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	<title>magzine &#187; medioriente</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Siria: forti speranze e fragili equilibri dopo la caduta del regime degli Assad</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 15:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una speranza per il futuro «Quella sera sono rimasto sveglio per quasi tutta la notte. Sono andato a dormire alle 4 del mattino per la stanchezza». Boutros ricorda così la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="787" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/3bdb808bbed2e8b8fc9f8b6414c60defe1f13c67-88571369.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="3bdb808bbed2e8b8fc9f8b6414c60defe1f13c67-88571369" /></p><h2>Una speranza per il futuro</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">«Quella sera sono rimasto sveglio per quasi tutta la notte. Sono andato a dormire alle 4 del mattino per la stanchezza». Boutros ricorda così la notte in cui il presidente della Siria <strong>Bashar al-Asad</strong> si è dato alla fuga davanti all’avanzata delle milizie jihadiste di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong> (Hts) verso Damasco. «Quando sono andato a dormire, il governo di Asad non era ancora caduto. Un’ora dopo è suonato il mio cellulare: era mio cugino dall’Olanda che mi urlava &#8220;Boutros, è caduto! Quel cane è caduto!”».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Boutros ha 27 anni, e viene da Latakia, anche se è originario di Qunaya, un villaggio situato nella regione di Idlib, nel Nord del Paese, la stessa regione sotto il controllo della milizia Hayat Tahir al-Sham dal 2017. Tre anni fa, si è trasferito a Milano per studiare regia e, da allora, non è mai riuscito a tornare. È sempre rimasto in contatto, però, con amici e familiari a casa: «<mark class='mark mark-yellow'>Da un lato tutti sono contenti e festeggiano. In tutta la Siria hanno tirato giù le statue di <strong>Hafiz al-Asad</strong> (padre di Bashar ed ex presidente della Siria, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">), e le hanno trascinate per strada. Dall’altro, però, c’è anche molta preoccupazione, perché la situazione è caotica e instabile.</mark> Scappando, Bashar al-Assad non ha lasciato il governo a nessuno, e anche l’esercito e le forze dell’ordine sono fuggiti lasciando incustodite le proprie sedi. Prima che entrassero nelle città gli eserciti ribelli, diverse persone sono entrate in questi posti, mettendoli a fuoco, oppure rubando pistole e armi. Per questo motivo la situazione è un po’ fuori controllo».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante l’attualità sia molto caotica per la Siria, l’inquietudine è solo per la situazione immediata. Se, invece, si cerca di immaginare il futuro del Paese, si delinea uno scenario di speranza: «<mark class='mark mark-yellow'>Sotto il regime di Assad, c&#8217;erano tante persone condannate senza processo con l’accusa di aver parlato male del governo.</mark> Si è scoperto dell’esistenza di tante carceri di cui nessuno era a conoscenza e i cui prigionieri – provenienti da Siria, Libano, Iraq e Palestina – adesso sono in libertà e sono tornati dalle loro famiglie. […] Gli eserciti ribelli ci stanno dicendo che in futuro non sarà più così, che il Paese sarà libero. Dichiarano che rispetteranno il popolo siriano a prescindere dalla loro religione: non importa se cristiano, sunnita, sciita, alawita o druso, <strong>la Siria sarà dei siriani</strong>. Ovviamente non possiamo giudicare troppo velocemente né il governo provvisorio né il suo modo di operare. Il regime precedente ci ha però lasciato un Paese distrutto e casse vuote. È giusto dare a questi miliziani una possibilità per vedere cosa possono fare».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A proposito di religione, c&#8217;è da sottolineare l’approccio differente tra quello del leader di Hts al-Jolani e l’ormai ex presidente Assad. L’esercito ribelle, nonostante si origini da gruppi come l-Qaida e Isis, promette di governare il Paese laicamente, rispettando tutti i gruppi religiosi presenti sul territorio, ponendosi in discontinuità rispetto ad Assad: «Ci sono alcune comunità religiose in Siria che sostenevano Assad, come i cristiani e gli alawiti. Assad ha sfruttato questa diversità per generare il conflitto all’interno della popolazione siriana e per incutere timore. <mark class='mark mark-yellow'>“Se io me ne vado, vi uccideranno”: questo era il suo ricatto.</mark> Ma quando è fuggito, tutti questi gruppi si sono sentiti traditi e delusi, perché il loro presidente li ha abbandonati senza pronunciare neanche una parola».</span></p>
