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	<title>magzine &#187; natura</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #65</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 19:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Scotto Di Mase]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna Off the Radar, la rubrica settimanale di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage tratti da grandi testate internazionali per raccontare le diverse sfumature del mondo. Stavolta si parte ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="638" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/NUOVO-PER-IMMAGINE-IN-EVIDENZA-SITO-2-9-1024x638.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Taleambiente.it" /></p><p>Torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica settimanale di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage tratti da grandi testate internazionali per raccontare le diverse sfumature del mondo. Stavolta si parte dalla scoperta del nuovo habitat di simulazione di Marte, per poi viaggiare fino all&#8217;Antartico attraverso il podcast e, infine, ricostruire una brutta pagina della storia britannica per ricordare la storia del mercato del cotone. Buona lettura!</p>
<p><strong>Svelato l’habitat di Marte</strong>: la NASA ha reso noto il nuovo ambiente di simulazione di Marte. Qui i volontari vivranno per un anno intero, testeranno la qualità della vita nelle future missioni sul Pianeta Rosso e monitoreranno la loro salute fisica e mentale in vista di un isolamento così lungo. <a href="https://www.aljazeera.com/gallery/2023/4/12/photos-nasa-unveils-mars-habitat-to-ready-for-exploration" target="_blank">Al Jazeera</a></p>
<p>Questo <strong>podcast permette di viaggiare</strong> fino all&#8217;Antartico con un gruppo di scienziati in missione per analizzare l&#8217;impatto umano sull&#8217;ecosistema, sempre più caratterizzato dallo scioglimento dei ghiacciai. <a href="https://www.theguardian.com/news/audio/2023/apr/12/from-the-archive-the-sound-of-icebergs-melting-my-journey-into-the-antarctic-podcast" target="_blank">The Guardian</a></p>
<p>In questo articolo le domande più frequenti sull&#8217;<strong>impeachment di Trump </strong>trovano risposta. Il tycoon può ancora <span style="color: #000000;">candidarsi</span> alla <strong>presidenza degli Stati Uniti</strong>? Quando <span style="color: #000000;">dovrà comparire </span>nuovamente in Tribunale? Come stanno reagendo i Repubblicani? <a href="http://https://time.com/longform/trump-stormy-daniels-indictment-arraignment/#arraignment" target="_blank">Time</a></p>
<p>I<strong> gatti </strong>hanno accompagnato gli uomini <strong>in</strong> <strong>mare </strong>da quando questi ultimi hanno iniziato a navigare. I marinai furono, in gran parte, responsabili della loro diffusione in tutto il mondo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, però, la posizione speciale che i gatti detenevano sulle navi della marina iniziò un rapido declino. <a href="https://www.nationalgeographic.com/history/article/cats-ships-navy-history" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p>Lo <strong>schiavismo</strong> è una pagina fondamentale del passato del Regno Unito, soprattutto in relazione alla storia del <strong>mercato del cotone</strong>. Lo speciale del <em>Guardian</em> punta a ricostruire questo capitolo buio della storia britannica, concentrandosi su <strong>Manchester</strong> e le difficoltà che sussistono ancora oggi nell’affrontare un simile retaggio. <a href="https://www.theguardian.com/news/series/cotton-capital" target="_blank">The Guardian</a></p>
<p>Per secoli la <strong>città cambogiana di Battambang</strong> è stata<strong> rinomata per le arti</strong>, fino a quando i suoi artisti non sono stati presi di mira dagli Khmer Rossi. Ora la sua storia travagliata ispira lo spirito creativo della città. <a href="https://www.bbc.com/travel/article/20230410-battambang-cambodias-creative-second-city" target="_blank">BBC</a></p>
<p>La <strong>Greenwich Peninsula di Londra sta cambiando</strong>. Knight Dragon, un’azienda di sviluppo immobiliare, vuole trasformare questa zona di 60 ettari in un hub di business creativo, istituzioni accademiche e comunità residenziali e renderla un esempio di sviluppo urbano per tutto il mondo. <a href="https://monocle.com/content/Knight-Dragon-2023/" target="_blank">Monocle</a></p>
<p>È il <strong>programma spaziale italiano più ambizioso degli ultimi anni</strong>. Parliamo di <strong>Iride</strong>, la costellazione satellitare il cui sviluppo è iniziato nel 2022, ora in fase di realizzazione, che punta ad essere l&#8217;avanguardia dell&#8217;osservazione della Terra. <a href="https://www.wired.it/article/iride-costellazione-satellitare-asi-esa-sistema-dettagli/" target="_blank">Wired</a></p>
<p>Alcuni ricercatori hanno scoperto che utilizzando <strong>microfoni speciali </strong>che rilevano le<strong> chiamate dei pipistrelli</strong> si possono sentire anche le piante. Noi esseri umani potremmo non essere in grado di sentirle <span style="color: #000000;">naturalmente,</span> ma attraverso l&#8217;odore possiamo captare i messaggi che le piante trasmettono. <a href="https://www.nationalgeographic.com/science/article/plants-can-talk-yes-really-heres-how" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p>Sapete che cos&#8217;è la <strong>Weißwurstfrühstück</strong>? Il pasto &#8220;più tedesco&#8221; di tutta la Germania consiste nella <strong>tradizionale colazione </strong>a base di salsicce bianche, morbidi pretzel, senape dolce, il tutto accompagnato da un calice di birra. <a href="https://www.bbc.com/travel/article/20230412-where-people-drink-beer-for-breakfast" target="_blank">BBC</a></p>
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		<title>Perle di vetro sulla Luna: la scoperta dei serbatoi d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 10:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Jacopo Carpani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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		<description><![CDATA[La Luna nasconde un enorme serbatoio d’acqua.È quanto emerge dallo studio di un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal professor Huicun He dell&#8217;Università dell&#8217;Accademia cinese delle Scienze di Pechino e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4928" height="3264" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/pexels-photo-596134.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-photo-596134" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>La Luna nasconde un enorme serbatoio d’acqua.</mark>È quanto emerge dallo studio di un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal <strong>professor Huicun He dell&#8217;<a href="https://english.ucas.ac.cn/" target="_blank">Università dell&#8217;Accademia cinese delle Scienze</a> </strong>di Pechino e pubblicato su<a href="https://www.nature.com/ngeo/" target="_blank"><strong> <em>Nature Geoscience</em></strong></a>, che dimostra la presenza sul nostro satellite di grandi quantità di perle di vetro, al cui interno si trova il cosiddetto &#8220;oro blu&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La loro formazione è resa possibile dal fatto che la Luna, essendo priva di <span style="color: #000000;">un’</span>atmosfera, viene costantemente bersagliata da minuscoli meteoriti i quali, sciogliendo il materiale circostante alla zona d’impatto con il suolo del satellite, danno luogo alla formazione di questi contenitori.</mark> L’idrogeno e l’ossigeno, necessari alla formazione dell’acqua, provengono rispettivamente dai venti solari e da rocce e minerali presenti sulla Luna stessa.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La vera scoperta, comunque, non è tanto la presenza dell’oro blu sul nostro satellite, dal momento che negli ultimi 20 anni di esplorazione lunare ne sono state scoperte notevoli quantità, quanto il suo ciclo.</mark> Tramite le analisi dei campioni raccolti dalla missione <strong>Chang’e – CE5</strong> a dicembre 2020, i ricercatori hanno dimostrato come il ciclo dell’acqua lunare sia molto rapido e che potrebbe essere alimentato proprio da queste perle di vetro, che fungerebbero da meccanismo di ricarica.<mark class='mark mark-yellow'>Gli scienziati, inoltre, ritengono che questi contenitori d’acqua potrebbero fungere da serbatoi anche su altri corpi celesti privi di atmosfera.</mark></p>
