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	<title>magzine &#187; movida</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Backdoor43: la Milano da bere si fa piccola piccola</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Christian Valla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Appena quattro metri quadrati e massimo quattro clienti,  il Backdoor43 di Milano è il bar più piccolo del mondo. Ci troviamo sui Navigli, in Ripa di Porta Ticinese, e al numero ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1474" height="830" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-05-alle-11.28.35.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Lili Madeleine" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Appena quattro metri quadrati e massimo quattro clienti,  il <em>Backdoor43 </em>di Milano è il bar più piccolo del mondo. Ci troviamo sui Navigli, in Ripa di Porta Ticinese, e al numero 43 c’è una porticina in legno che se ci passi davanti neanche la distingui, se non per un cartello: “Stop si prega di non aprire la porta prima di aver parlato con il barista”.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Io e i miei sei soci volevamo aprire qualcosa di speciale e di unico nel mondo&#8221;, racconta Carlo Dall’Asta, uno dei fondatori del bar. <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Di bar così piccoli non ne esistono. A Tokyo ce ne sono alcuni ma partono da sei o otto posti&#8221;.</span>“Di bar così piccoli non ne esistono, a Tokyo ce ne sono alcuni ma partono da sei o otto posti. E oltre le piccole dimensioni, ciò che contraddistingue il nostro locale è che vanta una collezione di oltre duecento etichette di whisky provenienti da tutte le parti del mondo&#8221;, continua Dall’Asta. <mark class='mark mark-yellow'>Il locale è una perla nel cuore della movida milanese, un pub per veri intenditori. Infatti, si è aggiudicato non solo il record mondiale di cocktail bar più piccolo del mondo, ma è anche entrato a far parte della World 50 Best Discovery Chart</mark>, la classifica che raccoglie i migliori locali al mondo. &#8220;Abbiamo progettato tutto nel dettaglio e all’interno sono esposti oggetti, ricordi, cimeli e souvenir provenienti dai viaggi che io e i miei soci abbiamo fatto in varie parti del mondo – spiega orgoglioso Carlo –. Una cosa divertente del nostro bar è che il bagno è più grande della sala cocktail perché deve essere a norma per gli invalidi&#8221;. All’esterno c’è solo una piccola vetrina e una finestrella da cui vengono serviti i cocktail take-away.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Le regole da seguire sono poche: si entra solo su prenotazione; se si rimane all’esterno utilizzando il servizio da asporto si può vedere il volto del barman, ma non prima che abbia indossato la sua maschera di Guy Fawkes, il protagonista del film <em>V per Vendetta</em> che aumenta il mistero del luogo; per il servizio take-away non si possono richiedere prodotti fuori menù.</mark> Per prenotare nel weekend c’è un’attesa anche di un mese e chi vuole vivere l’esperienza unica di entrare nel cocktail bar più piccolo del mondo ha un tempo &#8220;limitato&#8221;. Infatti, ottenuto uno slot di prenotazione, il <em>Backdoor 43 </em>resta a disposizione del cliente per un’ora massimo, sufficiente per sentirsi catapultati in un mondo parallelo, fatto di pareti tutte ricoperte da legno intarsiato, una miriade di bottiglie e oggetti da collezione. <mark class='mark mark-yellow'>Il tutto viene reso ancor più particolare dalla possibilità di potere scegliere la propria playlist musicale e dalla presenza di un barman totalmente a propria disposizione, pronto a creare drink tailor-made.</mark> Non resta quindi che bussare alla porticina in legno e aspettare che l’uomo mascherato apra la porta.</p>
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		<title>La notte di Torino scorre insieme al suo fiume</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 10:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Christian Valla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[movida]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Lampioni e portici, già buio alle sei[…]. Così recita il testo di “Istrice”, canzone dei Subsonica, storico gruppo musicale torinese che dopo tanti anni continua ad animare i dance floor ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="560" height="315" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/foto-articolo-murazzi.