<h2>Tra equilibri fragili e nuovi scenari</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Al tripudio di gran parte della popolazione per la caduta del regime si affiancano i dubbi degli attori regionali su quale sarà il destino del Paese, in particolare su quale forma assumerà il nuovo governo e come questo cambio di regime influenzerà i fragili equilibri regionali, già messi alla prova dal <strong>conflitto israelo-palestinese</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fedele alleata dell’Iran, la Siria è stata un attore fondamentale della cosiddetta “mezzaluna sciita” e ha goduto dell’appoggio di Teheran durante la guerra civile. Il supporto era arrivato anche dal partito armato libanese <strong>Hezbollah</strong>, stretto alleato della Repubblica islamica. Storico è anche il legame che il regime siriano ha costruito con la Russia, risalente all’epoca sovietica e rappresentato concretamente dalla presenza in territorio siriano della base navale di Tartus, simbolo della presenza di Mosca in Medio Oriente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La caduta del regime e la fuga di Assad a Mosca hanno rotto questi equilibri che già da tempo stavano scricchiolando sotto il peso degli eventi internazionali. Mentre le risorse del Cremlino erano sempre più concentrate sul conflitto in Ucraina, l’entrata delle forze israeliane in Libano ha messo a dura prova le capacità belliche di Hezbollah, che si ritrova ora privata di un regime alleato e il cui territorio garantiva un corridoio di rifornimenti provenienti dall’Iran e basi di appoggio: «<mark class='mark mark-yellow'>Hezbollah ha un problema senza precedenti. &#8211; spiega <strong>Lorenzo Trombetta</strong>, giornalista e autore del libro </span><i><span style="font-weight: 400;">Siria: dagli Ottomani agli Asad: e oltre</span></i><span style="font-weight: 400;"> -. Bisognerà capire come i recenti sviluppi influenzeranno il suo potere all’interno del Libano.</mark> Il 9 gennaio prossimo si terranno le elezioni presidenziali e bisognerà capire se l’organizzazione cercherà di mantenere un profilo dominante o se sarà costretta a venire a più miti consigli».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante la comune avversione verso Teheran, non sembra che i recenti sviluppi abbiano incoraggiato un riavvicinamento tra Israele e Damasco. Dal 1967 lo stato ebraico occupa le alture del Golan, tutt’ora considerate territorio siriano, da cui deriva il nome di battaglia scelto dal leader di Hts </span><span style="font-weight: 400;">Aḥmad Ḥusayn al-Shara</span><span style="font-weight: 400;">ʿa</span><span style="font-weight: 400;">: <strong>Abu Mohammed al-Jolani</strong>, che letteralmente significa “proveniente dal Golan”. Una posizione strategica che Israele non intende lasciare, anzi. Dopo l’entrata dei ribelli nella capitale, le forze di Tel Aviv hanno occupato altre porzioni di territorio, “una mossa temporanea motivata da ragioni di sicurezza”, ha commentato il ministro degli Esteri israeliano <strong>Gideon Saar</strong>, ma che ha subito ricevuto una netta condanna da parte della comunità internazionale. Oltre a questo da non sottovalutare è l’impatto dei 480 raid effettuati dalle forze israeliane contro siti militari siriani, condotti, a detta dei vertici militari, “per evitare che finissero nelle mani di elementi terroristici”. Tra gli obiettivi ci sono 15 navi, diversi siti di produzione di armi e batterie antiaeree.