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	<title>magzine &#187; ndivia</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>AI: l&#8217;UE scenda in campo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 11:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Segalini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1270" height="847" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-101124.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Screenshot 2024-03-07 101124" /></p><p>Negli ultimi mesi i mercati finanziari hanno assistito alla vertiginosa ascesa di <strong>Nvidia</strong>, azienda statunitense produttrice di chip che nel giro di un anno ha quadruplicato il proprio valore fino a superare i due trilioni di dollari. Ora è la quarta società al mondo per capitalizzazione dopo Microsoft, Apple e Saudi Aramco. <mark class='mark mark-yellow'>L’impetuosa crescita di Nvidia è stata trainata dall’enorme sviluppo sperimentato negli ultimi tempi dall’intelligenza artificiale</mark>. Ma questa corsa agli investimenti non rischia di rivelarsi un’enorme bolla? Sul tema si è espresso recentemente anche <strong>Alec Ross</strong>, esperto di politiche tecnologiche, già coordinatore per il comitato Technology &amp; Media Policy durante la campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008 e poi consigliere di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato. Lasciata la politica, ha insegnato al King’s College di Londra e alla Columbia University di New York, ora è docente alla Business School dell’Università di Bologna.</p>
<p>Secondo Ross, intervistato da <em>Repubblica</em>, la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale è giustificata dai numeri: <mark class='mark mark-yellow'>«L’adozione diffusa dell’AI potrebbe contribuire dell’<strong>1,5%</strong> alla crescita annuale della produttività su un periodo di dieci anni, aumentando il PIL globale di quasi <strong>7 trilioni di dollari</strong>»</mark>. A ciò va poi aggiunto «il ruolo che essa può svolgere nell’affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e nel prolungare la longevità della vita umana attraverso l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella genomica».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’esperto non crede che la forte crescita del mercato dell’AI nasconda delle fragilità: «Il vero rischio è pensare principalmente in termini di rischio e non in termini di opportunità</mark>. Il denaro che dorme nei conti bancari è sottoperformante», come dimostra il caso dell&#8217;Italia, che negli ultimi due decenni ha sperimentato una crescita economica pressoché nulla anche per via dell&#8217;alto tasso di risparmio e della mancanza di investimenti che la caratterizzano. Per quanto riguarda il fenomeno Nvidia, per Ross «la vera lezione è che gli Stati Uniti continuano a produrre aziende tecnologiche dominanti a livello globale. Questo tipo di dinamismo dovrebbe essere celebrato» e non demonizzato.</p>
<p>Proprio il dinamismo di cui parla Ross ha permesso agli Stati Uniti di mantenere il primato mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, nonostante l’agguerrita concorrenza della <strong>Cina</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Tra Washington e Pechino, quella sull’AI «è una vera competizione ma a questo punto gli Stati Uniti sono primi perché investono di più: quest’anno gli USA investono <strong>65 miliardi</strong> mentre la Cina ne investe 35. In secondo luogo, perché gli Stati Uniti sono molto più avanti nel campo dell’<strong>AI generativa</strong></mark>. Ai cinesi non piacciono i <em>Large Language Models</em> (LLM) come ChatGPT perché sono molto difficili da censurare e controllare»: un rischio intollerabile per il regime di Xi Jinping.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>In questa partita, l’<strong>Europa</strong> finora è rimasta a guardare, preferendo normare l’intelligenza artificiale piuttosto che svilupparla. Per Ross si tratta di un atteggiamento «patetico e imbarazzante»</mark>. L’esperto ritiene che il Vecchio Continente debba abbandonare l’enfasi sulla regolamentazione e iniziare a giocare da protagonista. Una normativa adeguata è senz&#8217;altro auspicabile, ma se l&#8217;UE non vuole diventare «una colonia economica degli Stati Uniti e della Cina, allora avremo bisogno di meno avvocati, politici, filosofi e burocrati che stabiliscano strategie e norme e di più imprenditori, venture capitalist e ingegneri». <mark class='mark mark-yellow'>Ross vede il confronto geopolitico sull’intelligenza artificiale come una partita di calcio: «I<strong>n campo ci sono due squadre, una americana e una cinese</strong>. Invece di schierare la propria, gli europei hanno preferito recitare la parte dell’<strong>arbitro</strong>, che fischia i falli e mostra il cartellino giallo. L’arbitro può contribuire a decidere il risultato della partita, soprattutto se dirige male, ma non è mai lui a vincerla»</mark>.</p>
<p>Quando e se l’Europa si deciderà di smettere i panni dell’arbitro e <strong>scendere in campo</strong>, dovrà esprimere un gioco diverso dai contendenti, avverte Ross. Da una parte «la Cina, dove un governo autoritario ha messo a punto un modello di sorveglianza totale e, in cambio di controllo e potere politico, promette stabilità», mentre «l’altra squadra è capitanata dagli imprenditori “ragazzini” della California, che hanno sviluppato un modello di sorveglianza tutto nelle mani del settore privato. Né l’autoritarismo cinese né i miliardari californiani sono la strada giusta per l&#8217;Europa». <mark class='mark mark-yellow'>Il Vecchio Continente deve adottare una terza via: «Serve una squadra europea e italiana che porti avanti il proprio modello di contratto sociale e una crescita economica che garantisca l’equilibrio tra aziende, governo e cittadini»</mark>.</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2024/02/27/news/intelligenza_artificiale_geopolitica_usa_cina_europa_intervista_alec_ross-422209250/?ref=RHRM-BG-P2-S1-T1">Qui l&#8217;articolo completo.</a></p>
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