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	<title>magzine &#187; Museo</title>
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		<title>La Milano segreta: Casa Museo Boschi Di Stefano</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 12:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Laureti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1334" height="750" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/IMG-0886.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG-0886" /></p><p>Milano è una città gelosa. A differenza dei suoi cittadini modaioli e appariscenti adotta un profilo misurato, nascondendo ai più le proprie meraviglie. Tra i suoi numerosi tesori costuditi con cura vi è sicuramente la <strong>Casa Museo Boschi Di Stefano</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> Qui, al secondo piano di una palazzina degli anni Trenta realizzata dall’architetto Piero Portaluppi, hanno abitato i coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, «collezionisti strepitosi che hanno raccolto oltre 2000 opere d’arte a loro contemporanea» racconta <strong>Maria Fratelli</strong>, <strong>direttrice del museo</strong>. </mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«La collezione oggi rappresenta una testimonianza unica a livello nazionale di quello che è stato il ‘900 italiano»</span></p>
<p>Donata al Comune di Milano, la collezione «oggi rappresenta una testimonianza unica a livello nazionale di quello che è stato il ‘900 italiano». Le circa 300 opere esposte raccontano una storia lunga ormai un secolo ma soprattutto un amore incondizionato per la bellezza. <mark class='mark mark-yellow'> «I Boschi – continua la direttrice – non furono solo semplici acquirenti, sostanziavano il percorso di molti artisti, supportandoli come veri e propri mecenati». </mark> Nelle undici sale dell’appartamento si alternano dipinti di Marussing, Carrà, Casorati, Morandi e ancora tele di Sironi, De Pisis, sculture di Arturo Martini, sino ad arrivare agli <em>Achrome</em> di Piero Manzoni, artista con il quale termina nel ’68 la collezione realizzata <em>in tandem</em> dalla coppia, a causa della morte della stessa Marieda. «Antonio proseguirà da solo e le opere da lui acquistate successivamente sono state ora integrate alla raccolta originale più cospicua» dice Maria Fratelli.</p>
<p>Tra i ritratti della coppia situati all’ingresso dell’appartamento, sono esposte alcune delle opere realizzata da Marieda, a sua volta artista e ceramista: «lei non solo si dilettava nella scultura ma aveva anche aperto al piano terra una scuola di ceramica dove gli stessi artisti che troviamo nella collezione si incontravano con le allieve, diventate poi figure di grande interesse».</p>
<p>Attraversando il salone principale sulle cui pareti spiccano, tra le tante tele, <em>La scuola dei gladiatori: il combattimento</em> di Giorgio De Chirico e <em>Annunciazione</em> del fratello Alberto Savinio, si accede alla sala monografica dedicata a Lucio Fontana: i venti lavori esposti fungono da spartiacque tra la parte della collezione risalente al primo Novecento e quella del secondo dopo guerra. La seconda sala monografica invece è dedicata ad un artista molto legato ai coniugi Boschi, Mario Sironi. «Alcuni dei capolavori esposti sono stati acquistati anni dopo la loro realizzazione e la sala, i cui arredi sono disegnati dallo stesso artista, segna un passaggio di testimone e di gusto». Il nucleo originale della collezione, realizzato dal padre di Marieda, Francesco Di Stefano, si arricchisce: dalle opere degli artisti del gruppo Novecento della Sarfatti, legate a figure, nature morte e paesaggi, si passa «ad un uso molto più espressionista e passionale della stessa figurazione. Sironi, con la sua poetica e con la sua pittura monumentale, è chiaramente un grande innovatore e dopo di lui, nelle sale a seguire, con la parte più espressionista del gruppo di Corrente, inizia il definitivo avvio della collezione dei due giovani sposi».</p>
<p>Nella sala, oltre al «capolavoro assoluto de la <em>Venere dei porti</em>, che segna il passaggio da un Sironi attento al futurismo ad un Sironi più metafisico» per la direttrice le opere più care sono i paesaggi milanesi. <mark class='mark mark-yellow'> «Queste splendide periferie rappresentano città chiuse e silenziose, capaci di emozionarci ancora oggi, durante la pandemia. E i quadri, non a caso, siano stati dipinti ai tempi della spagnola».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«È meraviglioso riaprire. I musei aiutano la tenuta sociale, a costruire comunità»</span></p>
<p>Dopo tre mesi di chiusura forzata la casa museo ha riaperto al pubblico i propri spazi, presentando anche una mostra dedicata a Gianni Dova, artista conosciuto nel ’46 e seguito dai Boschi durante tutta la sua carriera. «È meraviglioso riaprire» ammette sorridendo Maria Fratelli. «Ci sentiamo investiti come non mai di una responsabilità. I musei aiutano la tenuta sociale, a costruire comunità. Io credo che con la grande attenzione che abbiamo prestato alla sicurezza e con il contingentamento del pubblico, sapremo restituire dei momenti di intimità, attenzione e serenità ma soprattutto dei momenti in cui fare delle riflessioni perché è in luoghi come questi che si possono trovare spunti, visioni e nuove prospettive. Noi siamo convinti di essere necessari».</p>
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		<title>Milano, il Duomo riapre le porte alla speranza</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 08:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[Turisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano rinasce dal suo simbolo. Le porte del Duomo sono state riaperte a fedeli e turisti. Nonostante il maltempo e la bassa stagione, centinaia di persone hanno visitato la Cattedrale ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/20200224115733464_1338590_20200302121627.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="20200224115733464_1338590_20200302121627" /></p><p><span class='quote quote-left header-font'>Milano rinasce dal suo simbolo. Le porte del Duomo sono state riaperte a fedeli e turisti.</span> Nonostante il maltempo e la bassa stagione, centinaia di persone hanno visitato la Cattedrale dando una scossa positiva all’umore della città. Abbiamo raccolto le impressioni e i pareri di alcuni visitatori, milanesi e stranieri, che ci hanno ribadito con forza un unico messaggio:<mark class='mark mark-yellow'>riaprire il Duomo è segno di speranza. Non bisogna avere paura.</mark></p>
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