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Repubblica.it" /></p><p><em>Lampioni e portici, già buio alle sei[…]. </em>Così recita il testo di “Istrice”, canzone dei Subsonica, storico gruppo musicale torinese che dopo tanti anni continua ad animare i <em>dance floor</em> del capoluogo piemontese. Già, perché a <mark class='mark mark-yellow'>Torino i portici sono un vanto e un primato cittadino, essendo nella loro totalità lunghi ben 18 chilometri. Ampi, luminosi e molto eleganti, hanno donato al capoluogo piemontese l’appellativo di “città salotto”. La città conosce il primo portico fin dal Medioevo, nella famosa piazza delle Erbe, ora piazza Palazzo di Città, ma solo dall’inizio del Seicento questo diventa un elemento rilevante all’interno del tessuto cittadino.</mark> Ai primi portici più eleganti di piazza San Carlo del 1630, si aggiungono nell’Ottocento quelli più moderni e squadrati della famosa piazza Vittorio Veneto, piazza Carlo Felice e piazza Statuto. Questo aspetto architettonico fu determinato da un preciso desiderio del Re Vittorio Emanuele I di Savoia, per far sì che la famiglia reale non si bagnasse sotto la pioggia mentre si recava dal Palazzo Reale alla Chiesa della Gran Madre Le vie Sacchi, Nizza, Cernaia e Pietro Micca che costituiscono un enorme anello pedonale che congiunge le due stazioni principali di Torino, Porta Nuova e Porta Susa, permettono ai passanti di camminare per ore ininterrottamente senza bagnarsi mai sotto la pioggia.</p>
<p>Gli stessi passanti che in certe notti di fine Novecento invece si bagnavano sotto quella stessa pioggia che li accompagnava all’uscita di certi locali. Bastava inabissarsi un po&#8217;, giusto un paio di rampe di scale per ritrovarsi in quei “Murazzi” pieni di caverne, ribollenti di musica, alcol e sostanze più o meno forti. Un Greenwich Village pieno di anime inquiete, destinate a concludere i loro viaggi al termine della notte smarrendosi in albe livide, incrociando gli sguardi dei canottieri delle antiche società torinesi ai primi colpi di remo del mattino.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>I Murazzi del Po di Torino sono uno di quei posti che quando ci cammini attraverso cominci a fantasticare, a lasciarti ispirare. Bottiglie di vetro vuote, rotte lasciate sui muretti, bicchieri di plastica, cannucce abbandonate e fazzoletti, testimonianze di una movida sfrenata.</mark> In questo piccolo tratto di Po urbano è successo di tutto, c’era chi scivolava in acqua inseguendo una sua chimera, chi veniva buttato nel fiume a saldo di un vecchio conto, chi si tuffava per cimento come un orso polare in pieno gennaio.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Murazzi, quella desinenza un po’ sfacciata, avrebbe già dovuto mettere in allarme sulla deriva che avrebbe preso il posto. Quella sponda ovest del fiume, fatta di mura ottocentesche erette per contenere le piene fluviali, non ha mai arginato le frenesie notturne</span>, Murazzi, quella desinenza un po&#8217; sfacciata, avrebbe già dovuto mettere in allarme sulla deriva che avrebbe preso il posto. Quella sponda ovest del fiume, fatta di mura ottocentesche erette per contenere le piene fluviali, non ha mai arginato le frenesie notturne, dilaganti ogni sera nei locali ricavati dalle antiche rimesse per barche. <mark class='mark mark-yellow'>Il grande demiurgo dell’aurea età fluviale ha un nome che conoscono tutti e un cognome che non ritorna nessuno, perché per anni bastava dire “Giancarlo” per evocare un mondo, costruito da quel figlio di minatore di Carbonia approdato nella Torino del boom con il sogno di fare lo scenografo, restauratore di chiese, impresario di jazz e cabaret, negli anni ’80 viene folgorato da un’illuminazione.</mark> In quelle rimesse chiuse sul fiume intravede una potenziale miniera di vita prima che d’oro “allora i Murazzi erano abbandonati, frequentati da qualche sbandato e ho iniziato questa attività. Il bello dei Murazzi – prosegue Giancarlo – è che non eri obbligato ad essere li ad un’ora precisa, venivi qua e trovavi sempre qualcuno, un tuo amico o semplicemente una persona con la quale ti potevi prendere una birra senza sentirti in difetto”.</p>