<p>Ormai è noto che gli esseri umani si stanno preparando a tornare sulla Luna e, come sottolinea <strong>Sen Hu, autore della ricerca</strong>, «l’acqua è il bene più ricercato per consentire l’esplorazione sostenibile delle superfici planetarie». <mark class='mark mark-yellow'>Avere a disposizione una riserva idrica sul nostro satellite e su altre corpi celesti faciliterebbe considerevolmente le missioni delle agenzie spaziali e le installazioni di basi permanenti nel Sistema solare.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.lasvolta.it/7117/scoperta-una-riserva-dacqua-in-sfere-di-vetro-sulla-luna" target="_blank">Lasvolta.it</a>.</strong></p>
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		<title>Off the Radar &#8211; Dieci pezzi da non perdere #63</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 16:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questa settimana torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana tratti da grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3767" height="2461" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Venezia_-_Canal_Grande_da_Ponte_Accademia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="SAMSUNG CSC" /></p><p>Anche questa settimana torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana tratti da grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del mondo. Dall&#8217;intelligenza artificiale allo spopolamento di Venezia, passando per l&#8217;exploit degli artisti arabi sulle piattaforme di streaming musicale. E ancora: la transizione ecologica tra Amsterdam e Los Angeles, in un momento storico in cui anche l&#8217;Unione europea si prepara ad abbandonare i combustibili fossili.</p>
<p>Le <strong>auto elettriche </strong>sono il futuro? In un momento storico in cui l’Unione europea e il resto del mondo sembrano sempre più intenzionati ad abbandonare i combustibili fossili, ci si chiede se siamo veramente pronti alla transizione. In questo longform di <em>Monocle</em> si viaggia tra Amsterdam, Los Angeles, Giappone e Sudafrica per scoprirlo. <a href="https://monocle.com/magazine/issues/161/is-the-future-electric/" target="_blank">Monocle</a></p>
<p><strong>Venezia</strong> è sempre più deserta: non di turisti, ma di veneziani. Giacomo Zandonini spiega la contrapposizione tra chi ritiene il turismo l&#8217;unica soluzione possibile – perché porta risorse economiche e popola la città – e chi lo indica come la causa di tutti i mali, perché ha contribuito allo spopolamento odierno. Il longform di <em>Irpi Media</em> racconta il punto di vista di albergatori, operatori del settore turistico, veneziani e l&#8217;esperimento di chi, in città, ha messo in piedi un progetto di housing sociale. <a href="https://irpimedia.irpi.eu/veneziani-in-via-destinzione/" target="_blank">Irpi Media</a></p>
<p>Dopo l’exploit degli <strong>artisti pop e rock</strong> del Sud-est asiatico negli ultimi anni, è la volta del mondo arabo. Grazie a piattaforme streaming come Spotify e Anghami, a social come TikTok e Instagram e all’interesse di numerose etichette indipendenti, gli artisti arabi stanno conquistando il mercato globale con la loro musica. <a href="https://pitchfork.com/thepitch/arabic-music-is-on-the-brink-of-a-global-breakthrough/" target="_blank">Pitchfork</a></p>
<p>Il longform pubblicato da <em>The Atlantic</em> racconta la storia e il declino del movimento statunitense di estrema destra <strong>John Birch Society</strong>. Fondato nel 1958 da un piccolo gruppo di uomini d&#8217;affari contrari al New Deal, la società rifiutava di fatto l&#8217;intero ordine internazionale del secondo dopoguerra, guidato dagli Stati Uniti: contro le Nazioni Unite e contro un fantomatico complotto ai danni del popolo americano. <a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/03/john-birch-society-trump-far-right-extremism/673404/" target="_blank">The Atlantic</a></p>
<p>Lo scorso giugno il Census Bureau, l&#8217;Ufficio del censimento degli Stati Uniti, in collaborazione con il National Center for Health Statistics, ha effettuato una ricerca su un campione di più di 58mila persone sul <strong>Long Covid</strong> attraverso il questionario online a cadenza mensile <em>Household Pulse Survey</em>, avviato nell&#8217;aprile 2020 per valutare l&#8217;impatto della pandemia. Un&#8217;analisi del <em>San Francisco Chronicle</em> ha rivelato che una percentuale sempre più bassa di persone ha riferito di sintomi di lunga durata legati al Covid. <a href="https://www.sfchronicle.com/health/article/long-covid-coronavirus-risk-17839137.php" target="_blank">San Francisco Chronicle</a></p>
<p>Il documentario<em> Fire of love</em> narra la storia di<strong> Katia Krafft</strong> e di suo marito Maurice, i quali hanno dedicato la loro vita a studiare i vulcani e a svelarne i segreti. L&#8217;opera, candidata alla 95esima edizione degli Academy Awards, è disponibile su <em>Disney+</em>. <a href="https://www.nationalgeographic.it/fire-of-love-la-storia-di-katia-krafft,-la-donna-che-ha-dedicato-la-sua-vita-ai-vulcani" target="_blank">National Geographic</a></p>
<p>Dal lancio di ChatGpt sul mercato si parla di <strong>intelligenza artificiale</strong> come la nuova frontiera dell&#8217;innovazione tecnologica. Ma come si è evoluta negli ultimi decenni? Il <em>Guardian</em> ne ripercorre gli sviluppi, spiegando che questa tecnologia si basa sulla memorizzazione di dati e di concetti, che poi vengono rimescolati e riproposti. Ma ciò che oggi viene considerato intelligente, in futuro potrebbe risultare addirittura pericoloso. <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/mar/16/the-stupidity-of-ai-artificial-intelligence-dall-e-chatgpt" target="_blank">The Guardian</a></p>
<p>Da più di un anno, la Fed conosceva la condizione di crisi nella quale versava la <strong>Silicon Valley Bank</strong>. Perché non è intervenuta? Lo spiega Isaac Chotiner in questo longform pubblicato dal <em>New Yorker</em>. <a href="https://www.newyorker.com/news/q-and-a/the-regulatory-breakdown-behind-the-collapse-of-silicon-valley-bank" target="_blank">New Yorker</a></p>
<p>In questo longform del <em>New Yorker</em> Masha Gessen racconta le difficoltà che stanno affrontando i reporter russi in esilio nel raccontare la <strong>guerra in Ucraina</strong>. Questi giornalisti russi – oggi dispersi tra Goergia, Lettonia, Turchia, Armenia e Israele – sono vittime di continue discriminazioni da parte dei Paesi ospitanti. <a href="https://www.newyorker.com/magazine/2023/03/13/how-russian-journalists-in-exile-are-covering-the-war-in-ukraine" target="_blank">New Yorker</a></p>
<p>Che conseguenze ha la <strong>pesca a strascico</strong> nel mercato del pescato dell&#8217;Unione europea? I controlli delle istituzioni scarseggiano e questa pratica, anche se vietata, è molto diffusa. A farne le spese è l&#8217;ecosistema marino: i fondali danneggiati dalle reti a strascico impiegano fino a 15 anni prima di recuperare il loro normale equilibrio. <a href="https://irpimedia.irpi.eu/pesca-strascico-pesce-illegale-mediterraneo-supermercati-europei/" target="_blank">Irpi Media </a></p>