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se da un lato la situazione ha indebolito i vecchi alleati di Damasco, dall’altro potrebbe favorire la posizione di un altro attore: la <strong>Turchia</strong>. «<mark class='mark mark-yellow'>L’influenza di Ankara non è nuova nella storia della Siria. Basti pensare ai secoli di dominio ottomano nella regione</mark> &#8211; spiega ancora Lorenzo Trombetta -. Bisogna capire come la Turchia negozierà le sue acquisizioni territoriali nel Nord-Ovest. Probabilmente verranno avviati dei negoziati con la Russia per permettere a Mosca di mantenere le sue basi nel Mediterraneo in cambio di una maggiore influenza geostrategica». L&#8217;influenza turca potrebbe giocare un ruolo cruciale nella sorte della <strong>popolazione curda</strong> che Ankara vorrebbe vedere confinata ad Est del fiume Eufrate: «Ora bisognerà vedere quali accordi verranno stretti tra Stati Uniti e Turchia sulla questione. Per ora ad Est dell’Eufrate i curdi sembrano poter mantenere le loro posizioni nel Nord-Est, dove costituiscono la maggior parte della popolazione. Nelle altre zone, a popolazione mista, quando i curdi non riusciranno più a cooptare le popolazioni arabe locali, queste potrebbero essere a loro volta cooptate da altre fazioni».</span></p>
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		<title>Bot e fake news: così Israele cerca di distruggere l&#8217;UNRWA</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 12:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Sarà impossibile vincere la guerra se non distruggiamo l’UNRWA, e questa distruzione deve iniziare immediatamente». Così un ricercatore israeliano ha dichiarato alla Knesset, il parlamento israeliano, come l&#8217;eliminazione dell’Agenzia delle Nazioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1320" height="880" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/UNRWA-Palestinian-Flag-1320x880.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: jns.org" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Sarà impossibile vincere la guerra se non distruggiamo l’UNRWA, e questa distruzione deve iniziare immediatamente»<mark class='mark mark-yellow'></mark>. Così un ricercatore israeliano ha dichiarato alla Knesset, il parlamento israeliano, come l&#8217;eliminazione dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi sia un passaggio necessario per la vittoria della guerra. Da tempo, infatti, l’agenzia Onu è presa di mira dagli organi di informazione israeliani: l’accusa sarebbe quella di avere legami, diretti o indiretti, con il gruppo di resistenza palestinese di Hamas e di essere pertanto coinvolta nell’attacco terroristico del 7 ottobre. Insinuazioni che hanno indotto molti dei Paesi sostenitori a interrompere temporaneamente i loro finanziamenti a favore dell&#8217;ente.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;UNRWA è stata creata nel <strong>1949</strong> per far fronte al contesto conseguente alla <em><strong>Nakba,</strong></em> quando più di 700mila palestinesi sono stati costretti da gruppi paramilitari sionisti a un esodo forzato dalle loro case per liberare il territorio e poter istituire lo Stato di Israele. Il suo scopo principale, come suggerito dallo stesso nome, è il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi e la realizzazione del loro diritto a tornare in patria. Questo progetto trova forte opposizione nel governo israeliano che, al contrario, mira a un&#8217;espulsione permanente dei profughi per poter continuare la sua occupazione del territorio.</p>
<p style="font-weight: 400;">In risposta a queste accuse, l’Agenzia Onu ha deciso di sospendere alcuni suoi dipendenti e avviare un’indagine interna, ma ha anche sottolineato come Israele non abbia fornito alcuna prova sostanziale delle sue tesi. Secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’organizzazione, le uniche dichiarazioni di collusione con Hamas proverrebbero da alcuni funzionari delle Nazioni Unite, che avrebbero rilasciato queste affermazioni durante la detenzione israeliana perché sottoposti a tortura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sul punto si sono concentrate le attività del gruppo israeliano di