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	<title>magzine &#187; niccolò natali</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Lockdown art diaries 3 &#8211; Messages from Quarantine</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 06:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Laureti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[La tecnologia non sempre è nostra amica. Problemi di connessione, un tasto premuto per sbaglio o &#8211; come nel mio caso &#8211; una semplice svista, possono compromettere definitivamente qualunque lavoro. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1666" height="972" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Messages-from-quarantine-2.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine tratta da Messages from Quarantine, di Niccolò Natali e Nikola Lorenzin" /></p><p>La tecnologia non sempre è nostra amica. Problemi di connessione, un tasto premuto per sbaglio o &#8211; come nel mio caso &#8211; una semplice svista, possono compromettere definitivamente qualunque lavoro. E così, per via di un errore di registrazione, anche una breve intervista via Skype  può trasformarsi in una chiacchierata a più riprese. Per questo salvataggio in <em>corner</em> però, non posso farlo altro che ringraziare la gentilezza (e la pazienza) di <strong>Niccolò Natali</strong>, che, nonostante tutto, ha accettato di incontrami virtualmente per una seconda volta, sottoponendosi di nuovo al mio interrogatorio. <strong>Videomaker pisano naturalizzato milanese</strong>, Niccolò da qualche settimana ha visto il proprio nome comparire sulle versioni online di diversi quotidiani internazionali, primo far tutti il <em>New York Times</em>. Motivo di questa recente notorietà è il video <em>Messages from Quarantine</em>, da lui realizzato insieme a <strong>Nikola Lorenzin e al collettivo di filmmakers <a href="http://www.santabelva.com/"><em>Santabelva</em></a></strong>.</p>
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							Immagine tratta da Messages from Quarantine, di Niccolò Natali e Nikola Lorenzin
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<p><span class='quote quote-left header-font'> «Ci siamo detti “dal momento che siamo già in contatto con queste persone, perché non chiediamo loro di rispondere ad alcune domande con dei messaggi vocali?”» </span></p>
<p>Come ogni progetto figlio della quarantena anche quello di Niccolò «nasce un po’ per caso». «Volevamo raccontare l’emergenza che stiamo vivendo da un nostro punto di vista e inizialmente ci siamo interessati al risveglio della natura. Nonostante il virus, i fiori sbocciano comunque e la primavera avanza». Un incontro inaspettato però ha fatto cambiare idea ai due videomaker: «Un giorno eravamo a girare alcune immagini in giro. <mark class='mark mark-yellow'> Ero perso dietro a un’inquadratura di un’ape che volava su di un fiore di ciliegio quando, improvvisamente, sento alle mie spalle un forte vociare. Era molto strano, per strada c’eravamo solo noi; quindi d’istinto, per vedere da dove arrivasse tutto quel rumore, mi volto e davanti a me vedo un palazzo di tredici piani. Lì, affacciate dal balcone e con un bicchiere di vino in mano, diverse persone parlavano tra loro. Ho deciso di lasciar perdere il mio fiore e ho urlato loro un fragoroso “ciao!”». </mark> Sono bastate quattro chiacchiere e la richiesta di poter filmare la scena con un drone è stata subito accettata dai condomini. Qualcosa però ancora non tornava «e a quel punto Nikola ha avuto l’intuizione» continua Niccolò. «Mi dice “dal momento che siamo già in contatto con queste persone, perché non chiediamo loro di rispondere ad alcune domande con dei messaggi vocali?”. La cosa mi è subito piaciuta». E così, inviando sul gruppo WhatsApp del condominio un questionario di sei domande – «Partendo da un banale “come stai”, abbiamo chiesto di raccontarci paure e speranze» – Niccolò e Nikola hanno iniziato a dare al progetto una forma definitiva.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> «Inizialmente abbiamo inviato il video alla presidenza del Consiglio dei Ministri perché in maniera un po’ ingenua pensavamo di regalarglielo, nella speranza venisse utilizzato in qualche campagna virale sull’importanza di rimanere a casa. Chiaramente non ci ha risposto nessuno e abbiamo quindi provato con <em>La Repubblica</em>. Volevamo diffondere il video a livello nazionale. <em>Repubblica </em>però ci ha chiesto di rivisitare tutti i contenuti in senso drammatico. A noi non stava bene e allora abbiamo guardato alle testate internazionali». </mark> Nonostante la prima risposta ricevuta è stata quella di <em>Al Jazeera</em>, la scelta è ricaduta sulla prestigiosa sezione <em>Op-Docs</em> del <em>New York Times</em>. «Abbiamo sempre desiderato vedere un nostro video in questa sezione riconosciuta a livello internazionale».</p>