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		<title>Trenno: il paese in città</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 09:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Milan l’è un gran Milan. Damm a trà. Nella città più internazionale d’Italia la vita è frenetica perché il milanese deve fatturare. Il lavoro vince su tutto. Chi vive nel ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8008.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_8008" /></p><p><em>Milan l’è un gran Milan</em>. <em>Damm a trà</em>. Nella città più internazionale d’Italia la vita è frenetica perché il milanese deve fatturare. Il lavoro vince su tutto. Chi vive nel capoluogo meneghino forse non si rende conto della bellezza da cui è circondato. Ci sono il nuovo e il vecchio, l’antico e il moderno: dal Castello Sforzesco a Piazza Gae Aulenti, dalle Colonne di San Lorenzo ai grattacieli di CityLife. Milano sta vivendo una forte trasformazione, punta all’innovazione e all’estero. Questo clima di cambiamento radicale non si respira però dappertutto.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Nella periferia Ovest, municipio otto, c’è un quartiere in cui il tempo sembra essersi parzialmente fermato. Immerso nel verde si trova Trenno </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Nella periferia Ovest, municipio otto, c’è un quartiere in cui il tempo sembra essersi parzialmente fermato. Immerso nel verde si trova <strong>Trenno</strong>.</mark> Ai più attenti il nome non è nuovo perché in Via Novara sorge, in un mega parcheggio nato per Expo 2015 e poi miseramente abbandonato, l’hub vaccinale <em>drive through</em> “Trenno”. Tuttavia non ho ancora ben capito perché abbia preso questo nome dato che da Trenno al centro vaccinale ci vogliono quasi dieci minuti di macchina (dovrò farmene una ragione).</p>
<div id="attachment_57795" style="width: 329px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8012.jpg"><img class="wp-image-57795 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8012-300x225.jpg" alt="Il parco di Trenno" width="329" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Il parco di Trenno</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'><em>Trenn</em>, in dialetto, è uno dei quartieri più verdi e più tranquilli della città. In realtà non sembra un quartiere, ma un paese. La definizione che darei è “paese in città”. Non ha mai perso la sua identità paesana forse perché ha dei confini ben definiti con il resto di Milano, è isolato nel suo nido.</mark> Infatti a Sud è circondato dal <strong>parco di Trenno</strong>, intitolato all’ex sindaco Aldo Aniasi nel 2012, una delle aree verdi più grandi di tutto il capoluogo; a Est via Mafalda di Savoia e il parco Pertini separano il borgo dal vicino e più popolare quartiere Gallaratese; a Ovest e a Nord si trovano il “<strong>Boscoincittà</strong>” e numerosi campi, la maggior parte coltivati a riso. Insomma si fa un’immersione a trecentosessanta gradi nella natura. Il rovescio della medaglia consiste nell&#8217;isolamento dell&#8217;abitato dal resto di Milano, al quale è collegato da una sola linea Atm, la 64, e solamente da tre strade: via Cascina Bellaria, via Lampugnano e via Balla.</p>
<p>La storia di Trenno è sicuramente curiosa. Il paese pare sia sorto nel Basso Medioevo. In epoca romana era consuetudine dare agli agglomerati urbani, che si insediavano lungo le grandi arterie, una denominazione corrispondente alla loro distanza. Lungo la “strada di San Pietro all&#8217;Olmo”, adesso frazione di Cornaredo nell’hinterland milanese, si trovavano infatti Trenno (<em>Trebennius,</em> ovvero terzo miglio), Quarto, Quinto Romano e Settimo Milanese. Inizialmente erano molto probabilmente solo stazioni di posta per il cambio di cavalli. Con il passare dei secoli i paesi si sono ingranditi e, quasi tutti, sono stati inglobati nella cerchia di Milano. Trenno è stato all’inizio un feudo, poi dal diciassettesimo secolo è diventato una contea. Durante l’Ottocento era un vero e proprio comune che si estendeva su un&#8217;ampia area agricola attraversata dal fiume Olona e piena di cascine. Comprendeva, oltre al all&#8217;odierno quartiere, anche altre tre zone: Quarto Cagnino, Quinto Romano e Figino. <mark class='mark mark-yellow'>Il 2 settembre 1923 Trenno viene definitivamente annesso alla città di Milano, diventando un suo quartiere.</mark> Oggi il borgo, pur essendo in prevalenza una zona residenziale con condomini più o meno moderni, conserva ancora edifici storici.</p>
<div id="attachment_57823" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8022-modificato.jpg"><img class="wp-image-57823 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8022-modificato-300x160.jpg" alt="Cascina di Via Lampugnano, cortile interno e aia" width="300" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Cascina di Via Lampugnano, cortile interno e aia</p></div>
<p>Solo tre strade collegano il quartiere al resto della città. Via Cascina Bellaria e via Lampugnano sono state da sempre le vie principali, mentre negli anni Ottanta si è aggiunta via Balla (che prima non esisteva). Come racconta <strong>mia nonna Amelia</strong>, 87 anni, da sempre a Trenno, il borgo è cambiato molto negli anni: <mark class='mark mark-yellow'>“Un tempo era diverso, c’erano molti contadini. Era una realtà locale. I palazzi erano molti di meno, mentre i campi erano molti di più”. Era dunque una realtà agricola e contadina dove si coltivavano ortaggi, riso, grano e <em>formentón</em> (mais). In tutta la zona sorgevano almeno dieci cascine, forse anche di più. Quelle all’interno del “paese” coltivavano principalmente ortaggi, mentre quelle fuori avevano riso, grano e mais.</mark> In una delle cascine in <strong>via Lampugnano</strong> vivevano i miei nonni materni che coltivavano ortaggi (avevano un’azienda agricola e il posteggio vendita all’ortomercato cittadino). Parecchie famiglie vivevano lì e condividevano gli spazi, interni ed esterni. C’era un cortile molto grande con in mezzo un’aia e il lavatoio per la verdura. All’altro lato del cortile c’erano le stalle e i depositi. A metà anni Novanta la cascina è stata tutta ristrutturata e sono nati degli appartamenti di grandi dimensioni.</p>
<div id="attachment_57820" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8024-modificato.jpg"><img class="wp-image-57820 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8024-modificato-300x186.jpg" alt="Via lampugnano, anni Sessanta" width="300" height="186" /></a><p class="wp-caption-text">Via Lampugnano, anni Sessanta.</p></div>
<p>Data la vocazione campagnola, i trennesi erano chiamati <strong><em>ranat</em></strong>, ovvero cacciatori di rane, proprio perché intorno al borgo c’erano molte risaie e quindi molte rane. <mark class='mark mark-yellow'>Il paese ruotava attorno ai negozi di piazza Scolari e via Ratti e attorno alla chiesa e all’oratorio.</mark> Fino agli anni Settanta in piazza c’erano da un lato il dentista, il macellaio, la drogheria, la parrucchiera per le donne, il fruttivendolo, il negozio delle bici e la tintoria; dall’altro il parrucchiere per gli uomini, la farmacia, il negozio di vestiti e il ristorante. Tra la piazza e Via Ratti c’erano un secondo fruttivendolo, l’edicola in un gabbiotto di legno, il salumiere (il signor Mariani che andava nelle cascine a uccidere i maiali), la vetreria, la merceria, il lattaio, il panettiere, la cartoleria e un bar-tabacchi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Un tempo Trenno era una realtà agricola e contadina, piena di cascine </span></p>
