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	<title>magzine &#187; OMS</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Rischio dengue: no agli allarmismi, rafforziamo la prevenzione</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 06:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Simbolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[dengue]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[veterinario]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane, la sanità italiana (e mondiale) monitora la diffusione della dengue, una malattia endemica in alcuni Paesi del mondo e che sta colpendo soprattutto il Brasile, dove è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1346" height="892" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/Screen-Shot-2024-04-08-at-17.48.21.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screen Shot 2024-04-08 at 17.48.21" /></p><p>Nelle ultime settimane, la sanità italiana (e mondiale) monitora la diffusione della<strong> dengue</strong>, una malattia endemica in alcuni Paesi del mondo e che sta colpendo soprattutto <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2024/04/02/in-brasile-superati-i-25-milioni-di-casi-di-febbre-dengue_166d88fb-5e75-4134-89ed-7bdb8989b212.html">il <strong>Brasile</strong>, dove è in corso una vera e propria emergenza sanitaria</a>, con un numero di casi che, in questi giorni, ha superato quota 2 milioni e mezzo.</p>
<p>Uniche responsabili della diffusione nell’uomo dell’omonimo virus sono le zanzare: per contrarre la dengue, un soggetto deve essere punto da una zanzara infetta, che funge da vettore. <mark class='mark mark-yellow'> «Per la precisione, le due specie di zanzare-vettori sono <i>Aedes Aegypti</i> e, in misura minore, <i>Aedes Albopictus</i>, meglio nota come “zanzara tigre”», chiarisce il dottor <strong>Maurizio Ferri</strong>, medico veterinario all’ASL di Pescara e – tra gli altri ruoli – coordinatore scientifico SIMeVeP (Società Italiana di medicina veterinaria preventiva).</p>
<p>Ferri spiega inoltre che il virus – appartenente alla famiglia degli <i>Arbovirus, </i>come altri diffusi soprattutto da zecche e zanzare – si può manifestare in uno dei quattro sierotipi o varianti finora conosciute. </mark> Per quanto il tasso di mortalità sia abbastanza basso, i soggetti che si ammalano una seconda volta possono presentare complicazioni se il soggetto contrae di nuovo il virus ma con un sierotipo diverso rispetto alla prima infezione. «La gravità della malattia dipende molto anche dalla salute del soggetto», prosegue l’esperto, che precisa: «La forma più tipica  con cui si manifesta è nota come “sindrome spacca-ossa” e comporta febbre e sintomi simil-influenzali. Esistono anche una “sindrome emorragica” e una “sindrome da shock”, in cui la mortalità si alza fino al 20%. Meno diffusi i casi di trasmissione per trasfusione di sangue o trapianto di organi».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Uno dei fattori chiave della diffusione della dengue è l’aumento delle temperature e l’accumulo di acqua stagnante, ideali per lo sviluppo delle larve. Le zanzare, inoltre, possono anche adattarsi a temperature meno elevate», dice il veterinario Maurizio Ferri </span></p>
<p>Il parere di un medico veterinario è utile per ricordare l’importanza delle attività di prevenzione alla diffusione: «La diagnosi da dengue viene normalmente formulata sulla base dei sintomi, ma confermata con esami del sangue sia sierologici (ricerca di anticorpi) che virologici (ricerca del virus)», spiega ancora Maurizio Ferri, che aggiunge: «Questa infezione virale viene definita “a trasmissione silenziosa” perché nell’80% dei casi è asintomatica, quindi c’è il rischio di una forte sottostima dei numeri. La diffusione è inoltre favorita dal fatto che una zanzara non infetta può diventare vettore pungendo una persona che abbia il virus in circolo, i cui tempi vanno dai 4 ai 12 giorni ed in questo periodo la zanzara può trasmetterlo ad altri individui».</p>
