donne finalmente potevano aspirare in questo periodo storico a delle posizioni dirigenziali. Questa crisi rischia di rallentare, se non di allontanare, questo processo.<mark class='mark mark-yellow'>Secondo gli ultimi dati del <strong>World Economic Forum</strong>, circa il 75% dei lavori part time al 2018 è ottemperato da persone di sesso femminile; questo vuol dire che nella loro carriera le donne si trovano a dover scalare una montagna sociale ancora altissima, contornata da pressioni lavorative che a volte scadono nella molestia sessuale, fino al bodyshaming</mark>. A questo si aggiunge il doversi molto spesso assentare da lavoro in caso di gravidanza, una scelta che, presso molte aziende, è mal vista e spesso costa cara alle dipendenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/dati-mappa.png"><img class="alignnone wp-image-45353 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/dati-mappa-1024x522.png" alt="dati mappa" width="889" height="453" /></a></p>
<p>Insomma, la donna in Italia al momento non si può dire totalmente tutelata, e quando lo è molto spesso purtroppo ha dovuto adattarsi alle logiche maschiliste di questo Paese. Pur in assenza di grandi leggi, come quella che permetterebbe il congedo parentale ad entrambi i sessi per potersi occupare dei figli in maniera equa senza dover creare disparità sociali, bisogna entrare nell&#8217;ottica che non è solo con le leggi che cambia una società:<mark class='mark mark-yellow'>c’è bisogno di piccoli gesti concreti e un codice delle pari opportunità molto esaustivo non è sufficiente se non tiene ancora conto del fatto che la donna debba costantemente conciliare i tempi di cura familiari con la sua vita personale</mark>.  A questo proposito, se le dinamiche di mercato in questo periodo di crisi hanno mostrato un’iper-connessione dei comparti produttivi, allo stesso tempo le dinamiche che stanno affossando l’universo femminile porteranno gravi conseguenze anche in quello maschile.</p>
<p>Un ragionamento del genere è stato portato avanti da tante figure del mondo della politica in Italia.<mark class='mark mark-yellow'>Per <strong>Emma Bonino</strong> c’è bisogno di interrompere un “circolo vizioso che relega l’Italia al penultimo posto in Europa, seguita solo da Malta, nella lotta alle discriminazioni di genere”</mark> . La Bonino continua a lavorare su una società incentrata sull&#8217;individuo e sul merito, considerando lo strumento delle quote rosa come utile ma momentaneo: in questo senso il suo partito (<em>+Europa</em>) ha commissionato<mark class='mark mark-yellow'>un sondaggio a <em>EMG-Acqua</em> dove emerge che sei donne su dieci si sentono penalizzate nel mondo del lavoro e otto su dieci in quanto a carriera politica</mark>. Con il dieci per cento del due per mille del partito, Emma Bonino ha voluto realizzare una scuola diversa dai forum politici maschili, aperta a tutte le donne non necessariamente iscritte a +Europa, per promuovere la figura della donna nel mondo della politica.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Secondo gli ultimi dati dello studio RUR, l’Italia ha una quota di donne occupate al di sotto della media europea: si parla di un 42% a fronte di una media del 46%. La mozione della Fedeli propone di pensare ad un piano di inserimento di un milione e 671 mila nuovi posti di lavoro solo per le donne</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>Valeria Fedeli,</strong> invece, senatrice di Italia Viva, ha presentato in Senato una mozione firmata da 16 senatrici per un piano straordinario finalizzato all’occupazione femminile; nel testo si riflette sul ridiscutere e rivedere la società italiana che non sarà più quella di prima anche nell&#8217;accezione più positiva,  creando un nuovo schema sociale dove conterà la salute e la persona.