<p>Torino, come diceva Italo Calvino, è una città che invita al rigore, allo stile e attraverso la logica apre alla sua follia. Ed è proprio quello che accade in corso Gabetti, quartiere precollinare della città dove qui una volta passava il tram e ora si è realizzato un parco “lineare”. Un caffè con Luca Ballarini, ideatore del progetto, è un’ottima occasione per capirne di più. «Vedendo questa linea dismessa del tram che corre per 800 metri da dove siamo noi fino al capolinea su in collina, ci è venuta l’idea di riutilizzare questa infrastruttura come parco. Qua saliva e scendeva il tram e abbiamo creato un terzo binario che è diventato un campo dove giocare a biglie e che abbiamo scavato e realizzato con i nostri volontari durante il lockdown». E’ anche un luogo di aggregazione per ragazzi che possono ritrovarsi per esempio per seguire laboratori di teatro, circo e danza all’aperto. La partecipazione dei giovani torinesi è alta, e ogni sabato mattina più di cento volontari si ritrovano all’interno del parco lineare per pulire e tenere in ordine l’area con la parola d’ordine #savethepublicspace, salviamo lo spazio pubblico. Ed è ancora più bello il fatto che prendano parte a queste iniziative comuni cittadini, soprattutto giovani, che capiscono il significato di prendersi cura di uno spazio urbano.</p>
<p>Sono le 18, un’altra giornata lavorativa si accinge al termine e con alcuni miei colleghi decido di andare a prendere un aperitivo. <mark class='mark mark-yellow'>Questo rito di convivialità oggi molto diffuso nasce proprio a Torino nel lontano 1786. In una piccola bottega di liquori, il gestore Antonio Benedetto Carpano diede vita infatti a quella che divenne poi la bevanda da aperitivo per eccellenza: il Vermouth, un vino aromatizzato con china, che di lì a poco avrebbe conquistato l’allora re d’Italia Vittorio Emanuele II.</mark> Fu proprio quest’ultimo, infatti, a nominare il Vermouth con China Carpano, ribattezzato poi <em>Punt e Mes </em>(per quel suo “punto e mezzo” di amaro in più), l’aperitivo Ufficiale di Corte, come bicchierino da bere prima di mettersi a tavola, proprio per mangiare con più gusto. Da quel momento in poi il successo era scontato: la bevanda di Carpano si diffuse per tutti i caffè della città sabauda, accompagnato da stuzzichini a base di prodotti tipici piemontesi come formaggi, salumi e l’immancabile <em>bagna càuda. </em>Giacomo Giannotti, bartender per metà torinese proprietario a Barcellona del terzo miglior cocktail bar al mondo, di aperitivi ne ha visti tanti e ho avuto il privilegio di vederlo all’opera al “Bar Cavour” di Torino, i cui tavoli hanno ospitato il Conte Camillo Benso poco più di un secolo e mezzo fa. <span class='quote quote-left header-font'>Vulcano Negroni, Origin, Tornado, Aurora, Sea Heart: vogliono essere un omaggio agli elementi naturali e ai fenomeni atmosferici i cocktail della drink list di Giannotti che ha esportato la sua “torinesità” in tutto il mondo.</span> Vulcano Negroni, Origin, Tornado, Aurora, Sea Heart: vogliono essere un omaggio agli elementi naturali e ai fenomeni atmosferici i cocktail della drink list di Giannotti che ha esportato la sua “torinesità” in tutto il mondo. Il cocktail bar in stile “speakeasy”, con linee retrò tipiche del periodo del proibizionismo americano, ha fatto da cornice ai prodotti di Giannotti, grande appassionato del Vermouth di Torino, ingrediente fondamentale per tante delle sue creazioni. Ad esempio, nel suo “Origin” – dedicato alla creazione della vita – usa il Vermouth di Torino rosso, infuso con un altro prodotto tipicamente piemontese, le nocciole tostate.</p>
<p>«Il Vermouth è certamente uno dei sapori che più porto con me dall’Italia. In Spagna è quasi un prodotto di culto bevuto dai giovani di tutte le età nelle tante vermouterie sparse per le vie della movida. A livello di immagine – prosegue Giannotti – questa popolarità così diffusa e generazionalmente trasversale ha forse poco a vedere con Torino, dove pure il Vermouth è nato, ma dove forse è considerato un tantino demodè».</p>
<p>In via Giolitti 10, a poca distanza dalla centralissima piazza San Carlo, c&#8217;è questo locale, “La Piola Sabauda”, che ha atmosfere intime e calde, grazie a una bella volta a botte in laterizi e pareti in muratura a vista. È subito casa e accoglienza e il proprietario, Roberto, fa il resto, con modi gentili e sorridenti. La piola è una sorta di eredità familiare, ha aperto nel 1966, quando l&#8217;attuale padrone di casa era un bambino, ed è arrivata a lui, che la gestisce con attenta cortesia. Sono andato a pranzo qualche giorno fa con Alessandra Giovanile della rivista “Ricette di Cultura” e Irene Prandi di “Stuzzichevole” e abbiamo fatto un bel tuffo nelle tradizioni culinarie piemontesi. Irene e io ci siamo divise una merenda sinoira