<p>Sulla diffusione della dengue vigila da alcuni mesi <a href="https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2023-DON498">l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aveva già segnalato alla fine del 2023 un preoccupante aumento del numero dei casi</a>, specie nella regione delle Americhe ed in Brasile. Nel 2019 c’era stato già un picco dei casi a livello globale ma l’allarme era rientrato già dall’anno seguente, complice la pandemia da <i>Covid-19 </i>e l’inibizione degli spostamenti dovuta alle relative misure di contenimento. La ripresa della circolazione di uomini e merci, su scala globale, ha contribuito ad una recrudescenza dei casi, specie in quelle regioni dal clima caldo e umido, che favorisce la riproduzione delle zanzare.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Quanto all’<strong>Italia</strong>, la situazione è sotto controllo, <a href="https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2024&amp;codLeg=99433&amp;parte=1%20&amp;serie=null">anche grazie alle disposizioni del Ministero della Salute,</a> che già dal febbraio scorso ha alzato la guardia su porti ed aeroporti, dove le autorità preposte stanno svolgendo attività di profilassi soprattutto attraverso la sanificazione di navi e aerei provenienti dai Paesi considerati a rischio. <a href="http://www.apple.com/it/">Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati disponibili fino a dicembre 2023</a>,<span class="Apple-converted-space">  </span>sono stati segnalati 362 casi, di cui 82 autoctoni ed il resto per importazione, ovvero persone rientrate dall’estero con sospetta sintomatologia da dengue, poste subito sotto osservazione. </mark> «In Italia non c’è un allarme ma bisogna puntare sulla vigilanza. Oltre a prestare attenzione ai soggetti infetti, l’obiettivo è evitare che il vettore principale – la zanzara <i>Aedes Aegypti – </i>non attecchisca nel Paese», dice in proposito Ferri, che ricorda anche i rischi di diffusione dovuti all’altra specie responsabile della trasmissione, <i>Aedes Albopictus</i>: «Non dimentichiamo che in Italia, dagli anni Novanta, è presente la “zanzara tigre”, entrata attraverso i porti nazionali e che in passato ha già diffuso virus simili, come <i>West Nile</i> e <i>Chikungunya</i>, contenuti dai medici veterinari attraverso <a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2947_allegato.pdf">specifici programmi di sorveglianza sulla diffusione dei vettori del Ministero della Salute</a>, attuati coinvolgendo Asl locali e dipartimenti di prevenzione».Quanto al contrasto in ambito veterinario, in alcuni Paesi si utilizzano zanzare <i>Aedes Aegypti </i>infettate in laboratorio con il batterio naturale <i>Wolbachia</i> che riduce la capacità di trasmettere malattie derivanti<span class="Apple-converted-space">  </span>dagli arbovirus.</p>
<p>Queste considerazioni spingono anche a riflettere sul ruolo dei medici veterinari, la cui attività di studio e di ricerca non ha spesso la dovuta attenzione da parte dei <i>media, </i>con minore visibilità per il pubblico: «Il veterinario ha un ruolo chiave – aggiunge il dottor Ferri –  perché oltre alla conoscenza del vettore, ne conosce l’ambiente dove vive e si riproduce, laddove la medicina umana è più focalizzata sul paziente». L’appello del veterinario è allora alla cooperazione piuttosto che alla divisione degli ambiti: «Dengue ci ricorda l’importanza delle attività di prevenzione sul vettore animale e sui casi clinici umani. Trattandosi di sanità pubblica, occorre quindi un approccio interdisciplinare “One Health”, coinvolgendo professionisti di medicina umana, veterinaria, ambientalisti. È importante altresì che gli interlocutori siano autorevoli anche per garantire una comunicazione corretta, chiara e scientifica, che non induca le persone ad allarmarsi».</p>
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		<title>Il Lazio e l&#8217;acqua non potabile: arriva la condanna dall&#8217;UE</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 16:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ilenia Cavaliere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[Arsenico]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[World Water Day]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia ha violato il diritto dell&#8217;Unione sull&#8217;inquinamento delle acque potabili. Lo ha stabilito la sentenza della Corte di Giustizia UE con la sentenza C-197/22 dello scorso 7 settembre. La condanna riguarda il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1968" height="1046" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-21-alle-22.19.42.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot 2024-03-21 alle 22.19.42" /></p><p>L&#8217;Italia ha <b>violato</b> il diritto dell&#8217;Unione sull&#8217;<b>inquinamento delle acque potabili</b>. Lo ha stabilito la sentenza della Corte di Giustizia UE con la sentenza C-197/22 dello scorso 7 settembre. La condanna riguarda il mancato rispetto dei parametri di <b>arsenico</b>, semimetallo<b>, </b>e del <strong>fluoro</strong>, minerale, nelle acque di <strong>sei comuni nel Lazio</strong>: Bagnoregio, Civitella d&#8217;Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania.</p>