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							Immagine tratta da Messages from Quarantine, di Niccolò Natali e Nikola Lorenzin
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<p><span class='quote quote-left header-font'> «Siamo riusciti a dare delle immagini poco note della periferia della città» </span></p>
<p><em>Messages from Quarantine</em> però, è molto più di un video racconto della quarantena; è una lettera d’amore aperta alla città di Milano, ai suoi abitanti e ai suoi meravigliosi scorci, anche di periferia. «Siamo riusciti –anche un po’ involontariamente se devo essere sincero – a dare delle immagini poco note della periferia della città che secondo me non è rappresentata abbastanza a livello di immaginario». Partiti da Barona – «il quartiere che conosciamo meglio» – e guidati da una grande passione per l’architettura, Niccolò e Nikola hanno raggiunto le torri di Gratosoglio, le case a ringhiera di via Sarpi, il complesso residenziale Monte Amiata progettato da Aldo Rossi. <mark class='mark mark-yellow'> «Seguendo l’idea del nostro <em>sound designer</em> di Berlino, ogni palazzo ha avuto un trattamento sonoro differente. Abbiamo costruito infatti, per ognuno di essi, un <em>audio bed</em> registrando i rumori dei vari ambienti. Un’operazione che è possibile solo ed esclusivamente durante la quarantena per via dell’assenza di traffico». </mark></p>
<p>Il risultato ottenuto è una forte caratterizzazione dei luoghi filmati, data dal suono, dalle voci e dalle risposte ricevute che cambiano di quartiere in quartiere. «85 persone hanno accettato di partecipare e selezionare tutto il materiale non è stato semplice». A correre in loro soccorso è stato Henry Albert, anche lui parte del collettivo<em> Santabelva</em>, «che ha trascritto in un documento Word tutte le interviste che man mano gli inviavamo». Singolare però è stata la scelta di affidarsi successivamente ad una soluzione analogica, in casi come questo migliore di quella digitale. «In maniera molto poco ecologica abbiamo stampato tutte le risposte, divise per palazzi. Ce le siamo lette tutte, abbiamo cerchiato quelle che ritenevamo essere più forti e le abbiamo ritagliate e suddivise a seconda di macro blocchi tematici. Abbiamo lasciato per terra questo schema di foglietti per tutti i dieci giorni di montaggio e ci è capitato più volte di guardare ad esso quando volevamo modificare qualcosa in corso d’opera».</p>
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							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/Messages-form-quarantine-1.png" alt="Messages-form-quarantine-1">
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							Immagine tratta da Messages from Quarantine, di Niccolò Natali e Nikola Lorenzin
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<p>Nonostante il contratto firmato con il <em>New York Times</em> prevedesse clausole stringenti – «un’esclusiva del video per trenta giorni e il successivo consenso per la pubblicazione dello stesso su altre piattaforme» –<em>Messages from Quarantine</em> ha potuto raggiungere anche la Cina. <mark class='mark mark-yellow'> «Alcuni ragazzi di Bologna dell’associazione italo-cinese <em>4xDecameron</em> ci hanno aiutato a tradurre i vari sottotitoli ma soprattutto a veicolare il video su ogni tipo di media adatto. In Cina non si ha accesso a Vimeo, Instagram, Facebook, Youtube ecc e quindi c’è bisogno anche di questo tipo di “traduzione”». </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> «La forzatura del dover utilizzare il messaggio vocale di Whatsapp ci è tornata a favore. Le persone si sono prese un personale momento di riflessione. Hanno parlato con il loro tempi, nel loro spazio». </span></p>
<p>Il video, infine, è stato anche pubblicato nella sezione <em>Staff Picks </em>di Vimeo e Niccolò e Nikola si dicono molto contenti del successo ottenuto. Il motivo di tutto ciò credo sia molto semplice: guardando il loro filmato è impossibile non riconoscersi in almeno una delle frasi e confessioni rilasciate volontariamente. Tanta è la carica emotiva, così come quella empatica, risultato della situazione comune che si sta vivendo. «La forzatura del dover utilizzare il messaggio vocale di Whatsapp – ammette Niccolò – ci è tornata a favore. Inviandoci le risposte, le persone si sono prese un personale momento di riflessione. Hanno parlato con il loro tempi, nel loro spazio. <mark class='mark mark-yellow'> Questo ci ha consentito di arrivare a quel livello di intimità che – mi viene da dire – è l’obiettivo di ogni intervista. Riuscire a levare all’intervistato la veste dell’intervistato; e farlo parlare per chi è veramente». </mark></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guarda qui <a href="https://vimeo.com/408103142"><em>Messages from Quarantine</em></a></p>
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