che vale da sola il pranzo: comprende tutti i piatti piemontesi, dal vitel tonnato alle acciughe in salsa verde, dal peperone in bagna cauda al tomino in salsa rossa, dall&#8217;antipasto piemontese ai salumi; un antipasto per cui vale la pena tornare, per quanto è accurato ed equilibrato. Nel mio pranzo anche i plin al sugo dei tre arrosti (quest&#8217;ultimo, la cosa migliore, dal sapore denso, ad accompagnare la pasta ripiena). E per concludere, la panna cotta, con cui ho un rapporto di amore-odio; la amo, ma spesso mi risulta pesante e non riesco a finirla, però non smetto mai di sceglierla, quando viene offerta nei dessert. E questa panna cotta de “La Piola Sabauda”, con salsa ai frutti di bosco, è stata veramente deliziosa, la giusta quantità per non appesantire la conclusione del pranzo, il giusto equilibrio per assaporare la sua dolcezza e la sua consistenza.</p>
<p>Sta calando la sera e passeggiando lungo il corso del Po arrivo al Parco del Valentino che fa da cornice ad un altro dei quartieri principe della notte, San Salvario. <span class='quote quote-left header-font'>Capitava che in certi locali le serate iniziassero tra le 4 e le 5 del mattino e si finiva anche a mezzogiorno o alle due di pomeriggio.</span> Capitava che in certi locali le serate iniziassero tra le 4 e le 5 del mattino e si finiva anche a mezzogiorno o alle due di pomeriggio. La cosa particolare era di entrare col buio e di uscire con le famiglie che passeggiavano con i bambini nel passeggino, i corridori, i pensionati con il giornale sotto al braccio e noi alienati con gli occhiali da sole a dire “ah ma allora c’è anche un altro tipo di vita che non è soltanto quella della notte”. <mark class='mark mark-yellow'>Tutto fuori continuava a scorrere mentre lì tutto rimaneva immobile. Più volte mi sono ritrovato a sedermi su dei gradini di una scalinata che si affacciano sul parco a guardare il fiume, veder scorrere le cose crea un flusso mentale molto creativo e d’ispirazione,</mark> si vedono animali, piante, tutte le stagioni dalla calda luce del sole al grigiore nebbioso autunnale. In generale a Torino c’è sempre stata una sorta di anarchia tollerata per quanto riguarda la vita di chi partecipa alla notte, siamo sotto alla città e qui tutto era concesso. Da più di un decennio la quiete è scesa sulla banchina, le norme si sono fatte più stringenti, i locali sono chiusi e i Murazzi sono diventati un palcoscenico vuoto, in attesa, si spera, di un nuovo copione.</p>
<p>Tutto questo è Torino: una città che è capace di reinventarsi sempre, di guardare a ciò che potrebbe essere, senza mai dimenticare ciò che è stato.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta la discoteca, come cambia il mondo della notte</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 17:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Barbieri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/06/discoteca.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="c&#039;era una volta la discoteca" /></p><p>C&#8217;era una volta la <strong>discoteca</strong>. La nostalgia della vita prima del Covid non poteva dimenticare la notte. E infatti il caldo che avanza fa riemergere i ricordi dei club e delle discoteche come luoghi dove la musica si mischia a primi incontri, pazzie e balli scatenati. Migliaia di persone chiedono a gran voce che i posti del cuore possano riaprire le porte e tra questi i gestori, con la paura di un&#8217;estate in bianco e poi la luce in fondo al tunnel, anche se ancora molto fioca. <strong>Perciò la ripartenza sarà soft, quasi in punta di piedi.</strong><mark class='mark mark-yellow'>Nonostante fosse stata stabilita come data papabile il <strong>15 giugno</strong> per l&#8217;avvio, il Governo ha fatto un passo indietro per il mondo della notte, stabilendo nel nuovo Dpcm il via libero definitivo per il <strong>14 luglio</strong>.</mark> E allora come dimenticare il fiume di critiche sulle nuove regole? Vale il<strong> divieto di assembramento</strong> e dunque si devono riorganizzare gli spazi, per garantire l&#8217;accesso in modo ordinato, e tenere almeno <strong>un metro</strong> tra gli utenti, nonché almeno <strong>due metri</strong> tra chi accede alla pista da ballo. Ma la situazione non è omogenea in tutta Italia. Dove l&#8217;indice di contagio sarebbe più sotto controllo, si prendono strade diverse.</p>