controllo della disinformazione <em><strong>Fake Reporter</strong>,</em> i cui risultati sono stati poi resi noti dal quotidiano israeliano <em><strong>Haaretz</strong>. </em>Secondo quanto emerso, l’operazione di contrasto all’UNRWA sarebbe parte di un ampio progetto di propaganda israeliano detto <strong>“Hasbara”,</strong> volto a plasmare l’opinione pubblica globale. La narrazione contraria all’UNRWA sarebbe stata sostenuta da portali di informazione creati appositamente e  condivisa, poi, da migliaia di account social falsi, nonché da influencer pro-Israele incaricati di amplificarne la diffusione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>La narrazione contraria all’UNRWA sarebbe stata sostenuta da portali di informazione creati appositamente e poi condivisa da migliaia di account social falsi, nonché da influencer pro-Israele incaricati di amplificarne la diffusione</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dettaglio, le tre fonti create specificamente per la propaganda anti UNRWA sarebbero: l&#8217;<em><strong>UnFold Magazine</strong></em>, che si presenta come fonte primaria di news da Israele; la<em><strong> Non-Agenda</strong></em>, che si mostra come una testata imparziale di notizie israeliane; la <em><strong>Moral Alliace</strong></em>, un’organizzazione apartitica celebrativa dei valori del mondo occidentale. Queste pagine vantano sulle varie piattaforme Facebook, Instagram e X un totale di 44.000 followers, ma la maggioranza sono fake. Sempre secondo <em>Harretz,</em> Israele avrebbe anche adottato un sistema tecnologico in grado di destinare contenuti parametrati al tipo e all’età degli utenti dei social per disincentivare la narrazione pro-palestinese nell’opinione pubblica. L’azione sarebbe avvenuta con l’utilizzo di bot per bombardare i social di articoli fortemente critici dell’UNRWA e sostenitori della sua abolizione. Tra questi pezzi ha avuto particolare diffusione un testo del <em>Wall Street Journal</em>, che però si è poi rivelato esser stato scritto con l’aiuto di un soldato israeliano in formazione e sulla base esclusivamente di affermazioni non comprovate.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’emergere di tutti questi elementi non fa che aggravare la situazione di scarsa credibilità in cui versa Israele, che è ormai percepito da larga parte dell’opinione pubblica come carnefice di un genocidio più che come semplice vittima di un attacco. Sarà quindi interessante vedere che strategia adotterà e se deciderà di implementare i progetti di disinformazione per cambiare la narrativa che si sta diffondendo. Del resto, con la diffusione di internet e dei social media, la guerra si è trasferita su un ulteriore piano rispetto al semplice campo di battaglia: quello della comunicazione. <mark class='mark mark-yellow'></mark>Da quando i mezzi tecnologici di informazione e i social hanno raggiunto una così larga scala si cerca in ogni modo di veicolare informazioni, spesso anche false, che possano plasmare l’opinione pubblica a proprio favore</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Da quando i mezzi di comunicazione tecnologici e i social hanno raggiunto una così larga diffusione il conflitto si è spostato anche sul piano dell&#8217;informazione</span> Avere la maggioranza della popolazione a proprio favore può essere un grande strumento politico, che può orientare scelte importanti per il destino dei conflitti: le decisioni dei vari Stati in merito a come prendere parte o meno ai vari sconti tengono sempre conto di quale sia l&#8217;opinione pubblica sul punto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui l&#8217;articolo completo di <em>Haaretz: <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2024-03-19/ty-article-magazine/.premium/israeli-influence-op-targets-u-s-lawmakers-on-hamas-unrwa/0000018e-5098-d282-a19f-7dd95cc70000">https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2024-03-19/ty-article-magazine/.premium/israeli-influence-op-targets-u-s-lawmakers-on-hamas-unrwa/0000018e-5098-d282-a19f-7dd95cc70000</a></em></p>
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