<p>La <strong>chiesa</strong>, dedicata a San Giovanni Battista, sorta nel ‘600, era un punto di riferimento per la comunità, così come l’oratorio lo era per ragazzi e ragazze. In oratorio c’era anche un salone di cinema e teatro con circa duecento posti dove si facevano recite e proiezioni. Di fianco alla chiesa sorge tuttora l’asilo parrocchiale: un tempo gestito dalle suore, era l’unico presente a Trenno. I miei genitori raccontano che le suore erano particolarmente severe. Proprio per questo motivo non andavano molto volentieri all’asilo (mio papà Dario è anche scappato due volte, ma è stato prontamente riportato dopo qualche sculacciata di mia nonna Fausta). Era anche obbligatorio andare ai funerali. I bambini sfilavano in testa alla processione vestiti con mantella blu e basco nero.</p>
<div id="attachment_57821" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8020-modifica.jpg"><img class="wp-image-57821 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8020-modifica-300x159.jpg" alt="Piazza Scolari, 1969" width="300" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Piazza Scolari, 1969</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La grande rivoluzione nel borgo è iniziata negli anni Sessanta quando molti terreni intorno a Trenno sono stati espropriati per costruire il popolare quartiere Gallaratese. La stessa cosa è successa con il parco, anche in quel caso alcuni terreni coltivati sono stati espropriati e negli anni Settanta è nata questa grande area verde che collega via Novara a Trenno. Il parco è cresciuto negli anni ed è diventato sempre più popolare.</mark> Grandi e piccini passano intere giornate all’aria aperta, a giocare e a divertirsi. C’è chi gioca a calcio, chi prende il sole, chi corre ad ogni ora del giorno e della notte, chi passeggia, chi gioca a tennis o a basket, chi fa i picnic, chi gioca a cricket. Un trennese che va al parco è sicuro di incontrare qualcuno che conosce e di fermarsi a parlare. <strong>La chiacchiera è all’ordine del giorno</strong>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Una cosa bella del quartiere è proprio il fatto che le persone si conoscono. Quando si cammina per il borgo è inevitabile incontrare gente conosciuta e quindi perdere tempo a parlare </span></p>
<p>Dalla <strong>metà degli anni Sessanta</strong> sono stati costruiti molti nuovi palazzi e il quartiere si è ampliato. Da piccolo borgo è diventato parte integrante della città. Con l’arrivo dei nuovi edifici sono nate anche delle nuove vie. Per esempio via Balla un tempo era solo una stradina in mezzo ai campi, stessa cosa per via De Chirico. Adesso pullulano di case. Il centro del paese rimane <strong>Piazza Scolari</strong> con tutti i negozi. Certo quelli storici non ci sono più e il quartiere è cambiato. Ci sono sempre un parrucchiere per uomo e uno per donna, il ristorante e la farmacia. Negli anni si sono aggiunti la banca, un bar, l’ottico, un negozio di edilizia e un’enoteca. Lungo via Ratti ci sono ancora il panettiere, la cartoleria e il lattaio. Si sono aggiunti poi il fotografo, un negozio di abbigliamento, l’agenzia immobiliare, il tabaccaio e il fruttivendolo. <mark class='mark mark-yellow'>Molti negozi sono quindi scomparsi e il quartiere è cambiato, ma alcune attività, come il panettiere e i bar, mantengono un ruolo centrale: sono luoghi di ritrovo e di aggregazione dove i trennesi si incontrano e iniziano a chiacchierare. Una cosa bella del quartiere è proprio il fatto che le persone si conoscono. Quando si cammina per il borgo è inevitabile incontrare gente conosciuta e quindi perdere tempo a parlare. Penso sia il bello di vivere in una comunità tutto sommato piccola.</mark> I trennesi, come me e tutta la mia famiglia, sono molto legati al quartiere e alle proprie radici.</p>
<div id="attachment_57822" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8015.jpg"><img class="wp-image-57822 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8015-300x225.jpg" alt="Piazza Scolari, 2022" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Piazza Scolari, 2022</p></div>
<p>Negli ultimi cinque anni è iniziato anche un processo di <strong>integrazione</strong> e <strong>rinnovamento</strong>. Sono nati un negozio di pizza e kebab e una sartoria gestita da cinesi. Da molto più tempo invece esiste una casa di accoglienza. Negli ultimi anni sono anche stati costruiti parecchi nuovi palazzi e altri sono tuttora in costruzione. Piazza Scolari è stata riqualificata, modificata e riammodernata, ma al centro rimane sempre il Monumento ai Caduti della Guerra, in ricordo di tutti i trennesi che sono morti combattendo. Anche il piazzale della chiesa è stato completamente rifatto. La stessa chiesa, guidata saldamente dal simpatico Don Matteo, è un altro punto di ritrovo, soprattutto per gli anziani che vanno a messa tutte le sere. <mark class='mark mark-yellow'>Nonostante questi ammodernamenti, la matrice agricola rimane ancora una componente fondamentale per Trenno. Ci sono ancora diverse cascine in attività</mark>: la <strong>cascina Campi</strong>, in centro al quartiere, che alleva animali e fa diverse attività per i bambini; la <strong>cascina Fametta</strong>, in aperta campagna, che coltiva riso; la <strong>cascina Bellaria</strong>, nell’omonima via, con la “Trattoria Solidale”, il primo ristorante didattico a Milano che unisce i valori di responsabilità sociale, attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro e di inserimento lavorativo di ragazze e ragazzi con disabilità intellettive, e la sostenibilità economica ed ambientale. Ormai lasciata andare da parecchio tempo (e lo dico con dispiacere dato che ho trascorso lì molte ore quando ero un bambino affascinato dai trattori e dai macchinari agricoli) è la <strong>Cascina Melghera</strong>: un agglomerato di case con aia e cortile che erano abitate da lavoranti di un grande proprietario terriero. Si lavorava e si coltivava il riso, insieme a un allevamento di mucche. La sua attività è cessata quindici anni fa e ora è in decadenza: si spera, prima o poi, che qualcuno possa investire per ridarle valore. Situata alla fine di Trenno, in mezzo alle risaie, è una delle porte per “Boscoincittà”.</p>
<div id="attachment_57826" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8017.jpg"><img class="wp-image-57826 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8017-300x225.jpg" alt="Orti, risaie, cascina Melghera e in fondo il Boscoincittà" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Orti, risaie, cascina Melghera e in fondo il Boscoincittà</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Inoltre tutti gli anni a novembre c’è la <strong>festa degli agricoltori</strong>, di solito la seconda domenica del mese vicino a San Martino, ovvero il periodo in cui un tempo i lavoranti agricoli si spostavano da una cascina all’altra per eventuali cambi di lavori</mark>. È un bel modo per rendere omaggio a chi ha lavorato e chi lavora ancora la terra.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il trennese per sua natura è un po’ <strong>pettegolo</strong>. È interessato alle vicende del quartiere. Se succede qualcosa o se muore qualcuno lo vuole sapere. Visto che non basta sentire le campane che suonano da morto (tradizione ancora presente), il trennese inizia a indagare e si affida a persone esperte come la sagrestana (che è una mia prozia) o come le vecchiette e i vecchietti che sono più informati della CIA.</mark><br />