<p>La <strong>Toscana</strong>, ad esempio, riapre con ingressi calmierati. In <strong>Campania</strong> stessa linea: il governatore Vincenzo De Luca ha detto sì, ma ha imposto il divieto di ballo. In <strong>Puglia</strong>, invece, via alla discoteche da lunedì 15 giugno, ma solo all&#8217;aperto. In <strong>Emilia-Romagna</strong> e in <strong>Liguria</strong> servirà qualche giorno in più: le ordinanze sono orientate al 19 giugno, stessa data scelta dal governatore del <strong>Veneto</strong> Luca Zaia.</p>
<p>La <strong>Lombardia</strong> si allinea con l&#8217;ultima ordinanza alle regole nazionali e a Milano e dintorni non resta che soffrire in silenzio. Qui si trovano le discoteche più famose d&#8217;Italia, dove da sempre si incontrano vip, top model, calciatori e personaggi dello spettacolo, ma non solo.<strong> I club sono stati anche laboratori di creatività e cultura contemporanea</strong> e un esempio tra tutti è il <strong>Plastic</strong>, cuore pulsante della movida milanese e dalla fama internazionale con le visite di<strong> Keith Haring</strong>,<strong> Freddie Mercury</strong>, <strong>Madonna</strong> e <strong>Andy Warhol</strong>.<mark class='mark mark-yellow'>Adesso si riapre a porte un po&#8217; socchiuse e lo scenario post-Covid vede tanti cambiamenti nei locali come l&#8217;<strong>Old Fashion</strong>, il<strong> The Club</strong> e il <strong>The Beach</strong>: tutto a portata di tavolo, sparirà la pista da ballo e andrà ridisegnata l&#8217;architettura del locale. E quando sarà possibile si ballerà al proprio posto tra congiunti.</mark> Il classico buttafuori si trasformerà in Covid-manager per vigilare sulle entrare e uscite, piuttosto che sulle risse. In questo scenario non si può dimenticare la città di <strong>Bergamo</strong>, dove la vita sta ricominciano a scorrere tra le mille ferite della pandemia e i giovani vogliono ricominciare ad assaporare la movida notturna.<mark class='mark mark-yellow'>Abbiamo fatto il punto con <strong>Dani Vescovi</strong> del <strong>Juice Club</strong>, noto locale della provincia bergamasca</mark>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Tra termoscanner, distanziamento e biglietto elettronico, riaprono con cautela anche le discoteche. E il classico buttafuori si trasformerà in Covid-manager per vigilare sulle entrare e uscite, invece che sulle risse</span></p>
<p><strong>Quali sono le norme che avete adottato per i vostri eventi post Covid? Termoscanner, capienza ridotta o distanziamento sociale con biglietto elettronico e zero code?</strong></p>
<p>Abbiamo letto come tutti le linee guida per le discoteche e la reazione a caldo è stata certamente di sconcerto, poi però abbiamo pensato che qualcosa si potesse fare e in questi giorni abbiamo iniziato a prepararci. Per quel che riguarda l&#8217;aspetto tecnico, la priorità organizzativa sarà gestire le affluenze, limitate rispetto alla capienza di circa il 60%.<mark class='mark mark-yellow'>Al momento abbiamo pensato a un mix tra biglietto elettronico, prenotazione obbligatoria e pagamento all&#8217;uscita anziché all&#8217;ingresso e ovviamente menù elettronico per i tavoli. Non dobbiamo dimenticare che questa emergenza ci ha lasciato in una condizione economica disastrosa e mai come oggi sarà indispensabile dare al cliente qualcosa di speciale, che valga il prezzo del biglietto.</mark></p>
<p><strong>Come cambierà l&#8217;ambiente della discoteca per gli operatori del settore, combattuti tra le norme di distanziamento tra i dipendenti e la voglia di normalità?</strong></p>
<p>Noi vorremo avere entrambe le cose. Mi spiego meglio:<mark class='mark mark-yellow'>sarà imprescindibile, oltre che di buon senso, mantenere le distanze e utilizzare le precauzioni nell&#8217;ambiente di lavoro, ma al contempo sarà necessario dare una parvenza di normalità, coesione e festa, perché appunto noi vendiamo divertimento e questo non può venire meno.</mark></p>
<p><strong>Cosa avete pensato di fare per la vostra riapertura a livello di eventi?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Stiamo valutando diverse opzioni, dallo spostarci su un giorno feriale anziché il classico weekend oppure ad una versione più soft, senza dubbio senza rinunciare alla nostra indole artistica.</mark> Abbiamo da sempre ospitato i migliori artisti al mondo e continueremo a farlo. Di sicuro attenderemo l&#8217;esito dei primi party degli altri staff prima di proporre il nostro. Non possiamo permetterci di sbagliare, sotto tutti i punti di vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
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