<p><strong>La Direttiva 98/83/CE e il mancato adempimento dell&#8217;Italia</strong></p>
<p>La sentenza fa riferimento alla <strong>Direttiva 98/83/CE</strong>, comunemente nota come <strong>direttiva sull&#8217;acqua potabile</strong>, che impone agli Stati membri di garantire la salubrità e sicurezza delle acque destinate al consumo umano. Questa direttiva richiede che l&#8217;acqua potabile sia priva di microrganismi, parassiti e sostanze pericolose per la salute umana e che l&#8217;<b>arsenico </b>deve rispettare secondo l&#8217;OMS  un valore di parametro restrittivo fissato a <strong>10 μg/L </strong>. Tuttavia, l&#8217;Italia non solo ha trasgredito questi parametri di legge, ma ha anche omesso di adottare provvedimenti immediati per <strong>ripristinare</strong> la qualità dell&#8217;acqua potabile nelle zone coinvolte.</p>
<p><strong>Il ruolo dell&#8217;arsenico nell&#8217;inquinamento delle acque</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>arsenico</strong> è un elemento semimetallico presente in natura in piccole concentrazioni nell&#8217;acqua, nel suolo e nell&#8217;aria. Tuttavia, la sua presenza aumenta notevolmente a causa di attività industriali come centrali elettriche, fonderie e agricoltura intensiva con l&#8217;uso di pesticidi e fertilizzanti.  L&#8217;arsenico può causare danni gravi al corpo umano se ingerito in concentrazioni elevate. Può accumularsi nei reni, nella vescica, nei polmoni, nella pelle e nel fegato, provocando danni irreversibili, inclusi il rischio di cancro.</p>
<p>La situazione dell&#8217;inquinamento delle acque potabili in Italia solleva dunque gravi preoccupazioni sulla salute pubblica. Nel 2011, la Commissione Europea, preoccupata per la pericolosità delle acque del Lazio, ha avviato una procedura d&#8217;infrazione che ha portato alla decisione della Corte di Giustizia dell&#8217;UE dopo sette anni. Questo processo ha messo l&#8217;Italia di fronte al rischio di sanzioni pecuniarie e la Corte di Giustizia ha sottolineato l&#8217;urgente necessità di affrontare il problema dell&#8217;inquinamento delle risorse idriche nel Paese e di adottare provvedimenti tempestivi.</p>
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		<title>Covid-19, presto sarà il mal d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2020 14:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Cozzaglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>

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		<description><![CDATA[«L’Africa, ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, è sempre stata autentica, irripetibile, se stessa. L’Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3543" height="2383" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/49834249446_e7b40f438e_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="April 3, 2020 - MADAGASCAR" /></p><p>«L’Africa, ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, è sempre stata autentica, irripetibile, se stessa. L’Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, affascinano». Con queste parole il giornalista polacco Ryszard Kapuściński descrive il continente vicino all’Europa e circondato dagli oceani atlantico e indiano. Una terra che suscita un fascino particolare rispetto ad altre parti del mondo, come se qui si vivesse pur tra mille contraddizioni una storia a parte.</p>
<p>Questa volta però la storia non è diversa e il personaggio principale è purtroppo il Covid-19. A lungo si è sperato che la pandemia potesse essere contenuta senza che essa si propagasse anche all’Africa. Ma è stata una mera illusione. Il 14 febbraio 2020 viene confermato il primo caso positivo in Egitto. Da lì il contagio è arrivato nell’Africa subsahariana senza risparmiare nessun paese del continente.</p>
<p>Come il resto del mondo, anche gli stati africani hanno cercato da subito di mettere in campo le loro risorse per contrastare gli effetti della pandemia. Ma il virus è stato molto più rapido: il 2 aprile 44 stati avevano registrato 5.360 contagi e circa 150 decessi con un aumento giornaliero del 10%. Il 15 maggio i contagi sono arrivati a 75.498 e i morti a 2.561.</p>
<p>I numeri dell’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> (OMS) segnalano come paesi più colpiti Sudafrica (12.739 casi e 238 morti), Egitto (10.829 casi 571 morti), Marocco (6.593 casi e 189 morti), Algeria (6.442 casi e 529 morti) e Nigeria (5.162 casi e 167 morti).</p>