A Trenno ci sono anche figure storiche come la cartolaia Marisa: chi non parla il milanese avrà difficoltà a interagire con lei. Ci sono poi delle <strong>personalità simpatiche</strong> che animano il quartiere. Fino ad un paio di anni fa gli uomini si trovavano all’oratorio a giocare a carte e a bere uno o più bicchieri di vino. Mi capitava spesso di accompagnare mio nonno Carlo. Le risate erano assicurate soprattutto per i litigi, rigorosamente in dialetto, su giocate sbagliate durante entusiasmanti partite di scopa e briscola. <mark class='mark mark-yellow'>È altrettanto divertente l’uso dei soprannomi a personaggi particolari e pittoreschi, attribuiti a caratteristiche fisiche o alle professioni svolte. Tra questi annoveriamo: <em>Giuan cür a pè</em> (Giovanni corre a piedi, un podista), il Primario (in realtà lavorava alla reception di una clinica), Franco Comune e Franco San Siro (uno lavorava in Comune, mentre l’altro veniva dal quartiere di San Siro), Stefano pittore (in realtà imbianchino), il <em>Balina</em> (tondeggiante per via della forma fisica) e Armandino (che al contrario era molto grosso).</mark></p>
<div id="attachment_57794" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8004.jpg"><img class="wp-image-57794 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8004-300x225.jpg" alt="La Cascina Melghera. Alle spalle Trenno. In lontananza le torri di CityLife" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La Cascina Melghera. Alle spalle Trenno. In lontananza le torri di CityLife</p></div>
<p>Oltre ai preti che si sono susseguiti negli anni, tra le figure di riferimento di Trenno c’era il dottor Giannini, medico della mutua o, come si dice adesso, medico di famiglia, a cui i pazienti avevano regalato un ciclomotore per poter arrivare in studio e per andarli a visitare anche nelle cascine. Ha lavorato qui per oltre quarant’anni. La sua discepola è stata la dottoressa Cambieri che ha continuato la sua attività per altri 35 anni andando in pensione nel 2020. Anche lei è stata un punto di riferimento per tante persone (me e la mia famiglia compresi). Il suo modo di fare sempre allegro e spontaneo ha fatto sì che tra medico e paziente si instaurasse un incredibile rapporto di fiducia, quasi un’amicizia.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il trennese per sua natura è un po’ pettegolo. È interessato alle vicende del quartiere</span></p>
<p>Nel cambiamento del quartiere è impossibile non parlare della <strong>scuola elementare “Matilde Viscontini”</strong>. Costruita nel 1975, la scuola ha funzionato sino al 2013 quando è stata chiusa perché piena di amianto. Dopo anni di attesa è stata ricostruita e nel 2021 è stata riaperta, diventando la prima scuola ecologica di Milano fabbricata in bioedilizia. <strong>Mia mamma Rita</strong> ha fatto per oltre quarant’anni la maestra e ha insegnato per 35 nella scuola di quartiere. Quando ha iniziato lì negli anni ’80, via Viscontini era una strada di passaggio con in fondo un parcheggio (ora è una strada chiusa). Si era creata un’isola di spaccio. I cittadini si sono ribellati e hanno fatto manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Allora si è deciso di chiudere la via alle macchine e creare dei campi da tennis al posto del parcheggio. I campi da tennis sono ora occupati da vecchietti terribili che li colonizzano dalla mattina alla sera, tutti i giorni dell’anno, Natale compreso.</p>
<div id="attachment_57827" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8025-modificato.jpg"><img class="wp-image-57827 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/IMG_8025-modificato-300x203.jpg" alt="La maestra RIta, fine anni Ottanta" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">La maestra Rita durante una lezione alla scuola Matilde Viscontini, fine anni Ottanta</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Tornando alla scuola, mia mamma sostiene che uno dei pregi era ed è l’immersione nel verde del parco e la grandezza del giardino: un posto tranquillo, un punto di aggregazione, il ritrovo per i bambini di Trenno e dintorni.</mark> Vivere nel quartiere dove si insegna è strano perché mia mamma incontra di continuo alunni ed ex alunni e ha avuto come studenti figli di suoi ex studenti. È anche un vantaggio perché “ti dà modo di conoscere la realtà in cui è inserito il tuo lavoro”. Non nego che da piccolo era strano vedere mia mamma nella mia stessa scuola e che mi faceva un po’ arrabbiare quando veniva bloccata in giro da genitori o alunni. Però so che ha lasciato sempre un bellissimo ricordo in tutti i suoi ex allievi, infatti più di qualcuno ha detto che “la Rita è un’istituzione di Trenno”.</p>
<p>È impossibile poter parlare di tutto ciò che Trenno è stato, è e sarà: questo è il racconto (parziale) del mio quartiere, dove sono nato e cresciuto. Non nascondo che mi piacerebbe viverci anche in futuro, pur sapendo che ci sono vantaggi e svantaggi, pregi e difetti. I trennesi doc, come me e la mia famiglia, sono persone legate alle proprie origini e tradizioni.<mark class='mark mark-yellow'> Come diceva <strong>mio nonno Carlo</strong>: “Chi viene a vivere a Trenno si innamora e poi non va più via”. Non so se sia vero, ma mi piace crederlo.</mark></p>
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		<title>LifeGate: una testata tutta dedicata all&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 15:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
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		<description><![CDATA[LifeGate – Notizie dal mondo della sostenibilità è una testata giornalistica online che promuove un modello di vita quotidiana basato sulla sostenibilità ambientale e offre informazioni incentrate su come riequilibrare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="900" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Lifegate.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: YouTube LifeGate" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><a href="https://www.lifegate.it/" target="_blank"><em><strong>LifeGate – Notizie dal mondo della sostenibilità</strong></em></a> è una testata giornalistica online che promuove un modello di vita quotidiana basato sulla sostenibilità ambientale e offre informazioni incentrate su come riequilibrare il rapporto tra l’essere umano, le imprese e il Pianeta.</mark> Pubblica non solo notizie, ma anche curiosità che riguardano temi come l&#8217;ambiente, gli animali, la biodiversità e il rispetto della natura, secondo la filosofia che la caratterizza: «Per noi, la sostenibilità ambientale e umana rappresenta un autentico stile di vita, definisce il nostro modo di stare al mondo e nel mondo, un atteggiamento incentrato sulla civiltà della consapevolezza e sulla concretezza del fare».</p>
<div id="attachment_58628" style="width: 246px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-58628 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/IMG_6739-246x300.jpg" alt="Fonte: Instagram LifeGate" width="246" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram LifeGate</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'><em>LifeGate</em> nasce nel 2000 per iniziativa dell&#8217;imprenditore <strong>Marco Roveda</strong>, fondatore e presidente della testata, che per il progetto prende spunto dalla sua precedente esperienza con la <strong>Fattoria Scaldasole</strong>, la prima azienda negli ani Ottanta a proporre prodotti biologici per la grande distribuzione.</mark></p>