</mark> Secondo gli ultimi dati dello studio <strong>RUR</strong>, l’Italia ha una quota di donne occupate al di sotto della media europea: si parla di un 42% a fronte di una media del 46%; la mozione della Fedeli propone di pensare ad un piano di inserimento di un milione e 671 mila nuovi posti di lavoro esclusivamente per le donne, nell’ottica di un patto tra uomo-donna basato sulla condivisione della vita affettiva e relazionale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La stessa <strong>Laura Boldrini</strong>, con la protesta #datecivoce di più donne sui social, evidenzia il forte sbilanciamento di presenza di donne nella task force ideata dal governo per la ricostruzione post Coronavirus</mark>, a fronte di un dato disarmante: dal 4 maggio 2020 la maggior parte delle donne è rimasta a casa in una sorta di quarantena prolungata mentre circa il 72% degli uomini è tornato ai posti di lavoro.</p>
<p>Come sottolinea un articolo del <em>Sole24Ore</em>,<mark class='mark mark-yellow'>i governi devono cominciare ad adottare strumenti di sostegno, come il <strong><em>Gender Responsive Budgeting</em></strong>, un’analisi delle politiche fiscali adottate in tempo di Coronavirus</mark>, partendo dal presupposto che, alla luce dei fatti citati fino ad ora, ci sarà comunque una forte differenza tra uomo e donna, che include anche la questione salariale. Le donne che sono tornate al lavoro, infatti, guadagnano il 10 % in meno degli uomini.</p>
<p>A livello europeo, <strong>secondo i dati Eurostat del 2018</strong>, la situazione in quanto ad uguaglianza di genere è preoccupante per l’Italia, che è al terz’ultimo posto solo prima della Romania e del Lussemburgo per quanto riguarda il gap salariale tra uomo e donna.<mark class='mark mark-yellow'>L’<strong>Eige</strong>, l’istituto europeo per l’uguaglianza di genere, è incaricato di occuparsi delle politiche comunitarie e dei singoli Paesi riguardo la parità di genere; l’istituto sostiene che i fondi europei hanno aiutato nel tempo a ridurre le differenze tra uomo e donna ma al momento ancora non vengono utilizzati in maniera ottimale e possono essere incrementati per raggiungere il loro potenziale massimo</mark>. Per questo motivo l’Eige ha stilato un vademecum per aiutare i Paesi europei a condurre politiche di parità di genere.</p>
<p>Con 37 miliardi messi a disposizione come fondo, l<mark class='mark mark-yellow'>’Eige ha strutturato quindi un documento dove all’interno è possibile trovare 11 strumenti che aiutano i Paesi ad avere in mente, quando si promulgano le leggi, le diverse esigenze delle donne e degli uomini, dallo sviluppo di indicatori alla definizione dei criteri di selezione dei progetti, il coinvolgimento dei partner e il monitoraggio, la comunicazione e la valutazione dei programmi, per attuare il principio orizzontale della parità di genere.</mark><br />
L’insieme degli strumenti evidenzia le buone pratiche degli Stati membri dell&#8217;UE e individua i collegamenti ai regolamenti e alle disposizioni dei fondi UE pertinenti, aiutando gli utenti a sapere come, perché e dove applicare lo strumento, si tratta quindi di <mark class='mark mark-yellow'>un gender budgeting a livello europeo</mark>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/Gender-Equality-Index.jpg"><img class="alignnone wp-image-45352 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/Gender-Equality-Index.jpg" alt="Gender Equality Index" width="870" height="489" /></a></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oltre allo smart working, che potrebbe essere uno strumento immediato per cominciare a ridurre le differenze lavorative tra uomo e donna, le aziende devono pensare ad altri strumenti perché la presenza femminile sia incoraggiata all&#8217;interno delle aziende stesse</mark>. Va sostenuta quindi la presenza di donne in ogni fase decisionale delle aziende, in quanto è stato dimostrato che aziende eterogenee prendono decisioni migliori. Bisogna poi offrire accordi di lavoro sensibili e indennità di malattia, familiari e di emergenza retribuite e possibilità pari di congedo per eliminare gli stereotipi di genere.</p>
<p>Cosa ci vuole dire questa nuova crisi quindi? Che un nuovo modello non è solo possibile, ma è necessario.</p>
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