<div id="attachment_44966" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/pvecgre6loe8eoiryitn.jpg"><img class="wp-image-44966 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/pvecgre6loe8eoiryitn.jpg" alt="pvecgre6loe8eoiryitn" width="900" height="506" /></a><p class="wp-caption-text">Dati dell&#8217;OMS sulla pandemia in Africa al 15 maggio</p></div>
<p>Sempre l’OMS ha invitato però alla cautela su queste cifre che potrebbero essere sottostimate: lo scenario peggiore prevede oltre 10 milioni di contagiati nei prossimi 3-6 mesi e almeno 300mila decessi in tutto il continente.</p>
<p>La difficoltà nel raccogliere dati certi sulla curva epidemiologica è dovuta all’estrema precarietà e diseguaglianza del sistema sanitario nei vari paesi del continente. <mark class='mark mark-yellow'>La rivista <em>The African Exponent</em> ha individuato sui 54 stati dell’Africa solo 10 dotati di un sistema sanitario adeguato e in grado di fronteggiare la pandemia: Sudafrica, Tunisia, Kenya, Algeria, Nigeria, Egitto, Marocco, Ruanda, Tanzania e Zambia.</mark> A questo bisogna aggiungere il limitato numero di posti letto in terapia intensiva, stimati dall’OMS in 5mila totali in 43 paesi. Senza dimenticare la penuria di ventilatori funzionanti che secondo quanto riportato dal <em>New York Times</em> sono meno di 2mila negli ospedali pubblici di 41 paesi su 54.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Imporre un drastico cambiamento delle abitudini di vita attraverso il lockdown rischia di aggravare ulteriormente la già precaria situazione sociale: si pensi alla scarsa disponibilità in molte regioni dell’Africa di cibo e di acqua o all’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza specie nelle famiglie numerose costrette a vivere in aree sovrappopolate</span></p>
<p>In questo quadro complesso dal punto di vista medico-sanitario, le soluzioni adottate nel resto del mondo potrebbero essere difficilmente attuabili nel contesto africano. Imporre un drastico cambiamento delle abitudini di vita attraverso il lockdown rischia di aggravare ulteriormente la già precaria situazione sociale: si pensi alla scarsa disponibilità in molte regioni dell’Africa di cibo e di acqua o all’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza specie nelle famiglie numerose costrette a vivere in aree sovrappopolate.</p>
<p>Di conseguenza il bilancio delle vittime potrebbe peggiorare ulteriormente e le cause a cui ricondursi riguardare tanto la pandemia quanto le misure di contrasto. Ma anche le ricadute socio-economiche potrebbero essere non meno terribili di quelle demografiche.</p>
<p>A livello sociale le restrizioni hanno cominciato ad alimentare un clima di tensione crescente in larghi strati della popolazione, culminato in manifestazioni di protesta anche violente. <mark class='mark mark-yellow'>Una violenza che però si è riflessa anche nelle forze dell’ordine che nelle ultime settimane si sono rese responsabili di abusi e violenze contro cittadini accusati di aver violato le misure di contenimento.</mark> L’atteggiamento della polizia e dell’esercito rivela il rischio non così remoto di un inasprirsi dell’autoritarismo in molte regioni dell’Africa.</p>
<p>Sul piano economico, invece, la <strong>United Nations Economic Commission for Africa</strong> (UNECA) stima che la pandemia comporterà che tra i 5 e 29 milioni di persone si troveranno sotto la soglia di povertà estrema di $ 1,90 al giorno. Inoltre il crollo dei commerci e del turismo nel continente rischiano di generare un disastro socioeconomico che potrebbe essere contenuto soltanto con un finanziamento internazionale non inferiore ai 100 miliardi di dollari.</p>
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		<title>Medici ai tempi del Covid: taglio di stipendio e straordinari</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 17:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
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		<description><![CDATA[In tempo di Coronavirus, i medici sono considerati gli angeli custodi d’Italia. Sono coloro che si battono ogni giorno per garantire la vita a migliaia di persone, a volte rinunciando ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1260" height="610" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Schermata-2020-03-17-alle-14.25.29.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-03-17 alle 14.25.29" /></p><p>In tempo di Coronavirus, i <strong>medici</strong> sono considerati gli <strong>angeli</strong> custodi d’<strong>Italia</strong>. Sono coloro che si battono ogni giorno per garantire la vita a migliaia di persone, a volte rinunciando anche un po&#8217; alla loro.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La sicurezza dei medici viene sempre meno, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le emergenze</span></p>