<p>L’attività inizia con il network d’informazione <em><strong>LifeGate.it</strong></em> e <em><strong>LifeGate Radio </strong></em>e dal 2017 diventa una <strong>società benefit</strong>: oltre all&#8217;obiettivo di fare utile, ambisce, cioè, ad avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. <em>LifeGate Radio</em> è trasmessa in FM in più Regioni d&#8217;Italia, e non solo: in Lombardia, nel Canton Ticino, in Toscana, nel Piemonte orientale e a Torino. La radio si può ascoltare anche via web, app o attraverso i podcast, che raccolgono &#8220;storie dal mondo della sostenibilità ambientale e sociale&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Negli anni <em>LifeGate</em> ha promosso molte <a href="https://www.lifegate.it/iniziativa" target="_blank">iniziative</a>: nel 2002 ha avviato il progetto <strong>&#8220;Impatto Zero&#8221;</strong>, il primo al mondo per l’attuazione volontaria del Protocollo di Kyoto. Tra quelle più recenti ci sono, invece &#8220;<strong>LifeGate PlasticLess&#8221;</strong>, del 2018, e <strong>&#8220;LifeGate Circle&#8221;</strong>, del 2019.</mark> Se la prima mira a ridurre l’inquinamento da plastiche e microplastiche nei mari, la seconda rappresenta il più ampio network di informazione italiano dedicato ai temi della sostenibilità.</p>
<div id="attachment_58626" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-58626 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Schermata-2022-06-10-alle-21.20.531-300x157.png" alt="Fonte: LifeGate.it" width="300" height="157" /><p class="wp-caption-text">Fonte: LifeGate.it</p></div>
<p>I contenuti giornalistici della testata sono divisi per <strong>categorie</strong>: ambiente, animali, energia, alimentazione naturale, mobilità,  turismo, economia, arte e cultura, salute, tecnologia e ambiente, società e lifestyle. Tra i longform, articoli più lunghi e di taglio narrativo, si trovano anche storie bizzarre di animali o di alberi millenari.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un altro obiettivo di <em>LifeGate</em>, che coincide con la mission aziendale, è lo sviluppo di strategie di <strong>sviluppo ecosostenibile</strong>,</mark> così nel 2006 nasce <strong>LifeGate Consulting &amp; Media</strong>, l&#8217;attività con cui<em> LifeGate </em>aiuta le imprese a migliorare la propria sostenibilità offrendo attività di consulenza, comunicazione strategica e sostegno ai progetti ambientali. Grazie a questa importante inziativa, la testata è considerata il punto di riferimento in Italia per lo sviluppo sostenibile.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>LifeGate è presente anche sulle piattaforme social, dove il suo profilo più accattivante è quello di <strong>Instagram</strong>, che conta circa 289mila followers.</mark>I post appaiono con grafiche ben ordinate e con poche scritte, le immagini e i reel di ambienti naturali e animali sono di alta qualità. L’occhio è catturato dai colori e dalla grafica essenziale: così, attraverso poche, ma fondamentali informazioni, l&#8217;utente è invogliato a contribuire a fare la propria parte per salvare il nostro Pianeta.</p>
<div id="attachment_58627" style="width: 248px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-58627 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/IMG_6741-248x300.jpg" alt="Fonte: Instagram LifeGate" width="248" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram LifeGate</p></div>
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		<title>La terra soffre: canzoni, parole e immagini per &#8216;sentirla&#8217; meglio</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2022 12:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Farina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#climatechange]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>

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		<description><![CDATA[La pandemia non era abbastanza: ci è voluta una guerra per far riportare la crisi climatica al centro dell’attenzione. Con lo scoppio del conflitto in Ucraina sono finiti – si ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/WhatsApp-Image-2022-04-23-at-09.37.36.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Our planet - Netflix" /></p><p>La pandemia non era abbastanza: ci è voluta una guerra per far riportare la crisi climatica al centro dell’attenzione. Con lo scoppio del conflitto in Ucraina sono finiti – si spera – i tentennamenti e le riflessioni. I Paesi dell’Unione Europea soprattutto e del mondo in generale sono stati costretti a prendere una posizione netta di fronte alla mancanza di energia che coinvolge il gas e il petrolio provenienti dalla Russia. Finalmente hanno cominciato ad agire: prima le sanzioni, poi la decisione di staccarsi da Mosca e trovare altre risorse. Ed è un passo importantissimo non solo per le nostre tasche, ma anche per la nostra salute.<mark class='mark mark-yellow'>La svolta di sfruttare soluzioni più ecologiche e indipendenti avrà un impatto positivo sull’ambiente che, al momento, sta soffrendo</mark>.</p>
<p>Il nostro pianeta è in pericolo. E lo è davvero, nonostante le campagne di <em>greenwashing</em> che intasano qualsiasi schermo in questo periodo.<mark class='mark mark-yellow'>Trattiamo la Terra come se fosse un teatro. Saliamo sul palco, troviamo diversi elementi che possiamo usare – o meglio, abusare. Per raggiungere i nostri scopi, li modifichiamo a nostro piacimento e quando usciamo di scena lasciamo tracce indelebili, se non irreparabili</mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>In onore della Giornata mondiale della Terra, abbiamo selezionato per voi l&#8217;arte che parla della Madre Terra: immagini, musiche e parole per immedesimarsi in lei e &#8216;sentirla&#8217; meglio</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>In onore della Giornata mondiale della Terra, abbiamo pensato di fornirvi delle tracce in musica, immagini eparole, perché l&#8217;arte può immedesimarsi nella Madre Terra e può parlarne per lei e per la sua tragedia</mark>.  Qui sotto trovate i nostri consigli. Dunque, fate come a teatro: prendete posto sulle poltroncine e spegnete i cellulari.</p>
<p>Colonne sonore:</p>
<p>Marracash – <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TNhF_JuN7l8&amp;t=59s" target="_blank">GRETA THUNBERG</a> – Lo stomaco ft. Cosmo</p>
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<p>Childish Gambino – <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F1B9Fk_SgI0" target="_blank">Feels Like Summer</a></p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-56027-2" preload="none" style="width: 100%; visibility: hidden;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Childish-Gambino-Feels-Like-Summer.mp3?_=2" /><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Childish-Gambino-Feels-Like-Summer.mp3">http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/Childish-Gambino-Feels-Like-Summer.mp3</a></audio>
<p><strong>ATTO I – Una poesia</strong></p>
<p><em>La ginestra, o il fiore del deserto</em></p>
<p>Qui sull&#8217;arida schiena<br />
del formidabil monte<br />
sterminator Vesevo,<br />
la qual null&#8217;altro allegra arbor né fiore,<br />
tuoi cespi solitari intorno spargi,<br />
odorata ginestra,<br />
contenta dei deserti.</p>
<p>Credo che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo letto – o meglio, siamo stati costretti a leggere – questo poemetto scritto da<mark class='mark mark-yellow'>Leopardi, pubblicato nella raccolta dei <em>Canti </em>nel 1845</mark>. La natura è la protagonista: il poeta la riconosce come responsabile della sofferenza umana che condanna ogni essere vivente all’infelicità. Lungo tutte le sette strofe, che lo rendono il canto più lungo, Leopardi si riferisce alla ginestra come sua interlocutrice e descrive con enfasi e parallelismi l’ambiente che lo circonda.</p>
<p><strong>ATTO II – Una docu-serie</strong></p>
<p><em>Il nostro pianeta </em>(2019)</p>
<p>Le immagini straordinarie di questa docu-serie sperimentano e mostrano la bellezza del nostro pianeta.<mark class='mark mark-yellow'>Con il contributo del World Wildlife Fund (WWF), Sir David Attenborough, divulgatore scientifico, storico e voce narrante che accompagna il pubblico lungo otto episodi, si concentra ad analizzare l’impatto e le conseguenze delle azioni umani su flora e fauna di diversi ecosistemi</mark>: dai fenicotteri in Africa agli orsi polari nel Mar Artico.</p>
<p>Netflix ha reso pubblici e accessibili tutti gli episodi sul proprio <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PL7rb3uMaYmjHqT_JUcQYCBa4nEtfDKuSa">canale</a> YT.</p>
<p><strong>ATTO III, Scena I – Un docu-film</strong></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nV04zyfLyN4" target="_blank"><em>Cowspiracy</em></a><em> – il segreto della sostenibilità ambientale </em>(2014)</p>
<p>Nel trailer si legge: “è la causa primaria del riscaldamento globale, dell’esaurimento dell’acqua, della deforestazione, dell’estinzione di alcune specie, delle zone morte negli oceani”.<mark class='mark mark-yellow'>Questo documentario, prodotto da Leonardo Di Caprio, è stato rivoluzionario: per la prima volta nel 2014 l’industria della carne viene additata pubblicamente come la più pericolosa per il pianeta</mark>. Kip Andersen indaga le diverse associazioni ambientaliste e animaliste, Greenpeace è una di queste, che non riconoscevano quanto effettivamente questa catena di produzione fosse nociva.</p>
<p><strong>ATTO III, Scena II – Un docu-film</strong></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1Q5CXN7soQg&amp;t=1s" target="_blank"><em>Seaspiracy</em></a><em> – esiste la pesca sostenibile? </em>(2021)</p>
<p>“Mi chiamo Ali. L’oceano mi affascina da sempre. Purtroppo, però, la mia visione romantica dell’oceano è cambiata del tutto”.<mark class='mark mark-yellow'>Ali Tabrizi, armato di una telecamera, gira questo reportage partendo dalla mercato illegale di pinne di squali e delfini in Asia fino all’impatto delle plastiche sugli oceani e della pesca intensiva sulla salute umana</mark>.</p>
<p><strong>ATTO IV – Un libro</strong></p>
<p><em>Possiamo salvare il mondo, prima di cena: Perché il clima siamo noi</em> (2019)</p>
<p>Omertosi continuiamo a ignorare il cambiamento climatico e tutti i problemi che ne conseguono. Perché non ci crediamo abbastanza? Perché i dati non vengono raccontati “nel modo giusto”? Ma qual è “il modo giusto”? <mark class='mark mark-yellow'>Lo scrittore Jonathan Safran Foer racchiude in questo libro ricordi personali, storie familiari, episodi biblici e dati scientifici</mark>. Forse questo è l’unico modo possibile: rendendoci conto che la Terra ci riguarda in ogni aspetto della nostra vita.</p>
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		<title>Cineweek III: Sulla natura</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 06:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[annientamento]]></category>
		<category><![CDATA[bella e perduta]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa è uscito E se smettessimo di fingere? Ammettiamo che non possiamo più fermare la catastrofe climatica, un pamphlet scritto da Jonathan Franzen, e che in origine era un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/Annihilation-Review.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Annihilation-Review" /></p><p>Qualche giorno fa è uscito <em>E se smettessimo di fingere? Ammettiamo che non possiamo più fermare la catastrofe climatica</em>, un pamphlet scritto da Jonathan Franzen, e che in origine era un brano pubblicato sul <em>New Yorker</em>, come si può forse intuire dal titolo tanto esplicito quanto arzigogolato. Franzen è uno degli scrittori contemporanei più influenti e nei suoi libri e saggi non si è occupato solo di cambiamento climatici, ma anche della natura vera e vissuta da una miriade di altri essere viventi, oltre all&#8217;uomo &#8211; che è quello che prova a dominarla, finendo spesso per esserne dominato. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Dopo un periodo lungo diversi mesi, in cui a prevalere nel racconto pubblico è stata la pandemia, le esondazioni e le frane che negli ultimi giorni hanno colpito diverse parti d&#8217;Italia ci hanno fatto ricordare quanto fragile e brutale possa essere la natura. Per tenerlo bene a mente, ecco cinque film che hanno a che fare in un modo o in un altro con l&#8217;ambiente</strong></mark>, e che di sicuro piacerebbero anche a Franzen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: ANNIENTAMENTO</strong></p>
<p>Prima di ogni cosa, bisogna dire che <em>Annientamento</em> è una di quelle ‘robe’ difficilmente etichettabili, con così tanti elementi e derive di genere che di norma richiederebbero più di una visione. Parlare degli aspetti di trama, quindi, sarebbe fuorviante. Di fondo c’è un ambiente, una natura che è immutabile rispetto a qualsiasi intervento dell’umanità, finendo addirittura per brutalizzare chiunque osi addentrarsi. Questo è il macrotema, diciamo, a cui si mischiano poi scorci psichedelici, horror, tamarri ma anche depressivi, portati avanti in una narrazione che se la prende comoda, prima di esplodere in un climax incontrollabile. Insomma, tutto questo pippone per dire che arrivato alla fine di <em>Annientamento</em>, ho avuto quella stessa sensazione di sopraffazione e meraviglia che avevo da bambino, quando mi mettevo in bocca quattro o cinque chewing gum provando a masticarle tutte insieme.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: ERIN BROCKOVICH</strong></p>
<p>Determinazione, coraggio e sete di giustizia guidano la madre single Erin nella sua ricerca della verità contro la PG&amp;E, colosso dell’energia che per decenni ha inquinato le falde acquifere di un piccolo comune della California, causando il cancro e altre mortali patologie in decine di famiglie della zona. Basato sulla storia vera dell’omonima attivista, <em>Erin Brockovich</em> lancia un doppio messaggio: prendersi cura dell’ambiente non è fondamentale solo per il bene del pianeta, ma anche per la nostra stessa salute. Il rapporto tra natura ed essere umano è indissolubile: non ci si può permettere di danneggiare nessuna delle due parti, se si vuole preservare l’equilibrio che consente di sopravvivere a tutte le creature viventi. Un messaggio che, con il ritorno dei <em>Fridays for Future</em>, resta sempre attuale.</p>
<p><strong>Disponibile su Sky Cinema e NowTV</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: BELLA E PERDUTA</strong></p>
<p>È un mondo silenzioso perché non ha bisogno di parole per esprimersi, quello di questa Italia bucolica, bella e perduta come da titolo. Un Paese ancora ancorato alla tradizione incarnata da Pulcinella, ma che vede la sua anima più autentica ormai in pericolo, al pari del bufalo Sarchiapone. Il Belpaese sembra destinato ad andare irrimediabilmente incontro alla sua rovina, come la reggia che il padrone dell’animale sorveglia contro tutti e tutto prima di morire per il suo sacrificio. Quando l’uomo decide come ultimo atto di affidare Sarchiapone alla maschera carnevalesca per eccellenza, appare chiaro come Pulcinella finisca per rappresentare a quel punto sia la nostra guida in questo mondo sia noi stessi, soggetti persi cui è stato dato un compito troppo grande per capirlo. E allora, se gli uomini hanno smarrito la loro umanità, l’assurdità cui scendere a patti è quella di riconoscersi più in un animale o in una maschera popolare, entrambi incompresi protagonisti di favole senza lieto fine.</p>
<p><strong>Disponibile su RaiPlay</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: LA VITA NASCOSTA &#8211; HIDDEN LIFE</strong></p>