<p>In tutto ciò, la loro <strong>sicurezza</strong> viene sempre <strong>meno</strong>, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le <strong>emergenze</strong>. È come mandare dei soldati in Russia, sulla neve, ma con gli stivali di cartone. Infatti, all’interno del corpo medico, è un <strong>periodo duro</strong> per tutti i <strong>medici di famiglia</strong>, che si trovano a combattere tra <strong>ambulatori svuotati</strong> e continui turni telefonici.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il grande paradosso di questo periodo è che proprio loro <strong>subiranno un netto taglio di stipendio</strong> a causa del Covid-19. Perché? Su disposizione delle Asl o dei distretti (comunali) socio-sanitari, i medici di base perderanno in questi mesi la possibilità di compiere visite specialistiche, che costituiscono una grande fetta del loro guadagno</mark>. La colpa sembrerebbe ricadere sulla burocrazia e sull’organizzazione del lavoro da parte delle <strong>aziende sanitarie</strong> regionali, le quali, come nel caso della Regione Puglia, hanno <strong><a href="https://www.affaritaliani.it/milano/coronavirus-i-medici-di-famiglia-noi-in-prima-linea-ma-non-siamo-protetti-656046.html">vietato la consegna di tutti i dispositivi di protezione individuale</a></strong>, che vanno dalla singola mascherina fino alla tuta. In virtù di questo, tutti i medici non possono erogare l’assistenza domiciliare, anche se cronica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>La Federazione Nazionale dei medici di medicina generale (FIMMG)</strong> ha avviato una <a href="https://www.cittadinanzattiva.it/progetti-e-campagne/salute/13074-aiuta-i-tuoi-medici-di-famiglia-con-solo-1-euro.html">raccolta fondi</a> per far fronte alla carenza di mascherine o altri dispositivi.</mark> Infatti i <strong>dpi</strong> sono centellinati e <strong>presenti</strong> solo <strong>nei reparti di malattie infettive e rianimazione.</strong> Alla domanda di chi insiste a voler trovare un capro espiatorio, si trova come risposta che l’Italia non si è fatta trovare pronta e non ha avuto tempo per ordinarne a sufficienza. Le amministrazioni regionali chiedono ancora un altro sforzo: se ci fossero contagi all’interno del personale ospedaliero, gli<strong> stessi medici di base</strong> potrebbero essere una <strong>nuova forza sanitaria.</strong> Allora, in quel caso avranno i dispositivi di protezione?</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti</span>.</p>
<p>La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti. In Italia la prima tipologia di ricetta può essere consegnata anche in formato digitale e comprende la prescrizione della maggior parte dei medicinali. Mentre le ricette rosse sono solo di tipo cartaceo e anche se grazie ad esse vengono prescritti <strong>meno medicinali</strong>, questi sono tra i <strong>più importanti</strong> per le fasce più deboli della popolazione, come <strong>per</strong> esempio, i <strong>cardiopatici e i diabetici.</strong> Di quest’ultime ne hanno bisogno maggiormente gli <strong>anziani</strong>, che però, in questo periodo, non dovrebbero uscire di casa. Nel caso specifico della <strong>Puglia, la Regione</strong> poteva estendere la prescrizione di tutti i farmaci attraverso la ricetta digitale, così da evitare appuntamenti prefissati per il ritiro di quelle rosse negli ambulatori, ma ciò non è stato fatto.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La preoccupazione si fa strada anche attraverso gli ultimi numeri: <strong>in Puglia</strong> <strong>i contagi salgono a 212, con 16 morti e solo 2 guariti</strong>.</mark> Si attende il picco a causa dei tanti rientri delle ultime settimane: basti pensare che dal primo sabati del mese di marzo <strong>17mila hanno viaggiato tra aerei, macchine e tren</strong>i per tornare dalle proprie famiglie. Di questi solo <strong>4000 hanno denunciato la loro provenienza</strong>. Il contenimento dei casi è una questione ancora irrisolta e oltre <strong>1200 medici</strong>, in prima linea, sono stati contagiati su tutto il territorio nazionale.<mark class='mark mark-yellow'>L’unica speranza è che lo Stato, da tutto questo, impari una lezione: tutelare i propri medici sulla sicurezza, dandogli loro più dignità.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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