<p>Un film lirico, sontuoso, di un regista filosofo che si fa sorprendentemente lineare e narrativo, un&#8217;ode appassionata e commovente agli uomini retti, alla priorità dell&#8217;etica e della purezza della condotta morale. Ma soprattutto uno sguardo straordinario sulla magnificenza del miracolo della Natura, che resiste e perdura nonostante gli orrori della Storia. Nel racconto di Franz, che decise di rifiutarsi di aderire alla chiamata alle armi del Fuhrer, c&#8217;è il raggiungimento di un equilibrio perfetto tra l&#8217;impassibilità di un ambiente che è manifestazione divina e la temporaneità dell&#8217;essere umano. Mai così vicino alle vette sublimi e spirituali di capolavori come<em> La sottile linea rossa</em> e <em>The New World</em>, Terrence Malick rimette al centro delle immagini la poesia bucolica e la ricerca di un umanesimo nascosto, che restituisce valore al significato della parola amore.</p>
<p><strong><em>La vita nascosta</em> è ancora disponibile in molti cinema italiani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: DESERTO ROSSO</strong></p>
<p>Monica Vitti è Giuliana, e Giuliana è una persona che sta male. Vive nella grigia provincia industrializzata, una realtà ormai talmente vera e pervasiva da aver estromesso la natura in ogni sua forma: c’è la fabbrica lurida e disgustosa, e proprio per questo ci sono anche, e soprattutto, persone insipide che la vivono e ne condizionano l’andamento. Nel primo film a colori di Michelangelo Antonioni, che forse è anche il suo più fatalista, si porta l’incomunicabilità e l’alienazione su un piano narrativo diverso rispetto al solito, dove il malessere interiore è inscindibile dall’ambiente di cui si è circondati, e dal quale non c’è alcuna via d’uscita.</p>
<p><strong>Disponibile su Infinity</strong></p>
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		<title>CineWeek II: Animali</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 16:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[African Cats]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastic Mr. Fox]]></category>
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		<category><![CDATA[Il nostro pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Okja]]></category>
		<category><![CDATA[Pet]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dellaGiornata mondiale degli animali, il 4 ottobre, questa settimana vi proponiamo cinque film pet friendly che vi faranno sorridere, piangere, indignare e meravigliare davanti alla bellezza – e talvolta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/Il-nostro-pianeta.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il nostro pianeta" /></p><p>In occasione della<mark class='mark mark-yellow'>Giornata mondiale degli animali, il 4 ottobre</mark>, <strong>questa settimana vi proponiamo cinque film <em>pet friendly</em></strong> che vi faranno sorridere, piangere, indignare e meravigliare davanti alla bellezza – e talvolta ingiustizia – della natura.<mark class='mark mark-yellow'>Tra documentari maestosi e opere di fantasia, <strong>raccontare storie di animali serve a far aprire gli occhi agli esseri umani</strong>, spesso denunciando non solo il mancato rispetto per l’ambiente, ma anche le storture che affliggono la nostra società</mark>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DAVIDE CAVALLERI CONSIGLIA: IL NOSTRO PIANETA</strong></p>
<p>Mai come in questi anni il delicato equilibrio tra uomo ed ecosistema è sull’orlo di un’insanabile frattura. L’abuso indiscriminato delle limitate risorse del pianeta rischia di portare all’estinzione di migliaia di specie animali che subiscono già da ora i danni del cambiamento climatico. La sensibilizzazione alla salvaguardia dell’ambiente e il profondo messaggio ambientalista sono le cifre distintive della docu-serie <em>Il nostro pianeta</em>: un viaggio intorno al mondo in otto puntate che portano ciascuna in un habitat differente e mostrano come la vita di flora e fauna stia radicalmente cambiando a causa degli effetti del surriscaldamento globale. Immagini uniche e suggestive – girate in 50 Paesi del globo – che presentano come mai prima d’ora il meraviglioso equilibrio tra animali ed ecosistema.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: AFRICAN CATS – IL REGNO DEL CORAGGIO</strong></p>
<p>Due madri che lottano per difendere i loro cuccioli in una savana piena di insidie. Mai un documentario è stato così umano nel racconto delle dinamiche che si creano tra le diverse specie animali. In questo film targato Disney Nature, protagonisti indiscussi sono i grandi felini d’Africa: leoni e ghepardi. Impossibile restare indifferenti davanti allo strazio di una madre che nella foschia del mattino chiama disperata due cuccioli scomparsi, così come commuove l’anziana leonessa che si sacrifica per salvare la prole. Per citare un’altra famosa produzione disneyana, nel grande cerchio della vita il sole tramonta sui genitori e sorge con i figli. Se avete amato <em>Il Re Leone</em>, questo documentario sarà l’unica trasposizione in <em>live action</em> che potrete accettare.</p>
<p><strong>Disponibile su Disney+ e in DVD</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: OKJA</strong></p>
<p>L’animale più tenero è quello che ancora non abbiamo visto. Questa è l’idea che sembra suggerire la visione di <em>Okja</em> del regista coreano Bong Joon-ho. In realtà questa storia d’amicizia tra una bambina e un dolce E.T. <em>oversize</em> resta prima di tutto il pretesto per un attacco alle multinazionali, capaci di creare e distruggere la vita di un essere vivente solo per profitto. Okja non è diverso da un qualunque simil-Frankenstein nato in laboratorio, che per chi lo ha pensato sembra da subito nient’altro che un mostro da rendere letteralmente carne da macello. Se la creatura del film sopravvive e non arriva a sperimentare la deriva del personaggio di Mary Shelley è solo perché questo tenero incrocio tra un maiale e un ippopotamo trova una figura in grado di appoggiarla e farle scoprire l’amore in una ragazzina che è per sua natura epitome di gioia e innocenza. In fondo, i mostri sono spesso quelli che non sanno guardare col cuore.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: FANTASTIC MR. FOX</strong></p>
<p>Per quanto ci si sforzi di dimenticare il proprio passato, prima o poi verrà il momento di fare i conti con esso. Per la volpe Mr. Fox, giornalista e padre di famiglia, l’essere stato un temutissimo ladro di colombacci renderà impossibile resistere alla tentazione di sferrare un ultimo grande colpo agli allevamenti più grandi in città. La conquista dell’agognato bottino, però, metterà a repentaglio la vita dell’intero bosco e solamente sfruttando la sua innata furbizia l’equilibrio verrà ristabilito. Per il suo primo film in <em>stop motion</em>, Wes Anderson si affida alle parole di Roald Dahl e mette in scena argute creature in doppiopetto di velluto e vestitini anni Sessanta, fiere più che mai della propria natura di animali selvatici.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: WHITE GOD</strong></p>
<p>Il governo ungherese ha imposto una tassa per tutti i cani che non sono di razza pura. Il padre della dolce e affettuosa Lilli si rifiuta di pagarla e decide di abbandonare il loro meticcio Hagen per strada. Ma sarà l’inizio di un’autentica rivolta animale. Rabbiosa e sovversiva denuncia nei confronti dello sfruttamento delle minoranze, dei soggetti deboli e dei rifiutati. Cani bellissimi e maltrattati che si organizzano per prendere il controllo di Budapest e per ribellarsi al genere umano: non ci sono dubbi per chi parteggiare. Dalla relazione tra cinefilia e cinofilia, è uno dei risultati più potenti ed emozionanti. Il regista Kornél Mundruczò è uno dei talenti più originali e potenti del cinema europeo di oggi e con <em>White God</em> (2014) si rivelò al Festival di Cannes, vincendo il premio di miglior film nella sezione <em>Un Certain Regard</em>.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e in DVD</strong></p>
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